Giuseppe Lupo breve storia del mio silenzio

Quel silenzio, brevemente

Nihil est in intellectu. Erano gli anni sessanta e d’un tratto, inspiegabilmente, tutto sembrò essere stato ricomposto da quella frase di Leibniz pronunciata una mattina da suo padre. Prima c’erano stati gli studi pedagogici e le riflessioni sull’Illuminismo, ma poi c’era stata anche la pioggia, la chiave, il tentativo di sua madre di rimettere ordine nella sua mente: quelle parole di cui “ogni frase pareva un ponte sospeso sull’abisso” che davanti a sé si confondevano e sul precipizio delle labbra il senso faceva cadere.

Nell’itinerario di ricordi intrecciati, Giuseppe Lupo ci racconta una storia in prima persona. Quando la realtà del bambino che fu si rovescia con l’arrivo di sua sorella, egli ha una reazione dirompente e finisce con il rifugiarsi nel silenzio. “La malattia che sentivo in bocca, il desiderio di parlare e non poterlo fare” spiega nel libro Breve storia del mio silenzio candidato quest’anno al Premio Strega.

Il testo di Lupo si legge rapidamente, come suggerisce il titolo: in poco più di duecento pagine vi sono diluiti i tasselli di un viaggio che dalla Basilicata lo porterà nell’Alta Italia. Pezzi di dialogo sparsi tra le lettere, quando troverà il modo di parlare e anzi, di scrivere, di fissare sul foglio tutte quelle parole birichine, nel ricordarle sotto una forma alta di necessità. D’altronde era nato fra i libri, grazie all’insegnamento dell’acqua, del ticchettio sul vetro della finestra, che batte il tempo come fa il respiro con la punteggiatura.

Entrando nei libri al Circolo La Torre conobbe la letteratura e gli intellettuali dell’epoca, questo gli consentì di immaginare un mondo che andasse oltre il narrare, che in principio per lui rappresentava un ostacolo e un dolore. Dismessa la sofferenza, tuttavia, rimase il dubbio: “Cos’avrei fatto se non fossi riuscito nella scrittura?” si chiese un giorno lontano da casa, mentre raccoglieva le parole, quelle più giuste ed esatte, per costruire la strada che lo avrebbe portato prima al Corriere della Sera e poi tra chi aveva reso gli scrittori autentici, Garzanti, Einaudi, Marsilio.

In bilico sul ciglio del silenzio che riemergerà a tratti, il Lupo che leggiamo racconta di essere stato trasportato laddove nascono i libri e laddove le storie trattengono la vita, che altrimenti strariperebbe dai margini: le lettere panciute, infatti, non sarebbero capaci di placarla, ma ne resterebbero avvinghiate, timorose. Nel buio della solitudine, o “sua ultima faticosa preistoria”, sovviene quando Rainer Maria Rilke la consigliò a Kappus quale unico modo per trovare la vera maturità e la grandezza nell’arte. Eppure, sul faticoso cammino, si riesce a scorgere infine la vittoria e l’incontro, proprio da una città sospesa sull’acqua, con Cesare De Michelis: l’attimo che vale un’esistenza e l’omaggio alla sua, per non dimenticare.

Giuseppe Lupo breve storia del mio silenzio
La copertina del libro Breve storia del mio silenzio di Giuseppe Lupo, pubblicato da Marsilio Editori nella collana Romanzi e Racconti

 

Breve storia del mio silenzio di Giuseppe Lupo è candidato alla LXXIV edizione del Premio Strega.

Giuseppe Lupo, Breve storia del mio silenzio, Marsilio Editori 2019, pagg. 208, Euro 16.


straniera Claudia Durastanti

Straniera ovunque, novunque

L’altro giorno, mentre alla stazione Termini stavo aspettando uno degli innumerevoli treni su cui dovrò salire questo mese, una signora mi si avvicina e, in un inglese molto stentato, mi chiede se quello fosse il treno diretto ad Orbetello. Rispondo di sì, e la signora mi risponde con un sentito grazie, in italiano, come se le avessi rivelato uno dei Segreti di Fatima. Allora, chiama a sé i suoi tre bambini, mi guarda e mi dice, in un italiano altrettanto stentato: “brutto essere stranieri qui, nessuno risponde. Scusa per mio italiano!”

Le ho sorriso e, dopo averle risposto che ho capito benissimo quello che mi ha detto in italiano, le ho chiesto scusa a nome di tutte quelle persone che non si sono fermate per perdere trenta secondi per darle conferma che quello fosse il treno per Orbetello.

Quindi salgo sul treno, mi siedo e prendo il libro di Claudia Durastanti, La Straniera, dal mio zaino per leggere le ultime pagine. Confesso di averlo letto tutto d’un fiato. Non stupisce affatto che questo libro sia rientrato tra i finalisti del Premio Strega 2019.

