I siciliani invadono il Parco archeologico di Agrigento. In poche ore centinaia di prenotazioni.

Il pubblico è ritornato alla Valle dei Templi: un piccolo assalto, quasi rispettoso, ma che ha avuto la forza emblematica di un ciclone. In poche ore sono state registrate centinaia e centinaia di prenotazioni sull’app YouLine che permette di visitare i siti monitorando gli ingressi. E il pubblico, compatto, si è presentato ai cancelli del Parco archeologico – aperto solo il varco Giunone -, seguendo tutte le norme di sicurezza: nelle prime due ore di apertura, cinquanta visitatori si sono presentati al Parco, tutti muniti di codice di prenotazione .

Distanziamento, mascherine, controllo della temperatura: alla Valle dei Templi si entrerà gratuitamente fino a domenica 7 giugno. Sabato e domenica, e martedì prossimo (2 giugno) dalle 8,30 alle 12,30 e dalle 15,30 alle 19,30; negli altri giorni, dalle 15 alle 19. Si entrerà ogni mezz’ora, gruppi da 25 persone, ogni giorno tra 200 e 300 visitatori. Dall’8 giugno al 13 luglio, orario unico dalle 14 alle 20, poi si cambierà per aprire anche in notturna.

Durante la settimana gratuita #laculturariparte, gli addetti di CoopCulture - che cura i servizi di biglietteria e accoglienza – effettueranno un controllo assiduo lungo il percorso, faranno rispettare le norme di distanziamento (almeno 1,5 metri tra i visitatori, muniti di mascherina per tutto il tragitto) e impediranno di abbandonare il percorso di visita già tracciato.

Questo perché l’intero Parco archeologico è sottoposto a lavori di manutenzione e adeguamento alle norme di sicurezza contro la pandemia. Oltre ai templi noti in tutto il mondo, i visitatori potranno riscoprire le imponenti “macchine” edili dell’esposizione a cielo aperto “Costruire per gli dei”, organizzata da MondoMostre, che è stata prorogata fino al 31 dicembre. Le opere appaiono quasi improvvisamente, accanto ai templi che, virtualmente, contribuirono a costruire, creando un vero e proprio choc temporale.

Per evitare code agli ingressi, è obbligatorio prenotare, cliccando sul link https://youline.eu/laculturariparte.html e verificando la disponibilità nel giorno e nella fascia oraria prescelta. Il codice di prenotazione ricevuto andrà esibito all’ingresso del Parco. Non sarà consentito, per ragioni di sicurezza e per mantenere il distanziamento, l’ingresso a coloro che non avranno preventivamente utilizzato il sistema di prenotazione on line.


Valle dei Templi in lockdown

Due mesi di lockdown: la Natura si "riprende" la Valle dei Templi di Agrigento

La Valle dei Templi di Agrigento trasformata in un giardino, durante il lockdown la Natura si "riprende" il sito archeologico

La Valle dei Templi di Agrigento come non l’avete mai vista: con i fiori sbocciati tra i massi, le piante rigogliose ovunque, le farfalle che volteggiano indisturbate, persino le capre girgentane che brucano l’erba. Doveva essere un Eden delicatamente selvaggio, quello che appariva agli antichi greci. E oggi, dopo due mesi e passa di lockdown, la Valle dei Templi riappare in tutta la sua bellezza. Il tempo qui si è fermato, la mano dell’uomo non ha agito per tagliare, disboscare, sistemare, come normalmente avviene: il risultato è in questo video – girato e montato da Daniele Rosapinta | CoopCulture – che racconta il sito archeologico con immagini che lasciano il segno.

La Valle dei Templi in lockdown. Foto di Daniele Rosapinta

E che non saranno mai più ripetibili perché nella Valle sono stati già avviati i lavori di sistemazione e sanificazione, per condurre alla riapertura. “Che dovrà essere contingentata e con tutti i sistemi di sicurezza necessari per poter godere appieno della Valle” spiega il direttore del Parco archeologico, Roberto Sciarratta. E dunque termoscanner all’ingresso, tornelli e ticket online, con una particolare attenzione per il territorio.

