Paestum: grandi interventi paesaggistici per Athena

Paestum: grandi interventi paesaggistici per Athena

Novità sul santuario della dea Athena a Paestum: lo suggeriscono i primi risultati della campagna di rilievi e prospezioni georadar e geomagnetiche eseguiti da un gruppo di Ricerca diretto dalla Prof.ssa Rebecca Miller Ammermann dell'università di Colgate (USA), in collaborazione con l'Università di Bologna.
Secondo gli studiosi, che hanno "radiografato" il terreno intorno al tempio di Athena, la piccola collinetta sulla quale sorge l'edifico dorico dedicato alla dea della guerra e dell'artigianato, è in parte artificiale. "Specie la parte occidentale della collina sembra essere il risultato di un intervento massiccio di rimaneggiamento del terreno, con un rialzamento di alcuni metri", spiega la professoressa Ammerman. "Anche se dobbiamo aspettare l'elaborazione definitiva dei dati, siamo molto soddisfatti dai risultati".
Soddisfatto anche il direttore del Parco Archeologico, Gabriel Zuchtriegel: "Se si confermano le ipotesi, vuol dire che dobbiamo immaginare un mega intervento che, prima ancora dell'architettura, investe il paesaggio di Paestum: i templi di Athena sono spesso collocati su delle alture - si pensi ad Atene, ma anche a Sparta - ma visto che Paestum è ubicata in pianura, i Greci hanno forse sentito la necessità di modificare l'orografia del terreno, per creare uno spazio degno della dea e del suo grande tempio."
Per la verifica dei dati, sono previsti dei carotaggi nel mese di novembre.
Intanto, anche gli "scavi" nei depositi continuano a produrre novità. Insieme al Parco Archeologico, l'Università di Salerno sta lavorando alla realizzazione di una mostra, in programma per novembre -  che illustrerà le ricerche, dirette dal prof. Fausto Longo, sugli oggetti metallici quali scudi, lance, elmi ed altri provenienti dal santuario di Athena. Sono oggetti spesso conservati malissimo e di piccole dimensioni che, però, possono raccontare grandi storie, come sottolinea Zuchtriegel: "Anche grazie alle ricerche dei colleghi di Salerno si aprono nuove prospettive sul rituale e sulle storia del santuario, per esempio riguardo cesure ed eventi catastrofici, ma anche nuove domande che nel futuro ci auguriamo di affrontare sottoscrivendo collaborazioni tra il Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo (Mibact) e le Università italiane e straniere."
http://www.museopaestum.beniculturali.it/paestum-grandi-interventi-paesaggistici-per-athena/
Fonte dati:
Parco Archeologico di Paestum
Tel/fax 0828/811023-0815808328
sito web: www.museopaestum.beniculturali.it
Facebook: Parco Archeologico Paestum
Twitter: @paestumparco
Instagram: paestumtempli

Come da MiBACT, redattore Renzo De Simone
 
 


Dai denti da latte, l’identikit dei nascituri romani del II secolo d.C.

Dai denti da latte, l’identikit dei nascituri romani del II secolo d.C.

Una ricerca della Sapienza ha analizzato lo smalto dei denti decidui, rinvenuti nella necropoli di Velia, per ricostruire la vita prenatale ai tempi dell’impero romano. Lo studio è pubblicato su Plos ONE

L’analisi della microstruttura istologica dello smalto dei denti decidui, su un campione di bambini dell’epoca romana, fornisce informazioni importanti sui tempi e sulle modalità di sviluppo fetale della popolazione di quel periodo.
Lo smalto prenatale, studiato in relazione con il successivo sviluppo postnatale costituisce il principale oggetto di ricerca del progetto condotto da un team della Sapienza in collaborazione con il Museo delle Civiltà di Roma, l’Université di Toulouse III e l’University College London. La ricerca, realizzata per la Sapienza da Alessia Nava e coordinata da Alfredo Coppa nell’ambito del corso di dottorato in Biologia ambientale ed evoluzionistica, è pubblicata sulla prestigiosa rivista PLoS ONE.
I denti umani sono importanti archivi paleobiologici che raccontano la storia di un individuo; quelli decidui, la cui formazione comincia già dai primi mesi in utero, possono costituire l’unica finestra di conoscenza sullo sviluppo intrauterino, un momento cruciale nella vita, che ha inevitabili ricadute sulla salute anche in età adulta.
A oggi molti studi si sono focalizzati sulle porzioni di smalto dei denti decidui sviluppate dopo la nascita, ma è l’analisi delle porzioni prenatali che è cruciale nella conoscenza dello sviluppo intrauterino: permette infatti di identificare eventuali eventi stressanti e può rivelare informazioni utili circa lo stato di salute della madre durante la gravidanza.
I dati ottenuti da un campione di 18 denti decidui su una popolazione della necropoli di Elea-Velia (I-II secolo d.C., Salerno) dell’Impero Romano sono stati utilizzati per la realizzazione di un solido modello statistico che permette di calcolare in maniera semplificata i tassi medi di crescita dei denti da latte e di stimare la percentuale di bambini nati prematuri in popolazioni archeologiche. “Il modello statistico impiegato in questo studio – spiega Alessia Nava – conferisce una validità metodologica ai risultati ottenuti e apre innumerevoli scenari di ricerca meritevoli di approfondimento”.
In particolare il confronto tra i tassi di crescita media giornaliera in queste popolazioni e quelli osservabili in bambini di epoche moderne, cresciuti in un ambiente a stretto controllo medico, rivela sorprendentemente che lo sviluppo è più variabile e mediamente più alto nei bambini di epoca romana rispetto a quelli di oggi.

