Da Matera a Pompei un viaggio alla scoperta della bellezza nel mondo antico

La bellezza delle donne antiche si svela attraverso reperti, ori, gioielli nella nuova mostraDa Matera a Pompei. Viaggio nella bellezza” inaugurata presso il Museo Nazionale di Matera Domenico Ridola e in programma fino al 30 giugno 2022. Obiettivo della mostra esaltare i numerosi reperti provenienti da tempi e contesti lontani nello spazio e nella cronologia ma uniti nell’espressione universale del gusto estetico. Da una lato la Basilicata, dall’altro Pompei e l’area vesuviana in un confronto dialogico tra il mondo greco coloniale e lo stile e il gusto romano di I secolo d.C.

Mostra Matera Pompei
Mostra “Da Matera a Pompei. Viaggio nella bellezza”. Foto: Museo Nazionale Matera

A guidare i visitatori nel percorso, un vaso a figure rosse della collezione Rizzon del Museo di Matera che nell’iconografia riproduce monili e ornamenti e due straordinari reperti in prestito da Pompei: un affresco con Vittoria alata riccamente ornata e una statua di Venere da Oplontis.

Mostra Matera Pompei
Mostra “Da Matera a Pompei. Viaggio nella bellezza”. Foto: Museo Nazionale Matera

La mostra prosegue poi con un dialogo più serrato fra i numerosi reperti; per il contesto materano a parlare sono i ricchi corredi funerari femminili provenienti dai siti di Timmari, Montescaglioso, Matera e Tricarico dove i preziosi mostrano la particolare cura al dettaglio e alla ricercatezza che i locali avevano per l’estetica sin dai tempi più antichi.

A costituire dei veri e propri status symbol per le donne più raffinate delle elite locali sono i preziosi ornamenti in pasta vitrea, argento, oro prodotti sia in ambito magno-greco sia nel Mediterraneo orientale. Ma ancora più ricercati per la lontana provenienza i gioielli in ambra che era estratta nell’area del Mar Baltico e lavorata da artigiani etrusco-campani a indicare un florido commercio e una richiesta e ricerca di materiali sempre più esclusivi.

Mostra Matera Pompei
Mostra “Da Matera a Pompei. Viaggio nella bellezza”. Foto: Museo Nazionale Matera

Seguono reperti per la cosmesi e la cura, rinvenuti nelle tombe femminili della necropoli di Striano (VIII-VII a.C.) e ornamenti di età arcaica e classica provenienti dalle necropoli di S. Maria delle Grazie a Stabia che accompagnavano il viaggio delle defunte nell’aldilà.

Nelle vetrine successive la bellezza si lega al sacro con gioielli e profumi dedicati agli dei come ex voto per chiedere particolari favori o grazie, oggetti per l’igiene personale e set da bagno, toelette femminili, pissidi e spatolette per amalgamare trucchi e cosmetici. Tante anche le boccettine in vetro che contenevano unguenti pregiati e profumi orientali, il cui uso era legato all’Egitto faraonico e la cui moda si era diffusa in tutto il Mediterraneo.

Mostra Matera Pompei
Mostra “Da Matera a Pompei. Viaggio nella bellezza”. Foto: Museo Nazionale Matera

Ricchi e pregevoli anche gli ori da Pompei che ornavano i corpi delle matrone della città: armille, orecchini, collane e anelli sono proprio quelli che voluttuosi si vedono nelle numerose raffigurazioni femminili negli affreschi pompeiani. Inoltre vengono presentati alcuni esempi di collane, da quella preziosa in oro massiccio da cui pende una statuetta di Iside-Fortuna e che è chiusa da un gancio a forma di serpente portafortuna, a quella in oro e smeraldi, piccola ma elegante, a quella più diffusa, costituita da semplici vaghi costolati celesti in pasta vitrea, che ogni pompeiana, anche la più povera, poteva permettersi.

Mostra Matera Pompei
Mostra “Da Matera a Pompei. Viaggio nella bellezza”. Foto: Museo Nazionale Matera

Molto interessante anche il corredo di Pithia Rufilla, la cui tomba era ubicata al centro del recinto familiare dei Barbidii nella necropoli di Porta Nocera a Pompei. La donna era probabilmente la moglie del capofamiglia Lucius Barbidius che costruì il monumento funebre per sé, per sua moglie e per i due figli, come indica la lapide all’ingresso del recinto. Si tratta di un corredo di I sec. d.C. che offre uno spaccato interessante degli oggetti cari all’anziana defunta e che l’accompagnarono nell’aldilà: una bottiglietta di vetro al cui interno era una spatolina d’argento, conchiglie come amuleti contro la sterilità; alcuni piccoli monili; una serie di oggetti miniaturistici in osso, ambra e ceramica, giocattoli della sua infanzia e porta-fortuna.

