20 Giugno 2016

Gli insediamenti preistorici himalayani sono remoti e raggiungibili oggi solo a piedi e a cavallo. Credit: University of Oklahoma
Gli insediamenti preistorici himalayani sono remoti e raggiungibili oggi solo a piedi e a cavallo. Credit: University of Oklahoma

Nonostante le transizioni culturali verificatesi e l’esposizione a popolazioni esterne grazie al commercio, la composizione genetica delle popolazioni himalayane che vivono ad alta quota è rimasta nei secoli notevolmente stabile.

Questi i risultati della prima investigazione del DNA antico sull’arco himalayano, che ha preso in esame otto individui per un’epoca che va dai primi insediamenti noti fino alla fondazione dell’Impero Tibetano. Queste sono alcune delle conclusioni dello studio, pubblicato su PNAS, che ha pure stabilito che la regione montagnosa himalayana sarebbe stata colonizzata da abitanti dell’Asia Orientale, pure loro originari di aree ad alta quota.

L’Himalaya da sempre costituisce una barriera formidabile alle migrazioni umane, e al contempo le sue valli hanno costituito dei percorsi necessari per gli scambi. Nonostante l’importanza di queste vie commerciali, poco era noto finora circa il popolamento e le prime popolazioni di queste regioni.

Fino ad oggi, si partiva dall’assunto che le popolazioni dell’altopiano tibetano discendessero dai primi abitanti dell’arco himalayano, ma l’affermazione era stata messa in discussione. Tutti gli otto individui esaminati erano strettamente correlati a popolazioni contemporanee degli altopiani dell’Asia Orientale. Le diversità culturali delle popolazioni preistoriche dell’Himalaya sarebbero perciò risultato di diffusione culturale e non di grandi flussi genetici o di sostituzioni di popolazioni. Lo studio suggerisce pure una storia complessa nell’adattamento degli umani alle condizioni estreme di questo ambiente.

Lo studio “Long-term genetic stability and a high-altitude East Asian origin for the peoples of the high valleys of the Himalayan arc”, di Choongwon JeongAndrew T. OzgaDavid B. WitonskyHelena MalmströmHanna EdlundCourtney A. HofmanRichard W. HaganMattias JakobssonCecil M. LewisMark S. AldenderferAnna Di Rienzo, e Christina Warinner, è stato pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America.
Link: EurekAlert! via University of Oklahoma