"Divinità dell'Antico Egitto": un'introduzione al pantheon egizio

"Divinità dell'Antico Egitto", manuale a cura di Paolo Marini e Martina Terzoli

"Divinità dell'Antico Egitto" è il terzo volume pubblicato dal Museo Egizio di Torino, preceduto da "Amuleti dell'Antico Egitto" e "Bellezza nell'Antico Egitto", con i quali i lettori vengono condotti alla scoperta dell'affascinante mondo egizio.

divinità antico Egitto manuale
"Divinità dell'Antico Egitto" e "Amuleti dell'Antico Egitto", pubblicati da Franco Cosimo Panini Editore nella collana Museo Egizio. Foto di Gaia Anna Longobardi

Il libro non si propone come un testo di studio specialistico, ma come un utile manuale introduttivo al grande pantheon egizio. Difatti, ciò è dimostrato dalle sue dimensioni ridotte e compatte (13,5 x 17 cm, 192 pagine), per fungere da lettura interessante e di svago per tutti, ma anche come testo da consultare durante una visita al Museo, per poter vivere al meglio l'esperienza della conoscenza.

Gli autori Paolo Marini e Martina Terzoli, curatori presso lo stesso Museo Egizio di Torino, hanno definito la pubblicazione come l'"Atlante delle Divinità Egizie". Infatti, l'organizzazione interna del testo con le divinità disposte in ordine alfabetico, sembra dar vita ad un vero e proprio atlante.

antico Egitto
"Divinità dell'Antico Egitto", a cura di Paolo Marini e Martina Terzoli, pubblicato da Franco Cosimo Panini Editore nella collana Museo Egizio, sullo sfondo riproduzione moderna su papiro di Iside e Osiride. Foto di Gaia Anna Longobardi

Nonostante il titolo anticipi il contenuto, al suo interno è possibile trovare non solo i dettagli riguardanti  le divinità egizie, ma anche notizie riguardanti la cultura egizia e in particolar modo la religione. Una religione che da secoli affascina coloro che con essa vengono a contatto, a partire dallo storico Erodoto di Alicarnasso nel V secolo a.C., che nelle sue Storie, dedica interamente il secondo libro dell'opera all'Egitto, concentrandosi soprattutto sulla religione e definendo gli antichi egizi il popolo più devoto agli dèi, "assai più di tutti gli altri uomini" (Storie II, 37).

La religione e la mitologia egizia continuano tutt'oggi a suscitare notevolissimo interesse in studiosi e non, e proprio a tal motivo giunge questo testo, che ha inizio con una valida introduzione all'essere religiosi nel mondo egizio. Infatti, nulla viene lasciato al caso, e i dettagli di culti, miti e magie vengono precedentemente introdotti in questa prima sezione, anticipata da una schematica cronologia storica. Si troverà la spiegazione ai molti culti animali, per comprendere poi al meglio le caratteristiche zoomorfe delle oltre sessanta divinità presenti nella seconda sezione, ma anche le caratteristiche del periodo amarniano, della rivoluzione monoteista nella religione egizia.

Da apprezzare, in particolar modo, la volontà degli autori di descrivere l'ambiente ove si svolgevano riti e feste che seguivano l'accesso alle diverse e numerose sale del tempio, ognuna di esse dedicata ad un'azione rituale specifica.

L'ampia introduzione vuole far sì che il tema possa essere apprezzato anche da coloro che per la prima volta entrano in contatto con un pantheon decisamente complesso, numero o mutevole nel corso di tutta la storia dell'Antico Egitto.

A partire dalla pagina 56 ha inizio la vera e propria sezione dedicata alle divinità, ognuna descritta in maniera sintetica ma precisa, riportandone sia le caratteristiche celesti, che quelle cultuali, storiche, delle rappresentazioni antropomorfe o zoomorfe, corredandole da un'immagine esplicativa in alta risoluzione. Inoltre, una caratteristica che colpisce il lettore è la presenza del nome della divinità indicata con il proprio geroglifico,  così da poter calarsi fino in fondo nel mondo dell'antico Egitto.

antico Egitto
Il nome della Dea Iside, in caratteri latini e in geroglifico, dal testo "Divinità dell'antico Egitto". Foto di Gaia Anna Longobardi

In conclusione, questo breve manuale - così come i precedenti - può essere, come detto, utile ed apprezzato da qualsivoglia lettore che, affascinato dalla visita al Museo o interessato all'argomento, desideri leggerne senza inciampare in testi troppo impegnativi e complessi.

divinità antico Egitto manuale
La copertina del manuale "Divinità dell'Antico Egitto", a cura di Paolo Marini e Martina Terzoli, pubblicato da Franco Cosimo Panini Editore nella collana Museo Egizio.

Josef Koudelka Radici

Josef Koudelka, Radici: passato e presente al Museo dell'Ara Pacis

Josef Koudelka, Radici. Evidenza della storia, enigma della bellezza

Roma, Museo dell’Ara Pacis

1° febbraio – 29 agosto 2021

 

«Ruins are not the past, they are the future which draws our attention and make us enjoy the present»

«Le rovine non sono il passato, sono il futuro che ci invita all’attenzione e a godere del presente»

Josef Koudelka

Radici Josef Koudelka
Amman, Giordania, 2012. Foto © Josef Koudelka/ Magnum Photos

Se siete a Roma in questo ancora strano periodo estivo avete la possibilità di visitare, fino al 29 agosto, una mostra che si può definire, dando veramente senso a un’espressione nota, unica nel suo genere: Koudelka imprime sulla pellicola fotografica il paesaggio dei siti archeologici più importanti che i territori del Mediterraneo ancora offrono agli occhi dei loro abitanti.

Oggi questo territorio molto ampio ospita contesti e popoli vari e diversi, ma gli scatti di Koudelka, ancora più suggestivi nella scelta del bianco e nero, ci restituiscono uno sguardo su un paesaggio in cui la contemplazione dell’antico raccoglie i pensieri e unisce le lontananze.

Il paesaggio, spesso, non è semplicemente uno sfondo per la vita umana, ma un personaggio vivo, con il quale si instaurano rapporti profondi e duraturi.

Nel paesaggio reale si sovrappongono livelli diversi, legati all’esperienza emotiva, personale di chi lo abita, finché il confine tra l’elemento geografico e quello mentale ed emozionale diventa sfumato e inafferrabile. La riflessione sul paesaggio e sul suo legame con l’esistenza umana è profonda e antica[1] e traspare anche dalle fotografie di Koudelka: non si tratta di una semplice documentazione dei siti archeologici, ma della restituzione di un paesaggio dell’anima che trova nel rapporto tra antico e moderno la sua intensità.

Radici Josef Koudelka
Roma, Italia, 2000. Foto © Josef Koudelka/ Magnum Photos

Uniti dal rapporto con il Mediterraneo, i luoghi testimoniati da Koudelka si snodano come una grande mappa della geografia e dell’anima: non solo l’Italia, ma anche  il Portogallo, la Spagna, la Francia, la Croazia, l’Albania, la Grecia, la Turchia, Cipro (sia il Nord che il Sud), la Siria, il Libano, Israele, la Giordania, l’Egitto, la Libia, la Tunisia, l’Algeria, il Marocco.

Il paesaggio di questi luoghi rivela l’influenza delle loro antiche civiltà, dalle quali è stato plasmato, che ha reso parte di sé: le rovine di questo passato si ergono maestose accanto alla modernità, o emergono dal paesaggio naturale, anch’esso in bilico tra la costanza e le trasformazioni.

Chi decida di visitare la mostra è indotto a camminare, letteralmente, tra gli scatti delle rovine, che non compaiono solo sui pannelli posti alle pareti, ma informano anche dei particolari blocchi orizzontali – su cui avrete l’accortezza di non sedervi – che abitano fisicamente le varie stanze in cui si articola il percorso espositivo.

Se il viaggio è talvolta - e non solo in questi tempi non ancora tornati a una tranquilla normalità - una possibilità più sognata che realizzata, camminare lungo questo percorso vuol dire davvero immergersi, almeno un po' in quel sogno.

Giungere alle radici, insomma, che sono quelle di un territorio vasto, di popoli diversi e di un passato che vive e dialoga con e dentro di noi.

