Il Mosaico di Nemi, recentemente recuperato, torna in esposizione presso il Museo delle Navi Romane. Esportato illegalmente negli Stati Uniti nel dopoguerra, l’opera è stata rintracciata dai Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale in un’azione congiunta con le autorità americane. Il Direttore Generale dei Musei d’Italia Massimo Osanna ha presentato ufficialmente il rientro dell’opera lo scorso giovedì 11 marzo, nell’esposizione permanente del museo nemorense delle Navi Romane.

Il Mosaico di Nemi recuperato
Il Mosaico di Nemi recuperato. Ph. DRM-Lazio

Il Mosaico di Nemi

Il meraviglioso pannello ad intarsi marmorei (opus sectile), presenta un complesso motivo geometrico in porfido verde e rosso, serpentino e vetro modellato, ed era posto a decorazione della pavimentazione di una delle due imponenti navi recuperate nel lago di Nemi, fatte realizzare dall’imperatore Caligola (37-41 d.C.). La grandiosità delle imbarcazioni, la ricercatezza delle decorazioni fatte di oro, gemme e fregi di animali lasciano ipotizzare che si trattasse di navi cerimoniali, destinate alla celebrazione di feste religiose, in linea con il carattere sacro del luogo. Nei pressi del grande lago vulcanico esisteva infatti un celebre santuario dedicato a Diana, dea della caccia, da cui l’antico nome del lago: speculum Dianae.

In età rinascimentale Leon Battista Alberti tentò, su incarico del cardinale Colonna, un recupero delle navi e dei relativi reperti, ma senza successo. Sarà nel 1895 che l’antiquario Eliseo Borghi riuscirà ad esplorare l’interno delle strutture navali per mezzo di palombari e grazie ad una serie di ricerche riuscirà a recuperare oltre che il celebre mosaico, anche numerosi bronzi antichi, ulteriori tarsie marmoree, paste vitree e oggetti metallici.

Il pannello musivo fu restaurato con materiali diversi e integrato con una cornice moderna, presente anche sul retro. Queste pesanti aggiunte non consentono più di cogliere i dettagli costruttivi, che possono però essere ricostruiti grazie agli altri frammenti conservati nel Museo.

Veduta della ricostruzione in scala 1:5 dello scafo della nave. Ph. M. Massaroni – DRM-Lazio

Il recupero del Mosaico

Negli anni ‘40 il Mosaico di Nemi scomparve misteriosamente. Secondo esperti restauratori, la sparizione avvenne prima che il Museo delle Navi fosse devastato dall’incendio scoppiato nel 1944 poiché non presenta segni di danneggiamento.

Nel 2013 a New York lo studioso italiano di materiali lapidei Dario Del Bufalo tenne una conferenza per presentare Porphyry, una monografia sull’uso da parte dell’imperatore Caligola del porfido rosso, pietra color sangue associata al potere. Alla vista di un’antica fotografia del Mosaico di Nemi, molti storici dell’arte e mercanti riconobbero il tavolino da caffè della signora Helen Fioratti, antiquaria newyorkese. La signora Helen e suo marito Nereo Fioratti, avevano acquistato il mosaico alla fine degli anni ’60, secondo le loro dichiarazioni, in buona fede, tant’è che esso era sempre stato posto in bella vista nel loro soggiorno e utilizzato come tavolino dagli ospiti ricevuti nella loro casa di Park Avenue.

Ci sono voluti quattro anni di indagini della procura distrettuale di Manhattan per arrivare ad appurare l’illegalità dell’esportazione e della vendita. Nel 2017 le autorità americane hanno infine emesso una sentenza di restituzione all’Italia del prezioso reperto. Lo scorso 11 marzo, in una cerimonia ufficiale alla presenza del Direttore Massimo Osanna, il Mosaico di Nemi è finalmente tornato nella sua legittima collocazione.

“È un evento importantissimo per il territorio – spiega il sindaco di Nemi Alberto Bertucci – Con l’aiuto di Massimo Osanna capo della direzione Musei del Ministero della Cultura, il mosaico avrà la giusta collocazione in una esposizione permanente al Museo delle Navi Romane di Nemi. Una notizia eclatante non solo per gli addetti ai lavori, ma anche un investimento sul turismo e sul patrimonio storico e archeologico.”

Veduta della ricostruzione in scala 1:5 dello scafo della nave. Ph. M. Massaroni – DRM-Lazio

Il Museo delle Navi Romane

Costruito tra il 1933 e il 1939, il Museo delle Navi Romane nacque per ospitare i due imponenti scafi (m. 71,30 x 20 e m. 73 x 24) dragati dal lago di Nemi. Entrambe le imbarcazioni sono purtroppo andate distrutte nell’incendio scoppiato nel 1944. Dopo alterne vicende, il Museo Nemorense ha finalmente riaperto nel 1988 con un nuovo allestimento.

Nell’ala sinistra sono esposti alcuni materiali recuperati (tegole bronzee, due ancore, attrezzature di bordo) e sono collocati due modelli delle navi in scala 1:5 e l’aposticcio di poppa della prima nave in scala al vero su cui sono state posizionate delle copie bronzee di cassette dalle protomi ferine. L’ala destra è invece dedicata alla storia della popolazione del territorio albano in età repubblicana e imperiale dove sono esposti i materiali votivi provenienti dai luoghi di culto del territorio, tra cui quelli del Santuario di Diana Nemorense.

Veduta dell’aposticcio della prima nave ricostruito in scala 1:1. Ph. M. Massaroni – DRM-Lazio