Giovanni Prini

Il potere del sentimento

Galleria d’Arte Moderna

21 dicembre 2016 – 26 marzo 2017

Inaugurazione: 20 dicembre ore 18.00

L’arte di Giovanni Prini (Genova 1877 – Roma 1958) attraverso la scultura, i dipinti, i disegni, le ceramiche, i mobili, i giocattoli

Il salotto Prini a Roma, la moglie Orazia e le opere degli amici artisti

Giovanni Prini, scultore, pittore, artigiano, si trasferisce da Genova a Roma agli inizi del Novecento dove, insieme alla moglie Orazia Belsito, apre le porte della sua casa-studio sulla via Nomentana agli esponenti più giovani della vita culturale della capitale, amici, intellettuali e artisti tra cui Duilio Cambellotti, Umberto Boccioni, Cipriano Efisio Oppo, Sibilla Aleramo, Gino Severini, Ettore Ximenes, Antonio Maraini, Giacomo Balla.

Giacomo Balla è ospite assiduo del “salotto”di casa Prini tanto da ritrarne l’ambiente nel quadro Nello specchio, una tra le circa 130 opere esposte nella prima mostra istituzionale dedicata all’artista: Giovanni Prini. Il potere del sentimento, ospitata alla Galleria d’Arte Moderna di Roma dal 21 dicembre 2016 al 26 marzo 2017, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e Archivi delle Arti Applicate italiane del XX secolo, a cura di Maria Paola Maino.

Gli spazi della Galleria, che conservano alcune delle opere più celebri dell’artista come Gli amanti e Le gemelle Azzariti, si apprestano dunque a raccontare la figura e il complesso percorso artistico di uno dei più significativi scultori del Novecento italiano indagandone sia la produzione cosiddetta maggiore – oli, disegni, marmi e bronzi – sia quella dedicata alle arti applicate – ceramiche, mobili e giocattoli-.

Il percorso della mostra ha inizio dal Salotto Prini, raffigurato nel citato dipinto e rievocato anche attraverso la presenza di alcuni mobili disegnati dall’artista. Nell’ambiente numerosi i ritratti della moglie Orazia e le opere di artisti e assidui frequentatori della casa che testimoniano i legami di amicizia, tra gli altri, con Cambellotti (Nudo, 1904), Severini (Autoritratto, 1904; Ragazza in blu, 1905), Domenico Baccarini (La moglie di Giovanni Prini, 1906), Mario Sironi (Ballerina, 1916 ca). In mostra anche un olio inedito di Giacomo Balla del 1903.

Attraverso le sale dei tre piani della Galleria, gli oli, i disegni, i marmi e i bronzi di Prini, sculture di media e piccola dimensione – come Le stelle e Serenella – i ritratti, piccoli gruppi e figure, ma anche le ceramiche, i mobili e i giocattoli raccontano le diverse stagioni che l’artista attraversò, dai primi del Novecento fino agli anni Cinquanta, mantenendo inalterata la propria forza e freschezza creativa.

Nei primi anni romani, la produzione scultorea di Giovanni Prini è in linea con i temi del socialismo umanitario; l’attenzione per l’infanzia ispira piccoli gruppi in bronzo mentre nel 1911 si cimenta con la scultura monumentale realizzando il fregio del pronao della Galleria Nazionale d’Arte Moderna a Roma rappresentando “l’artista e le battaglie artistiche” o “Peana dell’Arte”.

Alla scultura e all’attività di insegnante, sensibile alle istanze del Modernismo europeo, affianca anche un attivo interesse per le arti applicate. Nel 1917 sottoscrive il manifesto di Galileo Chini “Rinnovando rinnoviamoci” per la promozione delle arti decorative; nel primo dopoguerra, assume la direzione artistica della fabbrica di giocattoli “SFAGI” di Roma e si dedica anche con successo alla produzione di opere e soprammobili in ceramica.

Importante è la sua partecipazione alla prima edizione dell’Esposizione Internazionale delle Arti Decorative di Monza nel 1923.

Presente alle Quadriennali di Roma e alle Biennali di Venezia, negli anni si dedica anche a grandi opere di scultura destinate agli edifici pubblici molti dei quali progettati da Marcello Piacentini. Nel 1932 è nominato Accademico di San Luca.

Una sezione della mostra è, inoltre, riservata a schizzi e disegni preparatori, alla corrispondenza e a documenti fotografici che completano il quadro delle relazioni tra i coniugi Prini e l’ambiente intellettuale romano mentre un itinerario grafico ricostruisce il rapporto dell’artista con la città evidenziando i luoghi dove sono presenti le sue opere, dove ebbe i suoi studi e dove abitò.

INFO

Mostra

GIOVANNI PRINI

Il potere del sentimento

Dove

Galleria d’Arte Moderna di Roma – via Francesco Crispi, 24

Per i portatori di handicap ingesso da via Zucchelli,7

Quando

21 dicembre 2016 – 26 marzo 2017

Anteprima stampa: 20 dicembre ore 11.00-13.00

Inaugurazione: 20 dicembre ore 18.00

Orari

Da martedì a domenica ore 10.00 – 18.30; lunedì chiuso

24 e 31 dicembre ore 10.00-14.00

L’ingresso è consentito fino a mezz’ora prima dell’orario di chiusura;

Biglietti

Intero € 7,50; Ridotto € 6,50

Biglietto unico comprensivo di ingresso alla Galleria d’Arte Moderna di Roma e alla Mostra. Riduzioni e gratuità per le categorie previste dalla tariffazione vigente

Info

060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 21.00), www.museiincomune.it; www.galleriaartemodernaroma.it; www.zetema.it

Promossa da

A cura di

Sponsor Sistema Musei in Comune

Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali; Archivi delle Arti Applicate italiane del XX secolo

Maria Paola Maino

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Organizzazione

Zètema Progetto Cultura

 

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Cronologia
1877
Nasce a Genova in via San Vincenzo 82, il 14 giugno da Vitaliano Prini e da Antonia Pastore umile
proprietaria di un negozio di ombrelli
1892
Giovanni Prini abita in via Minerva, 36, risulta ammesso ai corsi dell’Accademia Ligustica di Genova, dalla quale risulta uscito il 26 giugno 1893 per “perdita del posto”, dopo aver ottenuto una menzione d’onore di I classe.
1893
Agli scrutini dei lavori scolastici di disegno geometrico a mano libera per l’anno 1892 – 1893 ottiene la menzione d’onore di primo grado
1894
E’ riammesso ai corsi dell’Accademia Ligustica di Genova.
1896
XLII Esposizione Società Promotrice di Belle Arti, Genova, Espone Le tentazioni di S. Antonio (gesso)
1898
XLV Esposizione Società Promotrice di Belle Arti, Genova. Espone Impressioni di marinaio (gesso bronzato), Pitonessa (gesso), Romano (gesso), Nostalgia, (gesso)
Esposizione Generale Italiana, Torino. Espone Le spose del Signore (gesso)
1899
XLVI Esposizione Società Promotrice di Belle Arti, Genova. Espone Ritmo (bronzo), Sinfonia triste, Rievocazione (gesso), Sposa del Signore (monumento funerario in gesso), Capaneo (gesso), L’angelo del perdono (bassorilievo in gesso)
1900
Si trasferisce a Roma, dove ha lo studio in Viale della Regina.
LXX Esposizione di Belle Arti, Società degli Amatori e Cultori di Belle Arti, Palazzo delle Esposizioni, Roma. Espone Capaneo, Primavera dolente, Rievocazione, L’angelo del perdono
1901
Il 22 settembre sposa a Roma Orazia Belsito.
LXXI Esposizione di Belle Arti, Società degli Amatori e Cultori di Belle Arti, Palazzo delle Esposizioni, Roma. Espone : Poema di dolore, Ritratto del signor Belsito, Ombre di sera, Il signore e i bimbi
1902
Nasce il suo primogenito Vitaliano
LXXII Esposizione Internazionale di Belle Arti, Società degli Amatori e Cultori, Palazzo delle Esposizioni, Roma. Espone Mia nonna, Ritratto
1903
LXIII Esposizione Internazionale di Belle Arti, Società degli Amatori e Cultori di Belle Arti. Mostra dell’Associazione degli Acquarellisti, Palazzo delle Esposizioni, Roma. Espone Il tesoretto, La terra, L’erba morta la falce e i bimbi, Il segreto dei bimbi, Anime stanche, La pietra del fonte
1904
LXXIV Esposizione Internazionale di Belle Arti, Società degli Amatori e Cultori di Belle Arti, Palazzo delle Esposizioni, Roma. Espone Ritratto( della bambina Margherita , Ritratto (della sig.na Randoni), Le vecchiette d’una casa di riposo, I cavalli, I disoccupati
Universal Exposition, St. Louis. Espone Tesoretto, Segreto dei bimbi.
1905
LXXV Esposizione Internazionale di Belle Arti della Società Amatori e Cultori di Belle Arti, Palazzo delle Esposizioni, Roma. Espone Amore di mamma, Bozzetto per il monumento “Ultimi gesti”, Capaneo, Bozzetto per fontana, Frammento del bozzetto per il monumento a Dante, Bozzetto per il monumento a Wagner, Ritratto del prof. Randone, La preghiera, Il ricordo, Ritratto del prof. J, Rusconi, A sera, Ritratto del musicista Alberto Gasco, La Pietra del fonte (reliquario), Supremo rifugio, Norvegese, Ritratto del dott. L. Tioli, Il passerotto, La famiglia umana innanzi alla morte, Il segreto dei bimbi, Ritratto del poeta S. Ruju, Rievocazione, Un solitario, Silhouette, L’erba morta, i bimbi e la falce, Studio di testa (Raccoglimento), Casa abbandonata, Studio di vecchia, Autoritratto, Incubo, Paesaggio, A sera e numerosi studi
1906
LXXVI Esposizione Internazionale di Belle Arti della Società Amatori e Cultori, Palazzo delle Esposizioni, Roma. Espone Ritratto di Francesco Vitalini, Ritratto del Sig. Tranaas, Ritratto della signorina Casciani, Colloquio di fabbri, Ritratto del comm. Lago, La zia Catina
LIII Esposizione Società Promotrice, Genova, Espone Il segreto dei bimbi, L’erba morta, la falce e i bimbi
1907
LXXVII Esposizione Internazionale di Belle Arti della Società Amatori e Cultori di Belle Arti, Palazzo delle Esposizioni, Roma. Espone Ritratto dello scultore Felci, Ritratto dello scultore Tannenbaum, Ritratto del pittore Balla, Ritratto del prof. Guarini, Ritratto del pittore Maraini
1908
Per l’Editore F.lli Treves di Milano disegna la copertina di Elettra di Hugo von Hofmannsthall
LXXVIII Esposizione Internazionale di Belle Arti, Società Amatori e Cultori di Belle Arti, Palazzo delle Esposizioni, Roma. Espone Cenerentola, Ritratto, La mia signora, Ritratto
1909
LXXIX Esposizione Internazionale di Belle Arti della Società Amatori e Cultori di Belle Arti, Palazzo delle Esposizioni, Roma. Espone La solitaria, Ritratto del dott. Federico Giolitti, Ritratto del prof. Ferruccio Montesano, Nandino, Cofanetto
VIII Esposizione Internazionale d’Arte della Città di Venezia. Espone Gli amanti (gesso)
1910
Nasce il secondogenito Giuliano
LXXX Esposizione Internazionale di Belle Arti della Società Amatori e Cultori, Palazzo delle Esposizioni, Roma. Espone Ritratto, Idillio
Intraprende il fregio Il peana delle arti per il Palazzo delle Belle Arti di Roma
1911
Nasce Anna Maria, terza e ultima figlia
Esegue La Fede per la tomba D’Ergiuù, Kiev, Ucraina
Esposizione Internazionale. Mostra del costume. Mostre retrospettive, Castel S. Angelo, Roma. Espone Il trionfo dell’arte del Rinascimento (plastico), Un ambasciatore a Roma nel 1632 (plastico),
1912
Mostra del ritratto, Circolo artistico, Roma. Espone Ritratto della moglie, Testina di marmo
Prima mostra d’arte giovanile, a cura del Comitato Artistico Nazionale, Locali comunali di via Filangeri, Napoli. Espone Testa di fabbro
1913
Esposizione Internazionale, Monaco. Espone Gli amanti
Prima Esposizione Internazionale d’arte della Secessione, Palazzo delle Esposizioni, Roma. Espone Vaso-La vita, Mio figlio, Fontana (La lira), Lampada, Gli amanti
LIX Esposizione Società di Belle Arti, Genova. Espone Cristo
1914
Seconda Esposizione Internazionale d’Arte della “Secessione”, Palazzo delle Esposizioni, Roma. Espone Sonno di bimbo, Le gemelle Azzariti, Ritratto del pittore Innocenti
Ottiene la cattedra di Ornato modellato presso l’Accademia di Belle Arti di Roma
1915
Terza Esposizione Internazionale d’Arte della Secessione, Palazzo delle Esposizioni, Roma (non espone è nel Consiglio direttivo e nella Giuria di ammissione)
Realizza la tomba Bertesi al Verano
Esposizione Internazionale Panama – Pacifico, San Francisco di California. Espone Il segreto dei bimbi (bronzo), Gli amanti (gesso)
1916
Esposizione d’arte, Sarzana. Espone Il segreto dei bimbi
IV Esposizione Internazionale d’Arte della Secessione. Palazzo delle Esposizioni, Roma. Espone Filomena, Ritratto del violoncellista Baryansky, Maschera, Simonetto
Esposizione Arte degli Alleati, Palazzo della Permanente, Milano
Monumento ad Alice Fera, Cimitero del Verano, Roma
1917
Mostra nazionale di pittura, scultura e bianco e nero “Visioni di Guerra”, Circolo Artistico Internazionale, Roma
Firma il manifesto “Rinnovando Rinnoviamoci” steso da Galileo Chini
Arruolato, viene distaccato a Villa Mirafiori con l’incarico di insegnare disegno e plastica decorativa ai mutilati
1918
Bimbi e fiori, Società Amatori e Cultori di Belle Arti, Palazzo delle Esposizioni, Roma. Espone Maschera di bimba, Passeraio, Segreto dei bimbi
1919
E’ nominato direttore artistico dello SFAGI Stabilimento fabbricazione artistica giocattoli italiani – via Ostriana 1
1922
XC Esposizione di Belle Arti della Società Amatori e Cultori, Palazzo delle Esposizioni, Roma. Espone Tripode Reliquario (ceramica), Simulacro di Cristo (terracotta), Porta Gioie (bronzo), Scontrosetta (ceramica), La Nicchia (Madonnina ceramica), Pettegolezzi (ceramica), L’Armato (ceramica), Riposo della baiadera (ceramica), Fonte Gaia (ceramica), Danzatrice (ceramica)
I Mostra primaverile di “Fiamma”, Aranciera di Villa Borghese, Roma. Espone Sorriso di bimba, Melopea (bozzetto)
Monumento ai Caduti, Pico di Caserta
1923
Esposizione italiana di belle arti, a cura del Ministero della Pubblica Istruzione, Buenos Ayres. Espone Gli scartati, L’erba morta, la falce e i bimbi, Tesoretto
XCI Esposizione di Belle Arti della Società degli Amatori e Cultori, Palazzo delle Esposizioni, Roma. Espone Ritratto della Sig.na Gasco
Prima esposizione internazionale delle arti decorative, Villa Reale, Monza. Espone Madonnina (terracotta policromata), Fontanina gaia (terracotta smaltata), Sculture, Pupi, Lampada patinata, Simulacro di Cristo, Madonnina, Figurina, Fontana

