Giornate Europee del Patrimonio 2019

“Un due tre... Arte!” Giornate Europee del Patrimonio 2019

Giornate Europee del Patrimonio 2019

Sabato 21 e domenica 22 settembre tornano, nei musei e nei luoghi della cultura di tutta Italia, le Giornate Europee del Patrimonio (GEP 2019), con tema “Un due tre... Arte! - Cultura e intrattenimento”.

Alle Giornate Europee del Patrimonio possono partecipare tutti i luoghi della cultura statali e non statali.

Gli istituti museali statali osserveranno gli orari di apertura ordinari, con i consueti costi (e le agevolazioni e gratuità previste per legge) per le aperture diurne di sabato 21 e di domenica  22  settembre. l'apertura straordinaria serale di sabato 21 settembre sarà di 3 ore, con biglietto di ingresso, al costo simbolico di 1 euro (eccetto le gratuità previste per legge).

I musei e i luoghi della cultura non statali possono aderire alle Giornate Europee del Patrimonio contattando i Poli museali di riferimento. Nelle Province autonome di Trento e Bolzano è possibile contattare il Polo museale del Veneto, nella regione Valle d'Aosta il Polo museale del Piemonte e nella regione Sicilia la rispettiva Soprintendenza archivistica (saas­[email protected])

Testo e immagine dal MiBAC, tutte le iniziative al seguente link.

 

 

Di seguito, le iniziative del Parco Archeologico del Colosseo, del Parco Archeologico di Ostia antica, del Polo Museale della Campania e del MArTA per le Giornate Europee del Patrimonio 2019 (sabato 21 e domenica 22 settembre).

Leggere di più


Il Parco archeologico del Colosseo si connette con il pubblico grazie a una nuova rete wifi free

Il Parco archeologico del Colosseo è accessibile via web e gratuitamente a tutti gli utenti grazie alla predisposizione di quattro Hot Spot posizionati presso gli accessi ai principali monumenti: all’Arco di Tito, in Largo della Salara Vecchia, al Museo Palatino, e al Colosseo dove sono collocati presso il bookshop e su tutto il catino del II ordine.

L’infrastruttura tecnologica è stata realizzata da Telespazio, una joint venture tra Leonardo (67%) e Thales (33%), con il supporto del partner Noixa, ed è oggi operativa dopo un periodo di sperimentazione iniziato nel 2018. Il sistema si basa su una infrastruttura di comunicazione satellitare a bassa latenza con una dorsale wireless a 5Ghz e con aree hotspot per la distribuzione wifi con una capacità di 300mbit al secondo.

L’obiettivo del servizio è la copertura web capillare del Parco archeologico del Colosseo attraverso una rete poco invasiva e creare una rete IoT (Internet of Things) in grado di fornire servizi di connettività sia ai turisti che al personale dell’amministrazione del Parco, che potrà offrire contenuti informativi attraverso un’app dedicata.

Colosseo. Foto: Alessandra Randazzo

“Finalmente i 7 milioni e oltre di turisti provenienti da tutto il mondo possono interagire con il nostro patrimonio culturale, con i nostri social e servizi digitali senza alcun costo. E’ una grande conquista per tutto il Parco archeologico che può in questo modo aumentare le potenzialità di fruizione offerte al cittadino ed al visitatore, oltre che migliorare le modalità di funzionamento della sua stessa struttura” – afferma Alfonsina Russo, Direttore del Parco archeologico del Colosseo – e prosegue “stiamo lavorando con passione sull’accessibilità fisica, cognitiva, economica, culturale e sociale; con l’accessibilità digitale oggi facciamo un ulteriore passo in avanti in un’ottica di innovazione, partecipazione e condivisione del Parco aperto a tutti”.

“Siamo molto orgogliosi di questa collaborazione con il Parco archeologico del Colosseo, che ha consentito a Telespazio di mettere a disposizione dei visitatori di uno dei siti storici e culturali più importanti al mondo la propria tecnologia satellitare – ha dichiarato Alessandro Caranci, responsabile della Linea di Business Satellite Communications di Telespazio –.  Telespazio da oltre 50 anni è un operatore attento alle nuove esigenze del mercato e offre servizi dedicati a un pubblico sempre più ampio”.


