STAGE 6 FILMS
presenta
una produzione INFERNO
in associazione con OPPERMAN VINER CHRYSTYN ENTERTAINMENT

HACHIKO, il tuo migliore amico

(HACHIKO: A DOG’S STORY)

un film di Lasse Hallstrom

con Richard Gere e Joan Allen

TORNA AL CINEMA IL 13 DICEMBRE 2022

La locandina del film Hachiko
La locandina del film Hachiko

SINOSSI

Hachiko, a dog’s story, commovente riadattamento americano di un famoso racconto giapponese, è la storia di Hachi, un cane di razza Akita, e dell’amicizia speciale con il suo padrone.

Ogni giorno Hachi accompagna il professor Parker (Richard Gere) alla stazione e lo aspetta al suo ritorno per dargli il benvenuto. L’emozionante e complessa natura di quello che si svela quando la loro routine viene interrotta, è ciò che rende la storia di Hachi una favola per tutte le età. L’assoluta dedizione di un cane nei confronti del suo padrone ci mostra lo straordinario potere dei sentimenti e come anche il più semplice fra i gesti possa diventare la più grande manifestazione di affetto mai ricevuta.

CAST ARTISTICO
Parker Wilson Richard Gere
Cate Wilson Joan Allen
Ken Cary‐Hiroyuki Tagawa
Andy Sarah Roemer
Carl Jason Alexander
Jasjeet Erick Avari
Mary Anne Davenia MacFadden
Michael Robbie Collier ‐ Sublett

CAST TECNICO
Regia Lasse Hallström
Sceneggiatura Stephen P. Lindsey
Musiche Jan A. P. Kaczmarek
Supervisione alle Musiche Liz Gallacher
Direttore della Fotografia Ron Fortunato
Montaggio Kristina Boden
Costumi Deborah Newhall
Scenografia Chad Detwiller
Casting Rick Montgomery
Produttori Vicky Shigekuni Wong, Bill Johnson, Richard Gere
Durata 93 min.

UNA STORIA VERA

Nel 1924 Hachikō venne portato a Tokyo dal suo padrone, Hidesamurō Uyeno, un professore della facoltà di agraria dell’università di Tokyo. Durante la vita del suo padrone, Hachikō lo salutava sulla porta di casa e gli andava incontro alla fine della giornata aspettandolo alla vicina Stazione Shibuya. Questa routine quotidiana andò avanti fino ad una sera del maggio 1925, quando Uyeno non fece ritorno con il solito treno. Quel giorno il professore aveva avuto un ictus. Morì e non tornò mai alla stazione dove il suo amico lo stava aspettando.

Dopo la morte del suo padrone, Hachiko venne dato via, ma scappava regolarmente per tornare alla sua vecchia casa. Dopo qualche tempo, Hachi si rese conto che il professor Uyeno non viveva più lì, così andò a cercare il suo padrone alla stazione dei treni, dove lo aveva accompagnato così tante volte in passato. Ogni giorno Hachiko attese il ritorno di Uyeno. E ogni giorno il suo amico non era tra i pendolari.

La regolare presenza di Hachiko alla stazione attirò l’attenzione dei viaggiatori. In molti avevano visto Hachi e il professor Uyeno insieme ogni giorno. Rendendosi conto che Hachiko attendeva vigile il suo padrone ormai morto, ne furono commossi. Iniziarono a portargli regali e cibo perché si nutrisse durante l’attesa. La cosa andò avanti per 10 anni, con Hachikō che appariva solo di sera, all’ora precisa in cui il treno era atteso in stazione.

Quello stesso anno, un ex studente di Uyeno (che era diventato un esperto in cani akita) vide il cane alla stazione e lo seguì a casa Kobayashi, dove venne a sapere la storia della vita di Hachikō. Poco dopo quest’incontro, l’ex studente pubblicò un documentato censimento degli akita in Giappone. Dalla sua ricerca emerse che erano rimasti nel Paese solo 30 akita di razza pura, compreso Hachikō alla stazione Shibuya.