1924
LXX Esposizione Società per le Belle Arti, Genova. Espone Primavera (ceramica), Reliquario (ceramica), Vaso mistico (bronzo)
1925
Terza Biennale Romana. Esposizione Internazionale di Belle Arti, Palazzo delle Esposizioni, Roma. Espone Raccolta di medaglie moderne italiane
LXXII Esposizione Società di Belle Arti, Genova. Espone Fontanella (ceramica)
Seconda mostra internazionale delle arti decorative, Villa Reale, Monza. Espone Acquasantiera
III Mostra nazionale di “Fiamma”, Aranciera di Villa Borghese, Roma. Espone Medaglia
1926
Exhibition of Modern Italian Art, Christian Brinton, Italy America Galleries, New York, Museum of Fine of Art, Washington, Art Institute, the Legion of Honour, San Francisco. Espone The Family Idol
Exhibition of Modern Italian Art, Public Art Galleries, Brighton. Espone Il tesoretto (bronzo), Segreto dei bimbi (bronzo)
XCII Esposizione di Belle Arti. Società degli Amatori e Cultori di Belle Arti, Palazzo delle Esposizioni, Roma. Espone Statua, Tondo, (cotto), Gli amanti
XV Esposizione Internazionale d’Arte della Città di Venezia. Espone L’idolo di casa, Arabesco di danzatrice
Si inaugura il busto di Fulcieri Paulucci de’ Calboli al Pincio, Roma.
I Mostra Nazionale d’Arte Marinara, Palazzo delle Esposizioni, Roma . Espone Navigare necesse
Mostra di scultura e bianco e nero, Associazione Artistica Internazionale, Roma., Espone Rievocazione (marmo), Sonno di bimbo (marmo), Invocazione (bronzo con base di marmo)
1927
XCIII Esposizione di belle arti della Società Amatori e Cultori, Palazzo delle Esposizioni, Roma. Espone Monumento ai Caduti di Pianopoli, Arabesco di danzatrice, L’idoletto di casa
LXXV Esposizione Società per le Belle Arti, Genova. Espone L’idoletto di casa (bronzo)
II Mostra Nazionale d’Arte, Ostia
1928
LXCIV Esposizione di Belle Arti, Società Amatori e Cultori, Palazzo delle Esposizioni, Roma. Espone Madonnina (bronzo), Testa di bimbo che dorme (marmo), Testina di bimbo (bronzo), Testina di bimbo (argento), Ritratto della Signora Prini
Prima mostra dell’arte della medaglia, a cura della Società Italiana per l’Arte della Medaglia. Espone Medaglia per la Patria, Navigare necesse est, Medaglia per le madri e le vedove dei caduti, Medaglie, Madonnina, La Madonna del grano
Membro del Sindacato Industrie Artistiche, via Fontanella Borghese 28
Abita in via Oslavia, 37
1929
Prima mostra del sindacato laziale fascista degli artisti, Palazzo delle Esposizioni, Roma. Espone Clorinda, Ritratto di Giacomo Balla, Sorridente, Testa di fabbro
Esposizione Internazionale d’Arte. Sezione italiana, a cura del Sindacato Artisti, Barcellona. Espone L’idoletto di casa (bronzo)
Prima mostra d’arte del Sindacato Regionale fascista Belle Arti della Liguria, Genova. Espone Madonnina della nicchia, Amorino, Amorino, Putto
1930
Mostra del centenario della Società degli Amatori e Cultori di Belle Arti. Seconda Mostra Regionale del Lazio, Palazzo delle Esposizioni, Roma. Espone E’ primavera, La mia nipotina, Rita Caterinici
Prima mostra nazionale dell’animale nell’arte, Palazzo delle Esposizioni Giardino Zoologico, Roma. Espone Cavalli all’abbeveratoio
XVII Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia. Espone Riminiscenze (bronzo), Porta anello (bronzo)
XVII Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia. Mostra internazionale dell’orafo, Palazzo Centrale, Venezia. Espone Medaglia ai Caduti per la Patria, Medaglia per le madri dei morti in guerra, Medaglia navale”Navigare Necesse”, Coppa Meditazione (bronzo), Porta anello con base in marmo (bronzo argentato), Cenerentola (bronzo argentato)
II Mostra d’Arte del Sindacato Regionale Fascista Belle Arti della Liguria, “Alere Flammam”, Genova. Espone Gli scartati (bronzo)
1931
I Quadriennale d’Arte Nazionale, Palazzo delle Esposizioni, Roma. Espone Georgica (frammento del lunettone dell’arco trionfale ai caduti di Genova), La trincea (pannello della porta della Casa Madre dei mutilati), Bocciolino (gesso)
Inaugurazione del Monumento ai Caduti di Genova
Settimana Italiana in Atene, Atene. Espone Cenerentola
III Esposizione del Sindacato Regionale Fascista di Belle Arti, Società Promotrice di Belle Arti, Torino. Espone Caccia grossa (bronzo), Danzatrice (bronzo argentato), Riposo di Bajadera (bronzo)
Mostra Internazionale d’arte sacra, Padova
1932
Terza mostra del Sindacato fascista di Belle Arti del Lazio, Palazzo delle Esposizioni, Roma. Espone Sibilla Aleramo, Giovannuzzo, Annuccia
1933
Vendita di opere di artisti e di artigiani a parziale beneficio del comitato “Pro arte sacra”, Piazza Venezia 15, Roma. Propone Madonna con bambino (gesso patinato)
1934
XIX Biennale di Venezia. Espone La colonna della Passione (bronzo), Bambina malata (bronzo), Serenella (bronzo), L’avv. Nicoletti (bronzo)
1935
Seconda Quadriennale d’Arte Nazionale, Palazzo delle Esposizioni, Roma. Espone Giovinezza (bronzo), Ritratto di bambina (bronzo), Torso (terracotta), L’Ammiraglio Cuturi (bronzo), Sorriso di bimba (terracotta), Sonno (terracotta)
E’ membro di Giuria ai Concorsi artistici della Regina.
L’Art Italien des XIX et XX siècles, Jeu de Paume des Tuileries, Parigi. Espone Bronzes décoratifs
1936
VI Mostra del Sindacato Fascista Belle Arti del Lazio, Palazzo delle Esposizioni, Roma. Espone La malatina, Ritratto del Comm. Fioravanti, La Colonna della Passione
XX Biennale Internazionale di Venezia. Espone Maria Luisa Astaldi (terracotta), Amedeo Sarfatti (bronzo), Le stelle (bronzo), Alba (gesso patinato), Al balcone (bronzo)
1937
Esposizione collettiva, Galleria Apollo, Roma
Nominato Accademico Corrispondente dell’Accademia di S.Luca
1938
XXI Biennale di Venezia. Espone Risveglio (bronzo), Ragazza che si pettina (bronzo), Età felice (bronzo), Frammento (gesso)

1939
Exhibition of Italian Contemporary Art, dell’Esposizione Universale, New York. Espone L’Italia agricola (bassorilevo), Ragazza, Bocciolino, Al balcone
III Quadriennale d’arte nazionale, Palazzo delle Esposizioni, Roma. Espone Giovane prete (bronzo), Sera (gesso), Mattina (gesso), Nudo (gesso), Ritratto (gesso)
1940
IX Mostra del Sindacato Interprovinciale Fascista Belle Arti del Lazio, Palazzo delle Esposizioni, Roma è membro del Direttorio ma non espone
1941
Mostra d’arte alle Terme. Mostra di disegni, Piazza s. Bernardo, Roma
Inaugurazione del Monumento a C. Ciano, distrutto nel 1943.
1942
X Mostra del Sindacato Interprovinciale Fascista Belle Arti del Lazio, Roma. Espone Medaglia (bronzo)
1943
E’ nominato accademico (di merito effettivo) di San Luca, Roma
IV Quadriennale d’Arte Nazionale, Palazzo delle Esposizioni, Roma. Espone Anna (gesso), Torsetto (gesso), Torso (bronzo), Bambina (gesso)
1948
Rassegna Nazionale di Arti Figurative, Galleria d’Arte Moderna, Roma. Espone Testa di fabbro, I fabbri , Il nonno
1952
VI Quadriennale Nazionale d ‘Arte di Roma, Palazzo delle Esposizioni, Roma. Espone Le stelle (bronzo), Nudo di bimba (gesso), Bocciolino (bronzo), Risveglio (bronzo), La malatina (bronzo), Torso di giovinetta (bronzo), Anna (gesso)
1953
Mostra delle arti figurative. Esposizione dell’Agricoltura, Roma
1956
Giovanni Prini, XIV Corso di Studi Cristiani, Pro Civitate Cristiana, Assisi. Espone Giovane sacerdote
1958
Muore a Roma all’età di 81 anni
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ELENCO DELLE OPERE