Colori degli Etruschi

Roma: apre la mostra "Colori degli Etruschi. Tesori di terracotta alla Centrale Montemartini"

Mercoledì mattina del 10 Luglio siamo stati all’anteprima della meravigliosa mostra “Colori degli Etruschi. Tesori di terracotta alla Centrale Montemartini”, che ha aperto al pubblico l’11 Luglio 2019 e sarà visitabile fino al 2 Febbraio 2020.
Davanti agli occhi illuminati di stupore, si è aperta questo percorso su una straordinaria selezione di lastre parietali figurate, nonché decorazioni architettoniche a stampo in terracotta policroma, davvero eccezionali e unici nel loro genere, tutte provenienti dal territorio di Cerveteri, ossia l’antica Caere. Accompagnano l’allestimento finissime ceramiche e vasellami di derivazione attica, ma ciò che colpisce come da sempre, è l’arte e la maestria della manodopera etrusca nel realizzare tali tesori che finora erano per lo più sconosciuti al grande pubblico. Indubbiamente pezzi originali questi, inediti poiché ci troviamo davanti a testimonianze di fondamentale importanza per la storia della pittura etrusca, rientrate in Italia recentemente grazie all’azione di contrasto del traffico illegale dei reperti archeologici dell’Arma dei Carabinieri e, alla diplomazia culturale del MiBAC.

Colori degli EtruschiAncora una volta una collaborazione davvero significativa e importante, tra la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e dalla Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale, patrocinato dalla Regione Lazio, su progetto scientifico di Alfonsina Russo, Claudio Parisi Presicce, Leonardo Bochicchio, Daniele Federico Maras e Rossella Zaccagnini, con organizzazione Zètema Progetto Cultura.
Risaliamo agli inizi del 2016 quando i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, in un ingente sequestro, recuperano da depositi a Ginevra, una gran quantità di reperti provenienti da scavi clandestini e illegalmente destinati ad un mercato internazionale, insieme a vasi figurati dalla Magna Grecia, e a statue romane, vengono rinvenuti e accumulati in frantumi in decine di casse, e sanz’alcun ordine di coerenza, questa straordinaria serie di lastre parietali, e frammenti architettonici etruschi di una sorprendente policromia.

Sull’onda di questo straordinario recupero di reperti, ha seguito un importante accordo di cooperazione culturale internazionale, siglato tra il MIBAC e la Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen, comportando il rientro dalla Danimarca all’Italia, un ulteriore e consistente serie di altrettanti frammenti di lastre dipinte etrusche.
Dietro attenta attività di studio e restauro condotta dalla SABAP sui preziosi reperti rinvenuti (quali lastre di rivestimento delle travi, acroteri, antefisse, gocciolatoi, età..), seppur privati del loro originario contesto frutto del saccheggio indiscriminato e selvaggio perpetrato per decenni, attraverso il riconoscimento delle loro caratteristiche tecniche, alla raffinatezza usata nell’esecuzione d’opera, e grazie al confronto con le più importanti collezioni museali sia straniere che italiane, è stato possibile datarli tra il 530 e il 480 a. C.

Al culmine di tutta questa operazione tra ritrovamento, recupero e restauro, nel Giugno 2018 vi è la mostra e un convegno internazionale di studi organizzati dalla SABAP, presso il Castello di Santa Severa a Santa Marinella (RM), a cui ora ovviamente segue quest’edizione della Centrale Montemartini, in un allestimento aggiornato e rinnovato degli ultimi risultati di studio, e ripensato sulle caratteristiche della prestigiosa sede espositiva ospitante.
I contenuti della mostra che si articolano nel percorso espositivo e suddiviso per tematiche, narrano Le imprese di Ercole e gli altri miti (ad esempio il mito della Gorgone Medusa uccisa da Perseo, o la raffigurazione del giudizio di Paride); La Danza, presente in numerose lastre dipinte recuperate a Ginevra, in cui si rappresentano danzatrici, musicisti e atleti, che come è ben noto hanno fatto grande fortuna nell’arte greca ed etrusca; Gli atleti e i guerrieri che in questo caso sono affiancati in analogia tematica, da reperti selezionati tra le collezioni Capitoline e tra i recuperi effettuati dall’Arma dei Carabinieri, una serie rara di elmi, corazze in bronzo e schinieri di VI e V sec. a. C.

Colori degli EtruschiLa mostra “Colori degli Etruschi. Tesori di terracotta alla Centrale Montemartini”, desidera offrire una chiave di lettura inedita, ma il più possibile esaustiva, proprio attraverso quest’articolato percorso espositivo, ricco di interessanti informazioni che permettono a questi preziosi reperti di riavere voce nel contributo alla conoscenza storico-artistica dell’antica Caere etrusca, proprio all’acme del suo splendore culturale.

Colori degli EtruschiInfo mostra: www.centralemontemartini.org ; www.museiincomune.it ; www.zetema.it

Roma, 10/07/2019

Le foto dall'anteprima della mostra “Colori degli Etruschi. Tesori di terracotta alla Centrale Montemartini” sono di Luana D'Alessandro.