Valle dei Templi in lockdown
La Valle dei Templi in lockdown. Foto di Daniele Rosapinta

Poi ripartiranno anche i cantieri e le campagne di scavo; intanto i visitatori potranno riscoprire le imponenti “macchine” edili dell’esposizione a cielo aperto “Costruire per gli dei”, organizzata da MondoMostre, che è stata prorogata fino al 31 dicembre. Uno spunto ulteriore per calarsi nel mondo di chi eresse questi templi che l’Unesco protegge.

Valle dei Templi in lockdown
La Valle dei Templi in lockdown. Foto di Daniele Rosapinta

 

Foto e video di Daniele Rosapinta

Materiali dall'Ufficio stampa Polo Culturale di Agrigento e Mondomostre

La natura rigogliosa nel Parco Archeologico. Foto di Daniele Rosapinta

Al via le visite guidate serali alle Terme di Caracalla

Dopo il record di presenze registrato alle Terme di Caracalla il giorno di Ferragosto (5.000 ingressi), da venerdì prossimo, 23 agosto, prendono il via le visite serali: il fulcro di quest’anno saranno i sotterranei, con le gallerie aperte per la prima volta al pubblico, la mostra Il segreto del Tempo, e il grande mitreo. Realizzato dalla Soprintendenza Speciale di Roma, con Electa, Terme di Caracalla: notturno sotterraneo, andrà avanti fino al 29 settembre, con visite guidate ogni venerdì e domenica sera. 

Gruppi di massimo 30 partecipanti, oltre ad ammirare nella notte le monumentali vestigia illuminate, potranno scendere nei sotterranei, che quest’anno sono stati ampliati con l’apertura di nuovi settori dove è possibile vedere i forni, le caldaie, i tunnel adibiti al trasporto della legna e di altri materiali per il funzionamento degli impianti. Una vera e propria sala macchine delle Terme dove è stata allestita la mostra Il segreto del Tempo: Fabrizio Plessi a Caracalla

Crediti: Enzo Giovinazzo – Fabio Caricchia

La parte conclusiva della visita sarà dedicata al mitreo di Caracalla, il più grande e meglio conservato tra quelli ritrovati a Roma. Nella grande aula, con la fossa sanguinis e i præsepia, si percepisce tutta la misteriosa fascinazione del culto di Mitra, una divinità di origine orientale che, seppure in forme diversissime, ha avuto contatti con l’induismo, lo zoroastrismo persiano, l’ebraismo e il cristianesimo. 

L’inizio della visita sarà dedicato invece all’area centrale del monumento, con gli ambienti termali dedicati alla cura del corpo: le palestre, gli spogliatoi, il frigidarium, il tepidarium, il caldarium e la natatio, cioè la grande piscina a cielo aperto. 

Crediti foto: Fabio Caricchia

I ruderi delle Terme di Caracalla, anche per la notevole altezza che supera i 37 metri, restituiscono ancora oggi un’idea della grandiosità del complesso termale. Le dimensioni dell’edificio e la monumentalità degli ambienti, conservati per due piani in alzato e per tre livelli in sotterraneo, ci permettono di immaginarne la fastosità che l’illuminazione esalta. 

Le visite, della durata di 75 minuti, inizieranno alle 20.00, con l’ultima partenza alle 21.15, tuttavia nelle giornate lunghe di agosto e dell’inizio di settembre per i primi turni di visita si potranno ammirare le Terme costruite dagli imperatori Severi nella luce dorata del crepuscolo.

 Crediti foto: Enzo Giovinazzo – Fabio Caricchia 

INFORMAZIONI 

Tutti i venerdì e le domeniche sera dal 23 agosto al 29 settembre 2019 Orario: dalle 19.45 (partenza prima visita 20.00) alle 23,00 (ultima visita alle ore 21.15) Visite in italiano e in inglese della durata di 75’ Ingresso: viale delle Terme di Caracalla 52 Biglietto: 20 euro, ridotto 18 euro compreso del diritto di prenotazione, gratuito fino a 6 anni Prenotazioni e informazioni: tel. 0639967700 (lunedì-venerdì 9-18 / sabato 9-14); www.coopculture.it 


Come nascono gli archeogioielli: intervista a Marilisa "MedeART"

Una ragazza siciliana, un'archeologa, amante della moda, della storia antica e dei gioielli. Un giorno durante i suoi viaggi studio tra musei decide di seguire le sue passioni e di creare bijoux artigianali e accessori moda ispirati al mondo classico. Ecco la storia di Marilisa Lo Pumo, in arte MedeART, che ci racconta come è iniziata la sua passione per i gioielli archeologici e il mondo antico.

