Domus Aventino. Così il colle scopre una ricca area archeologica

La Domus Aventino, così Roma scopre una ricca area archeologica in uno dei luoghi ancora poco conosciuti della città.

La storia del colle Aventino, ricordato dalle fonti per la sua natura aspra, arriva fino ai primordi dell’origine di Roma e deve la sua fortuna proprio alla peculiare morfologia di roccaforte ricca di risorse idriche nel sottosuolo. E ricca è anche la sua stratigrafia archeologica con indagini che, a seguito del cambiamento di destinazione d’uso degli edifici della Banca Nazionale del Lavoro, hanno interessato l’area dal 2014 al 2018.

Domus Aventino. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma
Domus Aventino. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma

Lo scavo ha intercettato resti di un muro in blocchi databile all’VIII secolo a.C., cioè quando Roma veniva “fondata”; forse un apprestamento militare, forse la fondazione di una torre di guardia, edificata tra VI e III secolo a.C., quando Roma comincia a dotarsi di imponenti mura difensive a guardia del territorio urbano. Ancora un altro imponente lavoro lo si data alla fine del III secolo a.C. con la sistemazione del pianoro e la realizzazione di una grande colmata di terra e detriti che serve a rialzare la quota del terreno, attenuandone così l’originaria asperità. Ma arriviamo al II secolo a.C. quando un’imponente muratura di sostruzione in opera incerta segna un diverso riutilizzo dell’area.

Domus Aventino. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma
Domus Aventino. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma

L’Aventino da luogo prettamente designato a scopo difensivo diventa un nuovo quartiere residenziale privato, probabilmente grazie ad un nuovo mutato benessere economico e ad una rinnovata pax diffusa. Nasce così un complesso residenziale prestigioso con una stratificazione che arriva al III secolo d.C. e che ha visto mutare proprietà, estetica e soprattutto funzioni.

Domus Aventino. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma
Domus Aventino. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma

Ma andiamo con ordine. L’imponente domus originaria aveva aree destinate alla notte e al giorno, aree per la conservazione delle derrate alimentari e aree verdi con efficaci sistemi di stoccaggio delle acque; tutte aree concentrate in uno spazio limitato per lo più adattate anche alla difficile orografia che ne caratterizza l’Aventino. Lo scavo archeologico ne racconta la storia nell’arco di due secoli con ben sei livelli pavimentali messi in luce a testimonianza di grandi rifacimenti avvenuti nella domus nel corso dei secoli.

Domus Aventino. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma
Domus Aventino. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma

L’accurato studio dei materiali rinvenuti, ha così permesso di stabilire come al cambio generazionale i nuovi padroni mettessero mano alla riorganizzazione degli ambienti e ad una generale ristrutturazione della domus, seguendo la moda del tempo e adattando la dimora a nuove necessità e funzionalità. La fase più antica si data alla fine del I secolo a.C., testimoniata dal ritrovamento di un mosaico a tessere bianche e nere ad esagoni e da un piano in cementizio bianco punteggiato da dadi neri.

Domus Aventino. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma
Domus Aventino. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma

Seguono altre stratigrafie pavimentarie ma, di particolare prestigio, sembra essere un lacerto musivo con iscrizione databile agli anni dell’impero di Traiano (98-117 d.C.) che risulta frammentario a causa del reimpiego delle tessere in successive trasformazioni. L’iscrizione ricorda che la pavimentazione fu a carico di tre personaggi appartenenti ad un collegium con sede pubblica in quella parte della domus.

Domus Aventino. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma
Domus Aventino. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma

Come le pagine di un libro che si sfogliano, si susseguono ancora altri strati di pavimentazioni: mosaici in tessere bianche e nere di epoca adrianea (117-138 d.C.) con eleganti motivi geometrici di cui uno in buono stato lasciato a vista nell’area archeologica ed ancora altri cinque rivestimenti di età antonina (150-175 d.C.) senza dubbio tra i più rappresentativi dell’intero contesto. La vivace policromia così anche l’importante estensione fanno pensare sicuramente ad una committenza di alto prestigio, riconducibile all’ambiente commerciale vista la prossimità con l’Emporium tiberino.

Domus Aventino. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma
Domus Aventino. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma

Dal punto di vista tecnico, una eccezionale rarità è data da una particolare tecnica utilizzata nella fase costruttiva di età antonina: il nucleo dei muri fu messo in opera non nella tradizionale gettata in conglomerato cementizio ma con la tecnica del pisè, cioè in terra battuta facendo quindi di questi rinvenimenti archeologici un esempio di straordinaria rilevanza architettonica.

