Sardinia Archeo Festival

Cagliari: al via la prima edizione del Sardinia Archeo Festival

Dal 19 al 21 luglio, Cagliari ospiterà la prima edizione del Sardinia Archeo Festival, promosso dall’Associazione Culturale Itzokor, da anni impegnata nell’ambito della divulgazione culturale e realizzato grazie al contributo della Fondazione Banco di Sardegna; tra gli appuntamenti più noti, impossibile non citare gli Aperitivi Culturali, una serie di piccoli convegni a cadenza settimanale che dal 2007 animano la vita culturale cittadina.

Il festival si aprirà il 19 luglio con l’introduzione del concetto di Patrimonio Culturale e della sua percezione, soprattutto tra i non addetti ai lavori, e di come lo stesso possa e debba diventare un ponte per la costruzione di relazioni con le comunità di riferimento. Da queste connessioni, infatti, dipendono anche i concetti di tutela, valorizzazione e salvaguardia del Patrimonio Culturale: quando un Bene Culturale non viene percepito come rilevante per una comunità, la sua valorizzazione, tutela e salvaguardia, oltre ad avvenire ‘a senso unico’, possono diventare anche oggetto di propaganda elettorale, che difficilmente porterà dei benefici reali non solo al Bene in sé, ma anche, e soprattutto, alla comunità di riferimento.

Sardinia Archeo Festival

L’intenso e vivace programma, proposto per le tre giornate, vede alternarsi conferenze, presentazioni di libri, proiezioni di docu-film e musica, cercando di svolgere il filo delle rotte mediterranee, antiche e moderne. In questo contesto, l’archeologia non sarà intesa solamente come disciplina in sé, che accomuna non solo i membri dell’associazione Itzokor e molti dei protagonisti dell’evento, ma soprattutto come metodo di indagine: i vari interventi e le tematiche proposte sono stati pensati ed organizzati come i diversi livelli di un’indagine archeologica (unità stratigrafiche), che restituiscono non solo un quadro preciso di ciascun livello, ma soprattutto un quadro d’insieme del tema indagato. Tema che, per questa prima edizione, sarà interamente dedicato al Mediterraneo ed alle civiltà che, ancora oggi, vi si affacciano e lo attraversano, ragionando in termini di ‘Rotte e Approdi.

Sardinia Archeo Festival sarà una riflessione collettiva sul significato di patrimonio culturale, un’opportunità per conoscere progetti di salvaguardia culturale in paesi non pacificati o in stato di difficoltà economica e instabilità politica; uno strumento per indagare incontri e scambi avvenuti sulle rotte del Mediterraneo nel corso della storia, ma anche importante occasione per volgere lo sguardo all’attualità di quel mare e ai problemi sociali ed etici che essa pone. Per questo, tra i vari appuntamenti della prima giornata, abbiamo scelto la proiezione del film Living amid the ruins, prodotto da The British Institute at Ankara (BIAA) per la regia di Işılay Gürsu, che esplora l’antica regione della Pisidia, nella Turchia sud-occidentale, per cercare di capire che rapporto abbiano comunità e beni culturali.

Il film è parte del progetto di ricerca del BIAA riguardo al Cultural Heritage Management (CHM), e adotta un approccio innovativo all’utilizzo del patrimonio archeologico in Turchia. Uno dei punti focali del progetto CHM è sempre stato quello di capire cosa significano i siti archeologici per le comunità locali che vivono nei dintorni e i modi in cui questa relazione può essere migliorata. Concentrandosi sulla Pisidia, dove si sta svolgendo l’attuale progetto di gestione del patrimonio culturale della BIAA, la ricerca proposta è tripartita: indagare sul rapporto che le persone che vivono nei siti archeologici hanno con questi luoghi, costruire la capacità creando benefici sociali ed economici e una crescita sostenibile per e in dialogo con le comunità rurali locali, intensificare il rapporto tra il sito archeologico e le comunità locali nelle loro vicinanze, in modo da garantire un futuro migliore per il patrimonio culturale stesso. Il tutto attraverso un nuovo percorso di trekking a lunga distanza, il Pisidia Heritage Trail. Lungo 350 chilometri, collega i siti archeologici indagati, per circa 30 anni, dagli archeologi affiliati alla BIAA, il prof. Stephen Mitchell e la dott.ssa Lutgarde Vandeput.

