Creature di un sol giorno Mauro Bonazzi

Effimeri costruttori d'eterno

In tutte le cose cerchiamo di liberarci dell’opprimente senso della fine: aspiriamo faticosamente all’illimitato, rifiutiamo l’irrevocabile condanna alla comune finitudine; per quanto inermi di fronte alla morte, siamo condotti in avanti dalla forza misteriosa dell’esistenza, che egoisticamente dimentica il brivido malinconico del tramonto, rielaborandolo in slancio vitale. Su queste e altre idee medita in maniera approfondita, con risultati pienamente fruibili, Mauro Bonazzi in Creature di un sol giorno, un saggio recentemente edito da Einaudi che acquista particolare pregnanza in un momento in cui, alle paure ataviche, si sommano le istanze sollevate dalla più stringente attualità.

La riflessione dell’autore, che prende le mosse dalle considerazioni filosofiche dei Greci, giunge a conclusioni tuttora indiscutibilmente valide, poiché legate a interrogativi antichi che non smettono di tormentarci. Se la vita di ciascuno di noi è destinata all’oblio, allora quale valore ha? La minaccia della fine rischia di sottrarre senso all’esistenza, rendendola vana. Fede e scienza tentano di fornire risposte, l’una attraverso una promessa trascendente di salvezza eterna, l’altra attraverso una ricerca tecnologica finalizzata a prolungare le aspettative di vita. Eppure, restiamo irrimediabilmente creature di un sol giorno, come ricorda l’immaginifico titolo mutuato da un verso di Pindaro: la nostra è la condizione degli esseri inesorabilmente mancanti, desideranti, sempre in cerca di un completamento che ci ostiniamo a rintracciare nell’altro, ma che riguarda nel profondo solo noi stessi.

Sogni di un’ombra, siamo custodi di una tensione continua verso la conquista della felicità. E se Aristotele indica tre vie per raggiungerla – la vita nel piacere (il puro, quasi animalesco godimento), la vita politica (la condivisione di un nobile progetto comune) e la vita contemplativa (la conoscenza come piena realizzazione delle proprie potenzialità) –, Dante, mettendo Ulisse per l’alto mare aperto e proiettandolo verso un folle volo, mette a fuoco i limiti della filosofia e smaschera il fallimento della ragione umana, quando non è sorretta dalla grazia divina. Il Medioevo, pur facendo tesoro della lezione degli antichi, condanna la pretesa di poter realizzare il proprio anelito di conoscenza confidando esclusivamente nelle proprie forze e, con l’ennesimo, fatale naufragio di Ulisse – che di quella sete di sapere è simbolo – decreta la vanità dell’umana sapienza rispetto alla potenza infinita del Creatore. Le scoperte e gli studi scientifici di Copernico, Keplero e Galileo renderanno inutile la necessità di postulare l’esistenza di un ordinatore dell’universo (per dirla con Laplace, “Dio è un’ipotesi di cui non abbiamo bisogno”) e alla fine del XIX secolo Nietzsche dichiarerà, senza possibilità di appello, la morte di Dio.

Sebbene sia facile, in questo precario sconfinare, sentirsi precipitare nell’abisso, il viaggio verso la conoscenza continua: secondo Bonazzi l’eredità del filosofo, e quindi in un certo senso di Ulisse, è oggi nelle mani dello scienziato, che deve tuttavia fare i conti con le conseguenze etiche di questo cambio di prospettiva, destreggiandosi tra le domande che segnano il labile confine tra Bene e Male. Il dibattito è particolarmente acceso in questi anni, per esempio, intorno ai temi che riguardano la clonazione o l’editing genetico, così come lo è stato in passato in merito alle ricerche sulla fusione nucleare.

Le pagine più alte del saggio di Bonazzi sono probabilmente quelle dedicate alle considerazioni di Simone Weil, Rachel Bespaloff, Erich Auerbach, Hannah Arendt e Walter Benjamin, tutti pensatori ebrei o di origini ebraiche che, nel ribollire della storia novecentesca, sono stati costretti, di fronte al recupero trionfalistico del mondo classico da parte del nazismo, a spiegare la radice profonda della lezione omerica, che ha a che fare con la dignitosa consapevolezza della propria fragilità, più che con l’ostentazione invasata della forza.