Questo mese, una lettura del genere ci voleva proprio: la protagonista di questo libro, infatti, si pone tantissimi degli interrogativi che mi pongo io in questo periodo. Durante le mie continue peregrinazioni di questi giorni, infatti, mi sento più straniera che mai, anche se mi sono allontanata relativamente poco dalla mia terra di origine, la Sicilia. Leggere dei continui viaggi e spostamenti dell’autrice di questo splendido libro, edito da La nave di Teseo (pp. 285, € 18,00), non solo mi aiuta a riflettere, ma mi fa sentire molto meno sola.

In fondo, almeno una volta nella nostra vita ci sentiamo tutti stranieri. Stranieri in un paese diverso dal nostro, stranieri nei confronti di persone che, seppur nostri conterranei, scelgono esperienze totalmente diverse dalle nostre. E non capita, talvolta, di sentirsi stranieri in famiglia, perché non capiti o forse non sempre accettati? Ed è per questo, quindi, che, come la protagonista de La Straniera, cerchiamo di mettere radici in altri luoghi… Dovunque, in nessun posto… “novunque”.

Negli anni dopo il divorzio, mia madre ha continuato a camminare e a scappare, a volte prendendomi in ostaggio. Invece di mandarmi a scuola durante la stagione primaverile mi faceva indossare una tuta acetata, metteva delle caramelle nel marsupio e mi costringeva a seguirla a piedi da un paese all’altro. Io andavo, camminavo senza prenderla per mano con il fiato rotto e le scarpe da ginnastica immerse negli stagni pronta a schiacciare i girini, tiravamo avanti per otto ore prima di fare marcia indietro. Serviva a lei stare là fuori, non a me, ma io camminavo lo stesso”.

Non smette mai di camminare - per fortuna - la protagonista di questo romanzo, sia per le vie di piccoli paesini della Basilicata, sia in America, dove si trova a dover vivere per certi periodi della sua vita. Nonostante le avversità che le riserva la vita, non si arrende ed è grazie alla letteratura, ad altri viaggi (che la ragazza può intraprendere grazie ai suoi libri) che non perde mai la curiosità, il desiderio di sapere e di conoscere nuove persone e luoghi.

L’autrice del romanzo, attraverso la sua protagonista, è capace di affrontare il tema della sordità di entrambi i genitori di quest’ultima in maniera mai banale. Non si ha l’impressione di leggere delle (dis)avventure di due persone disabili, tutt’altro. Con estrema abilità, la Durastanti non trasforma l’adolescenza ed il turbolento matrimonio di quella coppia nel solito triste e melodrammatico cliché, ma parla della disabilità se non come una delle caratteristiche fisiche di quell’uomo e quella donna che forse non si sono neanche amati davvero, ma solo perché avevano entrambi quella caratteristica fisica e si sa che “la somiglianza viene prima di tutto”, in fondo.

Quindi, forse, si sono scelti perché con qualche altra persona, probabilmente, si sarebbero sentiti esclusivamente degli estranei, degli stranieri. Anche la disabilità, nonostante si sia nel 2020, purtroppo ti rende diverso. O forse, sono semplicemente gli occhi delle persone che lo fanno.

L’autrice decide di non raccontare gli eventi della protagonista e della sua famiglia, in particolare modo della madre, con la quale non ha di certo il classico rapporto madre-figlia, in ordine cronologico. Come se volesse farci cogliere quanto l’animo della protagonista stessa dovesse sentirsi frastagliato in quel turbinio di situazioni, di eventi, di viaggi e di emozioni; non ci fornisce un elenco di eventi preconfezionato, deve essere il lettore a ricomporre quelle vicende, a trovare un ordine dove, probabilmente, regna solo un po’ di caos.

Caos non riprodotto a livello lessicale. L’autrice, con scelte lessicali apparentemente semplici, ma curate, riesce a coinvolgere il lettore dalla prima all’ultima parola, e riesce a trasportare nelle “stranezze” del mondo della protagonista. Del resto, non tutte le emozioni, non tutti i sentimenti possono essere espressi con le parole. A volte, il linguaggio potrebbe rivelarsi una trappola, una catena da cui è difficile liberarsi. Se ci si ferma un secondo a pensare, non riusciamo quasi mai ad esprimere i nostri momenti più belli o più brutti con delle semplici, banali, parole.

E allora come fa il linguaggio burocratico a svincolare quello che il linguaggio amoroso non ha mai legato?” si chiede la protagonista, a proposito del divorzio dei genitori.

Come avrà fatto, la figlia di due genitori sordi, ad esprimersi in modo “adeguato” alla società?

Più i nostri genitori parlavano in maniera volgare e volutamente fastidiosa, più noi eravamo precisi, convinti che essere corretti nel lessico, avrebbe implicato essere corretti anche nella vita, finalmente liberi dalle loro stranezze.”

La Durastanti, con queste parole, offre un importantissimo spunto di riflessione. Chi parla in maniera “diversa”, è straniero, estraneo, un po’ strano.

Per non sentirci così diversi, quindi, cerchiamo di parlare “meglio”, di fare sparire delle caratteristiche fonologiche dialettali ed avvicinarci ad un uso della lingua più “standard”, dimenticando che così facendo, molto spesso, si perdono dei piccoli pezzettini di quelle che sono le nostre radici.

