Ulisse Roma imperiale

Torna "Ulisse, il piacere della scoperta", con Alberto Angela: "Le sette meraviglie della Roma imperiale"

Torna "Ulisse, il piacere della scoperta", con Alberto Angela

Su Rai1 "Le sette meraviglie della Roma imperiale"

Ulisse Roma imperiale
Torna "Ulisse, il piacere della scoperta", con Alberto Angela, su Rai1 "Le sette meraviglie della Roma imperiale"

Alberto Angela torna in prima serata con “Ulisse, il piacere della scoperta”, in onda da mercoledì 21 aprile alle 21.25 su Rai1. La nuova stagione propone quattro puntate e uno Speciale dedicato all’ambiente con la partecipazione di Piero Angela.

Il primo appuntamento è dedicato all'antica Roma. Si parte dal “Natale di Roma”, la cui fondazione, secondo la leggenda, sarebbe avvenuta il 21 aprile del 753 a.C., e si prosegue con un viaggio affascinante alla scoperta delle meraviglie della Roma imperiale, la “Roma dei Cesari”, periodo in cui la città raggiunse il suo massimo splendore. Tra le numerose le sorprese previste nella puntata, un sito eccezionale, il Mausoleo di Augusto, tornato finalmente visibile al pubblico dopo un lungo lavoro di restauro durato quattordici anni. Proprio sulla base delle recenti scoperte fatte da archeologi e storici della sovrintendenza capitolina, i telespettatori di Rai 1 potranno vedere per la prima volta, attraverso ricostruzioni grafiche inedite, quello che era l'aspetto originario di questo maestoso monumento che per secoli ha custodito la tomba del fondatore dell'impero.

In primo piano anche altre meraviglie legate ad Augusto, come l'Ara Pacis, uno dei monumenti che segna l'inizio della Roma imperiale, con i suoi magnifici rilievi i cui colori, grazie all'ausilio della grafica, torneranno a rivivere dopo duemila anni. Da un capolavoro all’altro con le splendide statue della Collezione Torlonia, una delle più importanti collezioni private di statue antiche al mondo, tornata visibile al pubblico dopo settant'anni con una mostra ospitata a Villa Caffarelli sul Campidoglio.

Lasciata l'età augustea, si viaggia quindi alla scoperta delle altre meraviglie realizzate dai successori di Augusto come il Colosseo, il più grande anfiteatro romano mai costruito, il Palazzo imperiale di Domiziano sul Palatino, per secoli il centro del potere dell'impero, la Colonna Traiana, monumento simbolo dell'età d'oro di Roma, o il Pantheon, il più importante tempio della Roma antica. Seguendo un preciso ordine cronologico, si ricostruisce la storia di questi monumenti famosi in tutto il mondo e la vita degli imperatori che li realizzarono, figure celebri come Augusto, Tito, Traiano e Adriano. Grazie all’ingegno dell’artista digitale Daniel Voshart, poi, sarà possibile vedere i ritratti fotografici dei volti degli imperatori romani. Attraverso la ricostruzione fedele delle immagini di busti e monete, infatti, sono stati realizzati una serie di identikit di alcuni di questi grandi protagonisti della Storia, per un viaggio unico nella grandezza della civiltà romana e nella sua bellezza.

 

Torna "Ulisse, il piacere della scoperta", con Alberto Angela, su Rai1 "Le sette meraviglie della Roma imperiale". Comunicato stampa e foto dall'Ufficio Stampa RAI


Livia donne Impero Romano Roma

Le donne che fecero l’Impero. Tre secoli di potere all'ombra dei Cesari

“Il più alto potere romano non si declina al femminile”. Con questa frase evocativa si apre il volume di Marisa Ranieri Panetta, Le donne che fecero l’Impero. Tre secoli di potere all'ombra dei Cesari, dedicato all’analisi di alcune figure femminili che dal I sec. a.C. al III d.C. hanno contribuito alla formazione e alla gestione del potere imperiale. Nonostante nel mondo romano la donna fosse sempre in qualche modo oscurata rispetto all’uomo che le era accanto, che fosse il padre, il fratello o il marito. Nonostante la misoginia che emerge dalle fonti del tempo, come Tacito, Svetonio, Cassio Dione oppure Erodiano. Nonostante i pregiudizi che, come nota l’autrice nell’introduzione, devono essere messi da parte, soprattutto se vogliamo conoscere meglio le donne che hanno fatto l’Impero e che hanno determinato il suo splendore.

