Trio di Dacia Maraini

Trio di Dacia Maraini, un concerto a due voci

Dacia Maraini, durante il lockdown, è tornata a scrivere della sua amata Sicilia, creando un romanzo storico, collegato a doppio filo con il suo libro più celebre, La lunga vita di Marianna Ucrìa: il nuovo romanzo (breve), Trio è ambientato tra Messina e la campagna intorno alla città nel 1743, anno della pestilenza, che massacrò gran parte della popolazione urbana.

Trio, però, non è la narrazione di una terribile epidemia, ma è la storia di un triangolo di amicizia e di amore. La trama è apparentemente semplice: una donna, Agata, scopre che il marito ha una relazione con la di lei migliore amica, Annuzza. Le scelte narrative e stilistiche, però, sviluppano questa idea quasi banale in modo inaspettato, trasformandola in altro. Innanzitutto c'è da notare che, a dispetto del titolo, le voci narranti sono soltanto due, quelle di Agata e Annuzza. Le due donne, scambiandosi continue lettere, raccontano la loro storia ed emergono dalle pagine come donne indipendenti, colte e innamorate. Il legame fortissimo tra le due, che risale al tempo in cui entrambe hanno studiato nello stesso collegio di suore, è più importante della gelosia e del tradimento: per questo le loro scritture, nei momenti gioiosi dell'amore e in quelli cupi dell'abbandono, sono sempre sincere. Il loro rapporto è un inno alla vita, contro un mondo fuori che sta morendo.

A differenza di Marianna Ucrìa, Agata e Annuzza sono due donne nostre contemporanee, che sentiamo vicine e che ci appaiono fuori dal loro tempo, non solo per la loro ricchissima cultura, ma soprattutto per la loro capacità di autocoscienza e per il grado di consapevolezza. Ed è proprio questa una caratteristica del romanzo: i personaggi femminili, anche quelli muti, come Suor Mendola, l'istitutrice che ha insegnato alle protagoniste la storia attraverso il ricamo e che sarebbe voluta essere pittrice, sono tutti molto moderni. Al contrario i personaggi maschili, anche quando dipinti in modo simpatetico, come Girolamo, l'uomo bello e tormentato amato da entrambe le protagoniste, sono più legati al loro tempo, quasi fossero incapaci di uscirne. Anche il linguaggio e la sintassi delle due donne, così diretta e acuta, ci fanno pensare ai linguaggi di oggi e ci rendono le narratrici molto più vicine.  Sembra quasi che in questa novella l'autrice abbia voluto costruire una metafora delle dinamiche tra femminismo e patriarcato. E l'ha fatto senza che l'ideologia impedisca di vedere le contraddizioni e le mille sfumature dell'animo umano.

A riportarci, invece, alla Storia ci pensa il contesto, questa epidemia di peste vissuta tra impotenza, terrore e superstizione e che strizza l'occhio un po' a Manzoni e un po' a Vassalli. Ci pensa anche la scelta della forma epistolare, una scelta coraggiosa e che richiama volutamente le modalità dei grandi romanzi settecenteschi e illuministi, da Julie ou La nouvelle Héloïse a Pamela or the virtue rewarded.

Trio è un libro che si legge tutto d'un fiato, breve e intenso, dove domina soprattutto l'equilibrio: quello che per prime tentano, a volte con grande fatica, di mantenere le due protagoniste.

Maraini Dacia Trio copertina
La copertina del romanzo Trio di Dacia Maraini, pubblicato da Rizzoli (2020) nella collana Narrativa italiana

Il libro recensito è stato cortesemente fornito dalla casa editrice.


