Palazzo Sandi a Venezia: nuova vita per il soffitto di Tiepolo e Bambini

Palazzo Sandi a Venezia: nuova vita per il soffitto dipinto da Tiepolo e Bambini

ANCE Venezia inaugura la nuova sala appena restaurata - 11 novembre ore 11:30

Palazzo Sandi Tiepolo Bambini

Nell’ambito del 75° anniversario della sua fondazione, l’Associazione dei Costruttori Edili di Venezia ha promosso un lavoro di restauro artistico e architettonico riguardante la propria sede: lo storico Palazzo Sandi a Venezia. Il progetto ha coinvolto in particolare il salone nobile, con il soffitto affrescato da Giambattista Tiepolo e Nicolò Bambini. Due opere complementari che arricchiscono la sede di ANCE: l’affresco “Trionfo dell’Eloquenza” di Tiepolo e il fregio incorniciato che lo circonda, “Allegoria della lascivia” o “Umanità primitiva”, di Bambini.

Palazzo Sandi a Venezia: nuova vita per il soffitto dipinto da Giambattista Tiepolo e Nicolò Bambini

------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

IL RESTAURO DEL “TRIONFO DELL’ELOQUENZA” DI GIAMBATTISTA TIEPOLO

I lavori sull’affresco del Tiepolo sono stati eseguiti dalla ditta di restauro e conservazione Lithos di Venezia.
A una prima analisi, le condizioni del “Trionfo dell’Eloquenza” erano discrete: piccole lesioni, cavillamenti, stuccature incongrue e piccoli interventi, in alcuni casi del tutto superflui, eseguiti con materiali inappropriati.
L’intervento di conservazione è partito dopo l’esecuzione di un fotopiano dell’area interessata e di un monitoraggio dell'intera superficie del dipinto mediante lampada di Wood. Questa tecnica è stata utilizzata nella fase di accertamento dello stato di degrado dell'opera e, più in particolare, nella verifica dell'esistenza e dell'estensione delle parti non originali del tessuto pittorico. I risultati del monitoraggio sono stati graficizzati mediante la mappatura delle rispondenze delle superfici al fascio di luce a ultravioletto. Durante il monitoraggio sono state scattate delle foto di dettaglio esemplificative dell'intera superficie ed è stata realizzata la mappatura delle fluorescenze.
Il restauro vero e proprio è iniziato con una
preliminare pulitura a secco dei depositi superficiali incoerenti, estesa a tutta la superficie, mediante pennellesse morbide. Successivamente si è proceduto al pre-consolidamento della pellicola pittorica nelle aree con problemi d’instabilità. A seguito di battitura manuale delle superfici sono state individuate le aree di intonaco distaccate dal supporto. Sono state quindi eseguite iniezioni di malta fluida premiscelata a basso peso specifico ed esente da sali.

Palazzo Sandi Tiepolo Bambini
Palazzo Sandi a Venezia: nuova vita per il soffitto dipinto da Giambattista Tiepolo e Nicolò Bambini

Le stuccature ritenute incongrue, poiché degradate o realizzate con materiali non idonei, sono state in alcuni casi rimosse, in altri abbassate. L'operazione è stata effettuata dapprima con l'applicazione a pennello di acetone con giustapposizione di carta giapponese per rimuovere le ridipinture a base sintetica, seguita da impacco con acqua demineralizzata per ammorbidire l’impasto in malta. Infine, è stata effettuata la rimozione meccanica.
Dopo il parere positivo da parte della Soprintendenza, le
ridipinture individuate durante la fase di analisi sono state rimosse mediante impacchi di carbonato d'ammonio in soluzione al 10% dato a pennello con giustapposizione di carta giapponese. La superficie è stata poi sciacquata con acqua demineralizzata e spugne. Il processo è stato ripetuto sino alla completa rimozione delle ridipinture. Le stuccature precedentemente rimosse sono state integrate o nuovamente realizzate dove necessario (in corrispondenza di lesioni, lacune, etc.) con malta idonea per granulometria e cromia con i materiali originari. Infine, per garantire omogeneità di lettura delle superfici, si è proceduto all'esecuzione di reintegrazione (a velatura con acquerello) di cadute della pellicola pittorica o abrasioni e reintegrazione a tono con campitura tratteggiata o puntinata ad acquerello delle lacune e delle stuccature alterate.

