Di due milioni di anni più antica la divergenza umana dai primati

16  Febbraio 2016

Denti fossili di 8 milioni di anni fa di Chororapithecus abyssinicus. Credit: Gen Suwa
Denti fossili di 8 milioni di anni fa di Chororapithecus abyssinicus. Credit: Gen Suwa

L'antenato comune per scimmie e umani, il Chororapithecus abyssinicus, si sarebbe evoluto in Africa e non in Eurasia, due milioni di anni prima di quanto finora ritenuto.
Un nuovo studio, pubblicato su Nature, sposta indietro nel tempo la divergenza tra umani e gorilla (dieci milioni di anni fa) e tra umani e scimpanzé (otto milioni di anni fa). La ricerca non si basa più su stime, ma su analisi effettuate su fossili di Chororapithecus abyssinicus di 8 milioni di anni fa.
Grazie alle scoperte degli ultimi anni, la nostra conoscenza della famiglia degli Hominidae (che si compone di scimpanzé, gorilla, orangutan e umani) si è molto arricchita. Tra i ritrovamenti, quello del Chororapithecus abyssinicus, avvenuto nel 2007 nella formazione Chorora che corre lungo la parte meridionale del triangolo di Afar in Etiopia. Grazie a nuove analisi, nuove osservazioni sul campo e tecniche geologiche, la stessa squadra responsabile di quel rilevamento ha rivisto la precedente datazione, presentandola nel nuovo studio.
Una parte degli autori dello studio scoprirono pure, negli anni '90, i resti di 4,4 milioni di anni fa relativi all'Ardipithecus ramidus, e quelli del suo "parente" più vecchio di un milione di anni, l'Ardipithecus kadabba. Mentre gli studi erano ancora in corso, fu pubblicato quello relativo al Chororapithecus abyssinicus, un gorilla i cui denti fossili ci parlano di una creatura simile a un gorilla, adattata a una dieta di fibre. Sulla base di questi ritrovamenti, si collocò la divergenza attorno a 5 milioni di anni fa. Il Chororapithecus abyssinicus avrebbe fornito le prove fossili che il nostro antenato comune migrò dall'Africa e non dall'Eurasia, anche se la discussione in merito non è chiusa.
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Etiopia: i segni sulle ossa da Dikika non sarebbero dovuti al calpestio

13 Agosto 2015
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I segni sulle ossa fossili, datate a 3,4 milioni di anni fa e provenienti dal sito di Dikika, in Etiopia, non sarebbero stati determinati da qualcuno che le ha calpestate.
Questi i risultati di un nuovo studio che si innesta sulla discussione in merito a due ossa provenienti dal sito DIK-55, e che porterebbero 12 segni in totale, caratteristici dell'uso di strumenti litici. Le due ossa apparterrebbero a un'antilope e a un animale delle dimensioni di un bufalo, e sarebbero state colpite dai nostri antenati (nel caso in questione Australopithecus Afarensis) con forza e numerose volte. Lo studio supporta l'interpretazione originale, presentata su Nature nel 2010, e confutata l'anno successivo su PNAS.
La questione è importante, perché collegata allo scoprire quando si è cominciato a mangiare carne e, come si ritiene, a sostenere con essa l'evoluzione del cervello. Anche se alcuni primati si nutrono occasionalmente di altri piccoli animali, non cacciano invece quelli più grandi, che mantengono depositi di grasso nel midollo. È questa una delle ipotesi prevalenti nella paleantropologia, che una dieta ricca di proteine e grasso abbia permesso lo sviluppo del cervello. I reperti in questione però risalgono al tempo degli australopitechi, mentre il genere Homo comparì 2,8 milioni di anni fa.
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Un nuovo ominide che coesistette con "Lucy" in Etiopia

27 Maggio 2015
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Scoperti, nella zona centrale della regione etiope di Afar, i resti di un nuovo ominide dai depositi di 3,3 - 3,5 milioni di anni fa nell'area di studio Woranso–Mille. Al nuovo ominide è stato apposto il nome di Australopithecus deyiremeda, che significa "parente vicino" nella lingua di Afar. Sarebbe perciò contemporaneo della celebre Lucy, Australopithecus afarensis, con il quale convisse nella stessa regione. Il nuovo ominide differisce per forma e dimensione dei denti e per la robusta architettura della mandibola.
Gli scienziati hanno a lungo dibattuto se vi fosse solo una specie preumana tra i 3 e i 4 milioni di anni fa: questa scoperta contribuisce a sfidare l'assunto, insieme alla scoperta di nuove specie dal Ciad e dal Kenya (Australopithecus bahrelghazali and Kenyanthropus platyops), e rafforzando l'idea che diverse specie di ominidi coesistevano durante questo periodo.

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Scoperta in Etiopia la mandibola fossile del più antico Homo

4 - 5 Marzo 2015
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Ritrovato un frammento di mandibola fossile di 2,8 milioni di anni fa, nella regione etiope di Afar (la stessa della dell'Australopithecus Afarensis, nota anche come Lucy). Potrebbe dunque trattarsi del più antico fossile umano finora rinvenuto. Il frammento potrebbe appartenere a una nuova specie: la mandibola pare addirittura più simile a quelle di Homo che di Australopithecus, a causa dei denti più piccoli e della forma parabolica. Il ritrovamento costituirebbe un chiaro collegamento proprio con gli ominidi ritrovati nell'area, del tipo dell'Australopithecus Afarensis appunto, e datati tra i 3,9 e i 2,9 milioni di anni fa.

Institute of Human Origins Discovery from Arizona State University on Vimeo.
Risulta ancora evidente che vi fosse una notevole variazione tra i primi ominidi, e che questi potessero essere caratterizzati più dalla forma di mascella e mandibola che dalla dimensione del cervello. Il fossile riguarda la parte sinistra della mascella, con cinque denti.
[Dall'Abstract:] La nostra comprensione dell'origine del genere Homo è stata intralciata dalla limitata registrazione di fossili nell'Africa Orientale, tra i 2 e i 3 milioni di anni fa. Qui si riporta la scoperta di un frammento di mandibola con denti di ominide, proveniente dall'area di ricerca di Ledi-Geraru, Stato Regionale di Afar, Etiopia, che stabilisce la presenza di Homo verso i 2,8 - 2,75 milioni di anni fa. Questo esemplare combina tratti primitivi visti nei primi Australopithecus con la morfologia osservata nel più tardo Homo, confermando che le deviazioni dal pattern australopiteco e riferite a denti, mascella e mandibola, sono riscontrabili già nella stirpe del primo Homo. La scoperta di Ledi-Geraru ha implicazioni per le ipotesi circa il tempo e il posizionamento dell'origine del genere Homo.
Lo studio "Early Homo at 2.8 Ma from Ledi-Geraru, Afar, Ethiopia", di Brian VillmoareWilliam H. KimbelChalachew SeyoumChristopher J. CampisanoErin DiMaggioJohn RowanDavid R. BraunJ. Ramon ArrowsmithKaye E. Reed, è stato pubblicato su Science.
Link: ScienceNature; Pennsylvania State UniversitySmithsonian; Live Science 1, 2; BBC News; The Guardian; Past Horizons 1, 2
La regione di Afar, in Etiopia, da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata e di TUBS (Own work This vector graphics image was created with Adobe Illustrator. This file was uploaded with Commonist. This vector image includes elements that have been taken or adapted from this: Ethiopia location map.svg (by NordNordWest).)