Cambogia: ritrovamenti dall'antica capitale Longvek

12 Gennaio 2016
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Gli scavi presso l'antica capitale cambogiana di Longvek stanno evidenziando come essa fosse anche un centro per i commerci nella regione.
I ritrovamenti comprendono porcellane da Cina e Giappone dalle fondamenta del palazzo, rovine del muro e un laboratorio. Longvek (o Eauweck) fu capitale della Cambogia per duecento anni circa, dopo il sacco di Angkor nel 1431.
Link: Phnom Penh Post
Longvek (o Eauweck), da WikipediaPubblico Dominio (Johannes Vingboons - ATLAS OF MUTUAL HERITAGE This is an image from the Atlas of Mutual Heritage and the Nationaal Archief, the Dutch National Archives. The metadata of this file is public domain under a Creative Commons Public Domain Dedication (CC-ZERO). This permission has been archived as ticket #2014051410008887 English | Suomi | +/− Source at the Atlas of Mutual Heritage - Source at the Nationaal Archief).


Oman: nuovi siti preistorici dalla regione di Qumayrah

10 Gennaio 2016
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Un sito preagricolo di epoca neolitica è stato probabilmente scoperto in Oman, nella regione di Qumayrah. I rilevamenti hanno pure permesso di rilevare due altri siti, di cui almeno uno di epoca preistorica. Le montagne vicine erano fonte di rame che veniva poi commerciato fino in Mesopotamia.
Link: Muscat Daily
L’Oman, da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da e di TUBS (TUBS Own work This vector graphics image was created with Adobe Illustrator. This file was uploaded with Commonist. This vector image includes elements that have been taken or adapted from this:  Afro-Eurasia on the globe (red).svg (by TUBS)).


Gabinetti, fogne e leggi sull'igiene non diedero benefici alla salute dei Romani

8 Gennaio 2016

I gabinetti romani non fornivano chiari benefici per la salute e la Romanizzazione in realtà contribuì alla diffusione dei parassiti

A sinistra: latrine romane da Leptis Magna in Libia, Credit: Craig Taylor. A destra: uova di verme a frusta di epoca romana dalla Turchia, Credit: Piers Mitchell
A sinistra: latrine romane da Leptis Magna in Libia, Credit: Craig Taylor. A destra: uova di verme a frusta di epoca romana dalla Turchia, Credit: Piers Mitchell

Le prove archeologiche dimostrano che parassiti intestinali come il verme a frusta divennero sempre più comuni durante il periodo romano, nonostante gli apparenti miglioramenti che l'Impero portò nelle tecnologie dei servizi igienici.