Palazzo Sandi Tiepolo Bambini
Palazzo Sandi a Venezia: nuova vita per il soffitto dipinto da Giambattista Tiepolo e Nicolò Bambini

IL RESTAURO DELL’ “UMANITÀ PRIMITIVA” DI NICOLÒ BAMBINI

Del progetto di recupero del fregio del Bambini e della sua cornice lignea, si è occupata l’architetta Federica Restiani, responsabile scientifica dell'Istituto Veneto per i Beni Culturali e direttrice dei lavori, insieme al restauratore Jean Pierre Zocca e a Monica Rovea, Annalisa Nardin e Anna Zulian.

La decorazione pittorica del salone del piano nobile di Palazzo Sandi - racconta Restiani - è stata studiata finora soprattutto per la presenza del primo affresco a soggetto profano del giovane Giambattista Tiepolo, mentre si è dedicata minore attenzione all’opera attribuita al Bambini, sia dal punto di vista stilistico che della tecnica esecutiva. Tuttavia, per comprendere pienamente le ragioni e il significato dell’intero schema decorativo, che rappresenta un unicum nel panorama della pittura veneziana del XVIII secolo, le opere dei due artisti (e le aspirazioni della committenza) non sono separabili. Il programma iconografico infatti, seppur articolato su superfici differenti, è unitario e si svolge attraverso la narrazione pittorica di due concetti opposti ma reciprocamente connessi: il soggetto principale, nel piatto centrale del soffitto, Trionfo dell’eloquenza, e in contrapposizione, immediatamente sotto, l’Umanità primitiva (o Allegoria della lascivia) confinata entro un lungo fregio dipinto a monocromo che corre ininterrotto sulle quattro pareti della stanza, ove, entro rilievi a stucco, erano incorniciate altre tre tele a corollario della narrazione allegorica. Sappiamo che i lavori di riammodernamento del palazzo furono avviati da Tomaso Sandi in concomitanza delle nozze del figlio Vettor, 1724, è quindi abbastanza ragionevole individuare nella conformazione del telaio architettonico della sala e nel programma decorativo un progetto unico e organico, fortemente legato alle aspirazioni della committenza: non potendo infatti ostentare una nobiltà di antiche origini, il padre di Vettor decide di celebrare la propria casata attraverso l’esaltazione delle virtù, saggezza ed eloquenza, associate all’esercizio della propria professione, l’avvocatura. I Sandi celebrano quindi ‘la civiltà della parola’, regolata dall’esercizio della virtù, che guida l’intelletto dell’uomo e inonda di luce l’intera sala (Tiepolo), relegando ai margini, brancolante nel buio, un mondo primitivo fatto di mostruosità, vizio e sofferenze (Bambini).”

Palazzo Sandi Tiepolo Bambini
Palazzo Sandi a Venezia: nuova vita per il soffitto dipinto da Giambattista Tiepolo e Nicolò Bambini

La fascia decorativa monocroma contigua al soffitto si sviluppa lungo le quattro pareti del salone nobile, per una lunghezza complessiva di 33 metri lineari e per un'altezza di metri 1,50 con un totale di 50 metri quadri di superficie dipinta. Iconograficamente, il soggetto mitologico dell’Umanità primitiva raffigura l’esistenza primordiale in cui uomini primitivi ignoravano l'uso della parola, erano errabondi, senza vesti: esseri semiumani come centauri, fauni, satiri e pegasi, in lotta tra loro. In assonanza con la crudeltà dell'uomo è raffigurata la feroce lotta tra tori, leoni, unicorni, ippogrifi e altri animali. Il racconto allegorico, nello sviluppo ritmico decorativo, è sostenuto da una forte tensione e un serrato dinamismo. La campitura a tono tendenzialmente monocromo richiama le tenebre in cui visse l'umanità primitiva in contrapposizione al tema del Trionfo dell’eloquenza raffigurato sul soffitto, elevato nella luce.

