Roma: conferenza-spettacolo “L’Infinito Oltre la Siepe. Leopardi e l’Astronomia”

Mercoledì 10 aprile alle 21, nella Sala Conferenze Biblioteche di Roma (Ingresso dal Museo Civico di Zoologia, Via Ulisse Aldrovandi 18), si terrà l'appuntamento con L’Infinito Oltre la Siepe. Leopardi e l’Astronomia”, conferenza-spettacolo in omaggio ai 200 anni della grande lirica leopardiana.

Gaspare Polizzi

Gli astronomi del Planetario di Roma con l’aiuto dello storico della filosofia e della scienza Gaspare Polizzi e dei testi del grande poeta e dello scrittore Michele Mari, ricostruiranno gli orizzonti cosmici della produzione del recanatese e il contesto celeste delle sue meditazioni sull’ermo colle.

Chiara Marchetti

Ospiti d’eccezione saranno l’arpista Chiara Marchetti e lo scrittore Antonio Pascale, che offrirà una riflessione sull’infinito postumano che ci aspetta.

Antonio Pascale

Prenderanno parte alla serata l’attore Massimo Fanelli e gli astrofisici del Planetario di Roma Gabriele CatanzaroGiangiacomo GandolfiStefano Giovanardi e Gianluca Masi.

“L’Infinito Oltre la Siepe. Leopardi e l’Astronomia”
Massimo Fanelli

L’iniziativa si svolge nell’ambito di “Astri narrantiUn percorso di storytelling celeste”, ciclo di incontri dedicato al rapporto tra il Cielo e la Letteratura. La manifestazione, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita Culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è a cura degli astronomi del Planetario di Roma in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) Biblioteche di Roma.

Testo e immagini da Ufficio Stampa Zètema Progetto Cultura


L'ultimo segnale della sonda Cassini

L’ultimo segnale della sonda Cassini
Il contributo di Sapienza e i risultati scientifici di un viaggio spaziale durato 20 anni: dall’esplorazione di Saturno alla scoperta dei mari di Titano

venerdì 15 settembre 2017
ore 14.00 (ora italiana)
Alle 14 ora italiana del 15 settembre le antenne australiane della NASA riceveranno l’ultimo segnale radio della sonda Cassini, partito un’ora e 23 minuti prima dagli strati più alti dell’atmosfera di Saturno. Pochi secondi dopo la sonda si disintegrerà per effetto delle potenti forze aerodinamiche dovute alla grande velocità (30 km/s – la distanza Roma Milano verrebbe percorsa in 20 secondi).
A dare il “Goodbye kiss” alla sonda, per la Sapienza è volato negli Stati Uniti il professor Luciano Iess, che ha partecipato al progetto fin dalle fasi preliminari al lancio.
Durante le fasi finali della missione, iniziate il 26 aprile di quest’anno, Cassini è passata 22 volte vicinissima a Saturno, permettendo di gettare luce per la prima volta sulla struttura interna del gigante gassoso e di rivelare l’età dei suoi anelli. Giusto ieri i ricercatori di Sapienza hanno presentato al team Cassini gli ultimi e rivoluzionari dati ricevuti.
Cassini ha iniziato il suo viaggio il 15 ottobre 1997, con un lancio spettacolare dal poligono di Cape Canaveral. La missione, guidata dalla NASA con importanti contributi dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e della European Space Agency (ESA), aveva il compito di esplorare il sistema di Saturno, con le sue molte lune e i suoi anelli. Giunta a Saturno il primo luglio 2004 dopo una lunga fase di crociera, Cassini ha iniziato una complessa sequenza di orbite che hanno permesso di visitare tutti i satelliti e osservare da vicino il pianeta e i suoi anelli.  Le scoperte sono andate ben oltre le attese. A queste Sapienza ha contribuito con un ruolo di primissimo piano, grazie alla realizzazione di due importanti strumenti di bordo (il radar e il traslatore di frequenza, costruiti da Thales Alenia Space Italia) e al raggiungimento di risultati scientifici tra i più importanti della missione.
Un primo traguardo è stato raggiunto già nel 2002, quando la sonda si trovava ancora tra Giove e Saturno, con la misura del ritardo nella propagazione dei segnali radio causata dalla gravità solare. A tutt’oggi questa è la più accurata conferma sperimentale della teoria einsteniana della relatività generale.
Durante il tour del sistema di Saturno, Cassini ha reso possibile la scoperta di mari e laghi di idrocarburi liquidi sulla superficie di Titano, la seconda luna del sistema solare per dimensioni, nonché la determinazione della struttura interna del satellite e la scoperta di un nucleo roccioso di circa 2000 km di raggio composto da silicati idrati. Grazie alla misura delle maree di Titano, è stata rivelata l’esistenza di un oceano di acqua liquida sotto la crosta ghiacciata del satellite. La batimetria dei mari della luna mostra come questi raggiungano la profondità di 170 m.
Nel 2014 è stato poi rilevato una grande quantità di acqua liquida nella regione polare meridionale di Encelado (pari a circa 240 volte il lago di Garda), al di sotto della fredda crosta ghiacciata (-190° C) della piccola luna (252 km di raggio). Il fatto che l’oceano “poggi” su una base di rocce e di silicati costituisce una sede ideale per lo sviluppo di reazioni chimiche complesse, quali quelle necessarie per la vita.
I membri del team scientifico di Cassini e i loro gruppi di gruppi di ricerca operano presso il Dipartimento di Ingegneria meccanica e aerospaziale, sotto la guida del professor Luciano Iess, e il Dipartimento di Ingegneria elettronica e delle telecomunicazioni con il professor Roberto Seu. “In più di dieci anni nell’atmosfera di Saturno, Cassini ha visitato tutte le principali lune del pianeta e prodotto una serie di straordinarie scoperte” sottolinea Luciano Iess “e l’eredità che lascia in dote alla comunità scientifica internazionale è immensa.”
The Grand Finale Toolkit - Nasa
 