Le donne che fecero l’Impero. Tre secoli di potere all'ombra dei Cesari Marisa Ranieri Panetta
La copertina del saggio di Marisa Ranieri Panetta, Le donne che fecero l'impero. Tre secoli di potere all’ombra dei Cesari, pubblicato da Salerno Editrice (2020)

La prima figura di cui si tratta è Cleopatra VII, ultima regina d’Egitto e da sempre la maggiore rappresentante del fascino della terra del Nilo. Ripercorrendo le vicende che la videro protagonista si offre l’immagine di una Cleopatra piena di dignità, intelligente ed ambiziosa, che l’autrice del volume rappresenta come l’emblema di “una femminilità capovolta”. Questo tratto della sua personalità risulta in particolare dal rapporto con Giulio Cesare e Marco Antonio, rispetto ai quali la regina non ebbe un ruolo di secondo piano, ma si dimostrò una donna carismatica e intenta ad accrescere il potere dell’Egitto ad ogni costo. All’elemento prettamente storico si intrecciano gli aneddoti riportati dagli autori antichi, alcuni dei quali hanno sfumature che ci possono far sorridere: per esempio, si racconta che Cicerone, non avendo ricevuto dei rari papiri richiesti alla Biblioteca di Alessandria, scrisse all’amico Attico di odiare Cleopatra (Cicerone, Ad Atticum, XV, 15, 2). Un ultimo aspetto a cui è rivolta una certa attenzione è lo sfarzo in cui viveva la regina, soprattutto per quanto riguarda la cura del corpo attraverso profumi, ricche vesti e gioielli, con la volontà di essere identificata con divinità quali Iside e Afrodite.

Il secondo capitolo è dedicato invece a Livia Drusilla, moglie dell’imperatore Augusto e madre di Tiberio e Druso, avuti dal matrimonio con Tiberio Claudio Nerone. L’autrice del volume inizia a trattare le vicende della donna dalla sua fuga da Roma nel 40 a.C. per evitare la proscrizione e dal suo successivo ritorno, quando in poco tempo divorziò dal marito per sposare Ottaviano e vivere con lui sul Palatino. A partire da questo evento si ripercorre la nuova vita di Livia accanto all’imperatore, mostrando come costei fosse una matrona parca, frugale e dedita alle virtù domestiche. Allo stesso tempo, come risulta dalle fonti antiche, Livia appare per certi versi spregiudicata, soprattutto in relazione ai giochi di potere che portarono Tiberio a diventare il successore di Augusto: Marisa Ranieri Panetta nota, in questo senso, la scaltrezza della donna e la sua capacità di sopportare situazioni sconvenienti, chiedendosi se possa esserci davvero lei dietro ai delitti e alle morti premature che spianarono la strada al figlio. La narrazione, anche in questo capitolo, si intreccia con aneddoti, excursus di carattere artistico e citazioni letterarie: interessanti, a riguardo, sono le descrizioni della Villa di Livia e dell’Ara Pacis, oppure il richiamo al Carmen Saeculare di Orazio e ai Tristia di Ovidio, tutte testimonianze del programma politico-culturale dell’Impero di Augusto.

Statua di Livia come Opi/Cerere, dea della fertilità, con cornucopia, capo velato, corona d’alloro e spighe di grano, Louvre. Foto di CRIX, CC BY-SA 4.0

Si passa poi a trattare di Agrippina Minore, la cui vita ruotò attorno agli imperatori della dinastia giulio-claudia: fu la figlia di Agrippina Maggiore e Germanico, quest’ultimo figlio di Druso e nipote di Tiberio; fu la sorella di Caligola, divenuto imperatore alla morte di Tiberio e noto per le sue stravaganze; fu la nipote e poi anche la quarta moglie di Claudio, successore di Caligola; infine, fu la madre di Nerone, nato dall’unione con Gneo Domizio Enobarbo e destinato a essere l’ultimo imperatore della dinastia giulio-claudia. Nei quarant’anni di storia che ricopre il capitolo - dalla morte di Germanico nel 19 d.C. a quella di Agrippina nel 59 - si traccia dunque il percorso di una donna seppe mantenere un ruolo di preminenza e che fu pronta a tutto pur di garantire al figlio un futuro da imperatore, cadendo però vittima della sua avidità di potere: da madre utile si trovò ad essere una madre scomoda, e proprio per questo Nerone decise di eliminarla. La narrazione è integrata da varie fonti storiche che permettono di far luce anche su altri personaggi del tempo come Messalina (terza moglie di Claudio) oppure Seneca, contribuendo a raffigurare al meglio non solo le vicende di Agrippina stessa, ma anche quelle del clima in cui si svilupparono le sue ambizioni.

Protagonista del quarto capitolo è Pompeia Plotina, la moglie dell’imperatore Traiano, descritta dagli storici come una donna modesta, dai costumi irreprensibili e schiva del lusso. Come le altre figure femminili che circondavano il marito (si pensi alla sorella Ulpia Marciana o alla figlia di questa, Salonia Matidia), Plotina si distingueva per la sua liberalità e per il suo impegno nel costruire o restaurare biblioteche, tempi e teatri, dimostrandosi lontana da quella sete di potere che era stata così forte in passato. Tenendo presente questo tratto della sua personalità, l’autrice del volume offre l’immagine di Plotina come di una donna nuova, che ebbe un ruolo determinante senza bisogno di ostentazione, e che proprio per questo costituì un modello per le successive consorti imperiali.

