Dostoevskij Il Giocatore

Come e perché Fëdor Dostoevskij scrisse Il Giocatore

Come e perché Fëdor Dostoevskij scrisse Il Giocatore

Nel 1821, sono nati tre scrittori straordinari, che hanno modificato per sempre la letteratura europea, se non mondiale, e che hanno il grande merito di aver introdotto in modi squisitamente diversi la modernità, il progresso, le trasformazioni dell’epoca nella letteratura, senza restare ancorati ad un passato idilliaco, come molti dei contemporanei.

Ed è incredibile che Paul Verlaine, in una delle sue poesie più belle rimpiangesse le molteplici occasioni perdute e i tanti poeti vissuti prima di lui, scrivendo nell’epilogo che ormai fosse inutile per un poeta continuare a scrivere, perché «tutto è bevuto, tutto è mangiato, più nulla da dire!». Eppure, negli stessi anni, nella stessa città, Charles Baudelaire riusciva a fare l’esatto contrario. E con lui, seppur nell’ambito del romanzo, Gustave Flaubert e Fëdor Dostoevskij.

Fëdor Dostoevskij. Foto di N. A. Lorenkovich (1878), in pubblico dominio

Non possiamo che immaginare cosa significasse essere amici di Flaubert ed essere invitati a casa sua per sentir leggere i suoi scritti. O essere stati marinai quella volta in cui Baudelaire volle raggiungere l’India per mare. E chissà, chissà, come si saranno sentiti i primi lettori di Dostoevskij. Persone certamente fortunatissime, che avevano il gusto di ritenere quello scalmanato scrittore, russo di nascita e di pensiero, un’autentica manna dal cielo.

E noi, curiosi discendenti di questa gioviale stirpe, ci ritroviamo in una posizione assai simile, ogni qual volta prendiamo dallo scaffale Il Giocatore - un libro meno conosciuto di Delitto e Castigo o dei Fratelli Karamazov - e lo sfogliamo, curiosi. Prima di leggerlo (o rileggerlo) e stupirci della sua silenziosa grandezza e della sua piacevole narrazione, è meglio premettere tutta la storia che è legata al genio di chi l’ha scritto. E come i suoi coetanei francesi, Dostoevskij si è ispirato nella stesura di questo romanzo alle sue vicende private e al suo disperato amore per il gioco d'azzardo.

Non c'è da stupirsi se un uomo, con la fortuna di essere un grande scrittore - costretto a trovarsi di che vivere non appena maggiorenne, per la morte sofferta della madre, malata di tisi, e quella improvvisa del padre, assassinato dai suoi stessi contadini - vedesse nel gioco l'occasione di un guadagno improvviso, l'opportunità di cambiare la propria vita e sviluppasse, col tempo, una passione per il rischio e per l'odiosa dea bendata tale da fargli dimenticare quanto fosse odioso non mangiare per giorni. 

Lo studio di Dostoevskij a San Pietroburgo, fu in questa città che completò Il Giocatore. Foto di ignoto dal libro Letters to Friends and Family, Chatto and Windus (1914), in pubblico dominio

Non sorprende, quindi, che Il Giocatore sia stato realizzato per pura necessità, in un mesetto, fra la scrittura di Delitto e Castigo (a parer suo assai più degno delle sue fatiche e del suo tempo) e il lavoro cui era costretto dedicarsi, contrariamente a suoi coetanei francesi. Infatti, Dostoevskij nasce povero, infelice e perseguitato dalla sfortuna, ma con la capacità dei mascalzoni dickensiani di salvarsi sempre in calcio d’angolo. Eppure, spesso il nostro beniamino si lamentava con gli amici dicendo che avrebbe tanto gradito poter lavorare in pace sui suoi libri, senza il patema d'animo e le paturnie che spesso lo affliggevano. Ma quand'era immerso nella tranquillità, non scriveva affatto e immaginava piuttosto in che modo infrangere la tanto agognata quiete. E perciò, solo quando si rimetteva nei guai, riusciva a scrivere, con il mondo in rivolta, i debiti in costante aumento e i creditori alle calcagna, per soldi che aveva già speso e libri promessi, già venduti e non ancora intrapresi. 