Giovanni Prini
Ritratto della fidanzata Orazia Belsito, 1899
olio su tela
Collezione privata, Roma
Ettore Ximenes
Ritratto di Orazia Prini, 1900c.
carboncino su carta
Collezione privata, Roma

Giovanni Prini
Autoritratto, inizi XX sec.
carboncino e pastello su carta
Accademia Nazionale di San Luca, Roma 
Ettore Ximenes
Ritratto di Giovanni Prini, inizi XX sec.
carboncino e pastello su carta
Collezione privata, Roma
Giacomo Balla
Nello specchio, 1902
olio su tela
Galleria Nazionale d’arte moderna e contemporanea

Intorno al giovane scultore Prini, che cominciava ad essere molto stimato, gravitavano alcuni giovani pieni di promettenti qualità (…) Boccioni aveva scoperto un altro scultore, Duilio Cambellotti, uomo intelligente e riflessivo il quale, come Basilici, era un grande ammiratore del pittore tedesco Otto Greiner e degli artisti di Monaco in generale (…) Altro luogo di riunione era il fonditore di Prini (…) C’era là vicino un oste campagnolo (eravamo alle Tre Madonne che era campagna a quell’epoca), (…) Balla fece là uno dei suoi quadri più belli: Nello specchio, dove sono rappresentati lo scrittore Max Vanzi, la signora Prini e lo stesso Balla. (Gino Severini, La vita di un pittore, Feltrinelli 1983)

Giacomo Balla
Ritratto femminile/A passeggio a villa Borghese, 1903c.
olio su tela
Collezione privata, Genova
Giovanni Prini
Primo ritratto di Orazia, 1904
terracotta
Collezione privata, Roma

Domenico Baccarini
I ricevimenti in casa Prini, 1904
disegno a contè chiaroscurato a carboncino
Pinacoteca Comunale, Faenza

Negli ultimi anni della mia vita a Roma venne tra noi un giovane scultore romagnolo che si chiamava Baccarini. Veniva, credo, da Faenza, sua città natìa, dalla quale era fuggito con una bellissima giovanetta popolana perché questa era incinta.[…]

Gino Severini, La vita di un pittore, Feltrinelli 1983


Duilio Cambellotti
Conca dei cavalli, 1914-17
bronzo
Collezione Elena e Claudio Cerasi, Roma

Duilio Cambellotti
Nudo, 1904c.
pastello su carta
Collezione privata, Roma
Giacomo Balla
Elisa al cancello (bozzetto), 1904c.
tecnica mista su carta
Collezione privata, Roma
Gino Severini
Autoritratto, 1904
pastello su carta
Collezione privata, Roma
Giovanni Prini
Ritratto di Giacomo Balla, 1904
gesso
Casa Balla, Roma

Mario Sironi
Ritratto di Orazia Prini , 1904c.
matita su carta
Collezione privata, Genova
 
Mario Sironi
Ritratto maschile , 1904c.
matita su carta
Collezione privata, Genova
Giacomo Balla
Villa Borghese, 1905
olio su tela
Collezione privata, Roma

Gino Severini
Giovane ragazza in blu, 1905
olio su tela
Collezione privata, Roma

Ma la signora Prini vivacissima e graziosa e un po’ malignetta ci guardava continuamente e finì per venirmi a dire col tono più naturale del mondo: “Suppongo Severini che lei farebbe volentieri il ritratto di questa bella signorina”. C’è da immaginare in quale imbarazzo ci mise tutti. Ma la signora Prini imperterrita continuò rivolta alla madre che era lì vicino: “Lei signora paga la nota dei colori, la signorina posa, Severini fa il ritratto e tutti sono contenti, che gliene pare?”

Gino Severini, La vita di un pittore, Feltrinelli 1983

Domenico Baccarini
La moglie di Giovanni Prini, 1906
disegno a matita contè e carboncino su carta bianca
Pinacoteca Comunale, Faenza

Giovanni Prini
Sibilla Aleramo, 1905c.
olio su tela
Collezione privata, Roma

Duilio Cambellotti
Bozzetto preparatorio per diploma del Ministero
dell’Agricoltura, Industria e Commercio, 1906c.
china
Collezione privata, Roma

Adolfo De Carolis
Il timone, 1908
xilografia a due legni
Collezione privata, Roma

Raoul Dal Molin Ferenzona
Maggio, 1910c.
olio su tela
Collezione privata, Roma

Raoul Dal Molin Ferenzona
Luglio, 1910c.
olio su tela
Collezione privata, Roma
Duilio Cambellotti
Conca dei bufali, 1910c.
terracotta
Collezione Flavio Giosi, Roma
Raoul Dal Molin Ferenzona
Autoritratto, 1910-15
acquerello
Collezione privata, Roma
Luigi Russolo
Ritratto di Gino Severini, 1912
tecnica mista
Collezione privata, Roma

Giovanni Prini
Mia moglie, 1914c.
terracotta
Collezione privata, Roma

Giuseppe Rondini
Lo studio di Prini al Corso Umberto, 1915
olio su tela
Collezione privata, Roma

Mario Sironi
Ballerina, 1916c.
carboncino e biacca
Collezione privata, Roma

Arturo Dazzi
Studio per monumento alla Vittoria, 1916
pastello su carta
Collezione privata, Roma

Giacomo Balla
Disfacimento autunnale, 1918
pastello su carta
Collezione privata, Roma
Alberto Gerardi
Portafiori, 1920c.
ferro battuto e vetro
Collezione privata, Roma
Giovanni Prini
Rondine, 1921
terracotta smaltata e invetriata
Collezione privata, Roma
Mary Pandolfi de Rinaldis
Vaso con uccelli, 1925c.
ceramica
Collezione privata, Roma
Giovanni Prini
Coppia di poltroncine, 1926
legno di noce
Collezione privata, Roma
Giovanni Prini
Tavolo allungabile, 1926
legno di noce
Collezione privata, Roma

Giovanni Prini
Credenza, 1926
legno di noce
Collezione privata, Roma
Giovanni Prini
Mobiletto, 1928
legno di noce
Collezione privata, Roma

Giovanni Prini
Bambine sedute, 1900c.
bronzo
Collezione privata, Roma

Giovanni Prini
Bimba seduta, 1900c.
terracotta patinata
Collezione privata, Roma
Giovanni Prini
L’erba morta, la falce e i bimbi, 1902
bronzo
Collezione privata, Roma

Giovanni Prini
Segreto di bimbi, 1902c.
bronzo
Collezione privata, Roma

Giovanni Prini
La pietra del fonte (bozzetto per la tomba Morselli),1902
gesso
Collezione privata, Roma

Giovanni Prini
L’alba e il tramonto, 1903
gesso
Pinacoteca Comunale (donazione Golfieri), Faenza

Giovanni Prini
Zappatori, 1903c.
bronzo
Collezione privata, Roma
Giovanni Prini
Le vecchiette di una casa di riposo, 1903c.
bronzo
Collezione privata, Roma
Giovanni Prini
Cavalli alla fonte (Gli scartati), 1903-4
bronzo
Collezione privata, Roma
Giovanni Prini
Ritratto di bambina, 1903-5c.
bronzo dorato
Galleria d’arte moderna, Roma
Giovanni Prini
Il passerotto, 1904
bronzo
Collezione privata, Roma

Giovanni Prini
Maternità, 1904-5c.
bronzo
Collezione Alessio Ponti, Roma

Giovanni Prini
Ritratto di giovinetta, 1904-5c.
marmo
Collezione privata, Roma-Ravenna
Giovanni Prini
Offerta, 1905c.
metallo
Collezione privata, Roma
Giovanni Prini
Figura femminile con manto e cappuccio, 1905c
gesso patinato nero
Collezione privata, Roma
Giovanni Prini
Cenerentola, 1907c.
gesso patinato
Collezione privata, Roma
Giovanni Prini
Testa di fabbro, 1907
gesso patinato
Collezione privata, Roma
Giovanni Prini
La parolina all’orecchio, 1908c.
bronzo
Collezione privata, Roma
Giovanni Prini
Amanti, 1909c.
bronzo
Collezione privata, Roma
Giovanni Prini
Amanti, 1909c.
gesso patinato
Collezione privata, Roma

Giovanni Prini
Amanti, 1909c.
bronzo patinato
Collezione privata, Genova 
Giovanni Prini
Ritratto di Lisa, 1910
gesso patinato
Collezione Hermanin, Roma
Giovanni Prini
Ritratto di Pio Piacentini, 1908c.
bronzo
Collezione eredi Piacentini
Giovanni Prini
Maschera, 1912
bronzo
Collezione Palazzo del Quirinale, Roma
Giovanni Prini
Simulacro di Cristo, 1920c.
bronzo
Collezione privata, Genova 
Giovanni Prini
Invocazione (studio per monumento a Eleonora Duse), 1920c.
bronzo
Collezione privata, Roma

Giovanni Prini
L’idolo di casa, 1925
bronzo
Collezione privata, Roma

Giovanni Prini
Idoletto, 1925
bronzo, base in legno
Collezione privata, Roma
Giovanni Prini
Nudo femminile disteso, 1925c.
gesso
Collezione privata, Roma

Giovanni Prini
Danzatrice, 1926c.
bronzo
Collezione privata, Roma
Giovanni Prini
Bozzetto per la porta della Casa madre dei mutilati, 1927
gesso patinato
Collezione privata, Roma

Giovanni Prini
Il riposo del cacciatore, 1927
bronzo
Collezione privata, Genova 
Giovanni Prini
Concertino, 1927
bronzo argentato
Collezione privata, Genova 
Giovanni Prini
Il riposo della baiadera, 1928c.
bronzo
Collezione privata, Roma

Giovanni Prini
Caccia grossa/Amore solitario, 1928-29
bronzo
Collezione privata, Genova 
 
Giovanni Prini
Amore guerriero, 1928-29
bronzo
Collezione privata, Genova 
Giovanni Prini
Riposo della viandante, 1929
bronzo
Collezione privata, Roma

Giovanni Prini
La mia nipotina, 1929
gesso patinato
Collezione privata, Roma

Giovanni Prini
Cristo e i bambini, 1930
gesso patinato
Collezione privata, Roma
Giovanni Prini
Bocciolino, 1931c.
bronzo
Collezione privata, Roma

Giovanni Prini
Serenella, 1933c.
bronzo
Collezione privata, Roma

Giovanni Prini
Le stelle, 1934
gesso patinato
Collezione privata, Roma

Giovanni Prini
Ritratto di bambina, 1934
bronzo
Galleria d’arte moderna, Roma
inv. AM 1068
Giovanni Prini
Torso (busto muliebre), 1935
bronzo
Galleria Nazionale d’arte moderna e contemporanea

Giovanni Prini
Bozzetto per la porta della Chiesa dei SS. Pietro e Paolo, Roma, 1939
bronzo
Collezione privata, Roma