Nel capitolo successivo ci si rivolge poi a Giulia Domna, la seconda moglie di Settimio Severo, fortemente segnata dalle guerre civili che portarono il marito a imporsi come unico imperatore. Questa situazione infatti, come nota Marisa Ranieri Panetta, la fece maturare in fretta e la abituò ad una vita semplice e fatta di frequenti spostamenti, nonostante le sue nobili origini orientali. Nel ritratto di questa donna si mettono in luce anche i suoi interessi culturali e soprattutto il rapporto con il figlio Caracalla, che lei cercò sempre di proteggere nonostante il fratricidio di Geta e le calunnie da esso derivate. Infine, una certa rilevanza è data anche ai legami della dinastia dei Severi con l’Oriente, dal culto solare praticato da Giulia Domna alle diverse testimonianze iconografiche della regalità imperiale: possiamo leggere a riguardo le interessanti descrizioni dell’Arco di Leptis Magna o dell’Arco degli Argentari a Roma, nonché delle diverse monete e statue raffiguranti l’imperatore e la sua consorte. Da tutto questo risulta l’immagine di una donna dotta e lontana dal lusso, una donna che ebbe tra le mani un vasto potere e che fu in prima persona il bersaglio della misoginia tipica del mondo romano: forse le parole più adatte per definirla sono proprio quelle usate dall’autrice, che la ricorda semplicemente come una madre con tanti macigni sul cuore.

Tondo severiano, raffigurante Giulia Domna, Settimio Severo, Caracalla e il ritratto cancellato di Geta. Foto di Anagoria, CC BY 3.0

L’ultimo capitolo di questo libro sulle donne dell'Impero Romano è dedicato infine al cosiddetto “matriarcato” severiano delle tre Giulie siriache Mesa, Soemia e Mamea, che ebbero a modello Giulia Domna e cercarono di imitarla senza successo. Rappresentate dalle fonti antiche come “un’intromissione fastidiosa e nociva negli affari di Stato”, queste donne favorirono l’ascesa di Elagabalo e Alessandro Severo, gestendo loro stesse il potere imperiale. Ne risulta un ritratto fortemente negativo e in contrasto con la personalità di Giulia Domna: come ribadisce Marisa Ranieri Panetta nella conclusione del volume, costei lasciò infatti un segno indelebile nella storia romana e solo poche dopo di lei riuscirono a fare lo stesso.

Per trarre alcune riflessioni conclusive, possiamo riconoscere come Le donne che fecero l’Impero. Tre secoli di potere all'ombra dei Cesari sia un tentativo ben riuscito di esplorare la storia imperiale attraverso le figure femminili che ne sono state protagoniste, con i loro vizi e con le loro virtù. Partendo da Cleopatra per arrivare a Giulia Mesa, l’autrice traccia dei ritratti che permettono di far luce sulla personalità di queste donne e di accostarle l’una all’altra, senza pretese e senza pregiudizi. All’analisi imparziale e scientifica delle fonti si intrecciano poi aneddoti, citazioni letterarie e testimonianze iconografiche, che arricchiscono la narrazione suscitando curiosità nel lettore. Tutto questo contribuisce a rendere il volume uno strumento importante per rivendicare il ruolo femminile nella costruzione dell’Impero e tracciarne l’evoluzione, mostrando che la storia non è fatta solo di grandi uomini, ma anche di grandi donne.

Il libro recensito è stato cortesemente fornito dalla casa editrice.


La vita e gli intrighi dell'Imperatore Claudio in mostra all'Ara Pacis

Una grande mostra al Museo dell’Ara Pacis celebra l’imperatore Claudio e le discusse donne di corte che gettarono luci e ombre sulla dinastia giulio-claudia. Dal 6 aprile al 27 ottobre 2019 la mostraClaudio Imperatore. Messalina, Agrippina e le ombre di una dinastia” ci introdurrà all’interno di intrighi e segreti del discusso uomo di potere, in un excursus che partirà dalla nascita a Lione nel 10 a.C. fino alla morte sospetta del 54 d.C. I curatori, in questa esposizione promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita Culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e da Ville de Lyon, hanno cercato di mettere in luce l’ambigua personalità di Claudio, l’operato politico e amministrativo di un regno che già faceva parlare i maliziosi storici, e il rapporto dello stesso con le figure di Augusto, del celebre fratello Germanico e delle ambiziose mogli Messalina e Agrippina. Sullo sfondo le controverse vicende della dinastia degne di una moderna soap opera.