Ci racconti la tua bio e la tua esperienza nel mondo dell’archeologia?

Un po’ come tutti i nati negli anni ’80, anche io sono una “vittima” dei documentari di Piero e Alberto Angela che, sin da piccola, guardavo insieme alla mia famiglia, lasciandomi suggestionare da racconti storici e ammaliare da stupende immagini d’arte e archeologia. Del resto, l’arte ha sempre fatto parte della mia vita: in famiglia siamo un po’ tutti artisti e musicisti, quindi, è stato naturale per me avvicinarmi dall’arte all’archeologia. A 19 anni, quindi, ho iniziato gli studi universitari presso il corso di laurea in Beni Culturali Archeologici dell’Università di Palermo, nella sede distaccata di Agrigento; da quel momento, è stato tutto un crescendo: vivere in quella che fu definita “la più bella città dei mortali”, vicino ad un santuario delle divinità ctonie e a pochi passi dalla Valle dei Templi, non poteva che accrescere la mia passione per l’archeologia e, in particolar modo, per quella siciliana. Le dinamiche dei rapporti instauratisi tra i Greci e gli Indigeni d’Italia meridionale e Sicilia nel periodo della colonizzazione greca, hanno stimolato la mia curiosità nel corso dei miei studi universitari, tanto da spingermi ad approfondire l’argomento, per ben due volte, nelle tesi delle lauree triennale e magistrale, conseguite con il Prof. N. Allegro. Nel frattempo, ho partecipato a varie campagne di scavo, a laboratori e a ricognizioni archeologiche, specialmente in territorio siciliano (ad Agrigento, Himera, Rocca Nadore, Case Bastione, ecc.) e ho conseguito l’attestato di guida Geopark di uno dei due geoparchi siciliani, il “Rocca di Cerere Geopark”. Subito dopo la laurea magistrale in Archeologia, sono entrata nel direttivo dell’associazione Hisn al-Giran, dedicandomi, per un anno intero, alla gestione e alla valorizzazione di un’area di interesse archeo-naturalistico, sita nel centro della Sicilia, a Calascibetta (Enna), il Villaggio Bizantino di Vallone Canalotto. Nel frattempo, creavo già archeogioielli.

archeogioielli Medeart Marilisa Lo Pumo

Come nasce la passione per i gioielli e la voglia di crearli?

La passione per i gioielli artigianali, l’interesse per la moda e la voglia di creare, penso si possano considerare mie attitudini naturali, essendo cresciuta da una madre che cuciva abiti sartoriali, realizzava accessori, dipingeva e si dedicava ad artigianato e bricolage. L’idea di creare “archeogioielli”, però, credo mi sia venuta in mente nel 2011, durante un viaggio in Magna Grecia fatto con l’Università, mentre camminavo tra le sale del MArRC o del MARTA, incantata dalla bellezza e dall’importanza dei reperti in essi contenuti e, in particolare, man mano che andavo accumulando souvenirs acquistati nei vari bookshops museali. Desiderosa di portare con me non tanto un ricordo “turistico” dei luoghi visitati, quanto qualcosa da indossare, un monile magari, che rievocasse quanto ammirato e appreso, nel corso di quel viaggio-studio, mi domandavo come mai nessuno vendesse quelli che io poi chiamai “archeogioielli”. E non mi riferisco a costose riproduzioni fedeli di meravigliosi gioielli dell’antichità, di cui avevo già contemplato pregevoli e bellissimi esemplari, realizzati da maestri orafi italiani; io volevo qualcosa che, non solo fosse accessibile alle mie finanze di studentessa universitaria ma che, soprattutto, mi ricordasse la storia e i significati degli “oggetti” racchiusi in quei musei: le loro scene figurate, i motivi decorativi, i miti che raccontavano, i personaggi che rappresentavano e, soprattutto, la potenza simbolica che sprigionavano. Io desideravo qualcosa da portare sempre con me. Qualche anno dopo, esattamente nel 2014, con l’aiuto di mia madre, iniziai a creare i miei primi (sgangherati) monili a tema archeologico e artistico, pensando che potessero, forse, interessare anche ad altre donne amanti dell’archeologia e dell’arte. Mi rimboccai le maniche per apprendere pazienti tecniche artigianali, mai messe in pratica prima di allora, e per creare un prodotto bello, accattivante e di qualità. A poco a poco, però, rendendomi conto della curiosità che i miei archeogioielli destavano anche in coloro che non ne conoscevano assolutamente i contenuti (uomini e bambini compresi), il mio piccolo progetto di “archeofashion” assunse un fine più grande, divulgativo e didascalico. Fu in quel momento che nacque ufficialmente MedeART, un nuovo brand di gioielli artigianali e di accessori-moda di soggetto archeologico e artistico dalla valenza comunicativa e culturale.

