Religione e ribellione, il ritorno dell'Outsider di Colin Wilson

Carbonio Editore continua a sorprendere la sua cerchia di lettori con nuove opere fondamentali, tra queste impossibile non segnalare Religione e ribellione di Colin Wilson. Avevamo già incontrato l'autore britannico tramite l'analisi delle sue opere narrative, ma in questo caso siamo al cospetto di un opus saggistico-visionario di rara potenza, il sequel del famoso The Outsider. Religione e Ribellione infatti è il secondo titolo che compone il ciclo dell'Outsider, espande la coscienza dei lettori e riscrive la figura dell'Outsider in chiave salvifica e non solo anarchica e marginale.

Wilson trova lacune logiche nell'Esistenzialismo filosofico del suo tempo, teorizza infatti che l'umanità non può sopravvivere nelle epoche future senza una nuova religione capace di rispondere ai quesiti più profondi dell'esistenza. Religione e ribellione è anche una summa immaginifica e letteraria, filosofica, che analizza il panorama cognitivo dei pensatori otto/novecenteschi (e anteriori). Un vero catalogo di profeti ed esegeti del viaggio che l'uomo deve compiere oltre il reale per avvicinarsi alle istanze che detengono la verità. Colin Wilson continua la sua codificazione dell'outsider tra esperienze mistiche, poetiche, antimoderne e visionarie, portando l'umanità sull'abisso salvifico di una Nuova Religione.

Religione e ribellione Colin Wilson
La copertina del saggio di Colin Wilson, Religione e ribellione, pubblicato da Carbonio Editore (2021) con traduzione di Nicola Manuppelli nella collana Zolle

La creazione di una religione non può passare senza i contributi di personaggi come Jacob Böhme, Nicholas Ferrar, Blaise Pascal, Emanuel Swedenborg, William Law, John Henry Newman, Søren Aabye Kierkegaard, Bernard Shaw, Ludwig Wittgenstein e Alfred North Whitehead (ad ognuno è dedicato un capitolo del saggio). Interessante l'esclusione di figure femminili, forse l'Outsider si aggancia troppo all'archetipo del superuomo; o forse Wilson ha semplicemente operato una selezione delle sue preferenze.

Colin Wilson nel 1984. Foto di Tom OrdelmanCC BY-SA 3.0

Il volume inoltre ha un'introduzione firmata proprio da Colin Wilson, anzi una doppia introduzione: retrospettiva e autobiografica. Il volume, tradotto da Nicola Manuppelli, presenta anche un apparato bibliografico per districarsi nel mare magnum citazionistico e culturale dell'autore.

Edvard Munch, Friedrich Nietzsche (1906). Immagine The Munch Museum, CC BY 4.0 International

Il libro recensito è stato cortesemente fornito dalla casa editrice.


letture primavera 2021

Le migliori letture della primavera 2021

Il nuovo anno mi ha portato a confrontarmi con ottime realtà editoriali indipendenti; questo contributo vuole essere una bussola all'interno di questo vastissimo mondo e vi indicherà la direzione per conoscere e scoprire i professionisti del libro: iniziamo questo carosello di uscite e titoli validissimi per questa primavera 2021 di letture.

letture primavera 2021
Foto di Prettysleepy

Mattioli 1885

La casa editrice indipendente ha sicuramente lasciato il segno nel mio cuore grazie a tre distinte pubblicazioni che mi hanno definitivamente conquistato. A partire dall'accattivante thriller Facile preda di John D. MacDonald, una scrittura calibratissima che racconta una storia allucinata d'amore e morte, con inseguimenti da capogiro e un finale all'altezza dei bestsellers di Stephen King. A seguire, c'è una splendida raccolta di scritti di Andre Dubus, Riflessioni da una sedia a rotelle, un devastante caleidoscopio interiore e autobiografico di uno degli scrittori più caratteristici d'America. Una pregevole raccolta di aneddoti, stralci di vita e saggi che ci fanno scoprire l'uomo dietro ai successi letterari. Infine, mi sono innamorato dell'antologia di racconti Le colline ricordano di James Still, dove l'autore americano confeziona racconti ispiratissimi e dotati di una violenta bellezza e finali destabilizzanti.

La copertina del thriller Facile preda di John D. MacDonald, pubblicato da Mattioli 1885

La Vita Felice

La Vita Felice è una casa editrice davvero di grande qualità, una perla rara nell'intero panorama italiano. A partire dalla rinomata collana di poesia (I labirinti) e alla controparte asiatica con la pubblicazione di numerosi poeti giapponesi e le loro raccolte di haiku, senza mai dimenticare il grande impegno a rinnovare la letteratura classica (Il piacere di leggere). Portano in Italia testi inediti e ottimamente tradotti e curati, per esempio Il Re dalla maschera d'oro e altri racconti di Marcel Schwob o Metamorfosi e altri racconti gotici di Mary Shelley. Pregevolissima è la mia ultima lettura, La Sirena di H. G. Wells a cura di Matteo Noja, una storia ispirata al romanticismo di fine 800 in cui si innesta l'immaginazione di uno dei più grandi autori della letteratura fantastica; un testo davvero mordace dove la sensualità va a provocare il bigottismo dell'epoca.  GM. libri è una costola della casa editrice sopramenzionata e si dedica con fervore a riportare in Italia i classici della letteratura fantasy, in particolare questi testi scomparsi da anni nei cataloghi, tra cui il Ciclo Celta di R. E. Howard o i cicli planetari di Edgar Rice Burroughs, da John Carter di Marte al Ciclo di Pellucidar (pubblicazioni a cura di Masa Facchini).

La copertina del volume La Sirena di H. G. Wells, a cura di Matteo Noja, pubblicato da La Vita Felice

 

Del Vecchio Editore

Ho conosciuto Del Vecchio Editore recensendo proprio su ClassiCult la squisita raccolta di racconti brevi di Jacopo Masini, Polpette e altre storie brevissime. Dopo questo primo e felice incontro, mi sono avvicinato alla curatissima collana di poesia con un testo che sta diventando "cult" nella sua nicchia letteraria. Parlo di Non praticare il cannibalismo. 100 poesie (con traduzione e curatela di Paola Del Zoppo, Cristina Consiglio e  Riccardo Frolloni), di un altro autore capitale del canone americano ovvero Ron Padgett che scrive poesie con una disarmante leggerezza (e perciò complessità) e che avvicina la giovinezza con lo sfiorire degli anni, la bellezza alla ruvidezza delle vite distrutte, il pensiero al corpo. Un autore ricco di nostalgia, amore, pensieri candidi e verità disincantate in un continuo sciabordare di ossimori, rivelazioni e metafore dell'innocenza.