Mostra Matera Pompei
Mostra “Da Matera a Pompei. Viaggio nella bellezza”. Foto: Museo Nazionale Matera

Oggetti simbolo di una bellezza effimera ma importanti testimoni di rotte e viaggi spesso non canonici. E in più storie ancora più tragiche che vengono raccontate attraverso i monili portati ancora indosso dalle vittime dell’eruzione, incredibili tesori di inestimabile valore e ultimi testimoni di vanità.

Ma i contesti della mostra si dilatano nel tempo e nello spazio e allora si racconta l’appassionata attività di ricerca condotta da Ridola nel Materano che si deve la scoperta di numerose tombe a tumulo a sud-ovest di Matera, in particolar modo in contrada Santa Lucia al Bradano, presso Masseria Zagarella, in località Due Gravine. Nella fase iniziale dell’Età del Ferro e fino all’VIII secolo a.C. i corredi femminili sono composti pressoché esclusivamente da spille (fibule), bracciali (armille), collane e pendenti in bronzo e ferro di produzione locale, in rari casi da monili in ambra come la collana qui esposta, chiaro segno di precoci contatti con il mondo egeo e del conseguente impiego di risorse non locali.

Mostra Matera Pompei
Mostra “Da Matera a Pompei - Viaggio nella bellezza”. Foto: Museo Nazionale Matera

Con la nascita di una forte articolazione sociale, a partire dallo scorcio dell’VIII secolo a.C., la posizione della donna che appartiene ai ceti emergenti è connotata dalla ricchezza dei complessi funerari, nell’ambito dei quali gli ornamenti personali assumono una rilevanza sempre maggiore. A partire dagli inizi del VII e per tutto il VI secolo a.C. le ricche indigene comprendono oggetti preziosi sia per la fattura che per i materiali impiegati, come l’ambra e la pasta vitrea qui presentate, che denunziano non solo manifattura magno-greca, ma anche importazioni da ambiti culturali orientali ed etruschi.

Mostra “Da Matera a Pompei - Viaggio nella bellezza”. Fibule ad occhiali in bronzo da Santa Lucia al Bradano, tomba 2. Foto: Museo Nazionale Matera

Passano i secoli e le elite di aristocratici ricercano reperti ancora più particolari come a Melfi nella necropoli di loc. Pisciolo, tomba 43 (seconda metà V sec. a.C.). In questa necropoli si distinguono due sepolture monumentali in cui fu deposta una coppia di rango principesco. Accanto alle ceramiche di importazione, in entrambi i corredi sono presenti lo strumentario metallico destinato al banchetto funerario e il carro da parata, ma anche eccezionali ambre figurate e gioielli in oro e argento. La presenza del carro anche in tombe femminili, così come di monili in tombe maschili quali quelli qui presentati, testimonia un mutamento di costumi dovuto in particolar modo ai contatti con il mondo etrusco-campano famoso per la sua raffinatezza.

Non solo gioielli… Oltre a contenitori di belletti e profumi (gli alabastra), è frequente l’uso dello specchio in bronzo che sulle raffigurazioni vascolari è sempre prerogativa femminile. Di particolare rilievo quello proveniente dalla tomba 58 della necropoli meridionale  di Herakleia, con manico raffigurante una donna seduta tra due amorini e con un vaso per trasportare acqua (hydria) ai piedi. A completare il corredo i preziosi gioielli indossati dalla defunta: una piccola collana in oro e argento e una coppia di orecchini in oro a protome leonina.

Mostra “Da Matera a Pompei - Viaggio nella bellezza”. anello sigillo in oro da Herakleia, Via Agrigento, tomba 22 . Foto: Museo Nazionale Matera

Bellezza, eleganza, fascino, denominatori comuni che hanno sempre caratterizzato le donne di tutte le epoche e i numerosi reperti, unici testimoni che ci vogliono raccontare una, cento, mille storie di donne, bambine, anziane che anche nel loro ultimo istante di vita ci hanno permesso di guardare ogni aspetto della loro vita quotidiana.


