Domus aurea Raffaello

La Domus Aurea risplende con Raffaello

La Domus Aurea risplende con Raffaello

Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche

Parco colle Oppio, Via Serapide - rinviata a data da destinarsi

Raffaello Domus Aurea Laooconte
Georges Chedanne, Il Laocoonte nella Domus Aurea, Rouen, Musée des Beaux-Arts © DeAgostini Picture Library/Scala, Firenze

L’INCONTRO

I primi decenni del 1500 Raffaello scopriva l’impervia cavità del Colle Oppio che conduceva direttamente nel maestoso palazzo imperiale voluto da Nerone e realizzato tra il 65 e il 68 d.C., la Domus Aurea.

Già nel 1480 Pinturicchio e Filippino Lippi fecero strada a Raffaello nella discesa verso le resta della Villa neroniana sino ad allora invisibile, sommersa dalla coltre delle vestigia del successore Traiano. La terra riempì tutto e nelle viscere del Colle Oppio scese l’oblio, ma proprio la sabbia ha permesso la conservazione di tali reperti.

L’ignoto e l’oscurità di quegli ambienti lasciarono spazio a stupore e meraviglia alla vista delle decorazioni pittoriche parietali. La minuzia decorativa conservata nelle grotte venne approfondita negli studi di Raffaello, nel secondo decennio del Cinquecento, che ne interpretò gli stilemi e la composizione, forte delle sue competenze antiquarie. Solo successivamente queste sequenze di forme vegetali e animali presero il nome di “grottesche” e tornarono in voga nel Rinascimento.

L’INTERVENTO

Dall’accesso su via Serapide, attraversando la Galleria III, si inizia la discesa nelle viscere del Colle Oppio sino ad immergersi nella maestosità dell’Aula Ottagona. La progettazione dell'intervento, voluto dalla direttrice del Parco archeologico del Colosseo, Alfonsina Russo, è stato assegnato allo studio “Stefano Boeri Architetti”. Il professor Stefano Boeri - insieme al suo studio - è noto ai più per l'ideazione del Bosco Verticale a Milano, ma con le sue attività è ormai parte della storia dell'architettura.

Una passerella autoportante in lamiera d’acciaio nera si snoda leggera muovendosi tra le murature originarie e rievocando l’eleganza antica con un fine rivestimento in resina di tonalità bianca.

Si arriva accompagnati così, e da un progressivo attenuarsi dell’intensità della luce artificiale, nella sala Ottagona, come condotti nella discesa da leggerezza e minimalismo hi-tech.

L’ESITO O L’EFFETTO

Questa era il nucleo del settore orientale della Domus Aurea, arricchita come il resto del complesso, dalla preziosità dei materiali e resa leggendaria per la progettazione di un meccanismo unico e irrepetibile di rotazione del soffitto. Questo, costituito da lussuose lastre d’avorio mobili, destava meraviglia con un gioco di luci e una delicata caduta di petali, inebriando tutto lo spazio con essenze: un’esperienza magica assimilabile solo alla potenza di un Dio.

Questa sala intrisa di sapienza costruttiva e effetti immaginifici ospita non a caso la retrospettiva su Raffaello, e le fanno da cornice le cinque sale radiali con installazioni multimediali, dove verranno approfonditi la scoperta e lo studio delle grottesche. Inoltre saranno le opere del pittore urbinate ispirate proprio agli studi effettuati nella Domus.

Al centro della sala sarà visibile l’Atlante Farnese (prestito del Mann di Napoli) le cui costellazioni, raffigurate sul globo del titano, saranno riprodotte sulla volta, rievocando la rotazione dell’antica sala, come omaggio alla volontà di Nerone.

L’allestimento curato da Vincenzo Farinella, Alessandro D’Alessio e Stefano Borghini con la produzione di Electa, si avvale della maestria tecnologica dello studio di Interaction e Exhibit Design Dotdotdot.

Come indicato sul sito di Electa Mondadori, "nel rispetto delle misure precauzionali disposte dal Consiglio dei Ministri e dalle autorità competenti, a salvaguardia della salute e per un'esperienza gratificante di visita, le mostre Electa con apertura prevista nei mesi di marzo e aprile saranno posticipate a data da destinarsi."

Siamo tuttavia sicuri che quella che nel 1980 è stata definita patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, tornerà presto in auge con aperture quotidiane e con un nuovo percorso di visita.


Torna alla luce la Sala della Sfinge nella Domus Aurea

Roma continua a regalarci emozioni e sorprese che stupiscono per bellezza e importanza. Archeologi, architetti e i restauratori del Parco archeologico del Colosseo, dopo 2000 anni, si sono imbattuti in una scoperta che ha lasciato tutti senza parole. Nella Domus Aurea, la ricca e splendida residenza urbana dell’imperatore Nerone, torna alla luce una sala a cui è stato dato il nome, per via delle decorazioni presenti, di Sala della Sfinge. I tecnici, durante dei lavori sulla volta dell’ambiente 72 dell’edificio, si sono imbattuti in una grande apertura all’altezza della copertura e qui, rischiarando la volta con luci artificiali, sono apparse decorazioni inedite. Al di sotto, per tutta l’altezza, la sala risulta interrata già in epoca romana. Le pitture  ricoprono l’intera volta a botte e risultano in buono stato di conservazione.

Vista d'insieme della Sala della Sfinge. Crediti: Parco archeologico del Colosseo
Vista d'insieme della Sala della Sfinge. Crediti: Parco archeologico del Colosseo

Sul fondo bianco si vedono riquadri tracciati di rosso, contornati da linee color ocra con fasce dorate punteggiate da elementi vegetali e altre fasce curvilinee anch’esse dorate e rabescate.