Il fregio è realizzato con la tecnica del marouflage. Con questo termine, derivante dal nome della colla animale impiegata (marouflé), si indica una pittura a olio realizzata non direttamente sulla superficie architettonica ma attraverso la mediazione di una tela priva di telaio e fissata a mezzo di colla e chiodature. La procedura era già nota in Italia fin dal XV secolo, ma viene codificata con il termine marouflage soltanto tra il Seicento e il Settecento in Francia.

Il fregio versava in condizioni conservative piuttosto critiche, condizionato dalle variazioni microclimatiche del salone: è possibile supporre che per alcuni secoli l’interazione ambientale interna, del salone di Palazzo Sandi (non avendo riscaldamento per 250 anni), sia stata condizionata delle naturali variazioni stagionali in assonanza con il clima umido di Venezia. Verso la metà del secolo scorso, nell’edificio e nel salone del piano nobile sono stati installati i termosifoni, che hanno apportato un importante cambiamento nella variabilità climatica della stanza.

L’altra causa determinante di degrado è da ricercarsi nelle differenti micro-tensioni tra il supporto tessile del dipinto e la struttura lignea sul quale è ancorato. Nel susseguirsi di queste continue contrapposte tensioni sul dipinto, in diverse aree e per lunghi tratti, si sono formati strappi, lacerazioni, sollevamenti del supporto tessile, crettature dello strato preparatorio e del film pittorico e, di conseguenza, diverse cadute della pellicola pittorica. In altri punti, la tela si è distaccata dall’impalcato, probabilmente per debolezza all’origine dell’incollaggio, formando di conseguenza bolle, ondulazioni e grinze. Inoltre, l’opera – come quella del Tiepolo – è stata sottoposta negli anni a numerosi interventi strutturali non sempre ben eseguiti.

Dopo i fondamentali rilevamenti diagnostici e microclimatici e alcuni test di pulitura, si è passati al restauro vero e proprio.

Prima fase

La prima fase operativa è stata rivolta alla riadesione dei distacchi del supporto tessile, del dipinto, all’impalcato ligneo centinato di sostegno, e alla fermatura della pellicola pittorica sollevata. L’operazione di riadesione è stata condotta in modo selettivo, avanzando per settori di un metro quadro lungo ogni lato della superficie del fregio e analizzando la situazione a luce radente. I segmenti di tela staccati e sollevati, per lo più lacerati, sono stati fissati. Gli ondulamenti di tela e le bolle distribuite sulle superfici del dipinto che non presentavano problemi di stabilità del colore non sono stati trattati perché considerati deformazioni stabilizzate, storicizzate e non a rischio per la buona conservazione dell’opera. Dopo alcune prove, il miglior risultato è stato ottenuto dalla “colletta romana modificata”, denominata “colletta Doria” dal nome dell’autore che l’ha formulata. Per addensare la “colletta Doria”, dopo avere sperimentato alcuni materiali, si è preferita – seppur in percentuale esigua - la farina, che viene utilizzata in genere nella colla di pasta per la foderatura. Per conferire la tonalità conforme alla preparazione originaria del dipinto, nella miscela del collagene, sono stati aggiunti due pigmenti in uguali proporzioni: terra di Siena bruciata e terra d’ombra bruciata, sino a raggiungere una consistenza gelatinosa.

In seguito, per risanare un imminente rischio di crollo, si è reso necessario asportare alcune macerie dal tergo dell’impalcato d’angolo ed è stato effettuato lo smontaggio di alcuni segmenti di dipinto dalla struttura di sostegno.