"Divinità dell'Antico Egitto": un'introduzione al pantheon egizio

"Divinità dell'Antico Egitto", manuale a cura di Paolo Marini e Martina Terzoli

"Divinità dell'Antico Egitto" è il terzo volume pubblicato dal Museo Egizio di Torino, preceduto da "Amuleti dell'Antico Egitto" e "Bellezza nell'Antico Egitto", con i quali i lettori vengono condotti alla scoperta dell'affascinante mondo egizio.

divinità antico Egitto manuale
"Divinità dell'Antico Egitto" e "Amuleti dell'Antico Egitto", pubblicati da Franco Cosimo Panini Editore nella collana Museo Egizio. Foto di Gaia Anna Longobardi

Il libro non si propone come un testo di studio specialistico, ma come un utile manuale introduttivo al grande pantheon egizio. Difatti, ciò è dimostrato dalle sue dimensioni ridotte e compatte (13,5 x 17 cm, 192 pagine), per fungere da lettura interessante e di svago per tutti, ma anche come testo da consultare durante una visita al Museo, per poter vivere al meglio l'esperienza della conoscenza.

Gli autori Paolo Marini e Martina Terzoli, curatori presso lo stesso Museo Egizio di Torino, hanno definito la pubblicazione come l'"Atlante delle Divinità Egizie". Infatti, l'organizzazione interna del testo con le divinità disposte in ordine alfabetico, sembra dar vita ad un vero e proprio atlante.

antico Egitto
"Divinità dell'Antico Egitto", a cura di Paolo Marini e Martina Terzoli, pubblicato da Franco Cosimo Panini Editore nella collana Museo Egizio, sullo sfondo riproduzione moderna su papiro di Iside e Osiride. Foto di Gaia Anna Longobardi

Nonostante il titolo anticipi il contenuto, al suo interno è possibile trovare non solo i dettagli riguardanti  le divinità egizie, ma anche notizie riguardanti la cultura egizia e in particolar modo la religione. Una religione che da secoli affascina coloro che con essa vengono a contatto, a partire dallo storico Erodoto di Alicarnasso nel V secolo a.C., che nelle sue Storie, dedica interamente il secondo libro dell'opera all'Egitto, concentrandosi soprattutto sulla religione e definendo gli antichi egizi il popolo più devoto agli dèi, "assai più di tutti gli altri uomini" (Storie II, 37).

La religione e la mitologia egizia continuano tutt'oggi a suscitare notevolissimo interesse in studiosi e non, e proprio a tal motivo giunge questo testo, che ha inizio con una valida introduzione all'essere religiosi nel mondo egizio. Infatti, nulla viene lasciato al caso, e i dettagli di culti, miti e magie vengono precedentemente introdotti in questa prima sezione, anticipata da una schematica cronologia storica. Si troverà la spiegazione ai molti culti animali, per comprendere poi al meglio le caratteristiche zoomorfe delle oltre sessanta divinità presenti nella seconda sezione, ma anche le caratteristiche del periodo amarniano, della rivoluzione monoteista nella religione egizia.

Da apprezzare, in particolar modo, la volontà degli autori di descrivere l'ambiente ove si svolgevano riti e feste che seguivano l'accesso alle diverse e numerose sale del tempio, ognuna di esse dedicata ad un'azione rituale specifica.

L'ampia introduzione vuole far sì che il tema possa essere apprezzato anche da coloro che per la prima volta entrano in contatto con un pantheon decisamente complesso, numero o mutevole nel corso di tutta la storia dell'Antico Egitto.

A partire dalla pagina 56 ha inizio la vera e propria sezione dedicata alle divinità, ognuna descritta in maniera sintetica ma precisa, riportandone sia le caratteristiche celesti, che quelle cultuali, storiche, delle rappresentazioni antropomorfe o zoomorfe, corredandole da un'immagine esplicativa in alta risoluzione. Inoltre, una caratteristica che colpisce il lettore è la presenza del nome della divinità indicata con il proprio geroglifico,  così da poter calarsi fino in fondo nel mondo dell'antico Egitto.

antico Egitto
Il nome della Dea Iside, in caratteri latini e in geroglifico, dal testo "Divinità dell'antico Egitto". Foto di Gaia Anna Longobardi

