Che un marchigiano si cimenti a leggere e a recensire una silloge di racconti “localistici” di un’altra regione, ovvero Storie di Tenebre nella storia di Puglia di Mariano Rizzo, è a dir poco bizzarro. Pur conoscendo il substrato storico e culturale di quelle meravigliose terre sono comunque estraneo a certe geografie, a dialettismi e a certi scorci paesaggistici e artistici. Detto in parole povere, avevo il timore di rimanere impantanato in una ragnatela di storie a me aliene; invece il dottor Mariano Rizzo è stato capace di accogliermi immediatamente nella storia e nei luoghi della sua terra natìa.

Già dalle prime pagine mi sono sentito coccolato da una prosa classica e sobria, attenta alla costruzione di figure retoriche liriche ma non iperboliche, una scrittura – come mi piace definirla – a dir poco educata. Ma il vero pregio fu quello di ricordarmi altri autori o aneddoti del mio personale bagaglio di letture. Queste storie pugliesi hanno quindi prodotto su di me il personalissimo effetto di trasportarmi innanzitutto in un mare dorato delle granaglie marchigiane, tra le colline maceratesi dove i contadini tramandano ancor oggi una storia.

Hanno le mani callose e i visi cotti dal sole di fine agosto, sudano copiosamente ma sanno che è ora di lavorare la terra fino al calar del sole. E quando il disco dorato affoga nell’abbraccio dell’Adriatico, i braccianti si stendono su un letto di sterpaglie, per godersi la brezza del crepuscolo. Appare una figura oscura, tetra come uno scarabocchio o la fuliggine. Un uomo elegante, ben vestito come un fattore delle città importanti, si mette a ciarlare con i lavoratori stanchi. Una conversazione singolare, dialetto marchigiano da un lato e italiano impeccabile dall’altro. Da quel che si viene a capire, l’uomo dall’aria di città è un grande studioso e si occupa di sistemare diversi guazzabugli all’interno del sistema bibliotecario maceratese; insomma lo stato gli ha ordinato di catalogare, raccogliere e sistemare il patrimonio libresco di quelle terre dimenticate dai “dottori”. I contadini son ovviamente sorpresi_ perché mai uno studioso è con loro a condividere un pasto di poco conto e il puzzo della campagna? Non dovrebbe stare in mezzo ai libri? L’uomo risponde dicendo che in tutti libri non ha mai trovato le risposte di cui ha bisogno.

Perché le persone sono migliori dei libri, la notte vola via seguendo i racconti dei braccianti, dei contadini e di quelle persone semplici che tanto ricordano seppur non hanno mai letto un libro. L’oralità è importante, forse è tutto, e alla fine scopriamo che le differenze tra un aedo greco o un bardo scozzese e un lavoratore delle terre in Italia non è poi così aspra. L’uomo raccoglie quelle storie, magari per farci un nuovo volume di racconti popolari, magari le racconterà ai suoi figli, o il tempo gli annebbierà la memoria.

 

Quello che davvero conta è far sapere a tutti che le nostre storie, quelle che ci vengono raccontate davanti al camino o alle tavolate di parenti e amici sono vere; magari meravigliose ma vere. Perché il mito, la leggenda, la storia di un luogo sono mirabilmente intrecciati con la fantasia di ognuno di noi.

Questo è il patrimonio che ci trasmette con delicatezza narrativa Mariano Rizzo. Non un oscuro cantore e negromante che resuscita dal passato bizzarre storie piene di fantasmi e anatemi – quello lasciamolo agli emulatori dei gothic novelist tanto denigrati da Horace Walpole per la loro poca immaginazione – bensì un archeologo dei sentimenti e dei ricordi del suo popolo.

Fidatevi di me, che di horror, weird, gotico folclorico son grande fruitore: le storie di tenebre di Mariano Rizzo non sono volte a evocare qualsivoglia terrore o sense of wonder, ma a codificare le “mirabilia” di una terra che deve necessariamente ricordarsi da dove proviene; dagli arabi fino agli svevi e alla Puglia di primo Novecento.

Mariano Rizzo, archivista, diplomatista, paleografo e autore di Storie di Tenebre nella Storia di Puglia

Il libro è un atto di amore verso il passato, che non si evince solamente dalla cura certosina dello scritto, dall’approfondita ricerca storica o dall’uso dei termini dialettali, ma invero in quella prosa, che inconsapevolmente o meno, è fortemente figlia delle numerose letture del nostro autore. Tant’è che se non ci fosse stato il suo nome in copertina l’avrei ingenuamente scambiato per uno dei numerosissimi autori weird d’Inghilterra.

Bisogna infatti sottolinearlo, nonostante il setting pugliese e localistico: alcune storie sono molto simili a quelle degli autori anglo/francofoni, perché i leitmotiv del bizzarro, del fantastico nero e di un’aurea semi-gotica sono ricorrenti in tantissimi scritti, anche se sparpagliati tra le più incredule latitudini e longitudini. Alcuni racconti mi hanno condotto nell’Inghilterra vittoriana di Arthur Machen o tra le boulevard parigine di Guy Maupassant, senza mai perdere il cuore genuino e distintivo della Puglia.

Ovviamente sarebbe fin troppo prolisso analizzare racconto per racconto e non vi invoglierei in nessun modo a leggere questo libro davvero originale. Vi invito a fare un atto d’amore, verso la Puglia e verso voi stessi, perché leggendo queste storie tornerete anche a casa vostra, nei vostri ricordi.

Storie di Tenebre nella Storia di Puglia Mariano Rizzo
La copertina di Storie di Tenebre nella Storia di Puglia di Mariano Rizzo, pubblicato da Edizioni di Pagina, ripropone l’opera Sinfonia degli Opposti di Piero Schirinzi

Il book trailer è stato realizzato dalla doppiatrice Marileda Maggi.

 

Il libro recensito è stato cortesemente fornito dalla casa editrice.