Emigrare non significa forse “convivere con tutti questi se del sé, sperando che nessuno prenda il sopravvento sull’altro”?

straniera Claudia Durastanti
Copertina del romanzo La straniera di Claudia Durastanti, edizione La nave di Teseo

 

Foto di Marika Strano, ove non indicato diversamente.


balena di Matera Balaenoptera cf. musculus di Matera

Scoperta a Matera la più grande balena fossile del mondo

Scoperta a Matera la più grande balena fossile del mondo

Nello studio coordinato da Unipi nuovi importanti dati sul gigantismo estremo dei mammiferi marini

 

Lo scheletro fossile di un’enorme balena scoperto nel 2006 nel Comune di Matera, sulle rive del lago artificiale di San Giuliano, torna ora al centro dell’attenzione grazie a uno studio appena pubblicato sulla rivista internazionale Biology Letters, edita dalla prestigiosa Royal Society di Londra. La ricerca ha coinvolto i paleontologi Giovanni Bianucci, Alberto Collareta, Walter Landini, Caterina Morigi e Angelo Varola del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa, Agata Di Stefano del Dipartimento di Scienze Biologiche Geologiche e Ambientali dell’Università di Catania e Felix Marx del Directorate Earth and History of Life, Royal Belgium Institute of Natural Sciences di Bruxelles.

balena di Matera Balaenoptera cf. musculus di Matera
Scavo dello scheletro fossile di Balaenoptera cf. musculus sulle rive del lago di San Giuliano, Matera (foto G. Bianucci).

“I caratteri morfologici del cranio e della bulla timpanica, che è una parte dell'orecchio interno che serve ad amplificare i suoni – afferma Giovanni Bianucci che ha preso parte allo scavo e ha coordinato lo studio del reperto - rivelano le forti affinità tra la balena di Matera e l’attuale balenottera azzurra (Balaenoptera musculus), confermate anche dalla stima della lunghezza massima dell’animale che superava i 26 metri. Si tratta del più grande fossile di balena mai descritto e, forse, della più grande balena che abbia mai solcato le acque del Mar Mediterraneo. Questo dato è importante non solo perché ci permette di inserire questo fossile nei Guinness dei primati, ma anche, e soprattutto, perché l’aumento estremo delle dimensioni è uno degli aspetti più interessanti dell’evoluzione”.

Confronto tra la bulla timpanica della balenottera azzurra attuale e della balena fossile di Matera con in evidenza i caratteri simili (foto e composizione di F. Marx e G. Bianucci).

Il gigantismo è, infatti, un fenomeno che è comparso e si è affermato, in maniera indipendente e in tempi diversi, in molte linee evolutive di vertebrati. Al di là di un generico vantaggio che le grandi dimensioni potrebbero aver dato ad una specie nella competizione con quelle di taglia più piccola, molti aspetti del fenomeno restano oscuri. In particolare, negli ultimi anni l’attenzione dei ricercatori si è focalizzata sul gigantismo estremo evoluto dai misticeti, quei cetacei che nel corso della loro evoluzione hanno sostituito i denti con i fanoni per filtrare dalla massa d’acqua i piccoli organismi di cui si nutrono.

Cranio in veduta dorsale della Balaenoptera cf. musculus di Matera con in evidenza le parti conservate (foto del cranio di Akhet s.r.l.; disegno e composizione di G. Bianucci e F. Marx).

Questi mammiferi marini, comunemente noti come balene, hanno il proprio rappresentante più spettacolare proprio nella balenottera azzurra, che può superare i 30 metri di lunghezza e le 180 tonnellate di peso, attestandosi dunque come il più grande animale, in termini di massa, mai comparso sulla Terra. Tra le possibili cause del gigantismo dei misticeti ipotizzate da studi recenti va ricordata la pressione selettiva esercitata dai grandi predatori marini del passato, come Livyatan melvillei (un parente del capodoglio trovato fossile in Perù) e lo squalo gigante Carcharocles megalodon, che avrebbe avvantaggiato le balene più grandi e quindi meno vulnerabili agli attacchi. Anche il progressivo raffreddamento del pianeta potrebbe aver favorito l’enorme aumento della taglia delle balene. In particolare, la messa in posto delle calotte glaciali contribuì alla ridistribuzione di cibo nei mari concentrandolo soprattutto in quelli polari. Molte balene si spostarono a loro volta in queste aree fredde per nutrirsi, dovendo tuttavia compiere lunghi viaggi stagionali per tornare a riprodursi nelle acque calde tropicali. In questo caso la pressione selettiva avrebbe favorito le balene più grandi perché in grado di immagazzinare una quantità maggiore di risorse energetiche per affrontare le lunghe migrazioni.

balena di Matera Balaenoptera cf. musculus di Matera
Ricostruzione artistica di Balaenoptera cf. musculus di Matera (disegno di Alberto Gennari).