Figurina armata con pantera dalla Sala della Sfinge. Crediti: Parco archeologico del Colosseo
Figurina armata con pantera dalla Sala della Sfinge. Crediti: Parco archeologico del Colosseo

La scoperta della Sala della Sfinge si inserisce nella strategia di ricerca scientifica che il Parco porta avanti ogni giorno contestualmente agli interventi di messa in sicurezza e restauro– ha spiegato Alfonsina Russo, direttore del Parco archeologico del Colosseo e ha concluso – rimasta nell’oscurità per quasi venti secoli, la Sala della Sfinge – così come l’abbiamo denominata – ci racconta le atmosfere degli anni del principato di Nerone”.

Centauro dalla Sala della Sfinge. Crediti: Parco archeologico del Colosseo
Centauro dalla Sala della Sfinge. Crediti: Parco archeologico del Colosseo

Emozionato anche il Funzionario responsabile della Domus Aurea Alessandro D’Alessio che commenta così l’evento: “Sogno e aspirazione ancestrale dell’archeologo (e non solo) – di matrice quantomeno letteraria, romanticamente immaginifica – la scoperta di un nuovo, sconosciuto ambiente antico, di uno spazio architettonico chiuso e “incontaminato” da mano e sguardi umani, splendidamente decorato e talvolta ricettacolo di oggetti preziosi, costituisce un evento che tanto raramente si verifica da appagarne appieno spirito di ricerca e sete di conoscenza. Alla Domus Aurea, ovvero in quel che oggi resta, sul Colle Oppio, dell’immensa residenza urbana che Nerone volle edificare dopo l’incendio del 64 d.C. (una tale circostanza potrebbe non destare particolare sorpresa, visto il numero delle sale e degli altri spazi noti e riccamente affrescati, che ammonta a oltre 150. Eppure la ventura e l’emozione di trovarsi di colpo, senza preavviso o indizio alcuno, davanti e dentro una stanza della Domus prima ignota, o di cui non v’era comunque memoria, rappresenta un’occasione anche qui straordinaria e appagante”.

Posizionamento su planimetria della nuova sala della Sfinge. Crediti: Parco archeologico del Colosseo
Posizionamento su planimetria della nuova sala della Sfinge. Crediti: Parco archeologico del Colosseo

Le figure che si stagliano sulla volta sono state dipinte in un’atmosfera rarefatta all’interno di eleganti riquadri: una nasce da un cespo vegetale armata di spada, faretra e scudo che combatte contro una pantera feroce; Centauri rampanti e figure di Pan, uno con lituo (bastone ricurvo), un altro con oggetti, forse strumenti musicali, fra le mani. All’esterno del perimetro, creature acquatiche stilizzate, reali o fantastiche, sembrano rincorrersi. Il tutto è attraversato da motivi vegetali: esili ghirlande e cespi che terminano in foglioline e steli di colore verde, giallo e rosso, festoni e forse frutti, compongono un paesaggio surreale popolato da uccellini ritratti in differenti pose.

Creature acquatiche dalla Sala della Sfinge. Crediti: Parco archeologico del Colosseo
Creature acquatiche dalla Sala della Sfinge. Crediti: Parco archeologico del Colosseo

Sulla lunetta di fondo della volta a botte, si staglia una tipica architettura immaginaria con le sue esili colonne su uno sfondo inesistente, sormontata da una patera d’oro da cui pende una mezza ghirlanda. Accanto, una muta e solitaria sfinge svetta sopra un elemento che fa pensare ad un bètilo (oggetto sacro di forma conica).

Le figure di carattere riempitivo, appaiono anche in altre sale e ambienti, come ad esempio nel Criptoportico 92.

Data appunto la posizione della stanza rispetto al più generale sistema planimetrico progettuale della Domus, sappiamo inoltre che questa decorazione neroniana venne stesa sulle superfici di un più antico ambiente, parte della sequenza di vani, solo in parte nota, che componevano un preesistente horreum (magazzino) di età claudia, e che vennero reinseriti, condizionandone il disegno in questo settore, nel padiglione dell’Oppio. Esso fu poi riempito e sepolto di terra probabilmente al tempo della costruzione delle Terme di Traiano, e in tale oscurità è rimasto per quasi venti secoli. La sua riscoperta, oggi, è una novità per noi e per il mondo” – continua D’Alessio.

Decorazione vegetale con uccellino dalla Sala della Sfinge. Crediti: Parco archeologico del Colosseo
Decorazione vegetale con uccellino dalla Sala della Sfinge. Crediti: Parco archeologico del Colosseo

Nella fase attuale dei lavori, non sono previsti interventi di rimozione degli strati di interramento poiché questi potrebbero attualmente creare problemi di stabilità alla struttura. L’intervento conservativo dei restauratori è stato necessariamente limitato ad una puntuale messa in sicurezza delle decorazioni emergenti allo scopo di impedirne l’infiltrazione al di sotto del livello dell’interro, dove non sarebbe stato possibile controllarne l’azione.

La Sala della Sfinge, non è rimasta tuttavia del tutto inedita a qualche curioso visitatore. All’interno dell’ambiente sono stati ritrovati dei frammenti ceramici volutamente posizionati e ritrovati in quella determinata stratigrafia. La grandiosa scoperta, oltre all’immenso valore artistico e archeologico, permette di aggiungere ulteriori dettagli alla conoscenza delle atmosfere degli anni ’60 del I secolo d.C. a Roma.