Così, al cospetto della nostra umana fugacità, possiamo riconoscere che il desiderio di Bellezza che ci nutre vive della medesima forza delle pulsioni più basse che ci abitano ed è anzi in grado di soggiogarle; possiamo sforzarci di compiere un movimento di ascesa, per distinguere dietro al disordine e alla molteplicità un senso di unità che regge il tutto e gli conferisce senso; possiamo infine accettare l’idea che sia proprio la morte, con la sua ineluttabilità, ad attribuire un significato irripetibile al nostro passaggio su questa terra. Effimeri, cioè creature di un sol giorno, ma testardamente proiettati verso la dimensione dell’eterno: un pensiero di luce per questo tempo che sembra affondare nell’ombra.

creature di un sol giorno bonazzi
Copertina del saggio di Mauro Bonazzi, Creature di un sol giorno. I Greci e il mistero dell'esistenza, ET Saggi per Giulio Einaudi editore

“...ma poi, che cos’è un nome?” Una mostra racconta il censimento degli ebrei a Milano nel 1938

Milano è Memoria

“...ma poi, che cos’è un nome?”, una mostra racconta il censimento degli ebrei a Milano nel 1938

In Triennale fino al 18 novembre. Cocco: “Un’importante testimonianza storica a disposizione di tutti grazie alla digitalizzazione”

Milano, 23 ottobre 2018 – In occasione dell’80esimo anniversario delle Leggi antiebraiche, è stata inaugurata oggi alla Triennale di Milano la mostra “…ma poi, che cos’è un nome?” dedicata al censimento degli ebrei a Milano nell’agosto 1938.

Realizzata nell’ambito delle iniziative di “Milano è Memoria” del Comune di Milano, la mostra è promossa da Comune di Milano – Assessorato alla Trasformazione digitale e Servizi civici e realizzata da Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea CDEC in collaborazione con Università degli Studi di Milano e Fondazione Memoriale della Shoah di Milano e grazie a Easynet, che ha fornito i dispositivi informatici.

Allestita nell’atrio centrale del Palazzo della Triennale in forma di una monumentale installazione, la mostra racconta in modo originale le 10.591 biografie delle persone censite a Milano il 22 agosto 1938, private poi dei loro diritti di cittadini con i provvedimenti antiebraici del 17 novembre 1938. I “Provvedimenti per la difesa della razza italiana”, infatti, misero gli ebrei al bando dalla vita pubblica del Paese imponendo il loro allontanamento dai posti di lavoro, dalle scuole, da qualsiasi ente, associazione o circolo, pubblico o privato, culturale o ricreativo e l’annullamento di ogni diritto acquisito fino alla cancellazione delle identità.

L’esposizione è stata inaugurata oggi dall’assessore alla Trasformazione digitale e Servizi civici Roberta Cocco, insieme alla senatrice a vita Liliana Segre, il presidente di Triennale Stefano Boeri, il presidente di Fondazione CDEC Giorgio Sacerdoti e il prorettore dell’Università statale di Milano, Marilisa D’Amico.

“Questa mostra è il risultato di un lavoro storico eccellente – ha commentato l’assessore alla Trasformazione digitale e Servizi civici Roberta Cocco – che ha visto la stretta collaborazione tra la Cittadella degli Archivi e il Dipartimento di Storia dell’Università Statale, ma è anche la dimostrazione di come la tecnologia possa aiutarci oggi a comprendere e interpretare i grandi eventi del passato. Grazie all’importante processo di digitalizzazione compiuto sui documenti del censimento, potremo preservare queste importanti testimonianze dall’usura del tempo”.