“Poiché tutte le balene fossili sono molto più piccole delle enormi balenottere attuali – spiega Alberto Collareta - fino ad oggi i modelli macroevolutivi hanno sostenuto che il gigantismo dei misticeti fosse un fenomeno molto recente, originatosi durante il periodo Quaternario, coincidente con gli ultimi due milioni e mezzo di anni. Questa idea ha trovato supporto in studi recenti che, attraverso modelli macroevolutivi, sostengono che l’estremo gigantismo dei misticeti sia un fenomeno limitato agli ultimi 2-3 milioni di anni. Un punto debole di queste ricerche consiste però nel fatto che i resti fossili di misticeti risalenti agli ultimi milioni di anni sono molto scarsi e pertanto l’ipotesi della recente accelerazione nell’aumento della taglia si basa prevalentemente sulle dimensioni gigantesche delle balene attuali”.

Evoluzione della taglia dei misticeti nel tempo geologico. In evidenza la balena di Matera e tre misticeti fossili del Perù utilizzati per ridefinire il trend evolutivo (grafico modificato da Graham J. Slater e colleghi; disegno di B. musculus di Carl Buell).

Lo studio della balena di Matera porta un contributo fondamentale per chiarire gli aspetti ancora oscuri di questi importanti processi evolutivi. Le analisi dei microfossili associati alla balena, condotte da Agata di Stefano e Caterina Morigi, hanno infatti fornito una datazione compresa tra 1,49 e 1,25 milioni di anni fa, all'interno di un intervallo temporale (il Pleistocene inferiore) relativamente vicino al presente, in cui il record fossile dei cetacei è quasi inesistente o quanto meno non accessibile poiché le rocce che ne potrebbero contenere i resti fossili si trovano in gran parte ancora nei fondali marini.

“Inserendo i dati ottenuti dallo studio preliminare della balena di Matera e di altri reperti recentemente rinvenuti in Perù nei modelli macroevolutivi più largamente accettati – afferma Felix Marx - si è scoperto che l’estremo gigantismo dei misticeti è un fenomeno più antico di quanto si pensasse e che l’aumento delle dimensioni è stato probabilmente più graduale di quanto prima teorizzato”.

“Considerato il profondo impatto che i misticeti hanno avuto sull’evoluzione degli ecosistemi marini a scala globale, nonché la loro fondamentale influenza nel foggiare la struttura ecologica degli oceani moderni – conclude Giovanni Bianucci - conoscere in dettaglio questi processi evolutivi è di fondamentale importanza per decifrare le dinamiche evolutive dell'ambiente marino e i delicati equilibri delle comunità biologiche dell'oceano globale e quindi anche per capire quali potrebbero essere gli effetti dovuti alla scomparsa di questi giganti del mare. Non dobbiamo, infatti, dimenticare che la balenottera azzurra, dopo essere riuscita a sopravvivere con successo per oltre un milione di anni, è stata portata sull’orlo dell’estinzione da soli cento anni di caccia spietata da parte dei balenieri e ancora non sappiamo come la sua definitiva scomparsa potrebbe cambiare il delicato equilibrio naturale di cui fa parte”.

 

Testo e immagini dell'Università di Pisa


Matera 2019

Matera 2019. Quello che c'è da sapere sugli eventi in città

La Basilicata è una regione incantevole, dove il tempo sembra talvolta essersi congelato, e con scenari davvero atipici rispetto alle omologate società globalizzate. Matera rappresenta un luogo dal fascino particolare e ineguagliabile. Celebre come la città dei Sassi, è tra i più antichi centri abitati tuttora popolati, nonché dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1993. Proprio per quest’anno la città è stata insignita del titolo di Capitale Europea della Cultura, e la sua vita sarà quindi ravvivata con molteplici eventi ad esso collegati: Windows Alchimia archetipica, Laboratorio di sartoria, Ars excavandi, Mater(i)a P(i)etra, Social Light – Laboratori di autocostruzione, L’Anima del Gotico Mediterraneo, I segni del legno, Padiglioni invisibili, Matera Alberga – Arte Accogliente concernente opere di Alfredo Pirri, Dario Carmentano, Filippo Riniolo e Giuseppe Stampone.

La Cattedrale di Matera. Foto credits by Luca Lancieri

“Windows Alchimia archetipica” è una mostra riflessiva su Matera che da terra simbolo del pane giunge ad archetipo della Terra, suo principale elemento alchemico richiamato anche dall’etimologia del nome. Inserita nel Progetto Festival Terra del Pane insieme ad altre undici finestre sul futuro dell’arte, coinvolge gli artisti Nicola Bevacqua, Maria Luigia Gioffrè e Tommaso Palaia. La collettiva curata da Simona Caramia sarà visibile gratuitamente presso la Fondazione Sassi da sabato 26 gennaio a mercoledì 20 febbraio (ore 10:00 – 13:00, 16:00 – 19:00).

“Laboratorio di sartoria” è un workshop finalizzato al compimento di un lavoro sartoriale di gruppo: studenti, sarte e migranti svolgono con il maestro Ibrahim Savane una trama di stoffe simbolo di un intreccio di storie. Inserito nel Passaporto per Matera 2019, prevede molteplici incontri saltuari alla Silent Academy dal primo febbraio all’otto marzo (ore 11:00 – 13:00, 15:00 – 17:00).