 

Dal sito del Museo dell’Ara Pacis:

«Tappa unica in Italia, la mostra dedicata al grande fotografo dell’agenzia Magnum Photos documenta con oltre cento spettacolari immagini lo straordinario viaggio fotografico di Koudelka alla ricerca delle radici della nostra storia nei più importanti siti archeologici del Mediterraneo.»

 

 

[1] Basti pensare che è stato il tema scelto dall’ultimo Convegno Properziano organizzato dall’Accademia Properziana del Subasio (27-29 maggio 2021)

Leggere di più


Caravaggio San Giovanni Battista

Il San Giovanni Battista di Caravaggio ai Musei Reali di Torino: il futuro delle mostre sostenibili

Il San Giovanni Battista di Caravaggio ai Musei Reali di Torino: il futuro delle mostre sostenibili

Arrivato a Torino pochissimi giorni prima che il Piemonte entrasse in zona rossa, il San Giovanni Battista di Caravaggio si potrà ammirare negli spazi della Galleria Sabauda ancora fino a fine maggio.

La presenza del dipinto è frutto di uno scambio con le Gallerie Nazionali d’Arte Antica di Roma, che hanno ricevuto a loro volta in prestito la tavola di Hans Memling che raffigura la Passione di Cristo per la mostra L’ora dello spettatore. Come le immagini ci usano.

Caravaggio dipinge questo San Giovanni all’apice della sua carriera. Difficile riconoscere il Santo, che non esibisce i tradizionali attributi, in particolare la veste in peli di cammello.

Caravaggio San Giovanni Battista mostra sabauda
Caravaggio, San Giovanni Battista, 1604-6, Galleria Corsini - l'allestimento in Galleria Sabauda. Foto Credits: Musei Reali Torino

Appare invece, come in un’altra versione dello stesso Merisi, avvolto, o sarebbe meglio dire circondato, da un gran manto rosso. Sontuoso, nel colore come nella consistenza morbida ma robusta:‌ l’unico vero indizio dell’eccezionalità di questo ragazzo.

Per il resto quello che vediamo è un adolescente ostinatamente imbronciato, le mani indurite dall’asprezza nella vita del deserto e un evidente disinteresse per la cura del proprio aspetto. Questo ragazzo tutto concentrato in una profondità di pensiero che lo allontana da qualunque possibilità di interazione diventa riconoscibile come San Giovanni solo quando lo sguardo comincia a soffermarsi sui dettagli e scopre la croce di canne, la ciotola per l’acqua del battesimo.

Il tronco del cipresso alle sue spalle, come spesso accade nei dipinti di Caravaggio, emerge progressivamente dall’ombra, a mano a mano che gli occhi si abituano ad indagare l’oscurità. E una volta emerso si va a porre come comprimario, una figura con una propria identità, appena meno importante del protagonista in primo piano.


Caravaggio San Giovanni Battista
Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, San Giovanni Battista, in prestito dalle Gallerie Nazionali d’Arte Antica di Roma alla Galleria Sabauda di Torino. Foto Credits: Musei Reali Torino

In questi giorni il San Giovanni è in compagnia delle altre opere di scuola caravaggesca che appartengono alle collezioni permanenti della Galleria Sabauda.

Alle sue spalle occhieggia (un po' maligno) il San Pietro di Giovanni Baglione, mentre di fronte alla scandalosa gioventù del profeta caravaggesco si impone la veneranda vecchiezza esibita senza alcuna censura dal San Girolamo dipinto da Valentin de Boulogne.

Caravaggio San Giovanni Battista Galleria Sabauda Musei Reali di Torino
Foto Credits: Musei Reali di Torino

E nonostante i rapporti più immediati e caldi con l’opera di Caravaggio che viene dalle collezioni romane siano esplorati in questa sala, tutta la collezione permanente sembra riverberare nuovi significati grazie a questo arrivo.

Come un sasso gettato in uno specchio d’acqua, capace di increspare la superficie fino alle sponde.

 

E così torniamo ad ammirare le due tele di Giovanni Gerolamo Savoldo, l’Adorazione dei pastori in particolare. Curiosa quanto raffinata scelta quella di Savoldo per una collezione reale;‌ pittore di grande qualità ma non di così grande fama.
Oggi quella luce argentea, quell’umanità popolare che inscena la storia sacra senza un briciolo di retorica, quella verità spiazzante sulla natura umana non possiamo non leggerle come una lezione per il giovane Caravaggio. Anche se dovremmo piuttosto sorprenderci dell’intensa qualità di questo pittore e di una scuola lombarda cinquecentesca che ancora non ha conquistato il grande pubblico.

Guido Reni, San Giovanni Battista nel deserto, ca. 1632 - ca. 1637. Foto di Francesco Bini, CC BY-SA 3.0

Torniamo a considerare un altro celebre San Giovanni Battista, dipinto da Guido Reni trent’anni dopo l’opera caravaggesca. Reni risolve il soggetto ritraendo un giovane dalla bellezza idealizzata e molto più francamente erotizzata dell’adolescente scontroso e acerbo di Caravaggio. Ma nella verità accolta, seppur ammorbidita, nell’essenzialità della composizione, nella luce che costruisce l’anatomia e allo stesso tempo denuncia la presenza del sacro, continuiamo a leggere l’onda propagata dalla vicenda artistica del Merisi.

E infine come non celebrare la riunione tra amici di fronte all’Annunciazione di Orazio Gentileschi?
Un’opera che è allo stesso tempo un vanto e un biasimo per le collezioni di casa Savoia. Orazio la invia come prova della sua bravura, nella speranza e forse nella convinzione di trovare posto a Torino come pittore di corte.
Ma lo stigma del caravaggismo, di quell’amicizia ingombrante e di quello stile troppo poco consono alla propaganda di una casata che aspira a ritagliarsi un ruolo di primo piano nell’Europa dell’Ancient Régime gli preclude qualsiasi possibilità.

Orazio Gentileschi, Annunciazione, ante 1623. Foto di Paris Orlando, in pubblico dominio

Appare insomma evidente che l’inserimento anche di una sola opera, se ragionato, riesce a dare nuova vita e fresche chiavi di lettura alle collezioni permanenti.


Foto Credits: Musei Reali di Torino

Questi scambi tra musei sono segno di un dialogo tra istituzioni che porta sempre frutti di grande valore. Nello stesso tempo pare segnare un percorso verso nuove forme espositive. Lo suggerisce la direttrice dei Musei Reali di Torino, Enrica Pagella:

“Nonostante i mesi di lockdown, i Musei Reali non si sono mai fermati. L’emergenza che abbiamo vissuto e che stiamo tuttora vivendo ha evidenziato la necessità di offrire al pubblico proposte culturali inedite, misurate sulle attuali esigenze di fruizione e di sostenibilità, sviluppate anche in collaborazione con altre realtà nazionali. I Musei Reali si fanno promotori di un costante scambio e confronto con lo scenario nazionale, oggi essenziale per offrire al pubblico nuovi contenuti capaci di moltiplicare le opportunità di conoscenza e di esperienza”.

Moltiplicare la conoscenza con interventi mirati, a basso impatto.
Il sistema delle “grandi mostre” mostrava avvisaglie di crisi ben prima degli sconvolgimenti portati dalla pandemia. Ma si trattava di meccanismi che si auto-replicano quasi per inerzia, difficili da fermare in modo non traumatico.

Oggi, però, il trauma è evidente. Le dinamiche di turismo e fruizione sono destinate a cambiare in maniera radicale ed inevitabile.

Di fronte a questo scenario l’iniziativa in corso presso i Musei Reali pare indicare la possibilità di percorrere nuove strade. Che tornino a farci gustare la familiarità con collezioni ben note senza rinunciare a quelle opportunità di riflessione e conoscenza che le mostre temporanee hanno sempre offerto.

Perché‌ in fondo sono proprio le energie che sapremo mettere in campo a disegnare il futuro delle dinamiche anche di fruizione del patrimonio.


restauro altare Cappella Sindone

L'altare della Cappella della Sindone torna a splendere dopo il restauro

Capolavori d'arte rinati dalle ceneri: l'altare della Cappella della Sindone torna a splendere dopo il restauro

A distanza di tre anni dalla riapertura al pubblico della Cappella della Sindone, capolavoro del barocco torinese dell’architetto e teorico Guarino Guarini, oggetto di un'eccezionale operazione di restauro è anche il prezioso altare, profondamente danneggiato dal tragico incendio del 1997, e finalmente torna a splendere e a meravigliare i visitatori dei Musei Reali di Torino.

