Importanti scoperte nel sito di Halaesa Arconidea (Tusa, ME) dove la missione archeologica dell’Università francese di Amiens ha individuato il monumentale muro di accesso al Teatro dell’antica città.

Il corridoio di accesso al teatro dal lato sud era in uno stato perfetto di conservazione su vari metri di altezza e in tutta la lunghezza e si conferma come uno dei ritrovamenti più importanti emersi dagli scavi archeologi della missione 2021.

Il teatro, la cui fase oggi visibile è probabilmente quella del III secolo a.C., doveva essere visibile sia dal mare che dal porto sottostante e doveva apparire anche riccamente decorato come dimostrano i blocchi di decoro architetturale ritrovati nel sito.

Halaesa Arconidea
Halaesa Arconidea. Foto: Regione Siciliana Assessorato per i Beni Culturali e l’identità siciliana

La missione francese si è concentrata sul teatro di Halaesa e grazie alle ricerche sul campo ha chiarito alcune questioni importanti circa il rapporto tra la porta con l’imponente sistema di scolo delle acque che si apre nelle fortificazioni della città a valle del teatro e anche relativamente al teatro stesso e all’organizzazione della scena con il proscenio lastricato. Ulteriori indagini hanno permesso di scoprire che il muro a contrafforti in parte scavato negli anni ’50 da Carettoni, nella parte alta del teatro, continua ad abbracciare tutto l’emiciclo del teatro.

Anche le altre due università che scavano sul sito di Halaesa, quella di Messina e quella di Palermo, hanno terminato per questa stagione le loro indagini.

L’Università di Messina ha scoperto una struttura nella quale si compivano abluzioni rituali legate al culto di Apollo in un’area che si pensava ospitasse un altare, mentre l’Università di Palermo ha operato in due settori delle fortificazioni orientali, la Torre C e un’area attorno alla cinta muraria dove si trova una cisterna.

Halaesa Arconidea
Halaesa Arconidea. Foto: https://www.facebook.com/photo?fbid=297228848656142&set=pcb.297229198656107

Le indagini hanno permesso di chiarire che la torre era probabilmente un rifacimento di III secolo a.C. del sistema difensivo e che faceva parte di un tratto di fortificazione che rifoderava all’esterno una cinta già esistente. Riguardo la cisterna sembrano potersi individuare due fasi, entrambe forse di età ellenistico-romana (III secolo a.C. – I secolo d.C) cui si sovrappone un muro in crollo con resti di un mosaico che suggerisce la presenza di un secondo piano.

“Al di là dei significativi esiti delle campagne di scavo – sottolinea l’assessore regionale dei beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà – è importante anche segnalare la ripresa delle attività di ricerca nel Parco Archeologico di Tindari, grazie alla fattiva azione del direttore, Mimmo Targia. Un’azione che si collega a quella in corso in tutta la Sicilia e che ha visto il riattivarsi delle campagne di scavi in quella che amo definire la “primavera dell’archeologia siciliana”.

Halaesa Arconidea
Halaesa Arconidea. Foto: https://www.facebook.com/photo?fbid=297228908656136&set=pcb.297229198656107

“É stato molto emozionante – ha detto il direttore del Parco Archeologico di Tindari, Mimmo Targia – vivere il febbrile entusiasmo legato alle campagna di scavo che hanno animato in quest’ultimo mese il sito di Halaesa. Un’eccitazione che ha coinvolto l’intera comunità che, ha vissuto attivamente l’entusiasmo di tornare a veder vivere il sito. Sono molto felice di aver contribuito a questo piccolo miracolo restituendo per prima cosa pulizia e dignità ai luoghi e garantendo l’attuazione di tutte le misure necessarie a visitare gli scavi in sicurezza. Ritengo molto importante il coinvolgimento dell’amministrazione locale nella gestione del sito e la rinnovata collaborazione con la comunità scientifica siciliana e internazionale. Sono certo – precisa Targia – che l’eco dei nuovi ritrovamenti, sarà determinante per indirizzare tanti visitatori nell’antica città di Halaesa”.