Claudio CLAVDIO IMPERATORE Museo dell'Ara Pacis dinastia giulio-claudia

Claudio fu il primo imperatore a nascere non su suolo italico, bensì a Lugdunum, l’odierna Lione, il 1 agosto del 10 a.C. e si trovò a prendere il comando di un impero quasi improvvisamente, senza nessuna preparazione militare e politica. Un uomo quindi, le cui attitudini al governo e alla politica non sembravano minimamente toccarlo, tanto che di gran lunga gli era stato preferito il fratello Germanico che era morto prematuramente e in circostanze sospette. Come successore, il popolo e l’esercito gli avevano preferito Caligola, figlio di Germanico. Ma l’assassinio di Caligola, che venne accoltellato nel suo stesso palazzo, aveva nuovamente tirato in ballo l’erede al trono. Claudio, anzi, Tiberio Claudio Cesare Augusto Germanico, diventava così imperatore all’età di cinquanta anni, primo imperatore acclamato da un corpo militare, i pretoriani, guardie del corpo personali del capo dello stato.

Claudio
Foto: Musei in Comune Roma

Difficile anche il rapporto con le sue quattro mogli, segnato da congiure e vicende intrise di pettegolezzi e morti tragiche. La sua terza moglie, la discussa e viziosa Messalina più  giovane di lui di 35 anni, rimase uccisa a seguito di una congiura, ordita forse dallo stesso Claudio e con lei anche il destino di Britannico fu segnato. Il fratellastro Nerone e la sua corte di donne ambiziose stavano già tessendo le trame per l'ascesa al trono. L’ultimo matrimonio con Agrippina, sua nipote, fu fatale per Claudio. Agrippina, figlia di Germanico e sorella di Caligola, viene considerata l’artefice della sua morte, si dice per avvelenamento. Alla morte di Claudio seguì la sua divinizzazione e la realizzazione di un tempio sul colle Celio. A prendere il potere il figlio di Agrippina, Nerone.

Diversamente dal ritratto poco lusinghiero che le fonti ci lasciano di Claudio, storici e archeologi hanno tracciato nel percorso espositivo un’immagine dell’imperatore capace di prendersi cura del suo popolo, di promuovere utili riforme economiche e amministrative e grandi lavori pubblici, contribuendo ad un grande sviluppo amministrativo dell’impero.

Claudio
Foto: Musei in Comune Roma

Claudio costruì il porto di Ostia per consentire l’attracco alle navi granarie di grande tonnellaggio che prima approdavano a Pozzuoli, costruì un nuovo acquedotto e bonificò l’area del Fucino, nell’odierno Abruzzo, per aumentare la superficie coltivabile dell’Italia. La sua impresa militare più rilevante fu infine nel 43 d.C. con la conquista della Britannia meridionale che fu ridotta a provincia.

L’allestimento è arricchito di immagini e percorsi sonori ed immersivi, oltre che da importanti prestiti nazionali ed internazionali. Tra i reperti in mostra, la Tabula Claudiana su cui è impresso il famoso discorso tenuto da Claudio in Senato nel 48 d.C. sull’apertura ai notabili galli del consesso senatorio; il prezioso cameo con ritratto di Claudio Imperatore dal Kunsthistorisches Museum; il piccolo ritratto in bronzo dorato di Agrippina Minore proveniente da Alba Fucens e concesso in prestito dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Abruzzo che testimonia l’interesse di Claudio per il territorio dell’allora Regio IV dove realizzò l’impresa del Fucino. Esposto per la prima volta il ritratto di Germanico della Fondazione Sorgente Group, opera che celebra il giovane principe colpito da un destino avverso.


Roma: al Museo dell’Ara Pacis tutti in maschera a “L’Ara Com’era”

Al Museo dell’Ara Pacis

tutti in maschera a “L’Ara Com’era”

venerdì 9 e sabato 10 febbraio

ingresso ridotto a tutti i visitatori… in costume carnevalesco!

Ingresso ridotto per tutti i visitatori che indossano una maschera o un costume di Carnevale: è questa la speciale promozione che L’Ara com’era, la visita immersiva e multisensoriale dell’Ara Pacis, riserverà ai cittadini e turisti per il fine settimana di venerdì 9 e sabato 10 febbraio. La riduzione per assistere all’innovativo archeoshow è valida per tutti gli spettacoli, dalle 19.30 alle 23 (con ultimo ingresso alle ore 22). Un’occasione unica per immergersi nella storia di uno dei più importanti capolavori dell’arte romana, costruito tra il 13 e il 9 a.C. per celebrare la Pace instaurata da Augusto sui territori dell’impero.

In un racconto che unisce storia e tecnologia, L’Ara com’era è il primo intervento sistematico di valorizzazione in realtà aumentata e virtuale del patrimonio culturale di Roma Capitale. Lanciato nel 2016, l’innovativo racconto sull’Ara Pacis e sulle origini di Roma è stato ulteriormente potenziato con due nuovi punti d’interesse in Realtà Virtuale: la combinazione di riprese cinematografiche dal vivo, ricostruzioni in 3D e computer grafica arricchisce dunque la narrazione e crea un impatto emozionale più profondo con il pubblico.

