L’altresì catastrofico 2020 si è rivelato nei suoi primi nove mesi un anno di grande fioritura per quanto riguarda il panorama letterario dei romanzieri esordienti italiani. A sfatare il mito di una narrativa morta da decenni si è fatto vivo all’improvviso un nutrito manipolo di giovani scrittori di romanzi innovativi, freschi, ben scritti.

A fare da apripista c’è stata a gennaio Claudia Petrucci con L’esercizio, edito da La nave di Teseo, che si conferma una casa editrice al passo coi tempi, attenta alle novità e pronta a rischiare investendo nel progetto di un promettente romanzo d’esordio.

Il senz’altro meritato successo di Claudia Petrucci – un vero e proprio caso letterario – risiede a mio avviso nell’assoluta originalità dell’idea su cui è basata la trama del suo romanzo e nel ritmo rapido, quasi cinematografico, della narrazione.

Ma andiamo con ordine. Di primo acchito, L’esercizio sembrerebbe un romanzo abbastanza tradizionale, scritto in prima persona e imperniato sulla storia personale di tre protagonisti abbastanza tipici: una coppia formata dal gestore di un bar, Filippo e la sua fidanzata Giorgia, commessa in un supermercato e affetta da schizofrenia, e Mauro, un regista che un tempo lavorava con la ragazza come maestro di teatro. La scrittura è però resa interessante dalla scelta di trasformare il narratore in prima persona – dunque una voce parziale – in un narratore quasi onniscente. Filippo racconta la sua storia, che è in realtà la storia di Giorgia, senza omettere i segmenti in cui lui è assente, in cui sono Giorgia e Mauro i soli protagonisti. Filippo è, dunque, non solo uno dei personaggi principali, ma anche orchestratore della narrazione, inventore, in definitiva, lo scrittore. Il romanzo è il suo esercizio.

Ma non è questo il tratto del romanzo che più colpisce e coinvolge. Claudia Petrucci è riuscita a parlarci di malattia mentale senza banalizzarne il tema, senza renderlo, come è facile che accada, il perno di una narrativa di patetica commiserazione. In un altro articolo uscito per ClassiCult il 22 maggio 2020, recensivo il romanzo di Daniele Mencarelli, Tutto chiede salvezza, riconoscendone il tono delicato nel trattare un tema complesso, ma ammettendo che alla storia mancasse qualcosa di essenziale che lo rendesse pienamente godibile. Quell’essenziale è, invece, ben presente nelle pagine de L’esercizio, che alla complessità di una realtà difficile da raccontare come quella della schizofrenia di una dei protagonisti, riesce a coniugare una storia originale e coinvolgente: non rischiamo mai di compatire Giorgia per la sua condizione, ma ci interessiamo alla sua vicenda in quanto vicenda umana, in quanto parte di una storia avvincente. Giorgia non è mai dipinta come malata, come vittima di una realtà ostile, ma come personaggio protagonista di una vicenda che ci attrae e ci spinge a leggere ancora. Giorgia è soggetto, attivo e passivo, di una storia completamente assurda, che si configura come rivisitazione dell’eterna dualità fra persona e personaggio: la sua potenziale guarigione, infatti, dipenderà dalla possibilità degli altri due protagonisti di lavorare sulla sua capacità di trasformarsi nei personaggi delle storie che le vengono lette.

Altrettanto complessi sono gli altri due personaggi protagonisti, in particolare Filippo, il narratore. Un uomo la cui personalità si è, nel tempo, appiattita nella ricerca di una normalità innaturale che ingloba tutto, anche le persone che ama. Un inconsapevole manipolatore, vittima delle proprie azioni, travolto dalla suo stesso tentativo di manipolare e ricreare la personalità di Giorgia. Un uomo che non riesce ad uscire dal suo stesso perverso incantesimo, come rivelerà il finale di questa storia, brillante ma amaro.

Un altro elemento che rende questo romanzo così incredibilmente scorrevole e godibile è la forza dei suoi dialoghi. Nel definire il suo ritmo “cinematografico”, penso infatti all’incalzare delle battute dei personaggi, che occupano quasi la metà del libro. L’esercizio di Claudia Petrucci descrive poco e mette in scena molto. Sembra quasi che l’autrice, nello scrivere, stesse già pensando ad una resa filmica della propria storia. Una tendenza, questa, non nuova nel panorama della narrativa contemporanea, in un mondo dominato dalle immagini, ma che in questo caso si configura come una scelta sapiente e ben intonata alla narrazione.

 

Non ci resta che augurarci, allora, che L’esercizio, dopo un bel romanzo, diventi presto anche un bel film.

Claudia Petrucci L'esercizio
La copertina del romanzo L’esercizio di Claudia Petrucci, pubblicato (2020) dalla casa editrice La nave di Teseo nella collana Oceani