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L’essenza di questo progetto ci sembra rappresentare perfettamente l’idea alla base del Sardinia Archeo Festival e degli eventi creati dall’associazione Itzokor, come spiegato anche dalla dott.ssa Alice Nozza (Itzokor). “Il festival vuole essere una sorta di cittadella nella quale avverrà uno scambio di esperienze e di saperi, e soprattutto sarà in relazione con la comunità locale, perché la partecipazione è aperta a tutti.” Oltre agli spazi di riflessione, caratterizzati dai diversi interventi che si susseguiranno nell’arco delle tre giornate, saranno presenti uno spazio libreria, curato da Itzokor e dalla libreria Miele Amaro, ed uno spazio dedicato alla musica, curato da Pitano Perra, che col suo laboratorio “Vibrazioni del Passato” si occupa da quasi trent’anni della ricostruzione di strumenti musicali scomparsi, attraverso un lavoro di ricerca delle fonti archeologiche, iconografiche e letterarie, ma soprattutto attraverso l’esperienza acquisita sul campo dallo stesso Perra. Sarà presente, inoltre, una postazione dedicata a Radio Brada, media partner dell’evento, che seguirà gli interventi in diretta e si occuperà di mettere a disposizione, online, i podcast degli stessi, mentre gli appuntamenti musicali delle tre serate saranno curati da Gerardo Ferrara, giornalista e creatore del ‘cantiere aperto e libertario’ Buon compleanno Faber.

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Per restare aggiornati sugli appuntamenti del Festival, seguite la pagina Facebook dedicata e l’hashtag #SardiniaArcheoFestival: scoprirete un microcosmo con vari livelli di lettura, le cui trame vi porteranno ad esplorare le diverse sfumature di un mondo che -oggi più che mai- necessita di essere raccontato, con tutti i suoi strati, le sue rotte ed i suoi approdi.

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È possibile consultare il programma della manifestazione dal sito ufficiale.

Sardinia Archeo Festival

 

 

 

 

 

 


Archeomusicologia - alba di una nuova disciplina in Polonia

21 Marzo 2016

Archeomusicologia - alba di una nuova disciplina in Polonia

Il Palazzo Tyszkiewicz-Potocki, che ospita l'Istituto di Musicologia - luogo della conferenza "Musica nell'Archeologia". Foto di S. Zdziebłowski
Il Palazzo Tyszkiewicz-Potocki, che ospita l'Istituto di Musicologia - luogo della conferenza "Musica nell'Archeologia". Foto di S. Zdziebłowski
"Musica nell'Archeologia" è il titolo del simposio scientifico che ha avuto luogo il 4-5 Marzo presso l'Istituto di Musicologia (IM) dell'Università di Varsavia (UW). "Questo è un giorno molto speciale per il nostro istituto, perché attraverso questa conferenza l'Istituto di Musicologia raggiunge la comunità internazionale di archeomusicologia" - così la prof.ssa Sławomira Żerańska-Kominek, a capo dell'Istituto di Musicologia dell'Università di Varsavia, mentre apriva la sessione.
La prof.ssa Żerańska-Kominek ha spiegato che la ricerca archeomusicologica non è una novità all'estero. L'idea di combinare queste due discipline nacque negli anni settanta. "L'archeologia della musica ha una metodologia distinta e forma oggi una comunità scientifica che cresce rapidamente" - ha aggiunto. Ad ogni modo, in Polonia finora non c'era cooperazione sistematica tra le comunità di archeologi e musicologi. Così, l'Istituto di Musicologia dell'Università di Varsavia ha dato inizio alla nuova disciplina - l'archeomusicologia - in Polonia.
Il prof. Wojciech Nowakowski, a capo dell'Istituto di Archeologia dell'Università di Varsavia, ha affermato durante l'apertura della conferenza che archeologi e musicologi condividono la curiosità e il desiderio di determinare le specificità di particolari aree della vita dei nostri antenati, ampiamente compresi. Ad ogni modo, i gruppi hanno un approccio diverso ai resti e agli strumenti di ricerca applicata.
La conferenza si è tenuta all'interno del quadro delle attività portate avanti in connessione col progetto "strumenti musicali archeologici nei Musei polacchi", finanziata dal Programma Nazionale per lo sviluppo degli Studi Umanistici. Il suo coordinatore è una musicologa, la prof.ssa Anna Gruszczyńska-Ziółkowska del Dipartimento di Musicologia Sistematica dell'Istituto di Musicologia dell'Università di Varsavia, che molte volte nella sua ricerca ha affrontato gli aspetti archeologici .
"Gli archeologi e i musicologi spesso lavorano sullo stesso materiale, ma spesso separatamente, senza consultarsi. Quindi, lo scopo di questo meeting e di questo progetto è il tentativo di mettere in collegamento le due comunità. Spero che la conferenza abbia un carattere costruttivo e che si riempia di discussioni interessanti" - così la prof.ssa Gruszczyńska-Ziółkowska.
Articoli scientifici sono stati presentati sia dai membri al lavoro nel progetto del Programma Nazionale per lo Sviluppo degli Studi Umanistici, sia dagli archeologi specializzati nei vari aspetti relativi alla danza e alla musica nell'archeologia, come per esempio, un'analisi delle raffigurazioni (con attenzione alla danza e alla musica) sulle superfici dei contenitori in ceramica. Gli archeologi hanno pure presentato gli strumenti musicali scoperti durante gli scavi in corso.
L'obiettivo del progetto del Programma Nazionale per lo Sviluppo degli Studi Umanistici, portato avanti presso l'Istituto di Musicologia dell'Università di Varsavia, è quello di trovare e analizzare gli strumenti musicali nelle collezioni dei musei e delle università polacche, e degli istituti PAS. Durante il meeting, studenti e dottorandi coinvolti nel progetto hanno presentato risultati preliminari. I giovani ricercatori non solo hanno verificato le scoperte degli archeologi circa la funzione dei presunti resti (se si trattasse di comuni strumenti, o forse strumenti musicali?), ma hanno pure effettuato diverse registrazioni e analisi acustiche. I partecipanti alla conferenza hanno sentito i suoni prodotti dai sonagli originali e da altri strumenti risalenti a migliaia di anni fa, e hanno udito il commento degli esperti sullo spettro del suono generato.
La prof.ssa Anna Gruszczyńska-Ziółkowska espone, sulla sinistra - la prof.ssa Sławomira Żerańska-Kominek - a capo dell'Istituto di Musicologia dell'Università di Varsavia. Foto di S. Zdziebłowski
La prof.ssa Anna Gruszczyńska-Ziółkowska espone, sulla sinistra - la prof.ssa Sławomira Żerańska-Kominek - a capo dell'Istituto di Musicologia dell'Università di Varsavia. Foto di S. Zdziebłowski

