Pompei è, senza dubbio, il più importante sito archeologico del mondo ma la città antica è anche al centro di un territorio che, proprio come l’ager antico, comprende le necropoli, le ville rustiche, aree di sosta e di svago, terreni agricoli.

Intorno ai 66 ettari della città antica, infatti, il Parco archeologico di Pompei comprende altri 50 ettari di archeologia, di natura. Pompei è green e tanti sono i progetti in via di sviluppo.

Pompei green
Pompei green. Villa dei Misteri. Foto: Alessandra Randazzo

Paolo Mighetto è uno dei Funzionari del Parco che da quasi due anni si occupa di questo patrimonio sia come direttore dei lavori della manutenzione del verde sia come responsabile dell’area extramoenia.

Il visitatore che viene a Pompei scopre le meraviglie della città antica, il suo contesto urbano, ma spesso non avverte la presenza di un “secondo Patrimonio” a margine di quello, se non forse percorrendo la Via dei Sepolcri per raggiungere Villa dei Misteri. Di cosa si tratta?

Il secondo patrimonio di Pompei, se vogliamo chiamarlo così, è quello paesaggistico e della biodiversità. In realtà non si tratta di altro rispetto al patrimonio archeologico ma, semmai, di un attributo del patrimonio archeologico che contribuisce a formare un contesto unico al mondo, estremamente fragile ma ricco di energia e vitalità, capace di cambiare e rigenerarsi continuamente, da proteggere attivamente e valorizzare in tutti i suoi aspetti e potenzialità.

È un patrimonio costituito dalla corona verde che circonda la città antica al di fuori del perimetro delle mura ma anche formato dalle aree verdi interne al sito archeologico con i giardini storici e storicizzati – cioè quelli più recenti basati sui dati archeologici e quelli che invece raccontano del gusto paesaggistico delle varie epoche, dalla riscoperta del sito all’attualità-, con i vigneti che occupano oltre un ettaro delle aree verdi della città antica, soprattutto negli isolati intorno all’Anfiteatro e la Palestra Grande, con l’orto botanico della Regio VIII e il vivaio della regio VI, con l’infrastruttura verde percorsa ogni giorno dai visitatori del sito e che collega i tre ingressi al Parco archeologico, da Porta Marina a Porta Esedra a porta Anfiteatro: sono in tutto 110 ettari di cui circa 60 occupati dalla città antica e 50 dalla corona verde che si estende in extramoenia o, potremmo dire, nell’ager pompeiano.

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Pompei green, vista Vesuvio. Foto: Alessandra Randazzo

Il Viale delle Ginestre, la Pineta Grande, il vallone dell’Insula Meridionalis e la necropoli di porta Nocera: questo percorso verde lo abbiamo ben presente e percorrendolo ogni giorno vediamo quanto la manutenzione che avete messo in campo in questi anni, molto efficiente ed efficace pur con le difficoltà indotte dai cambiamenti climatici di questi anni, consenta non solo di apprezzare in modo ancora più gradevole il fascino delle rovine ma anche di avere la sensazione di entrare in un mondo parallelo, consentimelo, dove il verde è il filtro che separa la nostra quotidianità dall’atemporalità delle rovine. La restante parte di quella che hai chiamato “corona verde”, tuttavia, non è proprio conosciuta dai visitatori di Pompei e almeno in questi ultimi anni non è apprezzata e nemmeno fruita.

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Pompei green. Foto: Alessandra Randazzo

È vero, il visitatore di Pompei ha modo di apprezzare, forse anche inconsapevolmente, quello che Amedeo Maiuri chiamò il Parco arborato di circumvallazione per lasosta di riposo e di verde alle molte comitive che visitano Pompei a scopo di escursione istruttiva o ricreativa, realizzato a partire dalla fine degli anni Quaranta del Novecento con la liberazione dei cumuli di scavo dell’Insula Meridionalis, la formazione del Viale delle Ginestre e della Pineta Grande e la traslazione verso meridione della strada nazionale delle Calabrie.

è pur vero, però, che chi viene oggi a Pompei per la prima volta non conosce l’esistenza di un’altra Pompei esterna alle mura perché purtroppo, anche a causa dei cantieri di restauro di questi ultimi anni, quello che alla fine degli anni Novanta era stato pensato e organizzato da Annamaria Ciarallo, Ernesto de Carolis e Piergiovanni Guzzo come un vero e proprio circuito pedonale e ciclabile di circa 3 chilometri all’esterno delle mura della città antica e in gran parte sopraelevato sui cumuli al margine degli scavi borbonici, di grande valenza paesaggistica, è andato progressivamente degradandosi e perdendosi.

E’ solo dal 2019 che, riattivando una corretta e continuativa manutenzione del verde, è stato possibile riscoprire e recuperare molte delle aree esterne, in alcuni casi avviando una vera e propria bonifica dalla vegetazione infestante che si era impadronita dei luoghi. E’ un’azione che tuttavia è ancora lontana dal dirsi conclusa e che si è anche dovuta confrontare, come bene hai ricordato, con il dramma dei cambiamenti climatici di questi nostri tempi.