La copertina di Non praticare il cannibalismo. 100 poesie, di Ron Padgett, con traduzione e curatela di Paola Del Zoppo, Cristina Consiglio e  Riccardo Frolloni, pubblicato da Del Vecchio Editore

 

NN Editore

Casa editrice che conoscevo da anni, ma che ho iniziato a leggere da pochissimo (ed è stato un colpo di fulmine). Dopo aver recensito su altri portali la squisita antologia di racconti I poteri forti di Giuseppe Zucco e Decameron Project (AA. VV.) - due dirompenti letture - ho scoperto Brian Panowich con Hard Cash Valley uno dei thriller più belli letti nella mia vita, con un ritmo serrato e personaggi complessi e un'orchestrazione della storia a tinte cinematografiche. Consigliatissimo. Sul versante italiano ritorna Michele Vaccari, con un romanzo che è già un classico moderno (in ristampa dopo 3 giorni!). Urla sempre, primavera è un romanzo-mondo, uno squarcio metafisico all'interno della carcassa putrescente della storia e della letteratura nostrana, un titolo che fonde al suo interno generi diversi; eppure Vaccari crea una sinfonia narrativa, invece di una cacofonia di fantasy, science fiction e speculative fiction (e molto altro, come l'avventura, l'epica, etc).

La copertina del romanzo Urla sempre, primavera di Michele Vaccari, pubblicato da NN Editore (2021)

 

 

Carbonio Editore

Dopo aver recensito Solo di August Strindberg, sono tornato da Carbonio grazie alla pregevole raccolta a firma di Sadeq Hedayat, Il randagio e altri racconti, con la traduzione di Anna Vanzan, una delle più grandi studiose dell'Oriente in Italia, che purtroppo ci ha lasciato nel terribile 2020. Avevamo già recensito Hedayat e il suo La civetta cieca con una bellissima intervista ad Anna Vanzan a cui rivolgiamo il nostro amore e la nostra stima, nonché le sentite condoglianze ai suoi studenti e soprattutto ai familiari.

Hedayat è uno dei maggiori rappresentanti del mondo culturale iraniano e punta di diamante della letteratura persiana moderna, un uomo dalla caratura intellettuale infinita e autore di numerosi gioielli. All'interno del libro troverete nove racconti estremamente interessanti e contrassegnati dagli stilemi di Hedayat, dall'estetica grottesca, a volte spettrale e allucinata, dove una lirica spesso surrealista va innestarsi in un repertorio di immagini oniriche e cangianti.

La copertina della raccolta Il randagio e altri racconti, di Sadeq Hedayat, pubblicata da Carbonio Editore

 

Neo. Edizioni

Neo. Edizioni è stata una delle scoperte più sorprendenti di questo 2021. Dopo aver recensito Beati gli inquieti di Stefano Redaelli (con intervista in diretta all'autore) e La carne di Cristò (sempre su ClassiCult) mi sono innamorato definitivamente del loro catalogo e della loro mentalità editoriale.

In lettura ho Vinpeel degli Orizzonti di Peppe Millanta e si sta rivelando uno dei "fantasy" più atipici che io abbia mai letto, scritto con una prosa incantata e pervasa dall'innocenza, una storia intima e di grande coraggio narrativo, perché la narrativa di genere made in Italy sembra essere sotto torchio da parte della critica letteraria contemporanea. Consigliata anche la raccolta (s)poetica Romanticidio. Spoesie d'amore e altre disgrazie di Eleonora Molisani, che coniuga l'ironia all'abusato tema dell'amore e delle relazioni all'interno del mondo poetico e degli autori "sensibili"; Molisani scrive con irriverenza e divertimento e consegna ai suoi lettori una lettura dal sapore agrodolce. perfetta per sovvertire gli stereotipi del poeta classico e moderno, di tutte le sue costruzioni metaforiche e romantiche.

Le copertina di Vinpeel degli orizzonti di Peppe Millanta, pubblicato da Neo. Edizioni

 

Jaca Book

Questa casa editrice è tra le migliori che il pubblico di ClassiCult può scoprire, una realtà indipendente estremamente sensibile al mondo dell'arte, della storia, della religione, dell'archeologia e di tantissime altre discipline umanistiche.

Tra i titoli che mi sento di consigliare c'è certamente Il Mito a cura di Julien Ries, uno stupendo libro cartonato di notevoli dimensioni che raccoglie il repertorio mitologico dell'intero corpus sensibile della storia umana, in maniera verticale e orizzontale perché si spazia dal Paleolitico ai giorni nostri e dalle grotte di Lascaux agli Aborigeni australiani. All'interno del catalogo Jaca Book c'è molto spazio per Mircea Eliade e della sua opera magna del dizionario delle religioni e dei simboli, un acquisto imprescindibile per antropologi, appassionati di letterature comparate e studiosi delle religioni e dell'arte.

La copertina del saggio Il mito. Il suo linguaggio e il suo messaggio, di Julien Ries, pubblicato da Jaca Book

 

NPE edizioni

NPE è una delle realtà fumettistiche che mi sento di consigliare su ClassiCult, Nicola Pesce - oltre ad essere un ottimo scrittore (ne ho parlato già per La Cura del Dolore) - è un editore attento ed esigente e pretende il massimo dai suoi collaboratori e dagli artisti che mette in catalogo.

Mi sento in dovere di consigliare alcune opere cardine del catalogo, a partire da Eccetto Topolino (Gori, Lama, Gadducci) uno splendido volume saggistico che esplora la storia della figura di Topolino con la lente d'ingrandimento della storiografia italiana e del giornalismo nostrano e con un focus sul rapporto tra Walt Disney e il fascismo. Sul lato fumetti consiglio l'intera bibliografia di Sergio Toppi, Dino Battaglia, Nino Cammarata, Attilio Micheluzzi,  Ivo Milazzo, Sergio Tisselli (a cui rivolgiamo amore e stima per la sua recente scomparsa nel 2020), Sergio Vanello. Oltre a questi autori immensi consiglio caldamente agli amanti del fantastico le Guide Immaginarie dei Vampiri e de i luoghi di Lovecraft.

La copertina di Sharaz-de. Le mille e una notte di Sergio Toppi, pubblicato da NPE edizioni

 

Aguaplano Editore

Ottima casa editrice indipendente, che investe nei suoi libri una curatela maniacale (per fortuna!) e tantissima passione. Dopo aver amato Esecuzione dell'ultimo giorno di Lorenzo Chiuchiù sono passato a un libro unico ovvero Aura di Alessandro Celani, un magnifico reportage fotografico della nostra Italia (e che edizione!) che si snoda attraverso un'edizione bilingue caratterizzata da testi di accompagnamento altamente evocativi. Un testo che si può contemplare in un pomeriggio o per tutta la vita.

Sempre per Aguaplano ho apprezzato tantissimo la raccolta di poesie Ragli di Fabio Greco, libro dal carattere sperimentale e dal linguaggio evocativo quanto indomabile; consiglio davvero a tutti gli amanti della poesia l'intera collana edita da Aguaplano. In lettura ho il Gran Bazar del XX secolo, di Stefano Trucco, che si sta rivelando un romanzo pulp-meta lovecraftiano godibilissimo e che gli amanti della letteratura weird/fantastica dovrebbero recuperare. Le edizioni Aguaplano sono particolarmente pregiate, siano esse cartonati rilegati o brossure più economiche.