In conclusione, questo breve manuale - così come i precedenti - può essere, come detto, utile ed apprezzato da qualsivoglia lettore che, affascinato dalla visita al Museo o interessato all'argomento, desideri leggerne senza inciampare in testi troppo impegnativi e complessi.

divinità antico Egitto manuale
La copertina del manuale "Divinità dell'Antico Egitto", a cura di Paolo Marini e Martina Terzoli, pubblicato da Franco Cosimo Panini Editore nella collana Museo Egizio.

bellezza ornamenti Seicento

Firenze: mostra "Bellezza e nobili ornamenti nella moda e nell'arredo del Seicento"

Aprirà al pubblico da domenica 8 dicembre e rimarrà aperta fino al 13 aprile 2020, la mostra Bellezza e nobili ornamenti nella moda e nell'arredo del Seicento che si terrà al Museo di Palazzo Davanzati di Firenze.

bellezza ornamenti Seicento
MANIFATTURA ITALIANA DELLA SECONDA METÀ DEL XVII SECOLO, Scarpa femminile, Firenze, Museo Stibbert

L’idea dell’esposizione è nata dall’acquisizione, promossa dai Musei del Bargello per Palazzo Davanzati, di un rarissimo e inedito corpus di disegni per ricami e merletti databili alla prima metà del XVII secolo e apparsi sul mercato antiquario nel 2018. Si tratta di una delle più estese raccolte esistenti di disegni di merletti e ricami costituita da 105 fogli, centodue carte ad inchiostro e tre a grafite e sanguigna, giunte fino a noi in ottimo stato conservativo e attribuibili per la gran parte alla firma dello stesso autore, Giovanni Alfonso Samarco da Bari, un disegnatore di ambito meridionale dall’indubbio talento grafico la cui identità rimane ancora oggi ignota.

OREFICERIA AUSTRIACA DELL’INIZIO DEL XVII SECOLO, Ornamento per abito, Firenze, Museo Nazionale del Bargello

Attorno a questi disegni per grandi colletti, bordure e fregi ricamati, si sviluppa un affascinante percorso della mostra che, allestita tra il piano di ingresso e il primo piano di Palazzo Davanzati, intende documentare lo stile prezioso ed elegante della moda e dell’arredo del Seicento, attraverso un suggestivo confronto tra la grafica e un’accurata selezione di abiti, accessori, dipinti, sculture, medaglie, libri, tessuti, merletti e ricami.

All’interno di alcune “stanze delle meraviglie”, progettate in occasione della mostra, sono infatti esposti, in costante dialogo con la grafica, alcuni preziosi accessori: la borsa a ricamo applicato di probabile manifattura inglese; la scarpetta femminile, databile all’ultimo quarto del XVII secolo, in raso di seta rossa rivestito di merlettola spilla d’oro, di oreficeria nordica, con perle e diamante utilizzata al tempo come guarnizione d’abito.

bellezza ornamenti Seicento
OREFICERIA AUSTRIACA DELL’INIZIO DEL XVII SECOLO, Ornamento per abito, Firenze, Museo Nazionale del Bargello

A documentare il gusto per la moda in auge al tempo, troviamo poi un raro giubbone maschile, databile tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, con inserti di merletto a fuselli, e alcuni dipinti che ritraggono gli sfarzosi colletti in pizzo indossati da Valdemaro di Danimarca, opera di Justus Suttermans e da Vittoria Bulgarini ritratta da Nicolas Régnier.

JUSTUS SUTTERMANS, Ritratto di Valdemaro Cristiano di Danimarca, 1638-1639, Firenze,
Gallerie degli Uffizi, Galleria Palatina

La perizia raggiunta nella tecnica del ricamo toscano è testimoniata dallo splendido paliotto d’altare della Madonna del Letto, già nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie di Pistoia, che rivela motivi decorativi improntati ad un’attenta indagine naturalistica.

La mostra rappresenta inoltre occasione per ammirare, nei rinnovati ambienti espositivi di Palazzo Davanzati, un’attenta selezione di merletti dalla ricca e pregevole collezione del Museo, messa a confronto con i disegni acquisiti così da dar vita a un dialogo tra il prodotto finito e il processo creativo legato a quest’arte.