La diretta
Testo da Settore Ufficio stampa e comunicazione SAPIENZA Università di Roma; Credit per le foto alla NASA.

Roma Planetario: dal 4 luglio la cultura astronomica alla portata di tutti

Roma Planetario: dal 4 luglio all’Ex Dogana

La cultura astronomica alla portata di tutti

Al via una nuova iniziativa di Roma Capitale per promuovere la cultura scientifica. Grazie ad una tecnologia avanzata sarà possibile viaggiare tra le stelle


Roma 3 luglio 2017 - La scienza a Roma ha una nuova casa. Dal 4 luglio negli spazi dell'Ex Dogana di San Lorenzo arriva Roma Planetario, il grande planetario digitale che raccoglierà il testimone della divulgazione astronomica, in attesa della riapertura del Planetario dell’Eur.
Le attività del Planetario di Roma, finora ospitate dal Planetario gonfiabile di Technotown a Villa Torlonia, si trasferirannotemporaneamente nella nuova sede che garantirà alla città un’offerta culturale astronomica più ampia grazie all’utilizzo di una struttura più capiente e una tecnologia più avanzata.
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Roma: "E lucevan le stelle", osservazioni astronomiche

E LUCEVAN LE STELLE

Sabato 10 a e mercoledì 14 settembre a Villa Torlonia e a Villa Carpegna per osservare il cielo al telescopio. Le osservazioni astronomiche gratuite proseguiranno fino al 30 settembre in diversi e suggestivi spazi della città

Roma, 5 settembre 2016

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Prosegue l’emozionante percorso di riconoscimento e ‘battesimo’ di una nuova costellazione nel cielo di Roma! VILLA TORLONIA e VILLA CARPEGNA saranno le prossime tappe per individuare la misteriosa rete tracciata dalla disposizione geografica di otto suggestivi spazi, otto diverse piazze e parchi pubblici della città collegati come vere e proprie stelle.

È rivolto a tutti - astronomi, astrofili e semplici cittadini curiosi delle stelle, di tutte le età - l’invito del Planetario di Roma a partecipare al quinto e sesto appuntamento con “E LUCEVAN LE STELLE, le 8 osservazioni astronomiche gratuite, ad occhio nudo e con il telescopio, dalle ore 21.00 alle ore 24.00.

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Dimostrazioni archeoastronomiche nei cerchi di pietra della Scozia

17 Agosto 2016

Le pietre erette di Stenness. Credit: Copyright Douglas Scott.
Le pietre erette di Stenness. Credit: Copyright Douglas Scott.

