La trama del lusso, un’inchiesta di Audrey Millet tra criminalità, moda e capitalismo dei corpi

Ciascun libro ha ragione di esistere ma ce ne sono alcuni che risultano particolarmente necessari, per il modo in cui sono scritti ma soprattutto per ciò che raccontano. È il caso de La trama del lusso, scritto dalla ricercatrice e attivista francese Audrey Millet, tradotto da Stefano Renzi per add Editore, e pubblicato in Francia, due anni fa, con il titolo L’odyssée d’Abdoul. Enquête sur le crime organisé.

la cover del volume La trama del lusso - L'industria della moda tra capitalismo dei corpi e criminalità, di Audrey Millet, con traduzione di Stefano Renzi e prefazione dalla Campagna Abiti Puliti, pubblicato in Italia da add Editore (2026)
la cover del volume La trama del lusso – L’industria della moda tra capitalismo dei corpi e criminalità, di Audrey Millet, con traduzione di Stefano Renzi e prefazione dalla Campagna Abiti Puliti, pubblicato in Italia da add Editore (2026). Foto di Francesco Saverio Mongelli

Il protagonista di questa inchiesta è Abdoul, che l’autrice incontra casualmente per le strade di Prato, nato nel 1984 ad Abidjan, in Costa d’Avorio, in un quartiere a pochi passi da un’enorme discarica a cielo aperto che semina morte. E ci finisce di tutto; il tanfo è talmente nauseabondo che per sopportarlo gli abitanti si ubriacano di koutoukou, un distillato di loro produzione.

Nel 2015 inizia il viaggio verso un futuro migliore. La sua dote, che gli salverà la vita, è saper cucire: «piccolo prodigio dalle dita fatate, capace di far incontrare corpi e tessuti»1. Dal paese natio arriva nel Niger, a Niamey, dove farà anche il contadino nei campi di cipolle, e ad Agadez. Quest’ultima città, «un buco nel mappamondo»2 nel pieno del Sahara, è descritta ampiamente evidenziando tutte le nervature di un sistema al collasso: «Agadez è il posto peggiore del mondo», dice Abdoul. «È un paradiso per gli stupratori, gli assassini, i briganti e i funzionari corrotti. Ho visto di tutto»3. «Ragazze martiri della povertà si prostituiscono come se andassero in miniera», scrive Millet. «Ecco il sacerdozio dell’Africa, delle sue donne, delle sue bambine che arrivano al tramonto e scompaiono con la penombra»4.

Le pagine che toccano le violenze perpetrate e gli affari illeciti – il traffico di organi è tra i più redditizi – sono incisive e dolorose come un pugno allo stomaco, ma risultano essenziali perché fotografano la realtà e mettono in moto nel lettore un meccanismo di indignazione e di ribellione.

Il viaggio verso la Libia rappresenta per Abdoul una speranza ma anche una condanna. Dopo essere stato derubato di ogni cosa, viene ferito a una gamba e poi rinchiuso nelle prigioni per migranti e destinato al lavoro forzato cucendo tappeti da preghiera, inginocchiato, per quattordici ore al giorno. Eppure c’è chi va in contro a un destino peggiore, come le bambine violate, ammazzate o vendute come schiave.

 pagine del libro
Foto di Francesco Saverio Mongelli

«Sono l’ultimo a lasciare il gommone. Fino alla fine non ho creduto di poter essere uno dei superstiti»5, racconta Abdoul. L’arrivo a Lampedusa, nel 2017, segna la fine di un’odissea, una speranza che si concretizza, un sogno che si avvera. Il viaggio per realizzare un’ipotesi di serenità attraverserà ancora altre città come Palermo e Caserta, con la presenza massiccia della mafia nigeriana, sino a Prato dove le gang cinesi controllano il mercato della merce contraffatta.

Qui si apre un nuovo scenario che Audrey Millet, esperta dell’ecosistema della moda, racconta con precisione e dovizia di particolari avendo visitato, sotto copertura, quei luoghi dove i diritti dei lavoratori sono ancora un’utopia. «La Toscana», scrive l’autrice, «è un caso critico in materia di reati di contraffazione. La parte di produzione riguarda in primo luogo Firenze e Prato, mentre il porto di Livorno gestisce la logistica e la distribuzione»6.

Il Macrolotto, ad esempio, è un enorme centro tessile a ovest di Prato che gli operai raggiungono in bicicletta, in monopattino o in treno e dove la produzione è continua: macchinari, transpallet e camion non si fermano mai. Alcune indagini hanno coinvolto anche importanti marchi della moda.

«La mafia di Wenzhou», scrive l’autrice, «ha assimilato i metodi delle organizzazioni criminali italiane: ha investito in ristoranti, sale da gioco, bordelli, traffico di droga e armi, e sfrutta le vittime della tratta di esseri umani come manodopera nelle sue fabbriche. Tra le irregolarità riscontrate nelle aziende cinesi si segnalano: dormitori sul posto di lavoro, impianti elettrici non a norma, presenza di bombole a gpl, cucine pericolose, carenze igieniche e modifiche alle macchine che mettono a rischio la sicurezza dei lavoratori»7.

la cover del volume La trama del lusso - L'industria della moda tra capitalismo dei corpi e criminalità, di Audrey Millet, con traduzione di Stefano Renzi e prefazione dalla Campagna Abiti Puliti, pubblicato in Italia da add Editore (2026)
la cover del volume La trama del lusso – L’industria della moda tra capitalismo dei corpi e criminalità, di Audrey Millet, con traduzione di Stefano Renzi e prefazione dalla Campagna Abiti Puliti, pubblicato in Italia da add Editore (2026). Foto di Francesco Saverio Mongelli

La trama del lusso di Audrey Millet(vincitrice del prestigioso premio giornalistico internazionale “Mare Nostrum”) rappresenta un’occasione unica per conoscere i meccanismi di potere, di sfruttamento e di violenza che si instaurano intorno al traffico dei migranti e nella filiera della moda, con la speranza che si diffonda sempre più un’etica del consumo e un’attenzione allo sfruttamento lavorativo.

la cover del volume La trama del lusso, di Audrey Millet, con traduzione di Stefano Renzi e prefazione dalla Campagna Abiti Puliti, pubblicato in Italia da add Editore (2026)
la cover del volume La trama del lusso – L’industria della moda tra capitalismo dei corpi e criminalità, di Audrey Millet, con traduzione di Stefano Renzi e prefazione dalla Campagna Abiti Puliti, pubblicato in Italia da add Editore (2026)

Note: 

1 Audrey Millet, La trama del lusso. L’industria della moda tra capitalismo dei corpi e criminalità, traduzione di Stefano Renzi, Add editore, Torino 2026, p. 46.

2 Ivi, p. 69.

3 Ivi, p. 80.

4 Ivi, p. 76.

5 Ivi, p. 145.

6 Ivi, p. 188.

7 Ivi, pp. 228-229.

Il libro recensito è stato cortesemente fornito dalla casa editrice.

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