MANIFATTURA INGLESE DELLA PRIMA METÀ DEL XVII SECOLO, Borsa, Firenze, Museo Nazionale del
Bargello

 Bellezza e Ornamenti nella moda e negli arredi del Seicento è una mostra unica per presentare al pubblico un raro gruppo di centocinque disegni di merletti e ricami acquistati dai Musei del Bargello con i fondi derivanti dall’autonomia dei musei, a seguito della Riforma del 2014. Il corposo nucleo grafico è stato destinato a Palazzo Davanzati che, già dagli anni ottanta del Novecento, ospita una pregevole collezione di merletti e ricami, dal XV al XX secolo.

Per la durata della mostra, il Davanzati, noto ai più come antica dimora fiorentina, si vestirà di raffinate forme barocche, con “stanze delle meraviglie” che sveleranno, attraverso un affascinante percorso espositivo, il singolare ruolo che i merletti ebbero nella storia sociale ed economica in Europa, oltreché nella storia dell’arte, del design e della moda” (Paola D'Agostino, Direttore dei Musei del Bargello).

 Tra gli enti prestatori figurano le Gallerie degli Uffizi, il Museo Stibbert, il Museo Civico d’Arte di Modena, l’Università di Firenze, l’Archivio di Stato di Firenze, L’USL Toscana Centro, il Museo del ricamo di Pistoia, oltre a generosi prestiti da parte di collezionisti privati.

La mostra e il catalogo, ricco di contributi di esperti del settore ed edito da Edifir, sono a cura di Benedetta Matucci e di Daniele Rapino.

Daniele Rapino, Paola D'Agostino, Benedetta Matucci

Il biglietto di accesso alla mostra ha il costo di € 6,00 per l'intero, e € 2,00 il ridotto (per i giovani della U.E fra i 18 e 25 anni).

 

Testi e foto per la mostra Bellezza e nobili ornamenti nella moda e nell'arredo del Seicento gentilmente forniti dall'Ufficio Stampa Firenze Musei - Civita Opera Laboratori Fiorentini


Make-up e segreti di bellezza nell'antica Roma

Prendersi cura dell’aspetto estetico oggi come nel mondo antico, è sempre stata una prerogativa del mondo femminile. Spesso la storia ci ha permesso di ricordare donne bellissime e seducenti che grazie alle loro cure per il corpo e ai loro segreti di bellezza attiravano uomini di potere; Cleopatra, Messalina, Poppea sono solo alcune di queste donne famose. Scopriamo allora anche noi qualche segreto di bellezza che le fonti ci hanno tramandato!

Quali erano i segreti per un aspetto sempre fresco sin dalle prime ore del mattino? Nell’antica Roma le donne raffinate e aristocratiche avevano un vero e proprio team di truccatrici e parrucchiere che  preparavano la domina ad affrontare la giornata. Le schiave si occupavano di tutto. Dall’abbigliamento, alla pulizia del viso, al trucco e fino all’acconciatura che veniva preparata seguendo la moda del momento. Questo viaggio nel mondo più segreto di una donna, quello della preparazione mattutina, non è dissimile dalla nostra beauty routine. Le donne romane usavano creme, maschere di bellezza, si depilavano e amavano prendersi cura del proprio corpo usando espedienti che non sempre il mondo maschile apprezzava.

bellezza make-up
Venere in conchiglia. Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

Pelle secca? Come rimediare se non con un bagno al latte di asina che ammorbidisce e leviga la pelle. Secondo quanto ci racconta Plinio il Vecchio, Poppea, moglie di Nerone, si concedeva un particolare e dispendioso bagno quotidiano immersa nel latte di cinquecento asine che faceva portare ovunque lei andasse. Dopo il bagno, generalmente, per rendere ancora più elastica la pelle, le donne usavano farsi spalmare pregiati unguenti orientali che rendevano il corpo luminoso e profumato.“Che d’olezzo acre di capro non putisca mai la vostra ascella” ammonisce Ovidio nella sua Ars Amatoria. La regola era lavarsi ogni giorno, certo, non tutte potevano permettersi il bagno privato in casa, ma esistevano i bagni pubblici e a partire dall’età repubblicana le terme erano dotate di ogni comfort.“Che d’ispidi peli pungenti non sia mai la vostra gamba”! Ebbene si, parliamo di ceretta e i gusti dei Romani sembrano sorprendentemente moderni! Ascelle e gambe dovevano essere depilate o con della cera d’api riscaldata oppure con una crema depilatoria a base di pece greca disciolta in olio con resine e sostanze caustiche; per le più coraggiose c’erano le pinzette, ma il lavoro era sicuramente più lungo e doloroso.

