Apulia Contemporary Art Prize 2020: oggi l'apertura

Sabato 5 settembre 2020 alle ore 18.30 presso la sede di Bibart Biennale, Chiesa di Santa Teresa dei Maschi, a Bari, si terrà l’apertura dell’Apulia Contemporary Art Prize 2020, mostra concorso organizzata dall’Associazione di Promozione Sociale FEDERICO II EVENTI, VALLISA Cultura, BIBART Biennale in collaborazione con ass. I bisbiglii dell’Anima e con i patrocini di Comune di Bari e Comune di Gioia del Colle.
All’evento saranno presenti l’Assessore alle politiche culturali e turistiche della città di Bari Ines Pierucci e il Prof. Paolo Ponzio coordinatore del piano strategico Cultura della Regione Puglia.

Miguel Gomez direttore del premio spiega le motivazioni dello stesso: in questo tempo incerto, che ne è del grande calderone di mezzi espressivi dell’arte? Domanda provocatoria, in cui non si ha la consapevolezza di poter dare risposte, per la complessità del tema, e un po’ perché le uniche risposte dovranno essere affidate agli stessi artisti, in sintesi, solo l’arte potrà dire cosa sarà dell’arte dopo la pandemia.

Ci troviamo ad osservare un mondo dove il caos comunicativo ha creato la non-estetica, e a un primo sguardo ci stiamo accorgendo che l’arte si è chiusa in un mondo esclusivo e che non include, un mondo indecifrabile dove il linguaggio alieno e incomprensibile è divenuto padrone. Tutto questo prima del covid era tollerato e accettato senza euforia ma con rassegnazione, oggi nel forse dopo covid questi linguaggi ci auguriamo di non accettarli più, siamo convinti che l’arte per continuare a essere tale deve necessariamente cambiare. Apulia contemporary art prize è una mostra concorso che ha per tema, “La bellezza ritrovata”. in questa fase di lenta ripresa dopo la tragedia del virus dobbiamo rivedere il mondo con occhi diversi, l’intento è quello di osservare queste opere con occhi rinnovati, uno sguardo indietro per proiettarci nel futuro.

In esposizione 54 artisti con opere provenienti da Puglia, Basilicata, Sicilia, Lazio, Valle d’Aosta, Lombardia, Abruzzo, Veneto.

Monica Abbondanzia, Lusa (Sergio Abbrescia), Milena Achille, Maria Bitetti, Damiano Bitritto, Francesca Brivio, Roberto Capriuolo, Antonio Caramia, Francesco Cardone, Cesare Cassone, Marco Ciccarese, Pasquale Conserva, Anna Cristino, Pasquale dalle Luche, Emanuela de Franceschi, Arcangela di Fede, Raffaella Fato, Canio Franculli, Germana Galdi, Nancy Gesario, Mara Giuliani, Roberta Guarna, Mina Larocca, Rosa Leone, Gabriele Liso, Antonella Lozito, Andrea Mangia, Cesare Maremonti, Nilde Mastrosimone de Troyli, Alessandro Matassa, Giuseppe Miglionico, Mimmo Milano, Toy Blaise (Biagio Monno), Giancarlo Montefusco, Domenico Morolla, Sante Muro, Pasquale Palese, Francesca Paltera, Alessandra Peloso, Angela Piazza, Gina Pignatelli, Biagio Pisauro, Marialuisa Sabato, Annalisa Schirinzi, Valentina Scrocco, Carmen Toscano, Giuseppe Toscano, Anna Troyli, Vito Valenzano, Dino Ventura, Tommaso Maurizio Vitale, Vittorio Vertone, Valentina Zingaro, Valeria Zito, Barbara Zuccarino.

Apulia Contemporary Art Prize 2020

Il premio prevede l’allestimento di un’importante esposizione itinerante composta da due mostre. La prima presso la Chiesa seicentesca di Santa Teresa dei Maschi di Bari dal 5 al 19 settembre e la seconda a Gioia del Colle dal 26 settembre al 4 ottobre nel chiostro di palazzo San Domenico.

Orari di apertura mostra di Bari dal martedi al sabato ore 10.30/13.00 – 16.00/19.00 Domenica e lunedi chiuso

Testo e foto sull'Apulia Contemporary Art Prize 2020 dall'Ufficio Stampa BIBART Biennale


Spoleto Due Mondi fratellanza

Spoleto Due Mondi, giù il sipario nel segno della fratellanza

Giù il sipario della sessantatreesima edizione del Festival dei Due Mondi di Spoleto: la manifestazione si è conclusa ieri sera nel segno della fratellanza, come ha sapientemente sottolineato il maestro Riccardo Muti riferendosi alla nona Sinfonia di Beethoven e a cui, con la direzione dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini da lui fondata nel 2004, è stato affidato in piazza Duomo il concerto finale.

I movimenti del compositore tedesco, di nuovo celebrato nel duecentocinquantesimo anniversario dalla nascita e dopo che l’Orchestra del Teatro Carlo Felice di Genova due giorni prima aveva eseguito Le creature di Prometeo (concerto in forma scenica che abbinava le suggestive creature dello stilista Roberto Capucci, n.d.r.), si trova a fornire il vero significato all’intera edizione.

28/08/2020 - 63a edizione del Festival dei Due Mondi, Piazza Duomo, Le creature di Prometeo. Le creature di Capucci. Foto copyright Kim Mariani

 

28/08/2020 - 63a edizione del Festival dei Due Mondi, Teatro Romano, Maria Callas. Lettere e Memorie. Foto copyright Kim Mariani

Un anno particolare questo, nel quale a causa dell’emergenza sanitaria da COVID-19, fino all’ultimo non era neanche sicuro che il Festival si potesse fare. Per questo Umberto De Augustinis, sindaco della Città e presidente della Fondazione Festival, ha più volte ringraziato il direttore artistico uscente, Giorgio Ferrara, per il coraggio e il sacrificio.

Sebbene questa edizione abbia subito ristrettezze dal punto di vista precauzionale (uso di mascherine, pulizia delle mani, distanziamento sociale), dei posti a sedere ridotti (così come del pubblico anche della stampa), dei prezzi dei biglietti (per i più troppo alti), dei luoghi messi a disposizione (solo due, il Teatro Romano e la piazza del Duomo che all’aperto, potessero garantire sicurezza e permettere a quante più persone di assistere agli spettacoli) e la durata dell’intera kermesse (solo otto serate, seppur con nomi di più richiamo quali Dante, Ferrari, Bellucci e Zingaretti) il bilancio conclusivo non può che essere positivo: la prospettiva che il Festival dovesse saltare un’edizione – cosa mai avvenuta da quando Gian Carlo Menotti lo aveva fondato nel 1958 – per gli avventori era di fatto impensabile.