La copertina di Esecuzione dell'ultimo giorno di Lorenzo Chiuchiù, pubblicato da Aguaplano nella collana Blaupause

 

Ronzani Editore

Chi segue ClassiCult avrà già incontrato Ronzani, una delle realtà editoriali che dà alle stampe libri dalla qualità perfetta, con edizioni di pregio e attente ai bisogni bibliofili dei suoi lettori.

Ultimamente ho concluso il thriller turco di Ahmet Ümit, Perché Istanbul Ricordi, che si è rivelata una lettura pazzesca per esplorare la storia recente della Turchia e il suo viscerale legame con l'antica Bisanzio/Costantinopoli. Un romanzo stratificato e ricchissimo di vita e morte, avventura e momenti davvero travolgente. Ma Ronzani è un editore attento a qualsisia tassello del mondo culturale, che sia la produzione di riviste, poesie, saggi e molto altro. Tutti i loro titoli sono stampati con una cura unica, basti pensare alle poesie di Pasolini per la sua Casarsa.

La copertina del thriller di Ahmet Ümit, Perché Istanbul Ricordi, pubblicato da Ronzani Editore

 

ABEditore

Per i cultori dell'estetica vittoriana, gotica e decadentista non posso non consigliarvi ABEditore, uno dei migliori editori dal punto di vista tipografico e delle traduzioni, per quanto concerne il recupero di testi classici di letteratura immaginifica e fantastica.

Vi consiglio caldamente i volumi miscellanei di Draculea (a cura di Lorenzo Incarbone) e Follettiana (a cura di Pietro Guariello), che analizzano rispettivamente il repertorio folclorico e letterario di Vampiri e membri del Piccolo Popolo. I volumi sono scrigni preziosi per compiere esperienze di lettura eccezionali e curati nei minimi dettagli per fornire al lettore le sensazioni di mondi dimenticati e storie sepolte dal mistero.

Su ClassiCult abbiamo avuto ospite Fabio Camilletti, per un'intervista spettrale.

La copertina della Follettiana di Pietro Guariello, pubblicata da Abeditore

 

Jimenez Edizioni

Jimenez è la mia più recente scoperta e sono davvero felice di presentarvi un catalogo eccezionale, del quale la mia prima lettura è La notte arriva sempre di Willy Vlautin, un thriller a dir poco avvincente che parte dal presupposto della presente crisi finanziaria e immobiliare che ha investito la città di Portland portando la protagonista Lynette a compiere azioni sempre più folli, fino a realizzare un'accozzaglia di avventure grottesche nell'ambito della vita notturna cittadina, tra criminali, individui pericolosi e tanta illegalità. I libri sono di pregevolissima fattura e non vedo l'ora di conoscere l'intero catalogo.

La copertina del romanzo La notte arriva sempre di Willy Vlautin, pubblicato da Jimenez Edizioni

 

Il Palindromo

La casa editrice palermitana Il Palindromo è una delle realtà editoriali indipendenti più interessanti, soprattutto per quanto riguarda la collana I Tre Sedili Deserti, dedicata al fantastico. Dall'Elogio del Fantastico di Jacques Bergier a La Collina dei Sogni di Arthur Machen possiamo riassaporare i testi che hanno canonizzato l'immaginario moderno con elementi weird, fantascientifici e gotici. Una cura esemplare nell'apparato critico, dalle traduzioni alle prefazioni con un notevole innesto di fonti fotografiche o iconografiche a cura di artisti italiani o stranieri coevi alle opere.

Particolarmente amata è la riedizione del "primo" Pinocchio di Collodi, una narrazione più oscura del classico della letteratura italiana arricchito dalle splendide illustrazioni fumose e grottesche di Simone Stuto. Un un'ultima uscita davvero particolare è Etna. Guida immaginifica del vulcano di Rosario Battiato con la travolgente copertina di Chiara Nott.

La copertina di Pinocchio. La storia di un burattino di Carlo Collodi, a cura di Salvatore Ferlita e con le illustrazioni di Simone Stuto, pubblicato da Il Palindromo

 

Miraggi Edizioni

Miraggi è una delle mie case editrici preferite, perché mi ha permesso di conoscere non solo ottimi autori italiani (La Chiusa, Forlani, ecc.)  ma di affacciarmi alla letteratura del mondo slavo grazie alla strepitosa collana NováVlna. Su ClassiCult avevo già recensito Grand Hotel di Jaroslav Rudiš, ma vi consiglio moltissimo anche La perlina sul fondo, Il lago, Il bruciacadaveri e il magnifico Krakatite di Karel Čapek, uno dei più importanti romanzi di fantascienza del '900.  Bellissima anche la collana di poesia e gli Scafiblù, dedicati agli autori italiani, di cui vi consiglio Il bambino intermittente, Colloqui con il Pesce Sapiente e Uno di noi.

 

La copertina del romanzo di fantascienza Krakatite di Karel Čapek, pubblicato da Miraggi Edizioni

August Strindberg Solo

Solitudine e salvezza, August Strindberg: autobiografia della privazione e della rinascita

Solo di August Strindberg - recensione

Spesso si deve entrare nel mondo letterario per contrasti, leggere e contro-leggere. Studiare e abbandonare le lezioni apprese. Per parlare di August Strindberg, questo processo anti-creativo sembra essere funzionale, perché prima di soffermarsi sulla novella Solo ci si deve confrontare per un istante con un altro dei più grandi autori svedesi, ovvero Stig Dagerman.

Autore cardine della letteratura scandinava della prima metà del ventesimo secolo, Dagerman è uno degli intellettuali che ha costruito il suo dramma interiore, culturale e personale (sfociato nel suicidio nel 1954 di cui Il nostro bisogno di consolazione per Iperborea ne è l'anticamera letteraria) attraverso anche le sue opere. La malinconia, che perennemente ha assediato le strutture mentali di Dagerman, lo spingerà a mettere la parola fine alla sua esistenza; una vita che vedendo l'abbandono delle certezze religiose si volgerà verso un'evoluzione (anti)spirituale scarnificata e impoverita.

La solitudine di Dagerman, erede di Strindberg, è una tortura auto-imposta dopo la perdita delle costruzioni universali e teologiche ma nonostante ciò si innesta nel filone di quei drammi esistenzialisti in seno al mondo culturale scandinavo. Se la solitudine di Dagerman è una patologia annichilente, in Strindberg si concretizza una nuova vitalità dell'isolamento umano, dell'eremitaggio individuale.