La seduzione passava anche per l’intimo! Le donne romane indossavano degli slip morbidissimi in pelle, a vita bassa e ricamati. Si portavano stringendo dei lacci lateralmente in quanto non esistevano ancora gli elastici. L’antenato del reggiseno era una fascia morbida di pelle o tessuto che schiacciava e tirava su il seno.

bellezza make-up
Villa dei Misteri, dettaglio. Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

Anche il make-up era fondamentale, sempre Ovidio raccomanda di preparare la pelle con delle maschere di bellezza: esistevano ricette con intrugli che schiarivano la pelle, la liberavano dalle efelidi e dalle imperfezioni e distendevano le rughe per “rendere la pelle più liscia di uno specchio”. Il viso doveva essere ben pulito, dopo veniva applicato un “fondotinta” chiaro a base di miele e biacca, una polvere che si forma sulle superfici di piombo e che è assolutamente nociva ma all’epoca questo non si sapeva. Il viso doveva essere candido perchè l’abbronzatura per le donne nobili non si addiceva al loro status sociale elevato. L’abbronzatura in quest’epoca non è segno  di bellezza ma appartiene ai contadini  e a coloro che per sopravvivere devono lavorare all’aria aperta, sotto i raggi del sole. Il candore, invece, è indice di agiatezza che le più abbienti non mancano di sfoggiare. L’operazione viso non finiva qui, andava messo il blush (il fard) sugli zigomi con un tocco di ematite per far risultare il viso più vivo poiché il troppo pallore era antiestetico.

Trucco occhi: l’ombretto dell’epoca era cenere mista a pigmenti; gli occhi andavano esaltati con un antenato dell’eyeliner di colore nero che poteva essere fatto con nero di seppia, manganese, noccioli di datteri bruciati e formiche bruciacchiate. Le ciglia si incurvavano con degli appositi strumenti, i nostri piega ciglia e per sottolineare le sopracciglia folte si passava un bastoncino di carbone.

bellezza make-up
Juan Jiménez Martín - [2], Tocador de una dama romana, olio su tela. Pubblico dominio
Capelli: i capelli erano sempre lunghi, venivano pettinati con pettini preziosi di osso o avorio e venivano acconciati con delle trecce attorcigliate dietro la testa. L’acconciatura doveva essere voluminosa, a seconda della moda del tempo, e per questo si faceva largo uso di extension che venivano man mano applicate a seconda del risultato da ottenere. Rinomato era l’effetto “boccolo” da dare alle ciocche, e con ferri riscaldati si creavano questi effetti ai lati delle tempie e se si voleva esagerare venivano inserite anche delle intelaiature con altri boccoli per creare un volume massimo e un effetto scenico assolutamente impressionante. Anche all’epoca la caduta dei capelli era un vero e proprio cruccio. Non era solo un problema maschile la canizie, ma anche femminile e veniva “sconfitta” con le erbe di Germania così che “la chioma tinta risultasse più bella che se fosse vera” oppure con l’uso di parrucche. La tintura era assai diffusa, non solo per coprire la perdita dei capelli ma perché, come oggi, alle donne piaceva cambiare il colore della chioma. I colori più rinomati erano il biondo, il nero o il rosso ma anche colori più appariscenti come il blu e il carota, anche se questi andavano per la maggiore tra le cortigiane, e la flava coma, la testa bionda, era un appellativo per indicare donne poco serie.

Una donna non poteva e non può mai uscire di casa senza un filo di rossetto, e quello preferito dalle donne romane era di colore rosso! Le labbra dovevano risultare carnose e altamente seduttive, venivano composte delle miscele con l’ocra e l’ematite , ma se si voleva un colore più ricco e brillante , la variante costosa era a base di cinabro (solfuro di mercurio) che garantiva un effetto rouge assolutamente invidiabile.

Un finto neo malizioso veniva disegnato sopra l’angolo della bocca , e a seconda di dove venivano disegnati, il messaggio cambiava ed era ben preciso. Alla fine gocce di profumo, boccettine originali e fragranze personalizzate a seconda dei gusti che venivano realizzate appositamente da delle botteghe altamente specializzate che facevano arrivare le varie profumazioni dai paesi orientali.