7 – 10 Agosto 2015
journal.pone.0131916.g001
Fino ad oggi si riteneva che le mummie dell’architetto reale Kha, e di sua moglie Merit, vissuti al tempo della XVIII dinastia e ritrovati presso Tebe, fossero stati oggetto di una mummificazione frettolosa e scadente.
Sulle due mummie non fu praticata, infatti, la rimozione degli organi interni. Un nuovo studio contraddice la precedente visione, andando ad esaminare le “ricette” usate nei due casi: oltre all’utilizzo di una soluzione di sale di natron (come per i reali), furono impiegate sostanze dalle proprietà antibatteriche e insetticide. Nonostante questo e il buon risultato della mummificazione, però, la rimozione degli organi sarebbe stata comunque necessaria per risultati migliori.
journal.pone.0131916.g002
[Dall’Abstract: ] Le mummie di Kha e di sua moglie Merit furono ritrovate intatte in una tomba non saccheggiata nella Tebe occidentale, vicino al villaggio dei lavoratori di Deir el-Medina. Precedenti investigazioni mostrarono che i corpi di Kha e Merit non subirono la classica mummificazione artificiale dei reali della XVIII Dinastia, che include la rimozione degli organi interni. Si concluse perciò che il mantenimento delle viscere nel corpo, insieme all’assenza dei vasi canopi nella camera sepolcrale, dovesse significare che la coppia aveva subito una procedura funeraria breve e scadente, nonostante la loro relativa ricchezza al momento della morte. Nondimeno, tutti gli organi interni – cervello, bulbi e nervi oculari, organi del torace e dell’addome – mostravano uno stato di conservazione molto buono, che contraddiceva la suddetta interpretazione. Per meglio comprendere il tipo di mummificazione utilizzata per imbalsamare questi corpi, entrambe le mummie avvolte nelle bende sono state investigate nuovamente utilizzando l’imaging ai raggi X di nuova generazione e microanalisi chimiche. Qui si forniscono prove che entrambi gli individui furono sottoposti a una mummificazione di qualità relativamente elevata, contraddicendo fondamentalmente quanto inteso finora. Le “ricette” utilizzate per trattare i loro corpi avevano componenti aventi proprietà antibatteriche e insetticide. Il tempo e l’impegno indubbiamente impiegati per imbalsamare sia Kha e Merit, come l’uso di costose resine importate, tra le quali spicca la Pistacia, non supportano la visione precedente che voleva i due individui malamente mummificati. Nonostante la mancanza di eviscerazione, l’approccio permise chiaramente la loro conservazione in situ così come una mummificazione piuttosto di successo.

Lo studio “Shedding New Light on the 18th Dynasty Mummies of the Royal Architect Kha and His Spouse Merit”, di Raffaella Bianucci, Michael E. Habicht, Stephen Buckley, Joann Fletcher, Roger Seiler, Lena M. Öhrström, Eleni Vassilika, Thomas Böni, Frank J. Rühli, è stato pubblicato su PLOS One.
Link: PLOS One; Discovery NewsArchaeology News Network via PTI; International Business TimesTimes of India

Fig 1. Raggi X digitali praticati su Kha (sopra) e la mummia di Merit (sotto). Il sarcofago di Merit, troppo grande per la sua dimensione, originariamente apparteneva al marito. Credit:

Frank Rühli; da PLOS One,  © 2015 Bianucci et al., Creative Commons Attribution License.
Fig 2. Il teschio di Kha visto frontalmente e lateralmente. Sono visibili i resti ristretti del cervello e una testa di serpente in pietra, la forma dell’osso indica un naso aquilino. Un amuleto (?) è visibile al di sopra del collare in oro. Gli orecchini sono anch’essi in oro.

Credit: Frank Rühli; da PLOS One,  © 2015 Bianucci et al., Creative Commons Attribution License.

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