Di cosa avvenne nell’area tra la fine del II secolo d.C. e gli inizi del III d.C. lo si può leggere sulla superficie dei pavimenti; una deformazione ne aveva modificato l’assetto, probabilmente a seguito di un cedimento del terreno che ne determinò in seguito anche l’abbandono. Le cause possono essere ricondotte allo sprofondamento di gallerie sotterrane per l’estrazione di materiali da costruzione che già in tempi precedenti avevano provocato problemi di statica.

Domus Aventino. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma
Domus Aventino. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma

Questi importanti lavori di scavo hanno quindi creato i giusti presupposti per interventi più ampi di conservazione e tutela attraverso un rigoroso lavoro di distacco coordinato dalla Soprintendenza Speciale di Roma ma anche la valutazione della creazione di un progetto più ampio di ricollocamento in loco dei reperti con la creazione di un inedito puzzle archeologico che racchiude e valorizza questa straordinaria testimonianza dello splendore di Roma. Così, grazie al sostegno finanziario di BNP Paribas RE è stato creato un apposito spazio nei sotterranei del moderno complesso residenziale di Piazza Albania che ha cercato di superare gli schemi classici di una semplice musealizzazione di un bene archeologico.

Domus Aventino. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma
Domus Aventino. Foto: Soprintendenza Speciale di Roma

Nasce con questi intenti la “Scatola archeologica della Domus Aventino” dove archeologia, architettura e tecnologia danno origine al primo sito archeologico all’interno di un complesso residenziale privato che presto sarà regolarmente aperto alle visite. Al progetto, per la parte multimediale hanno partecipato anche Piero Angela e Paco Lanciano che con la loro lunga esperienza divulgativa hanno dato un contributo prestigioso alla comunicazione di uno scrigno archeologico dove i reperti saranno presentati così come trovati dagli archeologi in una zona, quella dell’Aventino, ancora poco nota al grande pubblico.

Domus Aventino, Foto: Soprintendenza Speciale di Roma


Circo Maximo Experience

A Roma, la nuova Circo Maximo Experience

Dal 23 maggio 2019, il patrimonio culturale di Roma si arricchisce di una nuova, coinvolgente esperienza: la Circo Maximo Experience.

Circo Maximo ExperienceLa Circo Maximo Experience rappresenta un progetto all’avanguardia, che implementa tecnologie interattive di visualizzazione mai realizzate prima in un’area all’aperto di così ampie dimensioni. Attraverso un percorso di visita immersiva, indossando gli appositi visori (Zeiss VR One Plus accoppiati con smartphone di tipo iPhone e sistemi auricolari stereofonici), sarà possibile visitare, per la prima volta, il Circo Massimo in tutte le sue fasi storiche: dalla semplice e prima costruzione in legno, ai fasti dell’età imperiale, dal medioevo fino ai primi decenni del Novecento.

Circo Maximo ExperienceLa tecnologia utilizzata permetterà al visitatore di immergersi totalmente nella sua storia con la visione delle ricostruzioni architettoniche e paesaggistiche durante i diversi periodi. Sarà possibile vedere l’antica Valle Murcia arricchirsi di costruzioni, passeggiare nel Circo tra le botteghe del tempo, assistere a una emozionante corsa di quadrighe tra urla di incitamento e capovolgimenti di carri, fino a restare senza fiato di fronte all’imponente Arco di Tito, alto circa venti metri, ricostruito in realtà aumentata e in scala reale, davanti ai propri occhi. Ad impreziosire ulteriormente la cura dei dettagli, le voci narranti in lingua italiana sono quelle degli attori Claudio Santamaria e Iaia Forte.

Il percorso itinerante, della durata di circa 40 minuti, è disponibile anche in inglese, francese, tedesco, spagnolo e russo e sarà eccezionalmente fruibile nelle diverse ore del giorno: l’applicazione è stata infatti concepita per poter funzionare indipendentemente dalle variazioni di illuminazione giornaliere. Inoltre, sarà fruibile anche dalle persone con disabilità motoria. In caso di visitatori di età inferiore ai 13 anni, l’utilizzo dei visori verrà consentito solo presentando una liberatoria firmata dai genitori.