Anche per il verde di Pompei i segni del dramma sono fenomeni atmosferici di inusuale intensità e con venti che investono con inaudita violenza alberi e arbusti, è il mix di caldo e umido che determina una crescita anomala delle erbe, soprattutto nei mesi estivi, sono gli attacchi parassitari particolarmente intensi a carico di alcune specie come i pini.

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Pompei green, extramoenia. Foto: Alessandra Randazzo

Proprio i pini sono stati la specie che più ha patito per questo stato di cose e tutti possono vedere il diradamento della Pineta Grande causato dall’abbattimento degli alberi morti: moltissimi esemplari, sia quelli più giovani sia quelli più maturi anche di 100-120 anni delle passeggiate estrameniane, hanno rivelato infatti una estrema fragilità con forti attacchi parassitari che hanno determinato la morte e il conseguente necessario abbattimento di decine e decine di esemplari causando un grave depauperamento del patrimonio arboreo del parco.

Per fortuna, dal maggio di quest’anno e dopo alcune sperimentazioni, è stato possibile mettere in atto una procedura massiva contro le diverse patologie del genere Pinus e in particolare contro i parassiti Matsucoccus feytaud e Tomicus piniperda basandosi sull’endoterapia. In buona sostanza abbiamo “vaccinato” i nostri pini e oggi, ad alcuni mesi di distanza, stiamo verificando e monitorando i risultati ottenuti, peraltro estremamente positivi e che si stanno dimostrando una vera e propria cura salvavita per centinaia di meravigliosi alberi.

Ma torniamo alla corona verde di Pompei perché questa non è fatta solo di percorsi paesaggistici da recuperare alla fruizione ma è anche caratterizzata da aree agricole date in concessione, da aree che erano agricole e da decenni non sono state più curate, da aree già utilizzate per il pascolo di capre e pecore, da frutteti o coltivazioni di fiori, da un vero e proprio patrimonio della biodiversità abitato da una ricca fauna selvatica; questo patrimonio costituisce un vero e proprio baluardo naturale alla cementificazione selvaggia del territorio circostante e solo con una gestione innovativa frutto di un mix di buone pratiche multidisciplinari potrà non solo conservarsi e svilupparsi ma anche diventare una risorsa di economia etica e sociale.

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Pompei green. Il ritorno dell’orchidea autunnale nella pineta del Parco Archeologico. Foto: Alessandra Randazzo

State pensando di riaprire al pubblico anche queste aree?

Riaprire alla fruizione del pubblico le aree in extramoenia significherà offrire una visita integrata e alternativa a quella di Pompei, dove trovare percorsi immersi nel verde e nell’archeologia delle necropoli e delle ville rustiche, aree di sosta, aree agricole, dove fare ecoturismo e turismo rurale con il vantaggio, peraltro, di alleggerire il carico antropico dei turisti sulla città antica, stimolare una permanenza più lunga nel territorio contrastando il turismo mordi e fuggi, stimolare la conoscenza –e quindi la protezione- della biodiversità.

Per arrivare a questo risultato il Parco ha avviato -grazie alla grande professionalità delle maestranze e delle imprese che lavorano alla manutenzione del verde, Re.AM. e Vivai Barretta, e grazie all’ausilio del giardiniere d’arte Maurizio Bartolini e dell’agronoma Rosa Verde- un’opera di bonifica di aree verdi che l’abbandono aveva fatto quasi dimenticare e tra quelle già oggi visibili c’è l’area a ridosso dell’Insula Occidentalis e della via dei sepolcri dove il pendio affacciato sulla vista unica e straordinaria del Golfo di Napoli ospita oltre 200 albicocchi e decine di altre piante da frutta che presto si potrà godere anche come area di sosta e svago per il pubblico.

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Pompei green, Praedia di Julia Felix. Foto: Alessandra Randazzo

Lungo le mura della città antica, dall’Anfiteatro a Porta Sarno, si è sostituita la vegetazione che era ormai deperita e deprivata di qualunque valenza paesaggistica con la scelta altamente suggestiva di formare un viale di cipressi alternati a siepi miste informali di corbezzolo e lentischio, così da generare una cortina verde che già adesso valorizza la visione delle mura e del vallo della città antica reinterpretando la suggestione paesaggistica della messa a dimora di cipressi lungo le necropoli alla fine dell’Ottocento.

Tra gli altri interventi, poi, è ormai prossimo un programma di rimboschimento di alcuni appezzamenti che consentirà addirittura di raddoppiare in pochi anni il patrimonio arboreo del Parco, ridurre le emissioni di gas serra e stimolare la realizzazione di una filiera del sottobosco. Il completamento e l’aggiornamento del censimento del patrimonio arboreo e arbustivo del verde di Pompei, completato nei mesi scorsi, rappresenta poi uno strumento prezioso e agile di conoscenza, di gestione e di progetto.

Direi che è una nuova stagione per Pompei, dove il verde, la natura, il paesaggio e la biodiversità ne sono protagonisti; una nuova stagione in cui i Visitatori seguono con entusiasmo i progressi che mettiamo in campo e si appassionano con noi, per esempio, con la fioritura spontanea, dopo anni e anni, di una piccola e splendida orchidea autunnale che dimostra la salute dei terreni e del verde in generale e per la quale si è scatenata in questi giorni una vera e propria caccia al tesoro grazie ai post pubblicati sui social del Parco.