Una ricerca, svolta da ricercatori dell'Università di Adelaide e pubblicata sul Journal of Archaeological Science: Reports, per la prima volta prova da un punto di vista statistico che i grandi monumenti in pietra della Gran Bretagna furono costruiti specificamente per essere in linea coi movimenti del sole e della luna, 5.000 anni fa.

La dott.ssa Gail Higginbottom. Credit: University of Adelaide
La dott.ssa Gail Higginbottom. Credit: University of Adelaide

La dott.ssa Gail Higginbottom spiega che nessuno prima aveva determinato da un punto di vista statistico che un cerchio di pietra fosse stato costruito tenendo a mente i fenomeni astronomici. Si trattava solo di una supposizione.

In particolare, i ricercatori hanno preso in esame i cerchi in pietra scozzesi dai siti di Callanish sull'isola di Lewis e di Stenness sull'isola di Orkney (nell'arcipelago delle Orcadi). Entrambi precedono Stonehenge di 500 anni circa. I ricercatori hanno quindi utilizzato tecnologie 2D e 3D per produrre test quantitativi sull'allineamento delle pietre erette.

Si è così scoperta una grande concentrazione di allineamenti verso il sole e la luna in diversi momenti dei loro cicli. Le pietre non sarebbero tuttavia semplicemente connesse con i due astri, ma si sarebbe rilevata una complessa relazione tra allineamento delle pietre, panorama circostante e orizzonte, in relazione ai movimenti solari e lunari.

La dott.ssa Higginbottom spiega che scelsero i luoghi sulla base del sole e della luna, e in particolare al momento del loro levarsi e del loro tramontare, ad esempio quando la luna è al suo punto più settentrionale all'orizzonte, ogni 18,6 anni. Queste popolazioni scelsero di erigere i loro monumenti in maniera molto precisa rispetto al loro panorama e furono necessari tremendi sforzi per farlo.

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Una nuova interpretazione della Tavola di Venere

16  Agosto 2016

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Il Codice di Dresda proviene da Chichén Itzá e data all'undicesimo o dodicesimo secolo, rappresentando uno dei più celebri codici Maya e il più antico ad esserci pervenuto. La Tavola di Venere è da oltre 120 anni oggetto di studio, e pur rimanendo impressionante per molti versi, la si è finora considerata come un mezzo a disposizione soprattutto degli astrologi.

In nuovo studio pubblicato sul Journal of Astronomy in Culture, il prof. Geraldo Aldana sostiene che la Tavola di Venere rappresenti un'importante scoperta scientifica dell'epoca, nel campo della matematica e dell'astronomia. Lo studio ha carattere multidisciplinare e attraverso un'analisi dei geroglifici Maya, dell'archeologia e dell'astronomia, presenta una nuova interpretazione della Tavola. Questa, che traccerebbe le fasi osservabili del secondo pianeta, presenterebbe una "correzione" del calendario in uso presso i Maya e relativo al pianeta stesso. Si tratterebbe di un principio simile a quello dell'anno bisestile del calendario gregoriano, ma i Maya lo scoprirono nel primo secolo a. C.?

Gli archeologi e altri studiosi hanno affermato che le osservazioni nella Tavola di Venere sono corrette, ma di carattere attinente soprattutto la numerologia. Se si guarda a queste come a registrazioni di carattere storico, e se si parte dal presupposto che le osservazioni astronomiche furono effettuate nell'area per millenni, il punto di vista cambia. Queste registrazioni sarebbero state poi a disposizione dei posteri che notarono dei pattern. D'altra parte, l'astronomia occidentale nascerebbe anche su basi molto simili. Questo, secondo Aldana, lo si può verificare a Copán, in Honduras.

E similmente a quanto avvenne in Occidente - con Copernico che si relazionò all'universo eliocentrico mentre trovava delle predizioni corrette per la Pasqua - anche qui a Chichén Itzá, Venere avrebbe avuto un'utilità concreta nello stabilire i cicli dei rituali.

L'innovazione - il prof. Geraldo Aldana parla ora di "riscoprire la scoperta" - sarebbe il risultato probabile di uno sviluppo avutosi presso Chichén Itzá, sotto il celebre sovrano K’ak’ U Pakal K’awiil. Aldana. Aldana non avrebbe un nome per l'autore dell'innovazione, ma quello di un'importante e autorevole figura dell'epoca. Tornando al precedente paragone, è come sapere chi era il papa che aveva dato incarico a Copernico, ma non conoscere il nome di quest'ultimo.

