Classici sovversivi. Mito e tragedia per la vita quotidiana, saggio di Valeria Parrella e Massimo Osanna – recensione

Immaginare il mondo antico come un universo immobile, pacificato e custodito sotto la teca di un museo è forse uno degli errori più persistenti che continuiamo a commettere. Siamo abituati a considerare la tragedia greca e il mito latino come depositi rassicuranti di una saggezza lontana, quasi innocua, quando in realtà nacquero per fare esattamente il contrario: mettere in crisi, smuovere, inquietare. È proprio contro questa visione addomesticata che si muove con forza Classici sovversivi. Mito e tragedia per la vita quotidiana, il denso e sorprendente saggio a quattro mani di Valeria Parrella e Massimo Osanna. Un libro che, pur mantenendo un alto rigore critico, si legge con l’intensità di un racconto, restituendo ai classici il loro carattere più autentico: quello di strumenti vivi, ancora capaci di illuminare – e destabilizzare – il nostro presente.

la copertina del Classici sovversivi. Mito e tragedia per la vita quotidiana, saggio di Valeria Parrella e Massimo Osanna, pubblicato da Rizzoli Libri (2024)
la copertina del Classici sovversivi. Mito e tragedia per la vita quotidiana, saggio di Valeria Parrella e Massimo Osanna, pubblicato da Rizzoli Libri (2024)

Una delle qualità più riuscite dell’opera è la sua natura profondamente ibrida. Non si tratta di una semplice alternanza tra due voci, ma di un dialogo continuo e ben calibrato. La scrittura di Parrella è vibrante, incisiva, profondamente radicata nelle urgenze contemporanee: scava nei miti con precisione chirurgica, portandone alla luce le tensioni emotive, psicologiche e politiche. Accanto a questo sguardo si inserisce quello di Osanna, che con il rigore dello studioso riporta ogni interpretazione alla concretezza del dato archeologico: reperti, affreschi, frammenti di vita reale. Il mito, così, smette di essere un’astrazione e torna ad avere corpo, peso, presenza.

Questa fusione tra parola e materia costruisce una prosa fluida, senza strappi, capace di accompagnare il lettore in un vero e proprio viaggio nel tempo. Passato e presente si intrecciano continuamente, senza mai confondersi del tutto, ma nemmeno restare separati. Le figure che emergono – Antigone, Orfeo ed Euridice, Narciso, Edipo, Tiresia, Apollo, Mida, fino alle Troiane – non vengono mai semplificate o ridotte a simboli facili, ma restituite nella loro complessità, nella loro ambiguità, nella loro forza disturbante.

Edipo ed Antigone nel dipinto di Antoni Brodowski, conservato al Museo Nazionale di Varsavia, inv. MP 311 MNW. Foto in pubblico dominio
Edipo ed Antigone nel dipinto di Antoni Brodowski, conservato al Museo Nazionale di Varsavia, inv. MP 311 MNW. Foto in pubblico dominio

Antigone, in particolare, si libera da ogni lettura banalizzante: non è un’icona rassicurante della disobbedienza civile, ma una figura radicale, persino scomoda, che mette in discussione ogni ordine costituito. La sua scelta non consola, non pacifica, ma obbliga a interrogarsi sul significato profondo dell’opposizione al potere. Allo stesso modo, il mito di Orfeo ed Euridice viene riletto con una sensibilità nuova e toccante: il gesto di voltarsi non appare più come una debolezza, ma come una necessità umana, quasi inevitabile, di dare forma al dolore e alla perdita. In questa prospettiva, il mito smette di essere racconto esemplare e si trasforma in esperienza vissuta, emotivamente concreta.

Orfeo e Euridice in un medaglione della Volta Farnese a Roma, opera di Annibale Carracci. Foto di Never covered, CC BY-SA 4.0
Orfeo e Euridice in un medaglione della Volta Farnese a Roma, opera di Annibale Carracci. Foto di Never covered, CC BY-SA 4.0

È proprio nella capacità di avvicinare il mito al presente, senza mai forzarlo, che il libro trova la sua maggiore forza. I classici, suggeriscono Parrella e Osanna, non stanno dietro di noi, ma accanto a noi: non sono un’origine distante, ma una traiettoria ancora in movimento. Narciso non è solo il simbolo dell’egocentrismo contemporaneo, ma la figura tragica di una solitudine profonda, dell’incapacità di riconoscere davvero l’altro. Le Troiane diventano il luogo in cui si rinnova l’orrore della guerra e della violenza sul corpo femminile. Edipo riflette la nostra illusione di controllo razionale sul destino, mentre Mida incarna, con chiarezza quasi brutale, un sistema che trasforma tutto in valore economico, fino a svuotare la vita di significato.

Edipo a Colono Sofocle
La tragedia di Sofocle ha ispirato questo dipinto, Edipo a Colono, opera del pittore francese Fulchran-Jean Harriet (1778-1805), olio su tela (1798) conservato presso The Cleveland Museum of Art, Cleveland, Ohio, Mr. and Mrs. William H. Marlatt Fund 2002.3, immagine CC0 1.0

Ciò che rende Classici sovversivi così efficace è il suo rifiuto di ogni attualizzazione forzata. Gli autori non piegano i miti per renderli più vicini a noi; al contrario, siamo noi lettori a essere spinti a riconoscerci in quelle storie. E in questo riconoscimento emerge una verità difficile da ignorare: le strutture profonde dell’esperienza umana – il desiderio, la colpa, il lutto, la violenza – non sono cambiate. Il mito, allora, smette di essere un semplice racconto del passato e torna a essere un dispositivo critico, uno strumento per comprendere il presente.

In questa prospettiva, il libro si presenta anche come una riflessione sul ruolo stesso dei classici. Non oggetti da venerare, né reliquie da conservare intatte, ma materia viva da interrogare, da mettere in discussione. Parrella e Osanna li trattano con una leggerezza consapevole, evitando sia l’irrigidimento accademico sia le semplificazioni ideologiche, restituendo loro tutta la loro umanità.

La morte di Orfeo in un kantharos in argento del 420-410 a. C., parte della Collezione Vassil Bojkov (Sofia, Bulgaria). Foto di Gorgonchica, CC BY-SA 4.0

Al termine della lettura resta la sensazione di aver attraversato qualcosa di più di un saggio: un’esperienza che invita a guardare diversamente ciò che credevamo di conoscere. Classici sovversivi non chiede di contemplare il passato, ma di riattivarlo. Non propone risposte definitive, ma apre domande. In questo sta la sua forza più autentica: nel restituire ai miti il loro ruolo originario, quello di strumenti inquieti, capaci non di consolare, ma di destabilizzare, di accendere il pensiero e di mettere in discussione le nostre certezze più radicate.

la copertina del Classici sovversivi. Mito e tragedia per la vita quotidiana, saggio di Valeria Parrella e Massimo Osanna, pubblicato da Rizzoli Libri (2024)
la copertina del Classici sovversivi. Mito e tragedia per la vita quotidiana, saggio di Valeria Parrella e Massimo Osanna, pubblicato da Rizzoli Libri (2024), nella composizione da Canva, licenza d’uso

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