L'Età della Plastica

27 Gennaio 2016
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Un altro aspetto rilevante dell'Antropocene, secondo un nuovo studio, sarebbe determinato dalla plastica. Si prevede che per la metà del secolo, le terre e gli oceani saranno significativamente caratterizzati da strati di rifiuti plastici, ovviamente connessi alle attività umane.
La nuova ricerca enfatizzerebbe il fatto che le attività umane, per mezzo di materiali di lunga durata, stiano dominando la superficie del pianeta, dando vita a una vera e propria "Età della Plastica". Tra le caratteristiche della plastica, difatti, vi sono quelle dell'essere inerte e di non degradarsi. Conseguentemente, rifiuti plastici permangono nel terreno, mentre nei mari vengono consumati dagli organismi e uccidono plancton, pesci, uccelli marini.
Ma la plastica è pure materiale che rientra nel ciclo sedimentario, per cui c'è una buona possibilità che si fossilizzi, lasciando un segno anche per milioni di anni. La plastica, dunque, oltre ad essere un materiale tipico della vita moderna, e un inquinante, diviene pure un indicatore geologico chiave.
Con Antropocene, secondo la definizione di Eugene F. Stoermer, si indica l’era geologica segnata dalle attività umane, il cui impatto sugli ecosistemi del pianeta è rilevante.
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Antropocene: prove forti di una Terra segnata dall'uomo

7 Gennaio 2016

Antropocene: prove forti di una Terra guidata dall'uomo

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Le testimonianze di una nuova epoca geologica che segna l'impatto dell'attività umana sul pianeta sono ora schiaccianti, secondo un recente studio, opera di un gruppo internazionale di scienziati della Terra. L'Antropocene, che si sostiene sia cominciato alla metà del ventesimo secolo, è segnato dalla diffusione di materiali come l'alluminio, il cemento, la plastica, ceneri volanti e fallout da test nucleari per tutto il pianeta, in coincidenza con emissioni elevate di gas serra e invasioni di specie a livello trans-globale senza precedenti.

Un gruppo internazionale di scienziati sta studiando la possibilità che l'attività umana abbia guidato la Terra in una nuova epoca geologica – l'Antropocene. Chiedono: fino a che punto le azioni umane sono registrate come segnali misurabili negli strati geologici, ed è l'Antropocene sensibilmente differente dall'Olocene, la stabile epoca degli ultimi 11.700 anni che ha permesso lo sviluppo della civiltà umana?

L'Epoca nota come Olocene è stata un tempo durante il quale le società umana sono avanzate addomesticando gradualmente la terra, per incrementare la produzione di cibo, costruire insediamenti urbani e diventare padroni nello sviluppo delle risorse idriche, minerali ed energetiche del pianeta. L'epoca dell'Antropocene, come da proposta, è ad ogni modo segnata da un tempo di rapidi cambiamenti ambientali portati avanti dall'impatto di un'impennata della popolazione umana e degli incrementati consumi durante la ‘Grande Accelerazione’ della metà del ventesimo secolo.

Il dott. Colin Waters del British Geological Survey afferma: “Gli umani hanno da tempo prodotto ripercussioni sull'ambiente, ma recentemente c'è stata una diffusione rapida globale di nuovi materiali, inclusi alluminio, cemento e plastica, che stanno lasciando il loro segno nei sedimenti. L'utilizzo di combustibili fossili ha disperso particelle di ceneri volanti ovunque nel mondo, coincidendo abbastanza bene col picco di distribuzione del ‘picco da bomba’ dei radionuclidi generati dai test delle armi nucleari.” “Tutto questo dimostra che c'è una realtà sottostante il concetto di Antropocene”, ha commentato Jan Zalasiewicz dell'Università di Leicester, co-autore e presidente del gruppo di lavoro.

Lo studio, che presenta la firma di 24 membri del gruppo di lavoro sull'Antropocene, dimostra che gli umani hanno modificato sufficientemente il sistema Terra, al punto da produrre una gamma di segnali nei sedimenti e nel ghiaccio, e che questi sono sufficientemente distintivi da giustificare il riconoscimento dell'Epoca dell'Antropocene nella scala temporale geologica. Nel 2016 il gruppo di lavoro sull'Antropocene raccoglierà ulteriori prove sull'Antropocene, che contribuiranno a formulare raccomandazioni sulla possibilità che questa nuova unità temporale debba essere formalizzata e, in tal caso, come la si debba definire e caratterizzare.