Giovanni Prini
Ritratto di Giovannella, 1942
bronzo
Collezione privata, Roma
Giovanni Prini
Figura femminile, 1900c.
matita, sanguigna e carboncino
Collezione privata, Roma
Giovanni Prini
Uomo con la falce, 1900c.
carboncino su carta
Collezione privata, Roma

Giovanni Prini
Notturno, Viandante, 1900c.
carboncino e pastello su carta
Collezione privata, Roma

Giovanni Prini
Donna e bambino fra i pagliai, 1900c.
carboncino su carta incollata su cartoncino
Collezione privata, Roma
Giovanni Prini
Campagna, 1900c.
olio su carta
Collezione privata, Roma

Giovanni Prini
Donna e bambini in campagna, 1900c.
pastello su carta
Collezione privata, Roma

Giovanni Prini
Campagna arata, 1900c.
carboncino su carta
Collezione privata, Roma

Giovanni Prini
Notturno, Innamorati sulla panchina, 1900c.
carboncino su carta
Collezione privata, Roma
Giovanni Prini
Ritratto di Orazia, 1900c.
carboncino su carta
Collezione privata, Roma

Giovanni Prini
Cristo, 1902
pastello su carta
Collezione privata, Roma
Giovanni Prini
Zappatori, 1903c.
pastello su carta
Collezione privata, Roma
Giovanni Prini
Paolo e Francesca, 1904
sanguigna su carta
Collezione privata, Roma

Giovanni Prini
Innamorati su una panchina, 1904c.
olio su carta
Collezione privata, Roma

Giovanni Prini
Donna tra i pioppi, 1904
tecnica mista su cartoncino
Collezione privata, Roma

Giovanni Prini
Amanti, 1904-5
inchiostro e tempera su carta
Collezione privata, Roma
Giovanni Prini (attrib.)
Cipressi, 1904-5c.
pastello su carta
Riccardo Mazzitelli Roma
Giovanni Prini
Notturno, donna davanti a una panchina, 1905c.
carboncino su carta
Collezione privata, Roma

Giovanni Prini
Soggetto allegorico, 1905c.
inchiostro su carta
Collezione privata, Roma
Giovanni Prini
Notturno – Cipresso e casa,1905
carboncino e pastello su carta
Collezione privata, Roma

Giovanni Prini
La vita, 1912c.
gesso patinato
Collezione privata, Roma

Giovanni Prini
Lampada, 1912c.
gesso patinato e vetro
Collezione privata, Roma

Giovanni Prini
Bimbo con rospo, 1912
gesso dipinto
Collezione privata, Roma

Vittorio Grassi
Gnomo basculante, 1914c.
legno, panno rosso, gesso
Collezione privata, Roma

Duilio Cambellotti
La mandria (14 pezzi), 1915-18
legno dipinto
Archivio dell’opera di Duilio Cambellotti presso Galleria Russo, Roma

Giovanni Prini
Amanti, 1918c.
ceramica con colature
Collezione Bassi, Roma

Giovanni Prini
Amanti, 1918c.
ceramica
Galleria Berardi, Roma
Giovanni Prini
Preghiera, 1918c.
ceramica
Collezione privata, Roma
Giovanni Prini
Maschera, 1917-22
ceramica policroma
Collezione privata, Roma

Giovanni Prini
Orante, 1920
Manifattura S.I.P.L.A.
ceramica
Collezione privata, Roma
Giovanni Prini
Giocattoli , 1920c.
realizzati dalla S.F.A.G.I .
cartapesta e legno
Collezione privata, Roma
Giovanni Prini
Giocattoli , 1920c.
realizzati dalla S.F.A.G.I.
cartapesta e legno
Collezione privata, Roma

Giovanni Prini
Birilli, 1920c.
legno dipinto
Collezione privata, Roma

Giovanni Prini
Simulacro di Cristo (Lampada votiva), 1920c.
ceramica
Collezione privata, Roma
Giovanni Prini
Giocattoli, 1920c.
realizzati dalla S.F.A.G.I.
cartapesta e legno
Collezione privata, Roma
Giovanni Prini
Giocattoli,1920c.
realizzati dalla S.F.A.G.I.
cartapesta e legno
Collezione privata, Roma
 
Giovanni Prini
Rondine, 1921
terracotta smaltata e invetriata
Collezione Mario Antonini, Roma

Giovanni Prini
Rondine, 1921
gesso patinato nero
Collezione privata, Roma

Giovanni Prini
Primavera, 1921
gesso patinato
Collezione privata, Roma

Giovanni Prini
Primavera, 1921
maiolica invetriata
Collezione privata, Roma
Giovanni Prini con il figlio Giuliano
Disegno per copriteiera 1923
matite colorate
Collezione privata, Roma

Giovanni Prini
Ricamo per copriteiera, 1923
lana su tessuto
Collezione privata, Roma

Giovanni Prini
Mobiletto, 1928
legno dipinto
Collezione privata, Roma
Giovanni Prini
Coppia di scaffali, 1930
legno dipinto
Collezione privata, Roma

Giovanni Prini
Gli Amanti, 1909-1913
marmo
inv. AM 147

Acquistata nel 1926 alla XCII Esposizione della Società Amatori e Cultori di Belle Arti di Roma. Dell’opera che conobbe un’ampia fortuna critica Prini realizzò repliche di dimensioni e tecniche diverse, traducendola in ceramica, in gesso e bronzo. I contatti maturati dall’artista nell’ambiente romano nel primo decennio del secolo determinarono l’abbandono delle prime formule di derivazione impressionista per una maggiore saldezza formale. Il tema maturato nel clima internazionale tardo ottocentesco denota nella posa e nel linearismo tendente all’astrazione, l’influenza del Bacio di Klim esposto a Roma in occasione dell’esposizione del 1911.

Giovanni Prini
Le gemelle Azzariti, 1913
bronzo patinato
inv. AM 139

Acquistata nel 1914 alla Seconda Esposizione Internazionale d’Arte della Secessione, l’opera ritrae a grandezza naturale Diana e Ivonne, figlie del generale Azzariti nate nel 1908 a Roma. Le piccole modelle, fedelmente rappresentate con particolare finezza psicologica, rientrano nella vasta produzione di Prini dedicata ai soggetti legati al mondo infantile.

Giovanni Prini
Ritratto di bambina, 1910-1920
bronzo dorato
inv. AM 1463

Esposta e acquistata in occasione della IV Quadriennale del 1943 l’opera mostra nella scelta del soggetto, nell’uso di una tecnica rapida e nel formato, un’attenzione alla lezione simbolista ed impressionista di Medardo Rosso a cui si accompagna l’interesse per dato psicologico del soggetto, che l’artista indaga e interpreta attraverso l’espressione intensa del volto della bambina.

Giovanni Prini
Passo di giovinezza, 1934
gesso dipinto
Collezione privata, Roma
 
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Giovanni Prini e il potere del sentimento

di Maria Paola Maino

Gino Severini: “la sua intelligenza, la sua cordialità, un modo di fare semplice, ed anche una innegabile bontà, gli valevano molte simpatie e amicizie” (Gino Severini, La vita di un pittore, Milano 1983).

Anna Maria Damigella: “a Roma l’avanguardia è impersonata dall’impressionismo bistolfiano, aggiornato su Medardo Rosso, del giovane Prini”, l’autrice definisce Cambellotti “antisentimentale” e “l’idea sociale espressa dall’opera di Prini è sentimentale, letteraria e discende dalla matrice umanitaria torinese…” (A. M. Damigella, Idealismo e socialismo nella cultura figurativa romana del primo 900: Duilio Cambellotti, Estratto da “Cronache di Archeologia e di Storia dell’arte”, n. 8, Catania 1969).

Mario Quesada: “Dolce, malinconico, con un vivo sentimento della morte… vicino ai giovani, ne protegge la formazione e ne incoraggia i risultati nel proprio studio e dalle cattedre di Plastica decorativa alla Scuola superiore di architettura e di ornato presso l’Accademia di Roma” (M. Quesada, G. Prini in Roma 1934, catalogo della mostra a cura di G. Appella, F. D’Amico, Modena 1986).

Maurizio Fagiolo Dell’Arco: “I miei incontri con Giovanni Prini risalgono ormai a un terzo di secolo fa. Nel 1967, con le signorine Luce e Elica, appassionatissime, percorremmo molte strade e visitammo le case di mezza Roma […] Presso gli eredi dell’antico amico Giovanni Prini fotografammo una dozzina di pezzi importanti. Ma soprattutto imparai a conoscere Giovanni Prini” (M. Fagiolo Dell’Arco, Incontro con Prini in Giovanni Prini. Dal simbolismo alla Secessione 1900-1916, catalogo della mostra a cura di F. Matitti e Maurizio Fagiolo Dell’arco, Roma 1998).

Tra tutti gli amici della sua giovinezza e frequentatori del salotto animato da sua moglie Orazia: Giacomo Balla, Duilio Cambellotti, Umberto Boccioni, Gino Severini, Giovanni Prini è l’unico al quale non è stata dedicata fino a ora una mostra in un’istituzione pubblica; storici dell’arte e critici che hanno approfondito il Novecento romano tra il 1970 e il 2000, come Anna Maria Damigella, Maurizio Fagiolo e Mario Quesada, lo hanno amato e studiato a fondo ma non sono riusciti a dedicargli un evento pubblico.

Quindi questa si può considerare la prima esposizione esaustiva, arricchita da una grande quantità di opere inedite che farà conoscere al grande pubblico un artista a torto dimenticato.

Un ringraziamento profondo va soprattutto a Anna e Giovanna Prini e Daniele Sette nipoti dell’artista, che per anni hanno custodito le opere e l’archivio mantenendo viva la memoria del loro affettuosissimo nonno.

 
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Le case di Prini di Irene de Guttry

Palazzo Lanzavecchia in via Nomentana

Prini arriva a Roma alla fine del 1899. Trova una città in gran fermento, cantieri aperti ovunque. La capitale in rapida crescita attira con le sue potenzialità non solo i “piemontesi” al seguito di casa Savoia, ma artisti, imprenditori, artigiani e operai da ogni parte del paese in cerca di fortuna; la popolazione in trent’anni è raddoppiata, conta ormai quasi mezzo milione di abitanti. Prini raggiunge la fidanzata Orazia Belsito, figlia del comandante della Marina Mercantile Giuseppe Belsito che da Genova si è trasferito con la famiglia nella capitale, forse1 proprio per favorire la carriera artistica del futuro genero. Abitano in una “casa d’affitto” di recente costruzione in via Nomentana 44 (già 32), un tipico falansterio umbertino a intonaco color ocra, nobilitato, come vuole il gusto del momento, da eclettiche citazioni cinquecentesche, timpani soprafinestre, lesene a bugnato, fregi, colonne e capitelli, composto da botteghe al piano terreno e appartamenti ai cinque piani superiori. Il palazzo in quel quartiere che ancora non esiste (il parco di Villa Patrizi è stato appena lottizzato)2, lo ha costruito il piemontese Lando Lanzavecchia3, acquirente del lotto ad angolo con il nuovo viale della Regina. Un’operazione speculativa a quanto pare mal riuscita dato che a costruzione ultimata, nel 1893, con il sopravvento della “grande crisi” che colpisce l’edilizia, la proprietà passa alla Banca di Genova; il che spiegherebbe la scelta del comandante Belsito. I lotti contigui sono ancora terreni incolti: di fronte, la Villa Berlingieri progettata da Pio e Marcello Piacentini sorgerà nel 1912; cento metri più in là, a piazza Galeno, lo scultore Ettore Ximenes non ha ancora cominciato a costruire il suo villino, gioiello del Liberty italiano. Dunque la prima casa romana di Prini, dove lui ha anche il proprio studio in una delle botteghe aperte su viale della Regina, è una casa nuova, lontana dal centro, quasi in aperta campagna. Ma le distanze non lo spaventano, del resto via Nomentana è ben collegata, già dal ’98 è in funzione il tram a trazione elettrica che da Porta Pia raggiunge via Nazionale. Giovanni e Orazia si sposano nel 1901 e la loro casa diventa molto presto un ritrovo di artisti e intellettuali animati da idee progressiste e umanitarie. Oltre agli amici più stretti, Giacomo Balla e Duilio Cambellotti, la frequentano Mario Sironi, Nino Bertoletti, Giovanni Cena, Gino Severini, Raoul dal Molin Ferenzona e tanti altri di passaggio nella capitale. “I sabati della signora Prini”, così si intitola un disegno di Domenico Baccarini, sono celebri e molto ambiti.