Immersi in un ambiente a 360°, i visitatori possono ammirare l’Ara Pacis mentre ritrova i suoi colori originali: una “magia” resa possibile da uno studio sperimentale realizzato dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturalinel corso di oltre un decennio che ha portato a una ricostruzione ipotetica ma con la massima approssimazione consentita.

 Il colore non è la sola sorpresa ad accogliere i visitatori che, catapultati indietro nel passato, possono riviverlo da una posizione privilegiata ‘galleggiando’ in volo sull’altare, planando sul Campo Marzio e assistendo alla prima ricostruzione in realtà virtuale di un sacrificio romano, compiuto da veri attori, rimanendo sempre al centro della scena. Leggere di più


Roma: i 70 anni della Magnum Photos in mostra al Museo dell’Ara Pacis

I 70 anni della Magnum Photos

in mostra al Museo dell’Ara Pacis

Dal 7 febbraio al 3 giugno 2018 le celebri immagini e gli storici reportage

della più grande agenzia fotogiornalistica internazionale 

RUSSIA. Altai Territory. 2000. Villagers collecting scrap from a crashed spacecraft, surrounded by thousands of white butterflies. Environmentalists fear for the region's future due to the toxic rocket fuel.

 Roma, 6 febbraio 2018 - Arriva a Roma, nella sua prima tappa europea e unica italiana, la mostra Magnum Manifesto, che sarà ospitata dal Museo dell’Ara Pacis dal 7 febbraio al 3 giugno 2018. L’esposizione, promossa da Roma CapitaleAssessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, proposta da Contrasto e Magnum Photos 70 e organizzata in collaborazione con Zètema Progetto Cultura, ha cominciato il suo tour globale nel giugno 2017 all’International Center for Photography di New York. L’intento è quello di celebrare il settantesimo anniversario della più grande agenzia fotogiornalistica del mondo, Magnum Photos, creata da Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, George Rodger e David Seymour nell’aprile del 1947. Da quel giorno, la Magnum Photos è diventata un riferimento nel tempo  sempre più importante per la documentazione e per il fotogiornalismo. Gli autori di Magnum hanno documentato guerre, testimoniato le tensioni sociali, interpretato il nostro tempo, ritratto tanto le persone comuni quanto i grandi della terra, preconizzato i nuovi drammi del futuro.

La mostra raccoglie parte del lavoro realizzato in tutti questi anni e getta uno sguardo nuovo e approfondito sulla storia e sull’archivio dell’Agenzia.

Le immagini celebri e i grandi reportage dei suoi autori permettono di comprendere in che modo e per quale motivo Magnum sia diventata diversa, unica e leggendaria. Dal reportage sui lavoratori immigrati negli USA, realizzato da Eve Arnold negli anni Cinquanta, ai ritratti di “famiglia”, teneri e intimi, di Elliott Erwitt; dalle celebri immagini degli zingari di Josef Koudelka, fino alla toccante serie realizzata nel 1968 da Paul Fusco sul "Funeral Train", il treno che trasportò la salma di Robert Kennedy nel suo ultimo viaggio verso il cimitero di Arlington, attraversando un’America sconvolta e dolente. E ancora, le serie più recenti dei nuovi autori di Magnum: dalla “Spagna Occulta” di Cristina Garcia Rodero, alle osservazioni antropologiche, sotto forma di fotografie, realizzate nel mondo da Martin Parr;  dalla cruda attualità del Sud America documentato da Jérôme Sessini,  fino al Mar Mediterraneo, tenebroso e incerto nelle notti dei migranti, fotografato da Paolo Pellegrin.

Il curatoreClément Chéroux – direttore della fotografia al MoMA di San Francisco e già curatore della grande retrospettiva dedicata a Cartier-Bresson realizzata dal Centre Pompidou e ospitata a Roma proprio al Museo dell’Ara Pacis –  ha selezionato una serie di documenti rari e inediti, immagini di grande valore storico e nuove realizzazioni, per illustrare come Magnum Photos debba la sua eccellenza alla capacità dei fotografi di fondere arte e giornalismo, creazione personale e testimonianza del reale, verificando come il “fattore Magnum” continui a esistere e a rinnovare continuamente il proprio stile.

Il percorso espositivo è suddiviso in tre sezioni: la prima scruta l’archivio di Magnum attraverso una lente umanista e si concentra sugli ideali di libertà, uguaglianza, partecipazione e universalismo che emersero dopo la seconda guerra mondiale; la seconda mostra la frammentazione del mondo tra gli anni Settanta e Novanta del Novecento, con uno sguardo particolare rivolto alle  minoranze e agli esclusi; la terza, infine, segue le diverse forme espressive grazie alle quali  i fotografi Magnum hanno colto i mutamenti del mondo e i pericoli che lo minacciano.

Oltre a raccogliere i progetti individuali e collettivi realizzati nel corso degli anni, la mostra presenta anche proiezioni, copertine di riviste, articoli di giornali, libri realizzati nel corso del tempo,  mostrando il contesto originale in cui molte delle fotografie sono state concepite.