Per un pelo evitò la condanna a morte nel dicembre 1849, e nello stesso modo mantenne il diritto d’autore sui romanzi che, altrimenti, avrebbero portato il nome dell’editore Fëdor Stellovskij. Un uomo che aveva ben compreso la natura di Dostoevskij che, una volta intascata la ricompensa, se ne andava giocando alla roulette o spendeva tutto il qualche locanda. Allora, Stellovskij fece firmare un contratto a Dostoevskij, nel quale, tra le clausole, era riportato che se non avesse consegnato un romanzo di 12 fogli di stampa, corrispondenti a circa 190 pagine, entro il primo novembre 1866, l’editore si sarebbe appropriato di tutte le sue opere.

Erano i primi di ottobre quando, senza soldi e speranze, Dostoevskij si ricordò di quella spiacevole clausola. Gli amici si offrirono di aiutarlo, scrivendo al suo posto la storia, ma il nostro orgoglioso scrittore si oppose: non poteva mettere la firma su roba scritta da altri. La soluzione era trovare una dattilografa che, sotto dettatura, scrivesse. Si dà il caso che questa stenografa, la ventenne Anna Grigor’evna Snitkina, diverrà la sua seconda moglie. I due si misero a lavorare come pazzi e, non potendo permettersi pause, la ragazza si stabilì a casa del quarantenne. Lui dettava e lei scriveva sulla macchina da scrivere e, mentre lei correggeva o trascriveva qualche pagina, Dostoevskij si dedicava al suo Delitto e Castigo, intanto pubblicato a puntate sul “Messaggero Russo”, giornale assai in voga a quei tempi. Il Giocatore era proprio il misterioso romanzo di 12 fogli di stampa, dettato in fretta e furia, tra una pagina e l’altra di un romanzo più autorevole. 

Finirono la sera del 29 ottobre e il 30 Dostoevskij lo rilesse e corresse qua e là, dirigendosi l’indomani a casa di Stellovskij. Eppure, l’editore non era nella sua sontuosa villa, a causa di un viaggio di lavoro. Fëdor si diresse, allora, in casa editrice e nessuno volle accettargli il romanzo, perché non sapevano niente di questa consegna e non volevano prendersi responsabilità. Qualcuno ritiene che avessero avuto delle precise indicazioni dall’editore capo, deciso a tenersi tutti i romanzi del nostro russo preferito. Allora, Dostoevskij lasciò tutto al commissariato di polizia, che provvide a inviare il pacco all’editore giusto in tempo e a lasciare allo scrittore una ricevuta di consegna. Il diritto d’autore era salvo e Anna e Fëdor si sposarono felicemente meno di un anno dopo.

Il successo de Il Giocatore fu straordinario e insperato, tanto che vi fu un esponenziale aumento dei giocatori di azzardo, rapiti dalle prodezze di Aleksej Ivanovic, dal suo amore destabilizzante per l’altezzosa Paolina e da quei fatti autobiografici, inseriti nel romanzo, forse il più rivelatore della personalità di Dostoevskij. Una storia incredibile, legata ad una di quelle famiglie nobili sull’orlo del tracollo finanziario, che si aggrappano all’eredità di un’anziana signora che non vuole proprio morire. Una storia piena di ironia, divertente come tutta la corsa che è dietro la sua creazione e che ha, inoltre, uno dei finali più belli della storia della letteratura: un invito alla speranza che tutto da un momento all’altro possa volgere al meglio e che “domani, domani finirà tutto!”. Un augurio, lettori, che non può non fare a noi, fortunati posteri, quel disgraziato e immortale Dostoevskij.

Il Giocatore Fëdor Dostoevskij
La prima edizione del romanzo Il Giocatore di Fëdor Dostoevskij. Immagine in pubblico dominio

Riferimenti bibliografici: 

Vladimir Soloviòf, Tre discorsi in memoria di F. Dostoevskij, Quaderni di Bilychinis, Roma 1923.  

György Lukács, Dostoevskij, a cura di Michele Cometa, SE, Milano 2000.

Sergio Givone, Dostoevskij e la filosofia, Laterza, Roma-Bari 2006.

Fëdor Dostoevskij, Il Giocatore, introduzione di Antonio Pennacchi, traduzione di Bruno Del Re, La Biblioteca di Repubblica, Roma 2011.

Fëdor Dostoevskij, Lettere sulla creatività, Feltrinelli, Milano 2017.