20/08/2020 63a edizione del Festival dei 2 Mondi di Spoleto. Teatro Romano, Spettacolo - Concerto da Euripide e Sofocle I Messaggeri regia di Emma Dante, nella foto Elena Borgogni. Foto copyright Maria Laura Antonelli/AGF
21/08/2020 63a edizione del Festival dei 2 Mondi di Spoleto. Piazza Duomo, 3 Monodrammi per attrice, coro femminile e orchestra. Arianna, Fedra, Didone Ovidio – Epistulae Heroidum, musica di Silvia Colasanti; adattamento e traduzione di Rene' de Ceccatty, nella foto il direttore Roberto Abbado, Orchestra Giovanile Italiana International Opera Choir, maestro del coro Gea Garatti con Isabella Ferrari. Foto copyright Maria Laura Antonelli/AGF

Il repertorio francese con cui il maestro Daniele Gatti aveva concluso l’edizione dello scorso anno, in questo ha ceduto il passo ad un più formale classicismo (Mozart, Cimarosa e Mercadante) che nel romanticismo (Schubert) ha poi conosciuto la grande opera con Verdi e Bellini (con arie interpretate dalla soprano Rosa Feola) grazie ad un’orchestra che è sempre preghiera e compimento per l’armonia. Ecco perché Riccardo Muti sprona affinché la Chiesa e lo Stato non dimentichino quale “colonna portante” rappresenti per il Paese “la storia della musica”.

23/08/2020 63a edizione del Festival dei 2 Mondi di Spoleto. Teatro Romano, spettacolo Pianoforte con la pianista Beatrice Rana. Foto copyright Maria Laura Antonelli/AGF

Nel fare questo – anche ricalcando il tentativo della pianista Beatrice Rana in concerto solista nella prima settimana del Festival, nella messa in scena dell’Orfeo di Monteverdi che ne aveva inaugurato le gesta, o anche nel termine della trilogia del mito con musiche della Colasanti - con gli applausi finali è stato il maestro Muti, accompagnato da Maria Teresa Venturini Fendi, a dare all’infermiera Elena Pagliarini il premio Carla Fendi 2020 perché con il suo lavoro ha consacrato la sua vita al servizio dell’umanità senza in nessun caso abbandonare il malato (parafrasi dal “Giuramento degli Infermieri” tratto dal testo di Florence Nightingale, ndr.).

19/08/2020 63a edizione del Festival dei 2 Mondi di Spoleto. Piazza Duomo, prova generale teatro con l'Opera de L'Orfeo, regia del maestro Pier Luigi Pizzi, nella foto il direttore Ottavio Dantone con l' Accademia Bizantina. Foto copyright Maria Laura Antonelli/AGF
Spoleto Due Mondi fratellanza
30/08/2020 63a edizione del Festival dei 2 Mondi di Spoleto: un messaggio di fratellanza. Piazza Duomo, Concerto Finale, nella foto il direttore Riccardo Muti, Orchestra Giovanile Luigi Cherubini. Foto copyright Maria Laura Antonelli/AGF

Al sacrificio e alla fratellanza si è infine aggiunto l’augurio di un futuro prospero, ieri in una conferenza stampa pomeridiana, della nuova direttrice artistica del Festival dei Due Mondi di Spoleto, Monique Veaute, il cui mandato inizia oggi per cinque anni: tra le anticipazioni quella di voler coinvolgere di più il territorio di Spoleto e di voler far tornare la musica protagonista. Il Festival 2021 che si svolgerà dal 24 giugno all’11 luglio, si prepara dunque ad affrontare nuovi impegni: ”Le tre parole d’ordine saranno novità, rarità e originalità. Spero di essere all’altezza delle aspettative”, ha concluso la Veaute a margine dell’incontro.

 

Spoleto Due Mondi fratellanza
30/08/2020 - Spoleto, Palazzo Comunale, conferenza stampa di presentazione della nuova direttrice artistica del Festival dei Due Mondi Monique Veaute. Da sinistra: Daniela D'Agata del collegio dei revisori dei conti, Dario Pompili vice presidente della Fondazione Festival, Maria Teresa Venturini Fendi, il sindaco Umberto De Augustinis, Monique Veaute e la direttrice amministrativa Paola Macchi. Foto da Ufficio Stampa del Comune di Spoleto.

Le Creature di Prometeo Capucci Ludwig Van Beethoven

Una pantomima per Beethoven

“Quando disegno mi sento distaccato dal mondo e quindi disegno, non ne potrei fare a meno”, si è aperta così la seconda serata dell’ultimo fine settimana della sessantatreesima edizione del Festival dei Due Mondi di Spoleto, con le parole e il cuore dello stilista Roberto Capucci ritratto in un filmato che ieri sera sovrastava il pubblico in piazza Duomo.

Le Creature di Prometeo Capucci Ludwig Van Beethoven
Musica di Ludwig van Beethoven con Le creature di Prometeo - Le creature di Capucci. Photo Maria Laura Antonelli/AGF

Prima che l’orchestra del Teatro Carlo Felice di Genova, diretta dal maestro Andrea Battistoni, iniziasse a suonare, nel filmato che scorreva ancora si vedevano scene di prove e di sartoria, mentre lo spettatore cominciava ad essere immerso nell’arte di due grandi protagonisti: Ludwig van Beethoven, per festeggiarne i duecentocinquant’anni dalla nascita, e Roberto Capucci che su iniziale storia raccontata nella coreografia di Salvatore Viganò ha avvicinato nella messa in scena due movimenti scenici.

Non essendo presente il compositore, seppur celebrato, il narratore Capucci – applaudito a lungo in platea – ha estrapolato il dramma dalle sue sculture di stoffa. L’epica di Prometeo nel voler raggiugere e strappare agli dei il fuoco è violato dai colori, interpreti cospicui che aderiscono alle pelli dei danzatori. L’identificazione nell’opera 43 di Beethoven e nella più famosa Eroica (sinfonia n. 3) che, tra natura floreale e apparenza è posta sul palco laterale e nelle immagini riflesse sulla facciata del vicino Teatro Caio Melisso, differisce senza alterare l’azione gestuale e musicale.

Le Creature di Prometeo Capucci Ludwig Van Beethoven
Musica di Ludwig van Beethoven con Le creature di Prometeo - Le creature di Capucci. Photo Maria Laura Antonelli/AGF

Beethoven, nel volersi conoscere fuori di sé, riesce a spingere la sua musica ben oltre la quasi sordità che già nel primo Ottocento era per lui un vero dramma. È nella sua vita avversa che lo stilista riconosce il valore delle sue creature, seguendo il mito del titano Prometeo che pur nel combattere per l’umanità sfiderà Zeus per subirne poi le gravi punizioni. Un favore per l’intima battaglia della vita che il compositore tedesco, già per la prima rappresentazione del balletto nel 1801, conosceva bene: la sua opus creativa ne era imperniata totalmente.