La mostra è accompagnata da un libro edito da Contrasto.

 

Magnum è un gruppo di fotogiornalisti eccezionali che viaggiano in tutto il mondo per fotografare avvenimenti storici.

Inge Bondi

Magnum è un’organizzazione tenuta insieme da un’intangibile colla di sogni e speranze. Wayne Miller

Magnum è un paradosso.

John G. Morris

Magnum è una specie di miracolo fin dalla sua nascita.

David Seymour

Magnum è la fotografia.

Henri Cartier-Bresson

SCHEDA TECNICA

Mostra

MAGNUM MANIFESTO.

Guardare il mondo e raccontarlo in fotografia

Luogo

Museo dell’Ara Pacis

Lungotevere in Augusta, Roma

Anteprima stampa

Inaugurazione

Apertura al pubblico

Martedì 6 febbraio, ore 11.00 – 13.00

Martedì 6 febbraio, ore 18.00

7 febbraio – 3 giugno 2018

Tutti i giorni ore 9.30 – 19.30 (la biglietteria chiude un’ora prima). Chiuso 1 maggio

Info Mostra

Biglietti

060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 19.00)

www.arapacis.it

Biglietto solo mostra: 11€ intero; 9€ ridotto + prevendita € 1

Gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente

Promossa da

Proposta da

Organizzata in collaborazione con

Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali

Contrasto e Magnum Photos 70

Zètema Progetto Cultura

A cura di

ClémentChéroux

SPONSOR SISTEMA MUSEI IN COMUNE

Con il contributo tecnico di

Ferrovie dello Stato italiane

Media partner

Il Messaggero

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CHE COS'È MAGNUM?

Una cooperativa di celebri fotografi, creata a Parigi e a New York nel 1947; un modello economico innovativo, che permetteva ai suoi membri di diventare proprietari delle immagini, un luogo di dibattito per approcci diversi e contrastanti. Per i settant'anni di Magnum sarebbe stato allettante raccogliere le immagini che raffigurassero la vita dell'agenzia. Ma non avrebbe fatto altro che avvalorare la superficialità del mito.

La storia è senza dubbio il miglior antidoto al mito. Per il progetto, era necessario che questa storia poggiasse certo su immagini, ma anche su parole. Perché il testo occupa in Magnum Photos un posto fondamentale. Dopo le prime conversazioni, è attraverso gli scambi epistolari che lo spirito dell'agenzia si è forgiato. Sono stati poi i contratti e gli appunti che hanno permesso di affinarlo o trasformarlo. Insomma, in Magnum la parola è di casa. Abbiamo rintracciato testi, interviste, lettere, appunti o racconti dei membri nei quali si tentava di definire lo spirito collettivo. Ecco il motivo del titolo Magnum Manifesto. Questi diversi documenti hanno l'ambizione di mostrare quali siano state le posizioni, etiche ed estetiche, dei fotografi dell'agenzia.

La storia dell'arte ha dimostrato che le opere hanno spesso due autori: l'artista e il suo contesto. Ed è vero anche per Magnum. Era quindi necessario accostare lo studio cronologico e tematico della cooperativa a quello delle grandi questioni che hanno segnato la seconda metà del Novecento e i primi anni Duemila: proponiamo quindi una storia incrociata. Insieme, i membri di Magnum hanno contribuito a dare forma alle evoluzioni culturali con il loro sguardo impegnato, ironico, critico e originale.

Questa mostra si spinge al di là del mito e inserisce l'agenzia in un contesto storico più ampio, grazie a un dettagliato lavoro di documentazione. I diversi orientamenti e approcci sviluppati nel corso degli anni sono presentati attraverso tre periodi principali:

PARTE PRIMA 1947-1968: Diritti e rovesci umani

PARTE SECONDA 1969-1989: Un inventario di differenze

PARTE TERZA 1990-2017: Storie della fine

La sezione finale, "Magnum è ... ", accompagnata da una scelta della corrispondenza epistolare tra i membri dell'agenzia, dà voce ai fotografi e al personale dell'agenzia per tentare di definire il multiforme "Spirito Magnum", plasmato dalle parole tanto quanto dalle immagini.

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PARTE I: 1947 - 1968

Diritti e rovesci umani

Nei decenni successivi alla Seconda guerra mondiale si assiste a un radicale riassetto dello scenario geopolitico: la decolonizzazione, la progressiva affermazione degli Stati Uniti e dell’URSS come superpotenze, l’inizio della Guerra Fredda…

È nel contesto di questa tumultuosa ricostruzione che emerge una nuova forma di umanesimo, che si manifesta principalmente nel crescente numero di organismi di cooperazione internazionale come la NATO, il Fondo Monetario Internazionale e l’Organizzazione delle Nazioni Unite. Nel 1948 l’ONU approva la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Stilato tra il 1946 e il 1948 – proprio negli anni in cui è fondata Magnum Photos – il documento proclama i medesimi valori di libertà, uguaglianza e dignità difesi dai membri dell’agenzia, tanto che non è raro ritrovare, nei molti testi che i fotografi scrissero all’epoca, le stesse parole utilizzate nella Dichiarazione Universale. Negli anni Cinquanta e Sessanta, gran parte dei loro progetti fotografici, individuali o collettivi, sono rivolti alla difesa del concetto di universalità e alla denuncia di qualunque tentativo di negarla.

