Marocco: dalle chiocciole al passaggio all'agricoltura

5 Novembre 2015
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Le chiocciole sono considerate un alimento pregiato (ma bisogna chiamarle escargot), eppure sono nella dieta umana da migliaia di anni.
Un nuovo studio ha potuto compiere l'analisi isotopica dell'ossigeno nelle loro conchiglie, ritrovate in un sito nel Nord Est del Marocco e datate tra 10.800 e 6.700 anni fa. Si è così scoperto un cambiamento climatico che, col riscaldamento, avrebbe permesso all'agricoltura di essere in grado di sostenere la crescente popolazione umana.
Questi risultati ci permetterrebbero di comprendere meglio il cambiamento nello stile di vita dei gruppi umani, nel passaggio da cacciatori raccoglitori ad agricoltori.
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Contestato il commercio di grano di ottomila anni fa tra Inglesi ed Europei

3 Novembre 2015
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Grazie a un nuovo test del DNA, una ricerca dal Max Planck Institute contesta il commercio di grano (da Bouldnor Cliff), ottomila anni fa circa, tra i cacciatori raccoglitori Inglesi coi contadini europei.
Si tratterebbe, molto probabilmente, di grano dei nostri tempi.
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Le complesse attività dei cacciatori raccoglitori

26 Ottobre 2015
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Uno studio ha preso in esame i cacciatori Tsimane della Bolivia e i raccoglitori di miele Jenu Kuruba dell'India meridionale, e in particolare l'aspetto delle loro attività lavorative.
Si tratta di attività che richiedono un gran numero di competenze a questi cacciatori raccoglitori, e si verifica anche una divisione del lavoro in base al sesso. Le donne non partecipano alla raccolta del miele e alla caccia, perché non sono attività correlabili alla cura dei figli. Le attività di caccia e raccolta sono poi a loro volta suddivise in compiti specialistici affidati a diversi soggetti.
Altri due principi che si possono verificare in queste società sono la divisione intergenerazionale del lavoro e le economie di scala nella produzione.
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Nelle società preindustriali non si dorme di più

15 - 16 Ottobre 2015
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Probabilmente ci piacerà pensare che il dormire poco sia connesso ai ritmi frenetici della società moderna. Un nuovo studio, pubblicato su Current Biology, dimostra invece che anche nelle società preindustriali di Bolivia, Namibia e Tanzania il numero di ore di sonno giornaliere si attesta sulle 5,7-7,1, con una media di 6,4.
Non sarebbero dunque le nostre televisioni, i cellulari, le radio e il caffè a farci dormire meno. I cacciatori raccoglitori dormono un'ora in più in inverno, e in media rimangono svegli per circa tre ore dopo il tramonto, svegliandosi prima dell'alba. Sarebbe invece la temperatura a svolgere un'importante funzione di regolazione del sonno, per quanto riguarda durata e tempo. Si va a dormire quando calano le temperature, e ci si sveglia quando sono al minimo. Non vi sarebbe invece un legame stretto con i livelli di luce.
I gruppi di cacciatori-raccoglitori e cacciatori-orticoltori considerati nello studio sono gli Hadza della Tanzania settentrionale, i Kalahari San della Namibia nord orientale, e gli Tsimane che vivono presso il fiume Maniqui in Bolivia. Tra questi, solo i secondi non sono nomadi e vivono in villaggi come cacciatori-raccoglitori. Sono state registrate le abitudini relativamente a 94 individui per un totale di 1165 giorni. Nonostante le differenze genetiche, storiche e ambientali, i tre gruppi mostrano pattern simili per l'organizzazione del sonno, probabilmente risalenti a un'epoca precedente l'Homo Sapiens.
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Inghilterra: i ‘migranti economici’ dell'Era Glaciale a Bradgate Park

15 Ottobre 2015

Dissotterrati i ‘migranti economici’ dell'Era Glaciale in Europa

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Un robusto perforatore. Questi sono i ritrovamenti più comuni presso il sito e furono possibilmente utilizzati per lavoro pesante su materiali come pelle o corna.

Nuovi scavi a Bradgate Park, nel Leicestershire, per salvare manufatti in selce dall'impatto dell'erosione

Dopo essere stati nascosti per quasi 15.000 anni, le vite dei cacciatori-raccoglitori dell'Era Glaciale che migrarono verso l'Europa per beneficiare di climi più caldi, saranno rivelate in uno scavo archeologico presso un sito molto raro a Bradgate Park.