“Ars excavandi” è un evento di apertura che propone un percorso iniziatico in un ambiente ipogeo, mostrandone la correlazione con le città future o extraterrestri. Curato da Pietro Laureano presso il Museo Archeologico Nazionale, procede dal Paleolitico all’odierno esaminando le attività artistiche e di scavo che nel tempo hanno prodotto scenari, architetture e civiltà. È una rilettura dell’arte ipogea attraverso una visione contemporanea, alla scoperta dei misteri del mondo sotterraneo: da Matera agli ambienti rupestri più illustri, dal primo scavo effettuato al prototipo di bio-architettura futura, il passato si congiunge al presente mediante strumenti multimediali di realtà aumentata che attualizzano le civiltà arcaiche. Disponibile dal 20 gennaio al 31 luglio (9:00 – 20:00).

“Mater(i)a P(i)etra” si fonda sull’analogia tra le due città di Matera e Petra, ambedue sorte dalla roccia al di là delle evidenti differenze storico-culturali che le contraddistinguono. La località montana del Medio Oriente viene accostata al comune lucano dal fotografo e regista Carlos Solito, mediante trenta coppie di scatti. Immergendosi nei due centri plasmati dalla roccia, che un tempo accoglievano culture rupestri e forme industriose di canalizzazione sotterranea, se ne rievoca la comune arcaica beltà. È visitabile presso Palazzo Lanfranchi dal 20 gennaio al 17 marzo (ore 9:00 – 20:00; mercoledì 11:00 – 20:00).

Palazzo Lanfranchi, Piazzetta Pascoli. Foto credits by Luca Lancieri

“Social Light – Laboratori di autocostruzione” è un progetto che riflette sulla continuità luminosa mediante delle bag light, borse luminose che vengono lì costruite fornendo una reinterpretazione del concetto di buio e luce. Vi saranno singoli appuntamenti mensili i prossimi 23 febbraio, 23 marzo e 20 aprile (ore 17:00 – 18,30) alla Open Design School.

“L’Anima del Gotico Mediterraneo” si fonda su testimonianze fotografiche di Luis Agustìn, Aurelio Vallespin e Ricardo Santonja appartenenti al Dipartimento di Architettura dell’Università di Saragozza: l’obiettivo è promuovere lo scambio culturale e accademico tra le varie nazioni europee, individuandone i fattori architettonici comuni durante il Trecento e il Quattrocento. È un itinerario fotografico alla scoperta del gotico mediterraneo, che si svolgerà sino al 3 marzo 2019 (ore 9:00 – 20:00) nel Museo di Palazzo Lanfranchi.

“I segni del legno” indaga l’artigianato attraverso il legno ed il tufo, connettendo passato e presente con riproduzioni di segni naturali su tronchi d’albero o con sgabelli modernamente ripensati per una riattualizzazione di elementi tipici della tradizione storico-culturale. Prodotti ideati da Luca Colacicco che riaccendono la memoria storica di elementi che la modernità rischia di far cadere nell’oblio. È visitabile gratuitamente fino al 14 febbraio 2019 (ore 19:00 – 21:00) presso lo Studio Arti Visive.

“Padiglioni invisibili” prevede la rifunzionalizzazione di aree ipogee nei Rioni Sassi, consentendo così di recuperare elementi del territorio restituendoli al pubblico mediante eventi ed esposizioni. Visite guidate mostreranno un antico sistema di cisterne della fine del Cinquecento, seguite da una successione di talk che faranno comprendere quest’internità celata, mentre Yona Friedman utilizzerà la propria arte fondata sulle idee di località e sostenibilità per coinvolgere il pubblico nel luogo. L’evento avverrà a Palazzo Viceconte dal 30 marzo al 25 maggio 2019 (10:00 – 13:00, 16:00 – 19:00).

Matera e il torrente Gravina. Foto credits by Luca Lancieri

“Matera Alberga – Arte Accogliente” concerne un’installazione artistica ideata da Alfredo Pirri, riguardante l’accoglienza e la convivenza parimenti alle altre opere del progetto diffuse in vari alberghi della città. Opere d’arte contemporanea che congiungono culture rupestri ed attuali, come quella di Pirri nell’Hotel Corte San Pietro che adopera una cisterna relazionandola ad uno strumento di connessione tra interno ed esterno, con cui il pubblico può interagire. Altra installazione d’arte contemporanea è “Fonte del tempo” di Dario Carmentano, che riflette sulla presenza di cisterne nelle abitazioni dei Sassi pur in assenza di sorgenti in loco. Nella zona della Madonna dell’Idris, che accoglie l’opera nell’Hotel Le Dimore dell’Idris, l’idea della vasca-fonte comune propone una percezione temporale differente, innescando un’esperienza condivisa da cui esula il concetto di “fuori”. Un’ulteriore installazione è quella doppia di Filippo Riniolo presso la Locanda di San Martino Hotel e Thermae: quella esterna si fonda sulla connessione acustica alla discussa politica, mentre quella interna espone la teoria che vede Pitagora alla base dell’edificazione equilibrata delle case in tufo. Inoltre l’installazione “Double face” di Giuseppe Stampone esposta all’Hotel del Campo è la serigrafia di un disegno a penna su un lightbox che appare come un’insegna, collegamento tra memoria ed attualità: una comparazione tra i Sassi e il cemento, tra ambito privato e pubblico, attraverso una mappa spazio-temporale che trasforma la sequenzialità in un eterno presente. Le installazioni saranno accessibili gratuitamente sino al 31 dicembre 2022 (ore 11:00 – 21:00).

