Un caso di rachitismo dal passato

18 Luglio 2016

Credit: Reused from Journal of Archeological Science, 2016, with permission from Elsevier
Immagini da un adulto del passato con carenza di vitamina D. Credit: Reused from Journal of Archeological Science, 2016, with permission from Elsevier

Un nuovo studio, pubblicato sul Journal of Archaeological Science, ha confrontato i denti di alcuni abitanti del Quebec (Canada) e della Francia dei secoli diciottesimo e diciannovesimo con quelli di moderni adulti.

Tra i primi vi era un maschio del Quebec, morto a 24 anni e colpito dal rachitismo per quattro volte prima del compimento dei 13 anni. I denti dell'individuo hanno mostrato la carenza di vitamina D, mostrando anomalie negli strati di dentina. La maggior parte dei casi di rachitismo erano causati dalla mancata esposizione alla luce solare.

Credit: Reused from Journal of Archeological Science, 2016, with permission from Elsevier
I denti di un moderno adulto sano. Credit: Reused from Journal of Archeological Science, 2016, with permission from Elsevier

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Genetica conferma circostanze della morte di Alberto I del Belgio

22 Luglio 2016
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Alberto I del Belgio morì il 17 Febbraio del 1934 a seguito di un incidente durante la scalata di una vetta a Marche-les-Dames, nella regione delle Ardenne, vicino a Namur. Non essendoci testimoni al momento della morte, emersero numerose teorie del complotto sulle "reali" cause dietro la stessa. Ancora oggi queste teorie circolano, indicando omicidi di carattere politico o passionale. La popolarità del sovrano ovviamente ha contribuito ad alimentarle.

Un nuovo studio, pubblicato su Forensic Science International: Genetics, conferma ora che il sangue ritrovato sul luogo dell'incidente era proprio quello del sovrano.

Alberto I del Belgio fu sovrano dal 1909: era assai popolare, anche per il suo ruolo durante la Prima Guerra Mondiale e per i suoi modi, al punto da guadagnarsi soprannomi come "il re soldato" o "il re cavaliere". Fu padre dell'ultima regina d'Italia, Maria Josè del Belgio.

Credit © KU Leuven - Maarten Larmuseau
Credit © KU Leuven - Maarten Larmuseau

Dopo la sua morte, Marche-les-Dame divenne virtualmente un luogo di pellegrinaggio, con cacciatori di souvenir e i resti insanguinati che venivano recuperati come reliquie. Più di recente, Reinout Goddyn, giornalista per VTM e conduttore del programma televisivo Royalty, si recò in quei luoghi raccogliendo tre foglie insanguinate. Nel 2014, il prof. Dieter Deforce dell'Università di Gent confermò che si trattava di sangue umano. 

Si sono quindi individuati due distanti parenti del sovrano, ancora viventi: Re Simeone II di Sassonia-Coburgo-Gotha e Anna Maria Freifrau von Haxthausen, che hanno fornito campioni di DNA per le analisi. L'analisi è stata complicata dalla necessità di salvaguardare informazioni sensibili, e i profili genetici non sono stati pubblicati per ragioni di privacy, anche se sono stati verificati da esperti indipendenti. Gli studiosi si sono insomma concentrati solo sull'identificazione delle tracce di sangue ritrovate, confermando l'autenticità della versione ufficiale e confutando così le speculazioni.

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Diari diplomatici della guerra fredda presto disponibili online

20 Luglio 2016
 

Fu Bingchang, firmatario della Dichiarazione di Mosca del 1943
Fu Bingchang, firmatario della Dichiarazione di Mosca del 1943 C Yee Wah Foo

Sarà digitalizzata e resa disponibile online, una collezione di diari diplomatici risalenti all'alba della Guerra Fredda e contrabbandati da Mosca a Parigi. Allora (quasi 70 anni fa) il Comunismo si faceva strada ad Est.

Foto di Electric Egg copyright University of Lincoln
Foto di Electric Egg copyright University of Lincoln

Sono i diari di Fu Bingchang (1895-1965), ambasciatore cinese nell'U.R.S.S. tra il 1943 e il 1949. Si tratta di una fonte primaria che offre i dettagli delle tensioni personali, delle rivalità e delle alleanze tra le superpotenze alla fine della Seconda Guerra Mondiale, e quindi all'alba della Guerra Fredda. L'ambasciatore fu tra i firmatari della Dichiarazione di Mosca del 1943 tra le potenze alleate, e tra i rappresentanti della prima assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1946.