Commissionata dal duca di Savoia Vittorio Amedeo II all’ingegnere e matematico Antonio Bertola (Muzzano, Biella 1647 - 1719), l’opera fu realizzata tra il 1688 e il 1694 per accogliere la reliquia della Sacra Sindone, dal 1453 di proprietà dei duchi savoiardi e trasferita da Chambery a Torino nel 1578.

restauro altare Cappella Sindone
Foto Credits: Musei Reali di Torino

Essa, dovendo adattarsi alla pianta circolare della cappella che l’avrebbe ospitata, precedentemente terminata dall’abate Guarini, e dovendo presentare un fronte che si affacciasse alla navata del Duomo e un altro rivolto alla Galleria della Sindone del Palazzo Reale, fu progettata a sua volta con un impianto circolare, in modo che andasse a costituire il fulcro prospettico per chi, dalla cattedrale, guardava verso la residenza reale.

“Oro et nigro”, questa era la disposizione del committente per la realizzazione e la decorazione tanto della cappella quanto dello stesso altare, e così Bertola concepì questo enorme reliquiario: una sontuosa struttura in marmo nero di Frabosa, arricchito da sculture in legno dorato che vengono illuminate dalla soffusa luce che penetra dalle finestre della singolare e unica cupola.

restauro altare Cappella Sindone
Foto Credits: Musei Reali di Torino

Tutto intorno corre una balaustra marmorea sopraelevata di pochi gradini rispetto al pavimento della Cappella, ornata da otto putti recanti i simboli della Passione, mentre il basamento dell’altare si imposta a sua volta sua una preziosa predella. In alto al centro spicca la Custodia, il luogo preposto alla deposizione della reliquia: una gabbia dorata inserita in una struttura rigorosamente in marmo, decorata da lesene intagliate e statue in oro. La sommità è infine costituita da quattro cartelloni con volute che reggono una decorazione con fregio e da cui vengono fatte pendere le lampade d’argento di mano di Innocente Gaya e Carlo Balbino.

Foto Credits: Musei Reali di Torino

Nella notte tra l’11 e il 12 aprile 1997 il vasto incendio causato da un corto circuito nel precedente cantiere di restauro, ormai ultimato, procurò danni incalcolabili sia alle strutture della cappella sia all’altare, nella maggior parte dei suoi apparati e delle componenti lapidee, lignee e metalliche.

Le operazioni di restauro, cofinanziate dal Ministero della cultura - progetti Art Bonus 2018, dalla Fondazione Compagnia di San Paolo e dalla Fondazione La Stampa - Specchio dei tempi, sono state affidate al Consorzio San Luca di Torino, dirette dall’architetto Marina Feroggio e condotte da una cospicua equipe di conservatori, storici dell’arte e architetti, con l’obiettivo di restituire all’altare la sua immagine architettonica originale.

I lavori hanno rappresentato un’occasione unica di studio scientifico e documentale, nonché un modo per dimostrare al pubblico del Museo che, nonostante un difficile anno vessato dalla pandemia, il cantiere di recupero non si è mai fermato, che la cultura, la tutela e la valorizzazione dei beni culturali non si sono mai fermati.

Il restauro dei supporti litici e dei manufatti in legno ha richiesto un contributo altissimo in termini di ore di lavoro, di materiali utilizzati e di analisi specifiche effettuate in situ e in laboratorio, portando al ripristino e all’integrazione delle parti marmoree e al ricollocamento degli apparati decorativi, fortunatamente scampati all’incendio poiché ricoverati nell’attigua Sacrestia, e degli arredi sacri.

 

Foto Credits: Musei Reali di Torino

Il recente passaggio della maggior parte delle regioni italiane alla zona gialla ha finalmente permesso la riapertura dei musei e dei luoghi di cultura, concedendo ai tesori d’arte di essere scoperti o riscoperti dal grande pubblico e di continuare a raccontare storie di grandi tragedie e di straordinarie rinascite come questa.

restauro altare Cappella Sindone
Foto Credits: Musei Reali di Torino

Foto Credits: Musei Reali di Torino


letture primavera 2021

Le migliori letture della primavera 2021

Il nuovo anno mi ha portato a confrontarmi con ottime realtà editoriali indipendenti; questo contributo vuole essere una bussola all'interno di questo vastissimo mondo e vi indicherà la direzione per conoscere e scoprire i professionisti del libro: iniziamo questo carosello di uscite e titoli validissimi per questa primavera 2021 di letture.

letture primavera 2021
Foto di Prettysleepy

Mattioli 1885

La casa editrice indipendente ha sicuramente lasciato il segno nel mio cuore grazie a tre distinte pubblicazioni che mi hanno definitivamente conquistato. A partire dall'accattivante thriller Facile preda di John D. MacDonald, una scrittura calibratissima che racconta una storia allucinata d'amore e morte, con inseguimenti da capogiro e un finale all'altezza dei bestsellers di Stephen King. A seguire, c'è una splendida raccolta di scritti di Andre Dubus, Riflessioni da una sedia a rotelle, un devastante caleidoscopio interiore e autobiografico di uno degli scrittori più caratteristici d'America. Una pregevole raccolta di aneddoti, stralci di vita e saggi che ci fanno scoprire l'uomo dietro ai successi letterari. Infine, mi sono innamorato dell'antologia di racconti Le colline ricordano di James Still, dove l'autore americano confeziona racconti ispiratissimi e dotati di una violenta bellezza e finali destabilizzanti.

La copertina del thriller Facile preda di John D. MacDonald, pubblicato da Mattioli 1885

La Vita Felice

La Vita Felice è una casa editrice davvero di grande qualità, una perla rara nell'intero panorama italiano. A partire dalla rinomata collana di poesia (I labirinti) e alla controparte asiatica con la pubblicazione di numerosi poeti giapponesi e le loro raccolte di haiku, senza mai dimenticare il grande impegno a rinnovare la letteratura classica (Il piacere di leggere). Portano in Italia testi inediti e ottimamente tradotti e curati, per esempio Il Re dalla maschera d'oro e altri racconti di Marcel Schwob o Metamorfosi e altri racconti gotici di Mary Shelley. Pregevolissima è la mia ultima lettura, La Sirena di H. G. Wells a cura di Matteo Noja, una storia ispirata al romanticismo di fine 800 in cui si innesta l'immaginazione di uno dei più grandi autori della letteratura fantastica; un testo davvero mordace dove la sensualità va a provocare il bigottismo dell'epoca.  GM. libri è una costola della casa editrice sopramenzionata e si dedica con fervore a riportare in Italia i classici della letteratura fantasy, in particolare questi testi scomparsi da anni nei cataloghi, tra cui il Ciclo Celta di R. E. Howard o i cicli planetari di Edgar Rice Burroughs, da John Carter di Marte al Ciclo di Pellucidar (pubblicazioni a cura di Masa Facchini).

La copertina del volume La Sirena di H. G. Wells, a cura di Matteo Noja, pubblicato da La Vita Felice

 

Del Vecchio Editore

Ho conosciuto Del Vecchio Editore recensendo proprio su ClassiCult la squisita raccolta di racconti brevi di Jacopo Masini, Polpette e altre storie brevissime. Dopo questo primo e felice incontro, mi sono avvicinato alla curatissima collana di poesia con un testo che sta diventando "cult" nella sua nicchia letteraria. Parlo di Non praticare il cannibalismo. 100 poesie (con traduzione e curatela di Paola Del Zoppo, Cristina Consiglio e  Riccardo Frolloni), di un altro autore capitale del canone americano ovvero Ron Padgett che scrive poesie con una disarmante leggerezza (e perciò complessità) e che avvicina la giovinezza con lo sfiorire degli anni, la bellezza alla ruvidezza delle vite distrutte, il pensiero al corpo. Un autore ricco di nostalgia, amore, pensieri candidi e verità disincantate in un continuo sciabordare di ossimori, rivelazioni e metafore dell'innocenza.