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Software di astronomia usato per datare frammento di Saffo

13 Maggio 2016

Figura a colori dal Digitized Sky Survey. Credit: NASA/ESA/AURA/Caltech
Figura a colori dal Digitized Sky Survey. Credit: NASA/ESA/AURA/Caltech

Un nuovo studio, pubblicato sul Journal of Astronomical History and Heritage, ha utilizzato il software di astronomia Starry Night per individuare la notte della quale ci racconta la poetessa greca Saffo, nel testo noto come frammento 168 B Voigt (in Inglese, Midnight Poem, Ippolito Nievo lo chiamò "Notte Solitaria").
Il testo fu tradotto da molti autori (in questo caso si è scelto Pavese): "Tramontata è la luna / E le Pleiadi, è mezza / Notte, è passata l'ora: / giaccio sola nel letto".
Si è dunque cercata la stagione nel 570 a. C., corrispondente a quella descrizione del cielo stellato a mezzanotte, dall'isola di Lesbo. Si è così dimostrato che le Pleiadi sarebbero tramontate a quell'ora del 25 Gennaio di quell'anno. Sarebbe la prima data a partire dalla quale riferire il testo. L'autore Manfred Cuntz aggiunge che non molti autori antichi commentano le osservazioni astronomiche con altrettanta chiarezza.
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Sofisticato metodo di calcolo della posizione di Giove usato a Babilonia

28 Gennaio 2016
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Migliaia di anni prima dei telescopi, a Babilonia si utilizzava la semplice aritmetica per predire e tracciare il moto dei pianeti. A quegli astronomi si deve pure lo sviluppo di molti importanti concetti tuttora utilizzati, come la divisione del cielo su 360 gradi.
Dalla traduzione di antiche tavolette cuneiformi, conservate presso il British Museum e datate tra il 350 e il 50 a. C., risulterebbe ora l'utilizzo della geometria da parte degli astronomi babilonesi, al fine di tracciare il moto dei pianeti. I Babilonesi avrebbero adoperato un calcolo sofisticato per conoscere la posizione di Giove, con un metodo che gli Europei avrebbero inventato solo 1400 anni dopo a Oxford. Il metodo consiste nel calcolare l'area della figura trapezoidale, ottenuta disegnando la collocazione giornaliera del pianeta sulla base del tempo.
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Nei testi viene descritta la velocità di Giove nel cielo, e come questa cambiasse col tempo. Le tavolette sono parte di una più ampia collezione che ne comprende 450, tutte di argomento astronomico, da Babilonia e Uruk.
Link: ScienceNature; National Geographic; The Guardian; Independent; Daily MailThe New York TimesNPR; Discovery NewsArs Technica; Gizmodo; Science Alert; Newsy; Science Daily via Newsy; Live Science
Babilonia, foto di Osama Shukir Muhammed Amin FRCP(Glasg), da WikipediaCC BY-SA 4.0.
Congiunzione di Giove e della Luna, foto di Radoslaw Ziomber, da Wikipedia, CC BY 4.0.


L'eclisse nell'Odissea di Omero, datata al 1207 a. C.?

2 Gennaio 2016
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In passato, diversi autori hanno considerato gli aspetti astronomici nell'Odissea di Omero. Un nuovo studio ha in particolare esaminato due passaggi, che si relazionano a due profezie di Teoclimeno. Il primo, solitamente considerato in lavori precedenti (e piuttosto esplicito sul fatto che possa trattarsi di un evento astronomico, un'eclissi) si trova nel Libro ventesimo, 356-357 (qui si riporta a partire da 350):

E parlò anche, tra essi, Teoclimeno simile a un dio:

«Ah  infelici! che sciagura v'ha colto? la notte

vi avviluppa la testa e il volto e, giù, le ginocchia;

avvampa il lamento, sono intrise di pianto le gote;

i muri e i begli architravi sono aspersi di sangue,

il portico è pieno di spettri, ne è piena la corte,

e muovono all'Erebo, al cupo; il sole

è sparito dal cielo, è calata una brutta caligine».