Foto di Electric Egg copyright University of Lincoln
Foto di Electric Egg copyright University of Lincoln

L'archivio personale di Fu Bingchang contiene ben 33 diari, oltre a numerosi giornali, rapporti relativi a notizie, telegrammi e album fotografici, per un totale di oltre tremila fotografie di figure politiche di alto profilo, che includono il Segretario di Stato degli U.S.A., Cordell Hull e il Ministro degli Esteri Sovietico, Vyacheslav Molotov. Fu Bingchang era anche un fotografo dilettante.

La Professoressa Yee Wah Foo. Foto di Electric Egg copyright University of Lincoln
La Professoressa Yee Wah Foo. Foto di Electric Egg copyright University of Lincoln

L'archivio è stato oggetto dello studio ultradecennale della dott.ssa Yee-Wah Foo dell'Università di Lincoln, oltre che nipote di Fu Bingchang. La sopravvivenza di questo archivio è una storia a sé: quando il governo nazionalista del Generale Chiang Kai-shek fu spazzato via, le carte furono contrabbandate da Mosca a Parigi, dove furono tenute al sicuro per oltre vent'anni. Lo stesso Fu Bingchang non tornò mai in possesso dell'archivio, e morì a Taiwan nel 1965, onorato da un funerale di stato. Si prevede che l'archivio digitale sarà disponibile a partire dagli inizi del 2017.

Link: AlphaGalileo via University of Lincoln


Bari: il Comune definisce l'atto di acquisto di Villa Giustiniani

PIRP SAN MARCELLO

IL COMUNE DEFINISCE L’ATTO DI ACQUISTO DI VILLA GIUSTINIANI

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È stato sottoscritto ieri, davanti all’ufficiale notarile, l’atto di compravendita del complesso immobiliare di Villa Giustiniani, così definitivamente acquisito al patrimonio comunale per una spesa complessiva di circa 680mila euro (compresivi di oneri fiscali) a carico dei soggetti privati attuatori del PIRP - Programma Integrato di Riqualificazione delle Periferie di San Marcello.

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L’acquisizione dell’edificio storico, del sottostante ipogeo medievale e dell’area verde circostante rientra nella più ampia e articolata operazione di riqualificazione, portata avanti in partenariato pubblico/privato, che nei prossimi anni cambierà il volto del quartiere San Marcello. Il programma, per un importo complessivo di circa 22 milioni di euro, si avvale di risorse private e pubbliche, con il cofinanziamento di Comune di Bari e Regione Puglia.16-07-16 villa Giustiniani

“È stato compiuto un nuovo passo in avanti nell’operazione di riqualificazione che cambierà il volto del quartiere San Marcello di Bari - commenta l’amministratore unico della Debar Costruzioni Spa e presidente di Confindustria Bari e Bat Domenico De Bartolomeo -. Villa Giustiniani, la ‘casa rossa’ del 19° secolo, collocata all’incrocio tra via Fanelli e largo Omodeo, è stata acquisita al patrimonio del Comune di Bari. L’acquisizione di questo edificio storico, che racchiude anche un ipogeo, rappresenta un passaggio importante verso la valorizzazione del patrimonio storico-architettonico della città di Bari e si inserisce nell’attuazione del Pirp di San Marcello. Il programma prevede un intervento di rigenerazione urbana ampio e articolato, tra cui un edificio pubblico con nuovo parcheggio interrato, due rotatorie, alloggi di edilizia residenziale pubblica, aree pedonali e ciclabili, sistemazione delle aree a verde per il tempo libero e lo sport. Questo è il risultato di una collaborazione proficua tra pubblico e privato che la città di Bari ha intrapreso da diversi anni, in linea con altre città italiane ed europee. Una collaborazione virtuosa con l’amministrazione comunale, che ha visto il coinvolgimento delle imprese del territorio, fra cui, in una fase iniziale l’impresa Mazzitelli e, successivamente, la  Debar Costruzioni Spa, in una nuova visione di sviluppo sostenibile della città”.16-07-16 villa Giustiniani6

La predisposizione del programma degli interventi del PIRP San Marcello ha coinvolto i cittadini che hanno condiviso con i soggetti privati attuatori e l’amministrazione comunale tutti gli interventi.

