4 Novembre 2015

Archeologi investigheranno gli stranieri nell’Antico Egitto

Foto di M.Kaczanowicz
Foto di M.Kaczanowicz

Alla metà dell’ottavo secolo a. C. conquistarono l’Egitto e lo governarono per quasi cento anni. Venivano da Kush. Ad oggi, poco è noto di questo episodio nella storia dell’Antico Egitto. Una ricercatrice polacca intende gettare luce su questo tema.

Il regno della Venticinquesima dinastia (747-656 a. C. circa), anche nota come Dinastia Nubiana o Impero Kushita, in quanto si trattava di invasori dalla Nubia (nell’odierno Sudan settentrionale), è una materia alla quale la letteratura scientifica ha dedicato poco spazio. Questa situazione deriva dal fatto che non molti monumenti di questo periodo sono stati descritti dagli scienziati, e i ricercatori hanno difficoltà con le loro datazioni.

“Lo scopo del mio progetto di ricerca è quello di esaminare e organizzare la conoscenza di manifestazioni di attività dei Kushiti a Tebe – il centro principale di acculturazione della popolazione Kushita, che venne coi regnanti della venticinquesima dinastia in Egitto” – ha spiegato Marta Kaczanowicz, studentessa dell’ultimo anno all’Istituto di Preistoria dell’Università Adam Mickiewicz University a Poznań, che ha ricevuto una borsa di studio “diamante” per la sua ricerca dal Ministero della Scienza.
Il regno dei sovrani della XXV Dinastia appartiene cronologicamente al Terzo Periodo Intermedio dell’Antico Egitto. I regnanti di questa dinastia, chiamati “Kushiti” o “Nubiani”, contrariamente ai Faraoni precedenti del Vecchio o del Nuovo Regno, non originarono dall’Egitto, ma da Kush. Da qui, approssimativamente alla metà dell’ottavo secolo, conquistarono l’Egitto. I quasi cento anni di dominio degli Etiopi in Egitto terminarono con l’invasione assira, che forzò i “faraoni neri” a ritirarsi in Etiopia, dove regnarono per i dieci secoli successivi.
La giovane archeologa ha prestato particolare attenzione alle tombe degli ufficiali dai circoli della “Moglie di Ammone del Dio” – alta sacerdotessa di Karnak, che in quei giorni deteneva una posizione estremamente elevata, alla quale i ricercatori attribuiscono lo status speciale delle donne nella corte Kushita. La ricercatrice confronterà i dati archeologici coi testi scritti. In questo modo, cercherà di comprendere, come da lei posto, lo “straordinario fenomeno” che fu l’incontro delle culture faraonica e kushita. Durante la prima visita in Egitto, Kaczanowicz si è recata presso la maggioranza delle tombe kushite note a Tebe, che sono per la maggior parte fuori dai percorsi battuti dai turisti. In seguito ne documenterà alcune – non tutte le tombe note a Tebe hanno una documentazione scientifica completa, comprese le copie di geroglifici che sono cruciali per l’interpretazione e la ricostruzione della storia della XXV Dinastia.
“Le tombe Kushite sono molto difficilmente distinguibili da quelle nelle quali erano seppelliti gli Egiziani. I Kushiti presero nomi egizi, presero i costumi funerari egiziani e l’attrezzatura funeraria. Quindi, c’è bisogno di un’analisi dettagliata delle sepolture di questo periodo” – ha aggiunto Kaczanowicz.
Gli Scienziati stimano che la migrazione dal sud di Tebe fu ampia a quel tempo, eppure ci sono molte poche tombe, che sono state chiaramente identificate come appartenenti a Nubiani – e il numero totale di sepolture dal tempo della dominazione Kushita a Tebe è sostanzioso.
“Il mio progetto mira anche a divulgare il fenomeno poco percepito della presenza di Kushiti in Egitto. Quindi, un sito web speciale verrà presto creato, che oltre a diffondere la conoscenza di Tebe di questo periodo, si concentrerà su una presentazione dettagliata dei metodi digitali di documentazione analisi dei risultati – il laboratorio dell’archeologo contemporaneo” – ha annunciato Kaczanowicz.

Traduzione da PAP – Science & Scholarship in Poland. PAP non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.

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