tommaso lisa

Memorie dal sottobosco di Tommaso Lisa

Uno dei libri più strani e atipici del mio 2021 e sicuramente una delle letture più sorprendenti. Parlo di Memorie dal sottobosco di Tommaso Lisa, edito da una realtà culturale davvero interessante come Exòrma Edizioni, per la collana Scritti Traversi.

Difficile incasellare il titolo in questione in una griglia valutativa e di codificazione, forse basta dire che il libro di Tommaso Lisa è in bilico tra il memoir e la autofiction, ma soprattutto abbraccia con uno stile personalissimo e ispirato (con piglio saggistico) il mondo degli insetti. Lisa ci accompagna in un viaggio nel suo subworld entomologico, un pellegrinaggio caleidoscopico attraverso i luoghi della memoria; un continuo fluttuare in una galassia primigenia fatta di Tenebrionidi, coleotteri misteriosi dei funghi.

tommaso lisa
Foto di adege

Lisa è un demiurgo degli spazi interiori, tellurico e sotterraneo, un esploratore di profondità arcane e misteriche. Le sue ricerche sul mondo degli insetti, in particolare del nostro protagonista Diaperis boleti, si connaturano di vedute filosofiche di caratura introspettiva ma anche empirica, come se Lisa fosse un antico naturalista che cerca di far convivere la scienza con le sue sorelle umanistiche. E ci riesce benissimo.

Diaperis boleti, foto di Didier Descouens, CC BY-SA 3.0

Tommaso Lisa è un nuovo Dostoevskji che sonda il sottosuolo/sottobosco alla ricerca non solo delle 350mila specie di coleotteri, di cui si fa apologeta e divulgatore, ma di un vitalismo silenzioso e appartato come se la natura diventasse eremita della propria condizione. L'autore unisce razionalità e confusione, voli pindarici e dati scientifici, crea un'osmosi del contatto con i coleotteri a dir poco originale e ci spinge a riflettere sul significato profondo dello studio dei microcosmi. Un libro incantevole e di ampio respiro, che rinnova seriamente un panorama editoriale asettico e scoraggiante.

Tommaso Lisa Memorie del sottobosco
La copertina del libro di Tommaso Lisa, Memorie dal sottobosco. Un coleottero dei funghi, pubblicato da Exòrma Edizioni (2021) nella collana Scritti Traversi

Il libro recensito è stato cortesemente fornito dalla casa editrice.


Africa: caccia con frecce avvelenate presso i popoli San

2 Febbraio 2016

Coleotteri per le frecce avvelenate usati dalle popolazioni San e loro piante ospiti (foto: CS Chaboo, se non indicato diversamente). 2 Diamphidia nigroornata Ståhl (=D. simplex Péringuey, =D. locusta Fairmaire), Namibia (Chrysomelidae) 3 Polyclada sp. (Chrysomelidae) 4 Blepharida sp., Kenya (foto: C Smith, USNM) 5 Lebistina sp. (Carabidae) 6 Diamphidia femoralis (sopra) e il suo nemico predatore-parassitoide, Lebistina (sotto), su pianta di Commiphora nel Sud Africa (foto: K Ober) 7 Lebistina sanguinea (Boheman) coleottero adulto su pianta di Commiphora in Sud Africa (foto: E. Grobbelaar, SANC, ARC-PPRI).
Coleotteri per le frecce avvelenate usati dalle popolazioni San e loro piante ospiti (foto: CS Chaboo, se non indicato diversamente). 2 Diamphidia nigroornata Ståhl (=D. simplex Péringuey, =D. locusta Fairmaire), Namibia (Chrysomelidae) 3 Polyclada sp. (Chrysomelidae) 4 Blepharida sp., Kenya (foto: C Smith, USNM) 5 Lebistina sp. (Carabidae) 6 Diamphidia femoralis (sopra) e il suo nemico predatore-parassitoide, Lebistina (sotto), su pianta di Commiphora nel Sud Africa (foto: K Ober) 7 Lebistina sanguinea (Boheman) coleottero adulto su pianta di Commiphora in Sud Africa (foto: E. Grobbelaar, SANC, ARC-PPRI).

È noto da tempo l'utilizzo di frecce avvelenate da parte di popoli africani, per secoli. L'argomento lo si ritrova in testi di entomologia, chimica, antropologia.
Uno studio approfondito ha ora preso in considerazione questa tecnica presso i popoli San (anche noti come Boscimani, Saan o Basarwa). Si tratta in particolare di nove nazioni San in Botswana e Namibia: G|​ui, G||ana, G||​olo, Hai||on, Ju’|hoansi, Kua, Naro, Tsila e Xao-ǁ’aen. I San sono cacciatori raccoglitori tradizionali, e questo li pone in una posizione centrale per la storia dell'umanità, oltre che per molti studi di antropologia.
Alcune informazioni vengono da resoconti del Settecento, nei quali i fatti si mescolano a molte affermazioni poco credibili. La caccia con l'arco appare nelle pitture rupestri, ma non è chiaro da quando si sia cominciato ad utilizzare i veleni: gli studiosi suppongono questo sia avvenuto molto presto.
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