A quali temi ti senti maggiormente legata?

Sicuramente ai temi mitico-religiosi di ambito greco-romano. Miti, dei, simboli di periodo classico, anche per formazione, direi che sono da sempre “il mio pane quotidiano”.

archeogioielli Medeart Marilisa Lo Pumo

Preferisci il mondo greco o romano e perché?

Vivo nell’isola in cui per primi arrivarono i Greci e nel territorio, la provincia di Enna, in cui pare abbia avuto origine il mito di Demetra e Kore: la grecità è il mio mondo. Essendo siciliana, per me, l’archeologia greca assume anche un valore fortemente identitario.

Quali sono i gioielli maggiormente richiesti dalle tue clienti e con quali ispirazioni?

I gioielli con i soggetti pompeiani sono, indubbiamente, i più richiesti dalle archeologhe italiane e dalle amanti dell’arte. Per quanto riguarda l’arte moderna, invece, Van Gogh è, certamente, l’artista più amato.

Ci presenti le tue collezioni?

Da sempre cerco di variare, creando archeogioielli dedicati un po’ a tutto il repertorio archeologico da cui posso attingere, dando particolare attenzione all’archeologia del Mediterraneo. Oltre ai singoli pezzi, mi piace creare collezioni tematiche, dedicate ad una civiltà, ad un aspetto di essa, oppure ad una corrente artistica. Per quanto riguarda le collezioni di archeogioielli ho prodotto: “Romanitas”, con soggetti tratti dal repertorio figurativo pompeiano e più, in generale, romano; “Emblemata”, incentrata esclusivamente sui simboli; “Minoika” dedicata all’arte cretese e dell’isola di Thera; “Sicula Tempe”, un omaggio alla città da cui provengo e, la più recente, “Heroines”, ispirata al teatro greco antico. Ho anche realizzato collezioni di gioielli d’arte moderna e contemporanea dedicate a Klimt, all’Art Nouveau, al Neoclassicismo e alla Pop Art. Parallelamente, ho prodotto collezioni esclusive per bookshop museali e bazar turistici, come ad esempio, una linea di archeogioielli per CoopCulture, esposta al Museo Salinas di Palermo e al Chiostro del Duomo di Monreale e una collezione dedicata al Giardino della Kolymbethra per il Fondo Ambiente Italiano.

archeogioielli Medeart Marilisa Lo Pumo

Con quale brand di moda ti piacerebbe collaborare un giorno e che senti particolarmente vicino alle tue creazioni?

Wow, che domandona lusinghiera! Difficile rispondere, dato che penso che per collaborare con un brand di moda, dovrei prima studiare e imparare tante cose che, ovviamente, non so. Vengo da un mondo completamente diverso, fatto di bibliografie e pantaloni sporchi di terra, forse inconciliabile con quello delle passerelle e dei lustrini. Ma tutto è possibile, sognare si può…Quindi, azzardo che sarebbe bello collaborare con quei brand che, come me, soprattutto negli ultimi tempi, si sono lasciati ispirare dal mondo dell’arte e dell’archeologia per creare i loro prodotti. Sono tanti, oggi, gli stilisti di alta moda che hanno dedicato delle collezioni al mondo antico. Penso, ad esempio, a Chanel, a Valentino, a Versace e, ovviamente, ai miei conterranei Dolce & Gabbana, che nella loro ultima collezione credo si siano superati in quanto ad “archeofashion”.

Quale è stata la tua prima creazione?

Non ricordo bene. Credo un paio di orecchini con una scena figurata tratta da un vaso attico a figure rosse di V sec. a.C., con Eracle e Athena.