I Romani sono ben noti per aver introdotto in Europa tecnologie relative ai servizi igienici, 2.000 anni fa circa, incluse latrine con più posti e strutture per lavarsi, sistemi fognari, acqua potabile dalle condutture degli acquedotti, e bagni pubblici riscaldati per lavarsi. I Romani svilupparono pure leggi per tenere le proprie città libere da escrementi e immondizia.
Ad ogni modo, nuove ricerche archeologiche hanno rivelato che – malgrado tutte le loro apparenti innovazioni igieniche – parassiti intestinali come il verme a frusta, i nematodi e la dissenteria da Entamoeba histolytica non solo non diminuirono (come ci si poteva aspettare) in epoca romana, ma in confronto alla precedente Età del Ferro aumentarono gradualmente.
L'ultima ricerca è stata condotta dal dott. Piers Mitchell del Dipartimento di  Archeologia e Antropologia di Cambridge ed è pubblicata oggi (NdT: 8 Gennaio) sul periodico Parasitology. Lo studio è il primo a utilizzare prove archeologiche per parassiti in epoca romana al fine di valutare “le conseguenze per la salute della conquista di un impero”.
Mitchell ha raccolto prove di parassiti nelle antiche latrine, sepolture umane e ‘coproliti’ – o feci fossilizzate – così come nei pettini e nei tessuti da numerosi scavi del periodo romano lungo tutto l'Impero Romano.
Non solo certi parassiti intestinali sembrano aumentare in prevalenza con la venuta dei Romani, ma Mitchell ha anche scoperto che, nonostante la loro celebre cultura del bagno regolare, ‘ectoparassiti’ come pidocchi e pulci erano diffusi allo stesso modo tra i Romani come nei Vichinghi e nelle popolazioni medievali, dove il fare il bagno non era in larga parte praticato.
Alcuni scavi hanno rivelato prove riguardanti speciali pettini per strappare i pidocchi dai capelli, e lo spidocchiamento potrebbe essere stato una routine giornaliera per molte persone che vivevano in tutto l'Impero Romano.
Piers Mitchell ha affermato: “la moderna ricerca ha dimostrato che i gabinetti, il bere acqua pulita e la rimozione delle feci dalle strade diminuiscono il rischio di malattie infettive e parassiti. Dovremmo quindi aspettarci una diminuzione in epoca romana della prevalenza di parassiti orali fecali come il verme a frusta e i nematodi – eppure ritroviamo un incremento graduale. La domanda è: perché?”
Una possibilità offerta da Mitchell è quella che in realtà le acque calde comuni dei bagni possano aver contribuito a diffondere i vermi parassiti. L'acqua era cambiata in modo infrequente in alcuni bagni, e la feccia si sarebbe accresciuta sulla superficie a causa dello sporco umano e dei cosmetici. “Chiaramente, non tutti i bagni romani erano puliti quanto avrebbero potuto essere,” ha affermato Mitchell.
Un'altra possibile spiegazione ricavata nello studio è nell'uso romano degli escrementi umani come fertilizzante delle colture. Mentre la moderna ricerca ha dimostrato come questo aumenti le rese delle colture, a meno che le feci non siano compostate per molti mesi prima di essere aggiunte ai campi, si può determinare la diffusione delle uova dei parassiti che possono sopravvivere nelle piante adulte.
“È possibile che le leggi sull'igiene, richiedenti la rimozione delle feci dalle strade, in relatà conducessero a nuove infezioni della popolazione poiché gli escrementi erano spesso utilizzati per fertilizzare le colture piantate nelle fattorie circostanti gli insediamenti,” ha affermato Mitchell.
Lo studio ha scoperto che le uova di verme a frusta sono sorprendentemente diffuse nel Periodo Romano, in confronto all'Europa dell'Età del Bronzo e del Ferro. Una possibilità suggerita da Mitchell per l'aumento di botriocefali è l'amore dei Romani per la salsa chiamata garum.
Prodotto da parti di pesce, erbe, sale e aromi, il garum era usato sia come ingrediente culinario che come medicina. Questa salsa non era cotta, ma la si lasciava fermentare al sole. Il Garum era commerciato lungo tutto l'Impero, e potrebbe aver agito come “vettore” per il botriocefalo, spiega Mitchell.
“La produzione di salsa di pesce e il suo commercio lungo l'Impero in giare sigillate avrebbe permesso la diffusione del parassita del botriocefalo dalle aree endemiche del Nord Europa a tutte le popolazioni lungo l'Impero. Questo sembra essere un buon esempio delle conseguenze negative per la salute del conquistare un Impero,” ha affermato.
Lo studio mostra una gamma di parassiti che infetta le persone che abitavano l'Impero Romano, ma si provò a trattare queste infezioni da un punto di vista medico? Se Mitchell afferma che bisogna fare attenzione quando si relazionano gli antichi testi alle moderne diagnosi di malattie, alcuni ricercatori hanno suggerito che i vermi intestinali descritti dal medico professionista romano Galeno (130 d. C. - 210 d. C.) possano includere nematodi, ossiuri e una specie di cestodi.
Galeno credeva che questi parassiti si fossero formati dalla generazione spontanea nella materia putrefatta sotto effetto del calore. Raccomandava trattamento attraverso una dieta modificata, salassi, e medicine che si credeva avessero un effetto di raffreddamento e asciugatura, in uno sforzo di ristabilire l'equilibrio dei  ‘quattro umori’: bile nera, bile gialla, sangue e flemma.
Ha aggiunto Mitchell: “Quest'ultima ricerca sulla prevalenza di antichi parassiti suggerisce che i gabinetti romani, le fogne e le leggi sull'igiene non avevano evidenti benefici per la salute pubblica. La natura diffusa sia di parassiti intestinali che di ectoparassiti come pidocchi suggerisce pure che i bagni pubblici romani sorprendentemente non davano allo stesso modo chiari benefici per la salute.”
“Sembra probabile che se i servizi igienici romani possono non aver reso le popolazioni più salubri, queste avrebbero avuto almeno un odore migliore.”

