Utilizzo del veleno nelle punte di freccia della Grotta di Kuumvi?

17 Giugno 2016
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Ricercatori hanno studiato i manufatti nella Grotta di Kuumvi, a Zanzibar, giungendo alla conclusione che strumenti ossei erano usati per la caccia, includendo punte di freccia avvelenate.

Queste le conclusioni dello studio pubblicato su Azania: Archaeological Research in Africa, che suggerisce che la tecnologia riguardante l'utilizzo dell'osso fosse un elemento centrale per gli abitanti della Grotta di Kuumvi, 13 mila anni fa. Altri studi hanno dimostrato che questa tecnologia è in uso da 60 mila anni fa: la maggior parte delle prove in merito provengono però dall'Africa meridionale, ma i ritrovamenti presso la Grotta di Kuumvi dimostrano che fu adottata anche in Africa Orientale.

I ricercatori hanno preso in esame sette manufatti ossei, cinque punte di proiettile in osso, un punteruolo osseo e un tubo osseo dentellato. Gli studiosi sono giunti alla conclusione che si trattasse di punte di freccia avvelenate per la loro forma sottile e corta, e per il ritrovamento di carbonella dalla pianta Mkunazi, il cui frutto contiene veleno.

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La prima collezione di armi in bronzo (non funzionali) dalla Penisola Araba

10 Marzo 2016

Modello 3D dell'edificio principale a Mudhmar Est (la stanza dove si sono ritrovate le armi è nel mezzo dell'edificio sulla sinistra)
Modello 3D dell'edificio principale a Mudhmar Est (la stanza dove si sono ritrovate le armi è nel mezzo dell'edificio sulla sinistra)

La Missione Archeologica Francese nel Sultanato dell'Oman ha dissotterrato una straordinaria collezione di armi in bronzo, risalenti all'Età del Ferro II (900-600 a. C.), a Mudhmar Est, vicino Adam. La regione di Adam si colloca ai limiti tra le oasi dell'Oman e il deserto.
Il sito di Mudhmar Est, scoperto nel 2009, si trova ai piedi del Jabal Mudhmar, vicino una delle più grandi valli dell'Oman e all'incrocio di importanti vie commerciali. Il sito consta di due edifici e diverse strutture.
 
Mudhmar Est - Archi, frecce, pugnali e asce, sparpagliati sul terreno
Mudhmar Est - Archi, frecce, pugnali e asce, sparpagliati sul terreno

Il ritrovamento è avvenuto in quello che si ritiene essere un complesso religioso, in una piccola stanza priva di porte, dove le armi erano sparpagliate in terra. L'edificio è il più grande dei due, misurando 15 metri, ed è costruito con blocchi di arenaria e mattoni di terra.
Mudhmar Est - Due faretre in rame/bronzo
Mudhmar Est - Due faretre in rame/bronzo

Si tratta di due gruppi di armi, il primo formato da due faretre in bronzo con sei frecce ciascuna. Sono di metallo e di piccole dimensioni (35 cm), e dunque non funzionali: gli originali sarebbero stati in materiali deperibili (ad esempio, cuoio). Si tratta di un ritrovamento unico per la Penisola Araba ed estremamente raro in genere.
Mudhmar Est - Arco non funzionale, interamente fatto di rame/bronzo
Mudhmar Est - Arco non funzionale, interamente fatto di rame/bronzo

Nel secondo gruppo si sono ritrovate armi in bronzo,  e pure di queste la maggior parte non era funzionale, a causa del materiale o in quanto spesso incomplete e di dimensione ridotta. Si tratta di cinque asce da battaglia, cinque pugnali (con pomello a forma di mezzaluna), cinque archi e cinquanta frecce. Anche qui, degli archi funzionali sarebbero stati in legno e altri materiali deperibili, e non della dimensione ridotta ritrovata (mediamente 70 cm). Archi di questo genere costituiscono una scoperta unica per la Penisola Araba e per il Medio Oriente.
Mudhmar Est - Ascia incompleta, fatta di rame/bronzo
Mudhmar Est - Ascia incompleta, fatta di rame/bronzo

Il ritrovamento getta luce sulle armi utilizzate all'epoca nella Penisola Araba, e indica probabilmente che si trattava di offerte per una divinità della guerra. Si colloca pure nel contesto di un'aumento delle attività metallurgiche nell'area, oltre che del proliferare di siti fortificati e di architettura monumentale.
Link: AlphaGalileo 1, 2 via CNRS (Délégation Paris Michel-Ange)