PARTE II: 1969 - 1989

Un inventario di diversità

Dopo le rivolte studentesche del 1968, gli anni Settanta sono caratterizzati da un edonismo generalizzato che culminerà nell’individualismo consumista degli anni Ottanta. In questi anni, i fotografi Magnum si ritrovano impegnati, più che in passato, in incarichi corporate e pubblicitari. Nel frattempo, però, si dedicano più a lungo anche a progetti personali, che spesso approdano alla pubblicazione di volumi che non sono solo raccolte di immagini, ma opere con una forte impronta autoriale. Nel corso di questi due decenni, il soggetto preferito dei fotografi dell’agenzia è la figura dell’altro: l’“alieno”, il “selvaggio”, il “malato”, il “folle”, l’“emarginato”. I fotografi si concentrano su quello che lo storico francese Paul Veyne chiama “l’inventario delle diversità”. Finora, hanno sempre ricercato le somiglianze tra esseri teoricamente uguali. Ora sono più interessati alle dissomiglianze. Tale attrazione per l’alterità continua a iscriversi in una ricerca dell’universalismo, che d’ora in avanti, però, si declinerà in un sottofondo implicito.

PARTE III: 1990 - 2017

storie della fine

Dopo la caduta del Muro di Berlino nel 1989, negli anni Novanta e Duemila si assiste alla dissoluzione del comunismo. Favorito dallo sviluppo delle tecnologie digitali, un capitalismo disinibito trionfa in tutto il pianeta, e la globalizzazione si impone ovunque. All’interno di Magnum, questo fenomeno si traduce in un’espansione “culturale”, con un sostanziale aumento delle mostre e delle pubblicazioni. I fotografi “artisti”, finora in minoranza, assumono sempre più rilievo. Nel 1989, l’accademico statunitense Francis Fukuyama pubblica l’articolo “The End of History?”, un saggio controverso che enuncia il concetto di “fine della storia” come conclusione dello sviluppo socioculturale dell’umanità. Se il modernismo osservava tutto attraverso il prisma della novità, il postmodernismo sembra incapace di concepire qualsiasi cosa senza che ne sia stata prima decretata la fine. In questi due decenni, molti membri dell’agenzia si dedicano a fotografare tutto ciò che sembra stia per scomparire: il comunismo, le tecniche di pesca tradizionali, il Concorde, e persino la fotografia, con la chiusura delle fabbriche Kodak, documentata nell’ambito del progetto collettivo “Postcards from America”.

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FOTOGRAFI IN MOSTRA

Abbas

Christopher Anderson

Eve Arnold

Olivia Arthur

Bruno Barbey

Jonas Bendiksen

Werner Bischof

Michael Christopher Brown

René Burri

Cornell Capa

Robert Capa

Henri Cartier-Bresson

Antoine d'Agata

Raymond Depardon

Bieke Depoorter

Thomas Dworzak

Elliott Erwitt

Martine Franck

Leonard Freed

Paul Fusco

Cristina Garcia Rodero

Jean Gaumy

Burt Glinn

Jim Goldberg

Philip Jones Griffiths

Harry Gruyaert

Ara Giiler

Philippe Halsman

Hiroshi Hamaya

Erich Hartmann

David Alan Harvey

Bob Henriques

Thomas Hoepker

David Hurn

Richard Kalvar

Josef Koudelka

Hiroji Kubota

Sergio Larrain

Guy Le Querrec

Erich Lessing

Herbert List

Danny Lyon

Constantine Manos

Peter Marlow

Susan Meiselas

Wayne Miller

Inge Morath

Lu Nan

Trent Parke

Martin Parr

Paolo Pellegrin

Gueorgui Pinkhassov

Mark Power

Raghu Rai

Eli Reed

Mare Riboud

Miguel Rio Branco

George Rodger

Moises Saman

Alessandra Sanguinetti

Jérome Sessini

David Seymour (Chim)

Marilyn Silverstone

W. Eugene Smith

Jacob Aue Sobol

Alec Soth

Chris Steele-Perkins

Dennis Stock

Mikhael Subotzky

Nicolas Tikhomiroff

Larry Towell

Peter van Agtmael

Alex Webb

Donovan Wylie

Patrick Zachmann

 

Testi e immagine da Ufficio Stampa Zètema Progetto Cultura


L'Arte Dentro. Gli studenti di Rebibbia al Museo dell’Ara Pacis

L’Arte Dentro

Gli studenti di Rebibbia al Museo dell’Ara Pacis

Una visita speciale per i corsisti della Casa di Reclusione alla scoperta del fascino del Museo dell’Ara Pacis, della mostra “Spartaco. Schiavi e padroni a Roma” e dello straordinario archeoshow “L’Ara com’era”