La copertina di Non praticare il cannibalismo. 100 poesie, di Ron Padgett, con traduzione e curatela di Paola Del Zoppo, Cristina Consiglio e  Riccardo Frolloni, pubblicato da Del Vecchio Editore

 

NN Editore

Casa editrice che conoscevo da anni, ma che ho iniziato a leggere da pochissimo (ed è stato un colpo di fulmine). Dopo aver recensito su altri portali la squisita antologia di racconti I poteri forti di Giuseppe Zucco e Decameron Project (AA. VV.) - due dirompenti letture - ho scoperto Brian Panowich con Hard Cash Valley uno dei thriller più belli letti nella mia vita, con un ritmo serrato e personaggi complessi e un'orchestrazione della storia a tinte cinematografiche. Consigliatissimo. Sul versante italiano ritorna Michele Vaccari, con un romanzo che è già un classico moderno (in ristampa dopo 3 giorni!). Urla sempre, primavera è un romanzo-mondo, uno squarcio metafisico all'interno della carcassa putrescente della storia e della letteratura nostrana, un titolo che fonde al suo interno generi diversi; eppure Vaccari crea una sinfonia narrativa, invece di una cacofonia di fantasy, science fiction e speculative fiction (e molto altro, come l'avventura, l'epica, etc).

La copertina del romanzo Urla sempre, primavera di Michele Vaccari, pubblicato da NN Editore (2021)

 

 

Carbonio Editore

Dopo aver recensito Solo di August Strindberg, sono tornato da Carbonio grazie alla pregevole raccolta a firma di Sadeq Hedayat, Il randagio e altri racconti, con la traduzione di Anna Vanzan, una delle più grandi studiose dell'Oriente in Italia, che purtroppo ci ha lasciato nel terribile 2020. Avevamo già recensito Hedayat e il suo La civetta cieca con una bellissima intervista ad Anna Vanzan a cui rivolgiamo il nostro amore e la nostra stima, nonché le sentite condoglianze ai suoi studenti e soprattutto ai familiari.

Hedayat è uno dei maggiori rappresentanti del mondo culturale iraniano e punta di diamante della letteratura persiana moderna, un uomo dalla caratura intellettuale infinita e autore di numerosi gioielli. All'interno del libro troverete nove racconti estremamente interessanti e contrassegnati dagli stilemi di Hedayat, dall'estetica grottesca, a volte spettrale e allucinata, dove una lirica spesso surrealista va innestarsi in un repertorio di immagini oniriche e cangianti.

La copertina della raccolta Il randagio e altri racconti, di Sadeq Hedayat, pubblicata da Carbonio Editore

 

Neo. Edizioni

Neo. Edizioni è stata una delle scoperte più sorprendenti di questo 2021. Dopo aver recensito Beati gli inquieti di Stefano Redaelli (con intervista in diretta all'autore) e La carne di Cristò (sempre su ClassiCult) mi sono innamorato definitivamente del loro catalogo e della loro mentalità editoriale.

In lettura ho Vinpeel degli Orizzonti di Peppe Millanta e si sta rivelando uno dei "fantasy" più atipici che io abbia mai letto, scritto con una prosa incantata e pervasa dall'innocenza, una storia intima e di grande coraggio narrativo, perché la narrativa di genere made in Italy sembra essere sotto torchio da parte della critica letteraria contemporanea. Consigliata anche la raccolta (s)poetica Romanticidio. Spoesie d'amore e altre disgrazie di Eleonora Molisani, che coniuga l'ironia all'abusato tema dell'amore e delle relazioni all'interno del mondo poetico e degli autori "sensibili"; Molisani scrive con irriverenza e divertimento e consegna ai suoi lettori una lettura dal sapore agrodolce. perfetta per sovvertire gli stereotipi del poeta classico e moderno, di tutte le sue costruzioni metaforiche e romantiche.

Le copertina di Vinpeel degli orizzonti di Peppe Millanta, pubblicato da Neo. Edizioni

 

Jaca Book

Questa casa editrice è tra le migliori che il pubblico di ClassiCult può scoprire, una realtà indipendente estremamente sensibile al mondo dell'arte, della storia, della religione, dell'archeologia e di tantissime altre discipline umanistiche.

Tra i titoli che mi sento di consigliare c'è certamente Il Mito a cura di Julien Ries, uno stupendo libro cartonato di notevoli dimensioni che raccoglie il repertorio mitologico dell'intero corpus sensibile della storia umana, in maniera verticale e orizzontale perché si spazia dal Paleolitico ai giorni nostri e dalle grotte di Lascaux agli Aborigeni australiani. All'interno del catalogo Jaca Book c'è molto spazio per Mircea Eliade e della sua opera magna del dizionario delle religioni e dei simboli, un acquisto imprescindibile per antropologi, appassionati di letterature comparate e studiosi delle religioni e dell'arte.

La copertina del saggio Il mito. Il suo linguaggio e il suo messaggio, di Julien Ries, pubblicato da Jaca Book

 

NPE edizioni

NPE è una delle realtà fumettistiche che mi sento di consigliare su ClassiCult, Nicola Pesce - oltre ad essere un ottimo scrittore (ne ho parlato già per La Cura del Dolore) - è un editore attento ed esigente e pretende il massimo dai suoi collaboratori e dagli artisti che mette in catalogo.

Mi sento in dovere di consigliare alcune opere cardine del catalogo, a partire da Eccetto Topolino (Gori, Lama, Gadducci) uno splendido volume saggistico che esplora la storia della figura di Topolino con la lente d'ingrandimento della storiografia italiana e del giornalismo nostrano e con un focus sul rapporto tra Walt Disney e il fascismo. Sul lato fumetti consiglio l'intera bibliografia di Sergio Toppi, Dino Battaglia, Nino Cammarata, Attilio Micheluzzi,  Ivo Milazzo, Sergio Tisselli (a cui rivolgiamo amore e stima per la sua recente scomparsa nel 2020), Sergio Vanello. Oltre a questi autori immensi consiglio caldamente agli amanti del fantastico le Guide Immaginarie dei Vampiri e de i luoghi di Lovecraft.

La copertina di Sharaz-de. Le mille e una notte di Sergio Toppi, pubblicato da NPE edizioni

 

Aguaplano Editore

Ottima casa editrice indipendente, che investe nei suoi libri una curatela maniacale (per fortuna!) e tantissima passione. Dopo aver amato Esecuzione dell'ultimo giorno di Lorenzo Chiuchiù sono passato a un libro unico ovvero Aura di Alessandro Celani, un magnifico reportage fotografico della nostra Italia (e che edizione!) che si snoda attraverso un'edizione bilingue caratterizzata da testi di accompagnamento altamente evocativi. Un testo che si può contemplare in un pomeriggio o per tutta la vita.

Sempre per Aguaplano ho apprezzato tantissimo la raccolta di poesie Ragli di Fabio Greco, libro dal carattere sperimentale e dal linguaggio evocativo quanto indomabile; consiglio davvero a tutti gli amanti della poesia l'intera collana edita da Aguaplano. In lettura ho il Gran Bazar del XX secolo, di Stefano Trucco, che si sta rivelando un romanzo pulp-meta lovecraftiano godibilissimo e che gli amanti della letteratura weird/fantastica dovrebbero recuperare. Le edizioni Aguaplano sono particolarmente pregiate, siano esse cartonati rilegati o brossure più economiche.

La copertina di Esecuzione dell'ultimo giorno di Lorenzo Chiuchiù, pubblicato da Aguaplano nella collana Blaupause

 

Ronzani Editore

Chi segue ClassiCult avrà già incontrato Ronzani, una delle realtà editoriali che dà alle stampe libri dalla qualità perfetta, con edizioni di pregio e attente ai bisogni bibliofili dei suoi lettori.

Ultimamente ho concluso il thriller turco di Ahmet Ümit, Perché Istanbul Ricordi, che si è rivelata una lettura pazzesca per esplorare la storia recente della Turchia e il suo viscerale legame con l'antica Bisanzio/Costantinopoli. Un romanzo stratificato e ricchissimo di vita e morte, avventura e momenti davvero travolgente. Ma Ronzani è un editore attento a qualsisia tassello del mondo culturale, che sia la produzione di riviste, poesie, saggi e molto altro. Tutti i loro titoli sono stampati con una cura unica, basti pensare alle poesie di Pasolini per la sua Casarsa.