Via Germanico

Non è chiaro cosa abbia spinto la giovane coppia a lasciare palazzo Lanzavecchia. Forse l’ assenza del comandante Belsito, perennemente in viaggio, intento a tessere relazioni commerciali nei paesi dell’Estremo Oriente. Come che sia nel 1906 i coniugi Prini con il loro primo figlio, Ferdinando4, si trasferiscono in via Germanico 198. Anche in questo caso il fabbricato dove abitano è di recente costruzione. I Prati di Castello, di là dal Tevere, considerati zona a rischio per via delle periodiche inondazioni del fiume, erano rimasti esclusi in un primo tempo dalla pianificazione della città diventata capitale. Solo negli anni Ottanta, quando inizia la costruzione dei muraglioni d’argine, i Prati diventano terreni fabbricabili destinati a “intensivi” e a “villini”. Un nuovo Piano regolatore ne determina il tracciato viario e il Comune provvede a collegarli alla città storica con i ponti Umberto I e Regina Margherita. Nell’89 la posa della prima pietra del magniloquente Palazzo di Giustizia, sede dei tribunali, segna l’inizio dello sviluppo del nuovo quartiere. I primi edifici, come contemporaneamente avviene fuori Porta Pia, sono “case d’affitto”. Quella di via Germanico 198 ad angolo con la via Paolo Emilio, viene costruita nel corso dell’ultima decade del secolo da un’impresa privata5. E’ un edificio sobrio, a intonaco chiaro caratterizzato dal bugnato a fasce continue al piano terreno e dalla semplice ringhiera in ferro che guarnisce i balconi. I Prini vi abitano per vent’anni, è lì che nascono gli altri due figli, nel 1910 Giuliano e nell’11 Anna6. Lo scultore che con la realizzazione del Peana dell’arte, il fregio centrale del Palazzo delle Belle Arti inaugurato in occasione delle celebrazioni per il cinquantenario dell’Unità d’Italia, si è fatto conoscere dal grande pubblico, è molto richiesto, la lista dei suoi lavori, che siano opere destinate alle tante esposizioni cui partecipa, o ritratti o monumenti funebri realizzati per la committenza privata, è lunghissima. Prini lavora nel proprio studio: dai documenti conservati nell’Archivio Prini risulta che questo avesse sede dal 1909 in via Flaminia 54 o 65 e in seguito, dal 1914, in via del Corso 504. Ma i cambiamenti di destinazione d’uso dei locali corrispondenti a questi indirizzi impediscono oggi di verificare la correttezza di tali indicazioni.

Via Oslavia

Dopo la Grande Guerra l’attività edilizia che aveva subito una battuta d’arresto riprende intensa. Secondo il Piano regolatore del 1909 elaborato dall’ingegnere Edmondo Sanjust di Teulada l’area a Nord del quartiere Prati, Piazza d’Armi, dove si tengono le esercitazioni militari, è destinata principalmente alla costruzione di fabbricati intensivi; essendo i terreni di proprietà pubblica (ceduti dallo Stato al Comune nel 1907), la pianificazione non è condizionata dalle consuete speculazioni fondiarie private. Il piano prevede un’edilizia a prezzi contenuti e un impianto stradale di vasto respiro alla Haussmann: grandi viali si dipartono a raggiera dalla centrale piazza Mazzini. Nel nuovo quartiere che prende il nome Della Vittoria (in seguito, sotto il fascismo, si chiamerà Delle Vittorie) si comincia a costruire negli anni Venti. Numerosi fabbricati vengono realizzati dall’ICP, l’Istituto delle Case Popolari, benemerito ente fondato dal socialista Luigi Luzzatti per la realizzazione di abitazioni da dare in affitto a prezzi calmierati. Per una recente disposizione l’ente riserva una piccola quota dei suoi alloggi agli artisti residenti a Roma7. A Prini viene assegnato un appartamento e uno studio nel grande fabbricato che occupa l’intero isolato tra via Paulucci de Calboli, via Oslavia e via Vodice. A costruzione ultimata, nel 1926, vi si trasferisce. La casa è in via Oslavia 37, lo studio in via Vodice, nel lato corto del fabbricato. Tutto intorno ponteggi e impalcature, un’immagine ormai abituale per lo scultore che osserva la città nel suo divenire: di fronte allo studio è in costruzione un nuovo palazzo dell’ICP, quello di via Oslavia 39b dove verrà assegnato un alloggio a Giacomo Balla8. Alla casa di Prini l’autorevole rivista “La Casa bella”9 dedica nel ’28 un articolo illustrato fra l’altro da una fotografia della stanza da pranzo, un ambiente caldo e accogliente arredato con i mobili che lui stesso ha progettato. Inizia allora, con la realizzazione delle sculture per la Casa Madre dei Mutilati, l’intenso rapporto di collaborazione con l’architetto Marcello Piacentini.

Viale Pinturicchio

Nel 1937 Prini si trasferisce ancora una volta e finalmente in una casa tutta sua dove resterà fino alla fine dei suoi giorni. Quasi volesse tenersi sempre ai margini della città mentre questa inesorabilmente cresce “a macchia d’olio”, ha acquistato un appartamento in un fabbricato appena ultimato in viale Pinturicchio, una delle tre arterie che si dipartono dalla piazza Gentile da Fabriano sulla riva sinistra del fiume. Questo spicchio del quartiere Flaminio, destinato dal Piano Sanjust ad abitazioni intensive, si sviluppa nella seconda metà degli anni Trenta. E’ tutto un susseguirsi di anonimi palazzoni alti nove piani, che si distinguono l’uno dall’altro solo per la forma dei balconi e il colore dell’intonaco. Si tratta di edilizia popolare di buona fattura e di prezzo contenuto ed è quel che conta per Prini: all’epoca non c’è artista per quanto affermato che sia diventato ricco con il proprio lavoro. Di là dal Tevere si sta ultimando la costruzione del grande complesso sportivo del Foro Italico. Da casa Prini che è al settimo piano di viale Pinturicchio 94 (negli anni Sessanta la numerazione cambia e il civico 94 diventa 214) se ne gode la vista. L’appartamento10 è vasto e ospita tutta la famiglia, tre generazioni: Orazia e Giovanni e i loro figli, Nando con la moglie e la figlia Anna e Giuliano, con la moglie e la figlia Giovannella che nasce in questa casa poco dopo che vi si sono installati. L’arredo è sostanzialmente lo stesso di via Oslavia; una stanza è riservata al “salottino cinese” che il comandante Belsito aveva riportato dall’Oriente. Orazia che da sempre ha interessi letterari e scrive, ha un proprio studiolo . Quanto a Giovanni ha conservato lo studio in via Vodice ed è lì che si reca ogni giorno a lavorare. La serenità dei primi anni trascorsi nella nuova abitazione ha presto fine. Prima Giuliano poi Ferdinando muoiono in guerra. Prini inconsolabile trae conforto dalla religione, la prima opera che realizza alla fine del conflitto è la Pietà per la Cappella della Divina Sapienza, una raffigurazione del dolore di intensa spiritualità. Da allora in poi si dedica esclusivamente all’arte sacra.

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1 Lo suggerisce Flavia Matitti nel suo documentatissimo saggio La vita e le opere in Giovanni Prini – Dal Simbolismo alle Secessioni 1900-1916, catalogo della mostra, Roma 1998
2 Il marchese Francesco Patrizi lottizza e vende la tenuta di famiglia che si estende da Porta Pia a Villa Torlonia dopo l’entrata in vigore del Piano regolatore del 1883 che destina a residenza le zone fuori dalle porte della cinta muraria
3 Lando Lanzavecchia ottiene la licenza di costruzione del fabbricato (alto 24 metri) il 5/11/1887. Il progetto è firmato dall’architetto Vincenzo Benvenuti e dall’ingegnere Piero Paolo Quaglia. Ottenuta la licenza Lanzavecchia intraprende subito i lavori. Il 12 ottobre 1893, si legge in un documento conservato all’Archivio Storico Capitolino ( Fondo Titolo 54 Prot. 68584/1893; Fondo I.E. 4440/1888), la Banca di Genova “attuale proprietaria del Palazzo in via Nomentana, già proprietà del sig. Lando Lanzavecchia richiede al Comune gli originali del progetto approvato nel 1887”.
4 Ferdinando nasce nel 1902
5 La ditta Ronchetti-Stradella fa richiesta di licenza di costruzione di un “fabbricato ad uso abitazione civile composto da piano terreno ad uso botteghe con sottoposte cantine e cinque piani soprastanti” in via Germanico angolo via Paolo Emilio e via Fabio Massimo, il 10 agosto 1887. La licenza viene concessa il 26 agosto 1887. Dirige i lavori: l’architetto Ferdinando Mazzanti.(Archivio Storico Capitolino, Fondo Titolo 54, prot. 26071/1898).
6 Anna, l’amatissima bambina tante volte ritratta, morirà a 11 anni di meningite. Prini costruisce un mobile chiamato da lui e da Orazia “il sacrario”, che sarà sempre nella loro stanza da letto, per conservare ritratti, fotografie e oggetti ricordo della bambina.
7 Di questa disposizione beneficia anche lo scultore Duilio Cambellotti cui viene assegnato un alloggio e uno studio nel fabbricato ICP in piazza Perin del Vaga.
8 Questo palazzo ICP, progettato da Innocenzo Sabbatini, ottiene la licenza di costruzione il 24 giugno 1927 (Archivio Storico Capitolino, Fondo I.E. prot 30012/1926).
9 U. Ortona, La casa e lo studio di Giovanni Prini, “La Casa bella”, maggio 1928. Fonda la rivista, il cui primo numero esce nel gennaio di quell’anno, lo storico dell’arte Guido Marangoni, promotore delle Biennali di arte decorativa di Monza. Alla rivista collabora in veste di critica d’arte Orazia Belsito.
10 In un contratto conservato nell’Archivio Prini si legge che l’appartamento è stato acquistato dalla Società La Giuliana.

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Giovanni Prini

e il potere del sentimento

Maria Paola Maino

Non esistono artisti minori esistono artisti buoni o cattivi (1)

Il 900 non ha ancora finito di raccontare tutte le sue storie, qui si racconta la storia delle arti minori di uno scultore …

La prima opera pubblicata ed esposta a Torino nel 1898 (2) è una bimba in gesso ben ritta su un alto piedistallo decorato con arabeschi art nouveau e intitolata misteriosamente Le Spose del signore, rivela già la strada maestra della vocazione dell’artista: l’amore per l’infanzia e l’afflato mistico.