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Salgono a 53 i siti UNESCO in Italia

FRANCESCHINI: SALGONO A 53 I SITI UNESCO IN ITALIA
Le antiche faggete e le Opere di difesa veneziane iscritte nella lista del Patrimonio dell'Umanità

Salgono a 53 i siti italiani iscritti nella lista del Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco. Dopo il riconoscimento attribuito ieri a un insieme di dieci antiche faggete italiane per una superficie di 2127 ettari nel contesto del sito ambientale transazionale delle Foreste primordiali dei faggi dei Carpazi e di altre regioni d'Europa, la 41° sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale, in corso a Cracovia, ha iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale dell'Unesco il 53° sito italiano. Si tratta delle "Opere di difesa veneziane tra il XVI ed il XVII secolo: Stato di Terra - Stato di mare occidentale", un sito seriale transnazionale presentato nel 2016 dall'Italia insieme con Croazia e Montenegro all'Unesco a Parigi. Il sito raccoglie un insieme straordinario dei più rappresentativi sistemi difensivi alla moderna realizzati dalla Repubblica di Venezia, progettati dopo la scoperta della polvere da sparo e dislocati lungo lo Stato di Terra e lo Stato di Mare. Per decisione del Comitato del Patrimonio Mondiale, entrano a far parte del sito Unesco le opere di difesa presenti a Bergamo, Palmanova, Peschiera del Garda per l'Italia, Zara e Sebenico per la Croazia, Cattaro per il Montenegro.
"Questo importante risultato - dichiara il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini - conferma il forte e pluriennale impegno dell'Italia nell'attuazione della Convenzione del Patrimonio Mondiale Unesco. Un'opera preziosa che consente al nostro Paese di mantenere il primato del numero di siti iscritti alla Lista e di esercitare un notevole ruolo nella diplomazia culturale nel contesto internazionale".
La candidatura è il risultato di un lungo e complesso lavoro di équipe. Coordinata a livello centrale dal MiBACT, ha visto la partecipazione di studiosi di chiara fama così come delle più alte cariche istituzionali e dei servizi tecnici dei Comuni coinvolti, dei rappresentati delle altre istituzioni territoriali insieme con gli uffici periferici del MiBACT. Una nutrita delegazione italiana era presente a Cracovia al momento della proclamazione. Oltre alla Rappresentanza Permanente d'Italia presso l'Unesco, erano presenti tutti i protagonisti del progetto di candidatura: il MiBACT, i Sindaci dei Comuni coinvolti, esperti e tecnici che hanno partecipato al lungo lavoro intrapreso fin dal 2008.
Roma, 9luglio 2017
Ufficio Stampa MiBACT
Le Opere di difesa veneziane tra il XVI e XVII secolo Stato da Terra -  Stato da Mar occidentale
Breve descrizione
Le Opere di difesa veneziane tra il XVI e XVII secolo Stato da Terra -  Stato da Mar occidentale sono costituite da sei componenti fortificate situate in Italia, Croazia e Montenegro, che formano un sistema esteso per oltre mille chilometri tra la Regione Lombardia in Italia, e la costa orientale adriatica. La serie nel suo complesso rappresenta una significativa rappresentazione tipologica delle fortificazioni costruite dalla Serenissima tra il XVI e il XVII secolo, un periodo molto importante nella lunga storia della Repubblica di Venezia. Inoltre il sistema è rappresentativo delle modalità di intervento, dei progetti, dei nuovi criteri riconducibili all’architettura militare "alla moderna" poi diffusa in tutta Europa.
L'introduzione della polvere da sparo ha comportato importanti trasformazioni delle tecniche e dell'architettura militare, cambiamenti che si riflettono nella progettazione delle fortificazioni  denominate alla moderna. Gli apparati difensivi dello Stato di Terra (a protezione della Repubblica dai potentati europei del nord-ovest) e dello Stato di Mare (a difesa delle rotte marittime e dei porti, dal Mare Adriatico fino a Levante) erano entrambi necessari per proteggere l'assetto territoriale ed il potere della Repubblica di Venezia.
Durante il Rinascimento, il vasto e strategico territorio della Serenissima fu lo spazio ideale per sostenere la nascita dei sistemi bastionati o ‘alla moderna’; già concepite in un’ottica di rete estesa e innovativa, la opere di difesa create dalla Repubblica di Venezia sono di eccezionale importanza storica, architettonica e tecnologica.
Gli elementi di Eccezionale Valore Universale sono molteplici: dalle colossali operazioni di scavo per i percorsi ipogei, alle realizzazione di complessi manufatti che riflettono i nuovi requisiti costruttivi messi a punto tra XVI e XVII dai tecnici della Repubblica. Al valore del sito, contribuisce fortemente il contesto paesaggistico in cui si inseriscono le sei componenti, ciascuna in grado di offrire notevoli suggestioni visive all’interno del proprio contesto; inoltre gli elementi della serie inseriti all’interno di tessuti urbani medievali preesistenti o interessati da interventi riconducibili a più recenti periodi storici (del periodo ottomano e napoleonico) hanno mantenuto chiaramente la loro matrice veneziana e ciascuna opera testimonia ancora oggi la propria funzione tattica nell’ambito del sistema complessivo.
Criteri
Criterio (iii): Le opere di difesa veneziane alla moderna costituiscono un'eccezionale testimonianza dell’architettura militare che si è evoluta tra XVI e XVII secolo e che ha interessato territori vasti e le loro interazioni. Nel loro insieme le componenti testimoniano la presenza di una rete difensiva unica tra Stato da Terra e Stato da Mar occidentale incentrato sul Mare Adriatico storicamente conosciuto come Golfo di Venezia. Tale progetto difensivo ebbe connotazione civile, militare e urbane che si estesero oltre il bacino mediterraneo spingendosi a Oriente.
Criterio (iv): Le difese veneziane presentano tutte le caratteristiche del sistema fortificato alla moderna (sistema bastionato) testimoniando i mutamenti che furono introdotti successivamente all'introduzione della polvere da sparo. Nel loro insieme, i sei elementi dimostrano in modo eccezionale le caratteristiche di un progetto difensivo concepito sulla base di grandi capacità tecniche e logistiche, di moderne strategie di combattimento e dei nuovi requisiti architettonici applicati diffusamente nelle difese dello Stato da Terra e del settore occidentale dello Stato da Mar.

Come da MiBACT, Redattore Renzo De Simone


8 cantieri di scavo nel Parco Archeologico di Pompei

“NUOVI SCAVI E RICERCHE NEL PARCO ARCHEOLOGICO DI POMPEI”
Nuove tracce nella storia della antica città. Per la prima volta un’indagine così estesa nell’area archeologica: 8 i cantieri di scavo


Pompei e la ricerca: nuovi tasselli per la storia di Pompei emergono attraverso studi e ricerche negli spazi pubblici e nei luoghi di culto della città antica. Dalla primavera di quest’anno sono iniziati i nuovi cantieri di scavo che stanno interessando ben 8 aree di indagine all’interno del perimetro del sito, oltre al cantiere di scavo nel suburbio meridionale.