Le Creature di Prometeo Capucci Ludwig Van Beethoven
Musica di Ludwig van Beethoven con Le creature di Prometeo - Le creature di Capucci. Photo Maria Laura Antonelli/AGF

Per comprendere il suo animo riporto ciò che egli un anno dopo, a trentadue anni, scrisse ai suoi fratelli:

“La mia sventura mi fa doppiamente soffrire perché mi porta a essere frainteso. Per me non può esservi sollievo nella compagnia degli uomini, non possono esservi conversazioni elevate, né confidenze reciproche. Costretto a vivere completamente solo, posso entrare furtivamente in società solo quando lo richiedono le necessità più impellenti; debbo vivere come un proscritto. Se sto in compagnia vengo sopraffatto da un’ansietà cocente, dalla paura di correre il rischio che si noti il mio stato. (…) quale umiliazione ho provato quando qualcuno, vicino a me, udiva il suono di un flauto in lontananza e io non udivo niente, o udiva il canto di un pastore e ancora io nulla udivo. – Tali esperienze mi hanno portato sull’orlo della disperazione e poco è mancato che non ponessi fine alla mia vita. – La mia arte, soltanto essa mi ha trattenuto. Ah, mi sembrava impossibile abbandonare questo mondo, prima di aver creato tutte quelle opere che sentivo l’imperioso bisogno di comporre; e così ho trascinato avanti questa misera esistenza (…) – Duratura deve essere, io spero, la mia risoluzione di resistere sino alla fine, finché alle Parche inesorabili piacerà spezzare il filo (…) che, almeno dopo la mia morte, il mondo e io possiamo riconciliarci, per quanto è possibile”.

(tratto dal libro a cura di Michele Porzio, Autobiografia di un genio, ed. Piano B 2018, pp. 58-9)

A Spoleto, intanto, le variazioni incluse nell’Eroica anticipavano il plauso finale dove il pubblico, in visibilio per i quindici costumi viventi (i quali bozzetti erano stati da poco esposti nella mostra “Capucci Dionisiaco. Disegni per il teatro” agli Uffizi di Firenze) e per l’impeccabile prassi esecutiva dell’orchestra, era rimasto ispirato dall’epica di questo insolito concerto in forma scenica.

Festival dei 2 Mondi di Spoleto. Piazza Duomo, prova del Concerto in forma scenica Le Creature di Prometeo / Le Creature di Capucci, musica di Ludwig van Beethoven, costumi originali di Roberto Capucci. Nella foto il direttore Andrea Battistoni, Orchestra del Teatro Carlo Felice di Genova, a cura di Daniele Cipriani. Danzatori ( in ordine di apparizione ): Hal Yamanouchi, Fabio Bacaloni, Davide Bastioni, Filippo Pieroni, Nico Gattullo, Marco Lo Presti, Roberto Lori, Luca Campanella, Giampiero Giarri, Raffaele Iorio, Antonio Cardelli, Flavio Marullo, Riccardo Battaglia, Damiano Ottavio Bigi, Luca Giaccio. Foto di Valentina Tatti Tonni

 

 


Nella Terra di Diana seconda edizione

"Nella Terra di Diana". Festival di Antropologia e Storia delle Religioni, seconda edizione

Nella Terra di Diana

Festival di Antropologia e Storia delle Religioni

3-6 settembre 2020

 

Manca pochissimo alla seconda edizione del Festival di Antropologia e Storia delle Religioni “Nella Terra di Diana” (Genzano di Roma-Nemi, 3-6 settembre 2020). La manifestazione sarà presentata il pomeriggio di giovedì 3 settembre in piazza Umberto I a Nemi, alle ore 16:30, e si terrà dal 4 al 6 settembre presso il palazzo Sforza Cesarini di Genzano di Roma.

Il Festival è promosso dal Museo delle Religioni “Raffaele Pettazzoni” e dai comuni di Genzano di Roma, Nemi e Velletri.

Collaborano all’organizzazione del Festival l’Associazione Italiana di Cultura Classica - Delegazione “Antico e Moderno”, l’ISMEO - Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Roma, la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale.

Hanno conferito il loro patrocinio alla manifestazione il Centro Interdipartimentale di Studi AMA - Antropologia del Mondo Antico dell’Università degli Studi di Siena, la Consulta Universitaria per la Storia del Cristianesimo e delle Chiese, l’ICSOR - International Center for the Sociology of Religion, la Scuola di Specializzazione in Beni Demoetnoantropologici dell’Università degli Studi di Perugia, Simbdea - Società italiana per la Museografia e i Beni Demoetnoantropologici, la Società Italiana di Storia delle Religioni.

L’iniziativa si terrà all’aperto e in rispetto delle norme di sicurezza. L’ingresso è libero e gratuito, ma è comunque necessario registrarsi come “uditori” entro il 2 settembre, scrivendo al seguente indirizzo di posta elettronica e riportando contestualmente i propri dati essenziali: [email protected]. Per dati essenziali si intendono nome, cognome, telefono, indirizzo di posta elettronica, giorno di possibile presenza.

Quanti avessero la necessità di soggiornare a Genzano di Roma o in Nemi nei giorni del Festival, possono usufruire delle strutture convenzionate a prezzo ridotto, scrivendo alla presidente dell’Associazione Calliope, la dott. Maria Paola De Marchis: [email protected]

Sarà presente un bookshop dove sarà possibile trovare le pubblicazioni presentate durante la manifestazione.

Di seguito, il programma e link utili per avere ulteriori informazioni.

Nella Terra di Diana. Festival di Antropologia e di Storia delle Religioni seconda edizione Locandina
La locandina per la seconda edizione: "Nella Terra di Diana. Festival di Antropologia e di Storia delle Religioni"

Nella Terra di Diana - 3 settembre 2020- ore 16:30

Piazza Umberto I - Nemi

Presentazione del Festival

 

Introduce:

Igor Baglioni, Direttore del Museo delle Religioni “Raffaele Pettazzoni”

Saluti istituzionali:

Alberto Bertucci, Sindaco di Nemi

Orlando Pocci, Sindaco di Velletri

Serafina Mascolo, Commissario straordinario per Genzano di Roma

Maria Paola De Marchis, Consigliere comunale di Velletri

Intervengono:

Aroldo Barbieri, Associazione Italiana di Cultura Classica - Delegazione “Antico e Moderno”

Gianluca De Sanctis, Centro Interdipartimentale di Studi AMA - Antropologia del Mondo Antico (Università degli Studi di Siena)

Roberto Cipriani, International Center for the Sociology of Religion - Roma

Adriano Rossi, ISMEO - Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente

Daniela De Angelis, Museo delle Navi Romane - Nemi

Simona Carosi, Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale

 

Ricordo di Enrico Comba e presentazione del libro

Le porte dell’anno: cerimonie stagionali e mascherate animali, a cura di Margherita Amateis - Enrico Comba, Accademia University Press, Torino 2019.

Intervengono:

Caterina Agus (Università degli Studi di Torino)

Margherita Amateis (Università degli Studi di Torino)

 

Tra l’ira delle Erinni e il rancore di Afrodite. Oreste e Ippolito prima di Nemi

Spettacolo del Laboratorio Teatrale Drammatico del Liceo Classico “Ugo Foscolo” di Albano Laziale

A cura di Marcella Petrucci (Liceo Classico “Ugo Foscolo” - Albano Laziale)

 

Nella Terra di Diana - 4 settembre 2020 - ore 9:30

Palazzo Sforza Cesarini (area antistante) - Genzano di Roma

Prima Sessione: dalla Tarda Antichità all’Età Contemporanea

 

Presentazione dei libri:

• Roberto Alciati, Monaci d’Occidente. Secoli 4.-9., Carocci, Roma 2018.

Interviene:

Roberto Alciati (Università degli Studi di Firenze)

• Francesco D’Angelo (a cura di), Pellegrini e crociati tra Europa del Nord e Mediterraneo (secoli XI-XIII), “RiMe. Rivista dell'Istituto di Storia dell'Europa Mediterranea” 6 (1), 2020.

