Pompei. Dalla Casa della Biblioteca emergono numerosi reperti

Divisa tra due Regiones, la VI e la VII, l’Insula Occidentalis di Pompei costituisce una delle zone residenziali più esclusive della città antica. L’area è posta al limite occidentale di Pompei con affaccio scenografico sul Golfo di Napoli e a partire dal II secolo a.C. ha avuto un progressivo inurbamento grazie alla costruzione delle cosiddette “ville urbane” disposte al di sopra delle mura urbiche e provviste di terrazze con ampio panorama.

Dopo la deduzione della colonia da parte di Silla nell’80 a.C., le abitazioni esistenti si espansero ulteriormente con una serie di terrazze degradanti sul mare che man mano vennero ad appoggiarsi sulle mura della città, ormai non più funzionali al loro ruolo di difesa da attacchi esterni. I complessi residenziali, tra i più belli della città, furono messi in luce sin dai primi scavi effettuati dai Borbone e la loro complessa articolazione giustifica anche il termine utilizzato per indicarli nella loro definizione di “ville urbane”.

Insula Occidentalis. Avviato il cantiere di messa in sicurezza

In questi mesi si sta lavorando alla messa in sicurezza dell’Insula Occidentalis e in particolar modo i lavori si stanno concentrando nella Casa della Biblioteca, nella Casa del Bracciale d’oro, nella Casa di Fabio Rufo e nella Casa di Castricio.

Dalla Casa della Biblioteca, una delle abitazioni più rappresentative del clima sereno di otium che contraddistingueva queste abitazioni, stanno emergendo, dallo scavo archeologico, numerose novità e anche reperti attribuibili alle ultime fasi di vita dell’abitazione.

Casa della Biblioteca
Insula Occidentalis, Casa della Biblioteca. Foto: Parco Archeologico di Pompei

Un disco di pietra lavorato che formava la base di un mortaio e un vaso di bronzo o di rame, un’olla, tutti testimoni dei lavori che dovevano essere in corso nel complesso edilizio. L’abitazione, infatti, presenta diverse problematiche dovute ai numerosi terremoti che precedettero l’eruzione del 79 d.C. compresi il grande terremoto del 62 d.C. e lo sciame sismico che con molta probabilità precedette il disastroso evento calamitoso.

In epoca moderna non mancò un ulteriore disastro, ricordiamo infatti che durante la seconda guerra mondiale Pompei fu bombardata e diversi furono gli edifici colpiti dalle oltre cento bombe che caddero sulla città e due di queste colpirono anche la Casa della Biblioteca.

Casa della Biblioteca
Insula Occidentalis, Casa della Biblioteca. Foto: Parco Archeologico di Pompei

Il disco di pietra, circolare e dalla superficie levigata, conserva ancora un piccolo cumulo di frammenti di pasta vitrea pronti per la molitura necessaria alla produzione del cosiddetto “Blu Egizio”, un pigmento di colore blu/azzurro utilizzato per dipingere.

L’olla in rame, invece, trovata nella parte opposta della soglia dell’apertura che metteva in comunicazione un vasto ambiente voltato con la terrazza affacciata sul Golfo di Napoli, al suo interno reca ancora un piccolo crogiuolo di ferro che probabilmente era utilizzato per la cottura degli ossidi nel processo di produzione dei pigmenti. Entrambi i reperti sono stati portati presso i Laboratori del Parco per procedere alle analisi dei contenuti.

Casa della Biblioteca
Insula Occidentalis, Casa della Biblioteca. Foto: Alessandra Randazzo. Tutti i diritti sono riservati

Il nome di Casa della Biblioteca fu data dallo studioso Volker Michael Strocka che identificò con la funzione appunto di “biblioteca” uno degli ambienti interni che reca ancora oggi uno splendido affresco raffigurante un personaggio con capo coronato da edera e recante con sé gli strumenti per le composizioni poetiche: un volumen, la lyra e una capsa per i libri. Il poeta è probabilmente Filosseno di Citera, autore di ditirambi in greco e vissuto nella seconda metà del V secolo a.C.

Tante novità dal cantiere in corso di scavo e restauro dell’Insula Occidentalis.

Sempre dalla Casa della Biblioteca emergono ancora numerose testimonianze della vita all’interno dell’abitazione che, in base ai recenti ritrovamenti, doveva trovarsi in via di rifacimento prima dell’eruzione del 79 d.C.

L’ architetto Paolo Mighetto, funzionario del Parco Archeologico di Pompei, in questo video illustra i recenti rinvenimenti. In un ambiente di rappresentanza, posto al primo piano inferiore della Casa della Biblioteca, è stata rinvenuta una cassetta in legno di cui si conserva l’impronta nella cinerite contenete preziose lastre di marmo serpentino (porfido verde del Peloponneso) e giallo antico, pronte per essere utilizzate durante i lavori di ristrutturazione.

ma le scoperte non finiscono qui, e al di sopra della cassetta gli archeologi hanno rinvenuto anche una cesta, da cui è stato fatto il calco, che contiene elementi semilavorati dello stesso materiale.