Si tratta del Foro, dell’Insula Occidentalis, della Torre di Mercurio con le mura antiche, della  Schola Armaturarum  e delle aree sacre del Santuario di Apollo, del Foro Triangolare, del Tempio di Iside e del Santuario extraurbano del Fondo Iozzino. Di particolare rilievo nei luoghi di culto, le ricerche finalizzate a ricostruire l’aspetto del sacro e l’urbanistica della Pompei più antica.

La presenza di aree transennate che il pubblico incontrerà, sarà dunque connessa a tali interventi che prevederanno, in talune occasioni, l’illustrazione da parte degli archeologi delle attività svolte.

In attesa del grande cantiere che interesserà tutti i fronti di scavo, oggetto di consolidamento e che vedrà il dissotterramento di un’intera porzione di area sepolta della Regio V, le indagini  in corso stanno portando alla luce dati significativi per la conoscenza della città antica, e che risultano altresì indispensabili per la definizione di nuove strategie di conservazione e valorizzazione.

Tre i cantieri già avviati da metà marzo/aprile: l’Insula Occidentalis, la Torre di Mercurio e le relative mura, il Santuario del Fondo Iozzino.
L’Insula  Occidentalis corrisponde al settore ovest di Pompei, compreso tra Porta Ercolano e Porta Marina,. L’area  di indagine si  concentra  nella zona  della  Regio VI, in  corrispondenza della cosiddetta Casa del Leone. Dalle prime indagini si è potuta confermare la presenza di un portico di considerevoli dimensioni posto all'esterno della linea delle mura, in relazione alla Casa del Leone, già indagato in età borbonica, del quale si erano perse le tracce, in quanto parzialmente nascosto anche dal cumulo borbonico, nonché ambienti mosaicati mai esplorati. Tale scoperta fornisce nuovi elementi alla definizione del progetto urbanistico che caratterizzava questo versante della città con un sistema di case-villa a ridosso della cinta muraria, in posizione panoramica verso il mare. Le indagini sono finalizzate anche a individuare un accesso idoneo al museo di reperti organici di prossima realizzazione.
Le antiche mura nei pressi della Torre di Mercurio. In quest’area sono stati riaperti due saggi già condotti nel 1927-29  da Amedeo Maiuri, allo scopo di sondare le fasi più antiche della fortificazione della città e il suo impianto urbanistico. Particolarmente interessanti sono le tracce dei solchi delle macchine da guerra utilizzate per difesa durante l’attacco di Silla dell’89 a.C., emerse lungo il camminamento di ronda. Mentre nel luogo dell’altro saggio è venuta alla luce la fondazione della cortina a lastre di calcare di impianto greco.
Nel suburbio di Pompei, nel pieno centro della città moderna, sono riprese le indagini archeologiche nel Santuario del Fondo Iozzino. L’area, un tempo cava di estrazione del lapillo di proprietà Iozzino, indagata a più riprese a partire dal 1960, ha visto dal 2014 l’avvio  di una ricerca approfondita e continuativa che ha  portato alla scoperta  di una ricca messe di offerte votive, con testimonianze epigrafiche in lingua etrusca che  hanno  gettato  nuova  luce  sulla  Pompei  arcaica,  restituendo  quello  che  al  momento  è  il  più  ricco repertorio di iscrizioni etrusche della Campania.

Da pochi giorni sono inoltre partiti i cantieri nei principali luoghi di culto all’interno di Pompei: il Santuario di Apollo, il Tempio di Iside e il Foro Triangolare. Lo studio degli spazi sacri,  grazie ad un accordo stipulato dal Parco Archeologico di Pompei con un gruppo di Università e Istituzioni, sta consentendo una lettura nuova circa l’ utilizzo di questi spazi  e le forme di frequentazione rituale in periodo arcaico e nella successiva epoca romana.
Il Santuario  di Apollo, già alla quarta campagna di scavo condotta in collaborazione con l’Università degli studi della Campania Luigi Vanvitelli, si affianca in parallelo alle ricerche che con l’Università Federico II si stanno conducendo presso il Santuario di Atena nel Foro Triangolare. Già nelle precedenti campagne era emerso un tratto di strada, presente per tutto il periodo arcaico fino a quello ellenistico, di cui si era da sempre ignorata l’esistenza in quanto scomparso nel periodo di monumentalizzazione dell’area del Foro. L’attuale scavo, invece,  interesserà l’area centrale del tempio, ovvero gli spazi rituali attorno all’altare. Gli studi condotti finora hanno già fornito sorprendenti elementi relativi ai momenti rituali che dal Santuario si estendevano al Foro con l’organizzazione dei giochi in onore di Apollo.

Al Foro Triangolare gli scavi si stanno concentrando in punti diversi dell’area sacra, nell’Heroon (luogo sacro di sepoltura di Ercole, mitico fondatore della città) e all’interno del portico occidentale. A ridosso di quest’area già indagata, le nuove ricerche hanno portato alla luce un grande pozzo ovale, profondo circa 4,5 m, comunicante con una cisterna  coperta da una volta a botte. Numerosissimi gli ex-voto rinvenuti nell’area, tra i quali una miriade di vasetti miniaturistici offerti alla dea Atena che qui presiedeva ai passaggi di status di fanciulle e fanciulli pompeiani.
Il Santuario di Iside, fu l’unico tempio interamente ricostruito dopo il terremoto del 62 d.C. e come tale, nella sua interezza, si restituiva  agli scavatori  del XVIII secolo, fornendo un modello chiaro dello spazio rituale di un tempio antico.
Anche il Foro è oggetto di campagne di scavo condotte in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma, che sta concentrando le ricerche sul Capitolium (Tempio di Giove) per approfondire la storia urbana di Pompei in relazione alle trasformazioni dell’area del Foro a seguito della sua monumentalizzazione nel corso del tempo. I dati appena emersi gettano luce sul cuore della Pompei pre-romana.
E non ultima, la Schola Armaturarum che, a poco più di 100 anni dalla sua scoperta, torna ad essere scavata.  Il suo carattere pubblico militare fu fin dall’inizio chiaro per via delle grandi dimensioni e della sua decorazione ( i trofei all'ingresso, poi danneggiati dal bombardamento del 1943, e le figure alate e armate che decorano le pareti). Tuttavia la sua esatta destinazione, deposito di armi o scuola di formazione della gioventù pompeiana, continua a non essere chiara. Lo scavo degli ambienti retrostanti ha come obiettivo quello di  chiarire tali aspetti.
“Le attività di studio e ricerca archeologica – dichiara il Direttore Generale Massimo Osanna - costituiscono la base imprescindibile delle attività di tutela e valorizzazione, in quanto solo la conoscenza approfondita del contesto archeologico può garantirne la corretta salvaguardia nel tempo. Gli scavi in corso si concluderanno entro l’estate e i numerosissimi reperti rinvenuti  saranno esposti all’Antiquarium al termine delle mostre temporanee attualmente in corso. “

web: www.pompeiisites.org
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Come da MiBACT, Redattore Renzo De Simone