Inghilterra: resti dell'Età del Bronzo a Netheravon Down

9 Febbraio 2016
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Resti cremati dell'Età del Bronzo sono stati accidentalmente scoperti a Netheravon Down, ad appena 8 km da Stonehenge, nel Wiltshire. A indicare il luogo è stato un tasso, che per primo ha dissotterrato l'urna cineraria.
Tra i manufatti ritrovati, risalenti al 2200-2000 a. C., vi sono: una sega in metallo, un coltello di selce, uno scalpello in rame con manico in osso decorato, ceramiche. Si ritiene si possa trattare di un arciere o di individuo che produceva oggetti relativi all'arma: si sono difatti ritrovati un bracciale per il tiro con l'arco e una pietra per raddrizzare le frecce.
Link: Wiltshire & Swindon History CentreBBC News; Daily Mail; Huffington Post.
Wiltshire, da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da e di Nilfanion (NilfanionOrdnance Survey OpenData: County boundaries and GB coastline National Geospatial-Intelligence Agency Irish, French and Isle of Man coastlines, Lough Neagh and Irish border).


Africa: caccia con frecce avvelenate presso i popoli San

2 Febbraio 2016

Coleotteri per le frecce avvelenate usati dalle popolazioni San e loro piante ospiti (foto: CS Chaboo, se non indicato diversamente). 2 Diamphidia nigroornata Ståhl (=D. simplex Péringuey, =D. locusta Fairmaire), Namibia (Chrysomelidae) 3 Polyclada sp. (Chrysomelidae) 4 Blepharida sp., Kenya (foto: C Smith, USNM) 5 Lebistina sp. (Carabidae) 6 Diamphidia femoralis (sopra) e il suo nemico predatore-parassitoide, Lebistina (sotto), su pianta di Commiphora nel Sud Africa (foto: K Ober) 7 Lebistina sanguinea (Boheman) coleottero adulto su pianta di Commiphora in Sud Africa (foto: E. Grobbelaar, SANC, ARC-PPRI).
Coleotteri per le frecce avvelenate usati dalle popolazioni San e loro piante ospiti (foto: CS Chaboo, se non indicato diversamente). 2 Diamphidia nigroornata Ståhl (=D. simplex Péringuey, =D. locusta Fairmaire), Namibia (Chrysomelidae) 3 Polyclada sp. (Chrysomelidae) 4 Blepharida sp., Kenya (foto: C Smith, USNM) 5 Lebistina sp. (Carabidae) 6 Diamphidia femoralis (sopra) e il suo nemico predatore-parassitoide, Lebistina (sotto), su pianta di Commiphora nel Sud Africa (foto: K Ober) 7 Lebistina sanguinea (Boheman) coleottero adulto su pianta di Commiphora in Sud Africa (foto: E. Grobbelaar, SANC, ARC-PPRI).

È noto da tempo l'utilizzo di frecce avvelenate da parte di popoli africani, per secoli. L'argomento lo si ritrova in testi di entomologia, chimica, antropologia.
Uno studio approfondito ha ora preso in considerazione questa tecnica presso i popoli San (anche noti come Boscimani, Saan o Basarwa). Si tratta in particolare di nove nazioni San in Botswana e Namibia: G|​ui, G||ana, G||​olo, Hai||on, Ju’|hoansi, Kua, Naro, Tsila e Xao-ǁ’aen. I San sono cacciatori raccoglitori tradizionali, e questo li pone in una posizione centrale per la storia dell'umanità, oltre che per molti studi di antropologia.
Alcune informazioni vengono da resoconti del Settecento, nei quali i fatti si mescolano a molte affermazioni poco credibili. La caccia con l'arco appare nelle pitture rupestri, ma non è chiaro da quando si sia cominciato ad utilizzare i veleni: gli studiosi suppongono questo sia avvenuto molto presto.
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Un massacro preistorico estende la storia dei conflitti

20 Gennaio 2016

Prove di un massacro preistorico estendono la storia della guerra

Lo scheletro di quest'uomo fu ritrovato mentre giaceva prono tra i sedimenti della laguna. Il teschio presenta lesioni multiple sulla fronte e sul lato sinistro, coerentemente con ferite da uno strumento contundente, come una clava. Credit: Marta Mirazon Lahr
Lo scheletro di quest'uomo fu ritrovato mentre giaceva prono tra i sedimenti della laguna. Il teschio presenta lesioni multiple sulla fronte e sul lato sinistro, coerentemente con ferite da uno strumento contundente, come una clava. Credit: Marta Mirazon Lahr

Resti scheletrici di un gruppo di foraggieri massacrati attorno a 10.000 anni fa sulle rive di una laguna sono la prova unica di un violento scontro tra gruppi di antichi cacciatori raccoglitori in conflitto, e suggerisce la “presenza della guerra” nelle tarde società foraggiere dell'Età della Pietra.