Originali gli eventi giornalieri sino ad oggi svolti, tra i quali menzioniamo: Capoluoghi d’Italia…dedicato a Matera, con proiezione in anteprima nazionale del programma tv su Matera realizzato da TV 2000, La Lucania e il “giallo”! basato sull’incontro con gli scrittori ed artisti Raffaele Marra, Luigi Pipitone, Pasquale Rimoli ed Antonio Orlando, Cena con delitto caratterizzato dalle ricette di Lolita Lobosco ed il Concerto Musicale Gospel dell’Isernia Gospel Choir.

Il programma è in continuo aggiornamento, per valorizzare questa incantevole città offrendo una considerevole offerta, multiforme e non priva di interesse per tutti coloro che vi accoreranno.

Matera 2019
Matera, panorama notturno. Foto credits by Luca Lancieri

Per maggiori informazioni, consultare il sito ufficiale di Matera 2019 (che si ringrazia) e Matera 2019 Events.


ICOM: avvio coordinamento interregionale Basilicata - Calabria

ICOM - International Council of Museums

Avvio coordinamento interregionale Basilicata - Calabria

Museo Nazionale di Arte Medioevale e Moderna della Basilicata

Matera - Palazzo Lanfranchi

Mercoledì 7 marzo 2018 – Ore 14.30

Mercoledì 7 marzo alle ore 14.30, a Matera, presso il Museo Nazionale di Arte Medioevale e Moderna della Basilicata, un interessante incontro sancirà l’avvio del Coordinamento interregionale Basilicata – Calabria nell’ambito dell’ICOM Italia - International Council of Museums.

Questo, di seguito indicato, il programma dei lavori:

  • ore 14.30 saluti istituzionali

Tiziana MAFFEI – Presidente ICOM Italia

Marta RAGOZZINO – Direttrice Polo Museale della Basilicata

Angela ACORDON – Direttrice Polo Museale della Calabria

  • ore 15.00: obiettivi strategici, attività in corso e prospettive future

Valeria ARRABITO – Segreteria Nazionale ICOM Italia

Luigi ZOTTA – Socio promotore Coordinamento Interregionale Basilicata - Calabria

  • ore 16.00: assemblea costitutiva del Coordinamento ICOM Basilicata - Calabria, ratifica coordinatore e elezione consiglieri

  • ore 16.30: chiusura dei lavori

L’iniziativa ha la finalità di promuovere e potenziare la presenza di ICOM Italia su un piano territoriale più ampio.

Il Polo Museale della Calabria sarà rappresentato dal suo direttore, Angela Acordon.

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Forma Urbis di Aprile 2016: "Religiosità e ritualità nella Basilicata antica"

In edicola il mensile "Forma Urbis" di Aprile 2016 dal titolo "Religiosità e ritualità nella Basilicata antica"

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Pubblicato il numero 4 di Forma Urbis – mensile archeologico, dal titolo "Religiosità e ritualità nella Basilicata antica", in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia della Basilicata.
Il fascicolo è attualmente in edicola e vi rimarrà fino alla metà di maggio

Documentazione: Copertina, editoriale e sommario
Come da MiBACT, Redattore Renzo De Simone


Aumento di visitatori nei Musei Statali della Basilicata

Incremento di visitatori nei Musei Statali della Basilicata. Exploit di presenze a Palazzo Lanfranchi “officina di cultura”.

Matera, Palazzo Lanfranchi, Collezione d'Errico.
Matera, Palazzo Lanfranchi, Collezione d'Errico.

Il 2015 è stato un “anno d'oro” per i musei italiani. Lo ha ribadito il Ministro per i beni e le attività culturali e del turismo Dario Franceschini in occasione del tradizionale incontro con gli esperti del settore.

In questo panorama si è distinto anche il Polo Museale Regionale della Basilicata che ha registrato un aumento esponenziale di visitatori e di incassi, collocandosi al secondo posto nella graduatoria nazionale, dopo il Piemonte, per aumento in percentuale del numero di presenze nei musei.

Tra i musei del Polo la differenza l'ha fatta Palazzo Lanfranchi che con i suoi 39.208 visitatori (+ 23.15%) risulta il museo più visitato con un trend di crescita continuo e significativo: 21.674 visitatori nel 2013; 31.839 presenze nel 2014 (grazie alla grande mostra Pasolini a Matera. 50 anni dopo il Vangelo secondo Matteo che da sola, da luglio 2014 ad aprile 2015, ha fatto 35.209 presenze).

Viene confermata la strategia culturale del museo casa comune della cultura aperta ed inclusiva, uno dei motori del processo Matera – Basilicata 2019 e punto di riferimento per la vita culturale di Matera e del territorio.

