Tempio di Ellesiya

Vi raccontiamo il cantiere didattico del tempio di Ellesiya al Museo Egizio di Torino

Il Museo Egizio di Torino conserva al suo interno importantissimi reperti archeologici e tra i ritrovamenti più importanti riproposti, possiamo facilmente citare la tomba intatta dell'architetto Kha e della moglie Merit, con il suo impressionante corredo di mobili, tessuti, vasellame, cibarie e oggetti della vita quotidiana. Forse ben pochi sono a conoscenza del fatto che – nel cosiddetto Piano 0 – sia conservato un ulteriore tesoro che va ad arricchire il Museo, una piccola perla archeologica salvata dalle acque del Lago Nasser che la avrebbero sommersa per sempre: stiamo parlando del tempio rupestre di Ellesiya, fatto costruire da Thutmosis III e ora ricostruito interamente nelle sale del museo.

Tempio di Ellesiya
Tempio di Ellesiya

Il tempio, completamente scavato nella roccia nubiana, fu fatto costruire dal faraone nel XV secolo a.C. e fu consacrato nel 1454 a.C. Si trovava nell'area dove sorge il villaggio di Ellesiya, tra la prima e la seconda cataratta del fiume Nilo, a circa 225 chilometri a sud di Assuan. Si tratta di un tempio a pianta a T rovesciata, come quasi tutti i templi rupestri dell'epoca.

Nel 1965 il Museo Egizio si accollò il monumentale lavoro di salvataggio del tempio che rischiava di essere sommerso – come già accennato – dalle acque del Lago Nasser, una volta che si fosse conclusa la di diga di Assuan. L'Egitto donò quattro dei templi salvati ai paesi che risposero alla richiesta di aiuto in maniera significativa: Dendur agli Stati Uniti (che si trova attualmente nel Metropolitan Museum di New York), Ellesiya all´Italia, Taffa ai Paesi Bassi (conservato nel Rijksmuseum van Oudheden di Leida) e Debod alla Spagna (a Madrid).

Tempio di Ellesija. Arenaria. Nuovo Regno Regno di Tutmosi III (1458-1425). Dono dal governo egiziano all’Italia (1966)
Tempio di Ellesija. Arenaria. Nuovo Regno Regno di Tutmosi III (1458-1425). Dono dal governo egiziano all’Italia (1966)

Il 22 di Aprile del 1965, l’Ambasciatore italiano al Cairo sottoscriveva l’accordo definitivo con il Governo Egiziano. I lavori di sezionamento, in sessantasei blocchi, delle pareti in arenaria del monumento, vennero affidati alle maestranze egiziane, sotto la direzione del Service des Antiquités de l’Égypte. Il salvataggio e la ricostruzione del santuario all’interno del museo furono principalmente opera del Direttore del Museo Egizio di Torino Silvio Curto, che ne diresse i delicati lavori con maestria e precisione. Il tempio venne ufficialmente inaugurato e aperto al pubblico il 4 settembre 1970.

Dal 20 maggio al 7 giugno 2019 il Museo Egizio di Torino, in collaborazione con l'Università di Torino e con il Centro Conservazione e Restauro "La Venaria Reale", ha allestito un cantiere didattico sul tempio di Ellesiya per gli studenti del Corso di Laurea in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali.

Tempio di Ellesiya
Tempio di Ellesiya

Lo scopo di questo progetto, delle sue attività di studio e di documentazione, era quello di definire future campagne diagnostiche ed eventuali progetti per l'intervento conservativo dell'opera in questione.

Di seguito, l'intervista alla referente del progetto per il Museo Egizio, Sara Aicardi, e ai curatori dello stesso.

Come si son svolte in particolare queste attività?

Nello specifico l’intervento è stato di spolveratura del fronte e dell'interno del tempio, durante il quale sono stati rimossi sostanzialmente i depositi incoerenti presenti sulla superficie tramite pennelli e aspiratori.
Successivamente è stata eseguita una attenta mappatura grafica e fotografica delle differenti fasi della tecnica esecutiva, dell'attuale stato di conservazione e degli interventi di restauro passati eseguiti principalmente durante il riassemblaggio del monumento all’inizio degli anni '70.

A tale proposito è stato possibile identificare differenti tipi di malte e di prodotti sintetici utilizzati come materiali di consolidamento o di incollaggio, che saranno soggetti in futuro ad ulteriori analisi di approfondimento per determinarne l’esatta natura chimica e valutarne eventualmente la rimozione a favore di materiali attualmente più idonei e non degradati.

Cosa ha concretamente costiuito oggetto di studio da parte dei ragazzi?

Lo studio dei ragazzi si è concentrato principalmente, appunto, nella mappatura dello stato di conservazione del Tempio, attraverso anche uno studio delle superfici tramite Fluorescenza UV e, da un punto di vista pratico, alla spolveratura delle superfici interne e esterne del monumento.