Tornano in Italia le 17 opere trafugate dal Museo di Castelvecchio

TORNANO IN ITALIA LE 17 OPERE TRAFUGATE DAL MUSEO DI CASTELVECCHIO
Questa mattina la riconsegna a Kiev con Franceschini e Porošenko, nel pomeriggio le opere tornano al Museo di Verona


Tornano finalmente in Italia le 17 opere d’arte trafugate dal Museo di Castelvecchio a Verona, il 19 novembre del 2015, e ritrovate il 6 maggio scorso grazie ad un’operazione lunga e complessa che ha visto impegnati in piena sinergia, coordinati dalla Procura della Repubblica di Verona, il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, supportato dall’arma territoriale, la Polizia di Stato per cui hanno operato il Servizio Centrale Operativo e la Squadra Mobile di Verona, la magistratura e le forze speciali moldave e ucraine e la Direzione Centrale di Polizia Criminale italiana che ha consentito la cooperazione internazionale.
Questa mattina presso il museo Khanenko di Kiev ci sarà la cerimonia di riconsegna delle opere trafugate alla presenza del Presidente dell’Ucraina Petro Porošenko, del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini, del sindaco di Verona, Flavio Tosi e dell'intera delegazione Italiana.
La cerimonia è stata trasmessa in diretta dalle ore 11.45 sul canale ufficiale Facebook del Mibact www.facebook/MiBACT.

Ecco i componenti della delegazione di Stato che insieme al Ministro Franceschini è a Kiev per il recupero dei 17 quadri: il Sindaco di Verona, Flavio Tosi; il Comandante dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, Gen. Fabrizio Parrulli; il Sostituto Procuratore dott. Gennaro Ottaviano; il Direttore del Servizio Centrale Operativo (SCO); il dott. Vincenzo Nicolì; il capo della squadra mobile di Verona, Roberto di Benedetto; il comandante del reparto operativo Tutela Patrimonio culturale, il ten. col. Antonio Coppola; il curatore del Museo di Castelvecchio, dott. Ettore Napione.

FRANCESCHINI: OGGI SI RIMARGINA FERITA DOLOROSA AL PATRIMONIO CULTURALE
“Oggi è una giornata di gioia e soddisfazione. Il ritorno in Italia dei diciassette capolavori trafugati più di un anno fa dal Museo di Castelvecchio di Verona è il frutto di un intenso e proficuo lavoro di squadra nelle indagini e di una positiva collaborazione internazionale. Ringrazio la magistratura, le forze dell’ordine, il corpo diplomatico e le autorità ucraine che hanno permesso di rimarginare una ferita dolorosa al patrimonio culturale italiano e mondiale”.
Così il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, al termine della cerimonia di riconsegna delle opere tenutasi oggi a Kiev.
Roma, 21 dicembre 2016
Ufficio Stampa MiBACT


Adattato da MiBACT, Redattore Renzo De Simone

Anche MiBACT, Redattore Renzo De Simone
Anche MiBACT, Redattore Renzo De Simone


Inaugurazione dell'Area Archeologica dell’Antica Lavinium

Inaugurazione dell'Area Archeologica dell’Antica Lavinium

Un’importante azione di tutela e valorizzazione giunge oggi a compimento nell’antica città di Lavinium, oggetto di estese e pluriennali campagne di scavo e interventi di restauro della Sapienza-Università di Roma e del Mibact. L’area archeologica meridionale con il complesso sacro dei XIII altari riapre al pubblico in un rinnovato percorso di visita.
Lavinium si trova nei pressi del Borgo di Pratica di Mare, all'interno della tenuta agricola di proprietà dei Principi Borghese, un’oasi naturalistica di suggestiva bellezza.
I celebri XIII altari, eretti nell'ampia vallata in prossimità della grande laguna lavinate tra il VI e l’IV secolo a.C., si mostrano al visitatore in tutta la loro monumentalità che, in tempi lontani, doveva essere ancor più sottolineata dal colore rosso con cui erano dipinti. La luce solare colpiva gli altari, orientati nella direzione est-ovest, in maniera particolarmente suggestiva all’alba e al tramonto, creando forti zone d'ombra e rafforzando il colore acceso, tanto da accrescere l’intensa sacralità al complesso. L’ultima campagna di scavo ha messo in luce un quattordicesimo altare, già restaurato e reso visitabile. Il nuovo allestimento didattico dell’Antiquarium dei XIII altari, realizzato con il contributo della Soc. Fòndaco, è arricchito dall’opera fotografica “Il Mare di Enea” di Nico Marziali.
L’Heroon di Enea, un tumulo di circa 18 metri di diametro risalente al VII sec.a.C., è dalla leggenda identificato come la sepoltura di Enea, eroe fuggitivo da Troia in fiamme e fondatore della città di Lavinium, dopo aver sposato Lavinia, figlia del locale re Latino.
L’obiettivo della Soprintendenza è stato quello di realizzare un'area archeologica che, nel rispetto dell’ambiente naturale, facilitasse la riconoscibilità e la leggibilità degli antichi resti e del mito che li ha resi racconto. Tutto questo anche grazie al contributo della Soc. Johnson&Johnson Medical che, utilizzando la formula “Art Bonus”, ha reso il sito uno dei primi beneficiari di una erogazione liberale per il sostegno della cultura, come previsto dalla legge, D.L. 31.5.2014, n. 83 (http://artbonus.gov.it/i-luoghi-di-enea.html). L’evento di inaugurazione sarà l’occasione per la stipula di un protocollo d’intesa tra Soprintendenza e Comune di Pomezia che prevede l’inserimento del Museo Lavinium e dei suoi percorsi didattici nella “rete” di conoscenza del territorio. Una importante riappropriazione del passato, per un futuro più consapevole.