"Un'altra conferenza è programmata per l'anno prossimo. Terremo discussioni con la comunità di etnologi. Nel 2018, sintetizzeremo le nostre azioni passate e imposteremo le direzioni di ricerca per il futuro" - così la prof.ssa Gruszczyńska-Ziółkowska nell'intervista a PAP.
Un altro obiettivo del progetto è quello di formare giovani specialisti - la maggior parte delle persone coinvolte nel progetto sono studenti dell'Istituto di Musicologia dell'Università di Varsavia o di studi post lauream, ma il team leader è aperto a una cooperazione ampia e interdisciplinare, non solo con archeologi ed etnologi. Gli studi comprendono pure esperti di acustica dall'Università della Tecnologia di Varsavia e architetti dall'Università della Tecnologia di Wroclaw, che si specializzano nel modelling 3D.
"Gli strumenti musicali e quelli sonori non sono semplicemente oggetti che producono suoni. Le loro proprietà indicano il modo con cui le persone sentivano il mondo - una cosa alla quale oggi, nell'era dell'onnipresente rumore, pensiamo raramente. Oggi, noi +chiudiamo+ le nostre orecchie al muro dei suoni" - così la prof.ssa Gruszczyńska-Ziółkowska, indicando la direzione delle considerazioni associate alla ricerca.
La prof.ssa Żerańska–Kominek non è stata in grado di fornire una risposta definita alla domanda sulla possibilità che il progetto costituisca una base per fondare il primo dipartimento polacco di archeomusicologia. Ha affermato che se l'area ottenesse popolarità e un gruppo sufficientemente ampio di persone interessate alle forme del soggetto, non lo si escluderebbe per il futuro.
"Non c'è dubbio che questo sia un primo tentativo in Polonia di organizzare sistematicamente la ricerca congiunta di archeologi e musicologi" - ha aggiunto la prof.ssa Gruszczyńska-Ziółkowska.
Il dott. Krzysztof Tunia dell'Accademia Polacca delle Scienze tiene una conferenza. Foto di S. Zdziebłowski
Il dott. Krzysztof Tunia dell'Accademia Polacca delle Scienze tiene una conferenza. Foto di S. Zdziebłowski

Traduzione da PAP – Science & Scholarship in Poland, Szymon Zdziebłowski. PAP non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.