Intervengono:

Francesco D’Angelo (Sapienza Università di Roma)

Luciano Gallinari (Istituto di Storia dell'Europa Mediterranea - Cagliari)

• Fulvio Ferrario - Eduardo López-Tello García - Emanuela Prinzivalli (a cura di), Riforma/riforme: continuità o discontinuità? Sacramenti, pratiche spirituali e liturgia fra il 1450 e il 1600, Morcelliana, Brescia 2019.

Interviene:

Emanuela Prinzivalli (Sapienza Università di Roma)

• Marina Caffiero - Alessia Lirosi (a cura di), Donne e Inquisizione, Edizioni di storia e letteratura, Roma 2020; Marina Caffiero, Profetesse a giudizio. Donne, religione e potere in età moderna, Morcelliana, Brescia 2020.

Intervengono:

Marina Caffiero (Sapienza Università di Roma)

Fabrizio Conti (John Cabot University)

• Valeria Merola - Sabina Pavone - Francesco Pirani (a cura di), Personaggi storici in scena, EUM - Edizioni Università di Macerata, Macerata 2020.

Intervengono:

Valeria Merola (Università degli Studi dell’Aquila)

Sabina Pavone (Università degli Studi di Macerata)

• Francesca Sbardella, Abitare il silenzio. Un’antropologa in clausura, Viella, Roma 2015; Francesca Sbardella, Etnologia del sacro. Religione e modernità nella riflessione francese, Pàtron, Bologna 2019.

Intervengono:

Lia Giancristofaro (Università degli studi “Gabriele d’Annunzio” Chieti-Pescara)

Francesca Sbardella (Alma Mater Studiorum - Università di Bologna)

• Lia Giancristofaro - Valentina Lapiccirella Zingari, Patrimonio culturale immateriale e società civile, prefazione di Pietro Clemente, Aracne, Roma 2020; Lia Giancristofaro, Populisme et polarisations. Notes théoriques sur le folklore dans les institutions politiques, introduction de Laurent Sébastien Fournier, L’Harmattan Italia, Torino 2020

Intervengono:

Lia Giancristofaro (Università degli studi “Gabriele d’Annunzio” Chieti-Pescara)

Francesca Sbardella (Alma Mater Studiorum - Università di Bologna)

 

Nella Terra di Diana - 4 settembre 2020 - ore 15:30

Parco del palazzo Sforza Cesarini - Genzano di Roma

Seconda Sessione: verso Oriente

 

Presentazione dei libri:

• Murat Yazar, Shadows of Kurdistan. A Photographic Resarch of a Cultural Identity, Ist. Kurdo/ISMEO - Scienze e Lettere, Roma 2020.

Intervengono:

Adriano Rossi (ISMEO - Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente)

Murat Yazar (MEFSAD - Mezopotamya Fotoğraf ve Sinema Amatörleri Derneği)

• Massimo Vidale (a cura di), Jiroft. La civiltà che non c’era, ISMEO - Scienze e Lettere, Roma 2020.

Interviene:

Davide Salaris (Macquarie University - Sydney)

Massimo Vidale (Università degli Studi di Padova)

• Fabio Scialpi (a cura di), Gandhi nel 150° anniversario della nascita, ISMEO - Scienze e Lettere, Roma 2020.

Intervengono:

Mario Prayer (Sapienza Università di Roma)

Fabio Scialpi (Sapienza Università di Roma)

Visita guidata al borgo di Nemi

 

Nella Terra di Diana - 5 settembre 2020 - ore 9:30

Palazzo Sforza Cesarini (area antistante) - Genzano di Roma

Terza Sessione: tra Storia del Cristianesimo ed Etnografia

 

Presentazione dei libri:

• Luca Arcari, Vedere Dio. Le apocalissi giudaiche e protocristiane (4. sec. a.C.-2. sec. d.C.), Carocci, Roma 2020.

Intervengono:

Luca Arcari (Università degli Studi di Napoli “Federico II”)

Francesco Berno (Sapienza Università di Roma)

• Andrea Annese, Il Vangelo di Tommaso. Introduzione storico-critica, Carocci, Roma 2019.

Intervengono:

Andrea Annese (Sapienza Università di Roma)

Daniele Tripaldi (Alma Mater Studiorum - Università di Bologna)

• Francesco Berno, L’Apocrifo di Giovanni. Introduzione storico-critica, Carocci, Roma 2019.

Intervengono:

Francesco Berno (Sapienza Università di Roma)

Daniele Tripaldi (Alma Mater Studiorum - Università di Bologna)

• Stefano Beggiora (a cura di), Il cosmo sciamanico. Ontologie indigene fra Asia e Americhe, FrancoAngeli, Milano 2019.

Intervengono:

Stefano Beggiora (Università Ca’ Foscari - Venezia)

Davide Torri (Sapienza Università di Roma)

• Emily Pierini, Jaguars of the Dawn. Spirit Mediumship in the Brazilian Vale do Amanhecer, Berghahn Books, New York-Oxford 2020.

Interviene:

Emily Pierini (Sapienza Università di Roma)

• Davide Torri, Landscape, Ritual and Identity among the Hyolmo of Nepal. The Buddha and the Drum, Routledge, London-New York 2020.

Intervengono:

Stefano Beggiora (Università Ca’ Foscari - Venezia)

Davide Torri (Sapienza Università di Roma)

 

Nella Terra di Diana -  5 settembre 2020 - ore 15:30

Parco del palazzo Sforza Cesarini - Genzano di Roma

Quarta Sessione: dall’Antichità Classica al Medioevo

 

Presentazione dei libri:

• Giulio Guidorizzi - Silvia Romani, In viaggio con gli dei. Guida mitologica della Grecia, Raffaello Cortina, Milano 2019.

Intervengono:

Giulio Guidorizzi (Università degli Studi di Torino)

Silvia Romani (Università degli Studi di Milano)

• Aglaia McClintock (a cura di), Storia mitica del diritto romano, Il Mulino, Bologna 2020.

Interviene:

Aglaia McClintock (Università degli Studi del Sannio - Benevento)

• Renata Salvarani, The Body, the Liturgy and the City. Shaping and Transforming Public Urban Spaces in Medieval Christianity (Eighth-Fourteenth Centuries), Edizioni Ca’ Foscari, Venezia 2020.

Intervengono:

Renata Salvarani (UER - Università Europea di Roma)

Lucina Vattuone (Musei Vaticani)

 

Premio “James G. Frazer”

La Delegazione “Antico e Moderno” dell’Associazione Italiana di Cultura Classica e il Museo delle Religioni “Raffaele Pettazzoni” conferiscono il premio “James G. Frazer” per l’anno 2020 a Giulio Guidorizzi (Università degli Studi di Torino).

