Dal 19 settembre presso il MATT (Museo Archeologico Territoriale di Terzigno) sarà inaugurata la mostra “Pompei oltre le mura – le ville di Terzigno all’ombra del Vesuvio”.

La mostra propone l’esposizione di numerosi reperti archeologici provenienti da diverse ville di epoca romana scoperte nell’area di Terzigno nei pressi della Cava Ranieri e distrutte dall’eruzione del 79 d.C.

La mostra è anche l’occasione per aprire al pubblico il nuovo museo territoriale di Terzigno nelle belle sale che fino a pochi anni fa ospitavano il mattatoio comunale e che un completo recupero ne ha voluto fare un centro espositivo di eccellenza per il territorio vesuviano e per la fruizione archeologica dell’ ager pompeiano.
Locandina Terzigno
Lo stretto e proficuo rapporto intessuto dal 2016 tra l’Amministrazione del Parco Archeologico di Pompei  e l’Amministrazione Comunale, senza dimenticare l’importante contributo dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, permette oggi di presentare, nelle sale del MATT, intere pareti affrescate e una ricchissima selezione di reperti rinvenuti nelle villae rusticae denominate “Villa 1”, “Villa 2” e “Villa 6” venute alla luce durante le varie campagne di scavo condotte dall’allora Soprintendenza Archeologica di Pompei tra il 1985 e il 2016 nella cava di località Boccia al Mauro.
I tre insediamenti produttivi e residenziali, distanti tra loro circa 300-350 metri in linea d’aria, si sviluppano a partire dalla fine del II secolo a.C.-inizio del III e rappresentano i testimoni, insieme ad altre simili strutture rinvenute a Pompei, Boscoreale, Poggiomarino e Striano, dell’organizzazione agricola del territorio pompeiano; le tre ville si trovano a poca distanza dal presunto percorso della via che collegava Pompei con Nola le cui evidenze archeologiche sono, tuttavia, ancora da riscoprire.
La presenza, nelle tre ville, del quartiere destinato alla produzione e conservazione del vino, la cosiddetta pars fructuaria, con torcularium e cella vinaria, è prova della loro funzione agricola e vitivinicola dove, con ogni probabilità, si produceva e commercializzava il Vesvinum, apprezzato in tutto il Mediterraneo e progenitore del nostro Lacryma Christi.

In mostra sarà possibile ammirare anche la pittura del Larario rinvenuto in un ambiente adibito a cucina della Villa 6 con la famosa rappresentazione di due Lari, divinità del pantheon romano che rappresentano gli spiriti protettori degli antenati defunti che vegliavano secondo la religio romana sulla famiglia, e del Genio sacrificante con la raffigurazione di due serpenti agatodemoni che si avvicinano ad un piatto ricolmo di offerte.

La mostra è cofinanziata dall’Ente Parco Nazionale del Vesuvio ed è stata pensata per far riscoprire ai cittadini e non le immense bellezze del “fuori Pompei” con le numerose ville di campagna dedite all’otium e all’importante produzione agricola e vinicola che hanno reso il territorio vesuviano così famoso e noto sin dall’antichità