Il 29 giugno inaugura Forum Pass: un unico grande percorso alla scoperta dei Fori

Sabato 29 giugno l’ingresso al Parco archeologico del Colosseo sarà gratuito in occasione della Festa dei SS Pietro e Paolo, patroni di Roma. L’apertura rientra in #IoVadoAlMuseo l’iniziativa del MIBAC che prevede 20 giorni di gratuità in tutti i monumenti, musei, gallerie, scavi archeologici, parchi e giardini monumentali italiani.

“Sarà una giornata di festa dedicata soprattutto ai cittadini romani” ha dichiarato il direttore del Parco archeologico del Colosseo,Alfonsina Russo che ha annunciato “non a caso, abbiamo scelto questa data per inaugurare un percorso inedito che consente per la prima volta di visitare l’area del Foro Romano-Palatino insieme ai Fori Imperiali. Si tratta di unico grande percorso nel cuore archeologico della Capitale: un’occasione ulteriore per immergersi senza soluzione di continuità e senza barriere architettoniche nella storia della Roma antica”.

Sabato 29 giugno il Parco archeologico del Colosseo, in collaborazione con la Sovrintendenza capitolina ai beni culturali inaugura infatti Forum Pass – Alla scoperta dei Fori: il percorso che attraversa tutta l’area archeologica e che potrà essere compiuto sia partendo dall’accesso all’area di competenza capitolina, da Piazza della Madonna di Loreto, presso la Colonna Traiana, o da uno degli ingressi del Parco archeologico del Colosseo: Largo Corrado Ricci, Via Sacra – Arco di Tito, via di San Gregorio e via del Tulliano, davanti al Carcere Mamertino. Il Foro Romano, culla della civiltà occidentale e i Fori imperiali, simbolo del potere degli imperatori, tornano dunque a costituire un’unità topografica, recuperando il ruolo di ‘piazze’ vissute e non solo musealizzate.

L’ingresso sarà gratuito ancheLunedì 23 settembre Dies natalis Augusti; Venerdì 4 ottobre Giornata della pace della fraternità e del dialogo tra appartenenti a culture e religioni diverse; Lunedì 4 novembre Festa dell’Unità nazionale; Giovedì 21 novembre Giornata mondiale della filosofia; Mercoledì 18 dicembre Giornata internazionale dei migranti.

Si ricorda che nei giorni di gratuità rimarranno chiusi al pubblico: i siti compresi all’interno del Percorso SUPER (Museo Palatino, Criptoportico Neroniano, Casa di Augusto, Casa di Livia, Loggia Mattei, Domus Transitoria, Santa Maria Antiqua con Oratorio dei Quaranta Martiri e Rampa Domizianea, Tempio di Romolo); i luoghi della mostra Roma Universalis e l’esposizione permanente del Museo del Colosseo.

Dal 30 giugno il nuovo biglietto Forum Pass sarà acquistabile sulle piattaforme ufficiali: www.parcocolosseo.it ewww.coopculture.it


Geronimo Stilton e il sito UNESCO "Aree Archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata"

​​Al via le iniziative rivolte ai più piccoli nei siti archeologici vesuviani
Geronimo Stilton

GERONIMO STILTON

presenta

la guida e le mappe per ragazzi

del SITO UNESCO 829

“AREE ARCHEOLOGICHE DI POMPEI,

ERCOLANO E TORRE ANNUNZIATA”

                                                

 Giovedì 13 giugno ore 10,30

Teatro Piccolo degli scavi di Pompei

Ingresso Piazza Esedra

A un anno di distanza dalla sua prima visita  e dopo un intenso lavoro al fianco degli alunni di 12 istituti comprensivi di Pompei, Ercolano, Torre Annunziata, Trecase e Napoli, torna agli scavi di Pompei Geronimo Stilton, il topo giornalista più amato dai bambini di tutto il mondo, per presentare le nuove mappe e la guida del sito Unesco 829 “Aree archeologiche di Pompei, Ercolano, Torre Annunziata, dedicate ai più piccoli e ai ragazzi.

Giovedì 13 giugno presso il Teatro Piccolo degli scavi di Pompei sarà presentato il risultato finale delle attività.