Intervengono:

Igor Baglioni (Museo delle Religioni “Raffaele Pettazzoni”)

Emanuele Lelli (Associazione Italiana di Cultura Classica - Delegazione “Antico e Moderno”)

Simone Beta (Università degli Studi di Siena)

Silvia Romani (Università degli Studi di Milano)

Francesca Salvatori (Associazione Italiana di Cultura Classica - Delegazione “Antico e Moderno”)

Valentina Zanusso (Associazione Italiana di Cultura Classica - Delegazione “Antico e Moderno”)

Visita guidata al centro storico di Genzano di Roma

 

Nella Terra di Diana -  6 settembre 2020 - ore 9:30

Palazzo Sforza Cesarini (area antistante) - Genzano di Roma

Quinta Sessione: tra Antropologia e Sociologia

 

Presentazione dei libri:

• Fenggang Yang, La religione nella Cina comunista. Dalla sopravvivenza al risveglio, a cura di Emanuela Claudia Del Re, presentazione di Roberto Cipriani, FrancoAngeli Edizioni, Milano 2020.

Interviene:

Roberto Cipriani (Università degli Studi Roma Tre)

• Osvaldo Costantini, La nostra identità è Gesù Cristo. Pentecostalismo e nazionalismo tra gli eritrei e gli etiopici a Roma, Franco Angeli, Milano 2019.

Interviene:

Osvaldo Costantini (Sapienza Università di Roma)

• Roberto Cipriani, L’incerta fede. Un’indagine quanti-qualitativa in Italia, FrancoAngeli Edizioni, Milano 2020.

Intervengono:

Roberto Cipriani (Università degli Studi Roma Tre)

Cecilia Costa (Università degli Studi di Roma Tre)

• Katiuscia Carnà, Nuove identità di una società multietnica. Percorsi tra scuole, religioni, famiglie, CLEUP, Padova 2020.

Intervengono:

Katiuscia Carnà (Università degli Studi Roma Tre)

Roberto Cipriani (Università degli Studi Roma Tre)

• Tommaso Caliò (a cura di), Santi in posa. L’influsso della fotografia sull’immaginario religioso, Viella, Roma 2019.

Interviene:

Tommaso Caliò (Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”)

• Federico Biggio - Victoria Dos Santos - Gianmarco Thierry Giuliana (a cura di), Meaning-Making in Extended Reality. Senso e Virtualità, Aracne, Roma 2020.

Interviene:

Victoria Dos Santos (Università degli Studi di Torino)

• Fabrizio Spagnol, Cosa si nasconde dietro il bullismo. Saggio sulla formazione complessa, Meltemi, Milano 2019.

Intervengono:

Marinella Linardos (Comunità Ellenica di Roma e del Lazio)

Fabrizio Spagnol (Associazione Italiana di Cultura Classica - Delegazione “Antico e Moderno”)

 

Nella Terra di Diana - 6 settembre 2020 - ore 15:30

Sesta Sessione: Fiabe, Miti e Stregoneria

 

Presentazione dei libri:

• Andrea Maraschi, Similia similibus curantur. Cannibalismo, grafofagia e “magia” simpatetica nel Medioevo (500-1500), CISAM, Spoleto 2020.

Interviene:

Andrea Maraschi (Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”)

• Alessandra Ciattini (a cura di), Dalla magia alla stregoneria. Cambiamenti sociali e culturali e la caccia alle streghe, La città del sole, Napoli 2018.

Intervengono:

Alessandra Ciattini (Sapienza Università di Roma)

Maria Rosa Di Simone (Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”)

Giangiacomo Gandolfi (Planetario e Museo Astronomico di Roma)

• Benedek Elek, C’era una volta o forse non c’era… Fiabe cosmologiche ungheresi, a cura di Elisa Zanchetta, Vocifuoriscena, Viterbo 2020.

Interviene:

Elisa Zanchetta (Università degli Studi di Padova)

• Francesco Sangriso, Le fonti nordiche del Ring. La mitologia di Wagner, Vocifuoriscena, Viterbo 2018.

Interviene:

Francesco Sangriso (Università degli Studi di Genova)

Visita al santuario di Diana Nemorense

 

Il Festival è promosso dal Museo delle Religioni “Raffaele Pettazzoni” e dai comuni di Genzano di Roma, Nemi e Velletri.

Collaborano all’organizzazione del Festival l’Associazione Italiana di Cultura Classica - Delegazione “Antico e Moderno”, l’ISMEO - Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Roma, la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale.

Hanno conferito il loro patrocinio alla manifestazione il Centro Interdipartimentale di Studi AMA - Antropologia del Mondo Antico dell’Università degli Studi di Siena, la Consulta Universitaria per la Storia del Cristianesimo e delle Chiese, l’ICSOR - International Center for the Sociology of Religion, la Scuola di Specializzazione in Beni Demoetnoantropologici dell’Università degli Studi di Perugia, Simbdea - Società italiana per la Museografia e i Beni Demoetoantropologici, la Società Italiana di Storia delle Religioni.

L’iniziativa si terrà all’aperto e in rispetto delle norme di sicurezza. L’ingresso è libero e gratuito, ma è comunque necessario registrarsi come “uditori” entro il 2 settembre, scrivendo al seguente indirizzo di posta elettronica e riportando contestualmente i propri dati essenziali: [email protected] Per dati essenziali si intendono nome, cognome, telefono, indirizzo di posta elettronica, giorno di possibile presenza.

Quanti tra voi avessero la necessità di soggiornare a Genzano di Roma o in Nemi nei giorni del Festival, possono usufruire delle strutture convenzionate a prezzo ridotto, scrivendo alla presidente dell’Associazione Calliope, la dott. Maria Paola De Marchis: [email protected]

Sarà presente un bookshop dove sarà possibile trovare le pubblicazioni presentate durante la manifestazione.

In basso, trovate il programma e link utili per avere ulteriori informazioni.

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Beatrice Rana Spoleto

Magia liberata, a Spoleto il concerto di Beatrice Rana

Salentina, 27 anni, famiglia di musicisti, a due anni le mani sulla tastiera. Molte testate, nell’attesa di ascoltarla a Spoleto all’interno della sessantatreesima edizione del Festival dei Due Mondi, hanno descritto e intervistato Beatrice Rana che ieri sera, domenica 23 agosto 2020, infine, si è esibita davanti al pubblico del Teatro Romano. Reduce dall’aver interpretato le Variazioni Goldberg di Bach e dall’aver diretto l’estivo Classiche Forme festival da lei ideato per la musica da camera, sarà presto richiesta a Roma per il concerto n. 2 di Rachmaninov diretto da Alpesh Chauan e per cui Martha Argerich, suo mito, sembra aver già inviato messaggio di stima.

Insomma, il rotocalco era ricolmo di informazioni già prima che la serata avesse inizio tanto da chiederci che cosa, a parte l’opinione estetica soggettiva da omettere cortesemente al lettore, potesse ancora suggestionarci. Poi, d’un tratto, al primo echeggio di accordi si alzò il vento e le note presero a rincorrersi tra le curve in pietra della cavea.

Beatrice Rana a Spoleto. Foto copyright Maria Laura Antonelli/AGF

Con un instabile movimento armonico venne introdotto lo Scherzo n. 1 (in si minore op. 20) di Fryderyk Chopin che, datato presumibilmente nel 1831 è il più giovane dei quattro che troverà compimento solo undici anni dopo: un arco temporale nel quale egli comporrà la maggior parte delle sue opere tra polacche, notturni e preludi. In principio del quarto Scherzo (in mi maggiore op. 54), osservando la metrica odo che il respiro della signora che mi siede accanto è meno irrequieto, i suoi scatti senza tempo sembrano aver trovato serenità in mezzo ai tanti pensieri che prima lo appesantivano.