"Il Corvo e tutte le poesie" di Edgar Allan Poe: maestoso romanticismo dark

Il Corvo e tutte le poesie di Edgar Allan Poe
Il maestoso romanticismo dark

Il Corvo e tutte le poesie Edgar Allan PoeGià nel saggio Supernatural Horror in Literature del 1927 il solitario di Providence Howard Phillips Lovecraft elogiava il coraggio narrativo e culturale di Edgar Allan Poe (1809-1849), anima dannata perennemente ispirata dalle sfere oscure dell'ignoto. De facto il famoso creatore del pantheon dei Grandi Antichi vide in Poe un'evoluzione matura del romanticismo macabro, troppo avviluppato nel vivere orrori e ignorando la fascinazione di piani labirintici pesantemente forgiati dalle più convulse turbe psicologiche. Poe distrugge le convenzioni letterarie e porta l'oscurità oltre le sfere del reale, non si limita ad essere un pallido incantatore di mostri o lucido scrittore di scene di sangue bensì si staglia in mondi onirici e si fa inghiottire dal morso della bestia. La mente umana.

Poe fu de-costruttore del vuoto moralismo americano di stampo trascendentalista e positivista, portato avanti da sofisti del suo tempo che credevano di avere in tasca le chiavi per comprendere l'animo umano e ammansirlo fino a rendere ogni uomo un cittadino del mondo e della ragione. L'autore di The Raven spoglia i suoi scritti di vani tentativi pedagogici e didascalici e crea una repulsiva attrazione per il male, forza primordiale che si annida in ogni essere vivente. La prosa dello scrittore americano è talvolta sfarzosa e ricca di elementi ornamentali, quasi a modo di ricordare le decorazioni artistiche delle moschee islamiche senza rinunciare alla viscerale teatralità dell'orrore. Suoi infatti sono i racconti del grottesco e dell'arabesco, figli di tendenze artistiche metabolizzate dall'ingegno del poeta. La sua prosa sarà in seguito particolarmente apprezzata da Lord Dunsany, Clark Ashton Smith e ovviamente da HPL, tra i suoi contemporanei Charles Baudelaire (uno degli “scopritori europei di Poe”) si complimentò con Poe per la sua capacità poetica.

Di recente l'opera poetica di Poe è tornata a riscuotere l'attenzione del pubblico italiano tramite l'edizione Il Corvo e tutte le poesie edita per Independent Legions Publishing (casa editrice specializzata nell'horror, nel gotico e nel dark/weird fantasy). Tale edizione che qui viene presentata è ricca di contenuti di pregio, dalla carta con una grammatura di qualità alle famose pagine nere che presentano le rivisitazioni poetiche di Alessandro Manzetti (Editore della Independent Legions Publishing, scrittore, traduttore e poeta dark, unico italiano a vincere il Bram Stoker Award e l'Elgin Award, in Italia scrive anche con lo pseudonimo Caleb Battiago) e Linda D. Addison (anche lei scrittrice e poetessa dark-weird vincitrice del Bram Stoker Award). Inoltre il volume è corredato dalle gothic-barocche (ossimoro artistico ma ugualmente meraviglioso) illustrazioni del fumettista Stefano Cardoselli. Il volume è in brossura con alette ma ha una stupenda cover di Wendy Saber Core che con magnetico terrore conquista il cuore di ogni lettore. L'edizione non presenta un apparato critico: questo non è un sintomo di non inefficienza da parte dell'editore perché a bilanciare tale voluta assenza si creano ben 4 interpretazioni liberamente ispirate dall'opus di Poe da parte dei poeti Manzetti-Addison, che nei paesi di lingua inglese riscuotono in continuazione svariati apprezzamenti. Il volume offre l'opportunità di conoscere il Poe poeta, il quale considerava la poesia come una creatura sacra e divoratrice del mondo. Anzi non vedeva la poesia come una cura alla Grande Malattia dell'umanità ma come un sintomo. La poesia è il genere estremo, è esorcismo estetico che depaupera l'universo dalla sua verità assoluta. La poesia risponde agli interrogativi, ma crea altri dubbi. Paradossalmente esatto.

La musicalità teatrale di Poe si riflette nella sua prosa fulgida e tetra ma scardina anche gli orpelli di luce della poesia portando il versificare sulle vette dell'ignoto. La poesia muta in musica ancestrale, si sfalda in nuove simmetrie corrotte che tendono all'indefinito. E tocca al lettore raccogliere i cocci di questo destinato tramutato in versi,e cogliere i significati che sa scorgere.

Il Corvo e tutte le poesie Edgar Allan Poe

Tutte le foto dell'edizione Independent Legions Publishing del libro Il Corvo e tutte le poesie di Edgar Allan Poe sono di Cristiano Saccoccia