La copertina del thriller di Ahmet Ümit, Perché Istanbul Ricordi, pubblicato da Ronzani Editore

 

ABEditore

Per i cultori dell'estetica vittoriana, gotica e decadentista non posso non consigliarvi ABEditore, uno dei migliori editori dal punto di vista tipografico e delle traduzioni, per quanto concerne il recupero di testi classici di letteratura immaginifica e fantastica.

Vi consiglio caldamente i volumi miscellanei di Draculea (a cura di Lorenzo Incarbone) e Follettiana (a cura di Pietro Guariello), che analizzano rispettivamente il repertorio folclorico e letterario di Vampiri e membri del Piccolo Popolo. I volumi sono scrigni preziosi per compiere esperienze di lettura eccezionali e curati nei minimi dettagli per fornire al lettore le sensazioni di mondi dimenticati e storie sepolte dal mistero.

Su ClassiCult abbiamo avuto ospite Fabio Camilletti, per un'intervista spettrale.

La copertina della Follettiana di Pietro Guariello, pubblicata da Abeditore

 

Jimenez Edizioni

Jimenez è la mia più recente scoperta e sono davvero felice di presentarvi un catalogo eccezionale, del quale la mia prima lettura è La notte arriva sempre di Willy Vlautin, un thriller a dir poco avvincente che parte dal presupposto della presente crisi finanziaria e immobiliare che ha investito la città di Portland portando la protagonista Lynette a compiere azioni sempre più folli, fino a realizzare un'accozzaglia di avventure grottesche nell'ambito della vita notturna cittadina, tra criminali, individui pericolosi e tanta illegalità. I libri sono di pregevolissima fattura e non vedo l'ora di conoscere l'intero catalogo.

La copertina del romanzo La notte arriva sempre di Willy Vlautin, pubblicato da Jimenez Edizioni

 

Il Palindromo

La casa editrice palermitana Il Palindromo è una delle realtà editoriali indipendenti più interessanti, soprattutto per quanto riguarda la collana I Tre Sedili Deserti, dedicata al fantastico. Dall'Elogio del Fantastico di Jacques Bergier a La Collina dei Sogni di Arthur Machen possiamo riassaporare i testi che hanno canonizzato l'immaginario moderno con elementi weird, fantascientifici e gotici. Una cura esemplare nell'apparato critico, dalle traduzioni alle prefazioni con un notevole innesto di fonti fotografiche o iconografiche a cura di artisti italiani o stranieri coevi alle opere.

Particolarmente amata è la riedizione del "primo" Pinocchio di Collodi, una narrazione più oscura del classico della letteratura italiana arricchito dalle splendide illustrazioni fumose e grottesche di Simone Stuto. Un un'ultima uscita davvero particolare è Etna. Guida immaginifica del vulcano di Rosario Battiato con la travolgente copertina di Chiara Nott.

La copertina di Pinocchio. La storia di un burattino di Carlo Collodi, a cura di Salvatore Ferlita e con le illustrazioni di Simone Stuto, pubblicato da Il Palindromo

 

Miraggi Edizioni

Miraggi è una delle mie case editrici preferite, perché mi ha permesso di conoscere non solo ottimi autori italiani (La Chiusa, Forlani, ecc.)  ma di affacciarmi alla letteratura del mondo slavo grazie alla strepitosa collana NováVlna. Su ClassiCult avevo già recensito Grand Hotel di Jaroslav Rudiš, ma vi consiglio moltissimo anche La perlina sul fondo, Il lago, Il bruciacadaveri e il magnifico Krakatite di Karel Čapek, uno dei più importanti romanzi di fantascienza del '900.  Bellissima anche la collana di poesia e gli Scafiblù, dedicati agli autori italiani, di cui vi consiglio Il bambino intermittente, Colloqui con il Pesce Sapiente e Uno di noi.

 

La copertina del romanzo di fantascienza Krakatite di Karel Čapek, pubblicato da Miraggi Edizioni

Tota Italia

TOTA ITALIA. La mostra che unisce il sistema museale italiano

Riaprono le Scuderie del Quirinale e lo fanno con la mostra “Tota Italia. Alle Origini di una Nazione” dal 14 maggio al 25 luglio 2021.

Oltre 400 reperti in prestito per raccontare attraverso storie, culture, manufatti, il grande processo di unificazione che ha coinvolto i numerosi popoli italici nel corso della lunga storia romana, dal IV secolo a.C. all’età giulio-claudia. I curatori, Massimo Osanna e Stèphen Verger, hanno cercato di unire tutto il sistema museale italiano da nord a sud, rievocando la pluralità del patrimonio artistico italiano che sta alla base della storia del nostro paese.

Tota Italia
Tota Italia. 2) Corredo della “tomba dei due guerrieri” (part.) Corazza anatomica e elmo “a bottone”, di tipo Montefortino III secolo a.C., da Lavello Melfi, Museo Archeologico Nazionale del Melfese “Massimo Pallottino” Su concessione del Ministero della Cultura

Il titolo della mostra, “Tota Italia”, riprende nella sua forma la famosa formula di giuramento di Augusto, il primo che gettò le basi per un’unificazione nazionale sotto il dominio di Roma rendendo l’Italia un territorio quanto più omogeneo politicamente. Roma che si affaccia oltre i suoi confini prima con le guerre di territorio, poi contro gli Etruschi, i Sanniti, gli Osci, scende verso il meridione e si scontra-incontra con le poleis della Magna Grecia, tutte culture che nei secoli si erano rese protagoniste nel grande palcoscenico del Mediterraneo.

Lungo il percorso allestito su entrambi i piani delle Scuderie del Quirinale sarà possibile ammirare opere quanto più variegate che hanno identificato la cultura dei popoli italici prima dell’unificazione di Roma. Statue, ceramiche, elementi di arredo, testimoni del dialogo o della differenza fra Romani e Italici. Nella prima parte della mostra il focus sarà sulla varietas italica, dunque aspetti sociali, religiosi, artistici; nella seconda parte, invece, si racconterà il lungo periodo di guerre che caratterizzò l’Italia prima di Augusto e prima dell'unificazione sotto il dominio di Roma.

Tota Italia
Tota Italia. Decorazione di uno scudo (episema) con Taras
IV secolo a.C., dal santuario di
Rossano di Vaglio
Potenza, Museo Archeologico
Nazionale della Basilicata
“Dinu Adamesteanu”
Su concessione del Ministero della Cultura

Dodici regioni, dal Veneto alla Calabria, hanno fatto rete per raccontare un momento cruciale della storia di Roma, forse poco conosciuto nelle sue infinite sfaccettature e da un punto di vista che non è solo quello del vincitore ma anche del vinto che non muta le sue forme, la sua cultura ma si ibrida e si trasforma in qualcosa di nuovo, di eterno.

L’occasione è unica per vedere capolavori incredibili quali: il Trono decorato a rilievo delle Gallerie Nazionali Barberini Corsini di Roma, il Ritratto di Augusto con il capo velato del Museo Archeologico Nazionale delle Marche, il Busto di Ottavia Minore del Museo Nazionale Romano - Palazzo Massimo alle Terme; corredi funerari iconici come il Corredo della “tomba dei due guerrieri”, conservato presso il Museo Archeologico Melfese “Massimo Pallottino” e il Corredo di una tomba femminile proveniente dalla necropoli di Montefortino d’Arcevia e custodita presso il Museo Archeologico Nazionale delle Marche. E ancora la Cista portagioielli con iscrizione in latino arcaico del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, il Sostegno di mensa con due grifoni che attaccano un cerbiatto del Museo Civico di Ascoli Satriano fino al celebre Rilievo con scena di battaglia tra un cavaliere greco e un persiano custodito presso il Museo Archeologico Nazionale di Taranto.