L’ex studente di Uyeno tornò spesso a trovare il cane e nel corso degli anni pubblicò diversi articoli sulla straordinaria fedeltà di Hachikō. Nel 1932 uno di questi articoli, pubblicato nel più importante quotidiano di Tokyo, portò il cane alla ribalta nazionale. Hachikō divenne famoso in tutto il Paese.

La fedeltà al ricordo del suo padrone impressionò i giapponesi che lo videro come un simbolo dello spirito di fedeltà alla famiglia che tutti avrebbero dovuto avere. Insegnanti e genitori usarono l’attesa di Hachikō come esempio per i bambini. Un famoso artista giapponese realizzò una scultura del cane e, in tutto il Paese, si diffuse un rinnovato interesse per la razza akita.

Nell’aprile 1934 una statua di bronzo con la sua immagine venne eretta alla stazione Shibuya, e lo stesso Hachikō presenziò alla sua inaugurazione (Hachikō morì l’8 marzo 1935). La statua venne poi fusa durante lo sforzo bellico della Seconda Guerra Mondiale.

Dopo la guerra, Hachikō non venne dimenticato. Nel 1948 la Società per la Ricostruzione della Statua di Hachikō commissionò a Takeshi Ando, figlio dell’artista originario che nel frattempo era morto, la realizzazione di una seconda statua. La nuova venne eretta nell’agosto del 1948, e oggi è un luogo d’incontro estremamente popolare. L’entrata della stazione dove è collocata la statua viene chiamata “Hachikō‐guchi”, che significa “Uscita Hachikō” , ed è una delle cinque uscite della Stazione Shibuya.

Una statua simile si trova nella città dove viveva Hachikō, davanti alla stazione Odate. Nel 2004, una nuova statua di Hachikō è stata eretta sul piedistallo originale in pietra di Shibuya davanti all’Akita Dog Museum di Odate.

Nel 1987 il film Hachikō Monogatari ha raccontato la storia della vita di questo cane, dalla nascita fino alla sua morte e all’immaginaria riunione con il suo padrone, il professore.

Il film è stato l’ultimo grande successo degli studios giapponesi Shochiku Kinema Kenkyû‐ jo.

UNA STORIA CHE APPARTIENE ALLA TRADIZIONE

Fin dai primi anni ’30, la storia di Hachiko è entrata a far parte del folklore giapponese.

Nei sette decenni trascorsi da quando Hachiko è diventato un eroe giapponese, la sua storia è stata raccontata in un film giapponese, Hachikō Monogatari (1987), e in due libri per bambini: Hachikō: The True Story of a Loyal Dog, scritto da Pamela S. Turner e Hachiko Waits scritto da Lesléa Newman, entrambi pubblicati nel 2004. Questa storia senza tempo, che parla di dedizione e di amicizia, viene ora presentata agli spettatori di tutto il mondo in un film diretto dal candidato al premio Oscar Lasse Hallström.

Hallström racconta di aver ricevuto la sceneggiatura da un vecchio amico, Richard Gere, ora anche produttore di Hachiko. “È stato per me un vero regalo, perché è una storia meravigliosa e, per un vero amante dei cani come me, un’esperienza fantastica”.

Gere e Hallström abitano entrambi nella parte nord dello stato di New York e, da quando hanno lavorato insieme nel 2006 per L’imbroglio ‐ The Hoax, hanno sempre desiderato poter fare un altro film insieme.

Richard ci ha messo un po’ per decidersi ad apparire in un family movie ma, una volta deciso, sapeva che Hallström sarebbe stato il regista perfetto per una storia meravigliosa come questa. Dice Gere a proposito di Hallström: “Lasse è una specie di folletto svedese. Sua moglie ed io ridiamo continuamente di lui perché, anche se lui ha il controllo totale di ciò che succede, noi non capiamo mai cosa stia facendo né come lo stia facendo”. Questa storia semplice, che contiene un messaggio nobile, aveva bisogno di quel tipo di magia che solo Hallström può offrire.