“La Fondazione CDEC, come principale istituto ebraico milanese e nazionale per la storia della Shoah in Italia è stato uno dei promotori di questa mostra – ha dichiarato il direttore di Fondazione CDEC, Gadi Luzzatto Voghera –. Si tratta per noi di un evento importante per la ricorrenza, l’80esimo anniversario dell’emanazione delle leggi che colpirono gli ebrei di tutta Italia, e perché ospitato in un luogo, centrale per la vita culturale della nostra città, quale è la Triennale. Il fatto che la mostra sia stata realizzata in collaborazione con l’Università degli Studi e con il Comune di Milano - sia come Cittadella degli Archivi, sia come ‘Milano è Memoria’ - amplifica ulteriormente il valore di questo evento. Come Fondazione CDEC siamo lieti che da questa occasione sia nata la possibilità di condividere le informazioni sul censimento, ampliare il patrimonio di conoscenza sulla persecuzione degli ebrei a Milano e così avviare nuovi filoni di ricerca e studio”.

La mostra nasce dalla ricerca dello storico Emanuele Edallo del Dipartimento di Studi storici dell’Università degli Studi di Milano e dalla collaborazione con Laura Brazzo e Daniela Scala dell’Archivio della Fondazione CDEC.

La documentazione sul censimento, su cui si è basata la ricerca storica e ora la mostra, è stata rinvenuta nel 2007 nei depositi del Comune di Milano ed è conservata oggi presso la Cittadella degli Archivi.

Gli esiti della ricerca vengono resi pubblici per la prima volta con questa mostra permettendo di ricostruire, come in una mappa, la fisionomia dell’ebraismo milanese del 1938: i nomi, le provenienze, le professioni. Con le informazioni provenienti dalla decennale ricerca della Fondazione CDEC sulle vittime della Shoah in Italia, è stato possibile ricostruire anche il destino di queste persone dopo l’8 settembre 1943: chi fu arrestato e deportato e chi invece riuscì a salvarsi.

La narrazione visuale delle oltre diecimila micro-illustrazioni biografiche costituisce l’anima della mostra ed è opera della graphic designer Giorgia Lupi e del suo studio Accurat di Milano. Con questa opera vengono restituiti i dettagli della ricerca storica in una rappresentazione d’insieme di forte impatto visivo ed emotivo che s’integra alla struttura allestitiva progettata dagli architetti Annalisa de Curtis e Guido Morpurgo dello studio Morpurgo de Curtis ArchitettiAssociati, che riproduce l’effetto della “cesura” nelle vite come nella storia.

All’interno della mostra è possibile consultare l’applicazione digitale realizzata dall’Unità SIT Centrale e Toponomastica del Comune di Milano che permette la navigazione e la ricerca dei dati essenziali del censimento sulla mappa della Milano del 1938.

I documenti dell’archivio del censimento sono proposti in formato digitale mentre alcuni significativi esemplari sono esposti in originale. Il supporto digitale è utilizzato anche per presentare una galleria di ritratti fotografici provenienti dall’archivio CDEC, accompagnati da brevi profili biografici.

La mostra rimarrà aperta al pubblico sino al 18 novembre 2018. Ingresso libero.

Come da Comune di Milano.


Domenica 10 settembre, Giornata Europea della Cultura Ebraica

GIORNATA EUROPEA DELLA CULTURA EBRAICA | Domenica 10 settembre, porte aperte in 35 paesi europei