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La più antica decapitazione in America

23 Settembre 2015
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Quando gli Europei giunsero in America, furono certo impressionati dall'esposizione di parti del corpo umano da parte dei Nativi. Non di rado questo comportava la decapitazione, sempre per motivi rituali e simbolici.
Si tratta di pratiche diffuse e molto antiche nelle Americhe. A confortarlo, sarebbe ora l'interpretazione di quella che sembra essere la più antica decapitazione rituale dalla sepoltura 26 a Lapa do Santo. Il sito si trova nella regione di Lagoa Santa, nello stato di Minas Gerais, nota per essere la culla della paleontologia brasiliana.
A colpire, e a indicare in modo abbastanza inequivocabile l'attività rituale nel caso in questione, è l'amputazione delle mani e la loro disposizione rispetto al cranio nella sepoltura.
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Come si pensa ai colori nel mondo

10 Settembre 2015
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Se avesse un altro nome, penseremmo a un colore allo stesso modo, a prescindere dal linguaggio utilizzato?
Una nuova ricerca, pubblicata su Current Biology, ha affrontato la domanda, rivolgendosi alle popolazioni di cacciatori raccoglitori Hadza in Tanzania. Il gruppo possiede poche parole per i colori, e quando si è chiesto di dare un nome, la risposta più comune era "non lo so".
Nonostante questo, gli intervistati raggruppavano comunque i colori in un modo che coincideva con le convenzioni degli immigrati somali e dei nativi Inglesi. Chiaramente sussistono delle costrizioni da parte della nostra mente, nel raggruppare i colori, ma esiste un compromesso tra cultura e biologia.
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La più antica farina da Grotta Paglicci

8 Settembre 2015
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La più antica farina della storia, risalente al Paleolitico Superiore e a trentaduemila anni fa circa, verrebbe da Grotta Paglicci nel Gargano, in Puglia.
Veniva ottenuta macinando avena selvatica (avena fatua): nel sito in provincia di Foggia è stato ritrovato un pestello per macinarla, sul quale sono stati rilevati grani di amido. Non vi sarebbe prova che i grani fossero poi uniti ad acqua e cotti, ma l'ipotesi è per gli studiosi plausibile.
Si tratterebbe di un'ulteriore conferma al fatto che si cominciò ad utilizzare cereali e produrre farine ben prima dell'agricoltura vera e propria. Gli abitanti della Grotta erano difatti cacciatori raccoglitori della cultura Gravettiana, che raccoglievano graminacee selvatiche.
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L'ipotesi della nonna e i legami di coppia

7 Settembre 2015
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I legami di coppia sono universali nelle società umane e ci distinguono dai nostri parenti prossimi. Ma come si sono determinati?
L'antropologa Kristen Hawkes è colei che ha proposto la cosiddetta "ipotesi della nonna", sulla base della quale dovremmo ringraziare le nonne preistoriche per la lunga durata della vita umana. Il suo nuovo studio collega ora questi elementi a quello dei legami di coppia.
I legami di coppia producono, tipicamente, pretese di proprietà da parte dell'uomo sulla donna e difesa della compagna: si tratta di fenomeni che negli animali si ritrovano più di frequente quando il rapporto numerico tra i sessi per l'età fertile vede una prevalenza maschile. L'antropologa ha dunque effettuato una simulazione al computer, sempre con le ipotesi della nonna e un campione di primati e cacciatori raccoglitori umani. L'antropologa ha collegato dunque l'eccesso di uomini più vecchi e fertili alla tendenza maschile a difendere la compagna dalla competizione e a formare con lei legami di coppia.
Tradizionalmente, si riteneva che questi derivassero dai cacciatori umani che nutrono le femmine e la progenie, in cambio della paternità di quei bambini, di modo da avere discendenti ai quali passare i propri geni. L'ipotesi della nonna ritiene invece che l'elemento chiave, per il quale le mamme possono avere prima il prossimo bambino, non risieda nel fatto che i papà portino a casa il cibo, ma nella nonna che contribuisce a nutrire i bambini svezzati. Questo favorì un'aumentata longevità e nonne più longeve a sua volta contribuivano di più.
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Recuperato il genoma di uno dei primissimi agricoltori europei

2 Settembre 2015
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Il genoma di uno dei primissimi agricoltori europei è stato recuperato in Spagna: si tratta di una scoperta di grande importanza perché ci permette di comprendere meglio un importante momento di transizione della storia europea.
La diffusione dell'agricoltura a partire dai Balcani seguì due strade distinte. Da una parte vi fu un'espansione iniziale, testimoniata dalla Cultura della ceramica cardiale, che seguì la costa settentrionale del Mediterraneo. Dall'altra si seguì il corso del Danubio nell'Europa Centrale, con la Cultura della ceramica lineare. A causa delle condizioni climatiche che ostacolano la conservazione, il genoma di un individuo appartenente alla prima tradizione non era mai stato recuperato. La cultura della ceramica cardiale (o impressa) prende questo nome dalla pratica di imprimere le conchiglie del mollusco edibile Cerastoderma edule (in precedenza Cardium edulis) sulla stessa.
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Il genoma è stato ottenuto da un dente del 7400 a. C., appartenuto a una donna vissuta nel Neolitico a Cova Bonica, presso il comune di Vallirana nella provincia spagnola di Barcellona. Si è potuto concludere che gli agricoltori dell'Europa Centrale e quelli del Mediterraneo sarebbero molto omogenei: avrebbero un'origine comune da una popolazione collocata all'incirca nella Penisola Balcanica. La donna di Cova Bonica avrebbe avuto pelle chiara e occhi e capelli scuri. Anche se i moderni Spagnoli derivano in gran parte da quelle popolazioni, coloro che hanno massimamente preservato questa componente genetica sarebbero gli abitanti dei Paesi Baschi e della Sardegna. Vi sarebbe anche una firma genetica che non fu acquisita dal mescolarsi coi locali cacciatori raccoglitori iberici.
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