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Per quanto riguarda nello specifico villa Giustiniani, acquisita l’area, l’amministrazione sta programmando interventi che interesseranno sia gli spazi verdi esterni sia il consolidamento dell’edificio e la sua successiva ristrutturazione, come pure il recupero dell’area dell’ipogeo. Parallelamente, si sta lavorando per individuare possibili fonti di finanziamento e valutare forme di gestione dell’area.

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L’acquisizione della villa Giustiniani al patrimonio comunale rappresenta un passo importante in avanti verso l’attuazione del PIRP. Allo stesso tempo, apre a nuovi scenari di rigenerazione urbana e territoriale costituendo, dunque, il primo tassello di una strategia di valorizzazione dei complessi ipogei, che rientra tra le priorità della politica di rigenerazione urbana e territoriale dell’amministrazione. L’idea è quella di insediarvi un museo degli ipogei, punto di riferimento per una rete di percorsi di connessione tra questi beni nell’area urbana al margine tra campagna e città, in grado di migliorare la qualità urbana a vantaggio dei baresi e di tutti coloro che, per le ragioni più varie, attraversano e visitano la nostra città.

L’amministrazione già dispone di un rilievo laser scanner del sito dell’ipogeo, realizzato nel 2015 dall’Autorità di Bacino, nell’ambito del progetto “Ipogeo Villa Giustiniani”, finanziato dal PO-FESR 2007-2013 (Linea di Intervento 2.3 – Azione 2.3.6 “Miglioramento del sistema dell’informazione, del monitoraggio e del controllo nel settore della Difesa del suolo”, intervento: “Monitoraggio dei dissesti di carattere geomorfologico del territorio pugliese”) di cui è disponibile filmato.

“Villa Giustiniani è il simbolo importante dei risultati di un percorso di cittadinanza attiva - dichiara l’assessora all’Urbanistica Carla Tedesco -. La mobilitazione dei cittadini, tra cui molti esponenti del mondo culturale locale che si opponevano alla realizzazione di un parcheggio, rese possibile, oltre trent’anni fa, l’operazione di salvaguardia dell’area attraverso l’apposizione di un vincolo da parte della Sovrintendenza. Anche per questa ragione le idee progettuali sul futuro di villa Giustiniani prenderanno corpo attraverso un percorso partecipativo in cui vogliamo coinvolgere, insieme agli abitanti del quartiere, le associazioni e le scuole. In attesa della realizzazione dei progetti, metteremo a punto delle iniziative temporanee nell’area verde esterna, che la rendano effettivamente fruibile in tempi brevi e che contribuiscano a costruire l’idea di ciò che lì sarà realizzato. E in questo modo i cittadini potranno percepire e partecipare al cambiamento in atto”.

“Dopo anni d’attesa - conclude il consigliere del sindaco incaricato per le politiche di valorizzazione degli insediamenti rupestri e degli ambienti ipogei Sergio Chiaffarata - l’ipogeo di Villa Giustiniani, un insediamento rupestre di medie dimensioni della tipologia con dromos di accesso, scavato durante il medioevo per le attività rurali, sarà oggetto di recupero, inserito in un progetto di valorizzazione del nostro patrimonio storico-archeologico-artistico che coinvolgerà l’intera area metropolitana. Gli ipogei presenti nel territorio barese rappresentano una unicità di un più ampio discorso sull’habitat rupestre regionale. Un unicum che deve essere protetto e promosso adeguatamente”.

Testo e immagini dall'Ufficio Stampa Comune di Bari


VDLied: un nuovo portale per pamphlet musicali

7 Luglio 2016

Source: VDLied
Source: VDLied

Un nuovo portale online renderà ora disponibili al pubblico 14 mila pamphlet di canzoni tedesche, con un repertorio che va dal sedicesimo al ventesimo secolo. Il progetto, “VDLied – Das Verzeichnis der deutschsprachigen Liedflugdrucke”, è opera del Centro per la Musica e per la Cultura Popolare dell'Università di Friburgo, l'archivio austriaco dei brani popolari della Österreichisches Volksliedwerk e la Biblioteca di Stato di Berlino. Le preziose risorse conservate finora dalle suddette istituzioni formeranno quindi un database al cui interno è possibile ricercare sulla base di diversi fattori.