Ricordiamo sinteticamente le tappe fondamentali del percorso compiuto dal Polo Museale e in particolare dal Museo di Palazzo Lanfranchi nell'anno appena concluso:

in occasione della scomparsa del grande regista cinematografico Francesco Rosi - fortemente legato a Matera e alla Basilicata dove ha girato tre film (C'era una volta, 1967; Cristo si è fermato a Eboli, 1979; Tre fratelli, 1981) - è stata organizzata la rassegna Il cinema della verità, con la proiezione di 5 film e il documentario di Roberto Andò sulla vita del regista.

Per il finissage della mostra Pasolini a Matera. 50 anni dopo il Vangelo secondo Matteo, sono stati proiettati i film che compongono la “trilogia della vita del regista, poeta, cineasta e intellettuale friulano: Decameron, I racconti di Canterbury, Il fiore delle mille e una notte.

Ad aprile è stato inaugurato il nuovo allestimento della Collezione d'Errico, a cui ha fatto seguito la mostra Dal Paesaggio ideale al pittoresco. Trentadue dipinti della collezione di Camillo d'Errico, tenutasi a Palazzo San Gervasio nella storica dimora del fondatore, consolidando in questo modo un rapporto di proficua collaborazione istituzionale del Polo Museale con il Comune di Palazzo San Gervasio e l'Ente Morale Camillo d'Errico.

È stata rinnovata la collaborazione con il Festival della Città delle 100 Scale, presente a Lanfranchi con una performance di danza internazionale che ha visto la partecipazione di Lali Ayguadé e Nicolas Ricchini in Incognito, su coreografia Lali Ayguadé; Physical Momentum Project Scenic con Hector Plaza e Francisco Lopez Juan in Postskriptum, su coreografia di Francisco Cordova Azuela; Ayala Frenkel e Gil Kerer in Beetwen Us, coreografia Gil Kerer.

Salandra (Mt), Organo della Chiesa di Sant'Antonio (copertina CD).
Salandra (Mt), Organo della Chiesa di Sant'Antonio (copertina CD).

Nel campo della musica si è dato vita a un progetto di rilevanza internazionale che ha posto al centro la valorizzazione dell'organo rinascimentale della Chiesa di Sant'Antonio di Salandra (un raro esemplare che conserva l'originaria strumentazione meccanica), dove il M° Francesco Cera ha eseguito le musiche del compositore lucano Giovanni Maria Trabaci [Irsina 1575 ca. – Napoli 1647].

Nel mese di settembre al Museo Nazionale Archeologico della Siritide a Policoro, in collaborazione con l'Associazione Culturale i Colori dell'Anima è stata allestita la mostra Carlo Levi tra memoria e presente 1935 – 2015, in occasione delle celebrazioni per il 40° anniversario della scomparsa dell'Autore del Cristo si è fermato a Eboli.

Mostra Mariano Silletti.
Mostra Mariano Silletti.

Grande attenzione è stata riservata alla fotografia con l'organizzazione di ben tre importanti mostre: Ludovicu di Mariano Silletti, un lavoro che che ha ottenuto il riconoscimento della Commissione del WRAWorld Report Award che all'unanimità ha attribuito il premio all'autore delle fotografie per «la qualità del racconto che è riuscito a unire il mondo reale della cronaca ad un mondo lontano, fatto di terra, persone e luoghi nascosti».

A distanza di pochi giorni ha fatto seguito la mostra I Sassi di Matera. Viaggio in Lucania di Carlo Levi di Mario Carbone, fotografo e documentarista - particolarmente interessato all’indagine sociale - che realizzò nel 1960 un’ampia campagna fotografica in Basilicata, accompagnando Carlo Levi nel viaggio preparatorio per il grande telero Lucania 1961 (per il centenario dell’Unità d’Italia), esposto nella Sala Levi di Palazzo Lanfranchi.

L'ultimo appuntamento è stato con un autore materano, architetto e fotografo di professione: Nico Colucci che con la mostra Paesaggi probabili (ancora aperta) ha compiuto un’operazione di decostruttivismo fotografico.

A settembre i Musei Archeologici di Venosa, Potenza e Metaponto hanno ospitato la rassegna: Remix the Cinema - Il Vangelo secondo Pasolini tra memoria e futuro che aveva esordito a Palazzo Lanfranchi. Una produzione commissionata dal Polo Museale a Action30 e finanziata dal Mibact nell'ambito del progetto Expo e territori tesa a valorizzare il patrimonio culturale nazionale iscritto nella lista UNESCO.

Mostra Elisabetta Benassi.
Mostra Elisabetta Benassi.

Un ulteriore momento d'incontro con l'arte contemporanea è stata l'esposizione (ancora in corso) nella Chiesa del Carmine della mostra di Elisabetta BenassiIn gran multitudine a cura di Bonito Oliva che ha chiamato a raccolta oltre quaranta artisti internazionali per un grande progetto espositivo, L’Albero della cuccagna. Nutrimenti dell’arte, dislocato su tutto il territorio nazionale. La mostra, voluta dal Polo Museale della Basilicata, si svolge con il patrocinio di EXPO 2015 e la collaborazione del MiBACT e del Programma sperimentale per la cultura Sensi Contemporanei dell’Agenzia per la Coesione Territoriale.