Tota Italia
Tota Italia. Rilievo con navi da guerra
terzo quarto I secolo a.C., da Cuma
Napoli, Museo Archeologico Nazionale
©MANN archivio fotografico,
Foto Giorgio Albano

Massimo Osanna curatore della mostra: “Attraverso una selezione di opere di eccezionale rilevanza conservate nei principali musei italiani, con la mostra Tota Italia. Alle origini di una Nazione si è inteso proporre una riflessione su quel lungo e grandioso processo di unificazione culturale, linguistica e giuridica e di trasformazione degli assetti economici, sociali e territoriali che, sotto la spinta di Roma, portò le varie popolazioni dell’Italia antica a riconoscersi in un’unica grande entità comune.

Tota Italia
Tota Italia. 9) Rilievo con scena di battaglia
tra un cavaliere greco e un persiano
III secolo a.C.
Taranto, Museo Archeologico
Nazionale
Su concessione del Museo Archeologico Nazionale di Taranto

Nella prima parte della mostra, alcune delle più rappresentative testimonianze archeologiche delle culture proprie delle genti italiche illustrano la grande varietà dei modi di vivere e di esprimersi, di costruire e di abitare, di onorare i morti e di venerare le divinità diffusi nella Penisola prima della cosiddetta romanizzazione. Nel prosieguo del percorso espositivo, le marcate differenze tra i popoli tendono a sfumare gradualmente ed emergono con forza i tratti comuni e distintivi di quella Tota Italia che, dopo la guerra sociale e, definitivamente, al tempo di Augusto, riconobbe sé stessa come nazione unica e centro del mondo mediterraneo.

Una mostra corale, dunque, in cui opere provenienti da tanti musei italiani raccontano la storia di una straordinaria ricchezza culturale che affonda le sue radici nell’Italia più antica e nella prima, grande unificazione augustea della Penisola, e che permea ancora profondamente l’Italia di oggi attraverso i tanti lasciti di Roma nella cultura, nella lingua, nel diritto, ma anche nei confini regionali, nel tracciato delle strade, nelle città e nei paesaggi rurali”.

Tota Italia
Tota Italia. Rilievo con processione funeraria
seconda metà I secolo a.C., da Amiternum, L’Aquila, Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo
Su concessione del Ministero della Cultura

In occasione dell’apertura della mostra, le Scuderie del Quirinale presentano sui propri canali digitali una serie di appuntamenti legati all’approfondimento della mostra con diversi focus ed altre curiosità sulle origini dell’ideale di una nazione italica unita.


Statua funeraria di II sec. a.C. dalla Cirenaica, riconsegnata

Statua funeraria di II sec. a.C. dalla Cirenaica riconsegnata

Il British Museum e l’HM Revenue and Customs hanno collaborato con l’Ambasciata della Libia per individuare e rimpatriare una straordinaria statua funeraria del II secolo a.C.

Statua funeraria marmorea , II sec. a.C., Cirenaica. Foto The British Museum.

“Il Regno Unito- ha dichiarato Caroline Dinenage, Ministra della Cultura del Regno Unito- è un leader mondiale nella protezione del patrimonio culturale sia in patria che all’estero e il nostro lavoro nell’affrontare il commercio illecito di artefatti è una parte fondamentale di questo. Grazie agli sforzi dell’HMRC e del British Museum, siamo in grado di restituire questa importante statua alla Libia a cui appartiene”.

Le analisi condotte sulla superficie marmorea della statua a cura del British Museum hanno dimostrato che l’opera era frutto di ritrovamento recente e certamente frutto di uno scavo illegale.

La statua fu sequestrata dai funzionari delle forze di frontiera all’aeroporto di Heathrow, durante il tentativo di importarla illegalmente nel Regno Unito al fine di venderla nel mercato nero dell’arte. Successivamente allo stato di fermo, nel 2013 l’opera è stata affidata al British Museum per l’identificazione, il personale ha allertato nell’immediato l’HMRC dopo aver attestato l’importanza e l’unicità di questo tipo scultoreo, di cui vi sono solo rari esempi conservati nei musei al di fuori della Libia. Infatti, il British Museum ha stretti rapporti con i musei libici, ospitando quattro specialistici dalla Libia per il programma di formazione internazionale 2021-2013. Inoltre, il caso è stato sottoposto anche alla Society for Libyan Studies con cui il Regno Unito collabora.

“Il British Museum - ha dichiarato Hartwig Fischer, Direttore del British Museum - è impegnato nella lotta contro il commercio illegale e i danni al patrimonio culturale. Sono lieto di poter assistere alla restituzione di questo importante oggetto in Libia, tramite l’Ambasciata a Londra. Una parte importante del lavoro del Museo sul patrimonio coinvolge la nostra stretta collaborazione con le forze dell’ordine interessate al traffico illecito. Questo caso è un altro buon esempio dei vantaggi di tutte le parti che lavorano insieme per combattere il saccheggio e proteggere il patrimonio culturale”.

Cirenaica Statua funeraria marmorea II sec. a.C.
Statua funeraria marmorea , II sec. a.C., Cirenaica. Foto The British Museum

Il ritrovamento e l’esportazione illegale di questa statua funeraria è probabilmente frutto degli eventi sconvolgenti che portarono all’intervento militare internazionale in Libia del 2011.

In seguito alle prove giudiziarie fornite dal museo nel 2015, il tribunale ha decretato l’appartenenza dell’opera allo Stato della Libia, conservata dal museo stesso con il fine di restituirla insieme all’HMRC alla sua patria.

Attualmente la statua è stata finalmente consegnata all’Ambasciata della Libia nel Regno Unito.

La statua funeraria dalla Cirenaica

La statua funeraria rappresenta un eccezionale esempio di manifattura cirenaica del II secolo a.C., per questo motivo è stata facilmente identificata. È scolpita come una figura a tre quarti che si interrompe al livello dei fianchi, cosa che avveniva solo in alcune regioni del Mediterraneo, ma in particolar modo da necropoli cirenaiche di lavorazione locale. Difatti, da questa zona provengono circa cento esempi di questa statuaria, spesso conservate acefale nei musei libici come il Museo di Cirene e il Museo Nazionale di Tripoli.

Statua funeraria marmorea , II sec. a.C., Cirenaica. Foto The British Museum.

La Cirenaica fu colonizzata dai greci a partire dal VII secolo a.C., divenendo una grande potenza economica e artistica. Infatti, probabilmente questo tipo di statuaria rappresentava la Dea Demetra o la figlia Persefone sposa di Ade e regina dell’oltretomba e condannata a vivere con lui durante l’autunno e l’inverno, l’interruzione all’altezza dei fianchi rappresenterebbe quindi l’uscita della giovane dagli inferi. In effetti, alcune di queste statue-stele presentano bracciali scolpiti rappresentanti serpenti, animale connesso agli inferi.Altra ipotesi per gli studiosi è che l’assenza delle gambe e il posizionamento sul suolo delle statue, sarebbe riconducibile all’impossibilità di abbandonare la tomba del defunto dando eterna protezione. Infatti, alcune di queste tengono tra le mani offerte per il defunto.

La presenza sia di bracciali con serpente sia di offerta, in particolar modo una sorta di statua scolpita tra le mani, forse rappresentante una statuina fittile in argilla, sulla statua identificata dal British Museum la rende una delle più rare di questa tipologia cirenaica.

Fonte: Communications, The British Museum

statua funeraria


Warsaw Mummy Project mummia egizia feto

Warsaw Mummy Project: individuata la prima mummia egizia con feto

Warsaw Mummy Project: individuata la prima mummia egizia con feto

L’avanzamento scientifico delle tecniche di analisi su individui mummificati artificialmente sta consentendo al Warsaw Mummy Project di rilevare notevoli informazioni sui e dai defunti conservati nel Museo Nazionale di Varsavia. Infatti, lo studio sulla collezione di mummie egizie del Museo non si è spinto ad una approfondita analisi sui resti umani fino al 2015, anno in cui il progetto ha implementato le sue ricerche oltre lo studio dei materiali fino a studi antropologici.

Warsaw Mummy Project
Analisi radiologiche condotte sulla mummia. Foto Aleksander Leydo/Warsaw Mummy Project

L’ultima scoperta riguarda la presenza di un feto in una mummia dell’élite tebana, rilevato grazie ad analisi radiologiche sul corpo materno, questa rappresenta un unicum nelle ricerche archeo-antropologiche.