Con passi giapponesi Patrizia Cavalli

Con passi giapponesi, frammenti di un'autobiografia

Era sarda. Molti altri lo sono, ma lei se ne vergognava. Perché quel suo dialetto crudo non c'era modo di farlo mansueto

Grazie a questo incipit magnis itineribus entriamo nell'ultima fatica di Patrizia Cavalli. Il prosimetro Con passi giapponesi, candidato al Premio Campiello, raccoglie prose poetiche e componimenti (per la maggior parte tutte opere inedite) scritte dalla poeta nel corso di un decennio e qui riuniti in una folgorazione di pagine, che forse è autobiografia, forse una collezione di diapositive. I brani durano quasi tutti lo spazio di un baleno ed è proprio uno squarcio luminoso nella semantica delle parole la grande forza di questo libro: ogni espressione è cesellata eppure rapida, gli accostamenti tra le parole annunciano nello spazio di una frazione di secondo qualcosa di altro, lasciando in bocca reminiscenze di Ermetismo e correlativi oggettivi.

Il titolo dell'opera - che è poi il titolo del primo brano - ha una molteplice valenza, come ogni parola di questa raccolta: sono pietre che servono a proteggere una soffice manto erboso a primavera, proteggendone l'essenza di rinascita, sono il sentiero che guida chi legge all'avventurosa scoperta di un'intimità subitanea e spinosa, ma riportano anche alla nostra fantasia profumi di camelie e la frequenza dei passi frettolosi e leggiadri di Cho Cho-san. Ma è anche un titolo che ricorda altre confessioni, come quelle della più giapponese delle scrittrici nostrane, Dacia Maraini (e in effetti le emozioni che Con passi giapponesi suscita fanno venire in mente La grande festa).

Il silenzio, presso certi popoli tra i quali gli italiani, è considerato un sintomo di malumore e di ospitalità: avrei tanto voluto avere amici capaci anche di silenzio!

La lingua media si mescola vorticosamente con la ricerca di significati nuovi, che riescano a sconfiggere l'inesorabilità del tempo, rendendo l'esperienza di una vita non solo unica, ma immobile e dunque eterna. Eppure c'è spazio per tanta quotidianità in queste prose, per momenti che per chi non ha il coraggio di guardare oltre la materia delle cose, sono scontati. Per esempio uno dei brani più lunghi è dedicato alle gattare (proprio Gattare è il titolo), una pièce teatrale che si trasforma in una galleria di piccoli ritratti di donne dedite a questi felini. A fare da raccordo tra il personale e il letterario un frammento di ricordo della scrittrice Elsa Morante, forse la più famosa autrice italiana appassionata di gatti, che, come un'eidolon iliadico accompagna tutto il viaggio di questo libro, la cui violenza di una sincera delicatezza ricorda le pagine di Ara coeli.

Esporre il proprio corpo di fronte non era dunque una faccenda trascurabile. Esporre il proprio corpo al vaglio dei suoi sguardi era come affidarlo a una centrifuga: uno scompiglio subito ne invadeva la forma e ne allentava le congiunzioni...

Il corpo della poeta, come in tutta la produzione di Cavalli, è uno dei fili rossi che percorre la raccolta. Un corpo massacrato dal giudizio, che soffre più per la paura degli anni che saranno, che per i segni lasciati dal passato, che si intorpidisce insieme alla mente o si risveglia nella celebrazione della natura e dei sensi. Ma nel libro fanno irruzioni anche i corpi e le anime delle donne amate, che si riuniscono in una sorta di archetipo ideale:

Io che non ho mai conosciuto l'amore con un uomo, ma sempre ho sentito parlare di disastri e di potere, ora con te, donna assoluta, principio e coscienza delle donne. maestra della differenza sessuale, principessa di seminari sull'oppressione e la miseria delle donne, ora io conosco ogni oppressione...

Forse questa prosa, contenuta nella sezione finale del libro, è la chiave di lettura di tutto il percorso. Varietà, è la chiave dell'intera opera: una discesa vorticosa nell'abisso del personale che diventa patrimonio della polis attraverso la letteratura. Letteratura che, restituendo significati di realtà alle parole tende al sublime, ma assolve allo stesso tempo una funzione civile: quella di ridonare a chi legge un linguaggio rinnovato e nuovamente capace di comunicare la realtà più nascosta.

Con passi giapponesi Patrizia Cavalli
La copertina del libro Con passi giapponesi di Patrizia Cavalli, pubblicato da Giulio Einaudi Editore nella collana Supercoralli

Con passi giapponesi di Patrizia Cavalli è tra i 5 finalisti selezionati dalla Giuria dei Letterati per la 58^ edizione del Premio Campiello Letteratura.