In dicembre c'è stata anche l'esposizione del Presepe preghiera di Raffaele Pentasuglia, allestito in una delle sale d'Arte Sacra di Palazzo Lanfranchi.

L'anno si è chiuso con la mostra Intorno ai viaggi in Lucania di Ernesto de Martino realizzata in occasione del 50° anniversario della morte del grande etnologo e antropologo napoletano, a cura di Marta Ragozzino. La mostra (anche questa ancora in corso) apre con 40 fotografie di Arturo Zavattini scattate a Tricarico nel giugno 1952, durante il primo viaggio di Ernesto de Martino in Lucania. E' possibile vedere brani da documenti video come Lamento funebre di Michele Gandin (che accompagnò de Martino in un successivo viaggio), la Passione del grano di Lino dal Fra', Nascita e morte nel meridione di Luigi Di Gianni insieme a scene tratte dal film Il Demonio di Brunello Rondi e stralci di contributi video e importanti interviste di Rocco Brancati. Sulla parete principale di una grande scatola visivo-sonora, al centro della mostra, i visitatori possono assistere alla proiezione di Magia lucana, documentario diretto da Luigi di Gianni con la consulenza scientifica di Ernesto de Martino; sulle pareti laterali scorrono immagini dal forte potere evocativo tratte da diversi documentari di Di Gianni realizzati in Basilicata e da altre fonti visive. All’interno della scatola è possibile ascoltare il radio-documentario di Ernesto de Martino trasmesso nel 1954 dal canale nazionale di Radio 3 RAI. Il montaggio delle immagini è stato curato da Luca Acito/StudioAntani.

«Come ha ricordato il Ministro Franceschini, nel 2015 i risultati del Polo museale della Basilicata sono stati ottimi - ha dichiarato il Direttore del Polo Marta Ragozzino - ma noi non ci accontentiamo, dobbiamo fare ancora meglio. In questi mesi abbiamo completato la consegna delle strutture museali che compongono il Polo museale lucano senza smettere di portare avanti una programmazione culturale innovativa ed inclusiva, capace di coinvolgere la comunità locale ma anche di stimolare ed incuriosire i visitatori, che sempre più numerosi raggiungono la nostra città e la nostra regione anche grazie al forte richiamo di Matera-Basilicata 2019 e che vogliamo considerare dei cittadini temporanei, in linea con il metodo definito dal Dossier di candidatura. Dobbiamo essere consapevoli, conclude Ragozzino, della grande responsabilità che abbiamo e procedere con entusiasmo lavorando ancora meglio e soprattutto tutti insieme».

 
Come da MiBACT, Redattore Michele Pio Roberto Saponaro


Nasce il Cammino dell'Appia Antica

NASCE IL CAMMINO DELL'APPIA ANTICA
Franceschini: "E' un grande Progetto Nazionale"

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"Il Cammino dell'Appia e' un grande progetto nazionale su cui stiamo lavorando. Ho gia' sentito i presidenti delle quattro regioni attraversate dall'Appia. Il 14 ottobre ci incontreremo sulla base della norma contenuta nell'Art bonus che ci consente di dare un'unita' di gestione ai progetti che attraversano piu' regioni. Diventera' un grande progetto nazionale e, se riusciremo, porteremo su questo anche risorse dell'Unione europea". Cosi' il ministro dei Beni e delle Attivita' culturali e del Turismo, Dario Franceschini, intervenuto oggi alla presentazione del Cammino dell'Appia Regina viarum che prevede la valorizzazione e la messa a sistema del percorso lungo l'antico tracciato romano, da Roma a Brindisi.

Premiate le opere migliori dell'Estemporanea di Pittura "L'Arte vien mangiando"

Premiate le opere migliori dell'Estemporanea di Pittura "L'Arte vien mangiando"

Proclamati il 19 settembre scorso, i vincitori dell’ estemporanea di pittura “L’Arte vien mangiando” dedicata ai temi dell’EXPO Milano, nell’ambito delle “Giornate Europee del Patrimonio”
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Lo scorso 19 settembre nella Biblioteca Nazionale di Potenza si è svolta la premiazione dell’Estemporanea di Pittura “L’Arte vien mangiando”, promossa nell’ambito delle “Giornate Europee del Patrimonio” dalla stessa Biblioteca in collaborazione con lo Studio d’Arte “Il Santo Graal”, il “Liceo Artistico e Musicale” di Potenza  e la Banca Monte Pruno.
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Ferragosto nei Musei Lucani del MiBACT

14 Agosto 2015

FERRAGOSTO NEI MUSEI LUCANI DEL MiBACT

Nell'ambito del nuovo assetto organizzativo del MIBACT, che rafforza le politiche di valorizzazione del patrimonio culturale italiano, tutti i musei del Polo museale regionale della Basilicata resteranno aperti la giornata di Ferragosto.
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