Febbre Jonathan Bazzi

"Febbre": l'esordio dissacrante di Jonathan Bazzi

Il libro di Jonathan Bazzi, Febbre, è chiaro fin dal titolo. Nessun mistero su ciò di cui si parlerà, è tutto cristallino e stranamente semplice. Letterale. Non febbre illusoria, immaginaria o metaforica, ma una febbre reale, viscerale, la protagonista silenziosa di questa cruda autobiografia.

Tre anni fa mi è venuta la febbre e non è più andata via.

La storia di Jonathan inizia in un momento cruciale della vita, quando inizia ad avere la febbre. Una cosa di poco conto, pensa all'inizio, come ne succedono tante. La sua vita di insegnante di yoga laureato in filosofia continua assecondando la malattia, appoggiandosi al compagno Marius. Ma la febbre non passa. Una stanchezza prepotente diventa ben presto l'unica sensazione che prova, insieme a freddo, caldo, sofferenza.
L'ansia divora lentamente Jonathan, che occupa le sue sempre più scarse energie in lunghe ricerche su internet. Fa propria ogni informazione, dalla più attendibile alla più favolistica con la devozione di chi attende un responso oracolare. Almeno finché non arriva il verdetto di sieropositività. Com'è successo?

La vita di Jonathan Bazzi inizia a Rozzano, cencioso 'ghetto' alle porte di Milano a cui non sente mai di appartenere. Si vergogna della casa popolare in cui vive, del quartiere decadente in cui abitano solo ex carcerati, prostitute, tossici, i derelitti della società. Auspica ad una vita a Milano, e quando alla fine la raggiunge, si trova a contemplare come dietro ad un vetro un mondo dei ricchi, degli snob, che gli ricordano in ogni momento da dove viene, quanto sia diverso.
La sua infanzia è vissuta tra i tradimenti del padre, il bullismo a scuola, e con la sensazione di non poter contare su nessuno esclusa sua madre Tina, l'unica a rimanergli vicina, sacrificando sé stessa più e più volte.

Il racconto si svolge su due linee temporali parallele, presente e passata, che si alternano tra loro in una narrazione senza alcun filtro, potente e verace ad ogni costo, anche a patto di essere fastidiosa. I frammenti della  giovinezza traviata sono l'anticamera alle lunghe digressioni sulla malattia, che lascia terreno fertile alla sua ansia innata ("Cosa avrò? Perché questa febbre non va via? Avrò un tumore? La SLA?"). Un'ansia che paradossalmente si attenua con la scoperta di aver contratto l'HIV. Almeno ora la febbre ha un nome, richiede una procedura precisa, concede un po' di rigorosa tranquillità all'immaginazione ipocondriaca di Jonathan.

Ad un certo punto del romanzo, l'HIV, la febbre, i sintomi sembrano quasi non avere più importanza, e fanno nascere la sensazione che tutti questi risvolti 'fisici' non siano che un pretesto dell'autore per ragionare su se stesso. Infatti nel momento in cui viene scoperta, la malattia finisce in secondo piano, mentre ciò che prima era sullo sfondo ora urla attenzione: i fantasmi di un passato ingiusto superano le angosce attuali, e si muovono sullo scenario di una società implacabile, così profondamente infetta che pare quasi un'estroflessione della condizione di Jonathan.

Jonathan Bazzi firma così un esordio feroce, a cui è difficile rimanere indifferenti. Scuote e sconvolge il lettore dalle prime pagine con il ritmo  frenetico di chi non ha tempo, deve andare subito al punto. Ogni ipocrita censura nel parlare di morte, sangue, sesso è bandita. Non servono eufemismi per questo, così come non servono per ricercare la causa di una malattia di cui non si conosce l'origine, o per accettare se stessi.

Febbre Jonathan Bazzi
La copertina del libro autobiografico Febbre di Jonathan Bazzi, pubblicato da Fandango Libri

 

Febbre di Jonathan Bazzi è candidato alla LXXIV edizione del Premio Strega.

Si ringrazia Fandango Libri per le foto di Jonathan Bazzi.


Il sale, romanzo di salsedine e ferite

"Il sale": il titolo di questo romanzo di Jean-Baptiste Del Amo non poteva essere più appropriato.
Il sale, infatti, richiama l’ambientazione (Sète nella regione francese dell’Occitania), anzi la salinità e il mare sono un elemento così persistente e costante della narrazione che sembra quasi di sentirne l’odore leggendo le pagine, ma il sale è anche quella sostanza, che messa sulle ferite, le fa bruciare di nuovo.

