bellezza ornamenti Seicento

Firenze: mostra "Bellezza e nobili ornamenti nella moda e nell'arredo del Seicento"

Aprirà al pubblico da domenica 8 dicembre e rimarrà aperta fino al 13 aprile 2020, la mostra Bellezza e nobili ornamenti nella moda e nell'arredo del Seicento che si terrà al Museo di Palazzo Davanzati di Firenze.

bellezza ornamenti Seicento
MANIFATTURA ITALIANA DELLA SECONDA METÀ DEL XVII SECOLO, Scarpa femminile, Firenze, Museo Stibbert

L’idea dell’esposizione è nata dall’acquisizione, promossa dai Musei del Bargello per Palazzo Davanzati, di un rarissimo e inedito corpus di disegni per ricami e merletti databili alla prima metà del XVII secolo e apparsi sul mercato antiquario nel 2018. Si tratta di una delle più estese raccolte esistenti di disegni di merletti e ricami costituita da 105 fogli, centodue carte ad inchiostro e tre a grafite e sanguigna, giunte fino a noi in ottimo stato conservativo e attribuibili per la gran parte alla firma dello stesso autore, Giovanni Alfonso Samarco da Bari, un disegnatore di ambito meridionale dall’indubbio talento grafico la cui identità rimane ancora oggi ignota.

OREFICERIA AUSTRIACA DELL’INIZIO DEL XVII SECOLO, Ornamento per abito, Firenze, Museo Nazionale del Bargello

Attorno a questi disegni per grandi colletti, bordure e fregi ricamati, si sviluppa un affascinante percorso della mostra che, allestita tra il piano di ingresso e il primo piano di Palazzo Davanzati, intende documentare lo stile prezioso ed elegante della moda e dell’arredo del Seicento, attraverso un suggestivo confronto tra la grafica e un’accurata selezione di abiti, accessori, dipinti, sculture, medaglie, libri, tessuti, merletti e ricami.

All’interno di alcune “stanze delle meraviglie”, progettate in occasione della mostra, sono infatti esposti, in costante dialogo con la grafica, alcuni preziosi accessori: la borsa a ricamo applicato di probabile manifattura inglese; la scarpetta femminile, databile all’ultimo quarto del XVII secolo, in raso di seta rossa rivestito di merlettola spilla d’oro, di oreficeria nordica, con perle e diamante utilizzata al tempo come guarnizione d’abito.

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OREFICERIA AUSTRIACA DELL’INIZIO DEL XVII SECOLO, Ornamento per abito, Firenze, Museo Nazionale del Bargello

A documentare il gusto per la moda in auge al tempo, troviamo poi un raro giubbone maschile, databile tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, con inserti di merletto a fuselli, e alcuni dipinti che ritraggono gli sfarzosi colletti in pizzo indossati da Valdemaro di Danimarca, opera di Justus Suttermans e da Vittoria Bulgarini ritratta da Nicolas Régnier.

JUSTUS SUTTERMANS, Ritratto di Valdemaro Cristiano di Danimarca, 1638-1639, Firenze,
Gallerie degli Uffizi, Galleria Palatina

La perizia raggiunta nella tecnica del ricamo toscano è testimoniata dallo splendido paliotto d’altare della Madonna del Letto, già nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie di Pistoia, che rivela motivi decorativi improntati ad un’attenta indagine naturalistica.

La mostra rappresenta inoltre occasione per ammirare, nei rinnovati ambienti espositivi di Palazzo Davanzati, un’attenta selezione di merletti dalla ricca e pregevole collezione del Museo, messa a confronto con i disegni acquisiti così da dar vita a un dialogo tra il prodotto finito e il processo creativo legato a quest’arte.

MANIFATTURA INGLESE DELLA PRIMA METÀ DEL XVII SECOLO, Borsa, Firenze, Museo Nazionale del
Bargello

 Bellezza e Ornamenti nella moda e negli arredi del Seicento è una mostra unica per presentare al pubblico un raro gruppo di centocinque disegni di merletti e ricami acquistati dai Musei del Bargello con i fondi derivanti dall’autonomia dei musei, a seguito della Riforma del 2014. Il corposo nucleo grafico è stato destinato a Palazzo Davanzati che, già dagli anni ottanta del Novecento, ospita una pregevole collezione di merletti e ricami, dal XV al XX secolo.

