2 Settembre 2014 – La famosissima Laika fu la prima creatura a viaggiare nello spazio (e morire) il 3 Novembre 1957. La seguirono molti altri cani, che trovarono spazio in svariati oggetti della cultura pop sovietica, costituendo anche l’oggetto del nuovo libro Soviet Space Dogs (Cani spaziali sovietici), i cui testi sono stati scritti dalla ricercatrice Olesya Turkina.

Randagi che provenivano dalle strade di Mosca, venivano scelti in quanto piccoli, robusti, placidi e in grado di resistere ai preparativi del programma di volo spaziale sovietico degli esordi. Laika fu la prima a viaggiare, morendo solo poche ore dopo il lancio, diventando pure un simbolo di patriottismo. Fu seguita da Belka e Strelka, che riuscirono invece a sopravvivere: al loro ritorno, furono protagoniste della conferenza stampa che trovò spazio persino sulle cartoline.

I cani divennero difatti simboli della cultura pop dell’Unione Sovietica, comparendo su beni di largo consumo come pacchetti di sigarette, scatole di caramelle, spille, francobolli, cartoline, scatole di fiammiferi, libri per bambini, poster, confezioni di giocattoli.

In questo modo, questi cani dall’apparenza modesta divennero leggendari, tanto da essere ricordati ancora oggi, oltre che uno strumento di propaganda per l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.

Il Programma spaziale sovietico cominciò nel 1953 ed ebbe fine con la dissoluzione dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, nel 1991, divenendo eredità per Russia, Ucraina e Kazakhstan. Non differentemente dalla controparte occidentale, operava con informazioni confidenziali e aveva un valore di propaganda che andava al di là di quello tecnologico.

Molti degli oggetti contenuti nel libro Soviet Space Dogs (Cani spaziali sovietici) sono contenuti e visibili all’interno dell’articolo del Guardian citato in basso, per cui consigliamo di aprirlo.

Soviet Space Dogs
La copertina del libro Soviet Space Dogs, ovvero Cani Sovietici Spaziali, con testi di Olesya Turkina, pubblicato da Fuel (2014)

Olesya Turkina è ricercatrice senior al Museo di Stato Russo di San Pietroburgo.

Link: The Guardian; Fuel.

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