Prima che vi fossero spartiti e dell'utilizzo di registratori, i brani popolari circolavano su pamphlet che erano venduti agli angoli delle strade e alle fiere. I brani potevano toccare tutti gli aspetti della vita quotidiana: sesso, crimine, e c'erano pure brani politici e religiosi. Per aumentarne il valore potevano pure essere decorati, e alcuni contenevano pure le notazioni musicali per poter essere cantati.

Link: AlphaGalileo via Albert-Ludwigs-Universität Freiburg


Relitto del Mercurio rivela nuovi particolari su vita marinai del Regno Italico

RELITTO DEL MERCURIO RIVELA NUOVI PARTICOLARI

SULLA VITA DEI MARINAI DEL REGNO ITALICO

Ca’ Foscari presenta un cannone restaurato e una mostra sui risultati degli scavi di archeologia marittima sul brigantino affondato nel 1812

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VENEZIA – Colò a picco, con il brigantino che difendeva, all’alba del 22 febbraio 1812, al largo di Lignano. Fatta riemergere dal fondale adriatico, è stata restaurata dagli scienziati dell’Università Ca’ Foscari Venezia esperti di corrosione. La petriera, piccolo cannone ad avancarica in bronzo, sarà in mostra nella sala Colonne di San Sebastiano (Venezia) dal 17 maggio al 28 ottobre (inaugurazione lunedì 16 maggio ore 11) assieme alla storia del Mercurio, la più antica nave battente bandiera tricolore conosciuta e tra le più importanti scoperte dell’archeologia marittima.
[GUARDA la petriera in 3D]
Il restauro ha impegnato per un anno e mezzo il gruppo di ricerca sulla corrosione del Dipartimento di Scienze molecolari e nanosistemi, coordinato da Giuseppe Moretti. Progettata e realizzata una vasca adatta al reperto, i ricercatori e gli studenti coinvolti nel progetto hanno alternato elettrolisi, lavaggi e pulitura meccanica, riuscendo a togliere le tante incrostazioni e proteggere la superficie originale del cannone.
La petriera restaurata è tra le tante novità frutto di anni di studi sulle centinaia di resti e reperti rinvenuti, ma non è l’unica. Gli archeologi marittimi di Ca’ Foscari hanno infatti rinvenuto una delle prime lattine ermetiche in circolazione. Questo contenitore, che avrebbe rivoluzionato l’alimentazione specialmente in ambito militare, era stato brevettato in Inghilterra appena pochi mesi prima, nel 1810.
«La lattina permette di conservare il cibo per lungo tempo – spiega Carlo Beltrame, direttore degli scavi sul Mercurio - dava così la possibilità ai marinai di avere un’alimentazione forse non succulenta ma certo più variata e soprattutto vitaminica. La maggior parte delle provviste veniva stivata in sacchi o contenitori di legno e veniva servita agli ufficiali su stoviglie pregiate, come la maiolica e la porcellana trovate sul relitto, e ai soldati semplici su ceramica povera».
Il brig della flotta del Regno Italico, con base a Venezia, si adagiò al fondale su un fianco, quello sinistro. Quel lato della nave è dunque arrivato ai giorni nostri in uno stato di conservazione migliore e lì gli archeologi hanno scavato in profondità portando alla luce, ad esempio, gli attrezzi del calafato, lo specialista che aveva il compito di mantenere stagne le connessure tra le tavole del fasciame e di impeciare lo scafo dentro e fuori.
Lungo i pannelli esposti a San Sebastiano si aprono scorci sulla vita a bordo del Mercurio, sulle uniformi e le calzature indossate dall’equipaggio, sugli oggetti personali e, naturalmente, sulle armi. Il Mercurio, la notte in cui esplose e colò a picco, scortava il Rivoli, un vascello francese da 80 anni  varato in Arsenale e qui rimasto fermo per molti mesi, che Napoleone voleva prendesse per la prima volta il mare.
L’intelligence inglese aveva intuito e allertato il vascello Victorius, comandato dal capitano di vascello Talbot, e il brig Weasel, comandato dal capitano di fregata Andrew, i quali incrociavano la costa veneta nella convinzione che la squadra italo-francese da lì a poco sarebbe uscita dal porto di Malamocco. Barré, comandante del vascello Rivoli, ordinò infatti alla squadra di prendere il largo verso nord.
Alle 2.30 del mattino, il Victorius avvistò la formazione nemica e diede ordine al capitano del Weasel di attaccare il brig italiano da poppa. Le cronache parlano di un cannoneggiamento che durò quaranta minuti e che si concluse con l’esplosione del Mercurio, colpito nella Santa Barbara.
La mostraIl relitto del Mercurio e la battaglia di Grado” è realizzata dal Dipartimento di Studi Umanistici in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Molecolari e Nanosistemi e la Sovrintendenza Archeologia del Veneto. Sarà aperta fino al 28 ottobre nella Sala Colonne di San Sebastiano.
 
