Diana Scultori, “intagliatrice rara” – Un’artista tra Mantova e Roma nel Cinquecento, la mostra
a cura di Stefano L’Occaso, Giulia Marocchi, Silvia Merigo
a Palazzo Ducale, Palazzina della Rustica
11 ottobre 2025 – 11 gennaio 2026
Una nuova iniziativa di Palazzo Ducale di Mantova punta i riflettori su un’artista mantovana, Diana Scultori, vissuta a cavallo tra sedicesimo e diciassettesimo secolo e apprezzata per il suo talento nell’arte dell’incisione, nei secoli a venire (come testimoniano le sue lastre in rame, sottoposte a un processo di acciaiatura ancora nel Novecento, per permettere nuove stampe).
Dopo la gioventù in Lombardia, Diana mantovana (come fu anche poi nota) fu poi attiva a Roma e – sposa dell’architetto Francesco Capriani – a Volterra, dove nel 1579 le fu estesa la cittadinanza che già aveva ricevuto il marito.
Può vantare alcuni primati significativi: come ci spiegano le curatrici della mostra, si tratterebbe della prima donna in assoluto (a noi nota) ad essere attiva in quest’ambito artistico, quello dell’incisione.
Le sue stampe erano talmente apprezzate che fu la prima donna a vedere le proprie opere godere del privilegio pontificio. Questa forma di protezione dell’artista, che per certi versi ricorda il ben più recente diritto d’autore, le permise di poter stampare e firmare le sue opere in esclusiva per dieci anni.
Infine, fu la prima donna ammessa all’Accademia dei Virtuosi al Pantheon, un’associazione tuttora esistente, che nei secoli ha riunito grandi menti attive nel campo delle lettere e delle belle arti.
La sua produzione è quella di una stampa di traduzione: Diana Scultori non fu ideatrice delle sue opere ma tradusse in stampa quelle di altri. Come oggi nessuno sminuirebbe un cantante rispetto a un cantautore, l’artista fu un’interprete che i curatori hanno definito sensibile, capace di piccole cifre personali che la rendono riconoscibile. Di lei ci parlano molto i contemporanei, innanzitutto Giorgio Vasari nelle sue Vite.
L’esposizione nasce con una collaborazione con l’Istituto Centrale per la Grafica di Roma, che ancora conserva alcune delle matrici, e consta di una quarantina di opere, alcune delle quali sono prestiti importanti.
Si comincia proprio col volto di Diana Scultori, prima idealizzato nel prestito dal Museo di belle arti di Budapest (Szépművészeti Múzeum), disegno a matita nera e rossa su carta di Federico Zuccari (1580), e dal coevo ritratto su una medaglia in bronzo di Timoteo Refato (o Refati). A fianco a loro, un’immagine che ritrae l’artista mantovana in più tarda età, opera di Cherubino Alberti (ante 1594).
In questa che è la prima mostra dedicata a lei a Mantova, troviamo poi molte delle opere più significative della sua produzione. All’inizio della sua attività, di grande ispirazione per Diana Scultori fu certamente Giulio Romano, e in questo anno del cinquecentenario di Palazzo Te possiamo vedere a Palazzo Ducale la sua resa a stampa del Banchetto di Amore e Psiche, della Marcia di cavalieri dalla Camera degli Stucchi.
Trasferitasi a Roma col marito, la sua produzione si arricchì e si andò poi via via ampliando il suo repertorio; molte le opere di argomento mitologico (come il Toro Farnese), moltissime pure quelle a tema devozionale. Molto significativo anche il prestito dalle Gallerie degli Uffizi, un Martirio di Sant’Agata. Nell’ampliarsi della rete di contatti durante il soggiorno romano, ricordiamo Raffaellino da Reggio, morto a neppure trent’anni, che frequentò la loro casa e che ritroviamo nelle stampe di Diana mantovana, anche dopo la morte.
Nell’ultima sezione della mostra ritroviamo il fratello Adamo, anche lui precoce artista, anche lui incisore, con una Pietà ed Ercole con la clava, in due opere dove il semidio è una volta di faccia e una volta di spalle.
Questa è una mostra nella quale conviene perdersi tra i dettagli: quelli delle opere innanzitutto, come le nuvole così caratteristiche di Diana mantoana. Perdersi tra le lunghe dediche che, lungi dall’essere piaggeria, raccontano tanto di lei, del rapporto coi committenti e coi luoghi dove ha vissuto. Perdersi nei confronti tra le lastre e il risultato specchiato sulla carta inchiostrata, o con le opere originali di cui le incisioni furono traduzione.
Il contesto dell’esposizione è quello – come spiegato dal direttore di Palazzo Ducale, Stefano L’Occaso – di un progetto di valorizzazione della produzione incisoria di Mantova, che nel Cinquecento emergeva tra i grandi centri italiani specializzati in quest’ambito artistico, seconda solo a Roma e Venezia, e forse a Firenze.
La città lombarda può infatti vantare Giorgio Ghisi, anche noto come Giorgio mantovano, tra i massimi artisti del secolo, oltre a diversi altri nomi magari meno noti, come quello di Giovan Battista Scultori, padre di Diana, a cui il Museo ha dedicato una mostra proprio l’anno scorso.
A conclusione di questo racconto, alcune considerazioni. Nel ringraziare il Comune di Mantova, il direttore L’Occaso ha giustamente evidenziato come al pubblico interessi poco se un’opera è demaniale o comunale: l’obiettivo è quello di valorizzare. Ed è questo che rende importanti esposizioni come questa, che mostrano stampe delicate e fragili, che solo raramente possono essere esposte.
Dall’altra parte, sempre più l’attenzione del pubblico e degli esperti circa le esposizioni temporanee guarda alla spesa e ai rischi connessi con la movimentazione delle opere. Come ci ha spiegato il Direttore (ricordando precedenti mostre, a partire da quella su Pisanello), le attività di Palazzo Ducale di Mantova hanno sempre cercato di lasciare qualcosa di duraturo alla collettività.
In questo spirito non fa eccezione la mostra su Diana Scultori: la movimentazione delle opere diventa occasione per attività conservative sulle stesse, che questa volta hanno riguardato poco meno della metà di quelle coinvolte. Gli stessi enti prestatori chiedono sempre più interventi di questo tipo, rispetto alla semplice compensazione. Non si può che applaudire a un approccio di questo tipo, volto a una maggiore sostenibilità.
Nel sottolinearlo, si vuole sperare che un’altra conseguenza duratura possa derivare da questa esposizione: quella di lasciare nel pubblico il seme di una rinnovata attenzione verso un’artista, tra le grandi protagoniste del suo tempo, stimata per il suo talento, apprezzata per secoli e oggi purtroppo poco rappresentata.

Presentata oggi all’Atrio degli Arcieri la mostra Diana Scultori, “intagliatrice rara” – Un’artista tra Mantova e Roma nel Cinquecento, a Palazzo Ducale, Palazzina della Rustica.
A raccontarcela sono stati i curatori, cioè il Direttore di Palazzo Ducale, Stefano L’Occaso, insieme a Giulia Marocchi e Silvia Merigo.
Sarà possibile ammirare le opere in esposizione già in occasione delle aperture straordinarie di oggi venerdì 10 ottobre (a partire dalle ore 19.15) e domani, sabato 11 ottobre (fino alle 23.15, ultimo ingresso 22.20). Rimarrà visitabile fino all’11 gennaio 2026.
Ancora una volta la mostra non comporta un incremento sul prezzo del biglietto del Museo, e viene accompagnata da un corposo opuscolo gratuito, edito da Publi Paolini, e da un volantino con un’attività didattica per le famiglie.





















