Midsommar è il secondo film del regista americano Ari Aster. La pellicola è arrivata nelle sale italiane il 25 luglio 2019 grazie alla casa di distribuzione Eagle Pictures, diventando velocemente il film prediletto dell’estate. Al box office italiano ha incassato in totale 482 mila euro, un risultato discreto considerando la stagione e la decisione di vietare il film ai ragazzi sotto i quattordici anni d’età.

Midsommar il villaggio dei dannati Ari Aster

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Trama

Dani (Florence Pugh) è una giovane ragazza americana che tenta a fatica di aiutare la propria sorella, affetta da disturbo bipolare. Una sera, dopo aver ricevuto una mail ambigua, Dani cerca di chiamare i propri familiari e la propria sorella, non riuscendo a mettersi in contatto con loro. Colta da un attacco di panico, decide di chiamare il suo ragazzo di nome Christian (Jack Reynor) per farsi consolare. Christian risponde freddamente e chiude la conversazione il prima possibile, rivelando al pubblico l’intenzione di voler lasciare Dani.

Sfortunatamente il presentimento della protagonista diventa realtà: la sorella ha commesso un suicidio-omicidio, bloccando sé stessa e i genitori in casa con il gas accesso. Dopo questa tragedia, Christian non riesce a lasciare Dani. Arrivata l’estate, Christian e Dani partono per la Svezia insieme ad un gruppo di amici capitanati da Pelle (Vilhelm Blomgren) originario del villagio di Hårga che li ospiterà. I ragazzi prenderanno parte alla celebrazione del Midsommar, cioè la festa di metà estate.

Midsommar il villaggio dei dannati Ari Aster

Una favola contemporanea

Il film di Aster è diviso in due atti: il primo atto si concentra sul trauma della perdita della famiglia e sull’incomunicabilità del mondo moderno; il secondo atto è incentrato sulla scoperta e ricerca di una nuova famiglia all’interno dell’insolito villaggio svedese. Ari Aster ha spesso affermato che la tematica principale di questa pellicola risiede nel trauma dell’abbandono e, soprattutto, della co-dipendenza, tratti specifici che, di fatti, caratterizzano il personaggio di Dani.

Tuttavia, oltre ad essere un film che vuole analizzare disturbi tipici del nostro tempo, Midsommar è prima di tutto una favola. La sceneggiatura di Ari Aster contiene le quattro tappe fondamentali dell’intreccio di una favola, studiate dallo studioso di folklore russo Vladimir Jakovlevič Propp: l’equilibrio iniziale della vicenda (i rapporti di Dani); la rottura dell’equilibrio iniziale (il suicidio-omicidio della famiglia); le peripezie dell’eroe (il viaggio e la scoperta di Hårga); il ristabilimento dell’equilibrio (Dani trova una nuova famiglia).

La regia del giovane cineasta americano guida lo spettatore all’interno dei due atti utilizzando colori cupi (il grigio e il marrone) nel mondo civilizzato, per poi abbandonare bruscamente queste tinte una volta giunti ad Hårga in cui prevalgono colori brillanti (verde, bianco, giallo). La dissonanza cognitiva causata dall’uso improprio di queste tinte, non permette immediatamente allo spettatore di comprendere a che punto la narrazione si spezzerà diventando un film horror. Dov’è l’orrore? Nei rituali e nelle usanze del villaggio svedese o nella civiltà contemporanea?

Hårga: La Svezia pagana

Parlando di generi cinematografici, Midsommar rientra nella categoria del folk horror, un ramo della settima arte che collega il concetto di orrore a rituali e credenza pagane tendenzialmente europee. Il film capostipite di questo movimento è The Wicker Man del 1973, diretto da Robin Hardy in cui troviamo, come in Midsommar, l’idea di utilizzare il bianco per rappresentare la paura. Tuttavia, a differenze dei suoi predecessori, Aster affida alla tradizione e alla cultura norrena il compito di etichettare ogni comportamento ed ogni ruolo all’interno del villaggio.

Partiamo dalla celebrazione del rito: la festa di metà estate durerà nove giorni, i festeggiamenti avvengono ogni novant’anni e, alla fine, dovranno essere sacrificate nove persone.  La presenza del numero nove è ridondante perché nella cosmologia norrena, quel numero si riferisce ai nove giorni in cui Odino rimase appeso all’albero della vita per apprendere la conoscenza delle rune e ai nove mondi in cui è diviso l’universo. In sintesi, il rituale stesso del midsommar equivale a nove giorni nei quali si deve acquisire conoscenza e coscienza di sé. Chi, però, dovrà affrontare tutte le prove della celebrazione per ottenere la conoscenza?