Le Giornata Europea della Cultura Ebraica coinvolgerà quest’anno, in Italia, ben ottantuno località da nord a sud, dove si terranno oltre cento appuntamenti culturali. Un evento promosso con crescente successo dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, a testimoniare la diffusa richiesta di conoscenza e approfondimento sull’ebraismo, che da diciotto anni tentiamo di soddisfare con una grande manifestazione di apertura e partecipazione. Un appuntamento importante, in un periodo nel quale la necessità di costruire percorsi di dialogo tra le diverse fedi che compongono il mosaico culturale della nostra società è sempre più stringente.
L’edizione 2017 si presenta con un tema forte e incisivo, che accomuna le iniziative nei trentacinque Paesi europei che aderiscono, dal titolo “Diaspora: Identità e dialogo”.
Questo tema pone subito al centro dell’attenzione l’importanza della Terra d’Israele, verso la quale il popolo ebraico si incammina nel lungo esodo dall’Egitto, e verso la quale continuerà a guardare nei millenni a venire. Lo sguardo verso Israele caratterizza infatti la vita ebraica in Diaspora (che in ebraico si chiama “galuth”, “esilio”): un fenomeno questo che richiama gran parte del vissuto del popolo ebraico, costretto a vivere in tanti Paesi diversi a seguito della dispersione iniziata con la distruzione del Primo Tempio ad opera dei Babilonesi nel 586 a.e.v., e reiterata con la distruzione del Secondo Tempio e la presa di Gerusalemme da parte dei Romani nel 70.
Ulteriori passaggi, che in modo ancora diverso hanno perpetuato la Diaspora, sono stati la cacciata dalla Spagna nel 1492, e i diversi altri esili, di maggiore o minore entità, che hanno costretto gli ebrei a fuggire periodicamente da Paesi e aree geografiche. Fino ad arrivare alla cacciata dai Paesi arabi a seguito della Guerra dei Sei Giorni, un esodo pressoché dimenticato avvenuto appena cinquant’anni fa, che vide l’espulsione di centinaia di migliaia di persone da luoghi in cui vivevano da secoli.
Viene da chiedersi dove abbia portato questo lungo, doloroso, travagliato percorso. Di sicuro, al dipanarsi di una peculiare vicenda umana, quella di un popolo privato della sua Terra per quasi due millenni, ma che è riuscito a rimanere straordinariamente coeso intorno a un Libro, la Torah, dal quale proviene la propria concezione religiosa, etica e filosofica della vita. Non più solo una Terra in cui risiedere, dunque, ma un “luogo ideale” a cui anelare e sul quale concentrare preghiere e speranze, guidati dallo studio della Torah, da cui deriva poi il corposo insieme della tradizione orale, nella vita quotidiana e religiosa in terre vicine e lontane.
fonte dati: www.ucei.it

 
Come da MiBACT, redattore Renzo De Simone


Presenze giudaiche nella Calabria grecanica: una proposta di itinerario

Presenze giudaiche nella Calabria grecanica: una proposta di itinerario

Parco Archeologico “Archeoderi”

Bova Marina (Reggio Calabria)

Chiesa dello Spirito Santo

Bova (Reggio Calabria)

Domenica 16 luglio 2017 – Ore 18.00

Domenica 16 luglio 2017, dalle ore 18.00, si terrà, al Parco Archeologico “Archeoderi” di Bova Marina (Reggio Calabria) e nella Chiesa dello Spirito Santo di Bova (Reggio Calabria), Presenze giudaiche nella Calabria grecanica: una proposta di itinerario, interessante percorso culturale finalizzato alla valorizzazione dei siti archeologici di questo antico e caratteristico territorio.

All’iniziativa,  indetta dal Parco Archeologico "Archeoderi " di Bova Marina in collaborazione con il Comune di Bova, interverranno: Francesca Crea, coordinatore commissione straordinaria comune di Bova Marina e Salvatore Patamia, segretario Regionale MiBACT per la Calabria, che porteranno saluti istituzionali; Rossella Agostino, direttore Museo e Parco Archeologico “Archeoderi” di Bova Marina, relazionerà su “Il Polo Museale per il Parco Archeologico di Bova Marina”; Pasquale Faenza, conservatore di Beni Culturali, si soffermerà su “Il mosaico pavimentale della sinagoga di Bova Marina – Restauri e ripristini tra il tardo antico e l’alto Medioevo”; Deborah Penchassi, esperta di storia dell’ebraismo in Italia, Lincoln Square Synagogue New York, U.S.A., che si intratterrà sul tema ”Dalle origini del popolo ebraico all’avvento della seconda diaspora”. In questa occasione l'AIAB (Associazione Italiana di Agricoltura Biologica) donerà simbolicamente al Parco archeologico due piante di bergamotto, pianta tipica del litorale ionico meridionale calabrese.

I lavori procederanno nella Chiesa dello Spirito Santo con il seguente programma: ore 21.00, saluti istituzionali di Santo Casile, sindaco di Bova; a seguire Chiara Corazziere, postdoctoral Researcher Università Mediterranea di Reggio Calabria, che tratterà “Comunità ebraiche in Calabria: storia di un patrimonio inespresso” e il già citato Pasquale Faenza che esporrà su “La Giudecca di Bova nel Rinascimento”.

Chiuderà questa importante giornata una visita guidata alla Giudecca di Bova.