Le ossa fossilizzate di un gruppo di cacciatori raccoglitori preistorici, che furono massacrati attorno a 10.000 anni fa, sono state dissotterrate a 30 km ad ovest del Lago Turkana, in Kenya, in un luogo chiamato Nataruk.
Ricercatori dal Leverhulme Centre for Human Evolutionary Studies (LCHES) dell'Università di Cambridge hanno scoperto i resti parziali di 27 individui, comprendenti almeno otto donne e sei bambini.

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Polonia: microstorie di oltre 4000 anni fa da Bruszczewo

30 Dicembre 2015

Microstorie di oltre 4000 anni fa

Resti di strutture lignee bruciate. Foto di Mateusz Cwaliński
Resti di strutture lignee bruciate. Foto di Mateusz Cwaliński
Recenti studi dell'insediamento fortificato dell'Età del Bronzo a Bruszczewo (Grande Polonia) permetteranno una comprensione molto dettagliata dell vita quotidiana dei suoi abitanti.
Tutto questo sarà dovuto ai numerosi campioni organici raccolti per la datazione al radiocarbonio. Questa è la modalità più comune per determinare l'età dei ritrovamenti scoperti dagli archeologi. Ad ogni modo, più antica la posizione rilevata, meno accurate saranno le datazioni stimate - col tempo, la possibilità di stimare precisamente l'età viene ridotta.
"Utilizzeremo statistiche bayesiane, che tengono conto di diverse variabili riferite al tempo. Otterremo un'immagine piena e molto dettagliata di ogni parte dell'insediamento dopo l'abbinamento dei dati che vengono dalle analisi di stratigrafia, contesto, tipologia dei ritrovamenti e datazioni C14" - ha spiegato il prof. Janusz Czebreszuk, a capo della ricerca a Bruszczewo per l'Istituto di Preistoria dell'Università Adam Mickiewicz a Poznań.
Oggi gli archeologi sanno che l'insediamento fortificato fu fondato da rappresentanti di comunità della cultura Unetice poco dopo il 2000 a. C. e che operarono per circa 350-400 anni. Le statistiche bayesiane permetteranno di guardare alle microstorie all'interno dell'insediamento, non solo alla cornice cronologica e alla determinazione dell'esistenza dell'insediamento "dal / al". Finora, gli scienziati hanno ottenuto circa 100 risultati di datazioni al C14, ma grazie al programma Beethoven in corso, e implementato dall'Istituto di Preistoria dell'Università Adam Mickiewicz a Poznań insieme a partner tedeschi, ne otterranno almeno 100 in più, il che costituirà un buon complemento.
Gli scavi presso Bruszczewo cominciarono negli anni sessanta, quando gli archeologi dal Museo Archeologico di Poznan lavorarono nell'area. Entrarono in una fase interdisciplinare e internazionale nei tardi anni novanta, quando cominciò un progetto di ricerca ad ampio raggio dell'Istituto di Preistoria dell'Università Adam Mickiewicz e dell'Università di Kiel.
"Quello che scaviamo è importante per l'analisi degli esordi dell'Età del Bronzo in Europa" - afferma il prof. Czebreszuk.
Profilo del fossato. Foto di Mateusz Cwaliński
Profilo del fossato. Foto di Mateusz Cwaliński

L'insediamento ovale occupava un'area di 1,5 ettari e misurava approssimativamente 120m di diametro. Aveva al massimo 100 residenti. Era protetto da un profondo fossato e almeno due linee di palizzate in legno. Le fortificazioni erano l'obiettivo di quest'anno di scavi.
"Abbiamo trovato segni di bruciature che chiaramente indicano che le fortificazioni furono distrutte dal fuoco diverse volte durante l'esistenza dell'insediamento. A questo punto non possiamo dire se il fuoco contribuì all'abbandono dell'insediamento" - ha affermato il prof. Czebreszuk. C'erano anche numerose tracce di riparazioni e alterazioni nell'arco dei secoli. In aggiunta, l'analisi ambientale effettuata negli anni precedenti mostra chiaramente che la regione attorno a Bruszczewo, attorno al 1500 a. C., fu pesantemente sfruttata in termini ecologici. Secondo i ricercatori, la fine dell'insediamento potrebbe essere associata con un disastro ambientale locale. Indizio aggiuntivo è la scoperta di dozzine di punte di freccia in selce in vari luoghi dell'insediamento - più che in tutti gli altri insediamenti della Cultura Unetice combinati. Forse un disastro ecologico coincise con un'invasione - suggeriscono gli scienziati.
Tra gli ultimi ritrovamenti degli archeologi ci sono anche sensazionali scoperte riguardanti laboratori in bronzo esistenti all'interno dell'insediamento. L'analisi di tutti gli oggetti fatti di metallo permette di dire che i metallurghi lavorarono qui continuativamente per centinaia di anni. "È difficile determinare se fosse un commercio familiare, o se un maestro addestrasse apprendisti in questo commercio, ma una conoscenza continua, passata di generazione in generazione è certa - prodotti finiti non arrivavano qui dall'esterno" - ha spiegato l'archeologo. Nuova è pure la scoperta di tracce della lavorazione dell'oro sugli strumenti litici.
Bruszczewo è stata inserita nel registro dei monumenti dal conservatore della Grande Polonia. Ad ogni modo, a causa del lavoro agricolo intensivo, il sito preistorico è minacciato dalla distruzione. Ad oggi, gli archeologi hanno esaminato circa il 20% della superficie dell'insediamento. Fortunatamente, è anche parzialmente nella torba, che preserva efficacemente monumenti e strutture, come nel caso del famoso Biskupin lusaziano.
"Mantenere le proporzioni dell'acqua all'interno dell'insediamento è cruciale. Sfortunatamente, l'area è costantemente prosciugata e adattata a una coltivazione più intensiva, che potrebbe mettere a rischio il mantenimento dei monumenti. È importante che i resti dell'insediamento sopravvivano per le future generazioni di ricercatori" - così crede il prof. Czebreszuk, che ha il supporto del governo locale riguardo ciò.
Traduzione da PAP – Science & Scholarship in Poland. PAP non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.
 