La pulitura

I beveroni a base di colla animale, stesi sulla superficie pittorica in passato, con il tempo si erano alterati virando in un tono giallo-brunastro il colore originario e impedendo una corretta lettura dell’opera monocroma con modulazioni chiaro-scurali di bianchi, neri e grigi.

Per asportare lo strato degradante e recuperare le originarie cromie è stata impiegata una soluzione chelante a base di acido citrico e Tea. La soluzione stesa a pennello, su carta giapponese interposta alla superficie, ha permesso di solubilizzare il collante proteico e assorbirlo nella carta stessa. In seguito, mediante una spugnetta leggermente inumidita con acqua tiepida, i residui sono stati eliminati dalla superficie.

Verniciatura finale

Dopo alcune piccole ma importanti reintegrazioni pittoriche e stuccature, si è giunti alla verniciatura finale.
Prima della verniciatura a spruzzo è stato necessario proteggere tutte le superfici intorno al fregio pittorico, in modo che la nebulizzazione non danneggiasse le opere al contorno. Sia il soffitto affrescato da Tiepolo, sia la cornice dorata di contorno al dipinto sono stati ermeticamente ricoperti da leggeri teli di nylon. La verniciatura finale è stata eseguita con la mescolanza di due vernici. La miscela ottenuta ha permesso di uniformare e migliorare le caratteristiche ottiche della superficie pittorica. Mantenuta tiepida, la vernice è stata spruzzata a nebulizzazione mediante l’ausilio di pistola e compressore. Questa finitura protettiva ha creato una protezione dalle radiazioni ultraviolette, dannose per la conservazione dei colori del dipinto.

Intervento conservativo sulle cornici lignee

Le cornici dorate intorno al fregio si presentavano in pessimo stato di conservazione. Anche in questo caso, dopo le analisi di rito, si è provveduto con un intervento conservativo. Prima di iniziare, lungo le due cornici, è stata realizzata una spolveratura accurata dei consistenti depositi superficiali con pennello morbido e aspirapolvere, prestando attenzione alle parti pericolanti. Dove non è stato possibile eseguire la spolveratura, a causa dei sollevamenti instabili, si è svolto un prefissaggio localizzato delle scaglie. Questa difficile operazione è stata svolta, in modo graduale e selettivo, nel rispetto delle delicate superfici dorate e policrome. Conclusa la pulitura, è stata svolta una prima verniciatura a pennello delle superfici dorate.

In seguito, dopo alcune prove, si è proceduto alla stuccatura delle lacune, in modo graduale, portandole allo stesso livello del decoro originale. Infine, la superficie dello stucco è stata trattata con una leggera levigatura mediante carta abrasiva molto fine e rifinitura a bisturi. Alcune parti di modanature lignee perdute, lungo i bordi delle cornici, sono state ricostruite con inserti di legno adeguatamente sagomati. Dopo accurata riflessione sul metodo, è stato stabilito che, data l’estesa presenza di lacune, l’intervento di ritocco doveva creare una continuità, senza tuttavia arrivare allo stesso tono della doratura.
Le modalità di esecuzione del ritocco:

    • Integrazione pittorica a tratteggio con acquerelli, a imitazione del bolo;
    • Protezione del tratteggio con vernice stesa a pennello;
    • Stesura di un velo di cera con un panno morbido;
    • Finitura a cera per doratura a base di pigmenti metallici a imitazione dell’oro classico, lasciando intravedere il bolo rosso della lacuna, vale a dire la reintegrazione ad acquerello e lucidatura finale con panno di lana.