Interverranno:

-        Il Direttore ad interim del Parco Archeologico di Pompei, Alfonsina Russo

-        il prof. Massimo Osanna assieme al Direttore del Grande Progetto Pompei, Generale  Mauro Cipolletta;

-        il Direttore del Parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano;

-        Laura Acampora del Segretariato generale del Ministero per i beni e le attività culturali -  Servizio I, Ufficio Unesco del Mibac;

-        Elena Pagliuca dell'Osservatorio Permanente del Centro Storico di Napoli-sito Unesco;

-        Rachele Geraci di Atlantyca​, Responsabile eventi culturali e relazioni con le Istituzioni;

-         e, naturalmente, Geronimo Stilton, protagonista e autore della serie editoriale pubblicata in Italia da Edizioni Piemme e in altre 49 lingue nel mondo e dei cartoni animati in onda su RAI,  qui presente in pelliccia e baffi assieme agli alunni e professori delle classi partecipanti al progetto.

Le mappe saranno in distribuzione presso gli ingressi dei tre siti, assieme alla guida che sarà distribuita in questa prima fase gratuitamente.

L’ingresso all’evento di presentazione è aperto ai visitatori, fino ad esaurimento posti (max. 150).

 

Geronimo Stilton è stato  testimonial d’eccezione del progetto educativo  “Itinerario didattico formativo tra i siti di Pompei, Ercolano, Torre Annunziata, Napoli” rivolto ai giovani cittadini del sito UNESCO, finanziato con i fondi della L. 77/2006 (legge per “misure speciali di tutela e fruizione dei siti italiani di interesse culturale, paesaggistico e ambientale, inseriti nella “Lista del patrimonio mondiale” posti sottola la tutela dell’UNESCO).  Il progetto -  svoltosi in collaborazione con l'Osservatorio Permanente del Centro Storico di Napoli-sito Unesco - ha avuto l’obiettivo di aumentare la consapevolezza e la sensibilità dei più giovani nei confronti del patrimonio culturale mondiale, anche attraverso l’osservazione delle tecniche di conservazione e valorizzazione.

L’iniziativa è stata realizzata in collaborazione con Atlantyca Entertainment, l’azienda milanese che gestisce i diritti editoriali internazionali, di animazione e di licensing del personaggio Geronimo Stilton.

Testo e immagini da Ufficio Stampa Parco Archeologico di Pompei - presso Antiquarium Boscoreale
via Viale Villa Regina - 80041 Boscoreale (Napoli)

web: www.pompeiisites.org
FaceBook: https://www.facebook.com/pompeiisoprintendenza/
Twitter: https://twitter.com/pompeii_sites
Instagram: https://www.instagram.com/pompeii_parco_archeologico/
YouTube: https://www.youtube.com/c/PompeiiSites79dc

Presentazione Il Tesoro più grande all'Antiquarium di Pompei

Giovedì 23 Maggio presso la Terrazza dell’Antiquarium del Parco Archeologico di Pompei si terrà la presentazione del volume “Il tesoro più grande. Come gli italiani pensano, tutelano e valorizzano il patrimonio culturale”, pubblicato dalla Fondazione Enzo Hruby.

La Fondazione Enzo Hruby, impegnata per sostenere la protezione dei beni culturali italiani e per diffondere la cultura della sicurezza, ha voluto approfondire un argomento che non è mai stato sviscerato a fondo prima d’ora, ovvero il rapporto tra gli italiani e lo straordinario patrimonio nazionale. Per farlo ha commissionato all’Istituto Astra Ricerche un’indagine demoscopica svolta attraverso 1.051 interviste condotte su un campione di italiani dai 15 ai 65 anni. Attraverso questa ricerca, partendo da cosa è davvero ‘tesoro’ per i cittadini, si arriva a valutarne il valore (personale, sociale, economico) per poi affrontare il tema della conservazione e della tutela dei beni.

A partire da questa ricerca è scaturita l’iniziativa editoriale oggetto della presentazione che si svolge a Pompei, dove sono analizzati i risultati dell’indagine demoscopica e dove sono presenti i contributi, le proposte e le testimonianze di alcuni dei maggiori esponenti del mondo dei beni culturali.

Il volume, introdotto dalla prefazione di Franco Bernabè, Presidente della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, è curato da Salvatore Vitellino e contiene i contributi di Eike Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi, Evelina Christillin, Presidente della Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino, Tiziana Maffei, Presidente di ICOM ItaliaCarlo Hruby, Vice Presidente della Fondazione Enzo Hruby, Andrea Erri,  Direttore generale della Fondazione Teatro La Fenice, Pierluigi Vercesi, inviato speciale del "Corriere della sera" e Luca Nannipieri, critico d’arte
 
Alla presentazione del prossimo 23 maggio a Pompei portano un saluto istituzionale Alfonsina Russo, Direttore ad interim del Parco Archeologico di Pompei, e il Gen. B. Mauro Cipolletta, Direttore Generale del Grande Progetto Pompei; introduce i lavori il Gen. B. Fabrizio Parrulli, Comandante Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale; intervengono Massimo Osanna, Professore di Archeologia Classica dell’Università Federico II di Napoli e Carlo Hruby; modera l’incontro Luca Nannipieri.