Adattato da MiBACT, Redattore Renzo De Simone
Heroon di Enea, foto di Mac9, da WikipediaCC BY-SA 4.0.
Santuario delle XIII Are, foto di Mac9, da WikipediaCC BY-SA 4.0.


Pompei: messa in sicurezza Regio V e IX, nuove domus visitabili

COMPLETATA LA MESSA IN SICUREZZA DELLA REGIO V E IX (50 MILA METRI QUADRI)
NUOVE DOMUS VISITABILI E UN NUOVO SCAVO

Casa di Obellio Firmino
Il piccolo Lupanare, la casa di Obellio Firmo, la casa di Marco Lucrezio Frontone ma anche lo scavo inedito di un ambiente totalmente occultato dal terreno. Sono gli altri tesori che Pompei restituisce alla fruizione, al termine del grande lavoro di completamento degli interventi di messa in sicurezza delle Regiones V e IX realizzati nell’ambito del Grande Progetto Pompei dalla Soprintendenza e dalla Direzione Generale del GPP con le risorse POIn 2007-2013 e PON 2014-2020.  Un’area di 50mila metri quadrati, che si estendeva tra il centro e il confine settentrionale della città antica, ora interamente percorribile.
Piccolo Lupanare
Piccolo Lupanare
I lavori della messa in sicurezza hanno interessato le murature (integrazione di lacune e mancanze, stilatura dei giunti, revisione delle creste murarie, manutenzione o sostituzione di piattabande), gli apparati decorativi (pulizia, consolidamento, piccole integrazioni, sostituzione di materiali non idonei di vecchi restauri), oltre a prevedere interventi su strade e marciapiedi, cancelli e coperture, consentendo anche di conoscere e documentare dettagli finora ignoti delle aree interessate.
Piccolo Lupanare
Piccolo Lupanare
In particolare tra le novità di questo grande cantiere, vi è la messa in luce di due edifici vicini, ma distinti: una domus e un impianto commerciale adibito in epoche diverse all’attività prima di panificio (pistrinum) e in una seconda fase di lavanderia (Fullonica).
Atrio casa Obellio Firmo
Atrio casa Obellio Firmo
Gli interventi strutturali sulle murature più compromesse hanno, invece, consentito la rimozione di puntellature che impedivano l’accesso a strade e case finora irraggiungibili, e  finalmente resi accessibili gli edifici del piccolo lupanare (Regio IX, insula 5, 16),  custode di un’altra serie di affreschi erotici in uno degli ambienti,  la maestosa Casa di Obellio Firmo ( Regio IX insula 14 civico 4) aperta sul decumano di Via di Nola e   la casa  di Marco Lucrezio Frontone (Regio V) completata con il restauro  dell’ambiente triclinare, con lo splendido affresco che raffigura l’uccisione di Neottolemo da parte di Oreste.
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Domus di M. Obellio Firmo (IX 14, 3-4)
La dimora, tra le più grandi e articolate di Pompei, si apre sul lato meridionale di uno dei decumani maggiori, via di Nola.
Una famiglia aristocratica vi abitò: l'ultimo proprietario fu M. Obellius Firmus, il cui nome era iscritto nell'angolo N-O del peristilio. Il padre veniva menzionato nelle tavolette cerate rinvenute nella casa del banchiere Cecilio Giocondo. Simbolo della ricchezza è la cassaforte in bronzo e ferro rinvenuta nell'atrio.
La casa si articola su due ingressi, dei quali il più grandioso, chiuso da un poderoso portone, è quello posto al n. 4, aperto su un monumentale atrio a quattro colonne in tufo che raggiungono un'altezza di 7,20 m. Visibile anche dalla strada, a ribadire lo status sociale della famiglia, arredava l'atrio un gruppo di arredo composto dal cartibulum (tavolo) in marmo, un monopodio di sostegno per una statuetta e un bacino su sostegno scanalato.
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Un atrio secondario era destinato all'accoglienza dei clientes: sedili in muratura arredavano l'ambiente. Al suo ingresso si ripararono cinque individui in fuga durante l'eruzione del 79 d.C., come attestano i resti scheletrici messi in luce. Su questo atrio gravitava anche il settore privato della casa, con la cucina e il piccolo quartiere termale, tra i più antichi di Pompei.
I due atri affacciano sull'ampio peristilio circondato su tre lati da un colonnato dorico in tufo. Nel braccio di fondo del peristilio si apre l'oecus, sala di rappresentanza, con la bellissima decorazione parietale; nello zoccolo un paesaggio lacustre, e due quadri di soggetto religioso: l'uno con donne offerenti presso una tomba, l'altro raffigurante Cibele con timpano sotto al braccio.
L'esame delle decorazioni attesta due fasi distinte: una prima, a cui si riferiscono alcuni affreschi in I Stile (prima metà del I sec. a.C.), e una di II Stile, risalente a circa 50 anni più tardi, quando la casa modificò verosimilmente l'articolazione planimetrica e il ciclo pittorico adeguato alle nuove mode: in alcuni ambienti il ciclo pittorico di II Stile si mescola a interessanti graffiti di argomento gladiatorio.
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Domus di Marco Lucrezio Frontone (V 4, A)
Su uno dei vicoli perpendicolari al decumano di Via di Nola si apre una raffinata abitazione, datata al II sec. a.C. e attribuita, grazie alle iscrizioni elettorali rinvenute durante gli scavi, a Marcus Lucretius Fronto che aveva intrapreso una brillante carriera politica, candidandosi alle principali cariche pubbliche della città. Sebbene di modeste dimensioni (circa 460 m²) la domus vanta un apparato decorativo di notevole qualità, attribuibile per la maggior parte al III stile finale e ricco di rimandi intellettuali degni dello status sociale del proprietario. Il fulcro planimetrico dell’abitazione è rappresentato dall’allineamento atrio-tablino, in cui spicca l’elegante decorazione ad affresco su fondo nero, con quadretti raffiguranti immaginarie ville marittime che affiancano i quadri principali: quello con il trionfo di Bacco e Arianna (lato destro) e quello con gli amori di Venere e Marte (lato sinistro). A fianco del tablino si apre un piccolo cubicolo sulle cui pareti, di colore giallo ocra intenso, amorini in volo fanno da contorno a due scene moraleggianti in cui si riconoscono Narciso e Perona, rappresentata mentre allatta il vecchio padre Micone per salvarlo dalla morte a cui era stato condannato. L’esempio di amore filiale del mito proposto è celebrato dai distici elegiaci dipinti nell’angolo superiore sinistro della composizione che recitano: “triste pudore fuso con pietà”.
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I ritratti di fanciulli nella coppia di medaglioni dipinti ai lati dell’ingresso suggeriscono di identificare l’ambiente con la camera dei figli del proprietario a cui probabilmente erano rivolti i due esempi di insidia e virtù dell’età giovanile. Sul lato sud dell’atrio si apre un secondo cubicolo forse di pertinenza della domina per l’atmosfera tipicamente femminile dei soggetti rappresentati; sul quadro della parete destra Arianna porge a Teseo il filo che gli consentirà di uscire dal labirinto visibile sullo sfondo, mentre sul lato opposto è raffigurata una scena di toelette di Venere. A conclusione dei lavori di Messa in Sicurezza viene riaperto e restituito alla fruizione della Casa il grande triclinio, affacciato sull’atrio, in cui campeggia il quadro con l’episodio dell’uccisione di Neottolemo per mano di Oreste davanti al tempio di Apollo a Delfi. La parte posteriore della casa è occupata dal quartierino di servizio, con cucina e latrina, dal viridario e da un portico con tre colonne su cui si affacciano diversi ambienti di soggiorno. Da uno di essi provengono gli scheletri di cinque adulti e tre bambini schiacciati dal crollo del tetto durante l’eruzione che distrusse la città nel 79 d.C. Sulle pareti del giardino è ancora visibile l’affresco con scena di paradeisos in cui si articolano episodi di caccia tra belve (leoni, pantere e orsi) e animali domestici (tori, buoi, cavalli). Sul lato sud del dipinto l’animale contro cui si avventa il leone, forse un orso, è stato danneggiato dal foro praticato dagli scavatori antichi detti cunicolari.
Regio IX, insula 3: nuovi edifici.
Impianto commerciale (n. 21) e domus (n. 22)
Sono stati messi in luce due distinti edifici, ciascuno servito da un ingresso accessibile dal Vicolo di Tesmo (civici 21, a sud, e 22, a nord), con uguale orientamento e analoga articolazione planimetrica, oltre che dimensionale.
L'edificio 21 si apriva su un atrio sul quale affacciavano, a sinistra, cucina e latrina, sugli altri lati cubicula e tablinum; sul fondo si apriva il giardino.
Il pavimento in basoli, individuato in diversi parti dell’edificio al civico 21, unitamente ad altri elementi quali, ad esempio, la meta di una macina in uno dei vani, attestano la trasformazione di questa casa in un panificio (pistrinum); contestualmente a questa trasformazione, a causa delle nuove esigenze, si intervenne in due modi: aprendo un più ampio ingresso lungo il lato est dell’insula e articolando diversamente gli ambienti. A una seconda fase appartiene l’ulteriore trasformazione del pistrinum in un'officina di fulloni, lavoratori che si occupavano di lavare e smacchiare le vesti (fullonica). In questo periodo si realizza un vano con vasca e annesso lavatoio, mentre, all’ingresso dell’edificio, si colloca un contenitore per la raccolta delle urine, il quale mostra il reimpiego, come base d’appoggio, di un catillus delle macine e, infine, la disposizione accanto alla soglia di un orinatoio. Sempre in questo stesso periodo s’innalzano le quote pavimentali, mentre un battuto in lavapesta copre il piano pavimentale a basoli del pistrinum.
L'edificio al 22 è una domus articolata in atrio e peristilio. Il terremoto del 62 d.C. costituisce un momento di profondo cambiamento: s’interviene modificando l’apparato decorativo. Gli affreschi di IV stile degli ambienti del civico 22 risalgono probabilmente a questo momento, mentre i pavimenti in signinum attestano l'impianto più antico.
A ridosso dell’eruzione del 79 avviene l’ultima trasformazione dei due edifici: i muri di entrambe le strutture, abbandonate forse a causa di ulteriori danneggiamenti legati a nuovi eventi sismici, vengono rasati, si chiude l’ingresso al civico 21 mediante l'impiego di blocchi in calcare, si ostruisce il passaggio tra alcuni vani e l’intera area è adibita a deposito di scarti di costruzione, così come la ritroverà Giuseppe Fiorelli circa ottocento anni dopo.
Regio V
Regio V
Pompei, 07/12/2016
fonte dati:
UFFICIO STAMPA Soprintendenza Pompei