BREVI BIOGRAFIE DEGLI ARTISTI

Giambattista Tiepolo (Venezia, 5 marzo 1696 – Madrid, 27 marzo 1770) è uno dei maggiori pittori del Settecento veneziano. La sua formazione avviene a Venezia nella bottega di Gregorio Lazzarini. Nel 1719 sposa segretamente Maria Cecilia Guardi, sorella dei pittori Francesco e Giannantonio, dalla quale avrà 10 figli. A Udine, nel 1726, esegue gli affreschi per la cappella del Santissimo Sacramento nel Duomo, per il Castello e per il Palazzo Patriarcale dimostrandosi inventore di straordinarie composizioni che lo porteranno a lavorare in tutta Europa: da Venezia, con Palazzo Labia e Ca’ Rezzonico, a Vicenza, dove assieme al figlio affresca Villa Valmarana ai Nani, a Milano, fino alla grande impresa della Residenza di Karl Philipp von Greiffenklau, a Würzburg con le Storie di Federico Barbarossa (1750-53). Tiepolo è anche grandissimo pittore di dipinti religiosi e realizza straordinari capolavori lungo tutto l’arco della sua carriera, dai Gesuati a Sant’Alvise alla Scuola dei Carmini, sempre a Venezia. La sua fama universale lo porta, infine, a realizzare gli affreschi di Villa Pisani a Stra (commissionatigli nel 1760) che precedono la partenza per Madrid dove Tiepolo viene chiamato da Carlo III per decorare le sale del nuovo Palazzo Reale e dove muore nel 1770.

Nicolò Bambini (Venezia, 1651 – Venezia, 1736) è stato un pittore italiano del Barocco. Compie i primi studi a Venezia come allievo di Giulio Mazzoni. Trasferitosi a Roma, diviene allievo di Carlo Maratti. Ha dipinto per la chiesa di Santo Stefano a Venezia subito dopo il suo ritorno da Roma. Ebbe due figli, anche loro pittori, Giovanni e Stefano. Tra le opere principali si ricordano Trionfo Di Venezia (1682, Palazzo Pesaro, Venezia), Ratto Delle Sabine (Musei Capitolini, Pinacoteca Capitolina, Roma), Glorificazione di Venezia e la famiglia Dolfin, (Ca’dolfin, Venezia), Adorazione Dei Magi (Chiesa Di San Zaccaria, Venezia).

------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

I tre QR code tramite i quali accedere alla visita virtuale delle opere:

https://www.affrescovenezia.it/Confronto/confronto.html

https://www.affrescovenezia.it/TourVR/tourVR.html

https://www.affrescovenezia.it/TourInfo/tour_auto_info.html

------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

 

Giambattista Tiepolo e Nicolò Bambini, due pittori, una storia

ANCE Venezia presenta il soffitto affrescato del salone del piano nobile di Palazzo Sandi a Venezia “Il trionfo dell’eloquenza” e “L’umanità primitiva”, appena restaurati.

Palazzo Sandi Tiepolo Bambini
Palazzo Sandi a Venezia: nuova vita per il soffitto dipinto da Giambattista Tiepolo e Nicolò Bambini

12 novembre, Venezia – Si è svolta all’interno del salone del piano nobile di Palazzo Sandi, sede storica della Associazione Costruttori Edili di Venezia, la conferenza stampa di inaugurazione e presentazione del lavoro di recupero artistico-architettonico della sala e dell’affresco di Giambattista Tiepolo e del fregio di Nicolò Bambini.

Nell’ambito delle iniziative per il 75° anniversario della sua fondazione, l’Associazione dei Costruttori Edili di Venezia ha intrapreso un intervento di restauro dei gioielli della propria sede di Palazzo Sandi a Venezia. L’opera ha coinvolto in particolare il salone del piano nobile che ospita il prestigioso affresco di Giambattista Tiepolo e il fregio monocromo di Nicolò Bambini.

Per noi costruttori edili - sottolinea il Presidente Giovanni Salmistrari - incontrarci periodicamente nella sala del Consiglio e alzare gli occhi verso il soffitto costituisce da sempre una fortuna e un privilegio. Disporre di un patrimonio artistico come le due opere “Il trionfo dell’eloquenza” del Tiepolo e “L’umanità primitiva” del Bambini è altresì una responsabilità. Conservarlo e garantirne le qualità estetiche e tecniche è stato sempre il nostro impegno. Così, in occasione di un anniversario come il 75° dalla nascita di ANCE Venezia, il Consiglio ha ritenuto doveroso investire per riportare all’originale bellezza un’opera forse meno conosciuta ma egualmente preziosa come il nostro affresco. Chi da sempre ama e lavora prestando grande attenzione ai dettagli e alla qualità di opere che oltre che funzionali debbono anche rispondere a canoni estetici, non può che essere estremamente orgoglioso di riportare a nuova vita e mettere a disposizione di tutti un patrimonio come quello che custodiamo.