Per la durata della mostra, il Davanzati, noto ai più come antica dimora fiorentina, si vestirà di raffinate forme barocche, con “stanze delle meraviglie” che sveleranno, attraverso un affascinante percorso espositivo, il singolare ruolo che i merletti ebbero nella storia sociale ed economica in Europa, oltreché nella storia dell’arte, del design e della moda” (Paola D'Agostino, Direttore dei Musei del Bargello).

 Tra gli enti prestatori figurano le Gallerie degli Uffizi, il Museo Stibbert, il Museo Civico d’Arte di Modena, l’Università di Firenze, l’Archivio di Stato di Firenze, L’USL Toscana Centro, il Museo del ricamo di Pistoia, oltre a generosi prestiti da parte di collezionisti privati.

La mostra e il catalogo, ricco di contributi di esperti del settore ed edito da Edifir, sono a cura di Benedetta Matucci e di Daniele Rapino.

Daniele Rapino, Paola D'Agostino, Benedetta Matucci

Il biglietto di accesso alla mostra ha il costo di € 6,00 per l'intero, e € 2,00 il ridotto (per i giovani della U.E fra i 18 e 25 anni).

 

Testi e foto per la mostra Bellezza e nobili ornamenti nella moda e nell'arredo del Seicento gentilmente forniti dall'Ufficio Stampa Firenze Musei - Civita Opera Laboratori Fiorentini


Make-up e segreti di bellezza nell'antica Roma

Prendersi cura dell’aspetto estetico oggi come nel mondo antico, è sempre stata una prerogativa del mondo femminile. Spesso la storia ci ha permesso di ricordare donne bellissime e seducenti che grazie alle loro cure per il corpo e ai loro segreti di bellezza attiravano uomini di potere; Cleopatra, Messalina, Poppea sono solo alcune di queste donne famose. Scopriamo allora anche noi qualche segreto di bellezza che le fonti ci hanno tramandato!

Quali erano i segreti per un aspetto sempre fresco sin dalle prime ore del mattino? Nell’antica Roma le donne raffinate e aristocratiche avevano un vero e proprio team di truccatrici e parrucchiere che  preparavano la domina ad affrontare la giornata. Le schiave si occupavano di tutto. Dall’abbigliamento, alla pulizia del viso, al trucco e fino all’acconciatura che veniva preparata seguendo la moda del momento. Questo viaggio nel mondo più segreto di una donna, quello della preparazione mattutina, non è dissimile dalla nostra beauty routine. Le donne romane usavano creme, maschere di bellezza, si depilavano e amavano prendersi cura del proprio corpo usando espedienti che non sempre il mondo maschile apprezzava.

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Venere in conchiglia. Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

Pelle secca? Come rimediare se non con un bagno al latte di asina che ammorbidisce e leviga la pelle. Secondo quanto ci racconta Plinio il Vecchio, Poppea, moglie di Nerone, si concedeva un particolare e dispendioso bagno quotidiano immersa nel latte di cinquecento asine che faceva portare ovunque lei andasse. Dopo il bagno, generalmente, per rendere ancora più elastica la pelle, le donne usavano farsi spalmare pregiati unguenti orientali che rendevano il corpo luminoso e profumato.“Che d’olezzo acre di capro non putisca mai la vostra ascella” ammonisce Ovidio nella sua Ars Amatoria. La regola era lavarsi ogni giorno, certo, non tutte potevano permettersi il bagno privato in casa, ma esistevano i bagni pubblici e a partire dall’età repubblicana le terme erano dotate di ogni comfort.“Che d’ispidi peli pungenti non sia mai la vostra gamba”! Ebbene si, parliamo di ceretta e i gusti dei Romani sembrano sorprendentemente moderni! Ascelle e gambe dovevano essere depilate o con della cera d’api riscaldata oppure con una crema depilatoria a base di pece greca disciolta in olio con resine e sostanze caustiche; per le più coraggiose c’erano le pinzette, ma il lavoro era sicuramente più lungo e doloroso.