Tale nuova individuazione sarà fondamentale per gli specialisti al fine di ricostruire l’ambito, tutt’oggi poco conosciuto, della gravidanza nei tempi antichi, oltre a poter fornire informazioni sulle usanze funerarie egizie e sull’interpretazione della gravidanza nell’antica religione egizia.

Warsaw Mummy Project
Sarcofago e Mummia del caso studio. Foto National Museum in Warsaw and Warsaw Mummy Project

La presenza del feto ha dato una completa reinterpretazione di questa mummia, deceduta tra i 20 e i 30 anni e tra la 26° e la 30° settimana di gravidanza. Infatti, il sarcofago contenente questo individuo conservato in un cartonnage, acquistato da Jan Wezyk-Rudzki e donato all’Università di Varsavia nel 1826, fu realizzato per un sacerdote tebano di nome Hor-Djehuty nel I secolo a.C.

Warsaw Mummy Project
Sarcofago della mummia analizzata. Foto (c) B. Bajerski/Muzeum Narodowe w Warszawie

Inoltre, il luogo del suo ritrovamento rimane incerto, Wezyk-Rudzki scrisse nei suoi appunti che la mummia fu ritrovata in una delle tombe reali di Tebe. In realtà, ciò non può essere comprovato, potrebbe trattarsi di un dato ideato con il fine di aumentare il prezzo d’acquisto della mummia.

Certamente la donna doveva far parte della nobiltà tebana, in quanto la sua imbalsamazione fu effettuata da esperti con estrema cura e materiali di alta qualità. Inoltre, era dotata di un ricco corredo di amuleti e si ipotizza fossero presenti altri reperti purtroppo depredati dagli antiquari nel diciannovesimo secolo.

Warsaw Mummy Project
Dettaglio del bendaggio e della struttura scheletrica della mummia. Foto Warsaw Mummy Project

I risultati delle indagini in corso sono stati pubblicati sul Journal of Archaeological Science.

Link alla pagina Facebook: https://www.facebook.com/1024570907560118/posts/4645678875449285/


Museo Archeologico Nazionale Civitavecchia Lara Anniboletti

Una nuova direzione per il Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia: intervista a Lara Anniboletti

Una nuova direzione per il Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia: intervista a Lara Anniboletti

Lara Anniboletti, neo direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia
Lara Anniboletti, neo direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia. Foto Credits: Michele Stallo

Nel mese di Marzo 2021 la Direzione Regionale Musei del Lazio, afferente al Ministero della Cultura, ha nominato una nuova direttrice per il Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia: Lara Anniboletti, archeologa laureata all’Università degli Studi di Perugia, attualmente direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Orvieto e della Necropoli etrusca di Crocifisso del Tufo; precedentemente, la dott.ssa Anniboletti ha lavorato presso la Segreteria Tecnica di Progettazione del Parco Archeologico di Pompei, dove ha coordinato l’Ufficio Comunicazione.

Abbiamo contattato la neo-direttrice per un’intervista sui progetti futuri per l’istituzione culturale civitavecchiese.

 

Dott.ssa Anniboletti, congratulazioni per il suo nuovo incarico.

Ci parli del Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia e delle sue caratteristiche: qual è la sua storia, che tipo di collezioni ospita?

Grazie per le congratulazioni, sono molto contenta di essere la neo-direttrice del Museo Archeologico di Civitavecchia: qui c’è un gran lavoro da fare.

Questo è un museo archeologico di natura statale, ma che in realtà ha una grande vocazione locale. Trae la sua origine nel Museo Civico della città di Civitavecchia: dopo il suo bombardamento, molte opere furono tratte in salvo e confluirono proprio nella collezione dell'attuale museo archeologico che, quindi, ha anche una forte connotazione civica.

Il museo racconta la storia dell’insediamento precedente alla città romana, alla fondazione del porto di epoca traianea e alla costruzione delle Terme Taurine: racconta la fase preromana delle aree vicine al sito specifico di Civitavecchia, come le colline circostanti, dove c’erano dei fiorenti insediamenti già dall’epoca etrusca (di cui abbiamo le necropoli).

Anche il territorio limitrofo è ben rappresentato: ci sono materiali provenienti da Castellina del Marangone e da tutta la zona peri-costiera fino a Santa Marinella, dove c’erano insediamenti di epoca più antica, sin dall'età protostorica, legati anche allo sfruttamento della zona mineraria della Tolfa.

Quindi, le collezioni del museo offrono una testimonianza dell'epoca protostorica, della fase etrusca e, infine, della grande fase romana del porto e dello sviluppo costiero, con magnifiche ville della nobilitas senatoria romana, che scelse questi luoghi per la bellezza del mare e la salubrità delle acque.

In definitiva, quella del museo è una storia stratificata, con collezioni cresciute nel tempo, a cui va aggiunto anche il fatto che Civitavecchia è stata la sede dei sequestri della Procura territoriale, per cui abbiamo anche molto materiale proveniente da sequestri e collezioni varie confluite qui.

Un museo con delle potenzialità grandissime, molto ricco di materiali.

 

Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia - Sala dei marmi di età imperiale
La Sala dei marmi di età imperiale del Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia, diretto da Lara Anniboletti. Foto: Eleonora Brunori

 

Il museo è rimasto chiuso al pubblico per un po' di tempo ed è andato incontro ad alcuni cambiamenti: come si presentava al suo arrivo e quali sono state le azioni più urgenti e necessarie? 

Il museo archeologico di Civitavecchia è rimasto chiuso per un certo periodo di tempo perché alcune sale avevano dei problemi di tipo strutturale: infatti, non appena sono arrivata, sono partiti degli importanti lavori di ristrutturazione, cui faranno seguito dei lavori di tipo allestitivo.

Il museo aveva anche un grande laboratorio di restauro dell’allora Soprintendenza dell’Etruria Meridionale, che è stato dismesso negli ultimi 5-6 anni, e anche questo ha comportato un progressivo depauperamento.

L'allestimento originario del museo, risalente alla seconda metà degli anni ‘70, è quello dell'architetto Minissi, lo stesso di Villa Giulia, a cui sono state fatte delle aggiunte o, viceversa, a cui è stato sottratto qualcosa, non sempre in maniera congrua: quindi, il museo risale nella sua concezione agli anni' 70, con delle modifiche saltuarie e a volte occasionali, poco meditate.

In questo momento ha una assoluta necessità di essere riallestito, sia come spazio espositivo e architettonico - perché nel tempo le esigenze legate alla museografia cambiano -, ma anche nel suo percorso narrativo: deve essere un museo narrante, che racconta le vicende storiche e insediative della città di Civitavecchia, del territorio circostante e anche di quell’ampia fascia territoriale che va da Civitavecchia a Santa Marinella, e che non è attualmente di pertinenza della città stessa.

Questo museo, dunque, si stratifica su più epoche e ha materiali diversi, dall’epoca protostorica al tardoantico.

 

Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia - oreficeria etrusca
Oreficeria etrusca dal Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia, diretto da Lara Anniboletti. Anello con incisione in etrusco e orecchini in oro (IV sec. a.C.), corredo della tomba E in loc. Pisciarelli. Foto: Eleonora Brunori

 

Quali sono i progetti per il futuro del museo, sia a breve che a lungo termine?

La prima necessità, in questo momento, è stata quella di poter riaprire, perlomeno gli spazi che non erano interessati dalla ristrutturazione dell’edificio: il primo piano, con la sala dei marmi, la sala delle epigrafi della necropoli e dei marinai e il piano superiore, il ballatoio, che abbiamo subito riallestito, perché era il piano dedicato al territorio.

In tempi recenti era stata fatta una mostra su Gravisca, che aveva in parte disallestito alcune vetrine, quindi abbiamo proceduto a una integrazione dei materiali e alla messa in opera di pannelli esplicativi, proprio perché volevamo dare il senso del museo narrato; abbiamo cercato di fare piccole cose in vista di una riapertura che sia anche simbolica: il museo c’è e riapre!

Successivamente, abbiamo altri progetti: dovremmo pensare a un riallestimento di tutto il percorso, sia nello spazio fisico e architettonico - con un ripensamento dell’architettura museale - e poi un ripensamento della struttura narrativa del museo, che magari sarà anche coadiuvato da una tecnologia, attualmente lo strumento più efficace e pervasivo, e a far sì che il museo diventi realmente uno strumento didattico.