A questo punto il regista affida questo compito alle rune. La sacerdotessa del villaggio ha ricamato sulla sua tunica bianca la runa ᚨ (ansuz) sinonimo di canto, comunicazione e fede divina. Capiamo immediatamente che sarà la sacerdotessa a condurre i festeggiamenti. A Christian, invece, viene affibbiata la runa ᛏ (tyr) che simboleggia il Dio della guerra, custode della mascolinità ma che ottiene la proprie vittorie con l’inganno. Il tavolo da pranzo su cui gli abitanti del villaggio consumano i loro pasti, ha la forma della runa ᛟ (othala) sinonimo di unità globale e di conoscenza e rispetto dei propri antenati. A Dani viene fatto indossare un camice bianco con su ricamate le rune ᚱ (raido) e ᛞ (dagaz). La runa raido è collegata al viaggio e alla volontà di scegliere il proprio cammino; la runa dagaz è la runa della luce, della spiritualità e, soprattutto, simboleggia il solstizio d’estate.

L’ultima runa appare alla fine del film quando avviene l’estrazione degli uomini da sacrificare: si tratta della runa ᛈ (perth) che mostra come l’inizio e la fine di una vita siano impostati, l’uomo è padrone solo di ciò che sta nel mezzo, cioè la vita stessa.  Il film si è già compiuto davanti ai nostri occhi. Colei che dovrà affrontare e vincere il percorso della conoscenza è Dani.

La vita nella morte

In conclusione: dov’è l’orrore? Dani parte da una situazione iniziale che la vede distrutta dalla mancanza di un nucleo famigliare e imprigionata in una relazione basata solo sulla dipendenza affettiva. Nel primo atto, quindi, Dani non sente di appartenere ad un mondo “civilizzato” che la accoglie solo per pietà. Hårga, al contrario, rappresenta quel concetto di unità e solidarietà di cui il mondo civilizzate sembra essere ormai privo. Tuttavia, i rituali che avvengono davanti agli occhi dei visitatori risultano barbari e privi di significato. Perché le persone devono uccidersi una volta raggiunti i 72 anni?

Pelle cerca di spiegare ai suoi amici americani il motivo di tale scelta. Nel villaggio la vita è scandita come le stagioni: dall’infanzia ai 18 anni è primavera, dai 18 anni ai 26 è estate, dai 36 ai 54 è autunno e, infine, dai 54 ai 72 è inverno. L’importanza e l’equilibrio della circolarità viene mal interpretato, se non proprio ignorato, dai visitatori che in quel villaggio vedono solo un succulento argomento per le loro tesi di laurea.

La circolarità dà sicurezza, ricorda persino un abbraccio. Tuttavia, il cerchio è una figura riproposta spesso non solo in questa pellicola, ma anche in altri film scandinavi. Il cerchio danzante della sfida dell’ultimo giorno che vedrà vincitrice Dani, è un atto che ricorda la danza della morte ne Il settimo sigillo di Ingmar Bergman e la pièce Danza macabra del drammaturgo August Strindberg. Questo ballo, però, avviene tendenzialmente in estate. L’estate per le popolazioni del nord Europa è un momento gioioso, da celebrare per il dono del Sole, del caldo e della fioritura che si impadronisce del paesaggio. Però l’euforia avrà una fine, perché il Sole tornerà a tramontare presto.

Dani, in definitiva, cerca affannosamente proprio questo tipo di connessione: una connessione sincera che abbia un inizio e anche una fine. La scena che fa capire sia alla protagonista sia allo spettatore che l’affetto tanto agognato è presente in quello strano villaggio, è il momento in cui Dani urla di dolore per il tradimento di Christian. Alcune ragazze di Hårga formano un cerchio intorno a Dani e cominciano ad urlare con lei. Le emozioni sono perennemente condivise e nessuno resta davvero da solo.

Midsommar è sicuramente un film horror folk, ma meriterebbe di essere riconosciuto anche per l’abilità di trattare temi estremamente vicini a noi persone che viviamo nel mondo contemporaneo, vittime continue della solitudine. Hårga non è il paradiso e, ovviamente, non viene disegnato come un luogo che possa accogliere chiunque. Forse uno dei messaggi del film è proprio questo: cercare luoghi o persone che rispecchino le nostre esigenze in campo affettivo.

 

Tutte le foto di Midsommar – il villaggio dei dannati sono Copyright 2020 EAGLE PICTURES S.p.a. tutti i diritti riservati.