Nuovi progetti?

Da circa tre settimane, in collaborazione con la disegnatrice Giovanna Scordo, è uscita Heroines, la nostra nuova collezione. Un progetto a quattro mani che ci ha viste impegnate a lungo, per creare una linea di collane dedicate a cinque eroine del teatro antico: Alcesti, Antigone, Medea, Cassandra e Andromaca. Un omaggio a cinque donne del mito, a cinque mortali dalle storie immortali, icone e modello per il genere femminile. La collezione è disponibile sul nostro shop online MedeARTarcheofashion, aperto da pochissimo. Nei prossimi mesi, infatti, saremo impegnate ad arricchirlo con nuovi archeogioielli e gioielli d’arte di nuovissima ideazione.

 


Palermo: presentato il primo cartellone del Salinas Culture Hub 

PALERMO | UNA CALL PER LA CITTÀ

IL SALINAS  CULTURE HUB ACCOGLIE 14 PROGETTI

APRILE 2019. Teatro, musica, danza, workshop, eventi legati alla multiculturalità, alla memoria e alla sostenibilità. È questo il primo cartellone del Salinas Culture Hub presentato al Museo Archeologico Salinas, alla presenza degli operatori e artisti coinvolti. Tutto nasce da una CALL che il museo e CoopCulture, hanno lanciato il 24 novembre per ricevere proposte legate al territorio. La call è andata oltre le aspettative, visto che sono giunti 82 progetti, sottoposti ad una giuria di sette esperti. Che si sono confrontati e hanno selezionati 14 proposte che coinvolgeranno tutti gli spazi del museo e che sono in linea con la sua mission: aprire il museo alla città, condividere gli spazi, progettare insieme. Ma la CALL resta aperta: i prossimi progetti saranno realizzati in autunno e si stanno già ricevendo le nuove proposte.

Il Salinas si prepara anche alla sua #domenicaalmuseo: ogni prima domenica del mese l’ingresso è gratuito e sono in programma visite guidate da un archeologo – con colazione o brunch - alla scoperta del museo e della mostra temporanea (prorogata fino al 30 giugno) sul lascito dei Borbone nel campo dell’arte. Sarà organizzato anche un laboratorio in inglese, pensato per i bambini e legato a miti ed eroi greci.

SALINAS CULTURE HUB è dunque un ricco calendario di eventi che mette insieme diverse forme espressive, coinvolgendo pubblici e temi diversi.

“Abbiamo scelto idee che aderissero all’identità culturale del museo, ma che fossero anche sostenibili – dice Letizia Casuccio, direttore di CoopCulture - : non è un libro dei sogni, ma progetti chiavi in mano pronti ad essere realizzati, da un punto di vista culturale, economico ed organizzativo”. “La mission del Salinas è quello di aprirsi alla città come luogo sociale – interviene la direttrice Francesca Spatafora -: il museo vuole rinsaldare i rapporti con il territorio e mettere a disposizione i suoi spazi. Da vivere”. “Abbiamo scelto progetti che mantenessero aderenza alla specificità del luogo e, nello stesso tempo, si aprissero il più possibile alla trasversalità dei linguaggi  - spiega Cristina Da Milano di ECCOM, che fa parte della giuria che ha scelto i progetti, con il compositore Marco Betta, il giornalista Davide Camarrone, il critico d’arte Helga Marsala e il direttore del Centro di Cinematografia Ivan Scinardo, con il Salinas e CoopCulture.

Il progetti sono racchiusi in macroaree e saranno un modo per trattare temi attuali: migrazioni, donne, sostenibilità, ecologia, memoria, scrittura e archeologia. Attraverso la musica e il teatro, la danza e gli incontri a tema, i laboratori di scrittura e le visite pensate per i bambini.  Calendario in definizione, intanto ecco i progetti con le date indicative (suscettibili di variazioni).

I 14 progetti (pre)selezionati si svolgeranno tra maggio e giugno

 

Ø  Teatro: “Le metamorfosi”, liberamente tratto dai tre libri di Ovidio nella messinscena di Sandro Dieli nella sala delle Metope (17 maggio);  “Melodia primordiale” di Paola Pace (che lo interpreta) nell’Agorà, tratto da un inno omerico a Demetra e “Il ratto di Proserpina” di Ovidio. Percussioni di Sergio Calì (21 giugno).