In occasione della presentazione a Pompei il volume verrà offerto in omaggio a tutti i partecipanti. Successivamente sarà possibile richiederlo alla Fondazione Hruby, con un’erogazione liberale che verrà destinata al sostegno delle attività della Fondazione per la protezione del patrimonio culturale italiano.

Ingresso libero con conferma obbligatoria scrivendo all’indirizzo mail [email protected] o telefonando al numero 02.38036625.


Mostra Vanity. Courtesy Parco archeologico di Pompei

Da Pompei alle Cicladi. In mostra storie di gioielli e vanità

Una nuova mostra è stata inaugurata presso il Parco archeologico di Pompei dal titolo: “Vanity: storie di gioielli dalle Cicladi a Pompei” che ha come tema conduttore il piacere effimero e il lusso esibito attraverso gli oggetti preziosi e raffinati del piacere femminile. A confronto, in un percorso articolato nel portico ovest della Palestra Grande degli scavi, monili provenienti dall'area cicladica e oggetti preziosi dai vari siti della Campania, con al centro Pompei. Gemme, collane, bracciali, orecchini, fibule, anelli e armille in oro, argento, bronzo, pasta vitrea, ambra, corallo, delineano un rapporto  di evoluzione e continuità tra le fabbriche greche e quelle italiche attraverso quella culla comune di idee, scambi e genti che è il Mediterraneo.

Mostra Vanity. Courtesy Parco archeologico di Pompei
Mostra Vanity. Courtesy Parco archeologico di Pompei

Gli oggetti preziosi in sé non sono solo simbolo di una bellezza effimera, ma attraverso i luoghi di produzione e le modalità di rinvenimento raccontano storie, commerci e viaggi che gli stessi materiali  fanno al di fuori delle rotte canoniche. E in più storie ancora più tragiche che vengono raccontate attraverso i monili provenienti dai luoghi devastati dalla terribile eruzione del Vesuvio ritrovati non all’interno di necropoli ma ancora addosso agli ultimi proprietari, sicuri di portare con se tesori di inestimabile valore ma di fronte alla morte improvvisa ultimi testimoni di vanità.

Mostra Vanity. Foto Paolo Mighetto
Mostra Vanity. Foto Paolo Mighetto

Come non ricordare tra le raffinate testimonianze presenti in mostra la preziosa armilla proveniente da Moregine con all’interno un’incisione assai particolare: “DOMINUS ANCILLAE SUAE”, “il padrone alla sua schiava”, un bracciale d’oro dalla testa di serpente, dono speciale di un padrone alla sua schiava, o il Bracciale d’oro che da il nome anche alla casa in cui fu rinvenuto, dall’incredibile peso di 610 grammi e trovato ancora indosso alla vittima. Il monile è caratterizzato, nella parte terminale, da due teste di serpenti con occhi impreziositi da pietre che reggono tra le fauci un disco con la raffigurazione della dea Selene, la luna, rappresentata come fanciulla con capo coronato da una mezzaluna circondata da sette stelle mentre solleva le braccia per trattenere un velo rigonfio. Da Pompei oltre ai gioielli, provengono numerosi oggetti da toletta afferenti alla sfera femminile e strumenti fondamentali per la bellezza e la cura del corpo. Di particolare pregio anche amuleti intagliati o incisi in forma di divinità, talora di provenienza orientale, come Diana e Iside e gli orecchini, probabilmente il più tipico ornamento femminile indossato dalle bambine sin dall’infanzia, indipendentemente dal ceto sociale d’ appartenenza.

Mostra Vanity. Courtesy Parco archeologico di Pompei
Mostra Vanity. Courtesy Parco archeologico di Pompei

Da Ercolano provengono numerosi gioielli in mostra che danno l’idea della ricchezza che anche questa città doveva avere prima della distruzione del Vesuvio. Come a Pompei, anche qui i gioielli sono stati spesso ritrovati accanto ai corpi delle vittime, sia indossati casualmente sia come prezioso bottino da portare durante la fuga.

