Scoperta una monumentale basilica nell’area dell’ex Pescheria a Oderzo, l’antica Opitergium
La scoperta emersa dagli scavi archeologici dell’area dell’ex Pescheria a Oderzo rappresenta una delle più significative acquisizioni degli ultimi anni per la conoscenza della storia dell’antica Opitergium e delle sue trasformazioni tra la tarda età romana e l’alto Medioevo. Le indagini, avviate nel novembre 2025 in vista di un intervento di riqualificazione edilizia nel centro storico cittadino, hanno portato alla luce un grande edificio di culto che gli studiosi ritengono possa essere identificato come il più antico luogo di culto cristiano finora noto della città.
Lo scavo, esteso su un’area di circa 30 per 30 metri, ha restituito le tracce di una monumentale basilica suburbana situata all’esterno della cinta urbana romana, in un settore che già in passato aveva fornito importanti testimonianze archeologiche, come i mosaici figurati dell’ex orto Gasparinetti, oggi conservati al Museo Archeologico “Eno Bellis”, e le strutture rinvenute nell’area delle Ex Carceri, dove erano state individuate sepolture tardoantiche e altomedievali insieme a un fortilizio bizantino.
Anche la tradizione relativa al ritrovamento, nel 1883, di un lungo mosaico policromo lungo via Pescheria, sembra oggi trovare una nuova e più convincente collocazione all’interno di questo complesso contesto archeologico. Le indagini hanno consentito di delineare gran parte della planimetria dell’edificio, caratterizzato da una struttura rettangolare larga circa 23 metri e lunga almeno 30, suddivisa in tre navate e orientata secondo l’asse est-nord-est/ovest-sud-ovest. Le possenti fondazioni, conservate a circa tre metri di profondità rispetto all’attuale piano stradale, raggiungono in alcuni punti uno spessore di 1,20 metri e sono costituite da laterizi legati da malta impostati su palificate lignee infisse nel terreno alluvionale, una tecnica costruttiva nota e ampiamente utilizzata già in età romana per garantire maggiore stabilità agli edifici realizzati su terreni umidi.
Lungo i muri perimetrali sono inoltre state individuate lesene esterne disposte a intervalli regolari, elemento che sottolinea la monumentalità della costruzione. La facciata occidentale della chiesa non si è conservata perché venne probabilmente distrutta durante lo scavo di un canale realizzato in epoca medievale, mentre la parte orientale con l’area absidale rimane ancora da individuare poiché si estende oltre i limiti dell’area attualmente interessata dalle ricerche.
Tra gli aspetti di maggiore interesse della scoperta figurano le straordinarie pavimentazioni musive policrome che decoravano gli ambienti interni della basilica. I mosaici, conservati soprattutto nella navata laterale meridionale e in parte della navata centrale, presentano raffinate decorazioni geometriche e vegetali. Particolarmente significativo è un grande pannello quadrangolare impreziosito da un ottagono centrale con motivo a velario e da una complessa composizione di quadrati e losanghe racchiusi entro doppie cornici decorative.
Altri settori mostrano schemi ad ottagoni intrecciati, cerchi allacciati con foglie d’acanto, motivi a edera e a pelta, nonché losanghe con croci inscritte. Questi elementi trovano confronti nei repertori decorativi diffusi nell’Italia settentrionale durante la tarda antichità e costituiscono uno dei principali indicatori per una datazione preliminare del complesso tra la fine del IV e il V secolo d.C. Nonostante parte delle pavimentazioni sia stata danneggiata dagli edifici moderni che occupavano precedentemente l’area o dagli interventi di spoglio successivi all’abbandono della struttura, la qualità delle decorazioni conservate testimonia l’elevato livello artistico e la rilevanza dell’edificio.
Nel settore orientale sono inoltre emerse alcune basi quadrangolari, interpretate come sostegni per le transenne presbiteriali, gli elementi architettonici destinati a delimitare lo spazio liturgico riservato al clero, confermando ulteriormente la destinazione cultuale del complesso. A sud-est della basilica sono state individuate strutture annesse e un’area funzionale destinata alla lavorazione e allo stoccaggio dei materiali utilizzati per la costruzione e la decorazione dell’edificio. Da questo contesto proviene una notevole quantità di reperti costituita da tessere musive, frammenti marmorei, ceramiche, vetri, oggetti metallici e una piccola struttura di combustione interpretabile come fornace.
Particolarmente significativo è il rinvenimento di tessere in pasta vitrea, indice della ricchezza del programma decorativo originario. Lo scavo ha restituito anche quattro sepolture a inumazione collocate lungo il lato meridionale della chiesa tra le lesene del muro perimetrale. Tre di esse erano bisome e contenevano complessivamente sette individui. Le tombe erano prive di corredo funerario e sono ora oggetto di specifici studi antropologici che, insieme alle future analisi scientifiche, potranno fornire importanti informazioni sulle persone sepolte in prossimità dell’edificio sacro.
Sono già previste analisi radiocarboniche sui resti ossei e sulle palificate lignee, che consentiranno di definire con maggiore precisione la cronologia del complesso e delle sue diverse fasi di vita. La scoperta apre inoltre nuove prospettive sulla storia del cristianesimo a Oderzo, ponendo interrogativi sul ruolo che questa grande basilica suburbana poté svolgere nell’organizzazione ecclesiastica della città e sul suo possibile rapporto con i primi vescovi opitergini. Sebbene le attività di scavo siano ormai prossime alla conclusione, il lavoro degli studiosi è solo all’inizio e richiederà ulteriori campagne di ricerca, analisi archeometriche, restauri e approfondimenti interdisciplinari.
Considerata l’eccezionale importanza storica e archeologica del rinvenimento, la Soprintendenza, il Comune di Oderzo e la committenza stanno valutando soluzioni che permettano la conservazione e la valorizzazione delle strutture più significative attraverso un percorso di visita integrato nel futuro complesso residenziale. L’obiettivo è quello di rendere questo straordinario patrimonio accessibile al pubblico e trasformare la scoperta in una nuova occasione di conoscenza e valorizzazione dell’intero patrimonio archeologico cittadino, aggiungendo un tassello fondamentale alla ricostruzione della storia di Oderzo tra la fine del mondo romano e la nascita della società medievale.
I risultati delle indagini archeologiche, tuttora in corso nell’area dell’Ex Pescheria, sono stati presentati venerdì 19 giugno presso Palazzo Foscolo a Oderzo, in un incontro organizzato dall’Amministrazione comunale e dalla Soprintendenza.
Per le foto della scoperta della basilica a Oderzo si ringrazia la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Padova, Treviso e Belluno.








