Per un’italiana, umanista (perfino classicista, aggiungiamocelo), lettrice, anglofila, romanzofila (o come si dice, non ne ho idea!), residente nel Regno Unito, l’idea che nella turbolenta Londra per due giorni interi si possa parlare non solo di letteratura, ma nello specifico di letteratura italiana a confronto con quella in lingua inglese, è senz’altro un buon motivo per lasciare la bellissima Oxford (casa dell’umanista, cioè casa mia) e recarsi per qualche ora nell’amata capitale.

 

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Still buzzing with the great success of our pre-festival event on Tuesday, the UK premiere screening of “Dove bisogna stare” (“Where they need to stand”), followed by a beautiful conversation with director Daniele Gaglianone. Big thanks to @regentstreetcinema and to our friends of @CinemaItaliaUK, who have organised this successful event with us! Now looking forward to meeting two other filmmakers that we love at #FILL2019: Oscar winner Asif Kapadia @asifkapadia1 will join Neapolitan writer Alessio Forgione @alessioforgione_ for our festival session “Epic Diego” on the myth of Maradona, Saturday 2 November; Agostino Ferrente, author of the celebrated documentary “Selfie”, will join The Guardian’s editor-at-large Gary Younge in a conversation between cinema and journalism, Naples and London, at our session “A tale of two cities. On young people and crime” on Sunday 3th of November. We can’t wait! (All the details of our festival sessions on 2-3 November are in our programme – link in our bio).

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È infatti il terzo anno consecutivo che Londra si confronta con la letteratura italiana contemporanea. Dal 2017 un nutrito gruppo di intellettuali italiani e residenti nel Regno Unito, supportati da partner di rilievo (tra cui, in particolare, l’Istituto Italiano di Cultura di Londra), organizza il Festival of Italian Literature in London. Una ghiotta occasione di scambio intellettuale fra alcuni dei più importanti scrittori e giornalisti italiani (e non solo), che per due giorni sono chiamati a parlare – e a parlarsi – a proposito del proprio lavoro, ma anche di temi caldi sia per gli italiani sia per gli inglesi, e gli europei in genere. Lo scopro in ritardo, mi pento di aver perso le prime due annate, ma questo 2019 sembra più che mai appetibile.

Il ritmo dei talks è serrato e quest’anno ha scandito le giornate del 2 e 3 novembre, presso il pittoresco – ma, mi si conceda un aggettivo banale, bellissimo! – Coronet Theatre a Notting Hill. Come ogni anno, si è creata una piacevole alternanza fra ospiti di nicchia e personaggi accattivanti (aggettivo che in realtà qui, in linea col bilinguismo del festival, vuol tradurre l’inglese catchy, forse un termine più adatto).

Foto di Roberta Berardi al Festival of Italian Literature in London

Si è susseguita una serie intensa di incontri, workshop e discussioni (una menzione d’onore va senz’altro al workshop di apertura, Found in Translation, a cura di Livia Franchini e – ahimè – sold out in pochissimi giorni), ma anche vere e proprie performance artistiche, come quella Francesco De Carlo, in My Personal Brexit, la commedia di chiusura della prima giornata, quella di sabato 2 novembre.

A concludere il variegato programma (https://www.fill.org.uk/programme/), che ha incluso discussioni di ogni tipo, dal senso della democrazia al calcio, dai viaggi negli angoli più remoti del mondo alle “digital testimonies”, nell’auditorium principale del teatro, secondo il principio di bipolarità Italia-UK che ha caratterizzato gran parte del festival, si è svolto un confronto tra due romanzieri di spicco di Regno Unito e Italia. A rappresentare la letteratura inglese contemporanea, sedeva sul palco la scrittrice britannica di origini canadesi Rachel Cusk – tradotta in più lingue, incluso l’italiano, e famosa per la sua trilogia semi-autobiografica (Resoconto, Transiti, Kudos) – la cui prosa, nutrita di dettagli e di piccole ma imponenti impressioni tratte dalla quotidianità, le è valsa un ampio successo di critica, nonché numerose nomine per premi illustri (ricordiamo quella per il Man Booker Prize per cui fu finalista nel 2014).