Palazzo Sandi Tiepolo Bambini
Palazzo Sandi a Venezia: nuova vita per il soffitto dipinto da Giambattista Tiepolo e Nicolò Bambini

Il restauro si è svolto in due fasi. La prima dedicata al fregio che circonda l’affresco; la seconda invece al recupero dell’affresco vero e proprio con l’obiettivo di intervenire riportando l’opera alla sua qualità originaria. L’affresco, infatti è stato nel corso del tempo oggetto di diversi interventi di restauro, oggetto di teorie diverse, con tecniche e tecnologie differenti, che hanno contribuito a modificarne l’aspetto e i colori originali. L’attuale restauro invece si caratterizza proprio per voler restituire al dipinto quelle caratteristiche cromatiche, di stile proprie del Tiepolo. Questo approccio ha consentito così di riportare a vista particolari che erano stati ricoperti e cancellati. Tra questi una figurina di un personaggio in abiti settecenteschi: probabilmente il committente. Un elemento ricorrente nelle opere del Tiepolo questo di inserire nel dipinto un’immagine della persona che ha reso possibile la realizzazione dell’opera.

La storia dell’affresco è legata a quella del Palazzo che lo ospita. Nel 1724 il conte Tommaso Sandi, erede di una importante famiglia di avvocati e recenti membri del patriziato veneziano, in occasione delle nozze del figlio Vettor, commissionò proprio a Giambattista Tiepolo, un ciclo decorativo di dipinti con soggetti che dovevano celebrare le virtù della famiglia, per arredare il piano nobile della propria residenza veneziana. Oltre all’affresco, il salone ospitava infatti alcune tele – tre dello stesso Tiepolo e due di Bambini – che si ricollegavano all'affresco del soffitto.

“Queste tele - ricorda Salmistrari - sono oggi conservate nella sala della colazione dell’Hotel Hilton a Roma. Ci auguriamo che si possa un giorno ricreare la scenografia della sala completa. In ogni caso, per rendere l’idea di come si presentava il salone nella sua configurazione originaria, abbiamo elaborato una ricostruzione virtuale e interattiva, molto suggestiva, dell’insieme delle opere che abbellivano la sala.”

È abbastanza ragionevole individuare nella conformazione del telaio architettonico della sala e nel programma decorativo un progetto unico ed organico, fortemente legato alle aspirazioni della committenza: non potendo infatti ostentare una nobiltà di antiche origini, il padre di Vettor decide di celebrare la propria casata attraverso l’esaltazione delle virtù, saggezza ed eloquenza, associate all’esercizio della propria professione, l’avvocatura. I Sandi celebrano quindi ‘la civiltà della parola’, regolata dall’esercizio della virtù, che guida l’intelletto dell’uomo e inonda di luce l’intera sala (Tiepolo), relegando ai margini, brancolante nel buio, un mondo primitivo fatto di mostruosità, vizio e sofferenze (Bambini)”. Federica Restiani, Istituto Veneto per i Beni Culturali.

Palazzo Sandi Tiepolo Bambini
Palazzo Sandi a Venezia: nuova vita per il soffitto dipinto da Giambattista Tiepolo e Nicolò Bambini

Testi e foto Foto dall'Ufficio Stampa Mi.La | Alchimie di comunicazione


Torna a splendere l'affresco egittizzante della Casa dei Ceii

Un restauro importante si conclude all’interno dell’imponente Casa dei Ceii; scavata tra il 1913 e il 1914 è uno dei rari esempi in città di dimora di età tardo sannitica (II secolo a.C.).