La mostra, progettata da Kois Associated Architects, segue un percorso espositivo cronologico che parte dalla tarda età del Bronzo in area Cicladica fino all’eruzione del 79 d.C., e geografico (le Cicladi, la Campania e Pompei). L’allestimento che risulta d’impatto e particolarmente elegante, vive del contrasto tra il materiale di colore scuro con cui sono state realizzate le teche e che rimandano alla tragicità dell’eruzione e del contrasto con il luccichio brillante degli oggetti in mostra. Ad animare inoltre il percorso, volti e figure da affreschi pompeiani, reinterpretati e presentati in chiave contemporanea, pop.

"Vanity: storie di gioielli dalle Cicladi a Pompei" è un’iniziativa che nasce dalla collaborazione tra il Parco archeologico di Pompei e l’Eforia delle Cicladi, finalizzata alla più ampia realizzazione di programmi comuni di studio, ricerca, promozione e ampliamento della conoscenza delle rispettive realtà archeologiche, in passato strettamente collegate.

Mostra Vanity. Courtesy Parco archeologico di Pompei
Mostra Vanity. Courtesy Parco archeologico di Pompei

“A conferma degli stretti legami tra le diverse aree del Mediterraneo – dichiara Massimo Osanna, curatore della mostra – i gioielli provenienti da Delos e dalle altre Cicladi saranno esposti accanto a gioielli coevi provenienti principalmente da Pompei, e, in alcuni casi, da altri siti rilevanti dell’area campana, con due approfondimenti, agli opposti estremi cronologici, sulle Cicladi e sulla loro straordinaria civiltà preistorica, e, per l’età romana, su Pompei e sugli altri siti vesuviani, nei quali la distruzione del 79 d.C. ha determinato la conservazione di uno straordinario assortimento di gioielli, eccezionale dal punto di vista quantitativo e ritenuto pressoché unico nel mondo antico. La mostra si estenderà in una delle aree più suggestive di Pompei, già da tempo destinata a diventare contenitore espositivo, una teca nella teca, all’interno di uno dei monumenti simbolo della città romana: il portico occidentale della Palestra Grande, appositamente chiuso per l’occasione, con un apprestamento che potrà essere adoperato anche per successive esposizioni.

Mostra Vanity. Courtesy Parco archeologico di Pompei
Mostra Vanity. Courtesy Parco archeologico di Pompei

“I gioielli provenienti da Delos e in generale dalle Cicladi – aggiunge Demetrios Athanasoulis, Eforo delle Cicladi e co-curatore della mostra – offrono una panoramica più variegata dal punto di vista della cronologia e dei contesti di provenienza (necropoli, abitati, santuari). Tra i gioielli greci, eccezionali sono quelli provenienti da Delos, in particolare dall’abitato, risalenti a un periodo in cui strettissimi erano i rapporti commerciali e culturali tra l’area campana e l’isola cicladica, porto franco frequentato da mercanti di tutto il Mediterraneo, con una massiccia presenza di negotiatores italici”.

Mostra Vanity. Courtesy Parco archeologico di Pompei
Mostra Vanity. Courtesy Parco archeologico di Pompei

Pompei e Delos – dichiara il Direttore ad interim Alfonsina Russo - oltre all’eccezionale stato di conservazione che li contraddistingue e alla grande importanza dell’architettura pubblica e residenziale, hanno vissuto, analogamente, “un’epoca d’oro” intorno al II secolo a.C. Il benessere e la prosperità, testimoniati dai numerosi oggetti preziosi esposti, sono appunto l’espressione di un’economia in espansione che accomunava entrambe le realtà, tra loro connesse. Se da un lato Delos ha avuto stretti rapporti con l’Italia e in particolare con la Campania, dall’altro il territorio pompeiano ha costituito un contesto in cui il mondo greco e quello romano si sono intrecciati in un dialogo unico.”

La mostra è visitabile dal 10 maggio al 5 agosto 2019 presso la Palestra Grande degli scavi di Pompei, portico ovest.


Torna alla luce la Sala della Sfinge nella Domus Aurea

Roma continua a regalarci emozioni e sorprese che stupiscono per bellezza e importanza. Archeologi, architetti e i restauratori del Parco archeologico del Colosseo, dopo 2000 anni, si sono imbattuti in una scoperta che ha lasciato tutti senza parole. Nella Domus Aurea, la ricca e splendida residenza urbana dell’imperatore Nerone, torna alla luce una sala a cui è stato dato il nome, per via delle decorazioni presenti, di Sala della Sfinge. I tecnici, durante dei lavori sulla volta dell’ambiente 72 dell’edificio, si sono imbattuti in una grande apertura all’altezza della copertura e qui, rischiarando la volta con luci artificiali, sono apparse decorazioni inedite. Al di sotto, per tutta l’altezza, la sala risulta interrata già in epoca romana. Le pitture  ricoprono l’intera volta a botte e risultano in buono stato di conservazione.