Vogliamo poi tirare fuori i reperti dai depositi, che hanno un'incredibile ricchezza di materiali; vogliamo restituirli alla vista del pubblico, ma in un percorso sensato: per questo nomineremo un comitato tecnico di riallestimento con varie competenze e mansioni, proprio per ridare al museo la sua giusta importanza.

In quest’ottica, è mia volontà che il museo sia a pagamento, anche con biglietto ridotto, visto che in questo momento non è del tutto visitabile: questo gli renderebbe giustizia e ne sancirebbe uno status.

Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia - Sala epigrafica
La Sala epigrafica del Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia, diretto da Lara Anniboletti. Foto: Eleonora Brunori

 

Qual è il rapporto tra il museo, la città di Civitavecchia e la sua storia, il porto e il territorio circostante? Sono previsti dei progetti di collaborazione, anche con istituzioni e associazioni del posto? 

Quello che mi ha veramente colpito dal mio arrivo al museo, due mesi fa, è stato il grande interesse e la grande richiesta di incontro, innanzitutto da parte di enti e autorità locali: dal Sindaco all’Autorità Portuale, alla Capitaneria di Porto, alla Scuola di Guerra, fino alla Fondazione CARICIV, tutti gli attori della comunità locale; in seconda battuta, da parte delle associazioni di settore: storiche, archeologiche, Pro Loco; in terza battuta, dagli operatori nel territorio: operatori turistici, archeologi, restauratori.

C'è stata una grande richiesta di incontro, di venire al museo per potermi incontrare, illustrare le proprie attività e conoscere qual è il futuro del Museo Archeologico di Civitavecchia: io l'ho interpretato come il segno di una mancanza, di un’assenza che si è verificata, in passato, per varie ragioni, ma anche come l'esistenza di una comunità attiva che si identifica con il museo, perché esso, oltre ad essere uno spazio fisico, è anche un polo attrattivo in cui si identifica la memoria della collettività e, come tale, il fatto che sia aperto, che esista, dà un senso e una linea guida a tutta una serie di attività collaterali e culturali che le associazioni promuovono.

Ovviamente con le autorità c’è uno scambio di progettualità continuo.

Con le varie associazioni, gli archeologi, gli architetti, i restauratori c’è una grande volontà di collaborazione per far sì che tutte azioni necessarie siano dirette verso la riapertura e verso una nuova progettualità: cambiata la governance, adesso bisogna “fare il Museo”.

 

Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia - Athena Parthenos Lara Anniboletti
Athena Parthenos dal Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia, diretto da Lara Anniboletti. Copia romana di metà II sec. a.C. dell'opera di Fidia, dalla villa marittima del giureconsulto Ulpiano. Foto di Eleonora Brunori

 

Quando verrà riaperto al pubblico il Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia e quali novità troveranno i visitatori?

Ora che finalmente siamo tornati in zona gialla, il museo riaprirà: il 13 Maggio è prevista  una preview per un pubblico scelto, mentre si riaprirà definitivamente al pubblico il 14 Maggio.

In questo momento, abbiamo proceduto a un piccolo riallestimento e a una messa a punto della situazione già esistente per quanto riguarda la sala dei marmi e delle epigrafi, ad esempio mettendo didascalie dove non c'erano o correggendo quelle sbagliate, e anche tirando fuori qualcosa dai depositi, come una meravigliosa testa di Giano bifronte in marmo, e altre opere scultoree.

Il piano soprastante - il ballatoio - è stato diviso in due parti: da una parte abbiamo riallestito alcuni contesti del territorio: Castellina del Marangone, Aquae Tauri, la necropoli etrusca di Pisciarelli e l'abitato; dall'altra invece abbiamo messo le collezioni che erano ospitate al piano superiore, nella cosiddetta "Sala Verde" dell'architetto Minissi, che abbiamo dovuto disallestire a causa dei lavori in corso.

Anche qui c'è stata una grande attenzione all'apparato didascalico.

Vi invito a visitare il museo perché è davvero ricchissimo, con dei pezzi straordinari, come le sculture rinvenute nelle ricchissime ville, ad esempio quella del giureconsulto Ulpiano, che dominavano e punteggiavano tutto il litorale, scelto proprio per la sua bellezza (che tuttora conserva); ma anche per scoprire pezzi di storia del nostro territorio, le epigrafi - così toccanti - che ci descrivono la quotidianità dei marinai che lavoravano al porto: è un museo che merita davvero una visita.

Quello che troverete sarà un apparato informativo rinnovato e dei pannelli che permettono una visita più consapevole. Vi aspettiamo!

 

Il Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia è presente su Facebook e Instagram

 


Il Parco Archeologico di Ercolano riapre ai visitatori il 30 aprile

Il Parco Archeologico di Ercolano riapre ai visitatori il 30 aprile

“Ritorna la vita tra le strade dell’antica Ercolano, a nome di tutto il team del Parco non vediamo l’ora di potere condividere con la comunità dei visitatori questo luogo della cultura e dell’anima. Vogliamo contribuire nel rispetto delle norme al graduale ritorno alla normalità senza privarci di un bene per troppo tempo restato fuori dal quotidiano e dalle esperienze del pubblico. Venerdì vi aspettiamo emozionati di poter di nuovo incrociare gli occhi di chi varcherà la soglia dell’ingresso del sito di Ercolano e di creare nuove connessioni. Vi aspettiamo con una novità sin dal primo giorno con i Close-Up ai cantieri di restauro per conoscere i protagonisti del lavoro continuo con il quale curiamo questo straordinario sito”.

Queste le parole del direttore del Parco Archeologico di Ercolano, Francesco Sirano, per la riapertura di tutta l'area archeologica fissata al 30 aprile 2021. Infatti, grazie al passaggio della regione Campania in zona gialla il Parco potrà nuovamente accogliere i suoi visitatori.

Parco Archeologico di Ercolano riapre 30 aprile
Il 30 Aprile riapre il Parco Archeologico di Ercolano. Foto Ufficio Stampa Parco Archeologico di Ercolano

Tale apertura si inserisce nel programma della  Direzione regionale Musei Campania, che prevede una Primavera dell'arte e della rinascita per il settore dei beni culturali e per riavvicinare i cittadini al loro patrimonio identitario.

L'accesso al Parco Archeologico di Ercolano seguirà tutte le norme sanitarie vigenti per la sicurezza dei visitatori. Difatti, l'ingresso sarà contingentato e i biglietti acquistabili per fascia oraria, al fine di controllare sia il numero di ingressi che la temperatura e l'utilizzo obbligatorio della mascherina al check- in del Visitor Center. Inoltre, i biglietti saranno disponibili anche online sul sito web Scavi di Ercolano Tickets - TicketOne, acquistabili entro le ore 24 del giorno precedente alla visita.

Il percorso da seguire comunicato dall'Ufficio Stampa del Parco Archeologico di Ercolano sarà come da indicazioni elencate.

L’accesso al Parco avverrà sia dall’ingresso monumentale di Corso Resina, attraverso i giardini del Parco Maiuri, sia da Via dei Papiri Ercolanesi. Una volta varcato il controllo biglietti, i cittadini potranno visitare il Padiglione della Barca, dove è esposta l’imbarcazione scoperta sull’antica spiaggia insieme ad una serie di oggetti che legano a filo doppio Ercolano con il mare, e l’Antiquarium, riaperto per la fruibilità pubblica nel 2018 per  l’esposizione permanente "SplendOri. Il lusso negli ornamenti a Ercolano" con circa 200 oggetti, preziosi appartenuti agli antichi ercolanesi.

Infine, l’area archeologica sarà raggiungibile attraverso la Galleria Martusciello, da dove il visitatore, attraverso un percorso circolare, potrà visitare l’intero scavo liberamente seguendo le indicazioni della segnaletica o la mappa dell'area disponibile sul sito web del Parco.

Parco Archeologico di Ercolano
Veduta del Parco Archeologico di Ercolano alla riapertura. Foto Ufficio Stampa Parco Archeologico di Ercolano

Tutte le informazioni su tariffe ed orari sono disponibili su Informazioni per la visita – Benvenuto nel Parco Archeologico di Ercolano (beniculturali.it).