Dal mio punto di vista per gli studenti è stato interessante approcciarsi ad un reperto complesso come può essere un monumento di quelle dimensioni ricostruito all’interno di una struttura museale, una situazione non così comune da ritrovare, soprattutto durante un percorso formativo.

Di quali interventi ha bisogno il tempio e in che condizioni si trova?

Il Tempio si trova sostanzialmente in un buono stato di conservazione. Necessita sicuramente di una manutenzione e un monitoraggio costanti, soprattutto a causa dell’elevato depositarsi di depositi coerenti e incoerenti, derivato sostanzialmente dall’elevato numero di visitatori che il Museo ospita ogni giorno.

Questo progetto è stato molto interessante perché ci ha permesso di avviare un lavoro di studio e analisi del monumento nella sua interezza.

A questa prima fase sicuramente ne seguiranno altre come la mappatura di tutte le superfici tramite analisi multispettrali, l’identificazione delle differenti malte presenti e dei prodotti utilizzati nelle differenti integrazioni delle superfici.
Parallelamente si sta portando avanti uno studio strutturale del Tempio nella sua interezza (oltre la parte frontale anche di tutta quella retrostante) che ci permetta a capire e monitorare nel tempo il sistema di assemblaggio dei vari blocchi.
Sappiamo che il tempio fu fatto realizzare dal faraone Thutmosis III intorno al 1450 a.C. e che fu scavato direttamente nella roccia nella lontana Nubia (l'attuale Sudan).

Ci parli del tempio: a chi era dedicato e perché?
Che importanza aveva?

Nel 51° anno di regno (1454 a.C.), il faraone Thutmosis III fece scavare nella montagna dell’altipiano arabico, sulla riva destra del Nilo, un piccolo tempio dedicato al dio Horus di Maiam-Aniba e alla sua consorte Satet, raffigurati sul fondo della cella insieme al faraone. La presenza di edifici di culto dedicati a divinità egiziane, al di fuori del territorio egiziano, rientrava nell’ambito di una politica mirante a integrare la popolazione locale con quella egiziana, politica già inaugurata dai faraoni precedenti. È assai probabile che in quest’area esistesse già un centro abitato di una certa importanza dotato di edifici di culto, sebbene di questi non sia rimasta memoria.

Nel 1966 il tempio fu donato all’Italia in segno di gratitudine da parte della Repubblica Araba d’Egitto per l’aiuto ricevuto durante la campagna di salvataggio dei monumenti nubiani che, con la costruzione della diga di Assuan, rischiavano di rimanere sommersi dalle acque del lago Nasser.

Vi è qualche aneddoto interessante legato alla spedizione del tempio, al suo trasporto e alla sua successiva ricostruzione nelle sale del Museo?

Quale riconoscimento per l’opera prestata al salvataggio dei templi di Abu Simbel, il governo egiziano aveva destinato al nostro Paese il tempietto rupestre di Ellesiya, altrimenti destinato ad essere sommerso dalle acque del nascente lago. Purtroppo, la complessa opera burocratica e il reperimento dei fondi necessari per il salvamento, a carico dell’Italia, aveva provocato un tardivo intervento sul sito, ulteriormente complicato dall’innalzamento delle acque del nuovo lago che lo stava per sommergere. Fu necessario realizzare degli argini artificiali per allontanare l’acqua e consentire il completamento dei lavori.
I 66 blocchi raggiunsero Torino e il cortile del Museo nell’aprile del 1967, dove rimasero per più di un anno in attesa di reperire le necessarie competenze e i fondi per una ricostruzione rispettosa dell’originale all’interno del Museo.

Foto: Courtesy of Museo Egizio di Torino


Biblioteca Angelica: i vincitori della seconda edizione del concorso “Oltre i libri”

Biblioteca Angelica, svelati i nomi dei vincitori della seconda edizione del concorso “Oltre i libri”
Sono 28 gli artisti che il 26 maggio esporranno le loro opere in una mostra personale

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La seconda edizione di “Oltre i libri – l’arte del presente incontra i libri del passato”, rassegna culturale promossa dalla Biblioteca Angelica di Roma,  ha i suoi vincitori. La giura, composta da Gianni Dessì (Artista), Isabella de Stefano (Curatrice e ideatrice “Oltre i libri”),  Jas Gawronski (Giornalista), Francesca Barbi Marinetti (Direttrice e Fondatrice D.d'Arte), Federico Mollicone (Coordinatore Comitato Carnevale Romano e Girandola di Castel Sant'Angelo), Fiammetta Terlizzi (Direttrice Biblioteca Angelica) e Shara Wasserman (Direttrice Gallery of Temple University Rome), ha selezionato e reso noti i nomi degli artisti che il prossimo 26 maggio esporranno le loro opere all’interno della Galleria della Biblioteca Angelica in una mostra personale.
Sono 28 le opere dei vincitori, 5 per le aree tematiche di pittura, scultura, installazione, fotografia e grafica, 3 invece per l’area video. Tra i 28 vincitori, uno è tedesco, due sono argentini, uno giapponese, uno olandese, uno proveniente dal Kazakistan, uno spagnolo e uno americano.