Pur utilizzando le stesse iconografie del verismo pittorico ottocentesco sulla maternità e la prima infanzia Prini riesce a sdoganare la leziosità sentimentalistica di questi temi creando opere non sdolcinate. Se si guarda la famosa opera, ancora sotto l’influenza bistolfiana, Il segreto dei bimbi si capisce che l’autore prende i piccoli sul serio, è come se la categoria bambini fosse uno dei temi del Socialismo umanitario: i vecchi, gli scartati, i poveri, i lavoratori. È il tema della dignità umana. È coevo di Maria Montessori che fa della dignità del fanciullo la sua bandiera,proprio nello stesso periodo Maria lavora all’apertura dei suoi asili nelle case popolari a Roma, entrambi provengono dall’adesione al Socialismo umanitario.

Sono attenti all’infanzia e relati tra loro: Balla e Prini legati da profondissima amicizia, Balla e suo cognato Alessandro Marcucci il pedagogo creatore delle Scuole per Contadini, la scrittrice Sibilla Aleramo (3) amica di Orazia e Maria Montessori amatissima da Randone (4), ritratto dall’artista nel 1904, tutti presenti agli incontri alle Mura e ai famosi pomeriggi del sabato (5). Severini scrive: “I sabati della signora Prini, dove poi condussi anche Boccioni e Collini, erano frequentati dalle personalità artistiche giovani sulle quali si contava di più in quel tempo”. Vi si intrecciavano forti legami e sodalizi come con Marcello Piacentini (6) destinati a durare negli anni e i coniugi Prini sostenevano moralmente ed economicamente gli amici, come testimoniano l’ospitalità al giovanissimo Baccarini o le cartoline di Boccioni e Sironi che da Parigi nel 1906 chiedono aiuto. Nel salotto si potevano ottenere anche nuovi lavori: “la signora Prini vivacissima, graziosa, e un po’ malignetta” (7) convince un ospite a commissionare un ritratto al giovane Severini povero in canna.

Nel secondo decennio del ’900 le polemiche e anche le risse dividono futuristi e passatisti, nel salotto Prini molti artisti sono partiti, altri sono morti, cinquant’anni dopo in un documentario realizzato da Alessandra Mann, Orazia oramai molto anziana racconta che nel suo salotto Marinetti faceva (11) nascere il movimento futurista, ma…. Non c’è traccia di questa presenza nei ricordi scritti degli artisti. Prini e Cambellotti non aderiscono al futurismo, sono pacifisti, non provengono dalla borghesia come Marinetti, il padre di Cambellotti è un modesto intagliatore del legno e la madre di Prini è un’ombrellaia, non hanno soggiornato a Parigi, pur originalmente interpretandola si tengono ancorati alla realtà.

Dal 1913 le mostre delle Secessioni a Roma (8) rimescolano le carte e offrono un eccitante panorama internazionale, Prini si avvicina alle arti decorative esponendo un vaso, La vita, e una lampada entrambi frutto degli studi e riflessioni sulla scultura classica e michelangiolesca che Prini aveva approfondito per la realizzazione del Fregio per la Galleria Nazionale d’Arte Moderna del 1911. Corpi femminili nudi si intrecciano e si avviluppano intorno alle due opere riuscendo mirabilmente a fondere scultura e decorazione.

La grande mattanza della prima guerra mondiale mette fine alla Belle Epoque, un radicale bisogno di cambiamento in tutti i campi urge dal 1918 in poi. In Italia e quindi anche a Roma si rimettono in moto attività commerciali comprese quelle artistiche dedite alla decorazione, alla ceramica, agli arredi.

Gli imprenditori e le fornaci che avevano lavorato in questi ambiti prima della guerra adesso fondano società, associazioni e cooperative per produrre oggetti moderni e si affidano agli artisti capaci di interpretare il gusto contemporaneo.

La concezione accademica che ci fosse un’arte “alta” e una “bassa” era stata messa in discussione già ai tempi di William Morris e dell’Art nouveau: l’artigiano era artista o l’artista era artigiano, all’inizio del ’900 Balla è il primo che disegna mobili per la sua casa, vestiti e ogni sorta di complementi di arredo (9), nel 1914-5 con il manifesto Ricostruzione futurista dell’universo redatto con Depero si definisce una teorizzazione che verte sui complessi plastici, meccanici, musicali, rumoristi ecc.(10). Dal 1916 la presenza dei Balletti Russi a Roma che ingaggiano Balla e Depero per scenografie e costumi disvela per loro nuovi possibili scenari (11). Nel 1917 Galileo Chini promuove il manifesto Rinnovando Rinnoviamoci al quale aderiscono in 34 tra architetti, decoratori e artisti anche dell’area romana come Giulio Aristide Sartorio, Renzo Cellini e Prini. L’intento è quello di abolire le Accademie e instaurare scuole artistiche industriali atte a rinnovare tutte le forme di arte applicata. Le case d’arte futuriste sorte tutte tra la fine della guerra e i primi anni Venti creano un clima fiducioso e fertile per la contaminazione dell’arte con il vivere quotidiano. Nello stesso anno Prini e Cambellotti in due diverse istituzioni insegnano disegno e plastica figurativa ai soldati reduci e ai mutilati di guerra ed è in questo momento che Cambellotti crea la piccola mandria di animali in legno di facile costruzione.

Nel 1919 Depero a Rovereto apre la più longeva tra le case d’arte dei futuristi dove crea i famosi arazzi ma anche rinoceronti, orsi e ogni sorta di pupazzi e burattini in legno colorati che, data la piccola produzione, sono oggi da considerare opere piuttosto che giocattoli, ma tutto è un giocattolo nell’universo Depero: il suo primo arazzo ha come titolo Il corteo della gran bambola.

Cambellotti aveva già realizzato ceramiche in varie occasioni sin dai primi anni Dieci, “l’incitatore di ogni bella impresa” lo definiva Giuseppe Sprovieri (12), nel 1917 aveva fondato una scuola per ceramisti all’Istituto del San Michele e poi una nel 1918 nel Regio Istituto Nazionale di Istruzione Professionale (R.I.N.I.P).

Nella capitale la couturière Maria Monaci Gallenga, che già aveva esposto nel 1915 alla Terza mostra della Secessione Romana stoffe e cuscini di sua ideazione, nel 1918 apre a via Veneto La Bottega Italiana, un luogo elegante per mostre frequentato dalle élite artistiche e culturali. Nel dicembre del 1920 inaugura una personale di Cambellotti con molte opere di arte decorativa tra cui

anche alcune ceramiche sue e dei suoi allievi.

Seguiranno moltissime mostre e partecipazioni di artisti e artisti-artigiani come Vittorio Zecchin, Alberto Gerardi, Rosa Giolli Menni, Edina Altara e Prini tutti presenti dal 1926 in poi anche nella sede di Parigi della Gallenga La boutique italienne (13).

Sempre a Roma dal 1918-20 nasce un intenso interesse per i manufatti ceramici “moderni” vi si applicano imprenditori e artisti come Alfredo Biagini, Umberto Bottazzi, Vittorio Grassi, Achille Luciano Mauzan, Aleardo Terzi e anche Prini. Gli artisti sperano in un piccolo e veloce guadagno dato che in tempo di guerra quadri e sculture non avevano avuto mercato alcuno e gli imprenditori

intercettano un nuovo pubblico raffinato che chiede oggetti all’avanguardia per la casa. Il liberty era oramai sinonimo di cattivo gusto.

Alla prima Biennale Romana nel 1921 l’animalier Alfredo Biagini espone un gruppo di animali in maiolica trasposti da suoi precedenti originali in bronzo, molto bene accolti dalla critica, Arturo Lancellotti (1887-1968) li definisce “soprammobili preziosi” da considerare sculture, ma quando, nel 1918, lo stesso Biagini espone qualche animale in ceramica alla Mostra d’arte giovanile alla Casina Spillman al Pincio, a proposito di arti minori e arti maggiori, il critico Michele Biancale lo definisce ancora “maiolicaro” (14).

La prima occasione per vedere le ceramiche di Prini è la XC Esposizione degli amatori e cultori del 1922 dove espone sedici bronzi e più di trentatrè opere in terracotta e ceramica insieme ad altre della sua allieva Mary Pandolfi De Rinaldis (15), vi applica la sua vena scherzosa e soprattutto affettuosa, la perfetta manualità di scultore finora abituato al bianco marmo e allo scuro bronzo, si abbandona ad un nuovo e raffinato senso del colore che la materia ceramica poteva esprimere al meglio. Il critico Piero Scarpa così le commenta sul “Meridiano” “le sue ceramiche a gran fuoco e costruite con pura linea d’insieme a volte audace e vivace sono ottenute con una seria valutazione degli elementi pittorici e con gusto decorativo veramente eccezionale. Il successo avuto per questi piccoli gioielli d’arte nella mostra personale l’anno scorso agli Amatori e Cultori depone assolutamente a favore dell’artista che li ha ideati e costruiti” (16) e l’amico Vagnetti: “ha dato la sua attività anche alla ceramica policroma, […]. Erano figurine dall’atteggiamento bizzarro largamente sintetiche concepite con personale senso stilistico, teste singolari e gaie ispirate da un puro concetto decorativo, simpaticissime smorfie…” (17). Una critica attenta quindi accoglie bene i suoi lavori di arte decorativa.

Però Antonio Maraini sempre nel 1922 in un lungo articolo intitolato Il valore decorativo della scultura di Giovanni Prini, racconta la vita dello scultore e scrive che dopo i primi notevoli successi d’inizio secolo egli perse il consenso del pubblico “ed ebbe tutte le miserie le desolazioni di una vita povera in mezzo alle difficoltà di tirar su una famiglia numerosa, anche se apprezzato da amici e artisti, accettò lavori d’indole ‘commerciale’” – e chiaramente si riferisce ai giocattoli e alle ceramiche – “io non so quanti invero, possano oggi comporre con altrettanta sciolta sapienza e originale buon gusto opere di plastica decorativa sia d’arredo sia monumentale” – e qui si riferisce anche alle molte tombe illustrate nel lungo articolo e conclude – “quando se ne accorgeranno la disattenzione della gente e la diffidenza delle giurie che negli incarichi e nei concorsi continuano a dimenticare un simile artista, con la scusa che egli è più un poeta che uno scultore?” (18).

L’articolo ci fa capire che dopo i notevoli successi nella prima decade del secolo l’artista aveva incontrato delle difficoltà e che quindi aveva accettato di collaborare con imprese “commerciali”, come è noto l’irruento avvento del futurismo dal 1909 in poi aveva terremotato il calmo ritmo del rinnovamento in seno alla tradizione e molti dei suoi amici, segnatamente Balla e Severini vi avevano aderito: repentinamente l’asticella dell’avanguardia si era spostata verso i suoi nuovi protagonisti.

Si può ipotizzare che l’indole mite ed empatica di Prini abbia registrato un senso di abbandono dato che molti critici lo aveva (19) per esempio nel 1909 Cozzani scrive su “Vita d’arte” a proposito degli Amanti “manca … quella fremente potenza di modellato che è l’anima e l’aroma della scultura” oppure nel 1910 su “Ars et Labor” G. Stiavelli “un Idillio…. assai grazioso ma di modellatura troppo liscia”.

Arturo Lancellotti nell’introduzione di un piccolo volume su Prini nel 1926, descrive le ceramiche positivamente comprendendo e comunicando bene l’attitudine giocosa e caricaturale che egli vuole imprimere alle sue piccole opere: “Sono danzatrici e baiadere accoccolate in riposo, bimbe che si atteggiano a matrone, con le gonne gonfie e il portamento sostenuto di un grazioso tono caricaturale, mamme che si stringono al petto i loro bambini. Gli abiti gialli, rossi, azzurri, a fiorami neri, conferiscono a questi piccoli gruppi molta vivacità”(20).