Veleni, piante e cacciatori Paleolitici

21 Marzo 2015
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Dozzine di piante comuni sono tossiche. Gli archeologi hanno sospettato a lungo che i nostri antenati del Paleolitico utilizzassero i veleni dalle piante per rendere più letali le loro armi nella caccia. Adesso la dott.ssa Valentina Borgia si è unita a un chimico forense per sviluppare una tecnica per rilevare residui di sostanze letali presenti su reperti archeologici.
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Siamo circondati da piante velenose, che prosperano nei nostri parchi e giardini, cespugli e boschi. La digitale (Digitalis) sembra affascinante ma i suoi semi possono uccidere. I fiori dell'aconito (Aconitum napellus) sono di un blu intenso, ma le sue radici possono essere letali. La cicuta (Conium maculatum) è sia comune ed estremamente tossica, come ci ricordano Socrate e Platone, o Shakespeare nel Macbeth con gli incantesimi delle streghe.
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Gli archeologi hanno creduto a lungo che i nostri antenati estraessero i veleni da queste piante per rendere le loro armi più letali e uccidere le loro prede più rapidamente. Immergendo una punta di freccia in una pasta velenosa, il cacciatore poteva assicurarsi che l'animale ricevesse una dose di sostanze tossiche (alcaloidi o cardenolidi) che l'avrebbero ucciso immediatamente o rallentato.
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Scozia: indizi di tiro con l'arco vicino Inverness

4 Febbraio 2015
Nuovi manufatti da una sepoltura datata a 4000 - 4500 anni fa, nelle Highland scozzesi, presso Drumnadrochit, vicino Inverness. Fra questi, frammenti di vasi e una protezione per il tiro con l'arco.
Link: Highland News


Il ruolo sociale della caccia con l'arco nel Neolitico

2 Febbraio 2015
A seguito del ritrovamento, presso La Draga (Banyoles, in Catalogna), del primo arco risalente al Neolitico e datato a 7400-7200 anni fa circa,  uno studio rileva il ruolo sociale della caccia effettuata con l'arco nella regione.
L'arco ritrovato è in tasso e mostra uniformità nella manifattura, rispetto agli altri frammenti ritrovati in termini di materiali usati ma non di dimensioni. Questo fa intuire la rilevanza socio-economica di tale industria in una società che non era più quella dei cacciatori-raccoglitori. Si nota anche il contrasto tra la scarsità di resti animali ritrovati, e l'abbondanza di strumenti per la caccia nel sito.
Lo studio "Characterizing prehistoric archery: technical and functional analyses of the Neolithic bows from La Draga (NE Iberian Peninsula)", di Raquel Piqué, Antoni Palomo, Xavier Terradas, Josep Tarrús, Ramon Buxó, Àngel Bosch, Júlia Chinchilla, Igor Bodganovic, Oriol López, Maria Saña, è stato pubblicato sul Journal of Archaeological Science.
 
Link: Journal of Archaeological Science; Universitat Autònoma de Barcelona 1, 2;


Tecniche di tiro con l'arco basate sulla ricerca storica

26 Gennaio 2015
Medievalists propone le tecniche di tiro con l'arco riscoperte da Lars Andersen, ritrovate da lui nei manoscritti.  Non mancherebbero neppure le critiche.


Link: Lars Andersen; Medievalists