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IIa Edizione Concorso di Arte Contemporanea "Oltre i Libri"

II EDIZIONE DEL CONCORSO DI ARTE CONTEMPORANEA
Oltre i libri. L'arte del presente incontra i libri del passato. Chiusura iscrizioni, 17 aprile 2016

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Dopo il successo della prima edizione tenutasi nel mese di giugno 2015, la Biblioteca Angelica, diretta da Fiammetta Terlizzi, bandisce la seconda edizione del concorso “Oltre i libri. L’arte del presente incontra i libri del passato”, primo concorso di arte contemporanea, ideato e ospitato in una delle quarantacinque biblioteche pubbliche statali, alle dipendenze del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.
Obiettivo ultimo del concorso è quello di promuovere e valorizzare l’arte contemporanea, stimolando le nuove generazioni di artisti a dialogare con i libri, rinnovando quel concetto di antico e di memoria, che i libri e le biblioteche tramandano nel tempo come un’eredità viva e pulsante.
Il tema del concorso vuole offrire agli artisti la possibilità di confrontarsi con i libri attraverso il linguaggio innovativo della creatività contemporanea. La Biblioteca diventa così lo spazio privilegiato dove custodire non solo i tradizionali libri cartacei, ma anche tutte quelle opere d’arte che ai libri si ispirano, sia nella scelta della forma, che del soggetto.
Agli artisti è offerta la più ampia scelta di interpretazione del tema. I linguaggi espressivi consentiti spaziano dalla pittura alla scultura, alla fotografia, alla video arte e alla grafica.
Il concorso prosegue l’azione intrapresa dalla Biblioteca Angelica volta a conoscenza del passato, ma anche come piazze del sapere proiettate nel futuro, aperte a ogni forma di scambio e interazione umana e culturale.
Un progetto attraverso cui l’Angelica conferma di essere sempre più aperta alla ricerca e alla creatività: uno spazio multifunzionale, non solo di conservazione e di tutela, ma anche di azione e di intrattenimento culturale.
I finalisti saranno selezionati da una giuria composta da esperti e critici d’arte che comprende Fiammetta Terlizzi, Isabella de Stefano, Francesca Barbi Marinetti, Jas Gawronski, Oriana Impei, Federico Mollicone, Shara Wasserman e Gianni Dessì, in qualità di membro onorario della giuria.
I vincitori avranno la possibilità di esporre nel mese di maggio/ giugno 2016 le loro opere nella Galleria Angelica, lo spazio espositivo che la Biblioteca riserva alle esposizioni di arte contemporanea.
In occasione dell’inaugurazione e della premiazione dei vincitori, sarà inoltre presentato il catalogo della mostra.
La partecipazione è aperta a tutti gli artisti di nazionalità italiana e straniera, che abbiano compiuto 18 anni. L’iscrizione e l’invio del materiale va effettuata entro e non oltre il 17 aprile 2016.
Per ulteriori informazioni www.concorsoangelica.it.

 

Documentazione: Comunicato

 
Come da MiBACT, Redattore Renzo De Simone
Ingresso della Biblioteca Angelica a Roma, foto da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da e di Lalupa


IIa Edizione Concorso di Arte Contemporanea "Oltre i Libri"

II EDIZIONE DEL CONCORSO DI ARTE CONTEMPORANEA
Oltre i libri. L'arte del presente incontra i libri del passato

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Dopo il successo della prima edizione tenutasi nel mese di giugno 2015, la Biblioteca Angelica bandisce la seconda edizione del concorso Oltre i libri. L’arte del presente incontra i libri del passato.
È il primo concorso di arte contemporanea ideato e ospitato in una delle 45 biblioteche pubbliche statali, alle dipendenze del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. Il concorso conferma l’azione intrapresa dalla Biblioteca Angelica volta a riconfermare il valore attuale delle biblioteche, non solo scrigni di conoscenza del passato, ma anche piazze del sapere proiettate nel futuro, aperte a ogni forma di scambio e interazione umana e culturale.
L’obiettivo è di promuovere e valorizzare l’arte contemporanea, stimolando le nuove generazioni di artisti a dialogare con la tradizione, rinnovando quel concetto di antico e di memoria, che i libri e le biblioteche tramandano nel tempo come un’eredità viva e pulsante.

 
Il tema del concorso vuole offrire agli artisti la possibilità di confrontarsi con i libri attraverso il linguaggio innovativo della creatività contemporanea. La Biblioteca diventa così lo spazio privilegiato dove custodire non solo i tradizionali libri cartacei, ma anche tutte le opere d'arte che si ispirano ai libri, sia nella scelta della forma che del soggetto.