Riferimenti
Mitchell, PD. Human parasites in the Roman World: health consequences of conquering an empire. Parasitology; 8 Gennaio 2016.
Traduzione da University of Cambridge. L’Università di Cambridge non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.

 
 


La grande rinascita di Cnosso durante l'Età del Ferro

6 Gennaio 2015
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Il sito di Cnosso è soprattutto noto per il periodo dell'Età del Bronzo (che qui si colloca tra il 3500 e il 1100 a. C.): fino ad oggi si era però sottovalutata la ripresa della città dopo il collasso socio-politico verificatosi attorno al 1200 a. C.
La recente ricerca sul campo ha infatti evidenziato come quella che si ritiene la più antica città europea riuscì invece a riprendersi da quella crisi. In particolare le dimensioni del sito per l'Età del Ferro (dal 1100 al 600 a. C.) sarebbero tre volte superiori a quanto ritenuto finora. Cnosso fu dunque per quell'epoca un importante centro cosmopolita nel Mar Mediterraneo oltre che nell'Egeo.
Nell'ultimo decennio si sono difatti ritrovate ceramiche, oltre ad altri manufatti (in bronzo e altri metalli, o come gioielli e decorazioni), in un'area precedentemente inesplorata. Durante l'Età del Ferro, dunque, l'insediamento crebbe di dimensioni e così fu pure per le importazioni da Grecia, Cipro, Vicino Oriente, Italia (e dalla Sardegna in particolare), Egitto. Queste presentano una gamma che non trova paragoni negli altri siti del periodo. 
Cnosso è già un'importante meta turistica, per cui queste nuove scoperte fanno pure sorgere una nuova preoccupazione circa il fatto che l'area circostante il sito sia preservata.
Il prof. Antonis Kotsonas presenterà i risultati di questa ricerca svolta dal Knossos Urban Landscape Project (come parte del colloquio a tema "Long-Term Urban Dynamics at Knossos: The Knossos Urban Landscape Project, 2005-2015"), al 117esimo meeting annuale della Archaeological Institute of America and Society for Classical Studies, che si terrà dal 7 al 10 Gennaio a San Francisco.
Link: EurekAlert! via University of Cincinnati; UPI; Mental FlossProtothema via Phys.org.
L'entrata settentrionale a Cnosso, foto da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da e di Bgag (Bernard Gagnon).
 
 


Emirati Arabi Uniti: 500 tombe di duemila anni fa da Ed-Dur

28 Dicembre 2015
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500 tombe risalenti al 100 d. C. circa sono state scoperte a Ed-Dur, negli Emirati Arabi Uniti. Sono tutte rivolte a nord-est, tranne una a nord-ovest. Tra i reperti: perle, punte di freccia in ferro e bronzo, ceramiche, vetro, due aquile in pietra ritrovate presso un tempio vicino, spade, forni per cuocere il pane, grani per collane e monete dell'epoca di Alessandro Magno.
Ed-Dur, che è nella Lista provvisoria UNESCO dei siti che gli Stati membro vogliono considerare per la nomination a Siti Patrimonio dell'Umanità, è situata nell'emirato di Umm al-Quwain.
Link: The National; UNESCO
Umm al-Quwain, da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da e di TUBS (TUBS - Own work This vector graphics image was created with Adobe Illustrator. This file was uploaded with Commonist. This vector image includes elements that have been taken or adapted from this:  United Arab Emirates location map.svg (by NordNordWest)).
 