Jean-Baptiste Del Amo a Barcelona (2011) per la presentazione del libro che l'ha rivelato al grande pubblico, Une Éducation libertine, foto Editorial Cabaret VoltaireCC BY-SA 3.0

La trama di questo romanzo è all’apparenza minimale: cosa succede nella giornata prima che una famiglia, composta da madre e figli ormai adulti con le relative famiglie si ritrovi insieme la sera a cena. In realtà l'attesa di questo evento è l'occasione per scavare nella psicologia dei personaggi e nel loro dolore, andando ad aprire, con precisione chirurgica, le ferite delle loro vite.

Così scopriamo che la madre, Louise, ormai vedova, è intrappolata in una vita miserevole e solitaria, dopo aver investito la sua esistenza nella relazione con il marito violento, Armand, e aver dedicato tutta se stessa ai tre figli.

Figli, però, che oltre a essere distanti, non sono poi così felici.

Fanny è intrappolata nel lutto senza fine per la morte della figlia Lèa, ha messo la propria vita in pausa e vive sospesa tra tristezza e rancore, incapace di comunicare col marito e con l'altro figlio.

Albin, così simile al loro padre-padrone, ne ha ricalcato le orme, senza mai chiedersi se era quello che volesse davvero. La sua violenza, esercitata forse più con le parole che con i gesti, provocherà l'allontanemnto della moglie, la quale deciderà (giustamente) di porre una fine alla loro relazione.

Infine c'è Jonas, il figlio minore, omosessuale, per cui l'autore sembra avere un occhio di riguardo. Mai accettato dal padre nè dal fratello, ha un compagno innamorato e amorevole, ma non riesce a scacciare il ricordo e i sentimenti per un vecchio amore, morto di AIDS.

Jean-Baptiste Del Amo durante Le Livre sur la Place (2016), foto ActuaLitté, CC BY-SA 2.0

Il libro è architettato magistralmente, con cura ed equilibrio nel narrare le varie vicende e nel ricondurre tutti i fili insieme, verso una catastrofe (o una catarsi?) che non sapremo mai se arriverà.

Credo, però, che il punto forte di tutto il romanzo sia soprattutto lo stile (e grandi complimenti per questo al traduttore, che ha ben saputo rendere la sintassi e il lessico dell'autore in italiano). Le parole scavano, in una sintassi piana, incalzante: non c'è una frase imperfetta, una parola fuori posto. Se c'è un difetto che posso trovare è che la perfezione formale mi ha portata a lasciare in secondo piano la trama, che non mi ha coinvolto, in favore di lasciarsi trascinare dalla magia della lingua.

È un libro che consiglio a chi sa apprezzare lo stile di una storia, la cesellatura delle parole, che costruiscono personaggi anche con il ritmo e la musicalità.

Jean-Baptiste Del Amo il sale Francia libriIl sale  di Jean-Baptiste Del Amo, traduzione di Sabrina Campolongo, Neo Edizioni, 2013 (ed. or. Le sel, Gallimard, 2010).


Milano: “Out of Sight”, la mostra fotografica sull’HIV/AIDS

Cultura della Salute

“OUT OF SIGHT” la mostra fotografica sull’HIV/AIDS

Alla Fabbrica del Vapore fino al 5 dicembre gli scatti di Nanni Fontana corredati da informazioni epidemiologiche, morfologiche, farmaco-economiche, sulla prevenzione e sulle terapie. Assessore Majorino: “Il rischio di contagio purtroppo non è finito, per questo è fondamentale promuovere la prevenzione e sensibilizzare i cittadini”

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Milano, 9 novembre 2015 – “OUT OF SIGHT - Un viaggio nell’epidemia globale di HIV e AIDS” è un percorso scientifico emozionale che offre ai visitatori spunti di riflessione e informazioni indispensabili sull’epidemia di HIV/AIDS. La mostra inaugura alla Sala delle Colonne della Fabbrica del Vapore dove resterà aperta al pubblico fino al 5 dicembre. Il percorso, a cura di Vanda Elisa Gatti, ruota attorno agli scatti del fotogiornalista Nanni Fontana ed è corredato da informazioni epidemiologiche, morfologiche, farmaco-economiche, sulla prevenzione e sulle terapie.

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