La mostra
Il relitto del Mercurio e la Battaglia di Grado
Inaugurazione lunedì 16 maggio alle 11
 
Mostra a cura di Carlo Beltrame
dal 17 maggio al 28 ottobre
San Sebastiano, Aula Colonne (Dorsoduro 1686, Venezia)
Lunedì-Venerdì 9-19, ingresso libero
La mostra resterà chiusa dal 13 al 21 agosto
 
Testo e immagine dall’Ufficio Comunicazione Università Ca’ Foscari Venezia.


Le culture della solitudine negli Stati Uniti

4 Maggio 2016
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"Cultures of Solitude" (Culture della solitudine) è il nuovo progetto di ricerca della dott.ssa Ina Bergmann, prof.ssa associata in studi americani all'Università Julius-Maximilians di Würzburg. Il progetto si sofferma su solitudine e isolamento come espressione estrema dei valori americani di libertà e individualismo.
In particolare, la dott.ssa Bergmann si è occupata della rappresentazione di eremiti e reclusi nella letteratura e nella cultura. Particolarmente interessante il caso di tale Robert, eremita del Massachussets, la cui storia è raccontata in rari scritti del diciottesimo e diciannovesimo secolo. Dopo aver perso la propria libertà con l'inganno, Robert divenne schiavo e fu separato dalla famiglia. La disperazione e la sofferenza lo spinsero quindi a scegliere la solitudine, e Robert divenne un eremita.
La dott.ssa intende ora incorporare storie come questa in un nuovo libro, A Cultural History of Solitude in the USA, coprendo anche altri aspetti come la critica della società e dei consumi, e il desiderio di libertà, di un nuovo stile di vita e di rapporto con l'ambiente.
Link: EurekAlert! via Julius-Maximilians-Universität Würzburg, JMU.
San Serafino di Sarov (1754/9-1833), uno dei più noti monaci russi della Chiesa Ortodossa, mentre divide il suo pasto con un orso. Da WikipediaPubblico Dominio (Fragment of a lythography Way to Sarov. 1903. From http://days.pravoslavie.ru/Images/ii1968&16.htm).


Il caso di studio USS Independence e documenti recentemente desecretati

L'archeologia subacquea guarda a uno dei resti atomici della Guerra Fredda

Documenti recentemente desecretati sulla USS Independence gratuitamente disponibili online sul Journal of Maritime Archaeology

Heidelberg | New York, 28 Aprile 2016 (testo inglese cortesemente fornito da Springer, e qui tradotto)

Marinai che guardano l'esplosione dell'“Able Test” a miglia di distanza, dal ponte della nave di supporto USS Fall River, 1 Luglio 1946 ©Naval History and Heritage Command
Marinai che guardano l'esplosione dell'“Able Test” a miglia di distanza in mare, dal ponte della nave di supporto USS Fall River, 1 Luglio 1946 ©Naval History and Heritage Command