Vista d'insieme della Sala della Sfinge. Crediti: Parco archeologico del Colosseo
Vista d'insieme della Sala della Sfinge. Crediti: Parco archeologico del Colosseo

Sul fondo bianco si vedono riquadri tracciati di rosso, contornati da linee color ocra con fasce dorate punteggiate da elementi vegetali e altre fasce curvilinee anch’esse dorate e rabescate.

Figurina armata con pantera dalla Sala della Sfinge. Crediti: Parco archeologico del Colosseo
Figurina armata con pantera dalla Sala della Sfinge. Crediti: Parco archeologico del Colosseo

La scoperta della Sala della Sfinge si inserisce nella strategia di ricerca scientifica che il Parco porta avanti ogni giorno contestualmente agli interventi di messa in sicurezza e restauro– ha spiegato Alfonsina Russo, direttore del Parco archeologico del Colosseo e ha concluso – rimasta nell’oscurità per quasi venti secoli, la Sala della Sfinge – così come l’abbiamo denominata – ci racconta le atmosfere degli anni del principato di Nerone”.

Centauro dalla Sala della Sfinge. Crediti: Parco archeologico del Colosseo
Centauro dalla Sala della Sfinge. Crediti: Parco archeologico del Colosseo

Emozionato anche il Funzionario responsabile della Domus Aurea Alessandro D’Alessio che commenta così l’evento: “Sogno e aspirazione ancestrale dell’archeologo (e non solo) – di matrice quantomeno letteraria, romanticamente immaginifica – la scoperta di un nuovo, sconosciuto ambiente antico, di uno spazio architettonico chiuso e “incontaminato” da mano e sguardi umani, splendidamente decorato e talvolta ricettacolo di oggetti preziosi, costituisce un evento che tanto raramente si verifica da appagarne appieno spirito di ricerca e sete di conoscenza. Alla Domus Aurea, ovvero in quel che oggi resta, sul Colle Oppio, dell’immensa residenza urbana che Nerone volle edificare dopo l’incendio del 64 d.C. (una tale circostanza potrebbe non destare particolare sorpresa, visto il numero delle sale e degli altri spazi noti e riccamente affrescati, che ammonta a oltre 150. Eppure la ventura e l’emozione di trovarsi di colpo, senza preavviso o indizio alcuno, davanti e dentro una stanza della Domus prima ignota, o di cui non v’era comunque memoria, rappresenta un’occasione anche qui straordinaria e appagante”.

Posizionamento su planimetria della nuova sala della Sfinge. Crediti: Parco archeologico del Colosseo
Posizionamento su planimetria della nuova sala della Sfinge. Crediti: Parco archeologico del Colosseo

Le figure che si stagliano sulla volta sono state dipinte in un’atmosfera rarefatta all’interno di eleganti riquadri: una nasce da un cespo vegetale armata di spada, faretra e scudo che combatte contro una pantera feroce; Centauri rampanti e figure di Pan, uno con lituo (bastone ricurvo), un altro con oggetti, forse strumenti musicali, fra le mani. All’esterno del perimetro, creature acquatiche stilizzate, reali o fantastiche, sembrano rincorrersi. Il tutto è attraversato da motivi vegetali: esili ghirlande e cespi che terminano in foglioline e steli di colore verde, giallo e rosso, festoni e forse frutti, compongono un paesaggio surreale popolato da uccellini ritratti in differenti pose.

Creature acquatiche dalla Sala della Sfinge. Crediti: Parco archeologico del Colosseo
Creature acquatiche dalla Sala della Sfinge. Crediti: Parco archeologico del Colosseo

Sulla lunetta di fondo della volta a botte, si staglia una tipica architettura immaginaria con le sue esili colonne su uno sfondo inesistente, sormontata da una patera d’oro da cui pende una mezza ghirlanda. Accanto, una muta e solitaria sfinge svetta sopra un elemento che fa pensare ad un bètilo (oggetto sacro di forma conica).

Le figure di carattere riempitivo, appaiono anche in altre sale e ambienti, come ad esempio nel Criptoportico 92.

Data appunto la posizione della stanza rispetto al più generale sistema planimetrico progettuale della Domus, sappiamo inoltre che questa decorazione neroniana venne stesa sulle superfici di un più antico ambiente, parte della sequenza di vani, solo in parte nota, che componevano un preesistente horreum (magazzino) di età claudia, e che vennero reinseriti, condizionandone il disegno in questo settore, nel padiglione dell’Oppio. Esso fu poi riempito e sepolto di terra probabilmente al tempo della costruzione delle Terme di Traiano, e in tale oscurità è rimasto per quasi venti secoli. La sua riscoperta, oggi, è una novità per noi e per il mondo” – continua D’Alessio.