Il concerto solista che Rana propone a memoria segue un continuum narrativo ben riconoscibile e che dal romantico introspettivo arriva all’impressionismo cui Isaac Albéniz aderisce insieme a Maurice Ravel che è sintesi prima ancora che provocazione. L’estratto del terzo quaderno dell’Iberia di Albéniz entusiasma ancor di più la signora: ho come la sensazione che quella musica, parafrasando Adorno, fosse per lei veramente magia liberata.

Beatrice Rana a Spoleto. Foto copyright Maria Laura Antonelli/AGF

Come tutti i virtuosi che dalla conoscenza estrapolano la perfezione, ispirata da cose remote l’imitazione di Rana non è decadente perché prospera nella mente il piacere e i suoi maestri, che escono dai libri senza annegare nel passato, riemergono nell’umanità profonda.

Sul finire del concerto prima dei cinque richiami del pubblico (regalando un notturno di Chopin per bis, op. 48 n. 1), il suo Ravel riesce ancora a favorire reazioni mentre con gratitudine, sporgendo il corpo sottile di fianco allo strumento, la vediamo accogliere l’applauso vigoroso.

La serata ha chiuso la prima settimana del Festival che dà appuntamento alla prossima, conclusiva, dal 27 al 30 agosto 2020 con Bellucci, Capucci, Zingaretti e Muti.

Beatrice Rana Spoleto Festival dei Due Mondi
Beatrice Rana a Spoleto. Foto di Valentina Tatti Tonni

Bifest - Una notte con La ragazza con la pistola

Il Bifest (Bari International Film Festival) è riuscito a dare il via alla sua undicesima edizione, nonostante le mille difficoltà nate dall'emergenza Covid-19. Spostato da una cornice primaverile ad una cornice tardo estiva, il Bifest ha espugnato il capoluogo barese per inondarlo di cinema grazie ad un programma ricco di anteprime e incontri.

La prima giornata è iniziata con il saluto e ricordo di due maestri: Ennio Morricone, le cui musiche sono state riprodotte per tutta la giornata; Mario Monicelli, il regista deceduto dieci anni fa a cui è dedicata questa edizione del festival.

La giornata è iniziata alle 11.30 con la presentazione della mostra fotografica dedicata a Monicelli, visibile presso il Teatro Margherita. Le ore successive, invece, sono state governate dalle proiezioni di film quali: Semina il vento (Daniele Caputo); È arrivato il cavaliere (Mario Monicelli); Free country (Christian Alvart); Hammamet (Gianni Amelio). Grande conclusione della giornata è stata la proiezione in Piazza Prefettura del film La ragazza con la pistola di Mario Monicelli.

Bifest la ragazza con la pistola
Foto di Sabrina Monno

Ennio Morricone e Alberto Sordi

Prima dell'inizio della proiezione del film, Felice Laudadio (il direttore del festival) ha presentato una serie di tributi dedicati alle personalità del cinema che ci hanno lasciato. Il primo ricordo è stato dedicato ad Alberto Sordi, nato cento anni fa. Il regista Marco Cucumia ha realizzato un piccolo cortometraggio in onore dell'attore romano dal titolo Il silenzio di Alberto.

Il corto mostra alcune immagine prese dai vari set, in cui vediamo un Alberto Sordi pacato e silenzioso. Dopo queste mute immagini è arrivata la musica di Morricone. Il Bifest ha montato un cortometraggio per rendere omaggio al compositore scomparso. Sul grande schermo sono apparse le immagini della scorsa edizione del Bifest, in cui Ennio Morricone ottenne le chiavi della città di Bari.
La cerimonia iniziale, diretta da Laudadio e dalla regista tedesca Margarethe Von Trotta, ha dato ufficialmente inizio al Bifest.

Bifest la ragazza con la pistola
Locandina del film La "ragazza" con la pistola, per la regia di Mario Monicelli, protagonista delle prime ore di Bifest

La ragazza con la pistola - L'importanza del restauro al Bifest

Il film La ragazza con la pistola (1968) è stato il primo film che ha reso Monica Vitti un'attrice comica. La Vitti, precedentemente musa di Michelangelo Antonioni per la sua trilogia sull'incomunicabilità, viene scelta da Monicelli per un ruolo totalmente differente. La ragazza con la pistola è, infatti, un classico esempio di commedia all'italiana. Bisogna precisare che il concetto di commedia all'italiana negli anni successivi al boom economico, si identifica in un genere specifico che tende a fare dell'umorismo sui classici stereotipi italiani.

Assunta (Monica Vitti) è una giovane ragazza siciliana che viene sedotta da Vincenzo (Carlo Giuffré) per poi essere abbandonata. Essendo nata in una famiglia di sole donne, Assunta non ha un padre che possa vendicarla e restituirle l'onore perduto, così la madre e le sorelle le dicono di farsi giustizia da sola. Vincenzo fugge in Inghilterra per trovare fortuna e Assunta, munita di pistola nella borsetta, gli corre dietro.

Dalla Sicilia retrograda ci troviamo catapultati dell'Inghilterra del beat e della minigonna. Assunta, inizialmente, non comprende questo modo di vivere e si scontra più volte con le persone che la aiuteranno durante questo folle inseguimento. Assunta e Vincenzo si inseguono per tutta l'isola, fino al momento in cui Assunta si rende conto che concetti come "vendetta" e "onore" non fanno più parte di lei e deciderà, infine, di diventare parte della sfavillante Swinging London.

La versione proiettata in Piazza Prefettura è stata restaurata dalla Cineteca Nazionale
Il restauro ha reso possibile il recupero di colori nitidi e di un'audio decisamente migliore. Soprattutto, il restauro continuo di film ci permette di viaggiare nel tempo, permettendo anche alle generazioni future di poter godere di spettacoli del passato.

Bif&st Bari International Film Festival 2020
© Pino Settanni – Luce Cinecittà

Spoleto: Festival dei Due Mondi, ucciso fu il Minotauro

In quel particolare momento era esattamente la musica che ci si aspettava di udire, sentire addosso, dentro, entrare, restare. È con Arianna, Fedra, Didone che la compositrice Silvia Colasanti chiude il cerchio della triade dedicata ai personaggi greco-romani ed iniziata con le opere Minotauro e Proserpine. Ieri sera, sabato 22 agosto 2020, i tre monodrammi sono andati in scena nell’ambito del Festival dei Due Mondi di Spoleto: nella terza serata di questa sessantatreesima edizione si è vista calcare il palco – richiamata infine per ben tre volte, fra gli scroscianti applausi - l’attrice Isabella Ferrari, a lei il compito di interpretare le protagoniste con i loro lamenti e tributi d’amore su testo tratto dalle Epistulae Heroidum di Ovidio, accompagnata dall’Orchestra Giovanile Italiana diretta dal maestro Roberto Abbado e dal coro femminile dell’International Opera Choir diretto da Gea Garatti.

