27 Marzo 2015

I CARABINIERI DEL COMANDO TPC RECUPERANO TRE OPERE DI STRAORDINARIO VALORE ARTISTICO
Roma, 27 Marzo 2015

1427463644412_foto

I Carabinieri del Comando TPC, a conclusione di attivita’ investigativa, hanno recuperato tre opere di straordinario valore artistico per una stima economica di oltre 30 milioni di euro: un complesso scultoreo di Mitra tauroctono di assoluta rarità e bellezza artistica, una tela del maestro Picasso di cui si erano perse le tracce, uno straordinario dipinto del Carlevarijs.
[slideshow_deploy id=’2953′]
La presenza del Comando Carabinieri TPC, nella tutela della memoria artistica e culturale, ha segnato un brillante risultato investigativo. Sviluppando una complessa attività d’indagine attraverso l’azione delle 3 Sezioni Operative (Archeologia, Antiquariato, Falsificazione ed Arte Contemporanea), sono state recuperate tre straordinarie opere d’arte nell’ambito di investigazioni più ampie sulle rotte del traffico illecito di beni culturali. Le indagini sono state coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma (Proc. Agg. Giancarlo CAPALDO) ed hanno consentito il:

RECUPERO DI UN’OPERA DI ECCEZIONALE INTERESSE STORICO ED ARCHEOLOGICO RAFFIGURANTE MITRA TAUROCTONO,  DATABILE TRA IL II E IL III SECOLO D.C. 
1427457722807_Mitra-2
Il gruppo scultoreo proviene da scavo clandestino in ragione della presenza di concrezioni terrose e inclusi naturali riscontrati al momento del sequestro. L’eccezionale recupero è il risultato di una più complessa manovra investigativa intrapresa sul monitoraggio e la ricostruzione della catena criminale tuttora attiva nelle aree archeologiche di Roma e dell’Etruria meridionale. In particolare, focalizzando lo sforzo operativo sulla mole di informazioni qualificate acquisite nel settore, ed analizzando i dati emersi da numerosi servizi con quelli forniti dalle Soprintendenze archeologiche competenti, l’attenzione dei carabinieri si concentrava sulla zona di Fiumicino, quale crocevia del traffico dei beni scavati clandestinamente. Durante uno dei numerosi servizi, veniva individuato un furgone, all’apparenza anonimo, che trasportava alcune piante ed altro materiale coperto da
telone. Non sfuggiva, tuttavia, all’attenzione degli operanti una vera e propria staffetta che accompagnava il furgone già dal tratto autostradale. Ed infatti, l’Iveco Daily individuato dai Carabinieri della Sezione Archeologia appostati in osservazione, era preceduto da un motociclo che fungeva da battistrada e da una Smart che, presumibilmente, aveva funzioni di copertura.
Giunto all’altezza del Museo delle Navi di Fiumicino, il furgone veniva bloccato e controllato: tra le piante, sotto il telone, veniva rinvenuta una scultura marmorea raffigurante una figura maschile nell’atto di abbattere un toro circondato da altri piccoli animali, tipica iconografia del Dio Mitra. Il gruppo scultoreo, visionato da Funzionario della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, è stato riconosciuto quale opera di straordinario interesse storico ed archeologico. L’operazione portava all’arresto, per ricettazione, del soggetto alla guida del furgone noleggiato. Venivano effettuate numerose perquisizioni per ricostruire le responsabilità di eventuali complici, tra i quali quelli costituenti la “staffetta” che, all’atto dell’intervento dei militari, si dava alla fuga. La ricostruzione investigativa ha consentito di ricostruire come il “Mitra” fosse in viaggio per la Svizzera: durante le perquisizioni, si rinvenivano mappe della Confederazione Elvetica, tracce di itinerari ed altre informazioni, tuttora al vaglio. Giunto in territorio elvetico, lo straordinario gruppo scultoreo sarebbe stato collocato sul mercato illecito internazionale.
Le ulteriori indagini per la contestualizzazione storica del bene sequestrato, condotte attraverso la ricostruzione artistica e scientifica dei dati a disposizione, consentiva di risalire alle aree archeologiche di Tarquinia e Vulci, quali possibili zone dello scavo clandestino del “Mitra”. Attraverso un’analisi condotta interpolando i dati relativi alla mappatura degli scavi clandestini monitorati e gli elementi scientifici che fornivano una stima temporale approssimativa dello scavo, i Carabinieri del TPC indicavano alla Soprintendenza per i beni archeologici dell’Etruria Meridionale quale potesse essere stato il luogo dello scavo. L’articolazione territoriale del MIBACT, conducendo una campagna di scavo in urgenza, individuava il luogo esatto in cui era avvenuto il rinvenimento e la devastazione dell’opera. Nell’area archeologica di Tarquinia, infatti, venivano