Ho conosciuto la Carbonio Editore proprio nel corso del 2019 grazie al volume I Poteri delle Tenebre. Dracula, il manoscritto ritrovato. Un testo fondamentale per approfondire il capolavoro gotico di Stoker e che assume una nuova veste grazie alla traduzione dall’inglese all’islandese di Valdimar Ásmundsson, il quale plasmò il romanzo Dracula in una maniera del tutto inaspettata sancendo di fatto un romanzo diverso dall’originale. Il volume in questione mi colpì molto, non solo per la cura editoriale del “prodotto”, ma per la ricchezza dell’apparato critico del ricercatore e curatore Hans Corneel de Ross, in sintesi un romanzo-saggio brillante e coinvolgente. L’incontro con Carbonio Editore fu più dei rosei quindi e oggi non posso non parlarvi dell’ultima novità sfornata da questa meritevole casa editrice.

Riti Notturni (1960) è il volume che inaugura la Gerard Sorme’s Trilogy, serie di romanzi fondamentali all’interno dell’opera di Colin Wilson (1931-2013), autore dai mille interessi e che padroneggiò diversi stili narrativi e generi. Già nell’Outsider, saggio scritto da giovanissimo nel 1954 (pubblicato nel 1956) tra i saloni del British Museum e quasi in contemporanea con Riti Notturni, dimostra la sua capacità nel navigare nei mari più perigliosi della fantascienza, del thriller noir, degli scritti esoterici o del fantastico classico, riuscendo a tratteggiare la figura dell’outsider. L’outsider è quell’individuo che si avventura nei reami della psiche, noncurante delle convinzioni sociali: un vero psiconauta della ragione e dell’irrazionalità. La sua esplorazione porta una presa di coscienza della libertà individuale dell’essere umano e smaschera il velo che occulta la realtà stabilendo che esistono other worlds oltre i banali precetti contemporanei; l’outsider è colui “che vede troppo e troppo lontano”.

Così anche in Riti Notturni i protagonisti sono degli outsider che spiccano, con macabra raffinatezza, tra gli anonimi attori passivi della Londra degli anni ’60 e fin troppi immersi nella quotidianità borghese della società britannica. A Wilson interessano gli esclusi, coloro che parlano un linguaggio comprensibile a pochi, i poeti che si perdono ai margini dei libri o gli artisti che affogano tra le dolci e tetre pennellate e gli assassini profeti di forze apocalittiche. Come disse Nietzsche “Le cose grandi ai grandi, gli abissi ai profondi, le finezze ai sottili e le rarità ai rari.”

Gerard Sorme è il “protagonista” di questo thriller metafisico dalla potenza offuscante, un intellettuale che ambisce a diventare uno scrittore ma che ristagna nel sottobosco dell’indifferenza londinese. Ovvero un alter ego dello stesso Colin Wilson, figura della letteratura underground che specula sulla voluttuosità creativa della morte e della violenza.

De facto, Gerard è sedotto dalle morti che scuotono la tranquillità della capitale inglese, poiché risvegliano la pallida coscienza ibernata degli abitanti. Una coscienza che rivive gli incubi di Jack lo Squartatore, celebre serial killer che disseminò cadaveri per le strade del quartiere Whitechapel, lo stesso nel quale sono realizzati questi nuovi barbari omicidi. Wilson/Sorme metabolizza nella barbarie una nuova forma d’arte, la furia omicida diventa una tela da analizzare per carpirne i più reconditi segreti, il sangue è la nuova ambrosia di cui si nutrono gli dèi moderni.

Ma la curiosità di Sorme non è meramente alimentata dalle notizie vociferate dai passanti o lette di sfuggita dai giornali, ma è fomentata dalla suadente figura di Austin Nunne. Ricco dandy omosessuale, scrittore a tempo perso, critico d’arte, cultore musicale e del balletto, nonché famigerato amante dagli smodati appetiti sessuali; le parole per descrivere Austin Nunne sono troppe e probabilmente in nessun dizionario di tutte le lingue del mondo esiste un vocabolo consono a descrivere il nuovo amico di Gerard Sorme, completamente ammaliato dal carisma magnetico e misterioso dell’aristocratico gay.

Riti Notturni si sviluppa tra le case di Londra, i vicoli grondanti di sangue, le sale da tè e i locali dove gli alcolici scorrono come fiumi. Il mondo è un palcoscenico che mette in atto il dramma di un nuovo Jack lo Squartatore, rabbioso artista del coltello che si esibisce per i pochi eletti in grado di capirlo, sgominarlo e forse aiutarlo?

Colin Wilson nel 1984. Foto di Tom Ordelman, CC BY-SA 3.0

Con una scrittura sopraffina Colin Wilson abbozza un’Inghilterra disillusa, che ha da poco iniziato a suturare le ferite del secondo conflitto mondiale. Dipinge crudeli protagonisti in bilico tra il Paradiso Perduto di Milton e le illustrazioni di William Blake, facendo esasperare il lettore fino alla domanda finale: sto con il mostro di Whitechapel o con le belve di questo mondo che cade a pezzi?

Dopo Un dubbio necessario e La gabbia di vetro (altri romanzi di Wilson che ho apprezzato enormemente) Riti Notturni è l’ennesimo romanzo wilsoniano che si erge a Necronomicon inglese, manuale occulto per evocare le turbe più grottesche dell’animo umano. Ma tra queste tinte fosche e laceranti non bisogna pensare che il romanzo sia una vuota sequenza di scene sessuali o omicidi, bensì è il lato psicologico a risaltare, è l’indagine para-psichica a costruire un ponte tra il carnefice, la vittima e gli outsider che ambiscono a comprendere cosa si cela sotto il sangue degli innocenti. Nascono dubbi, ansie, domande irrisolte e alla fine si volta l’ultima pagina con la consapevolezza che c’è bisogno di rileggere il romanzo. Perché l’ultimo carattere stampato non è mai la fine, perché le chiavi di lettura sono molteplici e i mister di Whitechapel infiniti.

Riti Notturni Colin Wilson
La copertina di Riti Notturni di Colin Wilson, nell’edizione Carbonio Editore