A causa di una mancanza sistematica di manutenzione e di pratiche di restauro spesso non idonee, il prezioso grande affresco egittizzante del giardino della Casa dei Ceii, nel corso del tempo, aveva perso i suoi brillanti colori e così grazie ai lavori di manutenzione e alle mani sapienti dei restauratori finalmente mostra con estrema vividezza le scene raffigurate e i colori splendenti delle pitture.

Casa dei Ceii restauro affresco egittizzante
Casa dei Ceii, scena di caccia dopo il restauro. Foto: Parco Archeologico di Pompei

Eccola la scena di caccia con la presenza di animali esotici e selvatici assieme a paesaggi egittizzanti, soggetti che spesso ricorrono in altre domus pompeiane per creare un’illusione prospettica e per aprire gli spazi verso uno scenario idilliaco sacrale.

Probabilmente il tema delle pitture testimoniava il legame e un interesse specifico del proprietario con il Collegio degli Isiaci e con il mondo egizio, moda particolarmente diffusa a Pompei negli ultimi anni di vita della città.

Casa dei Ceii restauro affresco egittizzante
Casa dei Ceii, scena di caccia prima del restauro. Foto: Parco Archeologico di Pompei

Il lavoro di restauro, molto complesso, ha previsto una pulitura del dipinto anche mediante l'utilizzo del laser ed ha interessato, visto il maggiore degrado, soprattutto la parte inferiore con decorazione botanica; le parti abrase sono state recuperate anche attraverso un ritocco pittorico puntuale. Per evitare in futuro altre problematiche legate ad infiltrazioni d’acqua, l’ambiente è stato chiuso così da preservarne adeguatamente l’area.

Casa dei Ceii, scena di caccia. Foto: ®luigispina

La domus doveva appartenere al magistrato Lucius Ceius Secundus, ipotesi basata sul ritrovamento di una iscrizione elettorale dipinta sul prospetto esterno della casa. L’abitazione, tuttavia, non rientra nel tipo della domus aristocratica, il cui possesso era considerato necessario per accedere alla carriera politica, ma si attesta, piuttosto, come una casa di livello medio del II secolo a.C.

Casa dei Ceii, scena di caccia restauro. Foto: Parco Archeologico di Pompei

La facciata della Casa dei Ceii risulta improntata a una certa severità con riquadri di stucco bianchi e alto portale coronato da capitelli cubici e raffinata cornice a dentelli. Il corridoio di accesso conserva ancora il calco del portone originale e immette nell’atrio tetrastilo dove le quattro colonne rivestite di stucco sorreggono il portico dell’atrio e incorniciano la vasca dell’impluvio realizzata con frammenti di anfore disposte di taglio secondo una tecnica diffusa in Grecia e che a Pompei è solo presente qui e nella domus della Caccia Antica.

Casa dei Ceii. Foto: Parco Archeologico di Pompei

Un prezioso tavolo di marmo con piedi leonini e una raffinata vera di pozzo sono stati ricollocati nella loro sede originaria, accanto alla vasca dell’impluvio dove è anche visibile, lì vicino, il calco di un armadio di legno. Una parete a graticcio scherma alla vista la piccola scala in muratura e legno che permetteva l’accesso agli ambienti del piano superiore.

 

Si ringrazia il Parco Archeologico di Pompei per le foto e i video


Sant Angelo in Formis

La basilica benedettina di Sant’Angelo in Formis

Sulle pendici occidentali del Monte Tifata, principale rilievo della catena dei Monti Tifatini, che corre lungo quasi tutta la provincia di Caserta, sorge la basilica benedettina di Sant’Angelo in Formis, intitolata all’Arcangelo Michele.

La basilica sita sul territorio del comune di Capua, l’antica Casilinum, nota per essere il porto della Capua vetus sul fiume Volturno. Dalla sua posizione la basilica regna sovrana sulla città e, principalmente, sul territorio di Sant’Angelo in Formis.