Il numero di Aprile del periodico di Springer, il Journal of Maritime Archaeology (JMA) si è concentrato su un singolo relitto, come una lente attraverso la quale l'archeologia marittima valuta l'avvento dell'Era Atomica e della Guerra Fredda. Il relitto è una portaerei, veterana della Seconda Guerra Mondiale, la USS Independence, che fu una delle quasi cento navi ad essere utilizzate come bersaglio nei primi test per la bomba atomica presso l'Atollo di Bikini, nell'estate del 1946. Oltre a tre studi originali e due commentari, il numero¹ comprende ora pure i file desecretati² sulla storia post-Bikini della USS Independence, dagli Archivi Nazionali, pubblicati per la prima volta. I file sono online, gratuitamente disponibili al pubblico, fino al 15 Giugno 2016.
I test di Bikini, immediatamente all'indomani della fine atomica della Seconda Guerra Mondiale in Giappone, segnarono una nuova era nella storia mondiale. Questa era fu cupamente sintetizzata in un rapporto allora secretato sui test di Bikini che suggeriva che, con la venuta della "Bomba", sarebbe stato possibile spopolare la terra, lasciando solo "resti vestigiali delle opere dell'uomo." Anche se quel fato è ancora di là da venire (e si spera non venga mai), quello che si presenta in questo numero è uno dei residui dell'alba dell'era nucleare.
Il relitto della USS Independence giace a circa 30 miglia di distanza dalla costa della California centrale. Qui è dove la Marina statunitense l'ha affondata, per farla arrivare oltre la portata potenziale dello spionaggio sovietico, al termine della sua utilità come piattaforma per i test nucleari, nel 1951. L'Ufficio di Esplorazione degli Oceani e quello dei Santuari Marittimi Nazionali del NOAA (US National Oceanic & Atmospheric Administration) hanno operato insieme alla Boeing nel 2015, per localizzare il relitto. Lo scopo era quello di  conoscerne di più, con un test di profondità che ha unito il sonar ad alta risoluzione e un veicolo robotico che nuotava liberamente sott'acqua, l'"Echo Ranger."
“Il Journal of Maritime Archaeology è onorato di poter essere presente per il caso di studio della USS Independence,” afferma la co-caporedattrice, Annalies Corbin. “I conseguimenti del NOAA nel contestualizzare il lavoro davanti agli archeologi marittimi da tutto il mondo, mentre si relaziona all'archeologia successiva alla Seconda Guerra Mondiale e della Guerra Fredda, è di importanza critica nel far partire dibattiti significativi e per i programmi iniziali di gestione del patrimonio culturale subacqueo per vascelli come la USS Independence.”
"L'archeologia storica e, per estensione, marittima del recente passato può e dovrebbe includere il fondere le prove documentarie e i resti fisici," nota James Delgado, Direttore del Patrimonio Culturale Marittimo per l'Ufficio dei Santuari Nazionali Marini del NOOA, e scienziato alla guida della missione dell'Independence. Per questo numero del Journal of Maritime Archaeology, Delgado è stato tra gli autori del rapporto “Initial Archaeological Survey of the ex-USS Independence (CVL-22)” e ha pure preparato un saggio bibliografico sul soggetto e un articolo che sintetizza il fato del bersaglio a Bikini non affondato lì.
Il numero è stato revisionato da Annalies Corbin, che ha sollecitato saggi contestuali sul significato del progetto e sul tema dell'archeologia della Guerra Fredda, da Todd Hansen, Direttore Storico e Archeologico per il Laboratorio Nazionale di Los Alamos, e Robert E. Neyland, Direttore del ramo di Archeologia Subacquea della US Navy.
 
Riferimenti:
1.           Journal of Maritime Archaeology, Volume 11, Numero 1, Aprile 2016: Sezione speciale: “Maritime Archaeology of the Cold War: Ex-USS Independence as a Case Study”
http://link.springer.com/journal/11457/11/1/page/1
2.           Journal of Maritime Archaeology (2016). Post-Crossroads History of the Ex-USS Independence: Recently Declassified Documents and Images. DOI 10.1007/s11457-016-9158-3
 