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L'agricoltura determinò l'inizio dell'Antropocene

17 Dicembre 2015
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Un nuovo studio sottolinea come un pattern naturale, durato 300 milioni di anni, sia stato interrotto seimila anni fa con l'inizio di determinate attività umane. Si tratta in particolare delle attività agricole, che modificarono il paesaggio e determinarono una ristrutturazione delle comunità di piante e animali.
Queste le conclusioni degli autori di un nuovo studio pubblicato su Nature, che riconducono dunque all'agricoltura l'inizio dell'Antropocene, che secondo la definizione di Eugene F. Stoermer è l’era geologica segnata dalle attività umane, il cui impatto sugli ecosistemi del pianeta è rilevante.
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Spagna: prime tracce di inquinamento da metalli pesanti

21 - 22 Settembre 2015
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Alcune delle prime testimonianze di inquinamento da metalli pesanti dovute ad attività umane provengono dalla Spagna. Gli studiosi hanno preso in considerazione quattro siti che presentavano alti livelli di concentrazione: la Grotta di Gorham e la Grotta Vanguard presso Gibilterra, El Pirulejo nella Spagna meridionale e Gran Dolina nella Sierra di Atapuerca.
Nel primo caso, rame, piombo, nickel e zinco sono stati ritrovati presso focolai Neanderthal. Nel secondo erano dovuti al fuoco, mentre nel terzo erano connessi all'utilizzo della galena come pigmento o materia prima per grani di collane. Nell'ultimo caso invece si è trattato di prodotti animali e non dovuti perciò ad attività umane.
Nonostante le alte concentrazioni (nel primo caso si rientra tra gli standard moderni di "terreno contaminato"), i luoghi non dovettero costituire una minaccia per gli Homo Sapiens, e ne dimostrano un'esposizione di lungo periodo.
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L'impatto dei Maya sull'ambiente circostante

3 Settembre 2015
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Le attività dei Maya avrebbero influenzato l'ambiente già più di duemila anni fa, con conseguenze ancora oggi. Anche se si parla sempre più di Antropocene e l'impatto umano sul clima è evidente a partire dalla rivoluzione industriale, la tematica è in realtà più complessa, e l'impatto umano sull'ambiente è da sempre assai rilevante.
Considerando l'influenza dei Maya ("Mayacene") sul clima, sulla vegetazione, sull'idrologia e sulla litosfera tra i tremila e i mille anni fa, i ricercatori notano le alterazioni all'interno degli ecosistemi, arrivando a modificare in modo sensibile il paesaggio, e adattandosi ai cambiamenti climatici.
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I test nucleari segnarono l'inizio dell'Antropocene?

11 Maggio 2015
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Continuano ad essere formulate le proposte per una data che sancisca l'inizio dell'Antropocene, che secondo la definizione di Eugene F. Stoermer è l’era geologica segnata dalle attività umane, il cui impatto sugli ecosistemi del pianeta è rilevante. L'ultima proposta viene da un team di ricercatori internazionali, guidati da  Dr Colin Waters del British Geological Survey, e prende in considerazione come indicatori quelli generati dai test nucleari tra la fine degli anni quaranta e l'inizio degli sessanta del secolo scorso. La prima detonazione di un ordigno nucleare avvenne nel New Mexico, con il test Trinity, il 16 Luglio 1945.
[Dall'Abstract: ] Molti scienziati notano che l'umanità vive in una nuova era geologica, l'Antropocene, ma non c'è accordo su quando questa epoca sia cominciata. L'inizio potrebbe esser definito da un evento storico, come il principiare della Rivoluzione Industriale alimentata dai combustibili fossili, o la prima esplosione atomica nel 1945. La comune pratica stratigrafica, ad ogni modo, richiede una firma più significativa, diffusa a livello globale e brusca, e il fallout nucleare, derivante dai test delle armi atomiche appare più adatto allo scopo. L'apparizione del plutonio 239 (utilizzato nei test delle armi atomiche al di sopra del livello del mare post 1945) è un buon riferimetno: questo isotopo è raro in natura ma costituisce una componente significativa del fallout nucleare. L'indicatore ha altre caratteristiche che per raccomandarlo sulla base della stabilità negli stadi di roccia e terreno sedimentario, includendo: lungo tempo di dimezzamento, bassa solubilità, e alta reattività della particella. Può essere utilizzato in congiunzione con altri isotopi radioattivi come l'americio 241 e il carbonio 14, per categorizzare diverse firme di fallout nei sedimenti e nelle cappe glaciali. Su scala globale, la prima comparsa del plutonio 239 nelle sequenze sedimentarie corrisponde ai primi anni cinquanta del secolo scorso. Mentre il plutonio è facilmente distinguibile sull'intero pianeta utilizzando moderne tecniche di misurazione, un sito per definire l'Antropocene (noto come "golden spike") sarebbe idealmente collocato tra i 30 e i 60 gradi a nord dell'equatore, dove il fallout nucleare è massimo, con ambienti marini e lacustri indisturbati.
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L'inizio dell'Antropocene