Come da MiBACT, Redattore Renzo De Simone


Roma: apre al pubblico l'area archeologica del Circo Massimo

Apre per la prima volta al pubblico

l’area archeologica del Circo Massimo

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Apre per la prima volta al pubblico l’area archeologica del più grande edificio per lo spettacolo dell’antichità. Da giovedì 17 novembre l’importante area archeologica sarà aperta con ingresso da Piazza di Porta Capena. Viene dunque restituito alla città uno dei suoi luoghi simbolo, collegato dalla leggenda alle origini stesse di Roma. Dopo 2800 anni di avvenimenti e attraverso i suoi tesori oggi finalmente svelati, il Circo Massimo avvolgerà cittadini e turisti in una  suggestione senza tempo.

Fino all’11 dicembre dal martedì alla domenica dalle ore 10 alle 16 (ultimo ingresso ore 15); dal 12 dicembre il sabato e la domenica dalle 10 alle 16 (ultimo ingresso ore 15) e dal martedì al venerdì su prenotazione allo 060608.

Con i 600 metri di lunghezza e 140 di larghezza, nel corso dei secoli ha vissuto innumerevoli trasformazioni. Qui fin dall’età regia si sono svolte manifestazioni pubbliche di ogni genere: competizioni ippiche, cacce con animali esotici, rappresentazioni teatrali, esecuzioni pubbliche, ma anche processioni religiose e trionfali. In seguito l’area è divenuta luogo di passaggio dell'acqua Mariana, ha ospitato coltivazioni agricole e mulini, è divenuta proprietà privata della famiglia Frangipane, cimitero degli Ebrei per poi ospitare, a partire dal XIX secolo, gli impianti del Gazometro, magazzini, manifatture, imprese artigianali e abitazioni.

I lavori di riqualificazione ambientale e di musealizzazione dell’area, miranti al recupero del monumento nei suoi valori archeologici, storici e paesaggistici e all’ottimizzazione della sua accessibilità e fruibilità, sono stati condotti da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali in collaborazione con l’Ufficio Città Storica, con il contributo tecnico di Zetema Progetto Cultura e realizzati dall’Impresa Celletti Costruzioni Generali.