Spoleto Minotauro
Isabella Ferrari; Arianna, Fedra e Didone. Photo Maria Laura Antonelli/AGF

Siamo tornati in piazza Duomo con quel classico che sembra esser servito a Colasanti per raggiungere la maturità del suono: a compimento della trilogia si rintraccia nel fraseggio la stessa intensità che le riconosce il pubblico e, mentre il coro riempie le pause sospese, gli archi e i corni resistono ed investono sulla ferocia delle parole. Instancabili come la ricerca della verità, nella musica e nella poesia.

“Lettere immaginarie d’amore, di lontananza, di morte, improntate al tema dell’assenza dell’amato, caratterizzate dal tono nostalgico per un passato felice e dal disperato desiderio di riviverlo – aveva spiegato la compositrice a proposito di questo lavoro – L’attrice interpreta le tre donne, ciascuna con una storia e un carattere a sé stante, tracciando però al tempo stesso un meraviglio affresco dell’universo femminile. In alcuni casi la voce la voce della protagonista – concludeva Colasanti – è affidata a un Coro di donne (che canta il testo originale in latino) nel quale l’attrice può specchiarsi, guardandosi dall’esterno, indagando le sue diverse anime, o amplificando i ricordi passati rendendoli reali e vicini”.

Saluti finali per Arianna, Fedra e Didone. Photo Cristiano Minichiello/AGF

Difficile presagire quanto, malgrado il periodo Covid-19, avessimo ancora la pazienza e la benevolenza di restare ad ascoltare i versi, ad esempio, di una Didone che ingannata dall’immagine di Enea che da lei si distanzia raccoglie in sé quei sentimenti di tempesta che l’orchestra ben restituisce con una mimesis melodica. Un melologo dove, anche nel preludio dell’accordatura, quegli inquieti timori si distendono: in Proserpine interpretati da archi post-wagneriani finiscono qui per uccidere il Minotauro, sovrapposto per amore alla metafora e al pensiero.

Spoleto Minotauro
Foto di Valentina Tatti Tonni

 

 


Spoleto Orfeo

A Spoleto la pietà di Orfeo

Cosa faresti se potessi portare indietro l’amore della tua vita? Orfeo, scortato da Poliziano, Virgilio e Ovidio, sfida persino gli inferi per Euridice ma poi, proprio quando la sua musica sembra aver vinto sulla morte, ha un dubbio, un cedimento. Mentre la conduce verso la luce, nella piazza fumosa si volta a guardarla e “per troppo amore” la perde nuovamente. Ade che era stato lusingato dalla sua voce, controcanto di violino, tromba e arpa della centrale Accademia Bizantina guidata dal maestro Ottavio Dantone, perde in lui la fiducia e ad Orfeo rimane la disperazione.

L'Orfeo di Claudio Monteverdi alla sessantatreesima edizione del Festival dei Due Mondi di Spoleto. Foto copyright Maria Laura Antonelli/AGF

È con l’Orfeo di Monteverdi che ieri sera, giovedì 20 agosto 2020, si è aperta la sessantatreesima edizione del Festival dei Due Mondi di Spoleto che, a causa dell’emergenza sanitaria da COVID-19, vedremo allestito in questo e nel prossimo fine settimana in Piazza Duomo e al Teatro Romano con complessivi otto spettacoli.

Una piazza Duomo non gremita, ieri, dove il pubblico era composto e distante: erano circa 750 i posti a sedere rispetto ai 2200 degli anni scorsi. Una riduzione sensibile a cui la Fondazione Festival ha cercato di porre rimedio con le dirette streaming della maggior parte delle serate fruibili sul proprio sito e su piattaforme partner.

L’opera lirica del mito composta da Claudio Monteverdi su libretto di Alessandro Striggio, in principio formata di cinque atti, fu presentata alla corte dei Gonzaga nel 1607. All’inizio del periodo barocco fu la prima partitura a servirsi della polifonia e di un linguaggio più figurativo che riusciva a combinarsi con la storia la cui trama venne affidata al clavicembalo che aveva il compito di orientare gli archi, i fiati e i cantanti in scena. Dantone così ben esegue il ruolo, insieme al coro Costanzo Porta e al maestro Antonio Greco, in un’orchestra che al pubblico appare fin da subito protagonista perché posta al centro del palco, sotto l’illuminazione suggestiva degli archi della cattedrale.

Al lato, invece, all’entrata che conduce al Teatro Caio Melisso, nell’incontro con gli interpreti giungono dalle scalinate ballerini in bicicletta con abiti velati bianchi e neri, sotto la regia, le scene e i costumi di Pier Luigi Pizzi. “Ho scelto di raccontarlo con la massima semplicità e in perfetta sintonia con questo La favola di Orfeo, come l’ha pensata Poliziano, tocca temi universali – aveva raccontato il regista – ai quali Monteverdi fa dono di una unità musicale interiore. Si passa attraverso la morte, in un tempo così rapido e breve che neppure si riesce a realizzare, dalla felicità assoluta al dolore straziante del distacco e della solitudine. La morale – aveva concluso – insegna che da ogni dura prova si esce rafforzati. È ciò che abbiamo appena vissuto, e che ha duramente colpito e segnato tanta parte dell’umanità”.

Spoleto Orfeo
L'Orfeo di Claudio Monteverdi alla sessantatreesima edizione del Festival dei Due Mondi di Spoleto. Foto copyright Maria Laura Antonelli/AGF

Una vita che dipende da un’altra, ecco la metafora contemporanea che dal mito riconduce alla nostra realtà quotidiana. Una similitudine che il pubblico non ha potuto non notare con apprezzamento e applausi, gli stessi che ne avevano anticipato le gesta con i saluti istituzionali da parte del sindaco di Spoleto Umberto De Augustinis e da parte del direttore del Festival Giorgio Ferrara che, a compimento dei suoi tredici anni di mandato (in particolare ha dedicato questa edizione a Carla Fendi, Franca Valeri e Luca Ronconi), per l’occasione “con riconoscenza e lungimiranza” è stato insignito del Premio Fondazione Carispo 2020 dal suo presidente Sergio Zinni.


Riflessi: riti dal passato e immagini del presente

Sabato 22 e domenica 23 agosto, piazza San Paolo
RIFLESSI: RITI DAL PASSATO E IMMAGINI DEL PRESENTE
Una rassegna documentaristica per l’associazione Meraki

Riflessi riti dal passato e immagini del presente Palazzolo AcreideScenario di eccezione per quella che, inaspettatamente, si è trasformata in una manifestazione mensile per la giovane associazione Meraki di Palazzolo Acreide. Sarà, infatti, sul suggestivo sagrato della Basilica UNESCO di San Paolo che si realizzerà Riflessi: riti dal passato e immagini del presente; rassegna di documentari che, dopo molti anni, ritornano a Palazzolo.

Si comincia sabato prossimo, a partire dalle 21, con la proiezione di due documentari, "Di cu semu – Reportage su rituali e sopravvivenze popolari”, prodotto dall'associazione Aditus in rupe e dal Museo Etnografico "Nunzio Bruno", e “Τά ϒυναικεία – Cose di donne”, prodotto dalla Fine Art Produzioni. Saranno presenti anche i registi delle due opere, rispettivamente Salvatore Russo e Giuppi Uccello e Lorenzo Daniele. Quest’ultimo e l’archeologa Alessandra Cilio, anch’ella presente all’evento, sono anche i direttori artistici della Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica di Licodia Eubea, giunta ormai alla decima edizione, tra i partner della manifestazione, insieme alla testata giornalistica ClassiCult.