Il percorso di visita si articola in 8 tappe, tra cui:

 

  • la Valle Murcia, situata tra il colle Palatino e il colle Aventino, fortemente legata alle origini della città eterna (è qui che ha avuto luogo il famoso Ratto delle Sabine), luogo d’incontro e scambio tra le popolazioni, nonché sede di moltissimi culti: qui si svolgevano riti propiziatori per la fertilità dei campi. In età règia, la valle subì alcune trasformazioni, soprattutto a opera degli ultimi re di Roma, i Tarquini, che allestirono l’intera area con le prime file di sedili in legno. Con lo sviluppo della città e la maggiore importanza acquisita dalle manifestazioni pubbliche, lo spazio delle corse si arricchì di elementi funzionali come i Càrceres, cioè gli stalli di partenza dei carri, e gli spalti che andarono gradualmente a espandersi, dando vita a quello che diventerà, in seguito, il più imponente edificio di spettacoli mai costruito, il Circo Massimo;

 

  • il Circo dal I secolo a.C. al I secolo d.C., ovvero da Giulio Cesare a Traiano. Sia Giulio Cesare che Augusto, per la prima volta concepirono il Circo come struttura monumentale e separata dagli altri edifici della Valle, dando il via alla costruzione di un complesso unico nel suo genere. Nel corso del I secolo d.C., il Circo fu oggetto di vari interventi voluti da tutti gli Imperatori che si succedettero. Internamente era suddiviso in tre settori: quello inferiore in muratura e gli altri due in legno. La presenza di sedili in legno in gran parte delle gradinate favorì spesso il divampare di incendi devastanti, come quello del 64 d.C. all’epoca di Nerone, che ebbe origine proprio da uno dei negozi che si trovavano nel Circo. All’inizio del I secolo, Traiano ricostruì l’edificio interamente in muratura. A questa fase appartengono le strutture ancora visibili;

 

  • l’Arco di Tito, dedicato nell’81 d.C. dal Senato e dal Popolo romano all’imperatore Flavio per celebrare la conquista di Gerusalemme, avvenuta nel 70 d.C. L’attraversamento dell’arco era parte fondamentale dei cortei trionfali in onore dei generali e degli imperatori vittoriosi. La processione aveva inizio dal Campo Marzio, entrava in parata nel Circo Massimo e, passando poi sotto l’Arco, si dirigeva al tempio di Giove Capitolino, sul Campidoglio. Alto circa 20 metri e a tre fornici, l’Arco era sormontato da una grande quadriga bronzea guidata dall’imperatore, simbolo di trionfo e vittoria;

 

  • il Circo in età medievale e moderna, poiché le ultime gare al suo interno si svolsero nella prima metà del VI secolo d.C. In seguito, l’area si riempì di sedimenti, e a partire dall’VIII secolo fu attraversata da diversi corsi d’acqua. Al XII secolo risale invece la costruzione della Torre della Moletta, edificio difensivo medievale. Nel Seicento, le pendici del colle Aventino furono occupate dal Cimitero degli Ebrei, i cui cipressi, ancor oggi, ne indicano l’antica localizzazione. In seguito, nel 1854, la Compagnia Anglo-Romana dell’Illuminazione a Gas realizzò il primo impianto di produzione del gas per l’illuminazione pubblica, che occupava circa due terzi dell’area. Nei primi decenni del Novecento, i Gazometri furono trasferiti e l’intera zona fu bonificata; tra il 1928 e il 1936 furono scavati, e in parte restaurati, alcuni settori dell’antico Circo, ma la presenza dell’acqua di falda non permise il completamento dell’opera. A partire dal 1936, l’area del Circo Massimo fu concessa al Partito Nazionale Fascista, che iniziò a utilizzarla come spazio espositivo, costruendovi imponenti padiglioni e realizzando anche un vero e proprio stabilimento balneare, costituito da tre piscine. Nel 1940, con l’inizio della guerra, queste costruzioni furono smantellate.

La Circo Maximo Experience si aggiunge ai diversi progetti di valorizzazione del patrimonio archeologico attraverso esperienze immersive e multimediali, promossi da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e realizzati con la collaborazione di Zètema Progetto Cultura. Si aggiunge infatti al progetto “Viaggi nell’antica Roma”, partito nel 2014 con il Foro di Augusto e ampliato nel 2015 con il Foro di Cesare, e al racconto in realtà aumentata e virtuale “L’Ara com’era”, partito nel 2016 al Museo dell’Ara Pacis. Per informazioni e prenotazioni, si raccomanda di visitare il sito web www.circomaximoexperience.it.

Circo Maximo Experience

Immagini della Circo Maximo Experience da Ufficio Stampa Zètema - Progetto Cultura