Foto di Roberta Berardi al Festival of Italian Literature in London

Dall’altro lato del palco, il romanzo italiano, non potendo fare affidamento sulla mondana rappresentanza dell’evanescente Elena Ferrante (chiunque costei sia, e a qualunque patto si accetti che sia lei la personificazione esemplare del romanzo italiano contemporaneo), si è aggrappato al poderoso sostegno delle parole del romano Edoardo Albinati, vincitore del Premio Strega nel 2016 con La Scuola Cattolica, il romanzo di cui ci ha per l’appunto parlato domenica 3 novembre, dialogando con Rachel Cusk. A coronare il tutto, una moderatrice d’eccezione: Claudia Durastanti, giornalista e scrittrice bilingue, quest’anno in cinquina per il Premio Strega con La Straniera.

Claudia Durastanti sa evidentemente tenere il palco: se anche una sua leggera preferenza per Rachel Cusk sembra trapelare, la scrittrice che veste i panni della giornalista non manca di incalzare Albinati con domande puntuali e talvolta non prive di una certa profondità, a cui lo scrittore risponde sornione, ma deciso (e preciso), destreggiandosi bene tra l’italiano e l’inglese.

Il compito della moderatrice non è dei più facili: i due autori dialoganti non sono esattamente affini, e il titolo del talk è piuttosto fuorviante, di conseguenza conciliare le due posizioni e rimanere nel frattempo in tema non sembra essere un’operazione scontata. Se Rachel Cusk, infatti, è un’esponente emblematica di quella scrittura romanzesca che ormai più tanto romanzesca davvero non è, che si è svincolata dalla necessità di una trama o anche solo di una vaga storia unitaria, e gettata alle spalle narratori in prima o terza persona, per concentrarsi su sensazioni, impressioni, minuzie del sentire, Albinati, al contrario, è un romanziere vecchio stile: La Scuola Cattolica, nelle sue oltre mille pagine prende le mosse da un fatto di cronaca vero (il tremendo delitto del Circeo, i cui autori frequentavano la stessa scuola, la scuola cattolica, appunto, di Edoardo Albinati) a affronta temi caldi, ‘storici’, come il senso, la natura e forse anche le conseguenze dell’educazione cattolica in Italia, ieri e oggi. Quanto mai distanti, dunque, i due autori sul palco. Ed entrambi non esattamente rappresentativi di un titolo, Where no novels has gone before, che ci farebbe pensare a sperimentazioni mai tentate prima in letteratura, laddove invece né la poderosa staticità del romanzo storico – se così lo possiamo definire – di Albinati, né il delicato intimismo vagamente modernista di Rachel Cusk sembrano voler percorrere strade non ancora battute.

La discussione, tuttavia, procede bene: si parla di espedienti narrativi, di trattazioni fredde e argomenti caldi, di memoria selettiva, di immedesimazione. Si parla di femminismo: quello quasi ovvio di Rachel Cusk, narratrice donna in prima persona, il cui intero dettato è naturalmente filtrato da una percezione femminile “al passo coi tempi”; quello distaccato di Edoardo Albinati, che costruisce un romanzo quasi interamente maschile, per universalizzare in un certo senso l’esperienza drammatica delle donne, vittime nel romanzo, private di un punto di vista o di quella descrizione quasi eccessiva che Albinati riserva ai protagonisti uomini, perché il dolore spesso necessita di silenzio per essere eloquente; ma anche, in fondo, quello di Carla Durastanti, che sebbene non imponga mai la sua personale esperienza di scrittrice, ha un notevole bagaglio di scrittura fatta di personaggi femminili forti, e non lo nasconde.

Malgrado le premesse un po’ claudicanti, questo talk finale scorre con piacere, tra riflessioni pacate e delicate (rese ancor più tali dal tono calmo di Rachel Cusk), ma talvolta anche pesanti e complicate (e penso ad Albinati sulle vittime del massacro del Circeo), aneddoti divertenti, pensieri sparsi e, alla fine, qualche buona domanda dal pubblico.

Sono le 7 di sera, il festival si è concluso più che bene: posso tornare ad Oxford con un pelo di voglia di leggere letteratura italiana in più.

Festival of Italian Literature in London
Locandina del Festival of Italian Literature in London