Inizio dalle conclusioni, da un giudizio finale, ovvero che Il Carme di Ildebrando, nell’edizione curata dal professor Alessandro Zironi per Meltemi Editore è un testo fondamentale per l’insegnamento della filologia romanza in generale e della germanistica. Un’edizione alla quale va il mio plauso, perché ricchissima di tutti i contributi critici utili tanto allo studioso (neofita o veterano della materia) quanto all’appassionato, nonché allo storico medievista che usa la letteratura come fonte per indagare il passato. Bisogna inoltre riconoscere il merito di un linguaggio specialistico che non abusa dei tecnicismi o di un periodare troppo complesso, elementi che potrebbero inficiare la splendida scorrevolezza del commento e della sezione saggistica.

Il Carme di Ildebrando
La prima pagina del manoscritto, conservata presso la Landes- und Murhardsche Bibliothek, Kassel, Germany, 2° Ms. theol.54, Bl. 1r Foto in pubblico dominio

L’Hildebrand(s)lied è il componimento (lungo 68 versi allitteranti) in alto-tedesco (o lingua theodisca) più antico ad essere pervenuto fino a noi, un documento d’eccellenza che testimonia lo sviluppo della lingua volgare in area tedesca e notevolissimo exemplum di poesia eroica. Il testo purtroppo presenta una natura frammentaria, quindi non conosciamo pienamente la conclusione dell’epica vicenda (se escludiamo fonti secondarie come l’Edda).

Johann Georg von Eckhart, incisione dal libro Zweihundert deutsche Männer in Bildnissen und Lebensbeschreibungen, Lipsia 1854, editore Ludwig Bechstein, pubblico dominio

Il testo fu pubblicato per la prima volta nel 1729 dal suo scopritore, Johann Georg von Eckhart, ma in una pallida versione in prosa, dove il ritmo epico veniva perso e trascurato. Nel 1812 invece i fratelli Grimm pubblicarono la prima edizione originale in chiave critica, mantenendo la forma metrica primigenia. In Italia il testo apparve nel 1882 grazie ad Aristide Baragiola. Per gli aspetti linguistici, codicologici e morfosintattici rimando a consultare il volume, poiché in siffatta recensione potremmo dilungarci fin troppo a rintracciare i vari virtuosismi filologici rintracciati e debitamente spiegati con chiarezza dal professor Zironi.

I fratelli Wilhelm e Jacob Grimm in un dipinto di Elisabeth Jerichau-Baumann. Immagine in pubblico dominio

Il Carme di Ildebrando è un testo nato certamente nelle cerchie aristocratiche dei guerrieri germani, un componimento eroico accompagnato dalla musica e probabilmente dal canto (sulla scorta dell’opinione di Victor Millet) e racconta una vicenda molto popolare a tutto il medioevo germanico/sassone.

Ildebrando è al servizio di Teoderico, condottiero degli Ostrogoti deciso a riprendersi il regno dall’usurpatore Odoacre. Proprio alla fine del dispiegamento delle truppe dei due eserciti inizia il carme: i due fronti – per evitare un bagno di sangue – decidono di schierare i rispettivi campioni e di lasciare le sorti della battaglia nell’esito del duello.

Ildebrando, fedele vassallo di Teodorico, scende in campo e realizza di dover fronteggiare Adubrando, il suo giovane figlio che fu costretto ad abbandonare dopo la nascita. Il giovane cavaliere ignora le rivelazioni del vegliardo armato, teme di essere raggirato e poi ucciso, perciò si lancia all’attacco e il testo si conclude con il cozzare delle spade.

Come già sottolineato in precedenza, il carme è un testo di poesia eroica, ovvero narra quell’antica materia e corpus di storie perdute nei tempi delle grandi migrazioni germaniche. Perciò un tratto distintivo di questo “genere” è di descrivere un passato lontano, atavico, ferino e leggendario; assistiamo alla sedimentazione poetica dell’uomo guerriero: l’epos plasma il valoroso in eroe, non una figura mitologica legata alla religione o al mito, ma un agente morale e umano.

Basti pensare ad altri testi del medioevo germanico o anglosassone come il Beowulf, l’Edda, i Nibelunghi e La Battaglia di Brunanburh per riflettere sull’importanza socio-culturale della poesia eroica, non mera forma di intrattenimento “cortese”, bensì codificazione dell’ideologia guerriera.

Molto probabilmente il Carme di Ildebrando fu composto presso il monastero di Fulda, data la forte impronta anglosassone del testo. Fulda infatti fu costruito nel 744 sotto il volere di Bonifacio, ovvero Wynfreth del Wessex e molti dei suoi abati discendevano da famiglie sassoni/insulari. Fulda, pur essendo in un territorio appartenente al ceppo linguistico dell’alto tedesco, si trovava in una zona adiacente alla parlata sassone. La sua fondazione fu inoltre una mossa strategica per arginare i pagani sassoni ed erigere un caposaldo nelle terre cristiane contro l’avanzare dei barbari. Detto questo, è arduo stabilire un’origine del carme: il professor Zironi schematizza tale problematica postulando un’origine anglosassone, o basso-tedesca, o gotica o longobarda-bavarese.

Ildebrando è una figura presente in un ciclo di leggende; in questa raffigurazione dall’Hundeshagenscher Kodex avvisa i Burgundi. L’Hundeshagenscher Kodex è conservato nella Staatsbibliothek zu Berlin – Preußischer Kulturbesitz. Immagine in pubblico dominio

A mio modesto avviso la Meltemi inaugura la collana Testi del Medioevo Germanico con una vera punta di diamante, perché un’edizione del genere del Carme di Ildebrando non si era mai vista, con un’esaustiva bibliografia, tabelle, indici e schemi fonetici, per non parlare dell’ampio commento del testo, che viene proposto anche in lingua originale oltre che tradotto. Sicuramente sarà mio interesse seguire le future pubblicazioni, poiché il presente volume è uno strumento necessario per conoscere la filologia germanica e tutti i segreti di un testo sfortunatamente ignorato dai “non specialisti”.

Il Carme di Ildebrando
Il Carme di Ildebrando, copertina del testo curato dal professor Alessandro Zironi per Meltemi Edizioni nella collana Testi del Medioevo germanico.