La copertina del romanzo Il nostro bisogno di consolazione, di Stig Dagerman, pubblicato da Iperborea con introduzione e traduzione di Fulvio Ferrari

Solo è una novella commissionata dall'Editore Bonnier e in Italia c'è una nuova edizione per i tipi di Carbonio Editore, con la sopraffina cura di Franco Perrelli (che nel testo è intervenuto con traduzione e nota introduttiva), professore ordinario di Discipline dello spettacolo ed Estetica. Molti dei segreti strindberghiani vengono sviscerati e presentati al lettore proprio dal professor Perrelli con un'analisi lucidissima e appassionante ricca di riferimenti bibliografici. Si tratta di una nota introduttiva di grande pregio, ma consiglio al lettore di affrontare Solo senza il percorso di iniziazione filologica, così da leggere il contributo di Perrelli come sunto finale della poetica drammatica di Strindberg.

Il protagonista narrante è un non-eroe antiborghese che torna nella sua città natale, Stoccolma, e sente immediatamente le pressioni della società moderna e si sente vittima di un conformismo di istanze claustrofobiche che vengono travestite da progresso, civiltà e normalità. La fossilizzazione dello stato, delle etichette, degli spiriti e in generale lo spingono a ricreare un isolamento volontario per vivere in una solitudine fortificante volta a riassaporare idee, ricordi e istanti vissuti sotto un'ottica diversificata. Una solitudine necessaria per scacciare le persone che hanno popolato la sua infanzia, l'adolescenza e la prima maturità, persone che sono più entità aliene e alienate che non riconosce più se non attraverso i nomi e i cognomi.

August Strindberg Solo
La copertina della novella Solo di August Strindberg, pubblicata da Carbonio Editore con introduzione e traduzione di Franco Perrelli nella collana Origine

Se nella contemporaneità si crea l'urgenza di vivere nella rete di amicizie e vincoli sociali e tutto ciò che si configura come outsider o antisociale, Solo diventa una critica ma soprattutto un diario della solitudine, nel quale viene riversata tutta la nausea del narratore-autore visto che ogni opera di Strindberg è in realtà un frammento di una autobiografia drammatico-narrativa più ampia, come se la vita fosse un continuo rimestare di appunti e pagine di esperienze archiviate.

L'aurea misantropica o cinica - fino alla genesi di una solitudine mistica e intima - serve a sottolineare anche la forza di questo status indipendente, che porta alla creazione e alla determinazione di aspetti positivi ed edificanti. Per Strindberg l'altro è una forza delirante che lo allontana dalla ragione mentre l'isolamento produttivo è la cosa migliore che si possa auspicare. Brillante la coesistenza delle solitudine di Strindberg e Dagerman ognuna con la sua dose cronico-ossessiva, una volta alla ragione l'altra verso i lidi della depressione.

Foto di Ioannis Ioannidis

Il libro recensito è stato cortesemente fornito dalla casa editrice.


Buio di Anna Kańtoch, un oscuro realismo magico polacco

Vincitore del premio Żuławski, Buio di Anna Kańtoch, si rivela come una delle perle della letteratura fantastica in Polonia. Non c'è da stupirsi che a portare in Italia questo libro atipico sia Carbonio Editore, eccezionale realtà editoriale ben presente già su Classicult con innumerevoli libri recensiti. Ed è proprio la missione dell'editore, quella di cercare dei testi "outsiders" ma di estremo valore letterario e culturale.

Tradotto con perizia da Francesco Annichiarico, il romanzo è un cosmo bizzarro, un luogo infestato da suggestioni e numerosi rimandi a sentimenti torbidi maledetti.  La storia di una protagonista senza nome prende piede da un sanatorio situato tra le gelide sponde del mar Baltico, dove la donna cerca di curare le sue nevrosi. Ma per sanare i traumi che attanagliano la nostra narratrice senza nome non bastano le sterili cure di una clinica qualsiasi, e forse questa storia del 1935 ha radici ben diverse, e tutte risalgono a Buio, l'atavica residenza di famiglia.

Buio di Anna Kańtoch
La copertina di Buio di Anna Kańtoch, nell'edizione italiana pubblicata da Carbonio Editore (2020) nella collana Cielo Stellato, traduzione di Francesco Annichiarico

La storia si dipana su un'altra linea temporale negli anni '30 della Polonia: questa dilatazione narrativa permette di approfondire la caratura psicologica infusa dalla Kańtoch nel suo romanzo, che permette di donare a vita a un'archeologia del ricordo e all'esegesi della memoria, andiamo così a impantanarci col miasma inquinato dei ricordi rarefatti e dell'infanzia della protagonista.  Tutto risale a Buio, alle dinamiche familiari bislacche, a una bellissima attrice di nome Jadwiga che è una delle numerose amanti del padre, che con il suo fascino esplosivo plasma e modella una nuova femminilità ambigua e onirica nel corpo della protagonista senza nome. Buio è un libro di anti-formazione, una collezione di fotogrammi mnemonici rovinati dal passare del tempo. Tra le fratture, gli interstizi e in quei vacuum psichici risaltano mitologie magiche e maledette e anche la storia di una Polonia che corre verso l'abisso della disillusione totale.

C'è una prosa elegante, perpetrata da intagli evocativi e tetri che invocano le terre del subconscio. Un consultorio spiritista guida la nostra protagonista verso labirinti junghiani, un ritorno al passato permette all'esploratrice del tempo e della memoria di (dis)conoscere la famiglia che tanto aveva reputato perfetta, di confrontarsi con un non-alter ego infantile che non sembra essere ciò che era. Ma la realtà è reale? Con questo dubbio hyper-amletico la Kańtoch ci abbandona nella sua  riflessione e disorienta il lettore in questo limbo magico e stregato.  La Kańtoch calibra e usa molti ingredienti, dal terrore fantascientifico fino ai riti cerimoniali di occulti processi di iniziazione sessuale. Buio è un mix-up di riferimenti e perversioni dell'Io, un classico moderno del fantastico.

8 Febbraio 2020 - Evento organizzato dall’Istituto Polacco di Roma e da Carbonio Editore sulla piattaforma Microsoft Teams
Con la partecipazione di:
Alessandro Mezzena Lona, giornalista e scrittore, dialoga con Anna Kańtoch, collegata da Katowice
Interpretariato dal polacco di Francesco Annicchiarico, traduttore del libro e co-fondatore di Nova Books AgencyModera Bogumiła SerwińskaSaluti di Łukasz Paprotny, direttore dell'Istituto Polacco di Roma, e di Fortunata De Martinis, presidente di Carbonio Editore

Evento: https://www.facebook.com/events/326759625340234/

 

Foresta polacca. Foto di Jarosław Deluga-Góra

Il libro recensito è stato cortesemente fornito dalla casa editrice.


il libro della creazione Sarah Blau

L'esoterismo erotico de Il libro della creazione di Sarah Blau

La prosa di Sarah Blau è fisica, corporea, quasi anatomica fino a diventare organica. L'autrice israeliana calibra in maniera precisa e lucida, forse azzardata per alcuni suoi connazionali, una miscela alchemica dai risvolti femministi, indagatori dell'estremismo eterodosso e soprattutto grotteschi fino ad accarezzare significati esoterici.