Un inaspettato spaccato della società Maya da Joya de Cerén

22 Dicembre 2015
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Gli scavi a Joya de Cerén (o semplicemente Cerén, anche nota come la "Pompei delle Americhe") ci stanno offrendo uno spaccato della società Maya per certi versi inaspettato.
In particolare, gli abitanti avrebbero goduto di più libertà di quante si potesse pensare, sia nel commercio che nelle decisioni sociali. Questo risulterebbe dai reperti o, ad esempio, dalle piantagioni: alcune potevano essere meglio curate di altre, o essere orientate diversamente. Ovviamente non si nega la presenza di un'autorità in loco. Ceramiche e asce in giada sono poi troppo elaborate per essere di produzione locale, e al contempo le si ritrova qui non in mano alle élite, ma a comuni cittadini, che probabilmente le ottennero attraverso il commercio.
Queste conclusioni contraddicono quanto finora noto sui Maya. Joya de Cerén si trova nel Dipartimento La Libertad nello stato di El Salvador.
Link: Scientific American; Fox Latino News
La Struttura 12 presso l’Area 1 a Joya de Cerén, El Salvador. Foto da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da e di Mariordo (Mario Roberto Duran Ortiz).


Grecia: Lecheo, uno degli antichi porti di Corinto

23 Dicembre 2015
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L'antica Lecheo era uno dei porti di Corinto, che è stata fino ad epoca bizantina una delle più potenti città della Grecia, sia da un punto di vista militare che economico. Lecheo si affacciava sul mare verso occidente, mentre il porto orientale era Cencrea.
Grazie all'archeologia subacquea, si stanno ora scoprendo quelle infrastrutture che per un millennio circa (dal sesto secolo a. C. al sesto d. C.) hanno contribuito alle vivacissime attività marittime che qui si svolgevano. Finora si sono ritrovati due monumentali frangiflutti e diverse strutture: Lecheo non doveva sfigurare di fronte alla grande metropoli a soli 3 km di distanza.
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Gli archeologi sono rimasti poi stupiti dalla presenza di fondazioni pneumatiche in legno, che fungevano da chiatte "monouso", appositamente affondate per esser fondamenta solide, e datate al quinto secolo d. C. Scoperto anche il maestoso canale di entrata, le cui vestigia erano già peraltro visibili.

La pagina del Lechaion Harbour Project su Facebook è qui.
Link: University of Copenhagen; Lechaion Harbour Project; Videnskab
Il Peloponneso e il Golfo di Corinto, visti dal MODIS, satellite terrestre della NASA (Adattamento da http://ltp-education.gsfc.nasa.gov/eye/modis_greece_lrg.jpg), foto da WikipediaPubblico Dominio, caricata da ChongDae.
 
La Corinzia nel Peloponneso, da WikipediaPubblico Dominio, caricata da e di Pitichinaccio.


Un relitto con duemila o tremila giare di garum al largo di Alassio

10 Dicembre 2015
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Duemila o tremila giare in creta, contenenti garum, sono state ritrovate al largo di Alassio.
Si tratterebbe del carico del quinto relitto ritrovato nell'area, e testimonierebbe in maniera chiara la via commerciale tra Italia, Spagna e Portogallo (dove la salsa di pesce fermentato veniva prodotta ed esportata). Due tipologie di giare ritrovate sarebbero invece produzione dell'area del fiume Tevere, forse usate per trasportare vino.
Il relitto è stato ritrovato con una ricerca attenta che è durata due anni, a seguito di una segnalazione di un pescatore. La nave avrebbe una lunghezza di circa 25 metri e sarebbe risalente al primo o secondo secolo d. C.

Link: ANSA; Repubblica - GenovaDiscovery NewsThe Local; ASKA News (Video 1, 2).
Mosaico con brocca "fiore di garum", l'iscrizione indica la provenienza dal laboratorio dell'importatore di garum, Aulus Umbricius Scaurus (il mosaico proviene dalla villa di questi a Pompei). Foto da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da Claus Ableiter.
 