Liberi di andare a incontrare l’Arte. Alcuni ospiti della Casa di Reclusione di Rebibbia avranno la possibilità di assaporare di persona e dal vivo il fascino dell’Ara Pacis e tornare indietro nei secoli all’epoca di Augusto grazie al progetto “L’ARTE DENTRO” – programma didattico che ha ottenuto ilPatrocinio della Camera dei Deputati, promosso da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali in collaborazione con Zètema Progetto Cultura.
Come consentito dall’articolo 21, co. 4bis, L. n. 354/75 (concesso dal Magistrato di Sorveglianza su proposta della Direzione Penitenziaria) ai corsisti è permesso di visitare e interagire con i siti museali studiati e conosciuti durante le lezioni intramoenia.
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Roma, mostra "Hokusai. Sulle orme del Maestro" dal 12 ottobre

HOKUSAI Sulle orme del Maestro

12 ottobre 2017 – 14 gennaio 2018

Roma, Museo dell’Ara Pacis

Biglietti in prevendita dal 1° giugno 2017


Deve la sua fama universale alla Grande Onda parte della serie di Trentasei vedute del monte Fuji e all’influenza che le sue riproduzioni ebbero sugli artisti parigini di fine Ottocento, tra i quali Manet, Toulouse Lautrec, Van Gogh e Monet, protagonisti del movimento del Japonisme. L’opera di Katsushika Hokusai (1760-1849), maestro indiscusso dell’ukiyoe, (che letteralmente significa “immagini del Mondo Fluttuante”), attivo tra la fine del Settecento e la prima metà dell’Ottocento, è vastissima e versatile, ed ebbe grande diffusione nel tempo grazie ai numerosi seguaci.
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Nuovo allestimento dei ritratti della dinastia giulio-claudia al Museo Ara Pacis

Con i calchi della Fondazione Sorgente Group

viene riunita la dinastia di Augusto al Museo dell’Ara Pacis

Dal 17 maggio sono esposti  i calchi in gesso dei ritratti dei nipoti

di Augusto, i principi designati alla successione imperiale 

I ritratti della Gens Giulio Claudia appartenenti alla Fondazione Sorgente Group entreranno nella storia degli studi archeologici. Dal 17 maggio le loro copie in gesso fanno parte di un nuovo allestimento del Museo dell’Ara Pacis promosso da  Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con i servizi museali di Zètema Progetto Cultura,  dove andranno a completare la serie già esposta dal 2006. Il progetto è stato finanziato interamente dalla Fondazione Sorgente Group, Istituzione per l’Arte e la Cultura, senza finalità di lucro istituita nel 2007 grazie al sostegno economico del Gruppo finanziario Sorgente Group con lo scopo di valorizzare, promuovere e divulgare tutte le espressioni della cultura e dell’arte appartenenti al nostro patrimonio culturale.
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Roma: “L’Ara Com’era” festeggia la Festa della Mamma

“L’Ara Com’era” festeggia la Festa della Mamma con l’iniziativa “Con te mamma”

 Due ingressi al prezzo di uno: figlio/a over 13 entra gratis con mamma


Roma, 11 maggio 2017 - Per un dono originale e appassionante in occasione della prossima “Festa della Mamma” Roma Capitale ha pensato a un’idea speciale: L’Ara com’era, la visita immersiva e multisensoriale dell’Ara Pacis, ospita la speciale promozione “Con te mamma” che riserva il 2x1 nella settimana da domenica 14 a domenica 21 maggio 2017. Dalle 20.15 (con ultimo ingresso alle ore 22 da domenica a giovedì e alle ore 23 venerdì  e sabato) tutte le cittadine e turiste ‘madri’, accompagnate da figli con età “over 13”, potranno assistere all’innovativo archeo-show acquistando due biglietti al prezzo di uno. Un’occasione unica per ammirare il primo intervento sistematico di valorizzazione del patrimonio culturale di Roma, riproposto in una versione ancora più coinvolgente grazie all’integrazione tra computer grafica, realtà virtuale e aumentata dal 20 gennaio.
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Roma: dal 21 aprile “L’Ara com’era” in programma tutte le sere

Dal 21 aprile il fascino de “L’Ara com’era” in programma tutte le sere 

Spettacoli fino al 30 ottobre


Grande successo per L’Ara Com’era, la visita immersiva e multisensoriale dell’Ara Pacis riproposta in una versione ancora più coinvolgente grazie all’integrazione tra computer grafica, realtà virtuale e aumentata. Per soddisfare le crescenti richieste e con l’occasione della bella stagione dal 21 aprile al 30 ottobre cittadini e turisti avranno l’occasione di assistere all’innovativo archeoshow tutti i giorni della settimana (non solo il venerdì e il sabato).
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