Oltre tutto ciò la Blau sa infondere un profondo disagio nel lettore, scolpendo così un tutto tondo dei suoi personaggi che affogano in continui stati ansiogeni, a partire dalla protagonista che è vincolata alle sacre scritture della Bibbia. La Blau fa brancolare il suo personaggio principale in una vacua malinconia o in una ricerca, grottesca, di erotismo che serve a scardinare il rigido sistema patriarcale israeliano. L'autrice de Il libro della creazione intende cogliere istanze sociali del suo paese d'origine per dare al ruolo della donna un nuovo significato e per ridisegnare la mitologia ebraica e il folclore cananeo nei tempi moderni.

Sarah Blau
Sarah Blau. Foto: www.stephan-roehl.de di Heinrich-Böll-Stiftung, CC BY-SA 2.0

L'esoterismo cabalistico prende piede attraverso la creazione del golem, il costrutto argilloso che per antonomasia simboleggia il popolo ebraico, ma in questa veste inedita il golem è più un compagno di letto che il reliquiario dei nomi di Dio.  Il golem è un fragile feticcio sessuale che ottenebra le carni della protagonista, la spinge a riflettere sul suo essere donna e sulle debolezze dei dogmi religiosi e folclorici. Un sesso malato, eretico, sfacciato e ultra-carnale, così la Blau genera un erotismo esoterico che affronta ogni particella del mondo ebraico, demolendo l'interiorità della protagonista (per darle poi una nuova vita) e ogni assolutismo vigente.

 

Sarah Blau allora scrive un fantasy atipico e anticonformista nel quale l'elemento magico serve a dissacrare, a rendere affascinante e "più vera" la contemporaneità, con la lente d'ingrandimento del fantastico.

La copertina del romanzo Il libro della creazione di Sarah Blau, tradotto da Elena Loewenthal e pubblicato da Carbonio Editore nella collana Cielo stellato

 

Siete pronti per una grande festa della lettura?
Da GIOVEDÌ 22 ottobre 2020 a DOMENICA 25 vi aspettiamo ONLINE su #BookPrideLink 2020!
Visitate il nostro stand virtuale e soprattutto... PRENOTATEVI per partecipare alle nostre presentazioni di questa domenica (distanziamento garantito, in attesa di poter tornare a incontrarci e dialogare fisicamente!)
Lo scrittore Marco Malvaldi dialoga con Renato de Rosa, autore di OSVALDO, L'ALGORITMO DI DIO
ore 18.00 - sulla piattaforma Book Pride Link
La libraia e lit-blogger Mariana Marenghi dialoga con Sarah Blau, autrice de IL LIBRO DELLA CREAZIONE
ore 11.30 introduzione sui canali Facebook e YouTube del Covo della Ladra - Ladra di Libri
ore 19.00 - sulla piattaforma Book Pride Link
Che cos'è Book Pride Link?
"Un tentativo di ripristinare, dopo il confinamento degli scorsi mesi, legami non solo virtuali per creare nuovi nodi che mantengano viva e fertile la connessione tra librerie indipendenti, editori indipendenti e lettori, costruita negli anni attraverso le cinque edizioni della fiera."
Noi ci siamo, e siamo pronti!
Voi ci sarete?

Il libro recensito è stato cortesemente fornito dalla casa editrice.


Paolo Scardanelli

Intervista a Paolo Scardanelli, l'ambizioso esordio per Carbonio Editore

ClassiCult ha il piacere di ospitare l'intervista con Paolo Scardanelli, autore de  L'accordo. Era l'estate del 1979 edito dalla più che eccellente Carbonio Editore. Come già espresso nella precedente recensione al volume, il romanzo scardina le opinioni del lettore grazie a una summa narrativa metafisica e anticonformista. Il libro è il ritratto lucido e allucinato di un'Italia che si tende a dimenticare, il racconto struggente e malinconico di un'amicizia che si inerpica sulle pendici quasi mitiche dell'Etna. Il mondo di Scardanelli vacilla su orbite dimenticate, quasi sprofondando nel non-tempo.

Copertina del romanzo di Paolo Scardanelli, L'accordo. Era l'estate del 1979. Carbonio Editore

 

Perché gli anni '70, perché una storia d'amicizia nell'Italia di quegli anni?

Perché in quegli anni affondano le radici di una crescita personale e collettiva a un tempo; sono anni di profonda introspezione ai quali dobbiamo più di ciò che crediamo: il mondo come noi lo vediamo oggi è in qualche misura figlio di quel sentire e di quel guardare alle cose, alla vita, alle persone. L’amicizia, in quegli anni in cui il personale ha provato a diventare collettivo, ha legato i due personaggi, Paolo e Andrea, accomunandoli in un sentire differente ma analogo; insieme essi ricercano, ciascuno per la propria via, il senso profondo delle cose e dei fatti che esso mondo sembra nascondere agli occhi dei più. La storia della loro amicizia è paradigmatica di come debba essere una vera amicizia: scevra da interessi personali e di desiderio, fondata su una elevazione di spiriti e sulla condivisione di pensieri, dubbi e dolori, anche i più atroci e profondi.

  Quanti e quali sedimenti autobiografici si susseguono all'interno del romanzo? Possiamo parlare di una geologia ontologica in continuo dialogo con l'autore?

La stratificazione delle memorie individuali e collettive porta a un tessuto profondamente connotato da materia, pensieri e opere; se potessimo tagliare verticalmente la roccia che nasconde e serba la memoria vedremmo i grumi di coscienza dei personaggi come dei fossili che racchiudono in sé il senso stesso del loro andare per il mondo. In qualche misura questa stratificazione ne costituisce la struttura personale ed esistenziale; essa dialoga con l’autore attraverso la magia della memoria e nel flusso dei pensieri e delle parole trova un senso.

Il romanzo è proteiforme, si sviluppa e si snoda in diverse direzioni. Ho apprezzato soprattutto i riferimenti culturali, musicali e filosofici. Si dovrebbe, almeno in parte in questa sede, riassumere le principali influenze e contaminazioni.

 Le principali influenze letterarie sono senz’altro Proust, relativamente alla struttura; riguardo lo stile Carlo Emilio Gadda, transitando per Manzoni e Céline. Riguardo le contaminazioni vanno ricordati in ordine sparso i film del primo Wenders e la poderosa trilogia di Edgar Reitz Heimat, la dolorosa consapevolezza di Lars von Trier così come l’eretismo di Carmelo Bene e del Milan di Arrigo Sacchi, il lucido dolore di Francis Bacon e Caravaggio; in musica: Jeff Buckley, Mahler e Beethoven, Wire e Talking Heads, Brian Eno, Isaac Hayes e Beth Orton.

