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DOM, film documentario di Massimiliano Battistella

DOM, film documentario di Massimiliano Battistella

IN SALA DAL 1° MARZO 2026 CON KAMA PRODUCTIONS

IN SELEZIONE UFFICIALE AI NASTRI D’ARGENTO PER IL DOCUMENTARIO

INIZIA IL TOUR NEI CINEMA ITALIANI IN TOUR NEI CINEMA ITALIANI
DA RIMINI A ROMA, DA VENEZIA A MILANO PASSANDO PER TORINO, TRIESTE, FIRENZE, BOLOGNA E CAGLIARI

UN VIAGGIO NELLA MEMORIA PER RICOSTRUIRE UN’IDENTITÀ SPEZZATA DALLA GUERRA DI SARAJEVO

il poster

18 febbraio 2026 – DOM il film documentario di Massimiliano Battistella, in selezione ufficiale ai Nastri d’Argento Documentari per il Cinema del Reale, arriva nelle sale con un tour che prende il via dal 1° marzo 2026, attraversando alcune tra le principali città italiane. Dopo la premiere alle Giornate degli Autori, Notti veneziane, in occasione della 82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e la presentazione al 31° Sarajevo Film Festival e a Dok Leipzig, dove ha ottenuto la menzione MDR Film Prize, il film è stato presentato in numerosi altri festival.

Il tour di DOM prenderà il via il 1° marzo 2026 a Rimini al Cinema Fulgor. Il 2 marzo il film farà tappa a Roma al Cinema Nuovo Sacher di Nanni Moretti. Il 3 marzo sarà la volta di Venezia al Cinema Rossini, mentre il 4 marzo DOM arriverà a Milano al Cinema Anteo. Il 5 marzo il tour proseguirà a Torino al Cinema Centrale e a Roma al Cinema Farnese, per poi spostarsi il 6 marzo a Trieste al Cinema Ariston, mentre l’8 marzo sarà a Firenze al Cinema Alfieri. Il tour proseguirà il 9 marzo a Bologna, nell’ambito della rassegna Top Doc, al Cinema Arlecchino, il 12 marzo sarà a Cagliari al Cinema Odissea. Molte altre città si stanno aggiungendo al tour.

DOM vede la collaborazione autoriale della psicodrammaturga Lisa Pazzaglia, al montaggio Desideria Rayner con Giampiero Civico. La fotografia è firmata da Emanuele Pasquet. Il film è stato sviluppato nell’ambito del programma CPH:DOX 2024 e selezionato agli AJD Industry Days / Rough Cut di Sarajevo 2024.


DOM ricostruisce il ritorno a Sarajevo di Mirela Hodo, rifugiata in Italia nel 1992 durante l’assedio della sua città. A soli 10 anni, con altri 66 bambini, lascia l’orfanotrofio Dom Bjelave sotto i bombardamenti. Il film ripercorre il viaggio che la porterà di nuovo a Sarajevo per riconciliarsi con il passato, alla ricerca della madre e della propria identità ferita. Tra i ricordi, gli incontri e le musiche di Nedim Zlatar, il film intreccia memoria personale e storia collettiva nel 30° anniversario della fine dell’assedio.


BREVI CENNI STORICI

La guerra in Bosnia, una delle tragedie più gravi del secondo dopoguerra europeo, ebbe inizio nella primavera del 1992, subito dopo la dichiarazione di indipendenza della Bosnia dalla Jugoslavia. Il conflitto vide contrapposte le forze del governo bosniaco, prevalentemente musulmane, contro l’Armata Popolare Jugoslava (JNA) e le milizie serbo-bosniache, che volevano ostacolare l’indipendenza e creare una Repubblica Serba autonoma all’interno della Bosnia.

La guerra terminò dopo gli accordi di Dayton del novembre 1995, di cui quest’anno ricorre il trentennale, che posero ufficialmente termine alle ostilità e sancirono la fine del conflitto, lasciando il paese in parte ancora diviso tra le etnie serbo-bosniaca, croata e bosniaca musulmana forse più per cause politiche e amministrative che per reale sentimento della cittadinanza.