Dall'Appendice: Si può dire che l'archeologia della Guerra Fredda comprenda lo ‘‘scavare’’ attraverso documenti a lungo sigillati e e secretati. Negli Archivi Nazionali a San Bruno, California, i documenti dal vecchio Cantiere Navale di Hunters Point contengono una serie di documenti, ora desecretati, che parlano alla storia del post-Crossroads della USS Independence. A datare dall'arrivo della USS Independence a San Francisco, nel Maggio 1947, i documenti discutono importanti problemi come il mantenimento di alcuni dei vascelli bersaglio, come l'Independence, e il loro uso nei test successivi, i livelli di radiazione, e le decisioni di rimuovere i macchinari, e di stivare i materiali radioattivi nella nave, sparando le caldaie della nave per consumare l'olio combustibile contaminato lasciato a bordo, e finalmente gli ordini di disporre della stessa, affondandola. Mescolati a questi sono documenti più banali, che parlano della rimozione di piccole apparecchiature, dell'installazione di una porta stagna per fornire accesso alla banchina, dello spostamento delle cuccette, delle istruzioni per l'immissione in bacino di carenaggio, e precauzioni di sicurezza. Insieme, forniscono uno sguardo dettagliato sull'inizio dell'Era Atomica. Forniscono pure un senso di ciò che uno studio archeologico più dettagliato del relitto potrà rivelare. I documenti desecretati e le immagini sono qui riprodotte nel loro formato originale. Non sono state tagliate o alterate in alcun modo. Abbiamo scelto di mantenere le sfumature e l'integrità della fonte primaria poiché questa è la prima volta che alcuni di questi materiali si sono visti al di fuori dell'archivio nel quale è curato. I file sono gratuitamente disponibili online all'indirizzo:
http://link.springer.com/article/10.1007/s11457-016-9158-3

Ulteriori Informazioni

Sul Journal of Maritime Archaeology
www.springer.com/journal/11457

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Springer non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.
 


UNESCO: al via candidatura Ivrea Città Industriale del XX Secolo

UNESCO: AL VIA LA CANDIDATURA DI “IVREA CITTÀ INDUSTRIALE DEL XX SECOLO” PER L’ISCRIZIONE NELLA LISTA DEL PATRIMONIO MONDIALE
Firmato protocollo di gestione

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Questa mattina è stato firmato presso il ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo un Protocollo d’Intesa che pone le basi per l’iscrizione di “Ivrea Città Industriale del XX Secolo” nella lista del patrimonio mondiale dell’Unesco. I firmatari sono stati il Segretario Generale del MiBact Antonia Pasqua Recchia, Antonella Parigi assessore della Regione Piemonte, Alberto Avetta Vice Sindaco della Città Metropolitana di Torino, Carlo della Pepa Sindaco di Ivrea, Franca Sapone Sindaco del Comune di Banchette, Cinthia Bianconi Presidente della Fondazione Adriano Olivetti e Daniele Lupo Jallà in qualità di Presidente della Fondazione Guelpa.
Il Protocollo d’Intesa impegna i soggetti firmatari a coordinarsi per una gestione congiunta dei beni culturali inclusi nel progetto di candidatura di “Ivrea Città Industriale del XX Secolo” per l’iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Il progetto è stato consegnato a Parigi a gennaio 2016 per essere sottoposto alla valutazione degli organismi consultivi del Centro del Patrimonio Mondiale nel ciclo 2017-2018.
La candidatura è costituita dall’insieme delle realizzazioni collegate al progetto industriale e socio-culturale di Adriano Olivetti. Consiste in un complesso di edifici progettato dai più famosi architetti ed urbanisti del Novecento, riconoscibile nel tessuto urbano della città in un disegno complessivo, pur nella selezione dei suoi elementi maggiormente significativi. Si distinguono aree ed edifici propriamente industriali, aree ed edifici destinati alla residenza e ai servizi sociali. Tale area è identificabile principalmente lungo l’asse di Via Jervis, sede degli edifici per la produzione, per i servizi sociali destinati alla fabbrica e alla città e per le residenze che sono da considerarsi tra gli esempi più significativi della politica innovativa varata dalla Olivetti.
Roma, 21 aprile 2016
Ufficio Stampa MiBACT

Come da MiBACT, Redattore Renzo De Simone
Panorama di Ivrea, foto di Mirrys, da WikipediaCC BY-SA 4.0.


Documenti riservati UK 1873-1953 sul sito Secret Files from World Wars to Cold War

14 Aprile 2016
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I file riservati da The National Archives del Regno Unito, per il periodo dal 1873 al 1953, che comprende le due guerre mondiali e la guerra fredda, sono ora stati sul sito Secret Files from World Wars to Cold War della piattaforma Routledge. Si tratta di 144 mila pagine di documenti.
È possibile una prova gratuita, previa registrazione.
Link: Secret Intelligence FilesAlphaGalileo via Taylor & Francis.
The National Archives, UK, foto da The National Archives UK, da WikipediaCC BY 3.0.