Per le altre rimandiamo alla curiosità del lettore.


Scardanelli accordo

Scardanelli, l'estate del nostro scontento: "L'accordo. Era l'estate del 1979"

Il dolore ci costituisce in misura maggiore di ciò che pensiamo: è la spina dorsale della consapevolezza

A ventisette anni avverto un certo timore nel parlare di un libro scritto da un autore che ha la stessa età di mio padre. Non è solo la paura di confrontarsi con qualcuno che ha più di trent'anni di te, ma la reverenza di saggiare le parole di uno spirito che ha attraversato la storia (S minuscola, perché ci sono le storie intime, gli anni del crepuscolo ideologico, le storie dimenticate).

Paolo Scardanelli L'accordo. Era l'estate del 1979 (Carbonio Editore)
La copertina del romanzo di Paolo Scardanelli, L'accordo. Era l'estate del 1979pubblicato (2020) da Carbonio Editore nella collana Cielo stellato

Paolo Scardanelli è entrato a gamba tesa, sulla mia testa, in un pomeriggio di settembre, fallo tattico o irruenza agonistica non saprei dirlo, ma i segni dei suoi tacchetti semantici sono impressi, tant'è che sto scrivendo una delle rarissime recensioni a "caldo", ovvero immediatamente dopo aver concluso L'accordo. Era l'estate del 1979.

Il romanzo d'esordio di Scardanelli è un'ode dagli accordi volutamente cacofonici e melanconici:

le note dolcemente depensate, malinconiche, intensamente leggere che il grande pianista distillava riempivano l'aere, rimbalzavano su mobili e stucchi, su arredi e porte, su tappeti e divani, per finire a lambire la figura abbandonata di Andrea. (p. 187)

Un esempio della prosa ariosa e ambiziosa di Scardanelli, che evoca tempi passati e destrutturati, anzi masticati dalle fauci del crepuscolo ideologico della fine degli anni '70.  La trama riveste gli stilemi riconoscibili del romanzo d'amicizia, quello di impegno civile (chi scrive ne ha letti tanti, da Volponi a Trevisan), ma ci sono echi manganelliani dalla tetra potenza universale:

Pensa cosa sarebbe un orgiastico universo nel quale ogni atomo avesse trovato il suo battito di ciglia, il suo proprio compimento. L'apoteosi del contrario. Potrebbe davvero sostenerlo l'universo un tale impatto vitale? Non soccomberebbe  all'insensato flusso delle passioni? (p. 214, secondo me una piccola centuria di Manganelli)

Torniamo alla trama, ovvero la storia dell'amicizia tra Andrea e Paolo che viene contorta e contesa dalle potenze ctonie del tempo e del cambiamento, della sacra alterità che non si può addomesticare con nessun mezzo. Il destino di due ragazzi-uomini in continuo burn-out  ansiogeno per un futuro nebuloso, senza stelle o soli iridescenti. Eclissi totale di un'estate shakesperiana che ha il lezzo dello scontento di Riccardo III (ma salutiamo anche Steinbeck). Il De amicitia di Cicerone viene stravolto, o compreso in pieno, a voi il giudizio, di certo c'è l'esegesi modernista delle Lettere Morali a Lucilio. Ho visto tanto Seneca in questo romanzo, perché non ci sono rapporti amicali solo per fini utilitaristici (aristotelicamente parlando) ma perché l'uomo stringe legami a prescindere, c'è l'istinto verace che ottenebra i sensi fino a portare a quell'amicizia folle, tipicamente senecana, che si può chiamare amore.

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Statua di Seneca a Cordova, foto di Gunnar Bach Pedersen, in pubblico dominio

Scardanelli fa male, spesso ci sono fraseggi laceranti che fanno colare sangue e il pus delle infezioni dell'anima. Un romanzo che non avrebbe, secondo il mio modesto avviso, niente da invidiare ai finalisti Strega o ad altri premi. Vera letteratura del disincanto, morte precoce di qualsiasi fanciullo, imperiale decadenza delle strutture utopiche post anni '60: un mondo simile racconta Scardanelli con una prosa ampia, densa, a volte impenetrabile grazie a una linea Maginot di richiami, citazionismi e mitologemi letterari polifonici.

C'è l'Italia, patria o wasteland, terra del devasto e della fuga, culla di migrazioni omeriche e vaneggiamenti beat. Ho percepito così tanta cultura, merito di una ricchissima e bulimica prosa, che è impossibile fare una summa degli autori percepiti nel testo. In questo romanzo si passa da Bufalino a Thomas Mann, da Kerouac a Jünger, ma sempre saldamente ancorati alle "pendici dell'Etna", ultimo other world dal sapore utopico protetto dai custodi dei drammaturghi greci. Così Scardanelli, come un vero siciliota sulla piana d'Imera, difende un'identità di "sicilitudine" grazie a un mix-up platonico-pirandelliano.

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La cima dell'Etna. La Sicilia è protagonista del romanzo di Paolo Scardanelli, L'accordo. Era l'estate del 1979. Foto di Andrea Fontanelli, CC BY-SA 3.0

Fa male pensare a questi anni lontani dalla mia generazione, chiamiamola era della morte delle illusioni, lampante dichiarazione di fallimenti politici e individuali, l'era antropologica dei senza qualità di Robert Musil. Riassumere Scardanelli in vacue opinioni lo trovo personalmente limitante, significa raggiungere la luna per recuperare la ragione di Orlando volando su una navicella di carta. Il respiro della prosa di Scardanelli è il punto di forza del romanzo, che potrebbe prendersi il lusso di siglare una non-storia, che invece è ieratica e impervia, pericolosa e affilata così sfrontata da allontanarsi dal panorama italiano.

La "Ricerca" è l'unico romanzo che s'approssima davvero all'esistenza, consciamente ne vive i tempi e l'assoluta precarietà, che pensa e vive la vita come un eterno crepuscolo nel quale è inscritto il nostro dovere conoscitivo che, unico, ci salverà dalla dannazione.

La storia di amicizie che collimano nella totale disillusione politica, questo e  molto altro ci aspetta nel romanzo di Paolo Scardanelli, L'accordo. Era l'estate del 1979, edito da quella frizzante realtà di Carbonio Editore.

Scardanelli accordo
Foto di Sasin Tipchai

Il libro recensito è stato cortesemente fornito dalla casa editrice.


fumo negli occhi

Fumo negli occhi, quando Caronte sorride

Fumo negli occhi di Caitlin Doughty, pubblicato da Carbonio Editore, è senza dubbio una rivelazione. Uno squisito memoir in tinte romanzate di una giovane donna che si barcamena in una nuova carriera lavorativa. In parole povere, lavora per l'impresa di pompe funebri Westwind Cremation & Burial in Oakland, California.