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Nuovo studio su genetica, Ashkenazi e origine dello Yiddish

19 Aprile 2016
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Un nuovo studio, pubblicato su Genome Biology and Evolution, ha utilizzato lo strumento Geographic Population Structure (GPS), che permette di convertire il DNA in coordinate ancestrali, cercando l'origine di coloro che parlano Yiddish.
La ricerca suggerisce che questi si siano originati presso quattro antichi villaggi nella Turchia nord orientale, e che lo Yiddish sia stato inventato attorno al nono secolo dagli Ebrei iraniani e Ashkenazi, quando commerciavano lungo la Via della Seta, al loro arrivo in terre slave. Gli antichi villaggi, i cui nomi sono Iskenaz, Eskenaz, Ashanaz, e Ashkuz, si trovano lungo i crocevia della Via della Seta. Il nord est della Turchia è l'unico posto in cui questi nomi di località esistono.
Questa tesi è chiaramente in contrasto con quella che vede lo Yiddish come dialetto tedesco. Uno degli autori dello studio, il prof. Paul Wexler dell'Università di Tel Aviv, aveva però già avanzato l'ipotesi che lo Yiddish fosse una lingua slava che ha rimpiazzato il suo lessico con parole tedesche. Secondo la nuova ricerca, quindi, verso la fine del primo millennio gli Ebrei Ashkenazi si sarebbero spostati in Khazaria, per poi arrivare in Europa mezzo millennio dopo, con la caduta dell'Impero Khazaro.
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Firenze: Giornata di studi su Cesare Fasola

Giornata di studi su Cesare Fasola: Sorvegliò il patrimonio degli Uffizi e della Comunità ebraica durante la guerra

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Giovedì 4 febbraio dalle 10 alle 13 l’ex-chiesa di San Pier Scheraggio, agli Uffizi, ospita la giornata di studi dal titolo “Resistere per l’arte. L’impegno di Cesare Fasola nelle gallerie fiorentine e per il patrimonio artistico della Comunità ebraica”. L’iniziativa si colloca nell’ambito delle celebrazioni della “Giornata della memoria 2016”, ma si svolge la settimana prossima per non sovrapporsi agli appuntamenti già previsti. L'incontro, a ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili, si propone di rendere omaggio – a 130 anni dalla sua nascita - a un protagonista ignoto della Resistenza e della salvaguardia delle opere della Galleria degli Uffizi e, in particolare, delle vicende legate ai beni artistici della Sinagoga fiorentina e di esponenti della Comunità. In apertura, il programma prevede i saluti del Direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt, e le introduzioni di Sara Cividalli (Presidente della Comunità ebraica di Firenze) e di Claudio Di Benedetto (Direttore della Biblioteca degli Uffizi, di cui Fasola fu un predecessore). Quindi si susseguiranno gli interventi di Alessia Cecconi (“Il più impegnato, disinteressato e intrepido funzionario che abbia mai incontrato”), di Marta Baiardi (Razzie di beni ebraici a Firenze tra persecutori e strategie di salvataggio), di Dora Liscia Bemporad (Un tesoro recuperato. Gli arredi del Tempio Maggiore di Firenze) e di Rossella Santolamazza (Le carte di Cesare Fasola conservate in Umbria).

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Israele: porta monumentale e fortificazioni dalla città di Golia

4 Agosto 2015
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La città di Gath dei Filistei, patria del leggendario Golia, e al contempo il più grande insediamento dell'area tra il decimo e il nono secolo a. C., è oggetto di scavi da parte degli archeologi, che hanno dissotterrato una porta monumentale, edifici e fortificazioni. Tra gli edifici, anche un tempio e una struttura per produrre ferro.
La città fu distrutta dal re Hazael di Aram Damascus attorno all'830 a. C., con il primo sistema di assedio noto: l'episodio della cattura e distruzione della città da parte dello stesso Re è menzionato in Re 2, 12:18. L'insediamento è citato in altri importanti episodi della Bibbia.
Link: Bar-Ilan University; Dig Gath; Live SciencePhys.org; Israel National News.
Mappa dei regni intorno a Israele intorno al IX secolo a.C., di Selfmade da WikipediaPubblico dominio, caricata da Rf~commonswiki