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Sisma Centro Italia: recupero opere a Montereale, in Umbria, nelle Marche

SISMA CENTRO ITALIA, RECUPERATE OPERE D’ARTE A MONTEREALE

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Effettuato nella giornata di ieri, lunedì 14 novembre, l’intervento di recupero delle opere d’arte della Chiesa di Santa Maria Assunta a Montereale e della Chiesa di Santa Lucia, nell’omonima frazione, edifici gravemente danneggiati dal sisma di agosto scorso.
Alla presenza dei Carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio culturale di Ancona, un funzionario storico dell’arte e altre due unità del Segretariato Regionale dei Beni culturali, coadiuvati da una squadra dei Vigili del Fuoco e da un gruppo di volontari di Legambiente (che ha messo a disposizione i mezzi di trasporto), hanno prelevato 101 opere tra tele, sculture, arredi sacri e paramenti, trasferiti presso il deposito dell’Arcidiocesi dell’Aquila.
L’operazione si è resa necessaria anche per poter completare rapidamente l’intervento di messa in sicurezza delle due Chiese.
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L’Aquila, 15 novembre 2016
Segretariato Regionale MiBACT per l'Abruzzo
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Come da MiBACT, Redattore Renzo De Simone

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SISMA CENTRO ITALIA, RECUPERATE 132 OPERE NELLE MARCHE

Le squadre di rilevamento danni del MiBACT insieme ai vigili del fuoco e con la collaborazione del personale della Protezione Civile e dei carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale hanno recuperato nel fine settimana scorso 132 opere conservate in chiese situate nelle aree colpite dal sisma in Umbria.
Tra le 132 opere rimosse e ricoverate presso il Museo Diocesano di Camerino si segnalano: un olio su tela raffigurante il Transito di San Martino del XV sec., di Simone De Magistris, un olio su tela raffigurante la Vergine e Santi del XVI sec. di Dorante Nobile da Lucca e tre sculture in legno policrome del XV sec provenienti da Caldarola (MC); una pala d’altare raffigurante San Sebastiano e San Venanzio di Giovanni Boccati, un dipinto raffigurante il Trionfo di Maria di Marini, una statua lignea del XV sec raffigurante San Sebastiano provenienti da Catelraimondo(MC); un crocifisso, una croce d’altare e un dipinto raffigurante la madonna e Santi provenienti da Cessapalombo (MC); sette pale d’Altare di autori ignoti, due stendardi e una scultura lignea del XVIII dalla Chiesa di Santa Lucia; un dipinto olio su tavola raffigurante la Crocifissione del XV sec. attributo a Nicolò di Liberatore detto l’Alunno, 12 formelle in terracotta del XV raffiguranti alcune stazioni della via Crucis, un Crocifisso di Cartapesta del XVIII sec., e il Crocifisso ligneo del XVIII dalla Chiesa di San Michele Arcangelo di Sefro (MC).
Roma, 15 novembre 2016
Ufficio Stampa Mibact

Come da MiBACT, Redattore Renzo De Simone

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SISMA CENTRO ITALIA, RECUPERATE 86 OPERE IN UMBRIA

Le squadre di rilevamento danni del MiBACT insieme ai vigili del fuoco e con la collaborazione del personale della Protezione Civile e dei carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale hanno recuperato nel fine settimana scorso 86 opere conservate in chiese situate nelle aree colpite dal sisma in Umbria.
Tra le diverse opere rimosse e ricoverate nel deposito di Santo Chiodo a Spoleto si segnalano: un dipinto olio su tela raffigurante la Madonna con Bambino tra i Santi Carlo Borromeo e Francesco e due Sante, un dipinto olio su tela raffigurante la Pietà e Santi, un dipinto olio su tela raffigurante la Crocifissione e i Dolenti, un dipinto olio su tela raffigurante due angeli con i simboli della passione, 2 angeli lignei scolpiti e dorati, una scultura lignea dorata raffigurante l’Arcangelo Gabriele, due sculture lignee dipinte e dorate, due busti lignei raffiguranti S. Pietro e S. Paolo, un tabernacolo ligneo policromo e dorato, una scultura lignea raffigurante S. Michele Arcangelo, una scultura lignea raffigurante S. Benedetto, una scultura raffigurante S. Antonio Abate e una scultura lignea raffigurante S. Rocco dalla Chiesa di S. Michele Arcangelo a Norcia (PG) nella frazione Cortigno; un dipinto olio su tela raffigurante la Madonna con il Bambino, due Santi e S. Giuseppe e un dipinto olio su tela raffigurante la Madonna del Rosario dalla Chiesa di S. Antonio di Norcia ( PG) nella frazione di Forsino; un dipinto olio su tela raffigurante la Madonna in Gloria e dannati, un dipinto olio su tela raffigurante la Madonna del Carmelo e Santi e una scultura raffigurante S. Egidio dalla Chiesa di S. Apollinare di Norcia nella frazione di Forsino; un organo a canne del XVI sec, un dipinto olio su tela raffigurante la Madonna del Rosario con Santi Domenicani del XVII sec, un dipinto olio su tela raffigurante San Michele Arcangelo, un dipinto olio su tela raffigurante la Madonna con il bambino e santi del XVII sec., un dipinto olio su tela raffigurante San Sebastiano del XVIII sec., un dipinto olio su tela raffigurante l’ Eterno del XVII sec., e due tempere su tavola con Angeli ceroferari del XVI sec., dalla Chiesa di San Procolo di Cascia nella frazione Avendita (PG); un dipinto su tela raffigurante la Trinità, un dipinto su tela raffigurante l’Apparizione dell’Eterno e Gesù a S. Francesco, un dipinto su tela raffigurante la Madonna di Loreto, un dipinto su tela raffigurante la Madonna con il Bambino e i Santi Nicola e San Sebastiano, un dipinto raffigurante la Madonna di Loreto, un dipinto raffigurante Cristo incoronato con Globo tra i Santi Pietro e Paolo, un dipinto raffigurante la Madonna con Bambino, Angeli musicanti e i Santi Giovanni Battista e Pietro, un dipinto raffigurante la Madonna con Bambino con i Santi Giuseppe e S. Francesco da Paola, un dipinto raffigurante la Madonna di Loreto con i Santi Francesco e Caterina, sei candelieri lignei, un coronamento ligneo scolpito su i quattro lati, con angeli sugli angoli e stemma centrale dorato, una scultura lignea policroma raffigurante la Madonna con cristo morto sulle ginocchia, un armadio per archivio in legno dipinto e dorato, con scene raffiguranti la vita della Vergine, una cimasa con l’Eterno ed Angeli in legno dipinto e dorato e un reliquario a forma di Crocifisso in Argento dalla Chiesa Madonna della pietà di Preci (PG); una scultura lignea policroma raffigurante San Michele Arcangelo, una scultura lignea raffigurante San Marco Evangelista, un dipinto su tela raffigurante San Carlo Borromeo, una scultura lignea raffigurante San Matteo Evangelista, una scultura lignea policroma raffigurante Arcangelo Gabriele, una scultura lignea raffigurante San Luca Evangelista, una scultura lignea raffigurante San Giovanni Evangelista, un crocifisso ligneo e un candeliere ligneo intagliato e decorato dalla Chiesa di santa Maria della Pietà di Preci (PG); otto candelieri lignei dalla Chiesa di Sant’Antonio Abate di Norcia (PG).
Roma, 15 novembre 2016
Ufficio Stampa Mibact