La manifestazione, realizzata anche in collaborazione con la locale sede dell’Archeoclub d’Italia, continua domenica 23 agosto con un momento seminariale dal titolo “Terra, Mare, Vento, Cielo, Lava – Il Cinema di Vittorio De Seta” e curato da Alessandro De Filippo, docente di Tecnica della Rappresentazione Audiovisiva presso l’Università di Catania. A conclusione dell’intervento, saranno proiettate due delle opere del regista siculo-calabrese, “Parabola d’oro” e “Pasqua in Sicilia”. La serata continuerà con la proiezione del documentario di Daniele Greco e Mauro MaugeriA lu cielu chianau” e del documentario “Il giorno del muro” firmato ancora da Greco. Ospite della serata sarà il regista netino Francesco Di Martino.

Riflessi riti dal passato e immagini del presente Palazzolo AcreideL’evento, a partecipazione gratuita, si terrà nel rispetto delle linee guida anti-COVID-19, con posti a sedere distanziati e limitati e obbligo di indossare la mascherina.

Palazzolo Acreide, 19 agosto 2020

Testi e immagini (ove non indicato diversamente) dall'Associazione Meraki per la manifestazione Riflessi riti dal passato e immagini del presente Palazzolo Acreide

La Basilica San Paolo a Palazzolo Acreide, foto di Davide Mauro, CC BY-SA 4.0

Alessandro De Filippo, classe 1971, è docente di Tecnica della rappresentazione audiovisiva presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania, e ha insegnato anche Storia e critica del cinema e Televisione e linguaggi multimediali presso lo stesso dipartimento. Collabora con l’Accademia di design e arti visive Abadir ed è docente di ruolo presso il CPIA Catania 1. Con la WebTV dell’ateneo catanese ha realizzato il MOOC (Massive Open Online Course) di Tecnica della rappresentazione audiovisiva, attualmente disponibile sul portale di Zammù Multimedia.

Ha alle sue spalle un dottorato di ricerca dal titolo “La Sicilia di Ugo Saitta. Il cinema documentario siciliano come fonte di analisi storica” e un assegno di ricerca dedicato allo “Studio sulla produzione documentaria in Sicilia dal secondo dopoguerra agli anni Settanta per la salvaguardia del patrimonio culturale”.

Ha in attivo diverse pubblicazioni, come “Idioteque. L’11 settembre nell’immaginario cinematografico Occidentale”, pubblicato da Bonanno Editore nel 2011, “Apocalypse When? Il minuto e fragile corpo dell’uomo. Tre casi studio sulle logiche dello Spettacolo”, pubblicato dalla Società di Storia Patria della Sicilia Orientale nel 2013, “Walkers and Biters. L’invasione del nemico disumano in The Walking Dead. Formule narrative e schemi interpretativi”, pubblicato da Euno Edizioni nel 2015 e “Per una speranza affamata. Il sogno industriale in Sicilia nei documentari dell’ENI”, pubblicato per Edizioni Kaplan nel 2016.

Francesco Di Martino è un fotografo freelance, nato a Noto (SR) nel 1982. Nel 2007 è stato l’ideatore e autore del progetto collettivo “Impressioni Siciliane (scomposte)”, mostra fotografica, di video-installazioni e poesie sulla Sicilia sud-orientale, per la quale ha realizzato un tour espositivo a carattere regionale, nazionale e internazionale che nel 2008 ha toccato le città di Roma, Bologna, Milano, Helsinki e Monaco di Baviera.

Nel febbraio 2008 ha intrapreso la lavorazione del suo primo lavoro personale, il film documentario “U Stisso Sangu – storie più a sud di Tunisi”, concepito per la produzione e distribuzione dal basso, ricoprendo il ruolo di autore, operatore e regista. Grazie a questo lavoro è stato ospite, nel 2009, al cineforum del GRIDAS di Scampia. L’incontro ha favorito la realizzazione del libro fotografico “Sulle tracce di Felice Pignataro”, tributo al muralista e fondatore del GRIDAS nel quartiere napoletano, prodotto attraverso la piattaforma produzionidalbasso.com, con oltre 220 co-produttori.

Nel maggio 2011 ha pubblicato, insieme a Rosario Cauchi, Massimiliano Perna, Giorgio Ruta e Giuseppe Portuesi, il libro “I volti del primo Marzo”, edito da Marotta&Cafiero editori.

Nel 2015 gira il film “Gleno. Dove finisce la valle”, dedicato alla Val di Scalve, colpita nel 1923 dal terribile disastro della diga del Gleno. È un lavoro che prende spunto dal solco lasciato da quel vortice di fango per raccontare la vita delle persone che abitano quei luoghi.

Nel 2017 realizza “Scampia Felix”, film che offre uno spaccato delle varie anime che abitano il quartiere di Scampia, attraverso la preparazione del corteo di carnevale del quartiere napoletano. Si tratta di un momento collettivo di lotta corale, con l’apporto di peculiarità individuali e la dimostrazione della fervida vitalità di Scampia.

È tra i fondatori del collettivo FrameOff, con cui ha sviluppato diversi progetti filmici a partire dal 2011.

Ha attualmente, in fase di pubblicazione, altre due opere documentaristiche, “All’aria stu gioia – L’uomo vivo” e “Prima che arrivi l’estate”.

Filmografia:

    • U Stisso Sangu – Storie piu a Sud di Tunisi (Italia 2009)
    • Fuori da Mineo (Italia 2011)
    • Risvegli (Italia, 2011)
    • Il tardo Barocco - Appunti sul val di Noto, ep. I (Italia 2011)
    • Quando Cantano i Cani – Is cassadoris de Biddaramosa (Italia 2012)
    • Caminante (Italia 2013)
    • Vindìcari – Appunti sul val di Noto ep. II (Italia 2013)
    • Le printemps en exil (Italia/Tunisia/Francia 2013)
    • Gleno dove finisce la Valle (Italia 2015)
    • Piedi Nudi (cortometraggio, Italia 2017)
    • Aspettiamo (Italia 2017)
    • Scampia Felix (Italia 2017)

Nemoralia 2020: seminario “Le donne di Artemide e Diana”

Il seminario “Le donne di Artemide e Diana”, quarto incontro del ciclo “Artemide e Diana. Divinità a confronto”, che si rivolge al largo pubblico, si terrà a Nemi giovedì 13 agosto, alle ore 17:00, all’aperto, sulle rive del lago di Nemi, presso i giardini del Centro Ittico Catarci. L’iniziativa si inserisce nell’ambito della nuova edizione dei “Nemoralia” (8-13 agosto 2020), manifestazione che vedrà avvicendarsi tra la città di Nemi e le sponde del lago concerti e rievocazioni storiche, visite guidate al santuario di Diana Nemorense e al Museo delle Navi Romane, degustazioni dei prodotti tipici del territorio e momenti di approfondimento sulle tradizioni religiose antiche.

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