Tutti i membri del cast e della troupe di Hachiko concordano sul fatto che Hallström è in un certo senso ‘un regista che non dirige’, una persona fantastica. Jason Alexander interpreta Carl, il capostazione, testimone delle abitudini di Hachiko. Un ruolo che potrebbe essere minore, quasi insignificante, ma Hallström ha un modo delicato tutto suo di far emergere ciascun personaggio, tirandone fuori tutta la sua rilevanza. “Lasse si fida dei suoi attori” dice Alexander “Ti sembra solo di chiacchierare e fare qualcosa ma poi, all’improvviso, ti rendi conto che sei parte dell’idea che lui aveva in mente. Questo è il suo modo di rendersi invisibile. Il suo metodo per far collocare gli attori proprio dove lui desidera è molto pacato e gentile, sembra quasi che non ci sia nessuno a spingerti in una particolare direzione, invece lui è lì e te ne accorgi alla fine della giornata”.

Lasse suggerisce un’idea” ‐ aggiunge Gere ‐ “e il modo in cui lo fa si diffonde dentro di te, così ti ritrovi a fare qualcosa che viene da te, non da indicazioni esterne”.

È una piccola storia” ‐ afferma il regista ‐ “La vera sfida che pone è quella di riuscire a non cadere nel sentimentalismo. Richard tende a definirla una favola, ma io la vedo più come una storia dolceamara. Un genere con il quale mi sento a mio agio. Per me è il modo più fedele di descrivere il mondo, pieno di drammi e nello stesso tempo comico”.

Quando l’ho letto una seconda volta mi sono commosso di nuovo” – dice Richard Gere – “Credo che in questo film vi sia qualcosa di fortemente simbolico e misterioso, pur essendo solo la storia di un cane che aspetta. C’è qualcosa nella nostra sensibilità che ci fa emozionare di fronte a questa vicenda. Quel senso di lealtà, quel ‘ci sarò sempre per te’. È una cosa molto profonda”.

Vicki Shigekuni Wong è la produttrice artefice della realizzazione di Hachiko: A Dog’s Story. A metà degli anni ’80, durante il suo primo viaggio in Giappone, nella Stazione Shibuya di Tokyo, la Wong è rimasta affascinata dalla statua di bronzo eretta, al di sopra del trambusto e del caos, in memoria del cane più amato dai giapponesi, tanto da chiamare, tempo dopo, il suo cane Hachiko. Dopo la morte del suo ‘Hachi’, il dolore l’ha spinta a voler raccontare la storia di questo cane speciale. Ha convinto il suo amico Paul Mason, abile produttore, ad unirsi a lei nell’avventura e insieme hanno chiesto allo sceneggiatore Stephen Lindsey di riscrivere la storia. Poi hanno trovato la Inferno Distribution e Bill Johnson disposti a finanziare, produrre e aiutare il sogno della Wong a trasformarsi in realtà.

Il primo nome che è venuto in mente a tutti per l’attore che avrebbe dovuto interpratre Parker è stato quello di Richard Gere” ‐ racconta la Wong ‐ “E non solo lui ha deciso di interpretarlo, ma ha voluto anche coprodurlo! Non avremmo potuto essere più felici, perché se c’è qualcuno al mondo in grado di essere il simbolo dell’integrità e dell’altruismo, quello è Richard”.

Il personaggio di Gere dimostra affetto per Hachiko fin dall’inizio della storia, con molto disappunto di sua moglie Cate, interpretata da Joan Allen. Cate non vuole che Parker tenga il cucciolo, ma la cosa non sembra toccarlo. Parker avverte un legame con quel cucciolo, ed

  • così che la lealtà compare nella storia. Secondo Gere, il suo personaggio “è un ’predestinato’. Il rapporto che ha con il cane è basato su un legame totalmente irrazionale. Parker è tanto leale con Hachiko quanto il cane lo è con lui”.

Riuscire a catturare il senso del perdono, della generosità e dell’accettazione, era essenziale all’atmosfera del film, secondo Gere. Voleva che il film mostrasse l’essenza di una piccola città e dei rapporti familiari e “il modo in cui la gente si conosce senza bisogno

di parlare, senza giudicarsi l’un l’altro continuamente, ma semplicemente coesistendo”, come fanno Parker e Hachi.