Cosa ha spinto una giovane ragazza ad avventurarsi in un ambiente lavorativo così atipico e lugubre? Probabilmente la sete di conoscenza, per placare un'atavica curiosità e saziare preistorici interrogativi. Laureata in storia medievale, poi in scienze mortuarie, il percorso accademico di Caitlin Doughty, per quanto singolare, è connaturato da cangianti nozioni culturali che echeggiano in armonia tra tutte le pagine del libro.

fumo negli occhi
La copertina di Fumo negli occhi e altre avventure dal crematorio di Caitlin Doughty, tradotto da Olimpia Ellero e pubblicato da Carbonio Editore nella collana Cielo stellato

Quindi un memoir autobiografico, ma Fumo negli occhi abbandona qualsiasi pretesa intimistica o fin troppo riflessiva e si erge a scanzonato (non banale) viaggio negli inferi. Caitlin Doughty è un perfetto cicerone che ci guida nei meandri del suo mondo e della sua esperienza lavorativa con ironica intelligenza e densa profondità intellettuale. Una stupenda anabasi nel culto della morte.

Caitlin Dougty fonde le vicende personali e le arricchisce di innesti culturali estrapolati da anni di letture ed esperienze, ogni pagina è uno spaccato nel mondo dell'antropologia, nel folklore, nella mitologia e nella storia. Belle e pungenti le riflessioni filosofiche, metafisiche a volte puramente soggettive che traslano il pensiero dell'autrice in una dimensione inedita e ammantata da una comicità genuina e frizzante. L'intento dell'autrice non è quello di sensibilizzare i suoi lettori con la propria esperienza lavorativa presso le pompe funebri e tanto meno esibire un carosello di nozioni e accorgimenti accademici, bensì è quello di restituire alla morte una dimensione “normalizzata” e di svincolarla dai tabù e dai traumi del dolore.

Crediti © Caitlin Doughty

Facendo questo l'autrice pesca da varie culture e sotto-culture, esplora attraverso lo spazio e il tempo, toccando gli eventi della storia  medievale fino a quelli più recenti, senza mai eccedere nell'erudizione tediosa. Il nostro immaginario viene analizzato chirurgicamente, come sul tavolo dell'autopsia. Vengono cicatrizzate aneddotiche erronee e colmate lacune essenziali. Passando dalla tassidermia alla mummificazione egiziana, alle riflessioni buddhiste al vitalismo del super-uomo fino al negativismo di Cioran e al suicidio della ragione, il percorso mnemonico e culturale di Caitlin Doughty è magnetico e scritto con una leggerezza senza pari. Di questa autrice esigo un romanzo, un saggio, una serie TV. Qualsiasi cosa! Fumo negli occhi è una lettura esplosiva che soddisfa l'apparato cerebrale e l'animo. Assolutamente unico.

fumo negli occhi
Foto di Skitterphoto

Dark Star Oliver Langmead

Dark Star, il futuro in pentametri giambici

Oliver Langmead si erge a cantore di una neo-epica moderna, tra futurologia e primordiale potenza della poesia

Langmead arriva in Italia con puro sperimentalismo, giusto  per evidenziare ancora i coraggiosi  azzardi editoriali (sempre ben ripagati) di Carbonio Editore. Dark Star non è solo un romanzo bensì un contro-canto epico di una fantascienza sporca e nebulosa, ammantata da caligine cosmica ed esistenziale. In parole povere, Dark Star è un poema  in pentametri giambici, il metro classico dell'alta poesia inglese, e fonde istanze dantesche alla sensibilità  tragica del moderno storytelling noir e fantascientifico.

Langmead infatti tratteggia un suo personale inferno urbano, Vox, con il cielo assediato dall'eterna notte della Dark Star. Sullo sfondo, come tenebre striscianti, gli esseri umani di un futuro oscuro e  agonizzante, quasi profetizzato dalle incisioni di William Blake. Pentametri giambici al servizio del futuro e di una fantascienza post-elisabettiana e punk rock. Blade Runner incontra Samuel Coleridge.

 

La copertina di Dark Star di Oliver Langmead, tradotto da Nicola Manuppelli e pubblicato da Carbonio Editore nella collana Cielo Stellato

La trama si snoda attraverso i classici topoi del noir, omicidi, scontri tra potenti fazioni che detengono le redini della città di Vox, uso di sostanze stupefacenti come il Prometeo.  Prometeo titano della libertà e dell'ingegno umano diventa ente schiavista a cui l'umanità si aggrappa per sopravvivere nell'ombra di un sole ormai remoto; sepolto in miti antichi quanto il ratto d'Europa.  Prometeo droga dorata, liquida, linfa di sole che scava nelle vene di fantasmi umanoidi.

Dante e Virgil, archetipi corrotti e super-umani dei due sommi poeti che ascendono dall'inferno al purgatorio. Dante e Virgil, poliziotti disillusi in un città massacrata da tiranni corrotti e criminalità dilagante.

Il tutto è narrato con una voce superba, remota e distante come l'eco di un dio minore che piange dal suo simulacro ligneo. Dark Star è una sintesi tra fantascienza, noir e detective story, il risultato è un avvincente  tessuto  poetico che sfocia in una prosopopea moderna che racconta la solitudine eterna dell'uomo.

Infine, la dicotomia finale. Lo scontro tra le tenebre  e la luce.

Nessuno vincerà, per l'eterno equilibrio dell'immobile dannazione umana.

 

Dark Star Oliver Langmead
Foto di Lumina Obscura

Dark Star,  con Oliver Langmead

Dante e Virgilio, due maestri della letteratura e della Divina Commedia sono dispersi in nuovo inferno urbano, Vox. Che splendida idea, puoi dirci di più sulla genesi di Dark Star?

Questo è molto gentile da parte tua! Penso che Dark Star sia un'amalgama di diverse influenze. Ovviamente, ci sono Virgilio e Dante, insieme i principali personaggi della Divina Commedia e i grandi poeti della tradizione epica, ma io devo anche citare Milton, da ciò si evince la grande influenza del Paradiso perduto sulla metrica. Il libro è un noir, una detective story, che si ispira al padre del genere, Raymond Chandler e il suo detective Marlowe, ma anche a Sin City di Frank Miller, che è riuscito a catturare quel ritmo noir, ormai stereotipato, così magnificamente. E allo stesso modo, il libro è una storia investigativa di fantascienza, che può ricordare diversi lavori, come La Città e la Città di China Mieville, Altered Carbon di Richard K. Morgan e anche diversi film come Blade Runner e certamente Dark City. Da tutto questo, e molto altro, il libro è venuto alla luce.

Fantascienza, noir, detective story, tutto questo in pentametri giambici. Quanto è stato difficile usare questa metrica e che feedback hai ricevuto dal pubblico?