Il secondo passaggio parla invece dell'arrivo di Telemaco a Itaca, e gli autori del nuovo studio ritengono si tratti anche qui di un riferimento a un fenomeno astronomico. Si trova nel Libro quindicesimo, 525-534:

Mentre diceva così, gli volò a destra un uccello,

un falcone, il celere nunzio di Apollo: negli artigli

serrava un colombo, lo spennava e spargeva

a terra le penne, tra la nave e lo stesso Telemaco.

Allora Teoclimeno, chiamandolo a parte dei compagni,

gli strinse la mano, gli rivolse la parola, gli disse:

«Telemaco, non senza un dio è volato da destra l'uccello:

ho capito, a vedermelo in faccia, che è augurale.

Altra stirpe più regale della vostra non c'è

tra il popolo di Itaca, ma sempre voi siete i più forti».

Il nuovo studio, oltre a sottolineare le incongruenze della seconda scena (e in particolare del falco che spenna il colombo in cielo), interpreta le piume che cadono come una pioggia di meteore, anche sulla base dei passaggi successivi. Sulla base di questo supposto secondo fenomeno astronomico, gli autori propongono la data del 25 Ottobre 1207 a. C. per l'arrivo di Ulisse a Itaca (anche seguendo una precedente ricerca di uno degli autori dello studio). Così l'eclissi parziale (30 Ottobre 1207 a. C.) e la pioggia di meteore verrebbero a coincidere nello stesso periodo. Proposte precedenti hanno invece indicato l'eclissi totale del 16 Aprile 1178 a. C.
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Periodicità di Algol e della Luna nel Calendario del Cairo

17 Dicembre 2015

Pagina del Calendario del Cairo. Credit: Lauri Jetsu
Pagina del Calendario del Cairo. Credit: Lauri Jetsu

Gli antichi Egizi non si riferivano direttamente agli eventi astronomici, ma lo facevano indirettamente, relazionandoli a eventi mitici.
Un nuovo studio avrebbe dimostrato l'utilizzo, nel Calendario del Cairo, di due periodi: quello di 29,6 giorni della luna e quello di 2,85 giorni, relativo invece alla stella variabile (la più celebre binaria ad eclisse) Algol. Gli antichi Egizi utilizzavano queste informazioni rapportandole quindi a divinità e a pronostici fausti o infausti per il futuro.
Si noti che la possibilità che questa caratteristica della stella fosse notata già in antichità ad occhio nudo (vista anche la rilevanza a livello culturale), è ormai da tempo oggetto di discussione. Secondo la nuova ricerca, quindi, la conoscenza di questi due elementi (l'esistenza di una stella variabile e il suo periodo), finora ritenuti pietre miliari nella storia delle scienze naturali, sarebbe da spostarsi al 1244-1163 a. C.
[Dall'Abstract:] Gli antichi Egizi scrissero Calendari dei Giorni Fausti e Infausti che assegnavano pronostici influenzati astronomicamente per ogni giorno dell'anno. Il calendario meglio preservato tra questi è il Calendario del Cairo (da qui in poi CC) datato al 1244-1163 a. C. Si presentano le prove che il periodo di 2,85 giorni nei pronostici fortunati del CC è uguale a quello della stella binaria Algol durante questa era storica. Si vuole ritrovare il vocabolario che rappresenta Algol nei testi mitologici del CC. Qui si dimostra che Algol era rappresentato come Horus e ciò significa sia divinità che sovranità. I testi che descrivono le azioni di Horus sono coerenti con il corso degli eventi testimoniati da qualsiasi osservatore ad occhio nudo di Algol. Queste descrizioni supportano l'affermazione dello studio che il CC sia il più antico documento storico preservato della scoperta di una stella variabile. Il periodo della Luna, 29,6 giorno, è stato pure scoperto nel CC. Si dimostra che le azioni di Seth erano collegate a questo periodo, che regolava anche fortemente i tempi descritti come fortunati per Cielo e Terra. Ora, per la prima volta, la periodicità è stata scoperta nelle descrizioni dei giorni nel CC. Al contrario di molti altri tentativi di scoprire il ragionamento dietro i miti dei giorni individuali, si sono scoperte le attuali regole nell'apparire e nel comportamento delle divinità nel corso dell'anno.
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