Un personaggio del film al quale Gere si riferisce è quello interpretato da Alexander, il capostazione. “Carl è parte di questo piccolo gruppo, di questa piccola famiglia composta da persone la cui vita cambia profondamente, insieme a quella di Hachiko”, dice Alexander. Gli altri membri di questa “famiglia” sono Shabir, il venditore ambulante di hot dog e caffè, interpretato da Erick Avari, e Mary Anne, la proprietaria della libreria, interpretata da Davinia McFadden. Questi tre personaggi sono i testimoni quotidiani del legame sempre più stretto tra Parker e Hachi, e alla fine diventeranno coloro che si prenderanno cura di Hachi.

È Carl ad incoraggiare Parker a portare Hachiko a casa, quando Parker scopre il cucciolo che lo fissa dalla piattaforma della stazione. È chiaro che il cucciolo ha “scelto” Parker, che non può ignorare l’attrazione reciproca e non può abbandonarlo.

Secondo Joan Allen, i valori personali di Gere non sono molto diversi da quelli del personaggio che interpreta: “Mi accorgo di quanto sia attento a come questa storia viene raccontata, e ha un meraviglioso intuito per le sfumature dei comportamenti all’interno di una famiglia. È sempre alla ricerca di qualcosa di un po’ più profondo, di un po’ inaspettato. Possiede una straordinaria disinvoltura, grande spontaneità e carisma!

La Allen, candidata tre volte agli Oscar, interpreta l’antagonista drammatico del film. Cate, il suo personaggio, che si occupa della conservazione di beni storici, ha una figlia, Andy (Sarah Roemer), che sta per sposarsi, e così si sente pronta a godersi una vita più spensierata con il marito. Ma un ostacolo viene ad intralciare i suoi piani quando Parker inaspettatamente porta a casa il cucciolo. All’inizio perciò non è molto contenta che Hachi rimanga, ma presto comincia ad accettare, rispettare e apprezzare il legame, quasi paterno, di suo marito con il cane.

Joan Allen è stata la scelta naturale per il personaggio di Cate, dice Gere: “Avevamo bisogno per questa parte di qualcuno che in una storia semplice portasse grande profondità e forza quando fosse necessario, un vero e proprio centro di gravità”. Il personaggio della Allen e i suoi comportamenti dovevano essere lievi, mai opprimenti “… e Joan ha questa capacità di essere molto delicata, quasi invisibile. È il modo di fare impercettibile delle persone che si conoscono molto bene e condividono naturalmente lo stesso spazio. E poi in un attimo riesce a far emergere una grande complessità, che è ben lontana da quella semplicità”.

Il regista Hallström è d’accordo: “Lavorare con Joan è un’esperienza ‘umiliante’. È meraviglioso vedere un’attrice tanto precisa nel suo lavoro”.

Cary‐Hiroyuki Tagawa, che ha interpretato film come L’ultimo imperatore e Memorie di una geisha, veste i panni di Ken, il miglior amico e collega di Parker all’università. Esperto di cultura giapponese, Ken è colui al quale Parker si rivolge per avere informazioni sul Giappone e sugli akita, e che gli spiega i misteri della natura del suo cane. Essendo nato e cresciuto in parte a Tokyo, Tagawa ritiene che Gere sia stata la scelta perfetta per l’adattamento americano di questa storia giapponese, visto “il suo amore per gli animali e la natura, e soprattutto a causa del suo legame con il buddhismo tibetano e la sua ricerca di pace, quel genere di cose che per i giapponesi sono molto importanti”.

Gere sente le stesse cose per i cani akita che interpretano Hachiko: “Sono cani che non puoi comprare con le coccole, sono loro che decidono se amarti oppure no. Gli addestratori erano molto in ansia per il mio incontro con i cani, perché questa razza prende la sua decisione immediatamente e se non gli piaci subito non c’è più niente da fare. La realizzazione del film è stata molto lunga, e molto è dipeso dal mio rapporto con i cani. Avevo quasi paura a coccolarli”. Ma tutto è andato bene e Gere è stato accettato nella ‘tribù’.

Hachiko

Hachiko

Testo e foto da Lucky Red.

Dove i classici si incontrano. ClassiCult è una Testata Giornalistica registrata presso il Tribunale di Bari numero R.G. 5753/2018 – R.S. 17. Direttore Responsabile Domenico Saracino, Vice Direttrice Alessandra Randazzo

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