 

Ø  Musica: “Vedere la musica” di Mario Bajardi, una performance sensoriale e uditiva di musica elettro-acustica, itinerante e coinvolgente nello spazio dell’Agorà. Video e danza (31 maggio).

 

Ø  Danza: “Il mito di Eos e Cefalo”, performance di Silvia Scalici, Davide Cannata, ispirata al mito riportato su una delle Metope del tempio di Selinunte, parte della collezione del Salinas. (14 giugno)

 

Ø  Workshop e incontri“Drum Circle”, un intervento per 70 persone, a cura de La bottega delle Percussioni: un evento ritmico comune basato sull’improvvisazione su tamburi e percussioni di ogni genere. “La gestione dei Beni culturali” a cura di Salvare Palermo, tavoli tematici per 80 partecipanti con interventi di esperti di settore (28 giugno).

 

Maggio è il Mese del libro: in tutto il museo e nel chiostro, si parlerà di pagine, caratteri tipografici, restauro di beni librari, e diproduzione editoriale tradizionale con l’Associazione Culturale Malicaratteri (24 maggio). E sempre nello stesso mese, nel bookshop, “Intersezioni, l’obiettivo racconta”, laboratorio creativo di scrittura di Gabriella Maggio, a partire dagli scatti del fotografo palermitano Nicola Scafidi, a cura della associazione Culturale Volo. Si partirà invece dalle metope per  “Mimiamo il mito, visita al museo e laboratorio per bambini, a cura di Korai (4 maggio).

 

Eventi. Alle donne saranno dedicate le giornate su “Jole Bovio Marconi”, la storia della grande archeologa del primo trentennio del ‘900, attraverso lettere e documenti dall’Archivio di Stato, a cura di Archivia – Donne in relazione. In collaborazione con la Settimana delle Culture (18 maggio).  “Donne di Mare, Mare di Donne” a cura di Come una marea Onlus, storie al femminile legate in maniera diversa, al mare, con proiezioni e performance di danza (10 maggio). Siciliando Style - Associazione Culturale che nasce per raccontare la sicilianità al mondo – proietta il documentario “Io sono qui” di Gabriele Gravagna sull’immigrazione minorile e i centri di accoglienza per minori non accompagnati. Al tema memoria si dedica Francesco Ficarotta, giovane fotografo palermitano che propone una mostra su “I luoghi abbandonati in Sicilia” con un focus sul sito abbandonato di Poggioreale: le foto in loop nel bookshop del museo. Di  sostenibilità si parlerà invece durante una giornata del Club Unesco in cui verranno approfonditi alcuni dei temi trattati dall’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. Tante attività saranno gratuite. Per gli spettacoli, un biglietto tra 7 e 10 euro. Laboratori da 5 euro.

Il Salinas Culture hub è dedicato ai cittadini, alle associazioni, agli operatori e agli istituti culturali di Palermo che sono stati chiamati a progettare insieme, collaborare alla costruzione e alla promozione degli eventi. I progetti e le proposte saranno valutate, ogni sei mesi, da un gruppo di esperti di cui fanno parte – oltre a CoopCulture e alla direzione del Museo - il compositore Marco Betta, il giornalista Davide Camarrone, il presidente di ECCOM Cristina Da Milano, il critico d’arte Helga Marsala e il direttore del Centro di Cinematografia Ivan Scinardo.

Per partecipare ai prossimi Salinas Culture HUB è sufficiente compilare il formulario di iscrizione sul sito www.palermo.cultureconceptstore.it, e consegnarlo alla biglietteria del Culture Concept Store del Museo Salinas. I progetti potranno riguardare arte; arti di strada; cibo; cinema; danza; formazione e mediazione; fotografia; lettura scrittura; musica; teatro. Saranno privilegiate proposte legate a storia e memoria, dialogo interculturale; integrazione e legalità. Gli eventi – pensati per massimo 150 partecipanti – si svolgeranno negli spazi del museo Salinas. CoopCulture coprirà i costi per comunicazione, accoglienza, service e Siae.