Decorazione vegetale con uccellino dalla Sala della Sfinge. Crediti: Parco archeologico del Colosseo
Decorazione vegetale con uccellino dalla Sala della Sfinge. Crediti: Parco archeologico del Colosseo

Nella fase attuale dei lavori, non sono previsti interventi di rimozione degli strati di interramento poiché questi potrebbero attualmente creare problemi di stabilità alla struttura. L’intervento conservativo dei restauratori è stato necessariamente limitato ad una puntuale messa in sicurezza delle decorazioni emergenti allo scopo di impedirne l’infiltrazione al di sotto del livello dell’interro, dove non sarebbe stato possibile controllarne l’azione.

La Sala della Sfinge, non è rimasta tuttavia del tutto inedita a qualche curioso visitatore. All’interno dell’ambiente sono stati ritrovati dei frammenti ceramici volutamente posizionati e ritrovati in quella determinata stratigrafia. La grandiosa scoperta, oltre all’immenso valore artistico e archeologico, permette di aggiungere ulteriori dettagli alla conoscenza delle atmosfere degli anni ’60 del I secolo d.C. a Roma.

 

 

 


Villa Arianna Stabia

Villa Arianna viene riconsegnata al pubblico

Villa Arianna StabiaVilla Arianna (Stabia) è stata restituita al pubblico. Un avvenimento "atteso sin da quando l'ondata di maltempo dello scorso ottobre aveva arrecato danni importanti alla struttura" - commenta il Sindaco di Castellammare di Stabia, Gaetano Cimmino.

Villa Arianna StabiaNella mattinata di martedì 16 aprile, Alfonsina Russo, Direttrice ad interim, insieme a Mauro Cipolletta (Direttore Generale del Grande Progetto Pompei), Francesco Muscolino (Direttore degli scavi di Stabia) e Gaetano Cimmino ha illustrato gli interventi attuati durante la forzata chiusura al pubblico in atto dall’ottobre scorso. Quest’ultima ha rappresentato, tuttavia, una “buona” occasione per apportare alcuni interventi di decoro complessivo della Villa, unitamente alla realizzazione e al rifacimento di strumenti per l’accoglienza dei visitatori, oltre alla prioritaria riparazione della copertura dell’atrio.

Le vecchie recinzioni, ormai estremamente danneggiate, se non divelte in alcuni punti, sono state sostituite da una serie di staccionate che localizzano i percorsi di visita, delimitando gli spazi a monte della Villa per una lunghezza totale di circa cinquecento metri.

I lavori hanno interessato anche l’esterno della Villa, mediante il riposizionamento di nuovi cartelli segnaletici, nell’ottica di una fondamentale integrazione con il contesto territoriale e del primo passo verso un imprescindibile incremento della segnaletica stradale per raggiungere facilmente sia Villa Arianna che la vicina Villa San Marco.

Villa Arianna StabiaInfine, non da ultimo, si è provveduto a salvaguardare alcuni fronti non ancora scavati, in modo tale da preservare dai danni futuri il patrimonio di informazioni ancora da indagare.

Villa Arianna Stabia"La riapertura della villa è solo l'inizio di una progressiva riqualificazione" sottolinea la Direttrice ad interim, Alfonsina Russo.
Villa Arianna, così denominata per la presenza di un affresco a soggetto mitologico che raffigura Arianna lasciata sola da Teseo, sembra subire una sorte migliore della principessa cretese: non è stata abbandonata.

Immagini fornite dal Parco Archeologico di Pompei - presso Antiquarium Boscoreale
via Viale Villa Regina - 80041 Boscoreale (Napoli)
tel.: +39 081 8575327 - [email protected]beniculturali.it

web: www.pompeiisites.org
FaceBook: https://www.facebook.com/pompeiisoprintendenza/
Twitter: https://twitter.com/pompeii_sites
https://www.instagram.com/pompeii_parco_archeologico/
YouTube: https://www.youtube.com/c/PompeiiSites79dc

Villa Arianna Stabia


incendio alla Cattedrale di Notre Dame de Paris

La vicinanza delle istituzioni italiane per l'incendio alla Cattedrale di Notre Dame

Diverse istituzioni culturali italiane hanno espresso il loro dolore e la loro vicinanza, anche concreta, alla Francia per l'incendio che ha gravemente danneggiato la Cattedrale di Notre Dame de Paris, nella giornata del 15 aprile 2019. Articolo in aggiornamento.

Leggere di più