Più avanti il critico scrive che Prini aveva fatto molta fatica a trovare delle fornaci che lavorassero ad alto livello, sappiamo però che altri artisti in quegli stessi anni facevano trasmigrare precedenti modelli in bronzo verso la ceramica, non solo Biagini, ma anche Cambellotti: un bronzeo coniglietto che adornava un cofanetto fotografato nel 1902, nel 1922 viene trasformato in ceramica a colature. La maniera delle colature di colore era diventato un “modo” e una moda (21): colature antinaturalistiche e soprattutto casuali su un’opera invece anatomicamente perfetta la trasformavano in “moderna”, Prini non esita a ridurre un’austera Orante, particolare della tomba per la famiglia Montesano, in un policromo soprammobile ceramico e lo stesso avviene per una delle opere più famose, Amanti che, rimpiccioliti ma sempre avvinti, si amano tra colorature ceramiche inedite e altri materiali.

Nella capitale erano attive fornaci specializzate sotto la direzione di artisti, alcuni erano stati allievi di Cambellotti: la fornace di Ferruccio Palazzi, la SIPLA, la S.I.A.I, il Laboratorio Nuova Ceramica, tutte queste realtà artigianali si perfezionano per qualche anno in in questa tecnica; Prini e la sua allieva Pandolfi De Rinaldis utilizzano come fornace quasi sempre la SIPLA (22). Ma sono pur sempre realtà artigianali che producono piccoli numeri diversi l’uno dall’altro. Di lì a poco Gio Ponti rinnoverà totalmente la produzione del vasellame casalingo collaborando con la Richard Ginori, sbaragliando il mercato con i grandi numeri della produzione in serie venduta in tutta Italia.

Un artista non è un artista se non è capace di fare i giocattoli (23)

Nel manifesto La ricostruzione futurista dell’universo di Balla e Depero del 1915 c’è un capitolo dedicato al giocattolo futurista che secondo loro deve abituare il bambino “a ridere apertissimamente, allo slancio immaginativo, al coraggio fisico ecc.” e purtroppo “fino alla guerra…”.

Arturo Lancellotti prolifico critico, giornalista e scrittore molto presente su “Emporium” e sincero ammiratore di Prini scrive un articolo sull’industria dei giocattoli di 17 pagine corredato da 17 foto sull’Almanacco Italiano del 1920 (24) che inizia con un’invettiva contro l’invasione commerciale dei giocattoli tedeschi (25), poi passa all’Italia dove, scrive, nel 1911 vi erano solo una decina di fabbriche, durante la guerra “giocattoli idearono e modellarono e disegnarono scultori e pittori italiani […] giocattoli lavorarono nei loro ospedali i mutilati e i feriti di guerra” chiaramente riferito a Cambellotti e a Prini.

Lancellotti enumera le esposizioni del giocattolo italiano tenutesi a Udine nel 1916, a Milano nel 1916 e 1917 e a Venezia e a Roma nel 1918 nominando sia i negozi e i produttori che gli artisti che li hanno ideati: Lina Arpesani e Adriana Bisi Fabbri, Ugo Nebbia che collabora con l’Umanitaria, Edina Altara, Guido Cadorin che espone molti pupazzi alla mostra Lyceum di Milano nel 1917. Dalle sbiadite foto d’epoca si vede che tutti questi artisti creano giocattoli dall’aspetto “povero”, magari formalmente nuovi e originali ma certo non di lusso.

È datato febbraio 1919 il contratto che l’artista firma con il proprietario della fabbrica di giocattoli S.F.A.G.I. (26) il quale gli affidava la direzione artistica del suo stabilimento scrivendo “…è mia opinione che il successo della mia fabbrica moderna di giuocattoli dipenda quasi esclusivamente dall’indirizzo artistico dato così non dubito che nel comune interesse voi farete in maniera perché lo Stabilimento divenga in breve uno dei più conosciuti e efficienti”.

I giocattoli priniani: pupe, damine, contadinelle, maghi, pierrot in cartapesta, ben dipinti a mano; le bamboline hanno una molla nascosta sotto la gonna che al più lieve tocco le fa dondolare, cicciottelle, stupite, con grandi occhi intimiditi e costumi colorati ed elaborati che le connotano, suscitano un sentimento di protezione e di ilarità, poco adatte al gioco infantile perché rigide e non

snodabili, il loro aspetto naif fa pensare che le abbia disegnate un artista bambino. Ma il capolavoro della collaborazione con S.F.A.G.I. sono i birilli: ogni birillo è un tubo in legno laccato che reca alla sommità una faccia adulta molto caratterizzata, il tubo finisce in un puntale oppure cappuccio: un oggetto tra scultura e burattino: un inquietante capolavoro di modernità (27).

Anche un piccolo gnomo basculante in legno e panno rosso è presente nella collezione degli eredi insieme al suo disegno esecutivo su lucido (28): è di Vittorio Grassi, si può pensare che, chiamato da Prini, abbia fornito anche lui modelli per la S.F.A.G.I., è noto che Grassi aveva creato scenografie e costumi dal 1914 per il teatro dei Piccoli di Podrecca a palazzo Odescalchi (29).

Il lavoro dei giocattoli è consono alla natura di Prini e alla sua capacità di lavorare nel monumentale e nello stesso tempo nel domestico, nell’alto e nel basso, come se ogni materiale si inverasse in una forma diversa, l’artista non ha preconcetti è duttile e possiede l’ arcaica capacità adattativa dell’homo sapiens. L’amico pittore Vagnetti così lo descrive: “ha la necessità di operare

contemporaneamente attorno a più sculture […] per riposarsi, dice lui, con serenità, con giocondità, con un’ energia indiavolata fumando disperatamente i mezzi toscani di cui ha sempre piene le tasche, pronto a sorbire un caffè purché abbia vicino un amico a cui offrirlo”.

Anche altri artisti si dedicano ai giocattoli. A Torino nel 1919-20 nasce la Ars Lenci che produce giocattoli e arredamenti, la ditta è fondata dalla signora Helen Konig, sposata con il pittore Enrico Scavini, si avvale dei disegni degli artisti: Marcello Dudovich, Sandro e Emilio Vacchetti, Gigi Chessa, Mario Sturani prima per le bambole e dieci anni dopo per le famose ceramiche. Una produzione che nasce e rimane sempre di lusso.

Raffaello Giolli dal 1916 in poi nella sua rivista “Pagine d’arte” scrive dettagliatamente sul tema “giocattoli”. Alla grande mostra internazionale delle arti decorative del 1925 a Parigi i pupazzi di Eugenio Tavolara e Tosino Anfossi che rappresentano un vagheggiato mondo del folklore sardo hanno successo e vengono premiati e la casa Lenci trionfa.

Dopo la prima guerra si percepisce una fiducia energica nel rinnovamento del gusto, a Milano Guido Marangoni (30), con la Società Umanitaria, dal 1919 inizia a organizzare le mostre che daranno origine alle Biennali di Monza prima e alla Triennale di Milano poi, fondamentali all’epoca per il formarsi e affermarsi di una folta schiera di artisti-artigiani il cui lavoro costituirà poi un sedimentato patrimonio culturale alla base del boom del design italiano del secondo dopoguerra.

Nel 1923 nella Prima mostra internazionale di arti decorative a Monza Marangoni affida la sezione del Lazio a Cambellotti e il maestro chiama a raccolta tutti i suoi sodali e allievi. La sezione è concepita come un insieme di stanze di un grande appartamento ognuna allestita da artisti: nel vestibolo allestito da Alessandro Limongelli vediamo il ritratto di Orazia – La Rondine – in ceramica invetriata, con il viso bianco e due rondini che volano dalla nuca verso il volto e della quale Prini ha già prodotto copie in gesso, (poi colorate) come dimostra una foto del 1917. Nella stanza da gioco per bambini allestita da Ugo Ortona sono esposti i suoi pupi, i birilli della S.F.A.G.I. e statuine insieme ad alcuni pezzi della mandria in legno di Cambellotti, bambole di Ida Salvagnini (31); la Sala della musica è affidata a Prini e a Grassi, in un insieme elegantemente organico una grande fontana di Prini ripete la formula dei due corpi con la sorgente al centro simile alla Lyra del 1912, decorazioni e mobili nei quali Grassi ripropone le formule già adottate e illustrate dal 1909 nella rivista “La Casa” e negli ambienti della Secessione nel 1913 cioè quello stile derivante dalle Arts and Crafts inglesi altrimenti detto neo medievalismo adottato e teorizzato da tutti gli artisti del gruppo romano (32); legno a vista, forme arcaiche, zeppe di legno al posto dei chiodi; appoggiate sui mobili, oltre a cuscini e ricami di Mary Pandolfi, ceramiche tra le quali un altro ritratto di Orazia, La Primavera, in ceramica invetriata a colature, tra i lavori più attraenti del periodo, un ritratto forte, si potrebbe dire espressionista, capace di trasmettere l’intima energia della moglie.

Il tema della rondine,- assunto come preludio futurista da Balla nei disegni del 1912-13, caro a Cambellotti che lo consiglia come fregio per edifici dal 1909 sulla rivista “La Casa”, lo disegna nelle mattonelle del villino Vitale nel 1910 o lo fa eseguire in ferro per le grondaie del villino Bellacci nel

1912 – è nel ritratto della moglie molto dinamico: grosse rondini blu scuro volano attraverso la nuca e il volto dagli alti zigomi, un sorriso enigmatico e seduttivo e le forti colature supremamente irrealistiche ne accentuano la modernità.

La critica apprezza, Giovanni Papini scrive: “ma certo più ricca e varia è la produzione di Giovanni Prini: da quella Madonna incastrata nell’edicola di uno dei mobili di Vittorio Grassi a quella testa di Gorgone che si giova delle casuali mescolanze degli smalti a quelle statuette e a quei gruppi architettonici concepiti e coperti di colori vivaci, l’arte di Giovanni Prini mostra di sapere mirabilmente rendere con modernità di forme policromate l’armonia delle sue ritmiche visioni. Arte schietta e sensibile, arte moderna e fine che molti artisti d’oggi debbono ammirare e meditare”.

Il capitolo della trasmigrazione dal bronzo o dal gesso o dalla cartapesta alla ceramica o viceversa è interessante ma difficile da datare, fa parte del processo priniano di elaborare gli stessi temi per anni: un pastello della serie nera con il Cristo di profilo del 1902, che Damigella associa alla tomba la Pietra del fonte, un Cristo in cemento con due bimbi nella panca per l’asilo di Magognino del 1901, il bronzo il volto di Cristo (o Fervente), esposto in gesso nel 1905, e si trasformano nell’eccezionale lampada in ceramica Simulacro di Cristo esposta a Monza nel 1923: il volto incorniciato da una aureola e due rondini affrontate che creano una base per un cero. Una foto a piena pagina pubblicata nel giugno del 1914 nella rivista “La Grande Illustrazione” con la dicitura Lampada votiva raffigura la stessa opera – volto in bronzo e aureola in gesso – e fa capire la lunga genesi di questo lavoro diventato uno straordinario oggetto di design, unico nella ceramica di Prini.

Le prime mostre di Monza anche se molto criticate soprattutto per l’afflusso massiccio di triti manufatti folkloristici in ogni sezione regionale, aveva però fatto scoprire e apprezzare al pubblico e anche alla stampa l’arte decorativa degli artisti presenti in tante sezioni.

Nel 1928 Ponti fonda e dirige la rivista “Domus” e avendo dichiarato che “l’industria è la maniera del nostro tempo” punta a un proto industrial design, mentre Guido Marangoni che nello stesso anno fonda e dirige la rivista “La Casabella” al contrario ha ancora fiducia nel concetto di “decorazione artistica”.

Nel 1926 nella sua nuova casa, Prini disegna alcuni arredi, sono in legno massello chiaro a vista, si inseriscono nel filone già tracciato dai suoi amici cioè il neo medievalismo (33): nelle sedie l’arcaismo cambellottiano si è fatto stretto e svettante, una piccola credenza con un piano fortemente inclinato e pomelli neri a triangolo prelude a uno spirito déco, il tavolo esagonale è allungabile.