Non è un caso che l’edificio ecclesiastico venne edificato in dato luogo. Essa infatti si eleva su quelli che erano i resti di un edificio di culto pagano risalente al IV secolo a. C., ovvero il tempio di Diana Tifatina, i cui resti sono visibili in parte nella navata di destra della basilica, ad una quota inferiore rispetto al pavimento dell’aula basilicale.

Le origini dell’edificio sono strettamente legate all’ambiente ecclesiastico del monastero di Montecassino. Il più antico documento noto della presenza cassinese in situ è una bolla papale del 943-944 con la quale il pontefice Marino II imponeva al vescovo di Capua, Sicone, di restituire al monastero di S. Benedetto la chiesa del Monte Tifata, data in beneficio a un suo diacono, ma già ceduta ai monaci di Montecassino dal precedente vescovo Pietro I (925-938) allo scopo di associarvi un monastero sul territorio capuano. Dopo circa cento anni, nel 1065, il vetusto santuario, presumibilmente di origine longobarda, risulta di nuovo nelle mani del vescovo di Capua, Ildebrando, che lo concesse in cambio di una chiesa della sua città, al normanno Riccardo I, principe di Capua e conte di Aversa.

Basilica Sant Angelo in Formis
La Basilica benedettina di San Michele Arcangelo a Sant'Angelo in Formis. Foto di Nicola Santoro

La chiesa, realizzata nel secolo XI, è un edificio basilicale senza transetto, eretto in blocchi di tufo. Dotata di un unico portale di accesso, presenta l’interno diviso in tre navate che terminano in altrettante absidi semicircolari, con due file di sette colonne che sorreggono archi a tutto sesto. Della chiesa dovevano far parte con molta probabilità le colonne ad formas, in formis (con riferimento agli acquedotti romani che dal Tifata portavano l’acqua alla città di Capua), che originariamente facevano parte del sopracitato tempio di Diana Tifatina.

Alla facciata esterna della chiesa si appoggia un portico voltato a cinque fornici acuti, di cui quello centrale più alto e spazioso. Si tratta di un rifacimento più tardo del portico originario, riprodotto nel modellino tenuto in mano dall’abate Desiderio nell’affresco dell’abside della navata centrale.

A destra della basilica sorge il poderoso campanile a pianta quadrata, originariamente scandito in tre livelli. A differenza del primo piano, in cortina laterizia, il piano terreno è realizzato con blocchi marmorei di reimpiego, ricavati presumibilmente dall’Anfiteatro Campano dell’antica Capua, oggi Santa Maria Capua Vetere.

Affresco dell'Ultima Cena dalla Basilica benedettina di San Michele Arcangelo a Sant'Angelo in Formis. Foto Italo-Byzantinischer Meister - The Yorck Project (2002) 10.000 Meisterwerke der Malerei (DVD-ROM), distributed by DIRECTMEDIA Publishing GmbH. ISBN3936122202, pubblico dominio

I celebri affreschi che ornano l’interno della basilica costituiscono la più importante testimonianza della cultura pittorica campana negli ultimi decenni del secolo XI e delle nuove tendenze figurative importate in Italia dagli artisti bizantini chiamati da Desiderio, futuro papa col nome di Vittore III, a Montecassino. Il ciclo pittorico sviluppa un vasto programma narrativo, incentrato su episodi del Vecchio e Nuovo Testamento che si ispirano a modelli paleocristiani delle basiliche apostoliche romane.

Sant Angelo in Formis
L'interno della basilica benedettina di San Michele Arcangelo a Sant'Angelo in Formis. Foto di Mongolo1984, CC BY-SA 4.0

Bibliografia

Enciclopedia dell’arte medievale, volume X. Istituto della Enciclopedia Italiana.

Paolo Gravina, La basilica benedettina di San Michele Arcangelo a Sant'Angelo in Formis in Percorsi di conoscenza e tutela - Studi in onore di Michele D'Elia, a cura di Francesco Abbate, Centro Studi sulla civiltà artistica dell'Italia meridionale 'Giovanni Previtali', 2008.