Commerci dell'Età del Bronzo tra Iran e Mesopotamia

3 Dicembre 2015
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Le impressionanti statue sumere e accadiche oggi conservate al Louvre e al British Museum sono fatte di diorite e gabbro. Da dove venivano queste pietre?
Non da quelle regioni, ma dalla provincia iraniana di Kerman. Lì vicino fioriva la Cultura Jiroft della prima Età del Bronzo, e quelle pietre testimoniano ancora oggi dell'esistenza di antiche vie commerciali tra le due aree, a quell'epoca.
Link: Universität Tübingen 1, 2AlphaGalileo.
La regione iraniana di Kerman, di TUBS (Opera propria Questo file grafico vettoriale è stato creato con Adobe Illustrator. Questa immagine vettoriale include elementi che sono stati presi o adattati da questa:  Iran location map.svg (de Uwe Dedering)). Da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da Nima Farid.


Archeologia nella parte nord occidentale dell'Oman

27 Novembre 2015

Archeologi polacchi in Oman

Al-Ayn, rilevamenti superficiali presso l'antica necropoli di tombe ad alveare. Foto di Łukasz Rutkowski
Al-Ayn, rilevamenti superficiali presso l'antica necropoli di tombe ad alveare. Foto di Łukasz Rutkowski
Gli archeologi di Varsavia sono tornati dalla ricognizione nella parte nord-occidentale dell'Oman, nella Penisola Arabica. Si tratta dell'inizio di un programma di ricerca quadriennale nella regione nord-occidentale del paese.
Quest'anno, la missione ha condotto rilievi superficiali preliminari in quattro insediamenti e cinque siti relativi a tombe nella vallata montagnosa vicino i villaggi di Bilt e Al-Ayn. Il team di archeologi, guidati dal prof. Piotr Bieliński dall'Istituto di Archeologia dell'Università di Varsavia, ha scoperto due siti relativi ad insediamente precedentemente ignoti.
Bilt, rovine di una tomba del periodo Umm an-Nar. Foto di Łukasz Rutkowski
Bilt, rovine di una tomba del periodo Umm an-Nar. Foto di Łukasz Rutkowski

Negli anni a venire, gli archeologi programmano lo studio della necropoli dal periodo della Cultura Hafit (esordi del terzo millennio a. C.) con tombe a torre in pietra. Altro oggetto di ricerca sarà la grande struttura dal primo millennio a. C., la funzione della quale non è stata ancora determinata. Il lavoro verrà anche svolto presso il vicino sito preistorico. "I ritrovamenti di questa stagione accennano al suo essere un sito Neolitico preagricolo, si tratta di un fenomeno molto interessante nel Vicino Oriente" - ha affermato il prof. Bieliński.
Al-Ayn, rilevamenti su una collina prospiciente il villaggio
Al-Ayn, rilevamenti su una collina prospiciente il villaggio

La micro-regione di Qumayrah, che è l'oggetto della ricerca, comprende diverse valli montagnose. Finora, non è stata studiata archeologicamente in maniera esauriente. Secondo il prof. Piotr Bieliński, l'area ha attratto l'interesse degli scienziati a causa delle risorse di rame sfruttate per migliaia di anni - la più importante ricchezza naturale dell'Oman. Le rotte commerciali correvano attraverso le valli montagnose in tempi antichi e medievali, connettendo l'interno con il Golfo Persico e il Golfo dell'Oman. Gli abitanti utilizzavano queste rotte per trasportare sia blocchi di rame fuso, sia prodotti finiti come armi, utensili e ornamenti verso la costa dell'Oman. Erano esportati principalmente verso la Mesopotamia, dove sono stati ritrovati, tra l'altro, nelle tombe dei Re Sumeri (Terzo Millennio a. C.).
Il progetto di ricerca nella regione di Qumayrah è frutto di una cooperazione tra il Dipartimento di Scavi e Studi Archeologici, il Ministro del Patrimonio Culturale e della Cultura, il Sultanato dell'Oman e il Centro Polacco di Archeologia Mediterranea dell'Università di Varsavia. La ricognizione di quest'anno precede la ricerca sul campo programmata per gli anni 2016-2018.
 

Traduzione da PAP – Science & Scholarship in Poland. PAP non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.