Ugo Ortona in uno dei primi numeri di “La Casabella” scrive un articolo sulla Nuova casa di Prini corredato da foto di luminosi ambienti e chiosa: “Il sorriso dell’arte è ormai entrato nella casa e le vie da percorrere sono luminose e certe”.

La Biennale di Venezia del 1930 aveva aggiunto nei suoi spazi una sontuosa Mostra Internazionale dell’Orafo e la partecipazione degli artisti era stata cospicua, Vittorio Zecchin, Umberto Bellotto, Thayaht, Renato Brozzi, Sirio Tofanari, anche Prini è presente con 28 piccole opere per lo più di bronzo argentato che, un poco più stilizzate reinterpretano i temi delle ceramiche degli anni Venti. Putti affaccendati, un angioletto che suona il flauto per una fanciulla distesa, madonnine, una versione miniaturizzata della statua Arabesco di danza, un Riposo della viandante, sono un ironico e personalissimo stile antiretorico, una sorta di ammiccante contraltare alla grande scultura “piccoli madrigali di correttezza esemplare dove i paffuti putti, caratteristici di Prini, ti dicono tutto in due battute; dove un movimento di danza, uno scorcio, il guizzo d’un’idea, il ritmo di un corpo e d’un panneggio assumono un significato e trovano una cadenza plastica; qualche ricordo più intimo al suo cuore e alla sua passione” (34).

Alla fine degli anni Venti un volumetto edito dal Sindacato Industrie Artistiche mostra che ancora Cambellotti e Prini insieme si propongono come decoratori per ambienti prestigiosi (35), ma la stagione fervida di quell’arte decorativa si chiude, l’ordine è tornato e ha dettato nuove forme, Prini ha cinquant’anni e rivolge il suo lavoro verso la committenza pubblica e opere monumentali, sempre saldo nel suo profondo spirito mistico.

Note

5 A. Lancellotti, Mauzan. Cartelloni. Opere varie, Milano-Roma, 1926.

6 L’arte all’Esposizione del 1898, Torino 1898, p. 258.

7 Sibilla Aleramo (1876-1960) scrittrice e poetessa nella descrizione che fa al suo compagno Giovanni Cena di una sua visita ai pastori nomadi dei latifondi laziali dell’Agro Pontino: “Bisogna che anche tu veda Giovanni,[…]. A due passi da Roma! Capanne di paglia, come cumuli di strame. In capanne vivono, senza pavimento, sembrano anche loro di fango, guardano attoniti, bimbi, vecchi, […] aggruppamenti di veri tukul, abbandonati, senza medico, senza scuola, e mi guardavano come se veramente fossi capitata in Africa, […] Li chiamano guitti. Oggi c’era il sole. Ma quando piove, come possono vivere lì; come?” (S. Aleramo, Andando e stando, Feltrinelli 1997, p. 7).

8 Francesco Randone (1866-1935), detto il Maestro delle Mura, amico di Giovanni Prini fin dal 1902, il primo a fondare una scuola di ceramica a Roma già prima del 900, la sua casa e il suo studio all’interno delle Mura Aureliane sono per anni un punto di ritrovo di artisti.

9 Presenti agli incontri gli artisti Giacomo Balla, Gino Severini, Duilio Cambellotti, Raoul Dal Molin

Ferenzona, Nino Bertoletti, Lucia Tarditi, i musicisti Alberto Gasco, Gennaro Napoli, i letterati Grita , Schanzer, i fratelli Pio e Max Vanzi, gli scultori Alberto Felci, Eleuterio Riccardi, Angelo Zanelli, Antonio Maraini e i poeti Sergio Corazzini, Nello Tarchiani.

10 Tra gli edifici realizzati da Piacentini con opere di Prini: Palazzo di Giustizia, Messina 1923- 28 (tondi in facciata La Legge e Il Diritto); Casa Madre dei Mutilati, Roma 1924-28 (angeli portabandiera, motivo decorativo delle teste di fanti e portale della sala delle adunate); Arco di Trionfo ai Caduti, Genova, 1925-31 (lunette); Monumento alla Vittoria, Bolzano 1926- 28 (8 teste di combattenti); Ministero delle Corporazioni, Roma 1927-32 (pannelli in bronzo del portale d’ingresso); Mausoleo Cadorna, Pallanza 1929-32 (Zappatore, Alpino, Fante lavoratore); Palazzo di Giustizia, Milano 1931-41 (altorilievo in marmo La condanna di Caino); Cappella della Divina Sapienza, Roma 1950- 51 (Pietà nella cripta).

11 G. Severini, La vita di un pittore, Feltrinelli, 1983, p.22.

12 Giovanni Prini è nel Consiglio direttivo di tutte le mostre della Secessione.

13 Ma anche Cambellotti lo fa.

14 F. Benzi, Giacomo Balla dalla moda futurista alla ricostruzione futurista in Futurismo moda design, catalogo della mostra a cura di C. Cerutti e Raffaella Sgubin, Gorizia 2009.

15 La leggenda vuole che quando la compagnia russa lascia la capitale molti dei coloratissimi “panni spagnoli” usati per le loro scenografie vengano acquisiti da Depero, il quale in quel momento realizzava dei collage in carta. Sostituire la carta con la stoffa è l’immediato passo successivo.

16 Giuseppe Sprovieri (1890-1983) critico d’arte e gallerista.

17 G. Raimondi, Un’italiana a Parigi. L’avventura di Maria Monaci Gallenga in “Forme Moderne”, n.

3, dicembre 2009, pagg. 14-41.

18 M. Biancale, La mostra nella Casina del Pincio in “La Tribuna”, 6 giugno 1918.

19 Mary Pandolfi De Rinaldis (Montesano 1890- Zoverello 1933), ceramista e ricamatrice, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma dove più tardi insegna.

20 P. Scarpa, Giovanni Prini in “Il Meridiano”, Roma 1923.

21 F. Vagnetti, Giovanni Prini. Scultore, in “Giovinezza”, 27 gennaio 1925.

22 A. Maraini, Il valore decorativo della scultura di Giovanni Prini in “Architettura e Arti Decorative”,

giugno -luglio 1922.

23 Flavia Matitti nel suo testo La vita e le opere in Giovanni Prini. Dal Simbolismo alla Secessione

1900-1916, Roma 1998 elenca puntualmente le critiche a Prini anche quelle negative.

24 Molte di queste ceramiche non sono state rintracciate, alcune le troviamo trasformate in bronzo nel 1930 alla mostra dell’orafo alla biennale di Venezia.

25 La tecnica delle colature, già attuata nell’800, viene definita rivestimento a smalti fusibili cioè prima della cottura l’opera viene colorata con strati di smalto di colori diversi che si fondono a temperature diverse.

26 Artisti e fornaci. La felice stagione della ceramica a Roma e nel Lazio (1880-1930), catalogo della mostra a cura di I. de Guttry e M. P. Maino, Roma 2003.

27 Raffaello Giolli, (1889-1945), critico , giornalista, storico dell’arte milanese; G. Altea, La casa Atte in Un popolo di legno, catalogo della mostra a cura di G. Altea e M. Magnani, Cagliari 1991.

28 Sempre nello stesso almanacco si trova la pubblicità di “Il giocattolo” il cui sottotitolo recita “organo mensile di informazioni e per la difesa dell’industria nazionale” giornale ufficiale di G.I.O.C.O.S.A. (giocattoli italiani-organizzazione cooperativa- opifici studiosi artisti) attivo dal gennaio del 1918, una riscossa della produzione italiana dove si informa su mostre e manifestazioni.

29 Nel 1917 su “La Tribuna” un articolo a proposito di giocattoli italiani ha come titolo La guerra

nel campo industriale.

30 Il cronista, La premiazione della settimana dell’industria nazionale a Roma, “La donna”, 5-20 luglio 1920 “Tra le industrie nazionali merita un primo posto una fabbrica romana che è la più grande sorta in Italia : la S.F.A.G.I. (Stabilimento per la fabbricazione del giocattolo italiano) che ha un grande stabilimento fuori Porta Pia dove alcune centinaia di operai sotto la direzione del prof. Prini dell’Istituto di Belle Arti hanno dato vita a centinaia di migliaia di bambole e giocattoli. […] La Sfagi ha fatto nei grandiosi magazzeni Bianchelli al corso Umberto una mostra riuscitissima”.

31 Nel 2005 il MOMA di New York ha organizzato una mostra intitolata Century of the Child (Il secolo dei bambini) , la mostra, molto vasta, ospitava arredi, materiali decorativi, oggetti di design

di tutte le avanguardie pedagogiche e artistiche, da Rietveld a Rodchenco, dei paesi occidentali dell’intero secolo del ’900. L’Italia era presente con i materiali didattici di Maria Montessori, i disegni e i mobili per bambini di Balla, le seggioline di Alessandro Marcucci per le scuole dell’agro

pontino i panchetti della scuola gratuita di Randone, ecc. Il cospicuo catalogo della mostra era diviso in capitoli ognuno dei quali era introdotto da una foto a colori a piena pagina di un’ opera.

Per la sezione Avanguardia del gioco il curatore del catalogo aveva scelto i birilli di Prini.

32 Lo stesso gnomo ma di dimensione maggiore è apparso di recente sul mercato antiquario.

Sotto la base la scritta “Lire 12”.

33 Oltre alle scenografie e ai costumi per una Cenerentola, Grassi aveva anche illustrato un libro

per bambini Nel bosco magico dei nani barboni, data la presenza presso gli eredi di molte foto di teste di burattini è possibile che Prini abbia creato anche teste per Podrecca. Sicuramente nel 1915 i tre figli Prini, Giuliano, Anna Maria e Ferdinando hanno partecipato a una mostra di soli figli di artisti – tra cui Luce Balla, Donatella De Carolis, Victor Nomellini e i figli di Mascagni – al teatro dei Piccoli dove nel 1918 Depero e Gilbert Clavel mettevano in scena I balli plastici con marionette.

34 Guido Marangoni (1872-1941), deputato socialista dal 1909 al 1921, giornalista, critico e ideatore delle Mostre internazionali di arti decorative a Monza.

35 Ida Salvagnini Bidoli (1866-1937) dal 1897 attiva come pittrice in numerose esposizioni, partecipa nel 1917 alla mostra del giocattolo a Venezia, ottiene un Diploma di Merito alla Prima mostra di arte decorativa di Monza “i pupazzi pittorici esistono anche in stoffa fatti e vestiti da lei così rosei e stupiti formano la gioia di bimbe […] uno allietò la fanciullezza della principessa Maria” Remigio Strinati 1931.

36 Il Modernismo a Roma 1900-1915 tra le riviste “Novissima” e “La Casa”, catalogo della mostra

a cura di I. de Guttry e M. P. Maino, Roma 2008; Alessandro Marcucci. Disegni e arredi tra Balla e

Cambellotti, catalogo della mostra a cura di G. Alatri e M. P. Maino, Roma 2015.

37 Grassi aveva disegnato panchetti per le mostre della Secessione, la rivista “La Casa” dal 1908 pubblicava disegni di mobili di Bottazzi, Cambellotti, Grassi, alcuni realizzati nel 1911 per il villino vincitore del concorso bandito per il Cinquantenario.

38 U. Nebbia, La “piccola scoltura” di Giovanni Prini in “La Casabella”, n. 29, 1930, p.42.

39 Cambellotti e Prini avevano fondato il Sindacato Industrie Artistiche “una società di decorazione

ambientale” dove proponevano lavori in affresco, tempera, encausto, vetrate, mosaico,scultura ecc., insieme a loro altri

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