Il libro recensito è stato cortesemente fornito dalla casa editrice.


Poeti a Roma. Resi superbi dall'amicizia mostre Roma

Mostra "Poeti a Roma. Resi superbi dall'amicizia"

POETI A ROMA.

RESI SUPERBI DALL’AMICIZIA

a cura di Giuseppe Garrera e Igor Patruno

dalla collezione privata di Giuseppe Garrera

WEGIL

Largo Ascianghi 5, Trastevere - Roma

dal 30 marzo al 23 giugno 2019

Inaugurazione 29 marzo ore 18.30

Pier Paolo Pasolini, Attilio Bertolucci, Giorgio Caproni, Sandro Penna, Giuseppe Ungaretti, Alberto Moravia, Giorgio Bassani, Carlo Emilio Gadda, Anna Maria Ortese, Elsa Morante, Amelia Rosselli, Natalia Ginzburg, Alfonso Gatto, Dacia Maraini, Enzo Siciliano, Dario Bellezza, Renzo Paris, solo per citarne alcuni.

La mostra "Poeti a Roma. Resi superbi dall'amicizia", promossa dalla Regione Lazio, organizzata da AGCI Lazio in collaborazione con LAZIOcrea e aperta al pubblico dal 30 marzo al 23 giugno 2019, raccoglie oltre 250 fotografie originali che ritraggono questi scrittori e poeti per le vie della capitale, durante perlustrazioni, serate di presentazione, cene, feste in casa, fino a giungere al ricordo della morte di Pier Paolo Pasolini all'Idroscalo di Ostia, con scatti di Antonio Sansone, Tazio Secchiaroli, Rodrigo Pais, Dario Bellini, Guglielmo Coluzzi, Francesco Maria Crispolti, Jerry Bauer, Ezio Vitale,  Alberto Durazzi ecc.. Inoltre saranno esposti prime edizioni, inserti, riviste e rare incisioni discografiche.

L’esposizione, a cura di Giuseppe Garrera e Igor Patruno, è il racconto di un’intera stagione, di un momento incantato della città di Roma, tra gli anni ’60 e ’70, quando poeti e scrittori, felici e desiderosi di creare, costituirono una sorta di comunità d’amicizia.

Attraverso centinaia di foto e documenti in mostra vengono narrati progetti, pubblicazioni, aiuti e scambi di ammirazione reciproca, e, soprattutto, il beato scorribandare per la città di Roma di poeti insuperabili e che della poesia fecero vita (sono Penna e Pasolini a indicare a tutti la polvere e il sole delle strade di Roma). Soprattutto le fotografie, molte inedite, restituiscono la traccia luminosa e viva di questa stagione straordinaria e la forza e lo splendore di legami unici. 

Un omaggio, che vede il fiorire, anche solo per un momento, di una civiltà, con al centro la grazia di Pier Paolo Pasolini, la lucidità di Alberto Moravia, la generosità di Attilio Bertolucci, le alte visioni di Amelia Rosselli, Anna Maria Ortese ed Elsa Morante, e la lezione di felicità, irraggiungibile, di Sandro Penna.

Un momento esemplare di esistenze poetiche.

"La violenza, l’intolleranza, l’ottusità del mondo - dichiarano i curatori della mostra - sanciranno la fine di questa avventura (l’esposizione si ferma al 1975). L’uccisione di Pasolini, il massacro del suo corpo, in questa prospettiva, assumeranno il valore di una precisa presa di posizione, di un rancore e di una insofferenza del mondo ad ogni felicità e vita diverse. Il mondo certe cose non le tollera. L’avventura poetica è destinata al lutto, e ad una parabola catastrofica d’amicizia e di felicità, per far più forte una società e le sue certe certezze".

L’esposizione sarà accompagnata da incontri, dibattiti, proiezioni, approfondimenti con protagonisti ed esperti di quella stagione.

Poeti a Roma. Resi superbi dall'amicizia mostre Roma

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