11 - 12 Marzo 2015
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Antropocene, secondo la definizione di Eugene F. Stoermer è l'era geologica segnata dalle attività umane, il cui impatto sugli ecosistemi del pianeta è rilevante. Ma quando si colloca l'inizio di questa epoca? Uno studio pubblicato su Nature da studiosi dello University College London fissa la data al 1610, o in alternativa al 1964.
Quali cambiamenti occorsero in quegli anni? Con la prima data si segna diminuzione del livello di anidride carbonica e lo scambio di specie tra Vecchio e Nuovo Mondo. Con la seconda, invece, si registra un picco nel decadimento radioattivo, a causa dei test nucleari svoltisi negli anni precedenti.
[Dall'Abstract:] Il tempo è diviso dai geologi per segnare i mutamenti nello stato della Terra. I recenti cambiamenti ambientali globali suggeriscono che il pianeta possa essere entrato in una nuova era geologica dominata dagli uomini, l'Antropocene. Nello studio si ripercorre la genesi dell'idea e si stimano le firme antropogeniche nel registro geologico contro i requisiti formali per il riconoscimento di una nuova epoca. Le prove suggeriscono che tra le varie date proposte, due sembrano conformarsi ai criteri per segnare l'inizio dell'Antropocene: il 1610 e il 1964. La costituzione formale di una Epoca dell'Antropocene segnerebbe un cambiamento fondamentale nelle relazioni tra umani e sistema Terra.
Lo studio "Defining the Anthropocene", di Simon L. Lewis e Mark A. Maslin, è stato pubblicato su Nature.
Link: Nature; UCL News; Past Horizons

La Terra di notte, un'immagine composita notturna del mondo, durante l'Antropocene (Data courtesy Marc Imhoff of NASA GSFC and Christopher Elvidge of NOAA NGDC. Image by Craig Mayhew and Robert Simmon, NASA GSFC. - http://eoimages.gsfc.nasa.gov/ve//1438/land_lights_16384.tif), foto da WikipediaPubblico Dominio, caricata da Tholme.

 


Il Messak Settafet, un tappeto di strumenti in pietra preistorico

11 Marzo 2015
Un vasto "tappeto" di strumenti litici, risorsa cruciale per gli uomini dell'Età della Pietra, si trova nel Messak Settafet, massiccio pietroso nel deserto del Sahara, che ha una lunghezza totale di 350 km per 60 di ampiezza media. Un campionamento ha rivelato lì 75 manufatti in media per metro quadro.
journal.pone.0116482.g001
[Dall'Abstract:] Gli esseri umani hanno avuto un grande impatto sull'ambiente, in modo particolarmente intenso nell'ultimo millennio, ma evidente già dallo sviluppo della produzione di cibo e connesso incremento della densità di popolazione negli ultimi diecimila anni. L'uso del fuoco e l'eccessivo sfruttamento di grandi mammiferi ha anche avuto un impatto sull'ecologia mondiale, arrivando persino a centomila anni fa o più. Nello studio si tratta un altro tra i primi cambiamenti antropogenici. L'utilizzo di strumenti litici, che data a 2,5 milioni di anni fa, e la seguente evoluzione di una linea dipendente dalla tecnologia, che richiedeva l'utilizzo di quantità di rocce molto grandi. Ad ogni modo, misure dell'impatto dell'impiego della pietra da parte degli ominidi sono rare e inerentemente difficili. Il Messak Settafet, un massiccio pietroso nel Sahara Centrale (Libia), è disseminato di strumenti litici del Pleistocene su scala senza precedenti, ed è a tutti gli effetti un paesaggio modificato dall'uomo. Dal campionamento risultano mediamente 75 strumenti litici per metro quadro e macerie frammentate sono elemento dominante del paesaggio. Il tipo di strumenti litici, dall'Acheuleano alla Media Età della Pietra (Middle Stone Age), indica una manifattura per oltre il mezzo milione di anni o più.
journal.pone.0116482.g002
Lo studio "Lithic Landscapes: Early Human Impact from Stone Tool Production on the Central Saharan Environment", di Robert A. Foley e Marta Mirazón Lahr, è stato pubblicato su PLOS One.
Link: PLOS One; University of Cambridge; Science DailyPast Horizons

Fig 1. Location of Messak.

a) The Messak is located in the Libyan Central Sahara (Fazzan); b) the Messak is a massif of sandstone that lies between two sand seas, the Awbari to the north, and Murzuq, to the south (source: Google Earth); c) view of the Messak from the south, close to the town of Jarma with excavations of the Garamantes Royal Cemetery by DJ Mattingly and team in the foreground. Sources: Images: Elevation map of Africa from Nasa (http://photojournal.jpl.nasa.gov/catalog​/PIA04964), detailed map of Fazzan adapted from Wikimedia Commons (http://commons.wikimedia.org/wiki/File:L​ibya_Topography.png); photo of Messak by M Mirazon Lahr. Da PLOS One, © 2015 Foley, Lahr, Creative Commons Attribution License.

Fig 2. The Messak landscape.

The Messak is almost entirely without soil or superficial sediments, other than recent Aeolian deposits from the adjacent sand seas (a). The surface is made up of broken rocks (b, c, d), many of which have been humanly modified. In some cases (c), the removal of rocks has led to small depressions that can become small puddles or ponds. Sources: photos by authors. Da PLOS One, © 2015 Foley, Lahr, Creative Commons Attribution License.