La seduzione passava anche per l’intimo! Le donne romane indossavano degli slip morbidissimi in pelle, a vita bassa e ricamati. Si portavano stringendo dei lacci lateralmente in quanto non esistevano ancora gli elastici. L’antenato del reggiseno era una fascia morbida di pelle o tessuto che schiacciava e tirava su il seno.

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Villa dei Misteri, dettaglio. Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

Anche il make-up era fondamentale, sempre Ovidio raccomanda di preparare la pelle con delle maschere di bellezza: esistevano ricette con intrugli che schiarivano la pelle, la liberavano dalle efelidi e dalle imperfezioni e distendevano le rughe per “rendere la pelle più liscia di uno specchio”. Il viso doveva essere ben pulito, dopo veniva applicato un “fondotinta” chiaro a base di miele e biacca, una polvere che si forma sulle superfici di piombo e che è assolutamente nociva ma all’epoca questo non si sapeva. Il viso doveva essere candido perchè l’abbronzatura per le donne nobili non si addiceva al loro status sociale elevato. L’abbronzatura in quest’epoca non è segno  di bellezza ma appartiene ai contadini  e a coloro che per sopravvivere devono lavorare all’aria aperta, sotto i raggi del sole. Il candore, invece, è indice di agiatezza che le più abbienti non mancano di sfoggiare. L’operazione viso non finiva qui, andava messo il blush (il fard) sugli zigomi con un tocco di ematite per far risultare il viso più vivo poiché il troppo pallore era antiestetico.

Trucco occhi: l’ombretto dell’epoca era cenere mista a pigmenti; gli occhi andavano esaltati con un antenato dell’eyeliner di colore nero che poteva essere fatto con nero di seppia, manganese, noccioli di datteri bruciati e formiche bruciacchiate. Le ciglia si incurvavano con degli appositi strumenti, i nostri piega ciglia e per sottolineare le sopracciglia folte si passava un bastoncino di carbone.

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Juan Jiménez Martín - [2], Tocador de una dama romana, olio su tela. Pubblico dominio
Capelli: i capelli erano sempre lunghi, venivano pettinati con pettini preziosi di osso o avorio e venivano acconciati con delle trecce attorcigliate dietro la testa. L’acconciatura doveva essere voluminosa, a seconda della moda del tempo, e per questo si faceva largo uso di extension che venivano man mano applicate a seconda del risultato da ottenere. Rinomato era l’effetto “boccolo” da dare alle ciocche, e con ferri riscaldati si creavano questi effetti ai lati delle tempie e se si voleva esagerare venivano inserite anche delle intelaiature con altri boccoli per creare un volume massimo e un effetto scenico assolutamente impressionante. Anche all’epoca la caduta dei capelli era un vero e proprio cruccio. Non era solo un problema maschile la canizie, ma anche femminile e veniva “sconfitta” con le erbe di Germania così che “la chioma tinta risultasse più bella che se fosse vera” oppure con l’uso di parrucche. La tintura era assai diffusa, non solo per coprire la perdita dei capelli ma perché, come oggi, alle donne piaceva cambiare il colore della chioma. I colori più rinomati erano il biondo, il nero o il rosso ma anche colori più appariscenti come il blu e il carota, anche se questi andavano per la maggiore tra le cortigiane, e la flava coma, la testa bionda, era un appellativo per indicare donne poco serie.

Una donna non poteva e non può mai uscire di casa senza un filo di rossetto, e quello preferito dalle donne romane era di colore rosso! Le labbra dovevano risultare carnose e altamente seduttive, venivano composte delle miscele con l’ocra e l’ematite , ma se si voleva un colore più ricco e brillante , la variante costosa era a base di cinabro (solfuro di mercurio) che garantiva un effetto rouge assolutamente invidiabile.

Un finto neo malizioso veniva disegnato sopra l’angolo della bocca , e a seconda di dove venivano disegnati, il messaggio cambiava ed era ben preciso. Alla fine gocce di profumo, boccettine originali e fragranze personalizzate a seconda dei gusti che venivano realizzate appositamente da delle botteghe altamente specializzate che facevano arrivare le varie profumazioni dai paesi orientali.