Negli ultimi anni anche la letteratura italiana si è interessata al romanzo storico, in particolare alle saghe e alle narrazioni che si estendono lungo un periodo di tempo abbastanza lungo. A questo filone appartiene anche “Destino” di Raffaella Romagnolo, docente e scrittrice. Il romanzo era stato candidato al Premio Strega dal linguista Giuseppe Patota, ma che non è rientrato poi nella rosa dei finalisti.

“Destino” di Raffaella Romagnolo è un romanzo storico che, attraverso due protagoniste femminili forti, come già la scrittrice aveva fatto nel suo libro precedente La Masnà, ci racconta non solo la storia di due famiglie, ma quella del nostro Paese e dei suoi abitanti.

La situazione di partenza è classica (tanto da potervi cogliere un’allusione a Italy di Pascoli): Giulia Masca, una giovane operaia tessile emigrata negli Stati Uniti, torna nella sua cittadina natale nel secondo dopoguerra.

Con questo escamotage narrativo, il romanzo immerge il lettore nella vita di Giulia, dell’amica Anita, che invece è rimasta nel luogo dove è nata, e del fidanzato che Giulia ha lasciato all’improvviso, Pietro Ferro. Le loro storie e quelle dei loro familiari si intrecciano alla storia sociale e politica dell’Italia.

Conosciamo Giulia e Anita mentre partecipano agli scioperi indetti dai socialisti nella filanda in cui lavorano. IPresto, però, per motivi sia intimi che sociali, le vite delle due amiche si divideranno per sempre. Giulia parte, Anita resta. Le sfide e il dolore che le vicende personali imporranno loro, però, farà sì che, pur nella lontananza, entrambe imparino, a carissimo prezzo, a resistere e a essere resilienti.

Quando Giulia prende la via dell’oceano Atlantico, aggiungendosi alla numerosa folla degli emigranti che tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento cercarono fortuna negli Stati Uniti, ci immaginiamo per lei una vita dura, di stenti e privazioni, perché la giovane è povera, disoccupata e incinta, ma ben presto il destino si trasformerà in buona sorte.

Al contrario Anita vive le trasformazioni dell’Italia: la Grande guerra, la nascita e l’ascesa del Fascismo, il disastro di Molare, la guerra e la Resistenza. Tutti eventi da cui Anita imparerà a non farsi travolgere, ma ad accettare e dominare anche nel dolore e nel lutto.

Le protagoniste sono due donne molto diverse, entrambe intraprendenti e forti, Giulia più individualista, Anita, anche per tradizione familiare, più politicizzata, ma non sono solo le loro voci a emergere prepotentemente.

Romagnolo, infatti, intreccia un romanzo corale, al quale, come a un balcone che guardi l’impetuoso fiume della storia del primo Novecento, si affacciano una miriade di personaggi diversi. Forse, dal punto di osservazione del lettore, questi personaggi ci appaiono distanti, nitidi, ma piccoli di statura, quasi un quadro del Tintoretto.

Tutti i personaggi, tranne uno.

Su ogni vicenda del romanzo su ogni persona, infatti, aleggia ineffabile il Destino, che, come già ci propone il titolo, è la vera chiave di lettura del romanzo, è forse il protagonista assoluto della narrazione.

Destino che è forza muta, che orchestra coincidenze, premia e abbatte con apparente casualità, ma facendo sempre collimare ogni frammento. Un Destino che permette anche alle storie di prendere anche sentieri già battuti, perché le storie e la Storia possono anche ripetersi.

Sullo sfondo della narrazione, ad accoglierne la maggior parte dei capitoli come una coperta familiare, troviamo una cittadina immobile nel tempo, il cui toponimo non è mai rivelato. Ma la maestra nel dipingere l’ambientazione piemontese e l’attenzione per il dettaglio paesistico e architettonico è tale che il nome non è necessario per rendere la località palese. Ma il realismo non è chiaramente lo scopo di questo luogo. La città e il suo castello, come un albero ben piantato sull’argine di un fiume in piena, sono il simbolo della resilienza e della permanenza dei secoli: sopravvivono alle due guerre mondiali, ai mutamenti politici, economici e sociali, persino al fango e all’alluvione, mentre tutto intorno, dalle ville dei nobili ai campi dei mezzadri crolla e si trasforma.

La scrittura è  piana, culla chi legge con il sapore di un’antica ninna nanna o di un racconto della nonna, dipingendo un affresco al femminile a colori tenui in cui spiccano ogni tanto, come preziosismi, ma senza ostentazione, frammenti di dialetto o di inglese, in un alternare di registri che rompe la voce del narratore.

Consiglio “Destino” a chi cerca una lettura scorrevole, che permette facilmente di immergersi nella storia, ma che dà della Storia una visione rassicurante e lineare.

Destino di Raffaella Romagnolo
Copertina di Destino di Raffaella Romagnolo