Salinas Culture Hub Museo Archeologico Salinas PalermoTesti e immagini da Ufficio stampa CoopCulture Sicilia

 


Giornata internazionale del paesaggio al Parco archeologico di Ercolano

Il 14 marzo prossimo si celebrerà la Giornata nazionale del Paesaggio istituita dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali  con l'obiettivo di "promuovere la cultura del paesaggio in tutte le sue forme e a sensibilizzare i cittadini sui temi ad essa legati, attraverso specifiche attività da compiersi sull'intero territorio nazionale mediante il concorso e la collaborazione delle Amministrazioni e delle Istituzioni, pubbliche e private" .

Per i visitatori del Parco Archeologico di Ercolano i fantastici paesaggi del Golfo attraverso i percorsi della città antica saranno illustrati con visite guidate a cura di Coopculture.

Le visite partiranno dalla biglietteria del Parco con appuntamento alle ore 11.00  e ore 15.00. Numero massimo di partecipanti per turno: 30 persone.

Le prenotazioni  si effettuano al numero di Coopculture, 848800288, attivo dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 17; il sabato dalle 9 alle 14. Le prenotazioni saranno chiuse il martedì 12/03/2019 alle 17.

Il tema del paesaggio urbano contemporaneo gioca un ruolo fondamentale per stabilire una nuova dialettica tra città antica e città moderna, l’una incassata nell’altra, l’una già tante volte nel corso dei secoli interconnessa all’altra, eppure ancora oggi non compiutamente integrate- dichiara il Direttore del Parco- Il gioco dei punti di vista, dei diaframmi da eliminare, degli spazi da condividere insieme con decoro, legalità, attività sostenibili rappresenta una scommessa e una sfida alla quale nessuno degli attori che agiscono sul territorio può sottrarsi, ognuno per la propria parte e con le proprie specifiche responsabilità. In questo senso il Parco ha in fase di sottoscrizione insieme al Comune e alla Fondazione Packard per i Beni Culturali un innovativo accordo di attuazione  per la gestione delle aree comprese tra via Mare e via Cortili dove prossimamente partiranno gli ultimi lavori di allestimento a cura dell’amministrazione comunale di Ercolano, dopo le attività di espropriazione e rimozione delle macerie ad opera del Parco e della Fondazione Packard.”

A coronare l’evento inoltre un gradito annuncio: dal 17 Marzo riapre in maniera permanente il percorso sotterraneo di visita al Teatro antico di Ercolano.  La giornata del Paesaggio diventa quindi l'occasione per il coinvolgimento degli stakeholders territoriali e per la loro inclusione attiva nell'iniziativa di riapertura stabile del Teatro: alle ore 17.00 gli esponenti di gruppi di interesse territoriale verranno accolti al Parco e si recheranno al Teatro antico dove il Direttore del Parco Francesco Sirano e il sindaco della Città di Ercolano Ciro Bonajuto daranno inizio all’apertura stabile del Teatro. “Aprire stabilmente il Teatro Antico è un ambizioso traguardo raggiunto – aggiunge Sirano – con la preziosa collaborazione del personale del Parco e della società in house del Ministero ALES SpA. si amplia e si aggiunge un tassello importante all’offerta di visita del Parco estendendola al primo settore di Herculaneum scavato nel XVIII secolo e per duecento anni costituente la più cospicua zona di visita. Il teatro, percorso da cunicoli e irrorato dallo stillicidio delle acque di falda, costituisce per sé un paesaggio urbano sotterraneo di rara bellezza ed eccezionale fascino.

La restituzione del sito archeologico, nell’attuale momento storico, si collega strettamente anche alla volontà di contribuire al recupero di un’area della città moderna, quella di via Mare, un tempo centrale ma progressivamente marginalizzata dal periodo post seconda guerra mondiale in poi. Forti in tal senso la collaborazione e il supporto assicurati dall’amministrazione comunale di Ercolano e la sinergia, giunta finalmente ad un punto di svolta, per il recupero di Via Mare e Via Cortili secondo un progetto congiunto iniziato nel 2014 insieme all’allora Soprintendenza Pompei e alla Fondazione Packard”.

Come ulteriore occasione di inclusione del territorio, ai partecipanti dell’evento del 14 marzo pomeriggio verrà offerto un buffet da parte della rete del consumo critico ercolanese a cura della Cooperativa Siani e dell'associazione antiracket di Ercolano.