individuati 9 ambienti, di cui uno con funzioni sacre : era proprio quello in cui era awenuta la profanazione ed il saccheggio. Durante gli scavi venivano rinvenuti due ulteriori elementi marmorei riconducibili all’iconografia mitraica: un cane rampante che, oltre ad essere una caratteristica simbolica nella rappresentazione mitologica dei gruppi statuari riferibili al culto di Mitra, combacia perfettamente con il gruppo scultoreo ritrovato dai Carabinieri. Veniva inoltre rinvenuta la testa di un serpente, anch’esso mancante e combaciante con il resto della scultura. Non meno importanti gli altri rinvenimenti tra cui pavimentazioni a forme floreali in materiale fittile, pavimentazione mosaicata e vari altri frammenti in marmo. L’attività investigativa ha consentito il recupero di una testimonianza unica del patrimonio culturale storico e artistico italiano, prima che potesse divenire proprietà di qualche facoltoso collezionista ma ha consentito anche di contestualizzare il capolavoro nel suo luogo di origine affinché la Soprintendenza possa compiere tutte le analisi scientifiche e raccontarci un’altra pagina importante del nostro passato.
INDIVIDUAZIONE E SEQUESTRO DI UN DIPINTO OLIO SU TELA “VIOLIN E BOUTEILLE DE BASS” ATTRIBUITO A PABLO PICASSO
1427457648687_01-3
La casa d’aste Sotheby’s, in nome e per conto di un pensionato romano che dichiarava di esserne l’attuale proprietario, al fine di ottenere il rilascio dell’attestato di libera circolazione, presentava all’Ufficio Esportazioni di Venezia il dipinto olio su tela “Violin e boati& de bass”, di cm 54 x 45, datato 1912 ed attribuito al noto artista Pablo Picasso. In ragione dell’eccezionale rilevanza storico artistica del dipinto, il valore dichiarato pari a 1,4 milioni di euro appariva troppo basso per una opera del celebre maestro spagnolo, suscitando il sospetto di falsità della stessa ed il conseguente interesse degli investigatori. Le indagini intraprese dalla Sezione Falsificazione ed Arte Contemporanea del Reparto Operativo, infatti, consentivano di contestualizzare una storia, a tratti incredibile e tuttora in corso di approfondimento investigativo. Emergeva infatti, che il quadro era entrato nella disponibilità del pensionato nel 1978, periodo in cui gestiva un’attività commerciale di corniciaio a Roma. In quel periodo si presentò, presso il suo laboratorio artigianale, un signore molto anziano, con un portafoto della moglie scomparsa, a cui era profondamente legato ed il cui vetrino era stato accidentalmente rotto dalla domestica.
Il corniciaio, vista la semplicità dell’intervento, eseguì la riparazione gratuitamente e l’anziano signore, rimasto anonimo, decise di pagare tale atto di generosità presentandosi due giorni dopo con la tela in dono. L’artigiano, ignorando completamente la vera natura del dipinto, lo conservava in modo approssimativo e senza particolari cautele per circa 36 anni, sino a quando non ne scopriva, casualmente, la possibile attribuzione. Gli accertamenti tecnici svolti dal C.N.R. hanno permesso di stabilire che l’opera è effettivamente attribuibile a Pablo Picasso e che la stessa è presente nel catalogo Zervos, edizione del 1961, priva di indicazioni sulla collocazione dell’epoca. Sono in corso ulteriori verifiche per stabilire con certezza la provenienza originaria dell’opera.
RECUPERO DI UN DIPINTO OLIO SU TELA, EPOCA XVII SECOLO, DELL’ARTISTA LUCA CARLEVARIJS (1655-1731),TRAFUGATO A ROMA NEL 1984 DA COLLEZIONE PRIVATA 
1427457603718_01-1
Nel settembre 2014, a Milano, durante la perquisizione dell’abitazione di un mediatore d’arte, indiziato di ricettazione ed esportazione illecita di un importante dipinto individuato negli Stati Uniti, venivano rinvenute 190 foto di opere pittoriche, tra cui una raffigurante la veduta di Piazza San Marco di Venezia.
Gli accertamenti, eseguiti alla “Banca Dati dei beni culturali illecitamente sottratti” del Comando CC TPC, consentivano di contestualizzarla nel dipinto olio su tela, epoca XVII secolo, attribuito all’artista Luca Carlevarijs (1665-1731), raffigurante “Veduta di Piazza San Marco dall’attracco delle gondole, cm. 122×59, trafugato il 28.4.84 a Roma nell’abitazione di un collezionista privato.
Il bene, di rilevante interesse storico artistico e culturale, era pubblicato a pagina 85 del Bollettino delle ricerche delle opere d’arte rubate dell’Arma dei Carabinieri, nr. 11.
Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma, consentivano di accertare che il dipinto era stato consegnato da un collezionista al predetto mediatore affinché ne curasse la vendita.

Come da MIBACT, Redattore Renzo De Simone