Come da MiBACT, Redattore Renzo De Simone

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Milano: nuovo museo dedicato al mondo etrusco aprirà nel 2018

Cultura

Un nuovo museo dedicato al mondo etrusco aprirà a Milano nel 2018 ampliando l’offerta artistica e culturale della città

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Milano, 15 novembre 2016 – È stato presentato oggi (ieri, NdR) a Palazzo Marino il nuovo progetto museale dedicato al mondo etrusco, alla sua cultura e alla sua arte che aprirà a Milano nel 2018.

“Quello che presentiamo oggi è un progetto importante che porterà Milano a integrare e ad ampliare ulteriormente la propria offerta artistica e culturale - ha dichiarato il Sindaco Giuseppe Sala -. Uno spazio di proprietà e gestione privata ma con funzione e spirito pubblici, che sarà convenzionato con il Comune di Milano entrando a far parte del sistema museale cittadino, e che aumenterà non solo la ricchezza del patrimonio artistico milanese ma anche l’attrattività della nostra città, destinazione preferita del turismo culturale più attento”.

L’iniziativa - che nasce da una passione originaria, l’amore per l’antichità, e una importante collezione di vasi etruschi appartenente alla famiglia- ha dichiarato Giovanna Forlanelli Rovati, Vicepresidente della Fondazione Luigi Rovati- trova le sue radici in una lunga storia maturata nell’impresa, una esperienza decennale basata su progetti innovativi, talvolta visionari, sull’arte e sulle sue applicazioni educative e formative. Contaminare la cultura aziendale con l’amore per l’arte è stata una sfida vinta che ha generato un’esperienza che continua a dare i suoi frutti. La volontà di continuare tale “contaminazione” tra spirito imprenditoriale, cultura e coinvolgimento della comunità, in scala più grande, è alla base di questo nuovo progetto: aprire a Milano un museo, un centro di arte etrusca che non si limiti a esporre, ma possa far rivivere le nostre origini in modo moderno, dinamico, aperto a ogni forma di novità.

Il progetto comporta innanzitutto la ristrutturazione da parte dell'architetto Mario Cucinella del Palazzo Bocconi-Rizzoli-Carraro, in Corso Venezia 52, che diventerà la sede del Museo. Il disegno prende spunto dai più importanti lasciti etruschi e dal mondo magico delle sepolture, prevedendo un padiglione ipogeo di grande suggestione in cui sarà allestita una parte della collezione. Il padiglione è pensato in diretto dialogo con il giardino sovrastante, che verrà aperto al pubblico. Nei piani superiori dell’edificio, in cui sarà mantenuta l’atmosfera di una casa-museo, proseguirà il percorso espositivo che prevede una selezione dei migliori reperti della collezione residente, la cui interezza sarà comunque a disposizione degli studiosi in una sorta di deposito aperto dedicato alle analisi e alla ricerca. Alcune sale verranno riservate allo studio, alla didattica, alle esposizioni temporanee. Previsti anche un bookshop e una caffetteria.

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Il Palazzo così rinnovato ospiterà nel suo nucleo centrale la preziosa collezione etrusca già nota come Collezione CA recentemente acquistata dalla famiglia Rovati, che con la Fondazione Luigi Rovati gestirà il nuovo museo e restituirà al Paese un bene culturale fino ad ora non accessibile. La Collezione - che comprende la più completa raccolta di vasi del periodo arcaico con oltre 700 vasi etruschi di bucchero e impasto risalenti al periodo tra il IX e il VI secolo a.C. - è infatti stata acquisita quest’anno in Svizzera ed è rientrata in Italia in virtù di un lungimirante accordo con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e la collaborazione con le Soprintendenze e i Carabinieri per la Tutela del patrimonio culturale. Alla collezione di vasi si uniranno altre opere di collezioni private che la Fondazione raccoglierà rendendone possibile la fruizione.

Il nuovo Museo - aderendo al codice Icom (International Council of Museums) e al Sistema museale lombardo - intende proporsi non solo come centro di eccellenza nel campo della conservazione, dello studio, e della valorizzazione dei reperti antichi, ma anche, in virtù della centralità di Milano, come polo d’attrazione per tutte le realtà legate all’archeologia etrusca che sono dislocate sul territorio nazionale.

La partnership più immediata sarà sviluppata con il civico Museo archeologico di Milano, che possiede un’importante sezione dedicata alla civiltà etrusca, ma verranno studiati progetti anche con le altre istituzioni culturali milanesi, nonché con la Soprintendenza e con i musei archeologici e le collezioni antiche della Regione, così da portare in luce in modo sempre più accurato le interconnessioni tra le varie civiltà (celtica, etrusca, greca, romana) che hanno determinato la storia del territorio.

Il nuovo museo sarà convenzionato con il Comune di Milano – è già in corso il procedimento amministrativo – e dunque entrerà a far parte del sistema museale milanese, sviluppando programmi integrati con il Comune e gli istituti civici, aderendo all’Abbonamento musei Lombardia/Milano, alle giornate di gratuità stabilite dal Comune di Milano, come nel caso della “Domenica al museo”, prevedendo l’ingresso gratuito per gli studenti fino a 26 anni e i visitatori over 65 anni, e altro ancora.

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Come da Comune di Milano.