Scrivere in maniera efficace seguendo una metrica rigorosa è molto difficile, il che testimonia la grandezza di artisti come Virgilio, Dante e Milton, ma ha anche un notevole svantaggio: può essere molto monotono da leggere, perché ha un ritmo molto particolare. Volevo scrivere un poema epico per un pubblico contemporaneo, e per questo volevo renderlo molto leggibile, volevo scrivere un poema che invogliava a girare pagina e il metro è la chiave di volta di tutto ciò. Al posto del tradizionale schema metrico-ritmico ormai monotono nei lavori classici, ho optato di usare la voce della detective story in tinte noir, con i suoi codici di linguaggio perennemente mutevoli e riconoscibili. Ogni frase di Dark Star è lunga dieci sillabe come il pentametro giambico richiede, ma rinuncia ai rigidi piedi sillabici per qualcosa di molto più accessibile. Il feedback finora è stato meraviglioso, e ha superato di gran lunga le mie aspettative. La mia parte preferita, quando recensiscono il libro, è vedere quali versi vengono citati dal recensore, e ognuno ne seleziona di diversi!

Dark Star è un nuovo poema epico per la modernità?

Non credo di essere così audace da ambire a questo onore per il mio libro! Tutto quello che posso sperare per Dark Star è qualcosa di insolito, che può interessare i lettori che cercano di provare qualcosa un po' più sperimentale. Per quanto Dark Star sia una storia d'amore per l'epica, è anche una storia d'amore per il noir, e la fantascienza, e spererei che chiunque ami questi generi possa trovare qualcosa da amare in Dark Star.

Le ombre e la luce sono i veri protagonisti di questo noir claustrofobico, e dopo averlo letto non so se avere paura della luce o dell'oscurità

Penso che potresti aver ragione, Virgil è certamente l'incarnazione della sua città, con tutta la sua oscurità travolgente e fugaci scorci di luce. Alcuni lettori mi hanno detto che dopo aver finito Dark Star, hanno trovato un nuovo apprezzamento per il nostro meraviglioso sole luminoso! Qui, in Scozia, gli inverni si fanno molto bui, e ogni anno, quando i giorni cominciano ad allungarsi, mi ritrovo grato di non dover vivere nella notte perpetua di Vox. Detto questo - penso che sia un posto che mi piacerebbe visitare di nuovo, un giorno. La versione inglese del libro è stata pubblicata il giorno dell'eclissi solare, quindi forse tornerò a Vox in tempo per la prossima.

Dark Star Oliver Langmead
Foto © Oliver Langmead

Recensione Alternativa

Caligine.

Gli Spettri avanzano piangendo droga dorata

da occhi neri come Averni.

Vox, città di Dite in un futuro senza sole,

una Stella Oscura nel cielo  sfida

teorie eliocentriche elleniste e

modernità astronomiche.

Il sole è una tomba di ricordi celesti.

Profezie ed eclissi, in coppia fino alla fin

del mondo.

Prometeo, non titano della libertà,

ma piacere liquido che soffoca le vene,

semidio imprigionato in siringhe di plastica;

l'ago suda gocce gialle come albe dimenticate.

Vox, nuova Sodoma.

Virgilio, Dante, vecchi nomi per nuovi inferni.

Poeti che sputano bestemmie e sposano

pistole e distintivi.

Loro, i messia di questa Sin City

che luccica nell'ombra di un cielo

di Blade Runner.

Detective disillusi,

omicidi e corruzione.

Caligine,

Vox ha perso uno dei suoi Cuori

un'apocalisse di luce sorgerà

e nella notte eterna

tra le onde dello Stige

farà capolino il Bianco.

John Milton, ecco il Paradiso Perduto,

guarda i tuoi eredi oscuri

perduti nel pentametro giambico

di un poeta delle Highlands;

impuro figlio di Wordsworth

Oliver Langmead,

cantore della neo epica

claustrofobica.

Fantascienza,

noir,

cos'è Dark Star?

Se non il riflesso dei

giorni

di un futuro

passato.

Il libro recensito è stato cortesemente fornito dalla casa editrice.


arrivo delle missive Aliya Whiteley

L'arrivo delle missive: fantascienza dell'incanto con Aliya Whiteley

Ogni volta che parlo di bei libri spesso parlo dei titoli di Carbonio Editore, e oggi torniamo alla fantascienza, firmata Aliya Whiteley, con L'arrivo delle missive

Siamo nell'Inghilterra di epoca post-vittoriana, ai tempi del regno di Giorgio V, reduce della Prima Guerra Mondiale. In un piccolo paradiso rurale, tipico “quadretto” della campagna inglese, una storia di atipica distopia prende vita dalla voce della giovanissima protagonista Shirley Fearn. La storia è lentamente costruita sulle pulsioni di Shirley, ragazza testarda, agguerrita e innamoratissima del signor Tiller, e succube di una società patriarcale e conformista.

Un amore sbagliato - data anche la differenza d'età -  , non sempre ricambiato, funge come da motore per mettere in atto le strane vicende che la Whiteley tratteggia con una delicatezza tale da ricordare un romanzo inglese ottocentesco. Il signor Tiller invece è innamorato della giustizia, del senso civico e del dovere morale, ideali che propugna e che porta avanti con una tempra tale da ignorare tutte le altre persone; anzi l'umanità sembra qualcosa da manipolare e controllare per Tiller.

In realtà Tiller nasconde un grande segreto, proprio sotto la sua aurea da inglese perfetto, sulla sua pelle c'è una ferita. Una ferita davvero, davvero unica di cui tutto il paese vocifera. La particolarità dello scritto della Whiteley è di incarnare la bellezza idilliaca dei femen romance e fonderla all'intelligenza riflessiva dei lavori di speculative fiction che ricordano i capolavori di Margaret Atwood.

Assistiamo a un romanzo che unisce la rivalsa femminista, lo spirito di ribellione adolescenziale all'apocalisse fantascientifica e che conferma l'autrice come una delle penne più originali del panorama della letteratura di genere, degna erede anche degli autori cardine della letteratura inglese; i parallelismi a Jane Austen, alle sorelle Brontë o a James Joyce infatti sono d'obbligo perchè la Whiteley è capace di creare una piccola epopea britannica che trascende il realismo e che diventa effige di una fantascienza sobria, intrigante e magnetica.

Autrice da tenere d'occhio, un po' come il personaggio di Shirley che una volta diventata donna non può far altro che prendere le redini del proprio destino e autodeterminarsi.
Tornando a Tiller, apprendiamo che nel suo corpo si nasconde una creatura aliena che gli trasmette il dono della preveggenza ed è in contatto con la signorina Fearn attraverso delle missive. La fantascienza della Whiteley si macchia di weird incantato e non è connotata da una tecnocrazia asfissiante, una vera boccata d'aria fresca in un panorama cristallizzato nei soliti cliché.

arrivo delle missive Aliya Whiteley
Il romanzo L'arrivo delle missive di Aliya Whiteley, pubblicato da Carbonio Editore nella collana Cielo stellato, nella traduzione di Olimpia Tellero

 

Il libro recensito è stato cortesemente fornito dalla casa editrice.