Dal 17 marzo, tutte le domeniche, i visitatori potranno accedere al percorso sotterraneo: il costo dei biglietti è di 10 euro (intero) e di 2 euro (ridotto per ragazzi con età compresa tra i 18 e i 25 anni).
I biglietti saranno acquistabili in prevendita sul sito Ticketone.it (con costo ulteriore di prevendita pari a 1.50) e presso lo sportello della biglietteria degli Scavi di Ercolano.


I Borbone e l'archeologia a Palermo, Napoli e Pompei

Il Salinas racconta i Borbone e l'archeologia vesuviana

Una grande occasione per celebrare il Salinas e Palermo come Capitale della Cultura 2018 e ripercorrere quel tempo glorioso, durato solo un anno, quando la stessa fu scelta come Capitale del Regno delle Due Sicilie. Una storia che inizia nel 1734 quando Carlo di Borbone sottrae le Due Sicilie alla dominazione austriaca e che si conclude con lo sbarco dei Mille a Marsala e con il governo di Garibaldi che annette la Sicilia al Regno d’Italia. Dopo il Congresso di Vienna, il sovrano Borbone Ferdinando IV (che dopo l’unificazione avrebbe assunto il nome di Ferdinando I) aveva riunito in un unico Stato, il Regno di Napoli e il Regno di Sicilia, grazie alla Legge fondamentale del Regno delle Due Sicilie dell'8 dicembre 1816. La capitale del nuovo Regno divenne inizialmente Palermo, sede secolare del Parlamento Siciliano, ma già l’anno successivo (1817) la capitale venne spostata a Napoli.

A conclusione dell’anno come Capitale Italiana della Cultura, l’Assessorato Regionale ai Beni Culturali e all’Identità Siciliana e il Dipartimento dei Beni Culturali presentano la mostra “Palermo capitale del Regno. I Borbone e l’archeologia a Palermo, Napoli e Pompei”, organizzata dal Museo archeologico Salinas – che la ospita dal 2 dicembre e fino al 31 marzo – in collaborazione con il Museo Archeologico di Napoli, il Parco Archeologico di Pompei e CoopCulture. La curatela è del direttore del museo palermitano, la dottoressa Francesca Spatafora.

Tre saranno le sezioni:

La prima dedicata a Pompei con opere e materiali provenienti dalla Casa di Sallustio donati al Museo di Palermo nel 1831 da Ferdinando II. Tra gli oggetti di pregio spicca l’Ercole in lotta con il cervo, gruppo scultoreo in bronzo che abbelliva originariamente l’atrio della domus pompeiana. A completare la sezione, sculture, vasellame in bronzo e terracotta e decorazioni architettoniche provenienti dagli scavi borbonici a Pompei o recuperate nei cunicoli scavati dai primi esploratori della città.

Una seconda sezione è invece dedicata ad Ercolano. In esposizione il grande plastico della città realizzato nel 1808 e diverse pitture, oggetti del quotidiano, bronzi e sculture provenienti dagli scavi ottocenteschi.

In chiusura, saranno esposte parte di opere rinvenute presso la villa di Contrada Sora a Torre del Greco. Alcuni reperti furono portati a Palermo e donati al museo da Ferdinando II nel 1831, tra questi spicca una splendida copia romana in marmo dell’originale in bronzo del Satiro versante di Prassitele. Altri oggetti provengono dagli scavi di fine Ottocento – inizi Novecento sempre dallo stesso contesto e testimoniano lo splendore artistico della villa.

Splendida la Menade che introdurrà i visitatori alla mostra, rinvenuta a Roma nelle Terme di Caracalla tra il 1545 e il 1546 durante gli scavi promossi da Alessandro Farnese (papa Paolo III). La scultura fu poi ereditata dai Borbone e trasferita a Napoli con altre opere. Nel 1827 venne portata a Palermo al seguito del re in fuga dalla città partenopea a causa dell’invasione dei francesi e destinata in seguito ad abbellire il Reale Parco della Favorita.

2 dicembre 2018 - 31 marzo 2019 al Museo archeologico Salinas, Palermo

https://www.youtube.com/watch?v=AuHz8rL4zP0&feature=youtu.be&fbclid=IwAR1T4Av3cegWtiOYipUcQfnbCRO6vdRdKWWE7VBkfDnjzX6qcX5cJHkJGPA