Il conflitto si inserisce all’interno delle guerre jugoslave che si svolsero tra il 1991 e il 2001, all’indomani della dissoluzione della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia. L’evento più tragico del conflitto fu l’assedio di Sarajevo, che durò dal 5 aprile 1992 al 29 febbraio 1996 ed è stato il più lungo assedio della storia moderna. Sarajevo, capitale della Bosnia, fu circondata e isolata dalle forze serbo-bosniache, che bloccarono strade e rifornimenti, interrompendo servizi essenziali come acqua, elettricità e riscaldamento. La città fu posta sotto assedio e bombardata dalle posizioni sulle colline circostanti con artiglieria pesante e cecchini, causando oltre 12.000 morti, per lo più civili, e decine di migliaia di feriti.

SINOSSI

Mirela, quarantenne bosniaca, vive a Rimini con il compagno e i due figli. Spinta da un passato irrisolto, torna a Sarajevo, dove ha vissuto fino all’età di dieci anni all’orfanotrofio Dom Bjelave. Evacuata su un convoglio umanitario allo scoppio della guerra, ritrova ora gli amici d’infanzia: Amela, la sua migliore amica, Branko, una figura quasi fraterna, ed altri ancora. Insieme riscoprono la città e l’istituto, ora ricostruito, che un tempo l’ha accolta. Inizialmente riluttante e incerta nel sentimento verso il ricordo della madre, Mirela avverte un senso di perdita indefinito ma potente. Il suo viaggio si trasforma in una ricerca della madre, e di sé stessa, che la conduce al villaggio dove è nata, nella Republika Srpska, per recuperare il suo certificato di nascita. Una strada tutta in salita, di coraggio e riconquista, per rispondere a un falso quesito: chi legittima il mio stare al mondo, quando io per prima “mi sento come un fiore, come venuta dalla terra”? Attraverso filmati d’archivio della Sarajevo assediata e ricordi intimi, il film intreccia la memoria personale con la storia di un intero popolo.


NOTE DI REGIA

Quando ho incontrato Mirela, ho percepito in lei due anime: l’essere madre oggi e l’essere figlia ancora segnata dall’abbandono. Il suo ritorno intimo a Sarajevo è un viaggio simbolico, alla ricerca della propria origine. In questo viaggio emergono come frammenti di sogni i filmati d’archivio della Sarajevo assediata che colmano i vuoti di una memoria spezzata.

Durante le riprese si è instaurato un dialogo creativo ed emotivo senza cesure fra campo e fuori campo, guidato da una consapevolezza etica supportata dal metodo dello psicodramma applicato in fase di riprese nella piena partecipazione di una figura professionale preposta all’ascolto e al dialogo nella tutela di tutti i ruoli in gioco, troupe inclusa e di Mirela soprattutto; in relazione alla camera, alla produzione sul set e all’intero arco temporale di lavorazione.

Da un punto di vista stilistico il linguaggio visivo e sonoro si è modellato quasi per osmosi sulle forme di questo rapporto umano. La scelta del formato 4:3 va nella direzione della compressione dello spazio in un quadro psicologico “ravvicinato”, dove i suoni e la musica sono espressione di un flusso interiore.

Questo film racconta una storia profondamente personale ed insieme universale, di sradicamento e di ricerca di appartenenza. Nel seguire questa storia con Mirela, mi sono avvicinato, quanto più possibile allo sguardo di un bambino e a un sentire libero, non ancora giudicante.

La guerra sradica i bambini dal proprio contesto di vita e li condanna ad una perenne ricerca delle proprie radici; per tutti estremamente dolorosa, per pochi, e Mirela tra questi, di riuscita riappropriazione.

Massimiliano Battistella


SCHEDA TECNICO-ARTISTICA

un film di

collaborazione autoriale/ psicodrammaturgia

Massimiliano Battistella

Lisa Pazzaglia

fotografia

Emanuele Pasquet

montaggio

Desideria Rayner con Giampiero Civico

musiche originali

Nedim Zlatar

suono in presa diretta

Mattia Biadene

montaggio del suono

Muhamed Bajramović

mix audio

Federico Tummolo

post-produzione video

Amos Maccanti, Vincenzo Marinese

produzione

KAMA Productions

in coproduzione con

MESS e Method

con la collaborazione di

Global Film Partners

Produttore creativo

Riccardo Biadene

Coproduttori

Nihad Kreševljaković, Ivana Cvetković Bajrović

Nazionalità

Italia, Bosnia

Anno

2025

Location

Bosnia, Italia

Durata

81’

Formato

4:3 DCP colore


 

Testi, video e immagini dall’Ufficio stampa STORYFINDERS. Aggiornato il 18 febbraio 2026.

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